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S. Alfonso Maria de Liguori
Dissertazioni teologiche-morali

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§. 4. Della venuta di Cristo giudice.

 

12. Sicché dopo che sarà comparso il segno della croce, verrà Gesù Cristo, e si collocherà, come dicono comunemente gli eruditi, sopra la valle di Giosafatte, e propriamente sovra il monte Oliveto (alle radici del quale sta quella valle), affinché dond'ei fu veduto salire in cielo, colà si veda sceso in terra, giusta quel che dissero gli angeli agli apostoli: Hic Iesus assumptus est a vobis in coelum; sic veniet, quemadmodum vidistis euntem in coelum6.

 

13. Qui si dice per 1., che il Signore verrà a giudicare in forma di uomo, come scrive s. Tommaso7, e come sembra chiaramente asserirsi da s. Matteo, dicendo: Videbunt Filium hominis venientem in nubibus coeli, cum virtute multa et maiestate magna8. Lo stesso par che abbia detto espressamente s. Giovanni, allorché scrisse che il Padre eterno Potestatem ei dedit iudicium facere, quia Filius hominis est9. E la ragione (dice s. Tommaso) appunto è questa perché affin di poter giudicare gli uomini dovea Gesù Cristo avere un particolar dominio sovra gli uomini: e questo dominio egli l'ha, non solo come Dio, ma specialmente l'ottiene come nostro Redentore secondo la natura umana, vestito della quale Cristo ci redime; onde scrisse l'apostolo: In hoc enim Christus mortuus est, et resurrexit, ut et mortuorum et vivorum dominetur10. Se l'uomo non fosse stato redento da Gesù Cristo fatt'uomo, non potrebbe aspirare al paradiso, dal quale è stato escluso per lo peccato; e perciò essendo il giudizio di Gesù Cristo ordinato ad ammettere altri al regno beato, ed altri ad escluderli secondo i loro meriti o demeriti, pertanto conviene che Gesù Cristo secondo la natura umana in questo giudizio presieda. Né qui osta il dire che molti saran giudicati ed esclusi dal regno senza aver ricevuto il beneficio della redenzione, come sarà degl'infedeli; perché risponde, esser ciò avvenuto per loro colpa; del resto il nostro Salvatore tutti ha redenti per sua parte, dando il prezzo con volontà di redimere tutti. Si aggiunge in conferma di ciò quel che si è detto nel numero antecedente, che Gesù Cristo verrà a giudicare nella stessa forma in cui salì in cielo; se dunque egli ascese al cielo in forma di uomo visibile, nella stessa forma verrà


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dal cielo. Si aggiunge di più quello che dice san Giovanni: Videbunt in quem transfixerunt1. Dove si parla de' reprobi, i quali certamente non vedranno il Signore, se non cogli occhi corporali, e perciò non lo vedranno se non in forma umana.

 

14. Pertanto è certo che Gesù Cristo giudicherà gli uomini, ed anche li giudicherà in forma gloriosa, cum virtute multa et maiestate magna, come scrisse s. Matteo; poiché dice s. Tommaso2, ch'essendo egli mediatore di Dio e degli uomini, in quanto soddisfa il padre, per li peccati degli uomini, lo fa come uomo; ma in quanto comunica agli uomini i doni del Padre, lo fa come Dio; e perciò conviene, dice l'angelico, che nel giudizio comparisca in forma gloriosa più che di uomo; onde nel giudizio il corpo di G. Cristo risplenderà immensamente più che il sole. Dice s. Agostino, che in tal forma gloriosa lo vedranno così gli eletti, come i reprobi; ma i reprobi non vedranno la gloria della sua divinità, ecco le parole del santo: Boni et mali visuri sunt iudicem vivorum et mortuorum; procul dubio eum videre mali non poterunt nisi secundum formam, qua Filius hominis est; sed tamen in claritate qua iudicabit, non in humilitate in qua iudicatus est. Ceterum illam Dei formam, in qua aequalis est Patri, procul dubio impii non videbunt3.

