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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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CAPITOLO VII. - Illos tuos misericordes oculos ad nos converte.

§ unico. - Maria è tutt'occhi per compatire e soccorrere le nostre miserie.

S. Epifanio chiama la divina Madre multoculam:1 quella ch'è tutt'occhi affin di sovvenire noi miseri su questa terra. Un giorno esorcizzandosi un ossesso, fu domandato il demonio dall'esorcista che cosa facesse Maria? rispose il nemico: Scende e sale (Ap. il P. Pepe, to. 5, lez. 235).2 E volea dire che questa benigna Signora non fa altro che scendere in terra per portare grazie agli uomini, e salire in cielo per ivi ottenere il divin beneplacito alle nostre suppliche. Con ragione dunque da S. Andrea d'Avellino era nominata la S. Vergine, la Faccendiera del Paradiso,3 che continuamente sta in faccende di misericordia impetrando grazie a tutti, a' giusti e peccatori. - Il Signore tiene gli occhi sopra de' giusti, dice Davide: oculi Domini super iustos (Ps. XXXIII, 16). Ma gli occhi della Signora, dice Riccardo di S. Lorenzo, son rivolti così sopra de' giusti, come sopra


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de' peccatori: Sed oculi Dominae super iustos et peccatores.4 Poiché, soggiunge Riccardo, gli occhi di Maria son occhi di madre, e la madre non solo guarda il suo fanciullo, acciocché non cada, ma ancora acciocché caduto lo vadi a sollevare: Sicut oculi matris ad puerum ne cadat, vel si ceciderit, ut eum sublevet.

Ben ciò lo diede ad intendere a S. Brigida Gesù medesimo, che un giorno si fe' sentir dalla santa parlar colla Madre e dirle: Mater, pete quid vis a me: Chiedimi, Madre, quanto desideri. - Ciò che sempre sta dicendo in cielo il Figlio a Maria, godendo di compiacere questa sua diletta Madre in tutto quello che domanda. - Ma che cosa mai le domandò Maria? Intese S. Brigida che la Madre gli rispose: Misericordiam peto pro miseris (Rev. l. 1, c. 46).5 Come dicesse: Figlio, voi m'avete già destinata per madre della misericordia, per rifugio de' peccatori, per avvocata de' miseri. Or mi dite ch'io vi chieda quel che voglio; che mai voglio cercarvi? Vi chiedo che usiate pietà coi miserabili: Misericordiam peto pro miseris. Sicché, o Maria, voi siete così piena di misericordia, le dice con tenerezza S. Bonaventura, così attenta a sovvenire i miseri, che par che non abbiate altro desiderio, altra premura di questa: Undique sollicita es de miseris, misericordia vallaris, solum misereri videris appetere (Sup. Salv. Reg.).6 E perché tra' miseri


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i peccatori sono i più miseri di tutti, asserisce il Ven. Beda che Maria sta continuamente pregando il Figlio per li peccatori: Stat Maria in conspectu Filii sui, non cessans pro peccatoribus exorare (In cap. I Luc.).7

Anche vivendo in questa terra, dice S. Girolamo, fu Maria di cuore così pietoso e tenero verso gli uomini, che non vi è stata persona talmente afflitta dalle pene proprie, come Maria dalle pene degli altri: Nullum in hac vita adeo poenae torserunt propriae, sicut Mariam alienae (Epist. ad Eust.).8 Ben ella dimostrò questa compassione che sentiva delle altrui afflizioni nel fatto delle nozze di Cana - ne' capitoli scorsi un'altra volta rammemorato - dove mancando il vino, senza essere punto richiesta, come scrisse S. Bernardino il Senese, si assunse l'officio di pietosa consolatrice: Officium piae auxiliatricis assumpsit non rogata.9 E per mera compassione del rammarico di que' sposi, s'impegnò col Figlio e ne ottenne il miracolo della conversione dell'acqua in vino.

Ma che forse, qui rivolto a Maria le dice S. Pietro Damiani, perché siete stata innalzata ad esser regina del cielo, voi vi siete scordata di noi miserabili? Numquid, o B. Virgo, quia


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ita glorificata es, ideo nostrae humilitatis oblita es? Absit, soggiunge, non convenit tantae misericordiae tantae miseriae oblivisci (Serm. 1, de Nat. Virg.).10 Non sia mai che questo si pensi; non conviene ad una pietàgrande che regna nel cuore di Maria il dimenticarsi d'una sì gran miseria qual è la nostra. Non corre già per Maria il comun proverbio: Honores mutant mores. Questo ben corre per li mondani, che innalzati a qualche dignità, s'insuperbiscono e si scordano degli amici antichi ma poveri; ma non per Maria, che si rallegra d'esser fatta più grande, per potere così meglio soccorrere i miserabili. Ciò appunto considerando S. Bonaventura applica alla B. Vergine le parole dette a Ruth: Benedicta filia, priorem misericordiam posteriore superasti (Ruth, III).11 Volendo dire, come appresso dichiara, che se fu grande la pietà di Maria verso de' miseri allorché vivea nel mondo, molto maggiore è al presente ch'ella regna nel cielo: Magna fuit erga miseros misericordia Mariae adhuc exsulantis in mundo, sed multo maior est regnantis in caelo (In Spec. B.V., c. 8).12 Di ciò ne apporta la ragione il santo, dicendo che la divina Madre dimostra ora colle innumerabili grazie che ci ottiene questa sua maggior misericordia, perché ora meglio conosce le nostre miserie: Maiorem per innumerabilia beneficia nunc ostendit misericordiam, quia nunc magis videt hominum miserias. Onde soggiunge che siccome lo splendor del sole avanza quello della luna, così la pietà di Maria or che sta in cielo, avanza la pietà che avea di noi allorché stava in terra: Nam quemadmodum


