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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Due scritti inediti sul quietismo

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Fede190.

||11r|| Speranza191. - PETRUCCI: È incredulo ed ingrato chi spera poco in un Dio morto per lui.

Speriamo. Dio è carità ed è bontà. È impossibile che la carità sia scortese, e la bontà non si diffonda.

Non si può fare maggior onore alla carità infinita di Dio, che sperando in lei senz'altri pegni di lumi e regali. Ci basti sapere che Dio è infinitamente buono e che Gesù è morto per noi.

||11v|| Umiltà192. - I filosofi gentili conobbero le altre virtù morali, ma non l'umiltà. L'anima stimandosi qualche cosa, s'ama disordinatamente. Giobbe 14: «Tu qui solus es». A Mosè: «Ego sum qui sum» (Ex. 3). Stimando solo Dio ch'è tutto, ama solo Dio. Vedendo poi l'anima tutte le cose in Dio, tutte l'ama in Dio193.

Velenosi per l'umiltà son le proposizioni: Bisogna farsi onore, farsi conoscere. Se non dici il fatto tuo, sarai lasciato in un cantone. Chi pecora si fa, il lupo se la mangia. Bisogna accattivarsi i superiori194.

Dice S. Doroteo: Chi cerca a Dio l'umiltà, cerca che li mandi alcuno che lo disprezzi. L'umile senza disprezzi è come il paziente senza patimenti, povero senza ecc.195.

La fede c'insegna che Dio ha creato il tutto dal niente e che tutte le creature, se non fossero da Dio attualmente sempre conservate,


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tutte tornerebbero al loro niente. Questa cognizione dunque volontaria del tutto di Dio e del niente nostro, si chiama umiltà, la quale consiste in somma nella volontà di tenerci per quel niente che siamo196. PETRUCCI: L'uomo ha sempre da cavare un pozzo di cui mai trova il fondo, ch'è 'l nostro niente; ed ha da salire un monte, di cui non trova mai la cima, e questa è il tutto di Dio197.

Dicea S. Agostino: Signore, alla tua grazia ascrivo tutti i mali ch'io non feci. Quel vetro che si vede intiero, dove i marmi si frangono, ringrazia il suo custode che l'ha conservato, non già loda la sua fortezza. «Nisi quia Dominus custodierit civitatem, frustra laboraverunt qui custodiunt illam» (Ps. 128) [recte Ps. 126, 2] 198.

A riguardo poi del prossimo, vedendo il nostro [operato], cioè i peccati, dobbiamo sottoporci a tutti. Ma vedendo ciò che Dio ha posto in noi, forse più che in altri, non è superbia se così stima. E così il superiore dee esigger le riverenze e le soggezioni degli altri, confessando però che il rispetto non si dee a sé ma al dono di Dio199.

Superbie nell'anime spirituali200. - 1) Compiacimenti dell'opere proprie. 2) Vanità in parlare spirituale, mostrando il lor sapere senza bisogno. 3) Condannar gli altri, che non hanno le sue virtù. 4) Cercare chi approvi il suo modo, e fuggire chi ecc. 5) Colorire i difetti per non perdere il concetto. 6) S'inquietano ne' difetti, e specialmente veduti da altri. 7) Poco lodano gli altri ed amano d'esser lodati. 8) Amano in somma la perfezione come eccellenza propria.

(Avarizia de' spirituali201. - 1) Cercar gustarelli, orazioni, Comunioni ecc. Sempre coll'occhio al loro interesse).

