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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Due scritti inediti sul quietismo

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Mortificar la lingua:

1) Astenersi dal dire i difetti del prossimo anche leggieri, neppure per burla. Dicea il V.P. Luigi da Ponte, Vita 5, c. 7: Linguaggio terreno è parlar bene di sé, male degli altri, e non mai di Dio; celeste è parlar male di sé, bene degli altri, e sempre di Dio o per Dio. 2) Non dir minima bugia. Dicea Mons. PETRUCCI: S'io potessi cavar dall'inferno i miei genitori con una bugia, non lo farei; cada il mondo ecc. 3) Fuggite regolarmente il parlar doppio. 4) Non contendere e cedere. 5) Non parlate di voi. 6) Fuggir le parole buffonesche ed oziose94.

Considerazioni: 1) Pensate, s'è bene parlare in quel luogo, tempo, materia, persone. 2) Silenzio, quando dovete tacere, ma guardatevi dal silenzio per malinconia o dispetto, che alle volte scandalo, e da ogni silenzio indiscreto: «Tempus tacendi, tempus loquendi». 3) Parlate riverentemente co' superiori, e quando di Dio ecc. 4) Parlate poco: «In multiloquio non deerit peccatum»95.

Per tutte queste cose poi diffidate assai di voi, ed assai confidate in Dio, pregandolo sempre per li meriti di Gesù-Cristo a non cadere in tali difetti96.

Della mortificazione interna97.

I sensi esterni dipendono dalle potenze interne, cioè così dalle potenze corporee, chiamate ancora98 sensi interni, come dalle potenze pure spirituali, che sono l'Intelletto, Memoria e Volontà. Quattro sono i sensi interni, chiamate ancora sensi corporei: il Senso Comune,


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la Fantasia, la Cogitativa, e la Memoria o sia Reminiscenza99.

Il primo senso interno è il Senso Comune, che non è altro se non il conoscere ciò che fanno i sensi esterni. L'occhio vede, ma non conosce di vedere, né sa che sia il toccare, l'udire ecc. Quando voi vedete, udite ecc., coll'occhio vedete, coll'orecchio udite, ma col senso comune conoscete di vedere, udire. Il senso comune allora opera, quando operano i sensi esterni; perciò esso brama di operare, senza badare alla ragione, e pressa li sensi esterni ad operare, a mangiare, vedere100.

||5v|| E perciò bisogna guardarsi, dice S. Giovanni della Croce, da questi appetiti animaleschi e non moversi ad operare esternamente che dalla ragione101.

Il secondo senso interno è la Fantasia, in cui sono l'immagini delle operazioni esterne, cioè delle cose da noi vedute, udite. Questa potenza corporea può comporre dalle cose vedute ecc. una nuova immagine, un uomo alato102. Il demonio ben può operare in questa potenza con rappresentare immagini impure ecc. e così commover le passioni. E perciò non bisogna avvilirsi ecc. S. Caterina da Siena ecc. Di più così il demonio inganna alcuni con visioni ecc.103. S. Teresa, tra mille buggie ecc. Vi sono però le vere104.

È bene alle volte servirsi della fantasia nel meditare, ma senza violentarla a fermarsi in qualche oggetto visibile, il che ruina la testa e l'orazione105.

Le imagini cattive d'impurità, di sdegno ecc., se non possiamo impedirle, possiamo nonperò non volerle e non volerle attenderci; ond'è difetto il fermarsi a pascolar la mente in quella figurazione peccaminosa. Ma non vi avvilite se vedete che non si parte quell'imagine e che commove le passioni; ritiratevi allora dolcemente in Dio, dicendo: io voglio solo Dio, questo non è Dio106.

Le imagini inutili anche bisogna cacciarle. S. Giovanni della


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Croce (Sentenze, n. 29): Un solo pensiero vale più di tutto il mondo; e però quel pensiero che non è rivolto a Dio, è rubato a Dio. E S. Bernardino Senese: Un solo momento vale quanto vale Dio107.

