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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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CAPITOLO VIII. - Et Iesum benedictum fructum ventris tui nobis post hoc exsilium ostende.

§ 1. - Maria libera i suoi divoti dall'inferno.

È impossibile che si danni un divoto di Maria, che fedelmente l'ossequia e a lei si raccomanda.1 Questa proposizione a primo aspetto parrà ad alcuno troppo avanzata; ma io pregherei costui a non condannarla, prima di leggere quello che qui appresso io noterò su questo punto.

Il dire che un divoto della Madonna è impossibile a dannarsi, non s'intende già di quei divoti, che si abusano della lor divozione per peccare con minor timore. Onde ingiustamente alcuni par che disapprovino il tanto decantare la pietà di Maria co' peccatori, col dire che questi poi se n'abusano per più peccare. Poiché tali prosuntuosi per questa lor temeraria confidenza meritano castigo, non misericordia. S'intende dunque di que' divoti che, con desiderio d'emendarsi, son fedeli ad ossequiare e raccomandarsi alla Madre di Dio. Questi, dico, è moralmente impossibile che si perdano. E trovo ciò averlo detto anche il P. Crasset nel suo libro della divozione verso Maria Vergine (Tom. I, q. 7).2 E prima di lui il Vega nella sua Teologia Mariana,3 il Mendoza (Virid., lib, II, probl. 9),4 ed altri Teologi. E per intendere che questi non han parlato a caso,


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vediamo quel che ne hanno detto i Dottori ed i Santi. Né si maravigli alcuno se qui noterò più sentenze uniformi degli autori; poich'io ho voluto registrarle tutte, affine di dimostrare quanto sono stati concordi gli scrittori su questo punto.

S. Anselmo dice che siccome chi non è divoto di Maria e da lei non è protetto è impossibile che si salvi, così è impossibile che si danni chi si raccomanda alla Vergine e da lei è mirato con amore: Virgo benedictissima, sicut impossibile est ut a te aversus et a te despectus salvetur, ita ad te conversus et a te respectus impossibile est ut pereat (De Exc. Virg., c. 11).5 Conferma lo stesso S. Antonino quasi colle stesse parole: Sicut impossibile est ut illi a quibus Maria oculos suae misericordiae avertit, salventur; ita necessarium quod hi ad quos convertit oculos suos pro eis advocans, salventur et glorificentur (Part. IV, tit. 50).6 Aggiunge dunque questo santo che i divoti di Maria necessariamente si salvano.

Notisi non però la prima parte della proposizione di questi santi, e tremino quelli che fan poco conto o abbandonano per trascuraggine la divozione a questa divina Madre. Dicono essere impossibile il salvarsi quelli che non son protetti da Maria. E ciò l'asseriscono anche altri, come il B. Alberto Magno: Gens quae non servierit tibi peribit (Bibl. Mar., in c. 60):7 Tutti quei che non sono vostri servi, o Maria, tutti si perderanno. S. Bonaventura: Qui neglexerit illam, morietur in peccatis suis (In Ps. 116):8 Chi trascura la servitù alla Vergine,


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morirà in peccato. Ed in altro luogo: Qui te non invocat in hac vita, non perveniet ad regnum Dei (In Ps. 86):9 Chi non ricorre a voi, Signora, non giungerà in paradiso. E nel salmo 99 arriva a dire il santo che non solo non si salverà, ma che non vi sarà neppure speranza di salute per coloro da cui Maria volta la faccia: A quibus averteris vultum tuum, non erit spes ad salutem.10 E prima lo disse S. Ignazio martire asserendo che non può salvarsi un peccatore, se non per mezzo della S. Vergine; la quale all'incontro salva colla sua pietosa intercessione tanti, che secondo la divina giustizia sarebbero dannati: Impossibile est aliquem salvari peccatorem, nisi per tuum, o Virgo, auxilium et favorem; quia quos non salvat Dei iustitia, salvat sua intercessione Mariae misericordia infinita (Ap. Celada, in Iud. fig., § 10).11 Alcuni difficultano12 che questa sentenza sia di S. Ignazio; almeno dice il P. Crasset che questo detto l'ha fatto suo S. Giovan Grisostomo (In deprec. ad Virg.).13 E si trova anche replicato dall'abbate Cellense (In contempl. Virg., c. 5.).14 Ed in questo senso la S. Chiesa applica a Maria quelle parole de' Proverbi: Omnes qui me oderunt, diligunt mortem (Prov. VIII, [36]): Tutti quei che non m'amano, amano la morte eterna. Poiché - come dice Riccardo di S. Lorenzo sulle parole, Facta est quasi navis institoris (Prov. XXXI, [14])


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- saran sommersi nel mare di questo mondo tutti quelli che son fuori di questa nave: In mare mundi submergentur omnes illi, quos non suscipit navis ista (De laud. V., l. 11,).15 Anche l'eretico Ecolampadio stimava segno certo di riprovazione la poca divozione di alcuno verso la Madre di Dio; onde diceva: Numquam de me audiatur, quasi averser Mariam, erga quam minus bene affici reprobatae mentis certum existimem indicium (V. ap. P. Pepe, lez., t. 7).16