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sol lunam superat magnitudine splendoris, sic priorem Mariae misericordiam superat magnitudo posterioris. E chi mai vive nel mondo, conclude, che non goda della luce del sole? chi sopra cui non risplenda questa misericordia di Maria? Quis est super quem misericordia Mariae non resplendeat? (S. Bon., loc. cit.).

Perciò ella fu chiamata electa ut sol (Cant. VI, 9). Eletta come il sole, poiché non vi è chi sia escluso dal calor di questo sole, dice S. Bonaventura: Non est qui se abscondat a calore eius.13 E ciò appunto dal cielo S. Agnese rivelò a S. Brigida (Lib. 3, Rev., c. 30), allorché le disse che la nostra Regina or che sta unita col Figlio in cielo, non può scordarsi della sua innata bontà, onde usa con tutti la sua pietà, anche verso de' peccatori più empi; in modo che siccome sono illuminati dal sole i corpi celesti e terreni, così per la dolcezza di Maria non vi è nel mondo chi per suo mezzo non partecipi, se lo dimanda, della divina misericordia: Nunc autem coniuncta Filio non obliviscitur innatae bonitatis suae, sed ad omnes extendit misericordiam suam, etiam ad pessimos: ut sicut sole illuminantur caelestia et terrestria, sic ex dulcedine Mariae nullus est qui non per eam, si petitur, sentiat pietatem.14

Un gran peccatore nel regno di Valenza disperato, per non cadere in mano della giustizia, aveva risoluto di farsi turco, e già se n'andava all'imbarco: passò a caso per avanti d'una chiesa dove predicava il P. Girolamo Lopez della Compagnia di Gesù, e predicava della divina misericordia; a quella predica si convertì e si confessò al medesimo padre, il quale gli domandò se avesse avuto qualche divozione, per cui Dio gli avesse usata quella gran misericordia. Rispose che altra divozione non avea avuto, che ogni giorno pregar la S. Vergine


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che non l'avesse abbandonato (Patrign., Menol., 2 febr.).15 Lo stesso padre trovò allo spedale un peccatore che da 55 anni non s'era mai confessato, e solo questa misera divozione avea fatta, cioè che quando vedeva un'immagine di Maria, la salutava e pregava che non lo facesse morire in peccato mortale. Di più narrò che in una rissa col nemico se gli ruppe la spada; allora si volse alla Madonna e le disse: «Oimè, or son ucciso e mi danno. Madre de' peccatori, aiutatemi.» E in dir ciò si trovò, senza saper come, trasportato in luogo sicuro. E fattasi la confessione generale, se ne morì pieno di confidenza (Patr., al luogo cit.).

Scrisse S. Bernardo che Maria si è fatta ogni cosa a tutti ed a tutti apre il seno della sua misericordia, acciocché tutti ne ricevano, lo schiavo il riscatto, l'infermo la salute, l'afflitto il conforto, il peccatore il perdono, Dio la gloria; e con ciò non vi sia, giacch'ella è sole, chi non partecipi del suo calore: Maria omnia omnibus facta est, omnibus misericordiae sinum aperit, ut de plenitudine eius accipiant omnes, captivus redemptionem, aeger curationem, tristis consolationem, peccator veniam; ut non sit qui seabscondat a calore eius (S. Bern., Serm. in Sign. magn.).16 E chi mai sarà nel mondo, esclama S. Bonaventura,


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che non amerà quest'amabilissima regina? Ella è più bella del sole, più dolce del mele; ella è un tesoro di bontà, a tutti è amabile, con tutti è cortese: Quis te non diliget, o Maria, pulchriorem sole, dulciorem melle, omnibus amabilis, omnibus affabilis?17 Io vi saluto dunque, così l'innamorato santo siegue a dirle, o Signora e Madre mia; anzi cuor mio, anima mia. Perdonatemi, o Maria, se io dico che v'amo; s'io non son degno d'amarvi, voi siete ben degna d'esser amata da me: Ave ergo, domina mea, mater mea, imo cor meum, anima mea. Parce mihi, domina, si me amare te dicam; si ego non sum dignus te amare, tu non es indigna amari a me (S. Bon., Stim., p. 3, c. 19).18

Fu rivelato a S. Geltrude (Rev. l. 4, c. 53) che quando si dicono alla santa Vergine con divozione queste parole: Eia ergo, advocata nostra, illos tuos misericordes oculos ad nos converte; non può Maria lasciare d'inclinarsi alla domanda di chi così la prega.19 Ah che la grandezza della vostra misericordia,


