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S. Alfonso Maria de Liguori
Dissertazioni teologiche-morali

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§. 8. Di coloro che compariranno nel giudizio.

 

33. È certo che tutti gli uomini che sono stati dalla creazione del mondo sino alla fine, buoni, cattivi, bambini, adulti, fedeli, ed infedeli, compariranno al giudizio davanti a Gesù Cristo a render conto di tutta la loro vita. Questa è la sentenza comune presso tutti i cattolici con s. Tommaso8, ed è certa nelle divine scritture; Et congregabuntur ante eum omnes gentes9. Omnes enim stabimus ante tribunal Christi... Itaque unusquisque nostrum pro se rationem reddet Deo10. Omnes enim nos manifestari oportet ante tribunal Christi, ut referat unusquisque propria corporis prout gessit,


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sive bonum sive malum1. La ragione poi che assegna s. Tommaso nel luogo citato di questo giudizio universale sovra di tutti gli uomini, è perché a Cristo uomo fu data la potestà di giudicare in premio della sua umiltà, colla quale ubbidì al Padre sino alla morte di croce. Onde conviene che tutti gli uomini vedano la gloria di Gesù Cristo nella natura umana, secondo cui fu egli costituito dal Padre giudice de' vivi e de' morti.

 

34. Ma qui si fa per I. la difficoltà, come può dirsi che tutti gli uomini nel tribunale di Gesù Cristo dovranno dar conto di tutte le loro opere, Omnes manifestari oportet ante tribunal Christi, ut referat unusquisque in corpore prout gessit, sive bonum sive malum; mentre i bambini morti prima dell'uso di ragione non possono dar conto di alcun bene o male che abbiano fatto? Risponde s. Tommaso2, che i bambini compariranno nel giudizio, non ut iudicentur (come gli altri col precedente esame), sed ut videant gloriam iudicis. Si risponde in oltre, che quantunque gl'infanti nulla hanno operato colla propria volontà, nondimeno hanno operato colla volontà degli altri; poiché nel vangelo si dice: Qui crediderit et baptizatus fuerit, salvus erit; qui vero non crediderit, condemnabitur3. Scrive s. Agostino4, che siccome il bambino crede che per mezzo di altri (cioè della balia o sia commadre che risponde al ministro Credo) e così resta allora battezzato senza l'uso di ragione, e sarà ammesso al regno; così all'incontro, allorché mancheranno gli altri, e per loro trascuraggine il bambino resta senza battesimo, perciò sarà escluso dal regno, e condannato. Alienum quippe (dice s. Agostino5 in altro luogo) opus est, cum credit per alterum, sicut alienum opus fuit, cum peccavit in altero. Ma come può esser condannato senza sua colpa? risponde s. Tommaso6: Condemnabitur pro peccato primi parentis.

 

35. Qui si dimanda, se i feti abortivi ai quali si è unita l'anima, compariranno nel giudizio? S. Agostino scrive così: Ut affirmare, ita negare non audeo7. Ma s. Giustino8 l'afferma per certo, dicendo che tutte le anime che ripigliano i loro corpi che risorgono, hanno da assistere al giudizio universale, almeno per esser testimonj della giustizia del divino giudice.

 

36. In oltre si dimanda, se questi bambini, oltre l'essere esclusi dal cielo per lo peccato originale, avranno la pena di senso, e la pena di danno? S. Tommaso l'angelico con altri è di parere che non patiranno né la pena di senso né l'afflizione in trovarsi privati della vista di Dio9. Ma s. Agostino fortemente sostiene tutto l'opposto, e scrive che patiranno così la pena di danno, come quella di senso, benché molto mite. S. Agostino nel trattato de libero arbitrio scrisse così: Non enim metuendum est, ne vita esse potuerit media quaedam inter recte factum atque peccatum, et sententia iudicis media esse non possit inter praemium atque supplicium10. Ma il s. dottore appresso si spiegò, ch'egli avea scritto ciò quando era laico in Roma; ma poi, avendo meglio considerato il punto, scrisse: Absit ne causam parvulorum sic relinquamus, ut esse nobis dicamus incertum, utrum in Christo regenerati si moriantur parvuli, transeant in aeternam salutem; non regenerati autem transeant in mortem secundam etc.11. E dicendo transeant in mortem secundam, volle spiegare il santo Padre la pena del danno, cioè il dolore che soffrono i bambini morti col peccato originale, di esser privi della gloria celeste.

 

37. In quanto poi alla pena di senso in più luoghi lo stesso s. dottore dichiara espressamente il suo sentimento, che questi bambini neppure sono esenti da tal pena, benché mitissima. Parlando egli del giudizio finale, scrive: Venturus est Dominus, et iudicaturus de vivis et mortuis, sicut evangelium loquitur, duas partes facturus est, dexteram et sinistram. Sinistris dicturus est: Ite in ignem aeternum qui paratus est diabolo et angelis eius. Dextris dicturus: Venite, benedicti Patris mei, percipite regnum quod paratum est ab origine mundi: hanc regnum nominat: hanc cum diabolo damnationem. Nullus relictus est medius locus, ubi ponere queas infantes. E dopo altre poche parole: Qui non in dextera, procul dubio in sinistra. Ergo qui non in regnum, procul dubio in ignem aeternum12. In altro luogo poi dice: Mitissima omnium poena erit eorum, qui praeter peccatum, quod originale traxerunt, nullum insuper addiderunt13.


