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S. Alfonso Maria de Liguori
Duetto

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Testo


- 101 -


Apostrofe a Pilato

 

Giudice ingiusto e iniquo,

dopo che tu più volte

Dichiarasti innocente il mio Signore,

Or così lo condanni

A morir da ribaldo in una croce!

Barbaro! a che serviva

Condannarlo a' flagelli,

Se condannarlo a morte poi volevi?

Meglio, alle prime voci

De' suoi nemici,

Condannato l'avessi a questa morte,

A cui, malvagio, lo destini e mandi.

 

Ma ohimè! qual misto

D'armi, di grida e pianti

Rumor confuso io sento!

E quale mai è questo

Suono ferale e mesto?

Ahimè! questa è la tromba

Che forse pubblicando

Va la condanna

Del mio Signore a morte?

 

Ma, oh Dio, ecco (ahi dolore!)

Il mio Signor che, afflitto,

Scorrendo sangue e con tremante passo

Appena ohimè! può camminare, e intanto

Del suo divin sangue

Segna la terra, dove posa il piede.

Una pesante croce

Preme le sue piagate

E tormentate spalle,

E barbara corona

D'acute spine in testa

Il venerando suo capo circonda.

Ah! mio Signor, l'amore

Re ti fece di scherno e di dolore.




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