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o gran Signora, le parla S. Bernardo, riempie tutta la terra: Latitudo misericordiae tuae replet orbem terrarum (Serm. 4, sup. Miss.).20 Onde dice S. Bonaventura che questa Madre amorosa ha tanto desiderio di far bene a tutti, ch'ella si chiama offesa non solo da coloro che le fanno qualche ingiuria positiva - come se ne trovano d'anime così perverse, specialmente di giocatori, che talvolta per isfogo bestemmiano o ingiuriano questa buona Signora, - ma si chiama offesa anche da coloro che non la pregano di qualche grazia: In te, Domina, peccant, non solum qui tibi iniuriam irrogant, sed etiam qui te non rogant (S. Bon., in Spec. Virg.).21 Sicché, le dice S. Idelberto, voi c'insegnate, o Signora, a sperare grazie maggiori de' nostri meriti, giacché non cessate continuamente di dispensarci grazie, che avanzano di gran lunga quel che noi meritiamo: Doces nos sperare maiora meritis, quae meritis maiora largiri non desinis.22

Predisse già il profeta Isaia che colla grand'opera dell'umana Redenzione dovea poi prepararsi a noi miseri un soglio della divina misericordia: Praeparabitur in misericordia solium eius (Is. XVI).23 Chi è questo soglio? Risponde S. Bonaventura:


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Solium divinae misericordiae est Maria in qua omnes inveniunt solatia misericordiae (Spec., c. 8).24 Questo soglio è Maria, in cui tutti, e giusti e peccatori, ritrovano i conforti della misericordia; e poi aggiunge: Nam sicut misericordiosissimum Dominum, ita misericordiosissimam Dominam habemus. Dominus noster multae misericordiae invocantibus se: et Domina nostra multae misericordiae invocatibus se: Siccome il Signore è pieno di pietà, tale ancora è la Signora nostra: e conforme il Figlio, così anche la Madre non sanno negar la lor misericordia a chi l'invoca. Onde Guerrico abbate così fa parlare Gesù alla Madre: In te mihi regni sedem constituam, per te preces exaudiam. Communicasti mihi quod homo sum, communicabo tibi quod Deus sum (Serm. 2 de Ass.):25 Madre mia, in voi io collocherò la sede del mio regno, mentre per vostro mezzo farò le grazie che mi si domandano. Voi avete dato a me l'essere d'uomo, io darò a voi l'esser di Dio, cioè l'onnipotenza con cui possiate aiutare a salvare chi volete.

Mentre un giorno S. Geltrude dicea con affetto le suddette parole alla divina Madre: Illos tuos misericordes oculos ad nos converte, vide la S. Vergine che le additò gli occhi del Figlio che teneva in braccio, e poi le disse: Hi sunt misericordiosissimi oculi mei, quos ad omnes me invocantes possum salubriter inclinare (Rev. l. 4, c. 53):26 Questi sono gli occhi pietosissimi, ch'io posso inclinare a salvare tutti coloro che m'invocano. Piangendo una volta un peccatore avanti un'immagine di Maria, pregando che gli avesse impetrato il perdono da Dio, udì che la B. Vergine si voltò al Bambino che teneva in braccio, e gli disse: Fili, et istae lacrimae peribunt? Figlio si perderanno queste lagrime? ed intese che Gesù Cristo già lo perdonò.27


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E come mai può perire chi si raccomanda a questa buona Madre, quando il Figlio come Dio ha promesso per suo amore di usar misericordia, per quanto a lei piace, a tutti coloro che se le raccomandano? Ciò appunto rivelò il Signore a S. Brigida (Lib. 4, cap. 53), facendole sentire queste parole ch'egli dicea a Maria: Ex omnipotentia mea, Mater reverenda, tibi concessi propitiationem omnium peccatorum, qui devote invocant tuae pietatis auxilium, qualicumque modo placeat tibi.28 Dal che l'abbate Adamo Persenio considerando insieme la gran potenza che ha Maria appresso Dio e la gran pietà ch'ella ha verso di noi, tutto pieno di confidenza le dice: O Madre di misericordia, quanta è la tua potenza, tanta è la tua pietà; quanto voi siete potente ad impetrare, tanto siete anche pietosa a perdonare: Mater misericordiae, tanta est pietas tua, quanta potestas. Tam pia es ad parcendum, quam potens ad impetrandum.29 E quando mai, soggiunge, si caso che voi non abbiate compassione de' miseri, essendo Madre di misericordia? O quando è che voi non possiate aiutarli, essendo Madre dell'onnipotenza? Ah che voi con quella facilità con cui intendete le nostre miserie, con quella stessa ci ottenete quanto volete: Quando non compatieris miseris, Mater misericordiae? aut


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quando illis opem conferre non poteris, cum sis Mater omnipotentiae? Eadem facilitate obtinens quodcumque vis, qua facilitate nostra innotescit miseria (Ap. P. Pep., Lez., tom. 7). Satollatevi dunque, dice Ruperto abbate, satollatevi, o gran reina, della gloria del vostro Figlio, e per compassione, non già per nostro merito, contentatevi di mandarne quaggiù gli avanzi a noi poveri vostri servi e figli: O Mater misericordiae, saturare gloria Filii tui, et dimitte reliquias tuas parvulis tuis (Rup., in Cant., lib. 5).30

E se mai i nostri peccati ci danno sconfidenza, diciamole con Guglielmo di Parigi (De Rhet. div., c. 18): Ne allegaveris peccata mea contra me, qui misericordiam tuam allego contra ea. Absit ut stent in iudicio peccata mea contra misericordiam tuam, quae omnibus vitiis fortior est:31 Signora, non adducete


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i peccati miei contro di me, perché io adduco la pietà vostra contro di quelli. E non sia mai che s'abbia a dire che i peccati miei possano contendere in giudizio colla vostra misericordia, la quale è assai più potente ad ottenermi il perdono, che non vagliono i peccati miei ad ottenermi la condanna.

