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Sant'Alfonso Maria de Liguori
Due scritti inediti sul quietismo

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Orazione257.

- Non si dee nell'orazione andar cercando gusti sensibili. S. Agostino: Chi serve a Dio per qualche cosa fuori di Dio, serve a quella cosa, non a Dio258.

PETRUCCI, pag. 347. È vero che molti lumi e sentimenti vengono da Dio, e sono stille del mare di contento che godono i Beati. Ma quei non sono Dio, ma doni di Dio. Onde ci servono solo per mezzi d'amare più Dio, e non dobbiamo noi fermarci in essi, perché essi son inferiori, minori di Dio, che senza doni per se stesso è infinitamente amabile. Sicché difetta chi fa orazione per tali doni, oppure si compiace d'essi, fermandosi in essi e non passando ad amare Dio ch'è Bene infinito259.

Non basta 1) lasciare le cose del mondo. Non 2) li suoi commodi. Bisogna lasciare anche le consolazioni spirituali, dolcezze ecc., perché queste non sono Dio260. Ma io le voglio per amare Dio. Bene, ma non fate come alcuni che mangiano, come dicono per vivere, ma poi tirati dalla gola mangiano per mangiare261.

Se vengono tali consolazioni, lasciatele venire e durare. Se non vengono, non le cercate. Sempre colla stessa pace, o vengono ecc. Si mutano le consolazioni in amarezze, tedj; non vi mutate voi262. Dove troverò Dio? Nella fede che vi dice esser Egli infinitamente amabile, e così amatelo. Ma come si fa per amarlo? Si ama, così si fa. L'amare Dio s'impara con amarlo. Il cuore amante ama senza pensare al modo. Abbiate volontà risoluta di compiacere Dio in ogni cosa, abbandonatevi in Esso con confidenza e lasciatelo fare. Come s'infoca


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un ferro abbandonato nel fuoco, così vi troverete voi infiammata con abbandonarvi in Dio con buona volontà263.

[I fogli 15v e 16rv sono bianchi]

||17r|| Sul principio l'anima mettendosi a fare orazione, molto gode de' lumi che riceve dalle sue meditazioni, e degli affetti sensitivi che vi esercita verso Dio con gran dolcezza sensibile. Ma dopo mancano questi lumi discorsivi e queste consolazioni sensitive, e l'anima vedendosi come fatta inabile a più meditare, onde restando arida, si pone in gran timore, specialmente se a ciò vi si aggiungono le tentazioni d'impurità, d'impazienza e di tristezza che soffrisce nell'orare264.

Questo è il tempo, in cui l'anima deve lasciar la meditazione, e porsi nell'attenzione amorosa verso Dio, o sia contemplazione265.

Tre segni si danno comunemente di questo tempo266: I) Quando l'anima nel meditare non trova più divozione, ma somma aridità. E ciò nasce dalla ragione, perché già dal meditare abbia conseguito il bene di distaccarsi da' difetti avvertiti e dagli attacchi terreni; già siasi tutta donata a Dio, aspirando solo al suo amore ed alle virtù per compiacerlo267. II) Quando l'anima non [ha] più voglia d'applicare la mente a cose particolari, e benché si divagasse talora, non trova gusto in esse. Che se mai poi ella si pascesse di pensieri di mondo, ella non sarebbe spirituale, ma mondana268. III) Quando l'anima trova pace nel trattenersi con Dio con tenere solamente un'amorosa attenzione verso Lui, senza discorrere e senza particulari intelligenze269.

Ma talun'anima, avezza alle operazioni de' ||17v|| sensi interni, non capisce queste operazioni dello Spirito, onde vorrebbe, temendo di perder tempo, tornare alle solite meditazioni discorsive. Se fa così, non fa bene, impedendosi così il suo profitto, volendo Dio ch'ella allora


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si contenti della sua amabile presenza270. Non s'intende che l'anima lasci subito tutto il meditare, passando da un estremo all'altro; può ella talvolta meditare, e con affetti sensibili amare Dio. Ma quando vedete che l'è ligato il discorso e 'l meditare l'inquieta271, ed è tirata alla sola amorosa avvertenza in Dio, allora non procuri più di sentire e gustare alcuna cosa distinta, e di applicarsi alle cognizioni delle creature; ma si abbandoni in Dio, contentandosi d'una cognizione generale che allora ha della Divina Bontà, e di quell'amorosa attenzione verso Dio, in cui già trova riposo272.

||17r, 1a colonna|| Purga dell'intelletto, perdendo le sue cognizioni particolari e i suoi discorsi circa le cose spirituali, e restando in una somma oscurità, senza vedere più alcun oggetto dove poss'appoggiarsi, con gran sua pena273.