Delle imagini buone poi, come di Gesù appassionato, di Maria SS. nella stalla ecc., servitevene con discrezione per ajutar l'intelletto a conoscere l'amabilità di Gesù e la volontà ad amarlo, ma senza sforzo. E quando nella fantasia v'è qualche oggetto cattivo, divertitelo a qualche oggetto divoto108.

Rimedj: 1) Pregate d'esser libera da' mali fantasmi. 2) Fuggite i principii delle male fantasie. 3) Scovritele al confessore. 4) Fuggite i castelli in aria. 5) Leggete allora qualche libro divoto109.

||6r|| Tre sorti di Appetiti abbiamo. 1) Naturale, che viene dalla natura senza colpa, come di cibarci quando siam digiuni ecc. 2) Sensitivo, che viene dalla sensualità. 3) Ragionevole o spirituale, che viene dalla ragione110. - Di questi si tratterà appresso.

Il terzo senso interno è la Cogitativa111 o sia Estimativa, che fa la stima delle cose corporee e particolari, a differenza del giudizio della ragione che giudica delle cose spirituali, o pure delle corporee in universale. Questa cogitativa dunque giudica le cose appresse in particolare per li sensi esteriori e giudica secondo la ragione inferiore. Quando si apprende una verità senza discorso, ciò si dice atto d'intelletto. Quando poi si apprende per discorso, allora si dice ragione, la quale se si fonda sulle regole della fede, si dice ragion superiore; se sulle massime del mondo ed appetito de' sensi, si dice ragione inferiore112, che mal pesa le cose, i mali per beni ed i beni per mali. «Mendaces filii hominum in stateris...»113. Maria SS.: «Magnificat anima [mea] Dominum»114. «Eritis sicut Dii» ecc.115. L'uomo ingannato si stima di potere, sapere e d'esser buono, quando è niente. «Sine me nihil potestis facere»116.


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E perciò bisogna stimare: 1) Che tutte le creature son niente a fronte di Dio. 2) Che a rispetto dell'eternità tutti i tempi sono un momento. 3) A rispetto della grazia tutte le ricchezze sono arena. 4) A rispetto del paradiso le delizie terrene sono vanità. 5) A rispetto dell'inferno tutti i mali son riposi. 6) A rispetto del peccato tutti i mali non son mali, perché questi privano di certi beni che non son niente a rispetto di Dio Sommo Bene. Anche il peccato veniale ci priva di Dio in tempo117.

Queste massime son note a tutti, ma pure molti poi si accecano nel far giudizj particolari colla cogitativa secondo la ragione inferiore, adattando male le regole generali. S. Th. I - II, q. 77, a. 2. E così fanno i peccatori, stimando, allorché peccano, maggior bene quello sfogo invece [?] che la grazia divina118. «Homo cum in honore esset comparatus est jumentis et similis factus est illis» (Ps. 48)119. E la ragione inferiore ne cava una pessima conseguenza, ciò che piace a' sensi è buono. Allora si bando alle virtù che son contrarie al senso. Ma Gesù dice: «Si quis vult post me venire, abneget semetipsum»120.

||6v|| S. Bonaventura, Opuscula, to. 2, I p., c. 3. Dice che le tentazioni di fede e bestemmia non si vincono lottando, poicché così più s'accendono, ma con tollerarle senza consenso. Tali tentazioni purgano l'anima, accrescono merito grande e sono presagi di qualche grazia maggiore121.

Contro la tentazione di predestinazione bisogna dire che non intendiamo l'intendere di Dio, e dire al demonio con S. Bonaventura: S'io non posso amare Dio nell'altra vita, voglio amarlo in questa. E PETRUCCI: Dio non è amabile per lo paradiso, ma per se stesso, dunque io voglio amarlo benché per me non vi fosse paradiso122. (Ma il paradiso è certo per chi ama Dio, e per chi sempre prega e confida in Gesù-Cristo. «In te Domine speravi» ecc. «Si quid petieritis Patrem» ecc. «Nec oculus vidit ecc. quae praeparavit Deus iis qui


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diligunt Illum». Maria SS., «O salus te invocantium»)123.