Esempio.

Nelle Croniche de' Padri Cappuccini (Cap. 11, part. 1) si narra che in Venezia vi era un celebre avvocato il quale con frodi e male arti si era fatto ricco, onde viveva in malo stato. Altro forse non avea di buono che 'l recitare ogni giorno una certa orazione alla S. Vergine. E pure questa misera divozione gli valse a scampare dalla morte eterna per la misericordia di Maria. Ecco come.

Per sua sorte prese amicizia quest'avvocato col P. Fra Matteo da Basso, e tanto pregollo che un giorno venisse il padre a pranzare in sua casa, che finalmente questi lo compiacque. Giunto in casa, gli disse l'avvocato: Or, padre, io voglio farle vedere una cosa che non avrà veduta mai. Io ho una scimia ammirabile che mi serve come un valletto, lava i bicchieri, mette a tavola, m'apre la porta. Veda, rispose il padre, che questa non fosse scimia, ma qualche cosa più che scimia; la faccia venire qui. Chiamano la scimia, la richiamano, la cercano da per tutto, e la scimia non comparisce. Finalmente la trovano sotto d'un letto nascosta in un basso della casa; ma la scimia di non volea uscire. Orsù, allora il religioso disse, andiamo noi a trovarla; e giunto insieme coll'avvocato dove questa stava: Bestia infernale, disse, esci fuori, e da parte di Dio ti comando a palesare chi sei. Ed ecco la scimia rispose che era il demonio, e che stava aspettando che quel peccatore avesse lasciata di dire in qualche giorno quella solita orazione alla Madre di Dio, perché la prima volta che l'avesse lasciata, egli aveva licenza da Dio d'affogarlo e portarlo all'inferno. A tale avviso il povero avvocato si buttò genuflesso a cercare aiuto al servo di Dio, il quale gli fece animo e comandò al demonio di partirsi da quella casa senza far danno. Solo ti do licenza, gli disse, che in segno d'esserti partito rompa una muraglia di questa casa. Appena ciò detto, si vide con gran fracasso fatta nel muro un'apertura, la quale benché più volte


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chiusa con calce e pietre, volle Dio che restasse palese per molto tempo; finché per consiglio del servo di Dio si pose in quella un marmo colla figura di un angelo. L'avvocato si convertì e speriamo che d'indi in poi perseverasse nella mutazione di vita sino alla morte.32

Preghiera.

O creatura tra tutte la più grande e più sublime, Vergine sacrosanta, vi saluto da questa terra io misero infelice ribelle del mio Dio, che merito castighi, non già grazie, giustizia, non misericordia. Signora, non dico ciò perché io sconfidi della vostra pietà. Io so che voi vi gloriate d'essere più benigna, quanto siete più grande. So che godete di esser così ricca, per farne parte anche a noi miserabili. So che quanto sono più poveri quelli che a voi ricorrono, voi tanto più v'impegnate a proteggerli e salvarli.

O Madre mia, voi siete quella che piangeste un giorno il vostro Figlio morto per me. Offerite, vi prego, le vostre lagrime a Dio, e per queste impetratemi un vero dolore de' peccati miei. Tanto vi afflissero allora i peccatori e tanto vi afflissi ancor'io colle scelleraggini mie. Impetratemi, o Maria, che io almeno da ogg'innanzi non segua ad affliggere più voi e il vostro Figlio colla mia ingratitudine. E che mi gioverebbe il vostro pianto, s'io seguissi ad esserv'ingrato? Che mi gioverebbe la vostra misericordia, se vi fossi di nuovo infedele e mi dannassi? No, regina mia, non lo permettete. Voi avete supplito a tutte le mie mancanze. Voi ottenete da Dio quanto volete. Voi esaudite ognuno che vi prega. Queste due grazie io vi domando e da voi senza meno le spero e le voglio: ottenetemi d'esser fedele a Dio in non offenderlo più, e di amarlo nella vita che mi resta tanto quanto io l'ho offeso.




1 «Virgo plurium nominum et multocula effecta est seraphim incomprehensae visionis.» Homilia in laudes S. Mariae Deiparae. Inter Opera S. Epiphanii, Episcopi Constantiensis in Cypro, MG 43-498. - Questa omilia non è di S. Epifanio; ma forse di qualche altro Epifanio, Arcivescovo di Cipro: due furono di questo nome. Petavio, MG 43-10, 11.



2 «Dimandato un demonio se la divina Madre facesse la nostra causa in cielo, rispose: «E che non fa? se non fosse per lei, tutti gli uomini noi precipiteremmo all'inferno, perché tutti tireremmo al nostro partito.» «Ma pure che fa», richiese di nuovo l'esorcista. «Scende e sale, scende e sale; e questo è tutto il suo impiego. Scende dal cielo in terra per portare grazie agli uomini; e sale dalla terra al cielo per offrire a Dio le vostre suppliche». F. PEPE, S. I., Delle grandezze di Gesù e di Maria, tom. V, lez. 235. Napoli, 1748, pag. 313.