All'incontro dice Maria: Qui audit me, non confundetur (Eccli. XXIV, 30): Chi a me ricorre ed ascolta quel che gli dico, non si perderà. Dal che le dicea S. Bonaventura: Signora, chi attende ad ossequiarvi, sarà lontano dal dannarsi: Qui praestat in obsequio tuo, procul fiet a perditione (In Ps. 118).17 E ciò avverrà, dice S. Ilario, ancorché costui si trovasse per lo passato molto avere offeso Dio: Quantumcumque quis fuerit peccator, si Mariae devotus exstiterit, numquam in aeternum peribit (Cap. 12, in Matth.).18

Perciò il demonio tanto si affatica co' peccatori, acciocché dopo aver perduta la divina grazia perdano ancora la divozione a Maria. - Sara vedendo Isacco trastullarsi con Ismaele che gl'inseriva mali costumi, disse ad Abramo che lo discacciasse; ma discacciasse ancora la sua madre Agar: Eiice ancillam hanc et filium eius (Gen. XXI, 10). Non fu contenta che uscisse di casa solamente il figlio, se non si licenziasse anche la madre; pensando che altrimenti il figlio, col venire a veder


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la madre, anche avrebbe durato a praticare in casa. Così il demonio non è contento in vedere che un'anima discacci da sé Gesù Cristo, se non ne discaccia anche la Madre. Eiice ancillam hanc et filium eius. Altrimenti teme che la Madre riconduca di nuovo in esso il Figlio colla sua intercessione. E teme con ragione, mentre dice il dotto P. Paciucchelli che chi è fedele in ossequiare la Madre di Dio, presto lo riceverà per mezzo di Maria: Qui Dei Genitrici perseveranter obsequitur, non multa mora et Deum ipsum in se recipiet (In Salv. Reg., Exc. 5).19 Onde con ragione da S. Efrem la divozione alla Madonna ben era chiamata Charta libertatis (Or. de laud. Virg.):20 il salvacondotto per non esser rilegato all'inferno. E la divina Madre era dallo stesso nominata Patrocinatrix damnatorum (ibid.):21 la protettrice dei dannati. E in verità se è vero, com'è certo, quel che dice S. Bernardo, che a Maria non può mancarepotenzavolontà di salvarci: Nec facultas nec voluntas illi deesse potest (Serm. de Assumpt.);22 non potenza, perché le sue preghiere è impossibile che non sieno esaudite, come asserisce sant'Antonino: Impossibile est Deiparam non exaudiri (P. 4, tit. 15, cap. 17, § 4).23 E lo stesso


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S. Bernardo dice che le sue dimande non possono restare mai inutili, ma ottengono quanto vogliono: Quod quaerit invenit, et frustrari non potest (Serm. de aquaed.).24 Non volontà di salvarci, poiché Maria ci è madre e più desidera ella la nostra salute, che non la desideriamo noi. Se ciò dunque è vero, come mai può succedere che un divoto di Maria si perda? Sarà egli peccatore; ma se con perseveranza e volontà di emenda si raccomanderà a questa buona Madre, sarà sua cura d'impetrargli lume per uscire dal suo cattivo stato, dolore dei suoi peccati, perseveranza nel bene e finalmente la buona morte. E qual madre mai potendo facilmente liberare un figlio dalla morte, solo con pregare il giudice della grazia, non lo farebbe? E possiamo pensare che Maria, madre la più amorosa che possa trovarsi de' suoi divoti, potendo liberare un figlio dalla morte eterna, potendolo far sì facilmente, non lo farà?

Ah, lettor divoto, ringraziamo il Signore, se vediamo che ci ha donato l'affetto e la confidenza verso la Regina del cielo, poiché Dio, dice S. Giovan Damasceno, non fa questa grazia se non a coloro che vuol salvi. Ecco le belle parole del santo con cui ravviva la sua e nostra speranza: O Madre di Dio, diceva, s'io metto la mia confidenza in voi sarò salvo. S'io sono sotto la vostra protezione, nulla ho a temere, perché l'essere vostro divoto è l'avere certe armi di salute, che Iddio non concede se non a coloro ch'egli vuol salvi (Serm. de Nat. B.V.).25 Onde Erasmo salutava la Vergine: Salve, inferorum formido,


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Christianorum spes, certa est fiducia tua (Or. ad Virg):26 Dio vi salvi, o spavento dell'inferno, o speranza de' Cristiani; la confidenza in voi ci assicura della salute.27

Oh quanto dispiace al demonio di veder un'anima perseverante nella divozione alla divina Madre! Si legge nella Vita del padre Alfonso Alvarez, molto divoto di Maria, che stando egli in orazione e sentendosi angustiato dalle tentazioni impure con cui l'affliggeva il demonio, il nemico gli disse: Lascia questa tua divozione a Maria, ed io lascerò di tentarti.28

