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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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CAPITOLO IX. - O clemens, o pia.

§ unico. - Quanto sia grande la clemenza e pietà di Maria.

Parlando S. Bernardo della gran pietà che ha Maria verso di noi miserabili, dice ch'ella è appunto la terra da Dio promessa, da cui dovea scaturire latte e mele: Terra repromissionis Maria lacte et melle manans (Serm. sup. Salve Reg.).1


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Onde dice S. Leone che la Vergine è fornita di tali viscere di misericordia, che non solo merita d'esser chiamata misericordiosa, ma deve chiamarsi la stessa misericordia: Maria adeo praedita est misericordiae visceribus, ut non tantum misericors, sed ipsa misericordia dici promereatur (S. Leo, Serm. 1, de Nat. Dom.).2 E S. Bonaventura, considerando che Maria è stata fatta Madre di Dio per cagione de' miserabili, e che a lei sta commesso l'officio di dispensar le misericordie; considerando in oltre la gran cura ch'ella tiene di tutti i miseri, che la rende così ricca di pietà, che par che altro non desideri che di sollevare i bisognosi; diceva che quando egli guardava Maria, gli sembrava di non vedere più la divina giustizia, ma solamente la divina misericordia, di cui Maria è piena. Ecco le sue tenere parole: Certe, Domina, cum te aspicio, nihil nisi misericordiam cerno; nam pro miseris Mater Dei facta es et tibi officium miserendi commissum. Undique sollicita es de miseris, misericordia vallaris, solum misereri videris appetere (S. Bon., Stim. Am.).3

È tanta in somma la pietà di Maria, che, come dice Guerrico abbate, le sue viscere amorose non sanno un momento desistere da produrre verso di noi frutti di pietà: Cuius viscera numquam desistunt fructum parturire pietatis (Serm. 1, de Assumpt.).4 E che altro, esclama S. Bernardo, può scaturire


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da un fonte di pietà, se non pietà: Quid de fonte pietatis, nisi pietas? (Serm. 1, in Dom. post Ep.).5 Perciò Maria fu chiamata uliva: Quasi oliva speciosa in campis (Eccli. XXIV, [19]), perché siccome dall'uliva non esce altro che olio, simbolo della misericordia, così dalle mani di Maria non esce altro che grazie e misericordie. Onde giustamente può nominarsi Maria, dice il V. Luigi da Ponte (Lib. 1, in Cant.), la Madre dell'olio, mentr'ella è madre della misericordia: Merito dici potest Mater olei, nam est mater misericordiae.6 Onde ricorrendo noi a questa Madre a dimandarle l'olio di sua pietà, non possiamo temere ch'ella abbia a negarcelo, come lo negarono le vergini prudenti alle stolte, rispondendo: Ne forte non sufficiat nobis et vobis (Matth. XXV, [9]). No, poich'ella è ben ricca di quest'olio di misericordia, come avverte S. Bonaventura: Maria plena oleo pietatis (In Spec., cap. 7);7 e perciò vien ella chiamata dalla S. Chiesa Vergine non solo prudente, ma prudentissima, acciocché noi intendiamo, dice Ugone di S. Vittore, che Maria è così piena di grazia e di pietà, che basta a provvederne tutti, senza che a lei punto ne manchi: Gratia plena, et in tantum plena, ut ex tuo redundante oleo totus mundus hauriat. Si enim prudentes Virgines oleum acceperunt in vasis cum lampadibus, tu prudentissima Virgo gestasti vas redundans et indeficiens, ex quo, effuso oleo misericordiae, omnium lampades illuminares.8


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Ma perché, dimando, si dice che questa bella uliva sta in mezzo alla campagna: Quasi oliva speciosa in campis? e non più presto, che stia in mezzo ad un orto circondato da mura o da siepi? Risponde Ugon cardinale su detto passo: Ut omnes eam respiciant, omnes ad eam confugiant:9 Acciocché tutti, dice, possano facilmente mirarla e così facilmente possono a lei ricorrere, per ottener rimedio a' loro bisogni. Conferma questo bel pensiero S. Antonino dicendo che ad un'uliva, che sta esposta in un campo aperto, tutti possono andarvi e coglierne il frutto: onde a Maria tutti posson ricorrere, e giusti e peccatori, ad ottener la sua misericordia: Ad olivam in campis omnes possunt accedere et accipere fructum eius. Ad Mariam et iusti et peccatores possunt accedere, ut inde misericordiam accipiant (P. 3, tit. 31, c. 4).10 E poi soggiunge qui il Santo: O quot sententias flagellorum propter peccata, haec sanctissima Virgo misericorditer revocavit!11 Ed oh quante sentenze di castighi questa SS. Vergine colle sue pietose preghiere ha saputo rivocare a favore de' peccatori che sono a lei ricorsi! - E qual altro rifugio più sicuro, parla il divoto Tommaso da Kempis, possiamo noi trovare che 'l seno pietoso di Maria? Ivi il povero trova il suo ricovero, ivi l'infermo trova la sua medicina, l'afflitto il sollievo, il dubbioso il consiglio, l'abbandonato il soccorso: Non est tutior locus ad latendum, quam sinus


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Mariae. Ibi pauper habet domicilium, ibi infirmus invenit remedium, tristis solatium; ibi turbatus consilium, ibi destitutus acquirit iuvamentum.12