3 «Soleva dire «esser Maria la nostra procuratrice e la faccendiera del cielo… Ricorriamo alla faccendiera del cielo, speranza sicura de' nostri desiderii, che ne resteremo consolati.» G. MAGENIS, Vita, cap. 7, appendice storica. - «(Mariam) appellare consueverat Negotiatricem... Si quid ipse impetrare a Deo vellet, Negotiatricem suam urgebat.» SILOS, Historiarum Clericorum Reg. pars altera, lib. 5, an. 1608, p. 233. Romae, 1655.

4 «Oculi Domini super iustos, oculi Dominae super iustos et peccatores, sicut oculi bonae matris super puerum ne cadat, vel si ceciderit, ut eum relevet.» RICH. A S. LAUR., De laudibus B. M. V., lib. 2, cap. 2, n. 5. Inter Opera S. Alb. M., ed. Lugd., XX, 47, col. 1; ed. Paris., XXXVI, 84, col. 2.

5 «Respondit Filius: «... Tu vere misericordiae Mater praedicaris et es, quia miserias omnium consideras, et me ad misericordiam flectis: pete ergo quod vis, non enim inanis potest esse caritas et petitio tua.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 6, cap. 23. Coloniae Agrippinae, 1628, p. 362, col. 2. - «Respondit Matri Filius: «... Quia per dulcissima verba oris tui trahis misericordiam a me, pete quodcumque vis, et dabitur tibi. «Respondit Mater: «Fili mi, quia misericordiam ego a te consecuta sum, ideo misericordiam et auxilium peto miseris.» Id. op., lib. 1, cap. 50, p. 62, col. 1.

6 «Certe, Domina, cum te aspicio, nihil nisi misericordiam cerno nam pro miseriis (leggi: miseris) Mater Dei facta es, misericordiam insuper genuisti, et demum tibi miserendi est officium commissum. Undique sollicita de miseris, undique misericordia vallaris, solum misereri tu videris appetere.» Stimulus amoris, pars 3, cap. 19, Meditatio super Salve Regina. Inter Opera S. Bonav., (vedi Appendice, 2), Rom., Mogunt., Lugduni (1668), VII, 231, col. 2. - Meditatio in «Salve Regina, n. 1, inter Opera S. Bernardi, ML 184-1077: «Multum es sollicita de miseris.» - Meditatio super «Salve Regina», n. 2, inter Opera S. Anselmi Lucensis, ML 149-584: «Certe, Domina, cum te aspicio, nonnisi misericordiam cerno. Nam pro miseris mater Dei facta es. Misericordiam miseris genuisti. Undique, Domina, misericordia tu vallaris, solum misereri appetere tu videris. Multum es sollicita de miseris...» - Vedi Appendice, 3, A.

7 «Postquam caelos ascendit ipsa, assidue stat coram Deo, orationem pro peccatis nostris effundens.» Inter Opera S. Bedae Venerabilis, Homiliarum liber 3, Homiliae subdititiae, hom. 59, De S. Maria Virgine. ML 94-422.

8 A questo può riferirsi quanto dice l'autore (vedi Appendice, 1) della Epistola ad Paulam et Eustochium de Assumptione B. V. M., n. 14, ML 30-138, sul martirio di Maria: «Beata Dei Genitrix et martyr et virgo fuit... Quod vere passa sit, testatur Simeon...: Et tuam, inquit, ipsius animam pertransibit gladius (Luc. II, 35). Ex quo constat quod supra martyrem fuerit... Quia plus omnibus dilexit, propterea et pius doluit... Quae quia mente passa est, plus quam martyr fuit. Nimirum quod eius dilectio amplius fortis quam mors fuit, quia mortem Christi suam fecit.»

9 «Hoc est igitur illud verbum admirandae compassionis et pietatis, quod dulcissima mater Christi et advocata nostra, et in terris et in caelis pro nobis miserabilibus et infirmis, tamquam pia mater pro filiis suis undique deplorandis, dicit dilecto primogenito suo, Io. II: Vinum non habent... Omnium hominum advocatam se sentiens, quae pro omnibus creaturis cunctorum facta fuerat Virgo Mater, officium advocationis et piae auxiliatricis assumpsit, quum videret inopiam, ac si opus non sit eam precibus excitare, quae omnem oculum pietatis suae in nos direxit, ac praesciens indigentiam nostram, et se cunctorum hominum matrem pietatis agnoscens, sollicita pro filiis, irrequisita etiam ad Dei Filium intercessit dicens: Vinum non habent. Si hoc non rogata perfecit, quid rogata perficiet? Si hoc viatrix exsistens, quid cum regnat in patria?» S. BERNARDINUS SENENSIS, Sermo de Visitatione B. M. V., art. 3, cap. 2. Venetiis, 1745, IV, pag. 111, col. 1, 2; 1591, III, 115.