Dicea Fiorenzo, maestro di Tommaso da Kempis: Per qualsivoglia cosa che avrà fatta un'anima, se non si sentirà dapoi fatta più umile, sappia che niente ha guadagnato202.

||12r|| Della pusillanimità, o sia viltà di spirito, opposta alla magninimità cristiana. - L'uomo senza Dio è niente, che non può,


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non sa ecc.; ma con Dio può, sa ecc. e merita. Dice S. Tommaso II-II, q. 129, a. 3 ad 3, che l'aspirare a grande cose colle forze proprie è superbia, ma coll'ajuto divino è magninimità che va unita coll'umiltà, la quale è verità. Onde non è superbia il riconoscere alcuno che dalla bontà di Dio ha ricevuto più talento, più scienza, più virtù. Maria con umiltà disse: «Fecit mihi magna qui potens est». E Gesù: «Data est mihi omnis potestas in coelo et in terra»203. Se 'l sole avesse ragione, non sarebbe superbo in istimarsi più luminoso degli altri pianeti. Ciò ajuta l'umiltà, facendoci conoscere che noi tanto più eravamo obbligati ad amar Dio, e siamo tenuti a render maggior conto de' doni ricevuti204.

Quando un'anima desidera solo il gusto di Dio, teme ogni colpa, non stima le cose terrene, aspira la libertà dalle passioni per amare solo Dio, non ha che temere, ancorché le pare esser piena di peccati e che Dio non l'ha fatta grazia alcuna e che tutto è stato inganno, e che noi siamo gli autori di quei pensieri indegni205.

Il demonio muove senza farsi vedere le passioni, i moti disordinati, e poi vuol persuadere che siamo stati noi. Bisogna allora consegnarsi ed abbandonarsi in Dio, rinnovando la risoluzione di non voler altro che 'l suo amore206.

La creatura tanto può quanto le Dio. All'incontro Dio ama certamente più un'anima che vuol'amarlo, che tutti i demonj. Or come può pensarsi che dia più forze al demonio per tentarvi, che all'anima per resistere207?

||12v|| Quattro punti principali della perfezione. Due per l'intelletto e due per la volontà208.

Per l'intelletto:

I. Il conoscere il niente nostro, che non possiamo; ma bisogna che sia cognizione pratica209. Perciò Dio alle volte ci lascia soli, per farci conoscere la nostra impotenza. Allora rassegnatevi e confidate ecc.210.


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II. Apprendere la grandezza di Dio e che tutto viene da Dio, perciò a Lui consacrare tutto l'amore211.

Per la volontà:

I. L'odio santo verso noi e l'amore verso Dio. In quanto a noi, qual'abisso di peccati e quanti altri vi faressimo, come dicea S. Agostino, se ecc. È necessaria perciò la mortificazione così interna delle passioni, de' proprj giudizj e proprie voglie, a cui non mai noce la mortificazione; com'esterna, a cui può nuocere l'indiscretezza, senza l'ubbidienza, poicch'essendo il corpo corruttibile ci vuol misura. Il senso tira l'anima ecc., onde senza mortificazione non ci è salute212.

Ma non facciamo che la discrezione sia indiscreta, dice S. Teresa, Cammino ecc., c. 10: Oimè, pare che non siamo venute al monastero per altro che per procurare di non morire. Alcuni vorrebbero il medico ad ogni picciola indisposizione. «Honora medicum, sed propter necessitatem» (Eccles. 38). Dice un autore appresso Cornelio a Lapide: In ciò ci ammonisce Dio che non chiamiamo il medico in ogni morbo, ma solo nel grave; i mali leggieri si superano colla pazienza e prudenza213.

Bisogna che ci dispiaccia quel che piace al senso, acciò non vi ci attacchiamo e ci piaccia solo Dio. Piace a Dio chi dispiace a se stesso. Chi cerca gusti nelle cose spirituali, non ama Dio puramente214. Bisogna dunque perdere il piacere, il parere ed il volere215.

II. Amore verso Dio216 Quest'amore nasce 1) da' beneficj di Dio, creazione, redenzione, Sacramenti, vocazione217. Nasce 2) e principalmente dalla stessa Bontà Divina, che per se stessa merita amore infinito; e l'anima ama Dio non per li benificj, ma ecc.218. L'ama come Dio ama se stesso: 1) Dio s'ama per le sue perfezioni, e l'anima ama Dio perché è Dio. 2) Dio s'ama sempre attualmente, e l'anima cerca ecc. 3) Dio ama le sue creature, e l'anima ama le creature in Dio. 4) Dio l'ama per la sua gloria, e l'anima tutto riferisce a Dio219.