Tre virtù fra l'altre bisognano ecc. contro la gola, avarizia ed impurità, cioè l'astinenza ecc. per tenersi lontano da' vizj sensuali124. E perciò non vi consigliate mai colla cogitativa, cioè colla ragione inferiore, ma colla superiore, dicendo: Non v'è male che 'l peccato, non v'è bene che Dio solo125.

Il demonio s'affatica a farci stimare i beni de' sensi e così farceli amare. Bisogna farsi stimare, dice, conservarsi la salute, non farsi patire. Se non si togliono queste stime ecc.126. A persone spirituali dice: La santità non è per tutti. Basta il salvarsi. È superbia aspirare ad esser santo. Contro: «Qui sanctus est, sanctificetur adhuc». «Perfecti estote, sicut Pater vester perfectus est». «Omnia possum in eo» ecc.127.

Così parole oziose, gusti di gola, impazienze, dispettucci, guardare ecc. «Capite vulpeculas» ecc. Non dite: Non è niente. Far conto delle picciole mortificazioni. «Vulnerasti... in uno crine» ecc.128.

Altri: Io son di natura melanconica, mi bisogna sollevarmi. Son di complessione delicata, son bilioso. Il naturale del tale non si confà col mio. Bisogna regolarsi colla ragion superiore e farsi forza129.

||7r|| Stima de' prossimi. - Stimate che Dio operi cose grandi nelle loro anime, e forse i difetti loro gli permette per esercizio d'umiltà130.

Sopra tutto stima de' superiori. - S. Giovanni Climaco, [Scala Paradisi], Gradu 4, dice: Per conservar la fede e divozione verso i pastori, ricordatevi del bene da essi ricevuto. Discaccia ogni pensiero contro del superiore, come il pensiero disonesto. E [ETML-M:U="[]"]di[ca] al tentatore: Io non son giudice del mio prelato, egli è giudice mio. Guardatevi dunque di giudicare ch'egli non abbia lume o carità o discrezione, che vi sia contrario, poco abile al governo, parziale, troppo rigido.


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Non giudicate miglior l'uno che l'altro, e non lo dite. Altrimenti avvelenerete anche gli altri131.

Non fate stima delle preeminenze, dell'ingegno, applauso, parentado. Non molti sapienti secondo la carne, né molti nobili, ma gli stolti elesse Dio per confondere i sapienti. 1 Cor. 2... «stultitia est apud Dominum». «Abominatio» (Luc. 16)132.

Regole per la cogitativa133: 1) Servitevi del temporale per l'eterno. 2) Unite le vostre azioni con quelle di Gesù. 3) Mirate e leggete le azioni de' Santi. 4) Dite canzonette spirituali. S. Paolo, Eph. c. 5: «Hymnis et canticis» ecc. 5) Tenete in bocca qualche detto di spirito: Voglio solo Dio; non v'è altro bene che amare Dio; poveri mondani. 6) Stima di tutte le cose spirituali, ma specialmente del SS. Sacramento e della passione di Gesù e della protezione di Maria, e perciò mai prendere a burla le cose ecclesiastiche. 7) Stima delle prediche, pensando solo a qualche verità che vi si propone, senza badare al modo ecc. 8). Parlate di Dio e Santi con riverenza e riverentemente proferite i loro nomi. 9) Stimate più le cose eterne che temporali. Quante anime stimano gli onori, le ricchezze ecc. meno delle cortecce de frutti ecc.134. 10) Stimatevi ogni meno del giorno avanti.