Poveri noi, se non avessimo questa Madre di misericordia, attenta e sollecita a soccorrerci nelle nostre miserie! Ubi non est mulier, ingemiscit egens (Eccli. XXXVI, [27]): Dove non è la donna, dice lo Spirito Santo, geme e patisce l'infermo. Questa donna attesta S. Giovan Damasceno essere appunto Maria, la quale mancando, patisce ogn'inferno: Ingemiscit infirmus, ubi non fuerit haec sanctissima mulier.13 Sì, perché volendo Dio che tutte le grazie si dispensino per le preghiere di Maria, dove queste mancano, non vi sarebbe speranza di misericordia, come significò il Signore a S. Brigida, dicendole: Nisi preces Mariae intervenirent, non esset spes miserieordiae (Rev., lib. 6, c. 26).14

Ma che forse temiamo che Maria non vegga o non compatisca le nostre miserie? No, che ben ella meglio di noi le vede e ben le compatisce. E chi mai tra' santi si ritrova, dice S. Antonino, che così ci compatisca ne' nostri mali, come Maria? Non reperitur aliquis sanctorum ita compati in infirmitatibus, sicut mulier haec Beatissima Virgo Maria (P. 4, t. 15, c. 2).15 Ond'è che dov'ella guarda miserie, non


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puo lasciare di accorrere e sovvenire colla sua gran pietà: Ubicumque fuerit miseria, tua currit et succurrit misericordia: così le dice Riccardo di S. Vittore (In Cant. IV, 5).16 E lo conferma il Mendoza: Itaque, o B. Virgo, ubi miserias invenis, ibi tuas misericordias effundis (Cap. IV, 1 Reg.):17 Sicché, o Vergine benedetta, voi dispensate a larga mano le vostre misericordie, dovunque scorgete le nostre necessità. E da tale officio di pietà non cesserà mai la nostra buona Madre, com'ella stessa protesta: Et usque ad futurum saeculum non desinam, et in habitatione sancta coram ipso ministravi (Eccli. XXIV, [14]). Come commenta Ugon cardinale: Usque ad futurum saeculum, idest beatorum, non desinam miseris subvenire, et pro peccatoribus orare:18 Io non lascerò, dice Maria, sino alla fine del mondo di soccorrere alle miserie degli uomini e di pregare per li peccatori, acciocché si salvino e sian liberati dalla miseria eterna.

Narra Svetonio di Tito imperatore ch'era così ansioso di far grazie a chi gliele cercava, che in quelli giorni in cui non avea l'occasione di far qualche grazia, diceva afflitto: Diem perdidi:19 Questo giorno è stato perduto per me, mentre l'ho passato senza beneficare alcuno. Ciò verisimilmente Tito lo diceva più per vanità o per ambizione di stima, che per affetto di carità. Ma la nostra imperadrice Maria, se mai occorresse che in qualche giorno non le toccasse di fare alcuna grazia, lo direbbe solo perch'è piena di carità e di desiderio


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di farci bene. Talmentechè, dice Bernardino da Bustis, ha più ansia ella di far grazie a noi, che non desideriamo noi di riceverle da lei: Plus vult illa bonum tibi facere et largiri gratiam, quam tu accipere concupiscas (Mar., p. II, serm. 5, de Nat. Mar.). E perciò dice il suddetto autore che quando a lei ricorreremo, sempre la troveremo colle mani piene di misericordia e di liberalità: Invenies eam in manibus plenam misericordia et liberalitate (Loc. cit.).20

Fu già figura di Maria Rebecca, la quale, richiesta d'un poco d'acqua per bere dal servo di Abramo, rispose che non solo per lui, ma anche per li suoi camelli avrebbe data acqua bastante: Quin et camelis tuis hauriam aquam, donec cuncti bibant (Gen. XXIV, [19]). Con ciò il divoto S. Bernardo rivolto alla B. Vergine si fa a dirle: Domina, nec puero Abrahae tantum, sed et camelis tribue de supereffluenti hydria tua (Serm. sup. Miss.).21 Volendo dire: Signora, voi siete già più pietosa e più liberale di Rebecca, e perciò voi non vi contentate di dispensare le grazie della vostra immensa misericordia solamente a' servi d'Abramo, che figurano i servi a Dio fedeli, ma voi le dispensate ancora a' camelli, che sono figura de' peccatori. E siccome Rebecca diede più di ciò che le fu richiesto, così Maria dona più di quel che se le domanda. - La liberalità di Maria, dice Riccardo di S. Lorenzo, somiglia la liberalità del suo Figlio, il quale sempre più di quanto se gli cerca; che perciò vien egli chiamato da S. Paolo: Dives in omnes qui invocant illum (Rom. X, 12): Abbondante di grazie verso tutti coloro, che a lui ricorrono colle preghiere. Ecco le parole di Riccardo: Largitas Mariae assimilat largitatem Filii sui; dat amplius quam petatur (De laud. Virg.).22 Onde dice alla Vergine un divoto autore: Signora,


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pregate voi per me, perché voi domanderete le grazie per me con maggior divozione di quel che saprò far io; e voi mi otterrete da Dio grazie assai maggiori di quelle che io potrò cercare: Maiori devotione orabis pro me, quam ego auderem petere; et maiora mihi impetrabis, quam petere praesumam.23