10 Inter Opera S. Petri Damiani, sermo 44, NICOLAUS monachus, quondam notarius S. Bernardi, In Nativitate B. V. M., ML 144-740: «Revertere, primo per naturam. Numquid quia ita deificata, ideo nostrae humanitatis oblita es? Nequaquam, Domina. Scis in quo discrimine nos reliqueris... Non enim convenit tantae misericordiae tantam miseriam oblivisci.»

11 Benedicta, inquit (Booz), es a Domino, filia, et priorem misericordiam posteriore superasti. Ruth III, 10.

12 «Ista benedicta filia priorem misericordiam posteriore superavit. Magna enim erga miseros fuit misericordia Mariae adhuc exsulantis in mundo, sed multo maior erga miseros est misericordia eius iam regnantis in caelo. Maiorem per beneficia innumerabilia nunc ostendit hominibus misericordiam, qui (leggi: quia, ovvero: quae) magis nunc videt innumerabilium hominum miseriam. Unde pro splendore prioris misericordiae fuit Maria pulchra ut luna: pro splendore vero posterioris misericordiae, est electa ut sol... Nam quemadmodum sol lunam superat magnitudine splendoris, sic priorem Mariae misericordiam superat magnitudo posterioris. Quis est super quem sol et luna non luceant? quis est super quem misericordia Mariae non resplendeat?» CONRADUS SAXON, Speculum B. M. V., lectio 10. Inter Opera S. Bonav., ed. Rom., etc., VI, 444, col. 2. - Vedi Appendice, 2.

13 Vedi la nota precedente. - Più espressamente RAYMUNDUS IORDANUS, Abbas Cellensis, Contemplationes de B. V., Prooemium, Migne-Bourassé, Summa aurea, IV, 852: «Et sic non est qui se abscondat a calore eius, id est a caritate et dilectione ipsius.»

14 «Beata Agnes loquitur Sponsae (Birgittae) dicens: «Filia, dilige Matrem misericordiae... (Maria) sic pia et misericors fuit, et est, quod maluit omnes tribulationes sufferre, quam quod animae non redimerentur. Nunc autem coniuncta Filio non obliviscitur innatae bonitatis suae, sed ad omnes extendit misericordiam suam, etiam ad pessimos, ut sicut sole illuminantur et inflammantur caelestia et terrestria, sic, ex dulcedine Mariae, nullus est qui non per eam, si petit, sentiat pietatem.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 3, cap. 30. Coloniae Agrippinae, 1628, 165, col. 1.

15 «Un certo omaccio, che in ogni sorte di vizio s'era brutalmente invischiato, avea risoluto in fine d'andare in Africa e farsi Turco per non cader nelle forze della giustizia. In quello che giva a trovar l'imbarco, passando per un certo villaggio dove il P. Lopez faceva la missione, vide gran gente portarsi in chiesa: curioso v'entrò anch'esso, e udì che il Padre predicava sopra la divina misericordia: si soffermò, e restò predato appunto dall'istessa misericordia, che lo colse in buon punto. Contrito andò a trovare il Padre per confessarsi. Maravigliato il servo di Dio di quella subitanea conversione in tal uomo... gli dimandò se in vita sua era stato mai solito di far qualche divozione; e trovò ch'ogni giorno avea pregato Maria Vergine che non l'abbandonasse. - Trovò un altro di simil pasta in un ospedale, che da 55 anni non s'era mai confessato. Solamente in veder qualche immagine di Maria, alla sfuggita la salutava, e pregava a non permettere ch'ei morisse in peccato mortale. Di più raccontò che in una rissa rottaglisi la spada, si vide morto... Allora invocata la Vergine, così le disse: «Oimè, che io precipito nell'inferno! Madre de' peccatori, aiutatemi.» E a un tratto si trovò trasportato in luogo aperto e sicuro. Or costui, fatta la sua general confessione col P. Lopez, dieci giorni dopo, pieno di fiducia in Dio si morì.» PATRIGNANI, Menologio, 2 febbraio, Del P. Girolamo Lopez, + 1658. Venezia, 1730, vol. I, pag. 31 di febbraio.

16 «Denique omnibus omnia facta est, sapientibus et insipientibus copiosissima caritate debitricem se fecit. Omnibus misericordiae sinum aperit, ut de plenitudine eius accipiant universi, captivus redemptionem, aeger curationem, tristis consolationem, peccator veniam, iustus gratiam, angelus laetitiam, denique tota Trinitas gloriam, Filii persona carnis humanaesubstantiam; ut non sit qui se abscondat a calore eius.» S. BERNARDUS, Sermo in «Signum magnum», n. 2. ML 183-430.

17 «Quis enim non te diligit, reparatricem omnium, amoris caminum, pulchriorem sole, dulciorem melle, bonitatis thesaurum, honestatis speculum, omnis sanctitatis exemplum? Omnibus es amabilis, omnibus es affabilis, omnibus delectabilis.» Stimulus amoris, pars 3, cap. 19, Meditatio super Salve Regina. Inter Opera S. Bonaventurae, Rom., Mogunt., Lugd. (1668), pag. 233, col. 1. - «Omnibus es amabilis, omnibus affabilis, omnibus delectabilis... Quis ergo ad te, Domina, non suspirabit?» Meditatio in Salve Regina, n. 5. Inter Opera S. Bernardi, 184-1079. - Vedi Appendice, 3, A.