 

15. Verrà dunque Gesù Cristo, dice s. Tommaso4, colla stessa carne assunta dalla vergine Maria, ma carne gloriosa, non già inferma e soggetta a patire, come l'ebbe nella sua vita mortale; aggiunge però qui iol santo, che Gesù Cristo farà comparire le cicatrici delle sue piaghe Cicatrices autem in corpore eius apparebunt. Dice poi s. Matteo: Videbunt filium hominis venientem in nubibus; verrà Gesù Cristo sovra le nuvole, le quali formeranno un trono di maestà. In ciò vogliono alcuni che queste nuvole, sovra cui si vedrà Gesù Cristo, e sovra le altre nubi, nelle quali andranno gli eletti incontro a Gesù Cristo, secondo quel che scrive l'apostolo: Deinde nos... simul rapiemur cum illis (s'intendono quei santi che sono già risorti, ed ora sono in cielo in anima e corpo, come dicemmo nella dissertazione 4 al num. 19) in nubibus obviam Christo in aera5 vogliono, dico che queste nuvole non saranno vere nuvole, perché dopo l'incendio universale del mondo saran consumati tutti i vapori da cui le nuvole si formano, ma saranno alcuni splendori apparenti nell'aria in forma di nubi. Altri non però vogliono che sieno vere nuvole, formate da' vapori elevati per ministerio degli angeli, i quali vapori spariranno terminato che sarà il giudizio.

 

16. Dice di più s. Matteo: Cum autem venerit Filius hominis in maiestate sua, et omnes angeli cum eo, tunc sedebit super sedem maiestatis suae6. Sicché Gesù Cristo verrà a giudicare gli uomini accompagnato da tutti gli angeli: non pochi interpreti dicono che quegli spiriti celesti per gloria di Cristo a consolazione de' beati ed a confusione de' dannati, compariranno allora nel giudizio con corpi assunti lucidissimi: ma di questa opinione non vi è alcuna prova sufficiente. Dicono di più (e ciò sta ben fondato), che gli eletti non verranno con Gesù Cristo dal cielo; ma prima che venga il Signore, essi, risorgendo ripiglieranno i loro corpi, e con quelli saranno rapiti in aria, ed andranno incontro a Gesù Cristo; ciò sta ben espresso da s. Paolo: Rapiemur cum illis in nubibus obviam Christo in aera7. Dicesi cum illis, prima perché nel verso antecedente sta detto che 'l Signore In tuba Dei descendet de coelo; et mortui qui in Christo sunt, resurgent primi. Si stima poi dagl'interpreti probabilmente, che quelli, dei quali si dice resurgent primi, saranno quei santi che con privilegio speciale già sono in cielo co' loro corpi beatificati, come si tiene della divina madre e di Enoc e di Elia e di altri padri del vecchio testamento: e questi verranno prima dal cielo con Gesù C. e cogli angeli; e dopo ciò soggiunge l'apostolo: Deinde nos qui vivimus, qui relinquimur, simul rapiemur cum illis etc. E conchiude s. Paolo la profezia, scrivendo a' suoi discepoli: Itaque consolamini invicem in verbis istis8. Con ciò vuole l'apostolo, che si consolino e prendano maggior coraggio a servire Dio tutti quelli che l'amano.

 




6 Actor. 1. 11.



7 Suppl. q. 90. a. 1.



8 Matth. 24. 40.



9 Io. 5. 27.



10 Rom. 14. 9.

1 Io. 19. 37.



2 S. Thom. q. 90. a. 2.



3 S. Aug. l. 1. de Trin. c. 13.



4 S. Thom. loc. cit.



5 1. Thess. 4. 16.



6 Matth. 25. 31.



7 1. Thess. 4. 16.



8 Ibid. vers. 17.






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