Rivelò il Signore a S. Caterina da Siena, come si legge appresso Blosio (In Mon. spir.), ch'egli per sua bontà avea conceduto a Maria, per riguardo del suo Unigenito di cui è Madre, che niuno anche peccatore, che a lei divotamente si raccomanda, sia preda dell'inferno: Mariae Filii mei Genitrici a bonitate mea concessum est propter incarnati Verbi reverentiam, ut quicumque etiam peccator ad eam cum devota veneratione recurrit, nullo modo rapiatur a daemone infernali.29 Anche il profeta Davide pregava di essere liberato dall'inferno per l'amore ch'egli portava all'onor di Maria: Domine, dilexi decorem domus tuae... ne perdas cum impiis... animam meam (Ps. XXV, [8, 9]). Dice Domus tuae, perché Maria fu già


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quella casa che Dio stesso si fabbricò in questa terra per sua abitazione e per ritrovarvi il suo riposo, facendosi uomo, come sta registrato ne' Proverbi: Sapientia aedificavit sibi donum (Prov. IX, 1). No che certamente non si perderà, dicea S. Ignazio martire, chi attenderà ad esser divoto di questa Vergine madre: Numquam peribit qui Genitrici Virgini devotus sedulusque exstiterit.30 E S. Bonaventura lo conferma dicendo: Signora, i vostri amanti godono gran pace in questa vita, e nell'altra non vedranno la morte in eterno: Pax multa diligentibus te, Domina; anima eorum non videbit mortem in aeternum (In Ps. 118).31 Non si è dato né si darà mai questo caso - ci assicura il divoto Blosio - che un servo umile ed attento di Maria si perda eternamente: Fieri non potest ut pereat qui Mariae sedulus et humilis cultor exstiterit (In Can. vit. spir., cap. 18).32

Oh quanti sarebbero stati eternamente dannati o restati ostinati, se Maria non si fosse interposta col Figlio, acciocché usasse loro misericordia! Così dice Tommaso da Kempis: Quanti fuissent aeternaliter condemnati vel permansissent in desperatione obstinati, nisi beatissima Virgo Maria interpellasset ad Filium (V. ap. Pep., lez., tom. 7).33 Ed è sentimento di molti Teologi, e specialmente di S. Tommaso, che a molte persone anche morte in peccato mortale la divina Madre abbia ottenuto da Dio il sospendersi la sentenza e ritornare in vita a far penitenza.34 Di ciò se ne portano da gravi autori molti esempi. Fra gli altri da Flodoardo, che visse circa il nono secolo, nella sua Cronaca (Ap. Cras., to. 1, qu. 12) si narra di un certo diacono Adelmano, ch'essendo già creduto morto, mentre si stava per seppellirlo rinvenne in vita e disse


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di aver veduto il luogo dell'inferno dov'era stato già condannato; ma che per le preghiere della B. Vergine era stato rimandato al mondo a far penitenza.35 Il Surio parimente riferisce nel lib. 1, al c. 35, che un cittadino romano chiamato Andrea era già morto impenitente, e che Maria gli aveva ottenuto di ritornare in vita per poter essere perdonato.36 Di più racconta Pelbarto (Stellar. Cor. B.V., l. 2, p. 2, a. 1) che a' tempi suoi, mentre l'imperador Sigismondo viaggiava col suo esercito per l'Alpi, s'intese da un cadavere, in cui erano rimaste le sole ossa, una voce che cercava confessione, dicendo che la Madre di Dio, di cui era stato divoto mentre era stato soldato, gli avea impetrato di vivere in quelle ossa fin che si confessasse; e confessatosi morì.37 - Questi ed altri esempi non già debbono servire per animare qualche temerario che volesse vivere in peccato, colla speranza che Maria lo libererà dall'inferno, ancorché muoia in peccato; poiché conforme sarebbe gran pazzia il gittarsi in un pozzo colla speranza che Maria lo preservasse dalla morte, perché la Vergine ne ha preservato alcuno in qualche caso; così maggior pazzia sarebbe l'arrischiare di morire in peccato, colla presunzione che la S. Vergine lo preservasse dall'inferno. Ma servano questi esempi a ravvivare la nostra confidenza, pensando che se l'intercessione di questa divina Madre ha potuto liberar dall'inferno anche coloro che sono morti in peccato, quanto maggiormente potrà impedire dal cader nell'inferno coloro che in vita ricorrono a lei con intenzione di emendarsi, e fedelmente la servono.