Allorché i Samaritani ricusarono di ricevere Gesù Cristo e la sua dottrina, dissero S. Giacomo e S. Giovanni al lor Maestro: Volete, Signore, che comandiamo al fuoco che scenda e li divori? Ma il Salvatore rispose: Nescitis cuius spiritus estis (Luc. IX, [55]). Come dicesse: Io sono d'uno spirito così pietoso e dolce, mentre son venuto dal cielo a salvare, non già a castigare i peccatori; e voi volete vederli perduti? Che fuoco? che castigo? tacete, non mi parlate più di castighi, che non è questo lo spirito mio. Ma di Maria, che ha lo spirito tutto simile al Figlio, non possiamo dubitare ch'ella non sia tutta inclinata ad usar misericordia; poiché ella, come disse a S. Brigida, è chiamata la Madre della misericordia, e la stessa misericordia di Dio l'ha fatta così pietosa e dolce con tutti: Ego vocor mater misericordiae, et vere misericordia illius misericordem me fecit (Rev., lib. 1, c. 6).24 E perciò Maria fu veduta da S. Giovanni vestita di sole: Et signum magnum apparuit in caelo, mulier amicta sole (Apoc. XII, 1). Sulle quali parole S. Bernardo, rivolto alla Vergine, le dice: Vestis solem, et vestiris ab eo:25 Signora, voi avete vestito il sole - il


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Verbo divino - della carne umana; ma egli ha vestito voi della sua potenza e della sua misericordia.

È così pia e benigna questa Regina, dice lo stesso S. Bernardo, che quando va qualunque peccatore a raccomandarsi alla sua pietà, ella non si mette ad esaminare i suoi meriti, s'è degno o no d'essere esaudito, ma tutti esaudisce e soccorre: Non discutit merita, sed omnibus exorabilem se praebet (Serm. in Sign. magn.).26 Perciò riflette S. Idelberto che vien chiamata Maria bella come la luna: Pulchra ut luna (Cant. VI, [9]); perché siccome la luna illumina e benefica i corpi più bassi della terra, così Maria illumina e soccorre i peccatori più indegni: Pulchra ut luna, quia pulchrum est, dice S. Idelberto, benefacere indignis (Epist. 26).27 E benché la luna prenda tutta la sua luce dal sole, opera più presto del sole: Quod sol facit in anno, luna facit in mense; come discorre un autore (Ioan. di Minian., l. 1, de Cael., cap. 3).28 E perciò dice S. Anselmo: Velocior nonnumquam est nostra salus, invocato nomine Mariae, quam invocato nomine Iesu 


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(De excell. Virg., c. 6).29 Onde ci esorta Ugone di S. Vittore che se i nostri peccati ci fan temere di accostarci a Dio, perché egli è una Maestà infinita da noi offesa, non dobbiamo arrestarci di ricorrere a Maria, poiché in lei non troveremo cosa che ci spaventi. È vero ch'ella è santa, è immacolata, è regina del mondo, è Madre di Dio; ma è della nostra carne, figlia di Adamo come noi: Si pertimescis ad Deum accedere, respice ad Mariam; non illic invenis quod timeas; genus tuum vides.30

In somma, dice S. Bernardo, ciò che a Maria s'appartiene, tutto è pieno di grazia e di pietà; poich'ella, come madre di pietà, si è fatta tutta a tutti, e per la sua gran carità si è renduta debitrice a' giusti ed a' peccatori; ed a tutti apre il seno della sua misericordia, acciocché tutti ne godano: Quae ad eam pertinent, plena omnia pietatis et gratiae. Denique omnia omnibus facta est, sapientibus et insipientibus copiosissima caritate debitricem se fecit: omnibus misericordiae suae sinum aperit, ut de plenitudine eius accipiant omnes (S. Ber., sup. Sign. magn.).31 In modo tale che siccome il demonio va sempre cercando di dar la morte a chi può, secondo dice S. Pietro: Circuit quaerens quem devoret (Ep. I, c. V, [8]): così per contrario, dice Bernardino da Bustis, Maria va cercando


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sempre di dar la vita e salvare chi può: Ipsa semper circuit quaerens quem salvet (Marial., p. 3, serm. 3).32

Dobbiamo poi intendere che la protezione di Maria ella è più grande e potente di quanto noi possiamo comprendere: Patrocinium tuum maius est quam apprehendi possit, parla S. Germano (De zona Virg.).33 E perché mai avviene che quel Signore, il quale nell'antica legge era così rigoroso nel punire, ora usa tante misericordie a' rei di maggiori peccati? Così dimanda l'autor del Pomerio (ap. P. Pepe, Grandezze, ecc.): Quare parcit nunc mundo ipse Deus, qui olim multo his minora peccata acrius punivit? Risponde: Totum hoc facit propter B. Virginem et eius merita: Tutto lo fa per amore e per li meriti di Maria. - Oh da quanto tempo sarebbe subissato il mondo, dice S. Fulgenzio, se Maria non l'avesse sostenuto colla sua intercessione! Caelum et terra iamdudum ruissent, si Maria suis precibus non sustentasset.34


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Ma noi sicuramente, siegue a dire S. Arnoldo Carnotense, possiamo andar a Dio e sperarne ogni bene, perché il Figlio è nostro mediatore davanti al divin Padre, e la Madre davanti al Figlio. Come il Padre non esaudirà il Figlio, allorché gli dimostra le piaghe sofferte per li peccatori? E come il Figlio non esaudirà la Madre, allorché gli mostra le mammelle con cui l'ha sostentato? Securum accessum iam habet homo ad Deum, ubi mediatorem causae suae Filium habet ante Patrem, et ante Filium Matrem. Christus ostendit Patri latus et vulnera; Maria Christo pectus et ubera (S. Arn., de laud. Virg.).35 Dice con bella energia S. Pier Crisologo che quest'una Donzella, avendo alloggiato Dio nel suo seno, n'esige come per pensione dell'alloggio la pace al mondo, la salute a' perduti, la vita a' morti: Una puella sic Deum in sui pectoris capit hospitio, ut pacem terris, salutem perditis, vitam mortuis, pro ipsa domus exigat pensione (Serm. 140).36


