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S. Alfonso Maria de Liguori
Dissertazioni teologiche-morali

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§. 5. Se insieme con Gesù Cristo dovranno sedere altri a giudicare.

 

17. Tutti gli eletti in qualche modo giudicheranno i reprobi insieme con Cristo, come scrisse Davide: Ut faciant iudicium conscriptum, gloria haec est omnibus sanctis eius9. E come si ricava anche da s. Giovanni nell'apocalisse, ove dice il Signore: Qui vicerit, dabo ei sedere


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mecum in throno meo1. Già si è scritto poi quel che Gesù Cristo disse agli apostoli: Vos qui secuti estis me in regeneratione, cum sederit Filius hominis in sede maiestatis suae, sedebitis et vos super sedes duodecim, iudicantes duodecim tribus Israel2. Ed acciocché tale onore s'intenda che sarà dato non solo agli apostoli, ma anche ad altri, soggiunge s. Matteo quelle parole, Sedebitis et vos super sedes duodecim iudicantes duodecim tribus Israel; col numero duodenario, siccome si dichiara l'università non solo degli israeliti, ma di tutti coloro che dovranno esser giudicati, così col nominarsi le dodici sedi, s'intendono ammessi a giudicare tutti quelli a cui Gesù Cristo darà quest'onore, come appunto spiega s. Agostino, dicendo: Alii ergo erunt iudicantes cum Domino, alii vero iudicandi; sicut enim iudicari ex toto mundo, sic et iudicandi ex toto mundo3, E qui s'interpreta probabilmente ancora dagli eruditi, che siccome Gesù Cristo sederà sovra una nuvola visibile, donde farà vedere lo splendore della sua maestà, così anche quei santi eroi che saranno assessori di Cristo nel giudizio, sederanno sovra le nuvole risplendenti formate dall'aria, e queste saranno le sedi predette agli apostoli. Dal che ricava s. Tommaso4, che in quanto all'esame de' meriti, non tutti gli uomini staranno davanti a Gesù Cristo per esser giudicati, ma alcuni sederanno insieme con esso per giudicare: Omnes stabunt.... sed quantum ad discussionem non omnes stabunt ut iudicandi, sed quidam consedebunt ut iudices.

 

18. Ora si dimanda, chi saranno questi assessori di Gesù Cristo? Primieramente saranno gli apostoli, come sta espresso in s. Matteo, 19, 28. In oltre saranno tutti gli uomini apostolici, che imitando gli apostoli avranno professata povertà volontaria, come si deduce da san Matteo in più luoghi del citato c. 29, poiché si narra ivi, V. 21, di quel giovine a cui disse Gesù Cristo che se voleva esser perfetto, bisognava che lasciasse tutte le sue robe con darle a' poveri, e lo seguisse. Onde poi s. Pietro5 rispose: Ecce nos reliquimus omnia et secuti sumus te; quid ergo erit nobis? ed allora disse Gesù a tutti gli apostoli: Amen dico vobis, quod vos qui secuti estis me... sedebitis et vos super sedes duodecim iudicantes etc.

 

19. Avverte nondimeno s. Tommaso6 che non tutti quei che han professata povertà, sederanno come giudici, ma quei soli che avranno seguito Gesù Cristo con una vita perfetta: Non quibuscumque pauperibus, etiam voluntarie, repromittitur potestas praedicta (cioè di giudicare), sed illis, qui relinquentes omnia sequuntur Christum, secundum perfectionem vitae. All'incontro dice s. Gregorio insieme con Gotti7, che l'onore di giudicare sarà dato ancora a tutti coloro che han lasciati tutti i loro averi e le speranze terrene per amore di Gesù Cristo; ricavandolo da quel che disse s. Pietro: Ecce, nos reliquimus omnia, et secuti sumus te. Soggiungendo s. Gregorio: Quia quanto huic mundo magna humilitate despecti sunt, tanto tunc acceptis sedibus maiore culmine potestatis excrescunt8. Il cardinal Gotti inclina a credere, che anche avranno l'onore di sedere da giudici quelli che non per professione son poveri, ma solo per lo stato loro e per necessità, se contenti della loro povertà discacciano da sé ogni desiderio di avere, e sieguono Cristo con perfezione di vita; dicendo il citato san Gregorio9: Multum dimisit, qui cum re possessa etiam concupiscentiis renuntiavit. Tanto più che Gesù Cristo dopo le parole riferite in s. Matteo10, Sedebitis et vos super sedes duodecim, soggiunge nel vers. seguente 29 immediatamente: Et omnis qui reliquerit domum vel fratres etc., propter nomen meum, centuplum accipiet, et vitam aeternam possidebit.

