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S. Alfonso Maria de Liguori
Foglietto di cinque punti...nelle Missioni

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PUNTO III. Della necessità di pregare per salvarsi.

 

1. Circa la necessità di pregare dee riflettersi che, quantunque Dio voglia salvi tutti, come scrisse l'apostolo: Qui omnes homines vult salvos fieri 1, e perciò, dice s. Tomaso l'angelico su queste parole, volendo il Signore salvi tutti, a niuno fa mancare la grazia che gli bisogna, et ideo gratia nulli deest, sed omnibus, quantum in se est, se communicat 2, nondimeno insegnano i teologi che niuno si salva, se non coll'aiuto divino, e che questo aiuto niuno l'ottiene, se non prega: Nullum salutem, nisi Deo auxiliante, operari; nullum, nisi orantem, auxilium promereri; così scrisse Gennadio 3. E s. Agostino aggiunse che, eccettuate le prime grazie, come sono le chiamate alla fede o alla penitenza, le altre Iddio non le concede se non a chi le domanda, e specialmente la grazia della perseveranza finale: Alia nonnisi orantibus praeparasse, sicut usque in finem perseverantiam 4. Quindi concludono comunemente i teologi con s. Basilio, s. Gio. Grisostomo e collo stesso s. Agostino che la preghiera agli adulti è necessaria di necessità di mezzo; in modo che senza pregare è impossibile, secondo la presente provvidenza, il salvarsi.

 

2. Ciò significano le scritture: Oportet semper orare 5. Petite et accipietis 6. Sine intermissione orate 7. Poiché riflette s. Tomaso 8, che le parole oportet, petite, orate importano


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precetto che gravemente obbliga; e specialmente in tre casi; 1. quando l'uomo sta in peccato mortale, 2. quando sta in grave pericolo di peccare, 3. quando sta in grave pericolo di morte. In altri tempi poi dicono i dottori 1 che chi trascura per un mese o al più per due mesi di raccomandarsi a Dio non è scusato da peccato mortale: e la ragione si è, perché per questo tempo ordinariamente il demonio che va sempre in giro per guadagnare anime, non lascerà di dargli qualche grave tentazione; e nelle gravi tentazioni chi non prega e non domanda a Dio l'aiuto per non cadere, molto facilmente cadrà. Mentre bisogna persuaderci che noi non abbiamo forza, senza il soccorso divino, di resistere alle forti passioni malvage ed alle suggestioni veementi del nemico che ci assalta, quantunque ci trovassimo fatti mille propositi risoluti e mille promesse a Dio; allora se non ci raccomandiamo a Dio, certamente resteremo vinti. Tanto più che il concilio di Trento condanna chi dice che l'uomo, anche stando in grazia, può perseverare in quella senza l'aiuto speciale di Dio: Si quis dixerit iustificatum vel sine speciali auxilio Dei in accepta iustitia perseverare posse, vel cum eo non posse, anathema sit 2. Sicché a perseverare non basta l'aiuto divino ordinario, ma vi bisogna lo straordinario; e quest'aiuto straordinario non si ottiene se non per mezzo della preghiera.

 

3. Debbono poi sommamente in ciò darci animo le innumerabili promesse che il Signore ci ha fatte così nel Testamento vecchio, come nel nuovo, di esaudire ognun che lo prega.