18 «O Virginis amor, divinum reddis amantem, virgineum facis iam multa sorde pollutum. Ergo ave, Domina mea, Mater mea, imo cor meum, et anima mea virgo Maria. - Maria virgo, ave. O nomen suavissimum, nomen dulcissimum, nomen iucundissimum, nomen Mariae! Quid feci? quid praesumpsi? quomodo excessi? nominare te audeo! Quis umquam talia audivit, quod perditionis filius, peccatorum sacculus, daemonum famulus te nominare praesumat? O amor mei! nomen Matris Dei! revereri nescit amor; mihi parce, Domina, quod te amare dicam; et si ego non sum dignus te amare, tu es digna amari.» Meditatio de Ave Maria, n. 4, 5. Inter Opuscula spuria S. Anselmi Mantuani, episcopi Lucensis + 1086. ML 1491580. - Le ragioni pro e contra l'autenticità di questo opuscolo sono le stesse che per la Meditatio super Salve Regina. Vedi dunque Appendice, 3, A.

19 «A quelle parole poi Eia ergo advocata nostra, chiamando di nuovo Gertrude nel suo aiuto la detta benignissima Madre, le parve ch'ella, come fosse quasi per forza tirata d'alcune forti funi, si indrizzasse verso di lei. Dal cui effetto conobbe, che sempre ch'alcuno con divozione nominandola, la chiamerà in suo favore con questo nome, la sua materna pietà si verrà a piegare tanto grandemente, che in alcuno modo non si potrà contenere ch'ella non condiscenda alle preci di chiunque la pregherà. Nel dirsi poi illos tuos misericordes oculos, la beatissima Vergine, toccando piacevolmente il mento del suo Figliuolo, l'inchinò a terra verso di noi, dicendogli: «Questi sono i miei occhi misericordiosissimi, i quali con molta fedele salute posso inchinare verso di tutti quelli che mi pregano, da' quali sempre conseguiranno abbondante frutto d'eterna salute.» Per questo effetto le fu dato a conoscere dal Signore ch'almeno ella dovesse due volte ogni giorno chiamare la sua beatissima Madre con queste parole: Eia ergo, advocata nostra, illos tuos misericordes oculos..., certificandola che per queste parole nell'ultimo suo fine ne riceverebbe non picciola consolazione.» S. GELTRUDE, Vita, edizione Lanspergio-Buondì, Venezia, 1606, lib. 4, cap. 53, pag. 393. - Legatus divinae pietatis, ed. Solesmensium, lib. 4, cap. 51, p. 460.

20 «Quis ergo misericordiae tuae, o benedicta, longitudinem et latitudinem, sublimitatem et profundum queat investigare?... Latitudo eius replet orbem terrarum...» S. BERNARDUS, In Assumptione B. M. V., sermo 4, n. 8. ML 183-429.

21 SALAZAR, in Prov. VIII, 36, n. 456: «Verba sunt Bonaventurae in Speculo: «Non solum in te peccant, o Domina, qui tibi iniuriam irrogant, sed etiam qui te non rogant.» - PACIUCHELLI, Excitationes dormitantis animae, Excitatio 4 in Ps. 86, n. 4, Venetiis, 1720, pag. 20, col. 1: «D. Bonaventura (nota marginale: in Spec. Virg.) cum B. Virgine loquens, affatur: «Non solum in te peccant, o Domina, qui tibi iniuriam irrogant, sed etiam qui te non rogant.» - Cf. PEPE, Discorsi in lode di Maria SS., Napoli, 1756, II, 280.

22 «Doces me sperare maiora meritis, quae meritis maiora largiri non desistis.» Ven. HILDEBERTUS, Cenomanensis episc., postea Turonensis archiepiscopus, Epistolae, lib. 3, epist. 2. ML 171-284. Così scriveva il santo vescovo ad Adele, contessa di Blois, la quale gli aveva promesso una pianeta, di cui aveva bisogno.

23 Et praeparabitur in misericordia solium, et sedebit super illud in veritate in tabernaculo David. Is. XVI, 5.

24 «Solium divinae misericordiae est Maria mater misericordiae, in quo omnes inveniunt solatia misericordiae. Nam sicut misericordissimum Dominum, ita misericordissimam Dominam habemus: Dominus noster multae misericordiae est omnibus invocantibus se, et Domina nostra multae misericordiae est omnibus invocantibus se.» CONRADUS DE SAXONIA. Speculum B. M. V., lectio 9. Inter Opera S. Bonav., Romae, etc., VI, 443, col. 2. - Vedi Appendice, 2.



25 «Veni igitur, electa mea, et ponam in te thronum meum. In te mihi quamdam regni sedem constituam, de te iudicia decernam, per te preces exaudiam. Nullus mihi plus ministravit in humilitate mea. Communicasti mihi, praeter alia, quod homo sum: communicabo tibi quod Deus sum.» GUERRICUS, Abbas Igniacensis, Sermo 2 in AssumptioneB.M. n. 6. ML 185-193.



26 Vedi sopra, nota 19.

27 SINISCALCHI, S. I., Il martirio del Cuore di Maria Addolorata, Ottobre, sabato II. Venezia, 1746, p. 254.Il Siniscalchi però parla del Crocifisso, non di Gesù Bambino tra le braccia della Madre.