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Oh quanti che meriterebbero, dice l'abbate di Celles, d'esser condannati dalla divina giustizia, sono salvati dalla pietà di Maria, poich'ella è il tesoro di Dio e la tesoriera di tutte le grazie; ond'è che la nostra salute sta nelle sue mani: Saepe quos iustitia Filii potest damnare, Mater misericordiae liberat. Thesaurus Domini est et thesauraria gratiarum. Salus nostra in manibus illius est (Prolog. in contempl. Virg.).37 Ricorriamo dunque sempre a questa gran Madre di pietà, e speriamo sicuramente di salvarci per mezzo di sua intercessione, mentr'ella - ci anima Bernardino da Bustis - è la nostra salute, la vita, la speranza, il consiglio, il rifugio, l'aiuto nostro: Haec est nostra salus, vita, spes, consilium, refugium, auxilium nostrum (P. 1, serm. 6, de Conc. Mar.).38 Maria appunto, dice S. Antonino, è quel trono della grazia, a cui ci esorta l'Apostolo a ricorrere con confidenza, acciocché otteniamo la divina misericordia con tutti gli aiuti convenienti alla nostra salute: Adeamus... cum fiducia ad thronum gratiae, ut misericordiam consequamur, et gratiam inveniamus in auxilio opportuno (Hebr. IV, 16). Ad thronum gratiae, scilicet ad Mariam, commenta S. Antonino (P. 4, t. 15, c. 14, § 7).39 Onde Maria da S. Caterina di Siena era chiamata Administratrix misericordiae,40 la dispensatrice della divina misericordia.


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Concludiamo dunque colla bella e dolce esclamazione di S. Bernardo, che fa sulle parole: O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria. Clemens, dice, indigentibus, pia exorantibus, dulcis diligentibus. O clemens poenitentibus, pia proficientibus, dulcis contemplantibus. O clemens liberando, o pia largiendo, o dulcis te donando (Sup. Salv. Reg.):41 O Maria, voi siete clemente co' miserabili, pia con coloro che vi pregano, dolce con coloro che v'amano. Clemente co' penitenti, pia co' proficienti, dolce co' perfetti. Voi vi palesate clemente con liberarci da' castighi, pia con dispensarci le grazie, dolce con donarvi a chi vi cerca.

Esempio.

Si riferisce dal P. Carlo Bovio (Es. della SS. V., to. 5, es. 32) che in Domans nella Francia vi era un uomo casato, il quale, avendo la moglie, tenea pratica disonesta con un'altra donna. La moglie, non potendo ciò soffrire, non faceva altro che imprecare loro castighi da Dio; e specialmente un giorno se n'andò ad un altare della B. Vergine, che stava in certa chiesa, a cercar giustizia contro di colei che si tenea il marito. Ed a questa immagine andava ogni giorno a recitarle un'Ave Maria quell'altra misera peccatrice.

Una notte la divina Madre si diede a vedere in sogno alla suddetta moglie, la quale in vederla subito cominciò a dire la solita canzone: Giustizia, Madre di Dio, giustizia. Ma la Madonna le rispose: Giustizia? a me cerchi giustizia? Va, trova altri che te la facciano; io per me non te la posso fare. Sappi, poi le soggiunse, che quella peccatrice ogni giorno mi recita un saluto, ch'essendomi da qualunque persona recitato,


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io non posso soffrire ch'ella patisca e sia castigata per li suoi peccati.

Fatto giorno, ando la moglie nominata a sentir Messa in detta chiesa della Madonna, da cui indi uscendo s'incontrò coll'amica del marito, ed in vederla cominciò ad ingiuriarla e poi a dire ch'ella era una fattucchiera, che colle fattucchierie era giunta ad incantare anche la S. Vergine. Taci, le dicevano le genti, che dici? - Che voglio tacere? ella rispondeva: ciocché dico è più che vero; stanotte mi è comparsa la Madonna, e cercandole io giustizia, mi ha risposto che non me la potea fare per un saluto che questa malvagia le recita ogni giorno. Domandarono poi a colei, qual era quel saluto che recitava alla Madre di Dio? Rispose quella ch'era l'Ave Maria. Ma in sentire che la B. Vergine per quella misera divozione l'usava tanta misericordia, andò subito a gittarsi avanti a quella santa immagine, e quivi, alla presenza di tutti chiedendo perdono del suo scandalo, fe' voto di perpetua continenza. E di più vestitasi monaca, e fabbricatasi una picciola stanza vicino a quella chiesa, dentro di quella si rinchiuse, ed ivi in continua penitenza, perseverò sino alla morte.42

Preghiera.

O Madre di misericordia, giacché voi siete sì pia, ed avete un gran desiderio di far bene a noi miserabili e di contentare le nostre dimande, io oggi, il più misero di tutti gli uomini, ricorro alla vostra pietà, acciocché mi concediate ciocché vi chiedo. Vi cerchino altri quel che vogliono, sanità di corpo, acquisti e vantaggi di terra: io vengo a domandarvi, Signora, quelle cose che voi desiderate da me, e più s'uniformano e son grate al vostro santissimo Cuore.