Purga della volontà, quando ella niente conosce in particolare delle cose divine, niente vuole in particolare, onde non può fare gli atti soliti particolari di confidenza, rassegnazione amorosa, offerta di sé274. Crede ella, spera, ama Dio più perfettamente di prima, ma non conosce di credere, sperare ed amare, perché non ha l'atto riflesso di conoscerlo, né trova gusto sensibile nello sperare ed amare. E in ciò pena sommamente, e misticamente muore e si disfà275.

Non si sgomenti il Direttore, né egli sgomenti l'anima sua penitente, se mai vede che nell'orazione ella non può meditare, né fare i soliti atti positivi e distinti di speranza, d'amore ecc.276.

La perfezione d'un'anima non [risulta] dalla maggior contemplazione ch'è grazia gratis data, non già santificante. La virtù, e specialmente la carità, fa più santa l'anima277. S. Teresa: Rivelazioni fra molte bugie; pag. 501, PETRUCCI278.

Conforme uno se non guarda il sole direttamente, vede per mezzo del sole l'altre cose visibili, ma se guarda il sole a diritta, abbagliato


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dalla sua luce, non vede niente più, e perché non vede lo stesso sole poiché l'occhio infermo resta oscurato dalla sua gran luce, e solamente intende che la luce del sole avanz'a tutte le luci, e che non si può guardare e conoscere quanta sia grande. Così l'anima; p. 513279.

La contemplazione acquistata, dopo la meditazione, si è quando l'anima colla grazia ordinaria si pone in un'attenzione amorosa verso Dio, creduto presente280.




257 Da qui in poi gli appunti di s. Alfonso sono tratti dal libro II delle Lettere e trattati spirituali e mistici del Petrucci, «In cui si tratta dell'oratione e della presenza e cognizione di Dio e della contemplazione» (vol. I, pp. 269 ss.).



258 PETRUCCI I 345-346, nn. 1-2.



259 PETRUCCI I 347, n. 5.



260 PETRUCCI I 348-349, n. 4 [= 8] .



261 PETRUCCI I 349, n. 9: «Cautela per chi desidera i favori».



262 Ibid.: «Che debba fare un'anima favorita di doni e lumi e soavità interiori».



263 PETRUCCI I 349-350, n. 10.



264 PETRUCCI I 470, n. 2: «Cammino dell'anima nell'oratione».



265 PETRUCCI I 470, n. 3, inizio.



266 PETRUCCI I 470, n. 3: «Tre segni per conoscere, quando l'anima ha da lasciare il meditar discorsivo e porsi nella quiete contemplativa».



267 PETRUCCI I 470-471, n. 3: «Primo segno».



268 PETRUCCI I 471, n. 4: «Secondo segno».



269 PETRUCCI I 471, n. 5: «Terzo segno».

270 PETRUCCI I 471- 472, n. 5



271 Le parole «e 'l meditare l'inquieta» sono aggiunte in margine.



272 PETRUCCI I 472, n. 6.



273 PETRUCCI I 496. n. 1: «Purga dell'intelletto».



274 PETRUCCI I 497, n. 4: «Purga spirituale della volontà e sue angustie».



275 PETRUCCI I 497, n. 5.



276 PETRUCCI I 498, n. 7.



277 PETRUCCI I 500. n. 3: «Non s'ha da prendere la misura della santità da' gradi della contemplatione, ma dalla quantità della gratia e delle virtù».



278 PETRUCCI I 501, n. 4.

279 PETRUCCI I 512-513, n.5: «Similitudine per intender la gran luce della caligine mistica».



280 PETRUCCI I 516, n. 5.




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