 

20. In oltre avranno l'onore di giudicare con Gesù Cristo, dice Gotti11, i martiri, le vergini ed i prelati celebri della chiesa, che, quantunque non sieno stati poveri in effetto, furono non di meno poveri di affetto, rinunziando coll'affetto a tutti i beni terreni, e con questi ed altri mezzi son giunti ad una gran perfezione di vita. E par che ciò si ricavi anche da s. Tommaso, il quale circa le virtù spettanti alla perfezione, oltre la povertà, computa fra le virtù eccellenti il martirio, la verginità e tutte l'opere di maggior perfezione. E s. Agostino nel salmo 49 non ha difficoltà di stender la potestà di giudicare a tutti i fedeli di vita perfetta, come sono i perfetti religiosi, i vescovi ed altri che son morti con perfezione di vita; come anche i dottori, che, oltre di aver esercitate le virtù in grado perfetto, le hanno insegnate anche agli altri, secondo quel che sta scritto in


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s. Matteo (5, 19): Qui autem fecerit et docuerit, hic magnus vocabitur in regno coelorum.

 

21. Questi assessori poi del giudice, de' quali si è parlato, non solo approveranno la sua sentenza, perché ciò lo faranno tutti gli eletti, ma con qualche azione (come dice il cardinal Gotti1, riferiranno agli altri la sentenza data da Gesù Cristo; poiché quel sedere giudicando (sedebunt iudicantes, come si dice in s. Matteo) importa qualche azione verso degli altri, che sarà di proferire o dar la notizia a' giudicati della sentenza data da Gesù Cristo, secondo scrive s. Tommaso2 con Riccardo di s. Vittore. Le sentenze generali come in appresso diremo più a lungo, saran proferite vocalmente da Gesù Cristo medesimo: Venite, benedicti, etc. Ite, maledicti, etc. Ma le sentenze particolari, poiché queste non saranno vocalmente date, elle saran comunicate alle menti de' giudicati dagli apostoli o da altri assessori al giudizio: attesoché, come dice s. Tommaso3, i santi assessori faran sapere agli eletti ed a' reprobi per via spirituale ed illuminativa i premj e le pene che loro spettano: Intelligitur autem (son le parole di s. Tommaso) ista prolatio sententiae, non vocalis, sed spiritualis, in quantum per superiores sanctos, inferiores et etiam peccatores spirituali: quadam illuminatione illuminabuntur, quales poenae et qualia praemia eis debeantur.

 

22. Non ostante però quanto si è rapportato, s. Giovanni Grisostomo4, separandosi dal sentimento degli altri padri, dice, che né gli apostoli, né gli altri santi avranno la potestà di giudicare; e spiega, che il sedere e giudicare (secondo scrisse s. Matteo, sedebitis, iudicantes, etc. 19, 28) non consisterà in altro, che in giudicare i peccatori ed i buoni degni del premio o della pena loro data; siccome i niniviti e la regina dell'Austro, condanneranno i giudei increduli, come si legge in s. Matteo al c. 12. Ma s. Agostino5 dice chiaramente: Alii erunt iudicandi. E qui dichiara il s. dottore, che le 12 sedi e le 12 tribù scritte da s. Matteo, significano l'università de' giudicanti e de' giudicati: scrivendo in altro luogo6: Qui ergo iudicabunt cum Christo, principes ecclesiae sunt, perfecti sunt. E parlando di quel giovine, a cui disse Cristo: Se vuoi essere perfetto, vendi tutto il tuo, e dallo a' poveri, dice: Quid est, vis esse perfectus? vis mecum iudicare, et non iudicari? E con s. Agostino lo stesso sentono il Nazianzeno, Origene, s. Cirillo, s. Girolamo, s. Gregorio magno, s. Anselmo, s. Bernardo ed altri7.