Voi foste così umile, impetratemi dunque l'umiltà e l'amore a' disprezzi. Voi foste così paziente nei travagli di questa


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vita, impetratemi la pazienza nelle cose contrarie. Voi foste tutta piena d'amore verso Dio, impetratemi il dono del santo e puro amore. Voi foste tutta carità verso del prossimo, impetratemi la carità verso di tutti, e particolarmente verso di coloro che mi sono avversi. Voi foste tutta unita alla divina volontà, impetratemi una totale uniformazione a tutto quello che Dio di me dispone. Voi in somma siete la più santa fra tutte le creature, o Maria, fatemi santo.

A voi non manca amore: tutto potete e tutto già volete ottenermi. Solo dunque può impedirmi di ricever le vostre grazie, o la mia trascuraggine di ricorrere a voi o la mia poca confidenza nella vostra intercessione; ma questo ricorso e questa confidenza voi medesima me l'avete da impetrare. Queste due grazie somme a voi le cerco, da voi le voglio, da voi certamente le spero, o Maria, Maria madre mia, speranza mia, amore, vita, rifugio, aiuto e consolazione mia. Amen.




1 «Non solum autem caelum et firmamentum, Domina rerum intelligitur, sed aliis nominibus convenienter appellatur, et rerum vocabulis designatur. Ipsa tabernaculum Dei, ipsa templum, ipsa domus... desertum ipsa, et terra repromissionis lacte et melle manans…» In Antiphonam «Salve Regina» Sermones IV, Sermo 3, n. 2. Inter Opera S. Bernardi, ML 184-1069.- Questi Sermoni non sono di S. Bernardo; e sono posteriori a lui, mentre vengono riferite parole sue, in questo stesso Sermone 3. Tra il numero 4 e i seguenti del Sermone 16 di S. Bernardo in Cantica e il num. 4 e i seguenti del Sermone 3 in Salve Regina, non vi è soltanto somiglianza, ma spesso identità di concetti e di espressioni. Non mancano argomenti per sospettare che i detti Sermoni possano essere di quel Nicolò, già segretario di S. Bernardo, ed autore di vari sermoni attribuiti un tempo a S. Bernardo e a S. Pier Damiani.

2 Non si trovano queste parole presso S. Leone. - S. ALBERTUS MAGNUS, Quaestiones super «Missus», qu. 162, Contra hoc, n. 10, Opera, Lugduni, 1651, XX, 114, col. 1: «Ipsa enim est regina quae est misericordia: unde et Esther quae est in figura beatae Virginis, alio nomine Edissa vocatur (Esther II, 7), quod est interpretatum misericordia.» - S. ANTONINUS, Sum. Theol., pars 4, tit. 15, cap. 20, § 13, Veronae, 1740, IV, col. 1063: «Regina misericordiae, id est, quae est misericordia ipsa. Quod enim dicitur in abstracto de aliquo, maxime commendatur, ut de iusto, quod est ipsa iustitia, de misericorde, quod est ipsa misericordia.»

3 Vedi sopra, cap. 7, nota 6, pag. 242.

4 «Porro beata Mater illa Christi, quia se matrem Christianorum cognoscit ratione mysterii, cura quoque se matrem eis praestat et affectu pietatis. Neque enim duratur ad filios, quasi non sint sui, cuius viscera semel quidem feta, sed numquam effeta, numquam desinunt fructum parturire pietatis.» GUERRICUS, Abbas Igniacensis, discipulus S. Bernardi, In AssumptioneB.M. sermo 1, num. 3. ML 185-188.

5 «Quid de fonte pietatis procederet, nisi pietas? Quid, inquam, mirum, si pietatem exhibent viscera pietatis?» S. BERNARDUS, Dominica I post Octavam Epiphaniae, sermo 1, n. 2. ML 183-155.

6 «Reliqui iusti vocantur a Zacharia Propheta (IV, 14) filii olei, quia filii sunt gratiae, et filii Christi, cuius nomen proprium est oleum effusum, ut mox videbimus (§ 1, iuxta illud Cant. I, 2: Oleum effusum nomen tuum). At beatissima Virgo Maria optime dici potest Mater olei. Est enim mater gratiae, mater misericordiae, et mater Christi, qui est ipsum oleum. Unde quot sunt filii olei, filii etiam Deiparae nuncupantur.» Lud. de PONTE, S. I., Expositio moralis in Canticum Canticorum, Exhortatio 21 (ante § 1), tom. 1, Parisiis, 1622, col. 184.

7 «Maria plena est unctione misericordiae, plena oleo pietatis.» CONRADUS DE SAXONIA, Speculum B. M. V., lectio 7, Quarto. Inter Opera S. Bonav., ed. Rom., Mogunt., Lugdun., VI, 441, col. 1. - Vedi Appendice, 2.

8 «Gratia plena, in tantum plena, ut ex tuo redundante, totus hauriat mundus. Si enim prudentes virgines oleum acceperunt in vasis suis cum lampadibus (Matth. XXV, 4): tu, prudentissima Virgo, et Virgo virginum, non unum tantum vas habuisti oleo gratiae repletum, quo lampadem tuam inexstinguibiliter ardentem nutrires, sed aliud gestasti vas redundans et indeficiens, ex quo effuso oleo misericordiae omnium lampades illuminares, et vasa omnium usque ad summum et perfectum impleres, et in illo nihil minueres. Prudens ergo fuisti ut tibi provideres, nec timida ut aliis subvenires. Nec dixisti: Ne forte non sufficiat mihi et vobis (ibid., 9), sed sciens quod sufficeret et tibi et nobis, sufficienter retinuisti et sufficienter tribuisti.» De Verbo Incarnato collationes seu disputationes tres, collatio 3, ML 177-322. Appendix ad Hugonis de S. Victore Opera dogmatica. L'autore è ignoto.