Soprattutto debbe farci gran coraggio il considerare quelle due promesse fatte da Gesù Cristo dove ci ha insegnato di pregare con certezza di ottener le grazie che domandiamo in nome suo. In una disse: Amen, amen dico vobis: si quid petieritis Patrem in nomine meo, dabit vobis 3. L'altra fu quella: Si quid petieritis me in nomine meo, hoc faciam 4. Pertanto, quando noi preghiamo Dio in nome del figlio o pure il figlio in nome suo, dobbiamo star sicuri della grazia; poiché Dio non può mancare alle sue promesse, sempreché le grazie richieste sono di beni spirituali; perché tali promesse non s'intendono fatte per li beni temporali che il Signore dispensa secondo vede esser più utili alle anime nostre. Ma quando son beni spettanti all'anima, scrive l'apostolo s. Giacomo che questi ognuno li domandi con gran confidenza, poiché Dio li concede con abbondanza: Postulet a Deo qui dat omnibus affluenter et non improperat 5. Queste due ultime parole significano molto: significano che quando una persona fa preghiere a Dio utili alla sua eterna salute e prega con fede, Iddio certamente l'esaudisce; ed allora, benché quell'anima fosse stata infedele a Dio, egli le concede la grazia né le rimprovera le colpe commesse. Quando dunque domandiamo grazie spirituali dobbiamo credere con fermezza di ottenerle, e così le riceveremo, come ce ne assicura s. Marco: Omnia quaecumque orantes petitis credite, quia accipietis, et evenient vobis 6. E dopo ciò non lasci il predicatore di raccomandare a colui che prega di sempre interpor l'intercessione


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di Maria, come avverte s. Bernardo, secondo di sopra notammo: Quaeramus gratiam, et per Mariam quaeramus.

 

4. Ma, terminando questo punto della necessità di pregare, io non posso lasciar di lagnarmi così de' predicatori, come anche degli scrittori de' libri divoti, che poco inculcano questo punto: e maggiormente mi lagno de' confessori che poco si prendon cura di avvertire i loro penitenti di questa necessità di pregare allorché sono tentati; attendono ad inculcare che propongano e promettano fermamente a Dio di più non offenderlo, ma non si piglian fastidio di far loro capire che, quando son tentati a qualche peccato, specialmente d'impurità, poco servono i propositi e le promesse fatte, se non ricorrono a Dio per aiuto. Allorché la tentazione è forte la persona deve subito raccomandarsi a Dio con calore; e se la tentazione non cessa, non cessi ella di seguitare a chiedere aiuto per non cadere, finché la tentazione non cessi o almeno diventi debole. Si vede coll'esperienza che l'invocare i santissimi nomi di Gesù e di Maria nelle tentazioni molto giova per non consentirvi. Ma perciò, io dico, si vedono tante ricadute ne' penitenti anche contriti, perché i confessori poco attendono ad inculcare loro che nelle suggestioni diaboliche subito ricorrano a Dio per aiuto.

 

5. Taluno, leggendo questo foglietto, si ammirerà in leggere che nelle missioni io pretenda da' predicatori che insistano su questo punto d'inculcare agli uditori di ricorrere a Dio quando son tentati; come anche, siccome si è detto nel secondo punto, di raccomandarsi spesso alla s. Vergine, mentreché comunemente da' predicatori, specialmente nell'ultima predica che fanno, si raccomanda sempre e si lasciano per ricordi queste due cose: di raccomandarsi a Dio nelle tentazioni e di esser divoti della Madonna. Sì signore, ben lo so che ciò si pratica, ma replico che queste due cose così importanti alla salute, acciocché gli uditori propongano fermamente di eseguirle, non basta esortarle una volta e lasciarle per ricordi nell'ultima predica, ma bisogna inculcarle quasi in tutte le prediche, affinché restino loro impresse nella memoria e le mettano in pratica per l'avvenire.

 




1 1. Tim. 2. 4.



2 In epist. ad Hebr. c. 12. lect. 3.



3 De Eccles. dogm. inter op. S. August.



4 L. de persev. c. 3. et vide etiam c. 16



5 Luc. 18. 1



6 Io. 16. 24.



7 1. Thess. 5. 17.



8 3. p. qu. 39. art. 5.

1. V. Lessium de iust. l. 2. c. 37. dub. 3. a. 9.



2 Sess. 6. can. 22.



3 Io. 16. 23.



4 Io. 14. 14.



5 1. 5.



6 11. 24.




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