Dunque, o Madre nostra, diciamole con S. Germano, che ne sarà di noi che siamo peccatori, ma vogliamo emendarci e ricorriamo a voi che siete la vita de' Cristiani? Quid autem de nobis fiet, o sanctissima Virgo, o vita Christianorum? (De Zona


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Virg.).38 Noi, Signora, udiamo S. Anselmo che dice di voi: Aeternum vae non sentiet ille pro quo semel oraverit Maria.39 Dice che non si dannerà quello per cui una sola volta voi impegnerete le vostre preghiere. Pregate dunque per noi, e saremo salvi dall'inferno. Chi mai mi dirà che allorch'io sarò presentato al divin tribunale, non avrò favorevole il giudice, se nella mia causa avrò voi a difendermi, o Madre di misericordia? Si accedam ad iudicium, et Matrem misericordiae in causa habeo mecum, quis iudicium denegabit propitium? dice Riccardo di S. Vittore (In Cant., c. 15).40 Il B. Errico Susone si protestava d'aver egli posta l'anima sua in mano di Maria, e dicea che se 'l giudice avesse voluto condannarlo, volea che la sentenza per mano di Maria fosse passata: Si iudex servum suum damnare voluerit, per manus tuas piissimas, o Maria, hoc faciat (Hor. Sap., l. 1, c. 16).41 Sperando egli che giungendo la condanna in quelle pietose mani della Vergine, ne sarebbe certamente impedita l'esecuzione. Lo stesso dico e spero per me, o mia santissima Regina. Onde voglio sempre replicarvi con S. Bonaventura: In te, Domina, speravi, non confundar in aeternum (In Psalt. Mar.).42 Signora, io in voi ho poste tutte le mie speranze: spero perciò sicuramente di non vedermi perduto, ma salvo in cielo a lodarvi ed amarvi in eterno.


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Esempio.

Nell'anno 1604 in una città della Fiandra vi stavano due giovani studenti, i quali in vece d'attendere alle lettere, non attendevano ad altro che a crapule e disonestà. Una notte fra l'altre, essendo stati essi a peccare in casa di una mala donna, uno di loro chiamato Riccardo dopo qualche tempo si ritirò in casa, l'altro restò. Giunto in casa Riccardo, mentre si spogliava per riposarsi, si ricordò di non avere recitate in quel giorno certe Ave Maria alla S. Vergine, come solea. Stando aggravato dal sonno, gli rincresceva; nulladimeno si fece forza e recitolle, benché senza divozione e mezzo dormendo. Indi postosi a dormire e stando al primo sonno, sentì fortemente bussar la porta, ed immediatamente dopo, senza aprire la porta, si vide avanti quel suo compagno, ma tutto brutto ed orrido. - Chi sei? gli disse. - E non mi conosci? quell'altro rispose. - Ma come sei mutato così? tu sembri un demonio. - Ah povero me! quell'infelice esclamò, io son dannato. - E come? - Sappi, disse, che in uscire da quella casa infame, venne un demonio e mi soffocò. Il mio corpo è restato in mezzo alla strada e l'anima sta all'inferno. Sappi, poi gli soggiunge, che lo stesso castigo mio toccava anche a te, ma la B. Vergine per quel piccolo ossequio delle Ave Maria te ne ha liberato. Felice te se ti saprai prevalere di questo avviso, che ti manda per me la Madre di Dio! Ciò detto, il dannato si slargò la cappa e gli fece vedere le fiamme ed i serpenti che tormentavanlo, e disparve. Allora il giovane dando in pianto dirotto si gettò colla faccia per terra per ringraziare la sua liberatrice Maria; e mentre va pensando a mutar vita, ecco sente sonar il mattutino del monastero de' Francescani. Allora disse: Qui mi chiama Dio a far penitenza. Andò subito a quell'ora al convento a pregare que' padri che lo ricevessero. Quelli facevano ripugnanza, sapendo la sua mala vita; ma egli loro narrò tutto il fatto piangendo dirottamente; ed essendo andati due padri a quella strada, trovarono in verità il cadavere del compagno affogato e nero come un carbone; e lo riceverono. Riccardo indi si diede ad una vita esemplare. Andò nell'Indie poi a predicare la fede; di passò al Giappone, e finalmente ivi ebbe la


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sorte e la grazia di morire martire per Gesù Cristo, bruciato vivo. (Appres. il P. Alf. Andrada, de Bapt. Virg.).43

Preghiera.

O Maria, o madre mia carissima, ed in qual altro abisso di mali io mi troverei, se voi colla vostra pietosa mano non me ne aveste tante volte preservato? Anzi da quanti anni io sarei già nell'inferno, se voi colle vostre potenti preghiere non me ne aveste liberato? I miei gravi peccati ivi mi cacciavano: la divina giustizia ivi già mi avea condannato: i demoni fremevano cercando d'eseguir la sentenza. Voi accorreste, o Madre, non pregata neppure né chiamata da me, e mi salvaste. O mia cara liberatrice, che mai io vi renderò per tanta grazia e per tanto amore? Voi vinceste poi la durezza del mio cuore e mi tiraste ad amarvi ed a prendere in voi confidenza. Ed oh in quale abisso di mali io dopo sarei caduto, se voi colla vostra pietosa mano non mi aveste tante volte aiutato ne' pericoli in cui sono stato in procinto di cadere. Seguite, o speranza mia, o vita mia, madre mia cara più della vita mia, seguite a salvarmi dall'inferno e prima da' peccati, in cui posso tornare a cadere.