9 (Non Ugone Cardinale, ma) Hugo a S. Victore, o altro sotto il suo nome: Appendix ad Hugonis Opera mystica, Sermones centum, Sermo 47, In Assumptione B. M. V., ML 177-1028: «Quasi oliva speciosa in campis... (Eccli. XXIV, 19)... Et bene in campis, quia in planitie saeculi praesentis, quia in latitudine sanctae Ecclesiae ubique terrarum diffusae, ut omnes peccatores ad ipsam libere et absque impedimento respiciant, ad ipsam confugiant, ab ipsa consilium quaerant, auxilium percipiant.»

10 «Et quia ipsa Virgo gloriosa misericors est ad omnes, comparat se olivae dicens, Ecclesiastici XXIV, 19: Quasi oliva speciosa in campis. Oliva significat misericordiam, quia oleum fructus est lenitivum et dulce. Ad olivam quae est speciosa in campis, omnes possunt accedere et accipere fructum eius: sic ad Mariam et iusti et peccatores accedere possunt, ut inde misericordiam accipiant.» S. ANTONINUS, O. P., Sum. Theol., pars 3, tit. 31, cap. 4, § 3. Veronae, 1740, III, col. 1556.

11 «O quot sententias terribilium flagellorum, quae meruit mundus propter peccata sua, haec sanctissima Virgo misericorditer revocavit!... Quis posset enumerare quantas quotidie sanitates infirmis devote invocantibus eam misericorditer elargitur? a quantis periculis animae et corporis plurimos liberavit? quot diversis angustiatos laboribus consolata fuerit? quot errantes in tenebris illuminaverit?» IDEM, ibid., col. 1557.

12 «Non est tutior locus ad latendum quam sinus Mariae... Nam et ipse Iesus hoc castellum intravit... Intra ergo et tu sub huius castelli umbraculum, orans die ac nocte; ut a cunctis malis imminentibus eruaris... sub amplissimo et pulcherrimo mantello Dominae nostrae latitando secure... ibi pauper habet domicilium; ibi infirmus invenit remedium; ibi tristis accipit solatium; ibi turbatus meretur consilium; ibi destitutus acquirit invamen.» THOMAS A KEMPIS, Sermones ad Novitios, pars 3, sermo 5. Opera, Coloniae Agrippinae et Coloniae Allobrogum, 1759, I, p. 87. - Ed. Pohle, ad Novitios sermo 24, Opera, VI, 229.

13 «Mulier quae ubicumque non est, non est nisi gemitus et egestas. Eccli. XXXVI, 27: Ubi non est mulier, ingemiscit egens. Ubicumque enim non est Maria per gratiam, non potest esse nisi miseria et egestas.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. M. V., lib. 6, cap. 9, n. 11. Inter Opera S. Alberti Magni, Lugduni, 1651, XX, 198, col. 1; Parisiis, XXXVI, 349. - Vedi più giù, nota 15.

14 «Filius loquitur: «...Vere Ecclesia mea nimis longe recessit a me, in tantum quod nisi preces Maris meae intervenirent, non esset spes misericordiae.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 6, cap. 26. Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 364, col. 2.

15 «Et quod ait Sapiens: Ubi non est mulier, ingemiscit aeger (egens: Eccli. XXXVI, 27), vere potest intelligi de hac muliere, quam Filius suus sic vocavi, quum ait: Mulier, ecce filius tuus. Non reperitur aliquem sanctorum ita compati et adiuvare in infirmitatibus spiritualibus et corporalibus aegris personis sicut mulier haec, Beata Virgo Maria.» S. ANTONINUS, Sum. Theol., pars 4, tit. 15, cap. 2, ante § 1. Veronae, 1740, IV, col. 918; Venetiis, 1581, fol. 289, col. 2.

16 «Sicut enim ubicumque fuerit corpus, congregantur et aquilae (Matth. XXIV, 28, Luc. XVII, 37), ita ubicumque fuerit miseria, tua et currit et succurrit misericordia.» RICHARDUS A S. VICTORE, In Cantica, (IV, 5), cap. 23. ML 196-475.

17 «Itaque, o Virgo Mater, ubi nostras miserias invenis, ibi tuas misericordias effundis. Nam sive ad corporales, sive ad spirituales miserias attendas, omnes misericordissime abstergis.» Franciscus DE MENDOZA, S. I., Comment. in IV Libros Regum, tom. 2, annotatio 12, sectio 1, n. 19. Lugduni, 1625, pag. 222, col. 2.

18 «Et usque ad futurum saeculum quod est saeculum Beatorum, non desinam miseris subvenire, humiles introducere, pro peccatoribus orare. Unde sequitur: In habitatione sancta, id est sancte conversando, coram ipso ministravi, ut dictum est, miseris, subveniendo, humiles sublimando, pro peccatoribus exorando; quod ministerium valde placet Deo.» HUGO A SANCTO CHARO, primus Cardinalis O. P., Postilla super Ecclesiasticum, in l. c. Opera, III, Venetiis 1703, fol. 216, col. 4, fol. 217, col. 2.

19 «Atque etiam recordatus quondam super coenam, quod nihil cuiquam toto die praestitisset, memorabilem illam meritoque laudatam vocem edidit: «Amici, diem perdidi.» C. SUETONIUS tranquillus, Titus, n. 8. Opera, II, Augustae Taurinorum, 1824, pag. 291.