Principalmente stabilite tre regole135: I. Non sono stato creato ||7v|| per alcuna creatura, ma solo per Dio; onde solo Dio mi basta. Regola II: L'amore di Dio è l'unico bene; onde per niuna ragione dobbiamo disgustarlo o lasciare di compiacerlo. Regola III: La sola virtù merita amore, e 'l solo vizio il nostro odio. Le cose poi indifferenti, se ci portano a Dio, amiamole, se al peccato, fuggiamole136.

Mortificazione dell'Intelletto137.

L'intelletto è potenza speciale dell'anima, con cui ella conosce le verità con modo speciale ed universale. Per lui il P. Alvarez assegna queste regole: 1) Fuggite di saper le cose inutili. Nell'anima piena di tali cognizioni non troveranno


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luogo le illuminazioni della grazia. E cercate sapere quel che più vi può unire a Dio. 2) Cercate di saperlo, non solo per saperlo, ma per praticarlo. 3) Non operate a caso, ma per ragione. 4) Non giudicate d'altri, che non sono a voi commessi. 5) Divertite il pensiero dalle cose terrene e fissatelo in Dio ecc.

Regole di giudizio138: 1) Fuggite certe spiritualità singulari ecc. S. Lorenzo Giustiniani: «Non sic Patres nostri, non sic». 2) Giudicate bene delle regole e costituzioni dopo fatte, benché prima sentivate l'opposto. 3) Ricevete con semplicità gli ordini della Chiesa e de' superiori, giudicando bene d'ogni ubbidienza, purché non sia evidentemente peccato. PETRUCCI139. 4) Regolatevi nelle cose vostre colla guida spirituale. E prima d'operare prendete consiglio: «Fili sine consilio»... (Eccl. 32). E quando non v'è danno, regolatevi più col parer d'altri che col vostro. 5) Non siate pertinaci nelle vostre opinioni.

||8r|| Parla poi della mortificazione dell'intelletto circa l'orazione140, e dice che la contemplazione è di due sorte, cioè affermativa, quando l'anima intende molto delle grandezze divine, e negativa, quando nulla intende (detta tenebra chiara); e questa è migliore della prima141.

Dice poi: L'intelletto ha da mortificarsi, perdendo ancora le spirituali cognizioni del medesimo Dio. S. Tommaso, C. Gent., l. I, c. 14: Tanto più noi ci avviciniamo alla notizia di Dio, quante più cose rimoviamo da Lui142. Questa mortificazione dell'intelletto, ponendolo in nuda fede, quanto gli è difficile, poich'egli naturalmente desidera di sapere. Voi frattanto mortificate sempre più il vostro intelletto, togliendolo da' discorsi e dall'appetito de' lumi, poiché ciò che potreste conoscere, non sarebbe l'altissimo Dio. Colui s'unisce meglio a Dio in questa vita, che s'unisce a Dio come affatto incognito. Più onoriamo Dio credendo in lui ed amandolo senza punto conoscere, che se avessimo le brame delle visioni. Oltre di che l'anima per queste strade di rinegazione d'intelletto, e de' suoi concetti affirmativi nell'orazione, arriva ad una mirabile purità, soccorsa dalla


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grazia. Allora trova tutto, senza trovar niente. Così PETRUCCI143.

Dice in altro luogo, che l'anima quanto più s'allontana dal sensibile, va più sicura. L'anima che si trattiene ne' discorsi della fantasia e cogitativa (cioè giudizj particolari), va per vie dove gira il demonio. Quanto più all'incontro si pone in notizie generali di fede, credendo ad amando Dio allo scuro, più si pone in sicuro144.

In altro luogo dice: Togliete tante distrazioni, novelle, passioncine, curiosità, discorsi inutili; il mare, anche cessati i venti, resta in moto. Poi: Cercate di stare (nell'orazione) in fede con attenzione di spirito, senza alcuna figurazione, alla presenza intima di Dio, Trino ed Uno145; e quando i pensieri divagano, tornate a questa presenza senza stancarvi, adorando, amando il vostro Sommo Bene, umiliandovi e conoscendo che senza Lui niente potete, e confidate in Lui146.