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Non permettete ch'io v'abbia a maledire nell'inferno. Signora mia diletta, io v'amo. Come la vostra bontà potrà soffrire di veder dannato un vostro servo che v'ama? Deh ottenetemi di non essere più ingrato a voi e al mio Dio, che per amor vostro tante grazie mi ha dispensato. O Maria, che mi dite? io mi dannerò? mi dannerò se vi lascio. Ma chi si fiderà più di lasciarvi? chi potrà scordarsi più dell'amore che mi avete portato? Voi dopo Dio siete l'amore dell'anima mia. Io non mi fido44 di vivere più senza amarvi. Io vi voglio bene, io vi amo, e spero che sempre v'amerò nel tempo e nell'eternità, o creatura la più bella, la più santa, la più dolce, la più amabile che sia nel mondo. Amen.




1 «Constantissima... apud Christifideles opinio est, diuturno probata experimento, quotquot eadem Virgine utantur Patrona, eos haud esse in aeternum perituros.» BENEDICTUS PP. XV, Litterae Apostolicae, die 22 martii 1918. - Acta Apostolicae Sedis, Ann. X, Vol. X, num 5 (1 maii 1918), pag. 182.

2 J. CRASSET, S. I., La véritable dévotion envers la Sainte Vierge établie et défendue, partie 1, traité 1, question 7.

3 Christophorum de VEGA, S. I., Theologia Mariana, Palestra 29, Certamen 5, n. 1732-1734. Neapoli, 1866, II, pag. 408-410.

4 Franciscus de MENDOZA, S. I., Viridarium sacrae ac profanae eruditionis, lib. 2, problema 9. Lugduni, 1635, pag. 40.

5 «Sicut enim, o beatissima, omnis a te aversus et a te despectus necesse est ut intereat, ita omnis a (leggi: ad) te conversus et a te respectus impossibile est ut pereat.» S. ANSELMUS, Oratio 52 (al. 51). ML 158-956.

6 «Ut enim, dicit Anselmus, impossibile est quod illi a quibus Virgo Maria oculos misericordiae suae avertit, salventur; ita necessarium quod hi ad quos convertit oculos suos, pro eis advocans, iustificentur et glorificentur.» S. ANTONINUS, O. P., Sum. Theol., pars 4, tit. 15, cap. 14, § 7. Veronae, 1740, IV, col. 1007; Venetiis, 1581, IV, fol. 317, col. 2.

7 «Item ipsa est Domus maiestatis totius Trinitatis. Is. LX, 7: Offerentur, scilicet omnes fideles qui per manum Christi sacerdotis volunt recipi et Patri praesentari, super placabili altari meo, id est Maria, matre mea; et domum maiestatis meae, quam tota Trinitas possedit et implevit, glorificabo in caelis, coram angelis et sanctis Dei. Unde sequitur (Is. LX, 12): Gens enim et regnum quod non servierit tibi, o Mater mea, peribit. Glossa: in die iudicii. Quasi dicat: Ergo, qui servierint ei, non peribunt.» Biblia Mariana, Isaias Propheta, n. 20. Inter Opera S. Alberti Magni, Lugduni, 1651, XX, pag. 22 (di questo opuscolo, verso la fine del volume), col. 2; Parisiis, XXXVII, 411, col. 1.

8 Psalterium (maius) B. M. V., Ps. 116. Inter Opera S. Bonav., ed. Rom., Mogunt., Lugd. (1668), VI, 487, col. 2. - Vedi Appendice, 2.

9 Id. op., Ps. 86, pag. 485, col. 1.

10 Id. op., Ps. 99, pag. 486, col. 1.

11 Didacus de CELADA, S. I., Iudith illustris perpetuo commentario litterali et morali: Tractatus appendix de Iudith figurata, id est de Virginis Deiparae laudibus: § 14 (in Iudith XI, 8), n. 69, Venetiis, 1638, pag. 690, col. 1: «S. Martyr Ignatius: «Impossibile, inquit, est aliquem salvari peccatorum, nisi per tuum, o Virgo, auxilium et favorem: quia quos non salvat Dei iustitia, salvat sua intercessione Mariae misericordia infinita.» - Queste parole non s'incontrano presso S. Ignazio Martire, neppure nelle Epistolae supposititiae.

12 Dubitano.

13 Il P. Crasset attribuisce a S. Gio. Grisostomo, non già quelle parole, ma questa sentenza, «che la Vergine ha tratto dall'inferno una infinità di persone... preservandole dalla dannazione eterna, perché ottiene ad una infinità di peccatori la grazia di penitenza...» Dopo riferite le parole di S. Bernardo, di S. Germano e di S. Cirillo, aggiunge: «S. Giangrisostomo, S. Fulgenzio, S. Anselmo, e gli altri Padri comunemente le attribuiscono (a Maria) questa podestà.» La vera divozione verso Maria Vergine, parte 1, tratt. 1, qu. 12: Venezia, 1762, pag. 198. - Per quel che riguarda S. Gio. Grisostomo si appoggia forse il Crasset su quel «Sermo S. Ioannis Chrysostomi, apud Metaphrasten», da cui vengono prese le Lezioni del secondo Notturno nel Commune Festorum B. M. V.; e specialmente sulla Lectio VI: «... Assidue pro nobis precare Iesum Filium tuum... ut per te misericordiam invenire in die iudicii... possimus.»