20 «Invenies enim eam manibus plenam curialitate, pietate, misericordia, gratiositate et largitate: plus enim desiderat ipsa facere tibi bonum, quam tu accipere concupiscas.» BERNARDINUS DE BUSTO, O. M., Mariale, pars 2, Sermo 5, De Nativitate Mariae, pars 7, De sponsae caelestis dote ac dotatione. Brixiae, 1588, pag. 185, col. 1.

21 «Plena es gratiarum, plena rore caelesti, innixa super dilectum, deliciis affluens. Ciba hodie pauperes tuos, Domina; ipsi quoque catelli de micis edant, nec puero Abrahae tantum, sed et camelis potum tribuas de supereffluenti hydria tua (Gen. XXIV, 14-20), quia tu vere puella es praelecta et praeparata Altissimi Filio.» S. BERNARDUS, Sermo in «Signum magnum», n. 15. ML 183-438.

22 «Largitas Mariae imitatur et assimilat largitatem Filii sui, qui dat amplius quam petatur. Unde Luc. XXIII, 42, 43: cum peteret latro dexter ut haberet sui memoriam, respondit ei Iesus: Amen dico tibi, hodie mecum eris in paradiso.» RICHARDUS A S. LAUR., De laudibus B. M. V., lib. 4, cap. 22, n. 5. Inter Opera S. Alberti Magni, ed. Lugd. XX, pag. 139, col. 1; Paris., XXXVI, 240, col. 2.

23 «Omnia... propter peccatores tibi collata sunt. Cui igitur dubium esse potest per hoc, quin preces tuas, quantaecumque necessariae esse possunt, peccatoribus illas debeas. Non denegabis ergo mihi quod debes, qui potius superaddes, maiora mihi impendens quam debeas. Et intendo quod maiori instantia ac devotione orabis pro me, quam ego auderem petere, et maiora etiam impetrabis mihi, quam petere praesumam. An posset hoc pati pietas illa et dulcedo tua, quae nulli umquam defuit, ut denegares mihi in tanta necessitate auxilium, et tam miserabili, tamque periclitanti causae meae, misericordiae tuae patrocinium?» GUGLIELMUS ALVERNUS seu Parisiensis, De rhetorica divina, cap. 18, Aureliae et Parisiis, 1674, I, pag. 357, col. 2.

24 «Ego vocor ab omnibus Mater misericordiae: vere, filia, misericordia Filii mei fecit me misericordem, et misericordia eius visa compatientem.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 2, cap. 23. Coloniae Agrippinae, 1628, p. 114, col. 1.

25 «Mulier, inquit, amicta sole. Plane amicta lumine tamquam vestimento. Non percipit forte carnalis: nimirum spirituale est, stultitia illi videtur. Non sic videbatur Apostolo, qui dicebat: Induimini Dominum Iesum Christum (Rom. XIII, 14). Quam familiaris ei facta es, Domina! quam proxima, imo quam intima fieri meruisti, quantum invenisti gratiam apud eum! In te manet, et tu in eo; et vestis eum, et vestitis ab eo. Vestis eum substantia carnis, et vestis ille te gloria suae maiestatis. Vestis solem nube, et sole ipsa vestiris.» S. BERNARDUS, Sermo in «Signum magnum», n. 6. ML 183-432.

26 «Putasne, ipsa est sole amicta mulier?... Id plane non inconvenienter Mariae videtur attribuendum. Nimirum ea est quae velut alterum solem induit sibi. Quemadmodum enim ille super bonos et malos indifferenter oritur, sic ipsa quoque praeterita non discutit merita; sed omnibus sese exorabilem, omnibus denique necessitates amplissimo quodam miseratur affectu.» S. BERNARDUS, Sermo in «Signum magnum», n. 3. ML 183-430.

27 Il ven. Ildeberto aveva ricevuto in dono, dalla piissima regina d'Inghilterra, Matilde, due candelabri d'oro, lavorati con arte. Egli la ringrazia: «Humilis Cenomanorum sacerdos H. M. (cioè Hildebertus Mathildi) venerabili Anglorum reinae gloria et honore dignissimae, salutem et orationum instantiam. Difficile est discrete semper ac provide beneficia collocari. Nesciunt hanc excelsae potestates providentiam, quas pulchrum est benefacere vel indignis. Talem ego apud te munificentiam expertus, benedictionem tuam gratiarum prosequor actione... Ipsum (donum tuum) bene quidem rutilat auro suo, sed melius animo tuo, animo cui beneficium placuit, cui innata est, non suggesta, voluntas largiendi.» Ven. HILDEBERTUS, Cenomanen. episcopus, dein Turonensis archiepiscopus (+ 1134), Epistola 9. ML 171-160, 161.

28 «Luna... propinquior est istis inferioribus quam aliquod aliud caeleste corpus, et ideo efficacius agit in ea...Cum sit infima, congregatae sunt in ea omnes virtutes moventium superiorum. Unde ex sua virtute movet omnia humida, et ex lumine a sole mutuato, quasi quidam secundus sol, breviter agit et explicat in istis inferioribus operationes solis. Et dico breviter, quia quod sol facit in anno - secundum variationem humoris et caloris - luna facit in mense.» IOANNES A S. GEMINIANO, O. P., Summa de exemplis et rerum similitudinibus, lib. 1, De caelo et elementis, cap. 3. Venetiis, 1584, fol. 4, col. 4.