28 S. GELTRUDE, Vita (Lanspergio-Buondì, Venezia, 1606, lib. 4, cap. 53, pag. 391,) Nella festa della Natività della gloriosa Vergine: «Appresso, nell'altra antifona Adest namque festivitas, a quelle parole: Ipsa intercedat pro peccatis nostris: parve che la Madre del Signore riverentemente presentasse al cospetto del suo Figliuolo una carta nella quale erano scritte le medesime parole a lettere d'oro, a lei portata... dal servizio degli Angeli. A cui egli piacevolmente rispondeva: «Riverenda madre, con la mia infinita potenza ti ho conceduto potere di perdonare tutti i peccati, di quella maniera che a te più sia a grato, di tutti coloro che divotamente invocarono l'aiuto della tua pietà.» - Chiaramente apparisce dalla nota di S. Alfonso, ch'egli abbia avuto intenzione di citare S. Geltrude, e non S. Brigida, come ha fatto al cap. IV, § 1, nota 29, pag. 141.

29 «O quam flexibilis, quam fortis et quam fertilis directionis virga, Mater misericordiae, Regina virtutum, Genitrix Salvatoris! Flexibilem te facit immensa pietas, fortem incorrupta potestas, fertilem divini partus fecunditas. Tanta est pietas tua, quanta potestas. Tam pia es ad parcendum miseris, quam potens ad impetrandum quod postularis. Quando enim non compateris filiis miseris, Mater misericordiae? Aut quando illis opem conferre non poteris, cum sis ipsius Mater Omnipotentiae? Eadem proculdubio facilitate obtines apud Omnipotentem quodcumque vis, qua facilitate nostra innotescit miseria tuae visceribus pietatis.» ADAMUS, Abbas Perseniae, Ord. Cist., Mariale, Sermo 1, In Annuntiatione B. V., ML 211-703. - F. PEPE, S. I., Grandezze di Gesù Cristo e Maria SS., tom. 7, lez. 336. Napoli, 1749, pag. 324.

30 (Non Rupertus, Abbas Tuitiensis, ma) GUERRICUS, Abbas Ignacensis, S. Bernardi discipulus, In Assumptione B. M. sermo 4, n. 5, ML 185-200: «O Mater misericordiae, saturare gloria Filii tui; et dimitte reliquias tuas parvulis tuis.» - Nella II parte delle Glorie di Maria, Discorso 8 (in fine), S. Alfonso cita questo testo esattamente col nome di Guerrico Abbate.

31 «Absit a te, dulcissima Dei Mater, ut plus possint apud te contra me vitia mea et peccata, quam possit misericordia tua pro me. Absit ut clamor eorum... praevaleat clamori meo, et obstruat aures misericordiae tuae. Absit ut omnia mala mea... possint obstruere os sacratissimum tuum et labia tua... et... prohibere ne loquantur pro me. Absit ut possint suspendere te a tam salubri officio pietatis tuae, quo et advocata es et mediatrix hominum, post Filium tuum spes unica et refugium tutissimum miserorum. Et ne allegaveris iniustitiam, qua indignissimum me confiteor omni auxilio pietatis tuae et omni respectione misericordiae tuae. Non enim fas est ut alleges pro iustitia contra me, vel contra quemcumque alium: hoc enim esset stare te pro iustitia contra misericordiam, cui certissimum est, et totum quo polles gratiae, et totum quo fulges gloriae, et illud praecellentissimum omnium, videlicet quod es Mater Dei, te debere. Absit a te igitur, piissima Dei mater,... ut ullo modorum obsistas, vel misericordiae benedicti Filii tui... vel misericordiae propriae tuae... Haec enim est per quam maxime Matrem Dei te esse demonstras... Nulla enim creatura et tot et tanta et talia impetrare posset apud benedictum Filium tuum miseris, quanta tu apud ipsum impetras eisdem. In quo procul dubio non tamquam ancillam suam, quae indubitanter es, sed tamquam matrem verissimam te honorat. Amplius. Aliis matribus assimilari debent filii; te autem, gloriosa Domina, decet assimilari benedicto Filio tuo, et potissimum in ea virtute per quam se fecit Filium tuum et te Matrem suam. Haec autem est misericordia... Necesse igitur est ut totam te possideat misericordia... Ne steteris igitur pro iustitia contra illam. Et propter hoc ne allegaveris illam contra me... Ne allegaveris, dulcissima Dei Mater, peccata mea contra me, qui misericordiam tuam allego contra ea. Absit ut stent in iudicio peccata mea contra misericordiam tuam, quae omnibus vitis et peccatis super omnem cogitatum fortior est atque potentior.» GUGLIELMUS Alvernus, episcopus Parisiensis, De rhetorica divina (cioè de arte orandi), cap. 18. Opera, Aureliae et Parisiis, 1674, I, 358, col. 2.



32 Zaccaria BOVERIO, Annali dell'Ordine de' Frati Minori Cappuccini, tomo 1, parte 2, an. 1552, num. 69-71. Venezia, 1643, pag. 67-69. - La casa, coll'effigie marmorea dell'Angelo, esiste tuttora, ed il ponte che sta di fronte, si chiama ancora Ponte dell'Angelo.




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