14 «Saepe, quos iustitia Filii potest damnare, Matris misericordia liberat.» RAYMUNDUS IORDANUS, dictus Idiota, Abbas Cellensis, O. S. Aug., Contemplationes de B. V., Prooemium: Summa aurea, IV, 851.

15 «In mari mundi submergentur omnes illi quos non suscepit navis ista et quos non sublevat a naufragio peccatorum.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. M. V., lib. 11, cap. 8, n. 1. Inter Opera S. Alb. M., Lugduni, 1651, XX, 316, col. 1; Paris., XXXVI, 579.

16 «Numquam de me, ut in Domino confido, audiatur quod averser eam, erga quam minus bene affici reprobatae mentis certum existimem indicium.» OECOLAMPADIUS, De laudando in Maria Deo sermo. Augustae, in officina Sigismundi Grimm Medici et Marci Wyrsung, 1521, fol. B. II.

17 «Qui autem praestat in obsequio tuo, procul fiat a perditione.» Psalterium (maius) B. M. V., Ps. 118. Inter Op. S. Bonav., Rom., Mogunt., Lugd. (1668), VI, 488, col. 2. - Vedi Appendice, 2.

18 PACIUCHELLI, Excitationes dormitantis animae, Excitatio 3 in Ps. 86, n. 9. Venetiis, 1720, pag. 16, col. 1: «Audi quid sentiat Hilarius: «Quantumcumque quis fuerit peccator, si Mariae, ut debet, devotus exstiterit, poenitentiam agendo, numquam in aeternum peribit.» Nota marginale: «D. Hilar. cap. 12 in Matth.» - Ora, nel suo Commentario in Matth., cap. 12, n. 24, ML 9-993, sui versi 47-50 Matt. XII: Ecce mater tua et fratres tui foris stant, etc., dice soltanto S. Ilario: «Ceterum non fastidiose de matre sua sensisse existimandus est, cui in Passione positus maximae sollicitudinis tribuerit affectum (Io. XIX, 26, 27).»

19 «Qui Dei Genitrici sedulo et perseveranter obsequitur, non multa temporis mora, et Deum ipsum in se recipiet. Ubi enim adest Mater, Filius non potest abesse.» PACIUCHELLI, O. P., Excitationes dormitantis animae, Excitatio 5 in Salve Regina, n. 8. Venetiis, 1720, p. 603, col. 2.

20 S. EPHRAEM, De SS. Dei Genitricis Mariae laudibus, Opera, VI, Opera graece et latine (et latine tantum), III, Romae, 1746, pag. 575, col. 1: «Charta divinissima.» - Ibid., 575, col. 2.: «Tu captivorum redemptio atqe liberatio.» - Ibid., 576, col. 2: «Ave, iucunda libertas.» - Orationes ad Deiparam, ibid., pag. 525: «Tu... captivitatis liberatio;» pag. 529: «Liber divina manu scriptus, per quem Adami chirographum scissum est;» ibid.: «Captivitatis liberatio;» pag. 531: «Mea libertas;» pag. 534: «Gaude, ipsius Testamenti sigillum;» pag. 535: «Vinculorum solutio;» pag. 544: «Esto... liberatio;» ibid.: «Vinculorum meorum solutio;» pag. 546: «Tu... pretium redemptionis captivorum;» ecc.

21 Non abbiamo trovato questa espressione presso S. Efrem. - S. GERMANUS, Patriarcha CP., In dormitionem SS. Deiparae, sermo 2, MG 98-358: «(Quis enim te admirationi non habeat)... damnatorum commendationem, maedictorum benedictionem?»

22 «Ascendens ergo in altum Virgo beata, dabit ipsa quoque dona hominibus. Quidni daret? Siquidem nec facultas ei deesse poterit, nec voluntas.» S. BERNARDUS, In Assumptione B. V. M., sermo 1, n. 2. ML 183-415.

23 «Oratio eius (nelle nozze di Cana) erat nobilissimus modus orandi, tum quia habebat rationem iussionis et imperii, tum quia impossibile erat eam non exaudiri, iuxta illud quod in figura eius dixit Salomon matri suae Bersabeae, quum aliquid petere vellet: Pete, inquit, mater mea: neque enim fas est ut avertam faciem tuam (III Reg. II, 20).» S. ANTONINUS, Summa Theol., pars 4, tit. 15, cap. 17, § 4. Veronae, 1740, IV, col. 1029; Venetiis, 1581, IV, 324, col. 2.

