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S. Alfonso Maria de Liguori
Dissertazioni teologiche-morali

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§. 7. Delle aureole de' beati.

 

Oltre delle doti che avranno i beati rispetto alle loro anime ed a' loro corpi beatificati, insegnano i dottori che alcuni di loro avranno certe prerogative singolari convenienti ad essi per qualche vittoria singolare, che avranno in questa vita ottenuta; e queste chiamansi Aureole, Corona aurea, corona d'oro, si dice il premio essenziale che ha in cielo ogni beato; aureola, cioè corona d'oro picciola, si dice poi un certo premio accidentale, che si ad alcuni eletti particolari per alcuna eccellente vittoria avuta da essi in questa vita. Così descrive l'aureola, s. Tomaso: Gaudium, seu praemium accidentale, praemio seu gaudio essentiali superadditum ob excellentem victoriam1. Presso i romani, ancorché la vittoria fosse stata comune, non si dava a tutti i soldati la corona, ma solo a coloro che si erano portati più da valorosi nella battaglia. E così benché a tutti i beati è data la gloria essenziale, ad alcuni però, che in questa terra han riportata del demonio o del mondo o della carne, qualche singolare vittoria, sarà conferita l'aureola: Aureola (scrive s. Tommaso) est quoddam gaudium de operibus a se factis, quae habent rationem victoriae excellentis, quod est aliud gaudium ab eo, quod de coniunctione ad Deum gaudetur, quod gaudium dicitur aurea2.

Dice poi il s. dottore3 che questa aureola; benché principalmente sia nella mente del beato, tuttavia per una certa ridondanza risplende ancora nella sua carne. Soggiunge il cardinal Gotti4, che queste aureole saranno certi splendori particolari, che distingueranno i martiri dalle vergini e da' dottori. E s. Tommaso nel luogo citato5 scrive, ch'essendo tre le pugne principali che noi abbiamo colla carne, col mondo, e col demonio, tre sono le vittorie: le vergini vincono la carne, i martiri vincono il mondo, e i dottori vincono il demonio, discacciando il nemico colla dottrina, e colla predicazione, non solo da se stessi, ma ancora dalle anime degli altri; e perciò a' dottori e ai predicatori toccherà la loro aureola. Di queste tre aureole poi quella delle vergini sta indicata da s. Giovanni con quelle parole: Hi sunt qui cum mulieribus non sunt coinquinati, virgines enim sunt... sequuntur Agnum quocumque ierit6. E di costoro che han consegrata la verginità, ne parla lo stesso s. Giovanni nel medesimo luogo v. 3. Et cantabant quasi canticum novum, qual cantico soggiunge che non poteano cantare gli altri. L'aureola poi de' martiri sta indicata nello stesso libro dell'apocalisse con quelle parole: Qui venerunt de tribulatione magna, et laverunt stolas suas, et dealbaverunt eas in sanguine Agni7. Le aureole finalmente de' dottori e de' predicatori stanno indicate da Daniele: Et qui ad iustitiam erudiunt multos, (fulgebunt) quasi stellae in perpetuas aeternitates8. E da s. Matteo: Qui autem fecerit et docuerit, hic magnus vocabitur in regno coelorum9

 




1 In 4. 49. qu. dist. 5.



2 1. 2. q. 5. a. 1.



3 Nell'a. 4.



4 T. 2. q. 2. de Beat. dub. 10. §. 2. n. 6.



5 In 4. dist. 49. quaest. 5. a. 5. q. 1.



6 Apoc. 14. 4.



7 Apoc. 7. 14.



8 Dan. 12. 3.



9 Matth. 5. 19.




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