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S. Alfonso Maria de Liguori
Foglietto di cinque punti...nelle Missioni

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PUNTO I. Dell'amore verso Gesù crocifisso.

 

1. Nelle missioni ordinariamente non si parla d'altro che de' quattro novissimi e d'altre materie di spavento, e da taluni poco si tratta, se non di passaggio, dell'amore che Iddio ci porta e dell'obbligo che abbiamo noi d'amarlo. Chi nega che le prediche di terrore giovano, anzi son necessarie per isvegliare quei peccatori che dormono nel peccato: ma bisogna persuadersi che le conversioni fatte per lo solo timore de' castighi divini son di poca durata; durano solamente per quanto dura la forza di quel timore conceputo: ma allorché il timore manca all'anima rimasta debole per li peccati commessi, ad ogni nuovo urto di tentazione facilmente ritornerà a cadere. Se non entra nel cuore il santo amore di Dio, difficilmente persevererà. Di ciò persuaso s. Pietro d'Alcantara, nelle prediche che facea, ordinariamente gli assunti erano di terrore, come della morte, del giudizio e dell'inferno, con cui sommamente atterriva la gente, rappresentando il rigore della divina giustizia cogli ostinati: ma nello stesso tempo raddolciva lo spavento, assegnando i rimedj a' peccati commessi, facendo sperare il perdono per li meriti di Gesù Cristo, secondo le sue dolci promesse verso chi confida nella sua misericordia; giacché egli volle tanto patire e morire di dolore sulla croce, per ottenere il perdono a' peccatori e la grazia di resistere in avvenire alle tentazioni della carne e dell'inferno. E così il santo tirava tutti a Gesù Cristo, dotti ed ignoranti, con tanta abbondanza che, dove predicava, la gente non capiva nelle chiese; e la conversione era generale per tutte le terre dove predicò. Quindi l'impegno principale del predicatore nella missione ha da esser questo, di lasciare in ogni predica che fa i suoi uditori infiammati del santo amore.

 

2. Ma a ciò non arrivano le prediche speculative con cui si dimostra l'eccellenza dell'amor divino; ad ottener ciò soprattutto giova far intendere l'amore che ci ha portato Gesù Cristo nella sua vita e specialmente nella sua passione. Scrive s. Francesco di Sales nel suo Teotimo: L'amore che non nasce dalla passione è


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debole. All'incontro un cristiano che crede e sente praticamente rappresentarsi quanto ha patito Gesù Cristo per salvarlo non è possibile che non resti preso dall'amore di Gesù Cristo; ed allora giustamente può sperarsi che costui perseveri in grazia sino alla morte.

 

3. A tal proposito mi giova qui notare ciò che mi fu detto di un certo celebre missionario, ora passato all'altra vita. Egli in un paese di molte migliaia d'anime, facendo la predica grande, fece tra le altre una predica speculativa dell'amor divino, alla quale invitò a sentirla un sacerdote erudito. Questi mi disse che la predica fu dotta, piena di scritture, di passi di s. padri e di dottrine teologiche. La predica fu lodata da quei pochi uditori che la capivano; ma la massima parte dell'udienza niuno o quasi niun frutto ne raccolse, perché molto poco ne intese. Certamente molto maggior frutto si sarebbe ricavato, se il predicatore si fosse trattenuto ad esporre famigliarmente l'amore che ci ha portato Gesù Cristo nel venire al mondo a patire e morire per noi.

 

5. Pertanto nelle nostre missioni, e specialmente ne' tre ultimi giorni, da noi non si parla d'altro che della passione del Redentore, affin di lasciare le anime legate con Gesù Cristo. E non solo in quegli ultimi tre giorni, ma in tutti i giorni della missione è bene che il predicatore intrecci, dove meglio conviene, qualche sentimento dell'amore che dobbiamo a Gesù Cristo. E quindi giova insinuare agli uditori che ciascuno si procuri una divota immagine del crocifisso, a cui spesso tra il giorno si raccomandi e domandi le grazie che desidera e specialmente la grazia di amarlo sino alla morte; e questa grazia dee chiedere alla divina Madre, all'angelo custode ed a tutti i suoi santi avvocati, cioè la grazia di amar Gesù Cristo, la quale comprende tutte le grazie.

 

6. Giova pertanto che il predicatore di quando in quando insinui al popolo alcune massime sante che debbon tenersi fisse nel cuore da ogni buon cristiano per conservarsi in grazia di Dio ed unito alla sua santa volontà, come sono per esempio: Si perda tutto, e non si perda Dio. Perduto Dio, è perduto tutto. Chi abbiamo noi che ci abbia amato più di Dio? Quel che vuole Dio è tutto buono; onde tutto dobbiamo accettarlo. Giova inoltre insinuare alcune giaculatorie che ravvivano nell'anima l'amore verso Dio, per esempio: Deus meus et omnia. Dio mio, te solo voglio e niente più. E chi voglio amare, se non amo te, Gesù mio, che sei morto per me? e simili. Questi affetti giovano molto a tenere acceso ne' cuori il santo fuoco del divino amore.

 




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