24 S. BERNARDUS, In Nativ. B. M. V., Sermo de aquaeductu, n. 8. ML 183-442.

25 Queste parole del Damasceno, le riferisce pure il Crasset: La vera divozione verso Maria Vergine, parte 1, trattato 1, questione 6, seconda prova, Venezia, 1762, pag. 95. Non sembra però che S. Alfonso le abbia prese dal Crasset, mentre indicano fonti diverse: Crasset, De dormitione Deiparae; S. Alfonso, De Nativitate. - Si noti che, alla fine del Carmen in festum Annuntiationis Beatissimae Dei Genitricis, del Damasceno, MG 96-851, manca la consueta strofa in onore di Maria SS.; e pur si ritrova nell'edizione antica delle Opere del Damasceno - Parisiis, 1575, cura Iacobi Billii - ed è questa: «Invituperabilem, Deipara, spem tuam habens, servabor (cioè salvus ero), defensionem tuam possidens, per quam, o pura, non timebo: persequar inimicos meos et in fugam convertam, solam habens ut thoracem protectionem tuam et omnipotens auxilium tuum; et deprecor, clamans tibi: Domina, salva me intercessionibus tuis, et eleva me e tenebroso somno ad tuam glorificationem potentia ex te incarnati Dei.» - Sembra che a questa strofa alluda il Crasset, l. c., mentre, tra altro, dice: «Se voi mi tenete sotto la vostra protezione, nulla avrò a temere; io incalzerò i miei nemici, e li metterò in fuga.» - Anche S. Alfonso, altrove, cita in parte questa medesima strofa, attribuendola però (vedi il nostro vol. XV, pag. 311, nota 12) al suo vero autore, figlio adottivo del padre del Damasceno, Cosma di Gerusalemme: Hymmus VI, pro magna quinta feria, MG 98-482.

26 «Quo maior est tua praecellentia, hoc certior est nostra fiducia... Salve... inferorum formido, Christianorum spes et solatium!» ERASMUS Desiderius, Roterodamus, Paean Virgini Matri dicendus - Opera, Lugduni Batavorum, 1704, col. 1229, 1232.

27 Nelle ediz. precedenti al 1776 si ha: «la confidenza in voi assicura della salute.»

28 Ven. P. LODOVICO DA PONTE, S. I., Vita del Ven. P. Baldassarre Alvarez, S. I., Roma, 1692, cap. 26, pag. 239: «Nella qual divozione (a Maria) s'inoltrava in guisa, e con tanto fervore, che l'infernal dragone, arrabbiato di vederlo sì divoto, pose ogni sforzo affine di precipitarlo, procurando con tentazioni terribili di staccarlo dal tratto ch'aveva con Dio Signor nostro e colla sua Madre Santissima. E stando il Padre Baldassarre in orazione, avvertitosi di queste macchine, sentì dapoi apertamente dirsi dal demonio: «Finiscila tu, che io la finirò, purché intralasci questa tua divozione che hai verso questa donna che chiaman Maria.»

29 «Deus Pater virgini Catharinae dixit: «Mariae, unigeniti Filii mei gloriosae Genitrici a bonitate mea concessum est, propter incarnati Verbi reverentiam, ut quicumque etiam peccator ad eam cum devota veneratione recurrit, nullo modo diripiatur a daemone infernali.» BLOSIUS, Abbas Laetiensis, Conclave animae fidelis, pars 2 sive Monile spirituale, cap. 1, n. 16. - Opera, Antverpiae, 1632, pag. 590, col. 1. - «(Alla dolcissima Madre Maria dell'Unigenito mio Figliuolo) è dato questo, per reverentia del Verbo, dalla mia bontà: cioè che qualunque sarà colui, o giusto o peccatore, che l'abbi in debita reverentia, non sarà tolto né devorato dal Dimonio infernale.» S. CATERINA DA SIENA, Il Dialogo, Trattato della divina Provvidenza, cap. 139. - Opere, IV, Siena, 1707, pag. 251.

30 Così riferisce Lohner, Bibliotheca Concionatoria, v. Hyperdulia Mariana, § 3, n. 72, (ex Miechoviensi). Così pure altri. L'errore è manifesto.

31 Psalterium (maius) B. M. V., Ps. 67. Inter Opera S. Bonaventurae, Rom., etc. VI, 483, col. 2.

32 «Fieri non potest ut pereat, qui Mariae sedulus et humilis cultor fuerit.» Lud. BLOSIUS, Abbas Laetiensis, Paradisus animae fidelis, pars 1 sive Canon vitae spiritualis, cap. 18, n. 3. Opera, Antverpiae, 1632, pag. 18, col. 2.

33 «Quot fuissent aeternaliter condemnati, vel in desperatione permansissent obstinati, nisi benignissima Virgo Maria pro eis interpellasset ad Filium!» THOMAS A KEMPIS, Sermones ad Novitios, pars 3, sermo 4, n. 2. Opera, Coloniae Agrippinae et Coloniae Allobrogum, 1759, I, pag. 84, col. 1. - Editio nova Pohle, Ad Novitios sermo 23, VI, 220.