Questo discorso non mi piace147. Non si nega che quando l'anima è posta da Dio in questa contemplazione negativa, ma passiva, guadagna molto, e molto più intende di ciò che ella può intendere colle proprie riflessioni. Ma non si concede esser bene che l'anima si ponga ella da se stessa in tale stato con rifiutare le cognizioni di Dio, i discorsi, e gli atti e le preghiere. Quando può, s'ajuti ella con questi atti ecc., senza impedire nonperò i tratti della grazia, quando vede che Dio vuol ||8v|| trasportarla alla contemplazione; oltrecché quando Dio vuol trasportarla, l'anima difficilmente potrà resistervi. Basta; almeno ella non lasci d'operare, se non conosce che Dio vuole che non


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operi. Altrimenti, se ella vuol porsi in questa contemplazione negativa, perderà il tempo, e facilmente resterà ingannata, presumendo d'esser contemplativa senza esserlo. In somma, come ben dice il P. Segneri: Bisogna parlare a Dio, quando Egli non parla; e non parlare, quando Egli fa intendere all'anima ch'esso vuol parlare148.




94 PETRUCCI I 127-128, n. 6: «Regole per la mortificatione della lingua».



95 PETRUCCI I 128, n. 7: «Considerazioni prima di parlare».



96 PETRUCCI I 128-129, n. 8.



97 PETRUCCI I 129 ss.: «Libro I, Trattato II, Parte IV».



98 Le parole «delle potenze corporee, chiamate ancora» sono aggiunte in margine.



99 PETRUCCI I 129, n. 1. - L'ultimo periodo del capoverso è aggiunto in margine. Cf. PETRUCCI I 5 (Trattato delle potenze interiori, parte I, cap. II, in fine), dove si enumerano i quattro sensi interiori.