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Il Taulero assegna 3 regole per l'esterno: 1) le vostre vesti ecc. sieno semplici, con cui piacciate solo a Dio; 2) le vostre parole solo per Dio; 3) le vostre azioni che non offendano alcuno. Per l'interno: 1) i vostri pensieri santi ecc.; 2) l'intenzione pura; 3) non perdete mai la pace. S'intende dello spirito, non del senso. PETRUCCI220.

||13r|| Per le Confessioni bisogna quietarsi, quando vel dicono i confessori, e non aspettar gli Angeli o rivelazione, che potrebbe esser dal demonio. Questa è trappola del demonio per certe anime per trattenerle in vani scrupoli, perdere il tempo, e non farle avanzare ecc. Gittate la vita fatta nel sangue di Gesù, e pensate alla perfezione ecc.221.

Tepidezza. - Il Re odia più una macchia nel velo della sposa ecc.222. «Gaudete in Domino semper». Rallegratevi solo in Dio. Gesù ha pagato anche colpe veniali. «Servite Domino in laetitia»; non al mondo223. (Via, seppellite le vostre colpe e tornate con pace all'amor di Dio). S. Vincenzo Ferreri dice che ad un peccato veniale può darsi un anno di purgatorio224.




190 Prima e dopo la parola «Fede» c'è un grande spazio bianco, risp. di 12 e 6 cm.



191 PETRUCCI I 186: «Considerationi per eccitar amore e confidenza». Prima e dopo il paragrafo «Speranza» c'è un grande spazio bianco, risp. di 10 e 12 cm.



192 PETRUCCI I 188, n. 2 ss.



193 PETRUCCI I 218-219, n. 4.- - Da «I filosofi» il capoverso è aggiunto in margine.



194 PETRUCCI I 255, n. 3: «False propositioni di prudenza humana contrarie alla vera humiltà». - Questo capoverso è aggiunto in margine.



195 Ibid. - Questo capoverso è aggiunto in margine.

196 PETRUCCI I 188, n. 3, ultimo capoverso.



197 PETRUCCI I 189, n. 3.



198 PETRUCCI I 192, n. 7.



199 PETRUCCI I 192- 193, n. 8: «Humiltà in ordine a' prossimi».



200 PETRUCCI I 222, n. 10: «Superbie spirituali».



201 Ibid.: «Golosità e avaritie spirituali».



202 PETRUCCI I 249, n. 3. - L'ultima parte della frase («se non» ecc.) è aggiunta in margine.



203 PETRUCCI I 189- 190, n. 4.



204 PETRUCCI I 190, n. 5.



205 PETRUCCI I 191, n. 6.



206 PETRUCCI I 191-192, n. 6.



207 PETRUCCI I 193, n. 9.



208 PETRUCCI I 197-198, n. 1: «La vita spirituale si riduce a quattro punti».



209 PETRUCCI I 198, n. 2.



210 PETRUCCI I 199, n. 3.

211 PETRUCCI I 200-201, n. 5.



212 PETRUCCI I 202-203, n. 1.



213 PETRUCCI I 256, n. 4. - Questo capoverso è aggiunto in margine.



214 PETRUCCI I 262-0263, nn. 2-3.



215 PETRUCCI I 265 n. 8. - Questo capoverso è aggiunto in margine.



216 PETRUCCI I 206, n. 1 ss.



217 PETRUCCI I 207-208, nn. 4-5.



218 PETRUCCI I 208-209, nn. 6-7.



219 PETRUCCI I 209-210, n. 8.

220 PETRUCCI I 223, n. 11: «Sei regole spirituali ottime» del Taulero. – Dopo questo capoverso segue uno spazio bianco di 5 cm. alla fine pel f° 12v e di 4,5 cm. all'inizio del f° 13r.



221 PETRUCCI I 215, n. 8: «Fine del demonio nel trattener le anime intorno alle inquietudini delle confessioni».



222 PETRUCCI I 225, n. 3.



223 PETRUCCI I 226, n. 5.



224 PETRUCCI I 226, n. 7.






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