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38. La stessa sentenza tennero altri santi padri. S. Girolamo scrisse, a tali bambini aeternae miseriae cruciatus praeparari1. S. Gregorio Magno: Propterea tormenta percipiunt2. Prudenzio Tricass.: Perpetua plexione damnantur3. S. Isidoro: Cum carne commune habebunt peccatum, et pari iudicio damnabuntur in ignem aeternum4. S. Bernardo: Totum humanum genus quasi lignum aridum... utpote veneno antiqui serpentis inficiatum, iustissimis addictum flammis etc.5. S. Fulgenzio: Firmissime tene.... parvulos..... ignis aeterni sempiterno supplicio puniendos6. La stessa sentenza poi è stata seguita da molti altri teologi, da Alberto Magno7, da Gregorio Ariminense,8, da Gaspare Gioenino9, da Lorenzo Berti10, dal cardinal de Noris11, da Fiorenzo Conrio Minorita12, e da altri molti.

 

39. Di più si oppone: Come può dirsi che l'infedele comparirà nel giudizio per esser giudicato, mentre si dice nel vangelo: Qui autem non credit, iam iudicatus est13: Risponde s. Tommaso14, che gl'infedeli, ed anche gli uomini cattivi, benché già sieno stati giudicati e condannati, nondimeno ben saranno esaminati e giudicati; i fedeli cattivi saranno giudicati, acciocché si palesi la divina giustizia, per cui si dimostra, esser eglino esclusi dal regno, di cui esternamente comparivano cittadini; gl'infedeli saranno giudicati, acciocché si dimostri, esser eglino giustamente condannati, per non aver voluto esser cittadini del cielo.

 

40. Si dimanda se gli angeli buoni o mali saranno giudicati nel giudizio universale? Risponde s. Tommaso, ch'essi non saranno giudicati in quanto al premio o alla pena essenziale, ma solo in quanto al premio o alla pena accidentale15; poiché ne' buoni non può trovarsi alcuna cosa di male, e ne' ribelli niuna cosa di buono in quanto al giudizio. In quanto poi alla retribuzione, questa già l'han ricevuta gli angeli buoni ed i mali dal principio, quando gli uni furono innalzati alla gloria e gli altri destinati alla pena. In quanto poi all'altra retribuzione, che riguarda i meriti procurati agli uomini per gli angeli buoni, e per li peccati degli uomini cattivi commessi per istigazione degli angeli mali, circa questa retribuzione gli angeli buoni riceveranno maggior gaudio per la salute de' loro clienti salvati, e gli angeli mali maggior tormento per la ruina cagionata agli uomini perduti per la loro istigazione; ma il gaudio degli angeli buoni e la pena de' mali sarà tutto premio accidentale e tutta pena accidentale. Aggiunge s. Tommaso16 che gli angeli mali, in pena di aver pervertiti gli uomini, saran chiusi nell'inferno, donde non potranno più uscirne: e questo sembra il giudizio, al quale scrive s. Pietro esser riservati i demonj nella fine del mondo: Deus angelis peccantibus non pepercit, sed rudentibus inferni detractos in tartarum tradidit cruciandos, in iudicium reservari17.

 

41. Ma come s'intende quel che dice s. Paolo, che noi uomini giudicheremo gli angeli: Nescitis, quoniam angelos iudicabimus18? Risponde s. Tomaso19: Intelligendum de iudicio comparationis, quia quidam homines quibusdam angelis superiores invenientur. Alcuni uomini santi giudicheranno alcuni angeli, perché si troveranno superiori nella santità. E così all'incontro dice l'angelico20, che alcuni angeli mali saran condannati da' santi, dalla virtù de' quali sono stati vinti.

 




8 Suppl. q. 89. a. 5.



9 Matth. 25. 32.



10 Rom. 14. 10.

1 2. Cor. 5. 10.



2 Qu. 89. a. 2. ad 3.



3 Marc. 16. 16.



4 Epist. 207. alias 107. ad Vitalem c. 8.



5 L. 5. contra Iulian. c. 10.



6 Lect. in c. 5. ep. 2. ad Cor.



7 L. 22. de civ. Dei c. 13.



8 Qu. 13. ad Gent.



9 2. Sent. dist. 33. qu. 2. a. 1. et 2. et de Malo q. 5. a. 2. et 3.



10 S. Aug. l. 3. de lib. arb. c. 23.



11 Idem de Dono persev. c. 12.



12 S. Aug. serm. 14. de verb. apo. c. 3.



13 Enchir. c. 39.

1 Dial. contra Pel. in fine tertii.



2 Mor. l. 19. c. 12.



3 De Praedest. c. 16.



4 Hispal. l. 1. n. 26.



5 L. 1. Spec. carit. c. 15.



6 L. de fide c. 27.



7 In summa tract. 18.



8 In 2. dist. 30. et 31.



9 T. 6. qu. 5. c. 1. et 2.



10 Theol. t. 3. c. 8.



11 In vindic. c. 3.



12 In tract. ad Calcem Iansenii l. de Statu nat. lapsae c. 25.



13 Io. 3. 18.



14 Suppl. q. 89. a. 7. ad 1.



15 Qu. 89. a. 8.



16 Id. a. 8. ad 2.



17 S. Petr. ep. 2. c. 2. vers. 4.



18 1. Cor. 6. 13.



19 S. Thom. ib. a. 8. ad 1.



20 Id. lect. l. in c. 6. 1. ad Cor.






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