100 PETRUCCI I 129-131, n. 2: «Senso commune, e che cosa sia e suoi ufficj».



101 PETRUCCI I 131, n. 3: «Rimedio a' difetti del senso commune».



102 PETRUCCI I 131, n. 4: «Della fantasia e suoi ufficj».



103 PETRUCCI I 132, n. 5: «Operationi maligne del demonio in questa potenza».



104 PETRUCCI I 501, n. 4.



105 PETRUCCI I 133, n. 1.



106 PETRUCCI I 134, n. 3. «Tentazioni gravi suscitate dal demonio nella fantasia».



107 PETRUCCI I 134, n. 4: «Delle imagini indifferenti».



108 PETRUCCI I 135, n. 5: «Delle imagini buone».



109 PETRUCCI I 135. n. 6: «Regole per la mortificatione della fantasia e dei pensieri».



110 PETRUCCI I 136, n. 1.



111 PETRUCCI I 137, n. 3: «Cogitativa, terzo senso interno».



112 PETRUCCI I 138, n. 3 ss.- - Il passo «o sia Estimativa... ragione inferiore» è aggiunto in margine.



113 PETRUCCI I 140, n. 5; il versetto del salmo.



114 PETRUCCI I 141, n. 5; il versetto del Magnificat.



115 PETRUCCI I 141, n. 6; il versetto della Genesi.



116 PETRUCCI I 142, n. 6; il versetto del Vangelo di Giovanni XV 5.



117 PETRUCCI I 142, n. 7: «Massime fondamentali di verità» (non numerate, come da s. Alfonso).



118 PETRUCCI I 143, n. 1.



119 PETRUCCI I 145, n. 4, in fine; il versetto del salmo.



120 PETRUCCI I 146.



121 PETRUCCI I 148, n. 3: «Come si debba vincere la tentatione contro alla fede».



122 PETRUCCI I 147-148, n. 2: «Rimedio per la tentatione della predestinatione».



123 Il testo tra parentesi è evidentemente una aggiunta di s. Alfonso, non ricavato dagli scritti del Petrucci.



124 PETRUCCI I 149, n. 4.



125 PETRUCCI I 150, n. 5.



126 PETRUCCI I 151, n. 2: «Come il demonio tenti i mondani e quali Stime ponga in essi».



127 PETRUCCI I 152, n. 3: «Quali stime fallaci ponga [il demonio] nell'anime spirituali».



128 PETRUCCI I 152-153, n. 4.



129 PETRUCCI I 153-154, n. 5: «Vana stima del proprio naturale.- - Risposta a tali stime».



130 PETRUCCI I 155, n. 1: «Buona stima de' prossimi, come debba farsi».



131 Ibid.



132 PETRUCCI I 156, n 2: «Stime contrarie all'humiltà, quali siano».



133 PETRUCCI I 157-158, n. 4: «Regole per regere la cogitativa».



134 Questa frase è aggiunta in margine.



135 PETRUCCI I 159-160, n. 2: «Tre regole universali di sommo giovamento per la vera vita christiana».



136 Dopo questo capoverso s. Alfonso ha lasciato uno spazio di 4, 5 cm. in bianco, evidentemente per potervi aggiungere alcune righe.



137 PETRUCCI I 160- 161, n.3: «Si discorre della mortificatione dell'intelletto».



138 PETRUCCI I 161-162, n. 4: «Della mortificatione del proprio giudizio. Dieci regole».



139 L'ultima parte della frase («giudicando» ecc.) è aggiunta in margine. Corrisponde al pensiero del Petrucci espresso ibid. nella sua nona regola.



140 PETRUCCI I 163, n. 1: «Della mortificatione dell'intelletto nella maniera d'orare ne' principianti».



141 PETRUCCI I 163, n. 2: «Oratione de' proficienti e contemplatione».



142 PETRUCCI I 164, n. 2.

143 PETRUCCI I 164-165, n. 13 [= 3] .



144 PETRUCCI I 159, n. 1: «Frutto dell'allontanarsi dalle cognitioni particolari e porsi nelle cognitioni della fede». - Questo capoverso è aggiunto in margine.



145 PETRUCCI I 115-116, nn. 3-4.



146 PETRUCCI I 117, n. 7. - Questo capoverso è aggiunto in margine.



147 S Alfonso critica l'affermazione secondo cui l'anima dovrebbe porsi da se stessa in uno stato di completa passività, cioè di contemplazione negativa; ciò compete infatti a Dio solo. Del resto, lo stesso atteggiamento critico si trova espresso in alcuni suoi libri. Nella Pratica del confessore, aggiunta in 1a ediz. alla Theologia moralis2, vol. II, Napoli 1755, 748- 749, n. 5, parlando dello «ozio contemplativo», dice che secondo alcuni mistici, «sebbene questa orazione sia naturale, nulladimeno l'anima dee cessare non solo dalla meditazione, ma ancora dagli atti della volontà, cioè d'amore, d'offerta, di rassegnazione ecc., ma solamente star con un'attenzione amorosa a Dio senza fare alcun'atto». E prosegue: «Or a queste sorte d'incantamenti io affatto non mi ci posso accordare. Non nego che quando l'anima già sta raccolta, non deve applicarsi alla meditazione [...] ; ma perché poi l'anima dee cessare dagl'atti buoni della volontà? Che miglior tempo a far tal'atti, che farli in tempo di raccoglimento? [...] Ma quando l'anima sta ancora nello stato attivo, perché mai gli atti buoni hanno da impedire le operazioni della grazia? [...] Quando sta nello stato attivo, per meritare deve operare con fare atti buoni». Cf. Praxis confessarii, ed. critica curata da G. Blanc, aggiunta all'ed. critica della Theologia moralis, curata da L. Gaudé, vol. IV, Roma 1912, 599, n. 127.

148 P. SEGNERI (sen.), Concordia fra la fatica e la quiete nell'orazione (1a ed.: Firenze 1680), parte I, cap. I § 1. - Il libro viene citato da s. Alfonso nella Pratica del confessore e nella Praxis confessarii; vedi la nota precedente.






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