34 «De omnibus talibus enim similiter dici oportet, quod non erant in inferno finaliter deputati, sed secundum praesentem propriorum meritorum iustitiam: secundum autem superiores causas, quibus praevidebantur ad vitam revocandi, erat aliter de eis disponendum... Nec tamen oportet quod hoc fiat communiter per suffragia, quia alia sunt quae lege communi accidunt, et alia quae singulariter ex privilegio aliquibus conceduntur.» S. THOMAS, Sum. Theol., Supplementum partis tertiae, qu. 71, art. 5, ad 5. - Vedi Appendice, 9.

35 FLODOARDUS, canonicus Remensis, Annales, ann. 934. ML 135-446. - Vedi Appendice, 9.

36 SURIUS, De probatis Sanctorum historiis, 4 dec., Vita S. Annonis, Archiepiscopi Coloniensis, lib. 1, cap. 35. Coloniae Agrippinae, 1581, VI, pag. 802, 803. - Vedi Appendice, 9.

37 PELBARTUS de Themeswar, Ord. Min., Stellarium coronae gloriosissimae Virginis, lib. 2, pars 2, art. 1. Venetiis, 1586, fol. 217, col. 1, 2. - Vedi Appendice, 9.

38 «Ne tua nos opitulatione destitutos reliqueris. Si enim abs te relicti fuerimus, quo vero etiam confugiemus? Quid autem etiam nobis fiet, o sanctissima Dei Genitrix, quae Christianorum spiritus ac flatus exsistis?» S. GERMANUS, Patriarcha CP., Oratio in Encaenia aedis SS. Deiparae, in fascias Domini et in zonam Deiparae. MG 98-378.

39 Queste parole, quasi testualmente, si leggono, non già presso S. Anselmo, ma presso il suo coetaneo GOFFRIDUS, Abbas Vindocinensis (Vendôme), S. Priscae Cardinalis, Sermo 8, In omni festivitate B. M. Matris Domini, ML 157-208: «Beata autem Maria, mater virgo, et sponsa intacta, ibi (cioè in extremo iudicio) piissima apud piissimum Filium suum obtinebit ut nemo illorum pereat, pro quibus vel semel oraverit.»

40 «Si iustificare me voluero, iudex sit et condemnet me; si miserum confiteor, impendat misericordiam. Si talis accedam ad iudicium, et matrem misericordiae in causa mea habuero mecum, quis iudicem denegabit propitium?» RICHARDUS A S. VICTORE, Explicatio in Cantica Canticorum, cap. 39. ML 196-518.

41 «Tu spes mea, turris mea, in qua finem totius salutis meae constitui. Si, quod absit, iudex iratus servum tuum peccati reum damnare voluerit, per manus tuas piissimas hoc faciat! Si autem ex gratia salvare decreverit, te mediante salutem mihi mittere dignetur! Ego a te neque vivus, neque mortuus, nec in prosperis, nec in adversis umquam volo separari.» B. HENRICUS SUSO, O. P., Horologium Sapientae, lib. 1, cap. 16. Edidit Carolus Richstätter, S. I. Taurini, 1929, pag. 166.

42 Psalterium (maius) B. M. V., Ps. 30. Inter Op. S. Bonav., Romae, etc., VI, 480. - Vedi Appendice, 2.



43 Riccardo è il nome, non già di uno di quei due giovani scapestrati, i quali attendevano o fingevano di attendere agli studi accademici, ma di un altro giovane, Riccardo Trouve - poi Riccardo di S. Anna - nato in Ham-sur-Heure (ora della diocesi di Tournai) nel 1585, e mandato a Bruxelles dai genitori a fare il sarto. Questi, come narra il Van Lyere (Trisagion Marianum, pag. 471), fu «horum omnium oculatus testis atque eisdem permotus ad praedictum Ordinem (Fratrum Minorum) suscipiendum.» Egli stesso narrò tutto l'accaduto al P. Alfonso de Andrada, S. I., il quale lo riferì nei suoi Discursos del bautismo de Nuestra Señora, Madrid, 1639. Il fatto avvenne in Bruxelles nel 1604. Riccardo si presentò, senza indugio, al convento di Bastogne, e accettato, fece il noviziato e la professione, come fratello laico, in quello di Nivelles, ai 13 di aprile 1605. Mandato a Roma, poi in Ispagna, quindi nelle Filippine, venne, per le sue belle doti, applicato agli studi, ordinato sacerdote - in età, dicono gli Annales Minorum, di 22 anni - e destinato alle missioni del Giappone. Finalmente, secondo la profezia ispiratagli da Dio fin dai più teneri anni e spesso reiterata da lui, morì martire, bruciato vivo, in Nangasaki, ai 10 di Settembre 1622. Fu beatificato nel 1867. - Del giovane convertito, non sappiamo altro se non che, fattosi anch'egli francescano, fu modello di penitenza e di divozione a Maria SS. - Hadrianus LYRAEUS (Van Lyere), S. I., Trisagion Marianum, lib. 3, Antverpiae, 1648, pag. 469-471, immediatamente prima della Conclusione dell'opera. - Annales Minorum, XXV, ann. 1622, num. 16-26, pag. 481-486. - Leggendario Francescano, 10 settembre.

44 Non ho forza.




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