 

23. In oltre si dimanda, se anche gli angeli avranno quest'onore di giudicare con Cristo? S. Tommaso8 risponde che no, col testo di s. Giovanni, dove, parlando di Cristo, dice: Potestatem dabit ei iudicium facere, quia filius hominis est9. Onde poi discorre così il s. dottore, e dice che gli assessori del giudice debbono essere a lui conformi: all'incontro la potestà di giudicare si attribuisce al Figlio dell'uomo, perché, quantunque egli giudicherà come Dio (siccome si è detto nella dissert. I. n. 7), nondimeno nel giudizio finale apparirà in forma umana; e perciò converrà che i suoi assessori sieno della stessa natura, e sieno quali uomini veduti da tutti. E per questa ragione dice il s. dottore che non compete agli angeli il giudicare. Né osta quel che dice s. Matteo: Cum autem venerit Filius hominis in maiestate sua, et omnes angeli cum eo, tunc sedebit super sedem maiestatis suae10. Perché risponde s. Tomaso11 che gli angeli non verranno già come giudici, ma come testimonj delle azioni umane, giacché gli uomini nella loro vita hanno sempre operato stando sotto la loro custodia; onde scrive il Grisostomo12, che gli angeli attesteranno nel giudizio quanto si sono adoperati per la salute de' loro clienti, giacché a tal fine sono stati loro assegnati dal Signore: Testificantes quantum ministraverint missi a Domino ad hominum salutem. Alcuni dicono che gli angeli assumeranno allora corpi visibili, e così anch'essi sederanno da giudici; ma non dobbiamo partirci dalla sentenza di s. Tommaso, poiché in verità la potestà di giudicare da Cristo non è promessa agli angeli, ma solamente agli uomini. Amen dico vobis, quod vos, qui secuti estis me, in regeneratione (cioè nella risurrezione) cum sederit Filius hominis.... sedebitis et vos, etc.13. A ciò oltre la risposta data di sovra, che a Cristo fu data la potestà di giudicare, perché era figlio dell'uomo, onde gli assessori anche debbono essere uomini; si aggiunge, che


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gli angeli, ancorché apparissero in corpi umani assunti, non mai sarebbero uomini.

 




9 Ps. 149. 9.

1 Apoc. 3. 21.



2 Matth. 19. 28.



3 De civ. Dei l. 20. c. 5.



4 Lect. 2. in c. 14. ad Rom.



5 Ib. vers. 27.



6 Suppl. q. 89. a. 2.



7 Qu. 2. dub. 2. n. 8.



8 L. 26. Mor. c. 27.



9 Homil. in evang.



10 C. 19. v. 28.



11 Loc. cit. n. 9.

1 Loc. cit. §. 3.



2 Suppl. q. 89. a. 1.



3 In c. 6. ep. 1. ad Cor. lect. 1.



4 Hom. 46. alias 65. in Matth.



5 L. 20. de civ. Dei c. 5. et in psal. 49.



6 In psal. 90. serm. 1.



7 S. Greg. Nazianz. orat. 1. in Iulian. Orig. tract. 8. s. Cyrill. in c. 6. Isaiae, s. Hieron. ep. 28. s. Greg. M. l. 20. Mor. c. 17. Anselm. ep. 10. s. Bernard. serm. de Ingrat.



8 Suppl. q. 89. a. 3.



9 Io. 5. 27.



10 Matth. 25. 31.



11 Suppl. q. 89. a. 3. ad 1.



12 Hom. 79. in Matth.



13 Matth. 19. 28.




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