29 «Velociorque est nonnumquam salus memorato nomine eius, quam invocato nomine Domini Iesu unici Filii eius. Et id quidem non ideo fit quod ipsa maior aut potentior eo sit, nec enim ipse magnus aut potens est per eam, sed illa per ipsum... Invocato... nomine Matris suae, etsi merita invocantis non merentur, merita tamen Matris intercedunt ut exaudiatur.» EADMERUS, Liber de excellentia Virginis Mariae, cap. 6. Inter Opera S. Anselmi, ML 159-570.

30 «Hugo de S. Victore in sententiis: «Si pertimescis, inquit, supplicaturus ad Deum accedere, respice ad Mariam, non illic invenis quod timeas, genus tuum vides.» Haec Hugo.» Petr. Ant. SPINELLI, Maria Deipara thronus Dei, cap. 30. Neapoli, 1613, pag. 429. - Nella Summa Sententiarum (ML 176, col. 41-174), non s'incontrano queste parole, come neppure nelle altre opere di Ugone. Però, già da Vincenzo di Beauvais (Bellovacensis) vengono così riferite nel suo De laudibus Beatissimae Virginis, sive de moribus et gestis ipsius liber unus, ex authenticis Patrum scriptis collectus, cap. 7: «Maria nimirum stella, Christus sol. Ideo peccatores velut in nocte a Maria consolantur, iusti vero tamquam in die a Christo illuminantur. Itaque si pertimescis supplicaturus ad Christum accedere, ad Mariam respice. Genus tuum respicis. Non illic, quid timeas, invenies.»

31 «Quod si, ut vere sunt, plena magis omnia pietatis et gratiae, quae ad eam pertinent, inveneris, age gratias ei qui talem tibi mediatricem benignissima miseratione providit, in qua nihil possit esse suspectum. Denique omnibus omnia facta est, sapientibus et insipientibus copiosissima caritate debitricem se fecit. Omnibus misericordiae sinum aperit, ut de plenitudine eius accipiant universi.» S. BERNARDUS, In «Signum magnum», n. 2. ML 183-430.

32 «Ipsa semper circumit quaerens quem salvet, more bonorum medicorum, qui circumeunt civitatem curando aegros: ex quo appellantur circumitores.» BERNARDINUS DE BUSTO, O. M., Mariale, pars 3 (Mare magnum B. V. nuncupatur), Sermo 1, pars 2 (verso la fine). Opera, III, Brixiae, 1588, pag. 202, col. 2.

33 «Is qui affligitur, ad te confugit. Qui alicuius iniuria laeditur, ad te accurrit. Qui malis tenetur ac implicatur, tuam opem invocat. Omnia tua, Dei Genirix, incredibilia miraque sunt: cuncta naturam excedunt, cuncta rationem et potentiam. Quocirca etiam protectio tua, intelligentiae vim omnem superat.» S. GERMANUS, Patriarcha CP., In Encaenia venerandae aedis SS. Deiparae, in S. fascias Domini, in zonam SS. Deiparae. MG 98-382.

34 Gesnerus et Simlerus, Bibliotheca, Tiguri, 1574, v. Pelbartus: «Pelbarti Osvaldi de Themeswar, Ord. Min. de Observantia, sermones: de tempore dominicales; de sanctis; quadragesimale triplex; Stellarium beatae Virginis. Totum hoc opus vocant Pomerium sermonum; impressum olim Haganoae, anno Dom. 1515, in folio... Claruit anno 1490.» - PELBARTUS, etc. come sopra, Stellarium coronae gloriosissimae Virginis, lib. 11, pars 2, cap. 2 (secunda stella), Tertia ratio (Tertio declaratur), Venetiis, 1586, fol. 202, col. 3, 4: «Credisne, quare parcit nunc mundo ipse Deus, qui olim etiam multo his minora peccata acrius punivit, prout in Veteri Testamento legitur, quod videlicet Sodomitas submersit, totum mundum diluvio delevit, pro esu et concupiscentia carnium in deserto filios Israël 23 millia occidit, et pro multis aliis similibus legimus filios Israël acriter punivisse, imo omnem gentem Israëliticam praedictam pro offensis et legis praevaricationibus de terra promissionis perdidisse comperimus: quomodo credere potes, quod nunc acerbius mundum non flagellaret, et non exterminaret, cum videamus multo pro nunc abundare graviora in mundo peccata... Sed profecto quidquid Deus parcit mundo, et... exspectat misericorditer... nec tam cito finem imponit eidem, cum demeretur, totum hoc facit propter beatam Virginem et eius merita advocantionisque intercessionem propter quam conservat in esse. Unde Fulgentius, IV Michologiarum (Mythologiarum?) ait: «Caelum et terra iam dudum ruissent, si non Maria precibus sustentasset.» Un certo Fabius Claudius Fulgentius, detto pure Fabius Planciades Fulgentius, od anche Furius Publius Fulgentius, scrisse varie opere profane, tra le quali Mythologiarum libri tres, semplice e volgare compendio di mitologia, più volte dato alle stampe, p. e., colle Fabulae Hygini, Basileae, apud Hervagium, 1549. Nel titolo del primo libro, è detto «episcopus Carthaginensis». Che sia poi e di chi sia il «liber quartus» citato dal Pelbarto, non sappiamo. Ad ogni modo, non è da confondersi quel cotale Fulgenzio con S. Fulgenzio, vescovo di Ruspe (+ 532 o 533), quantunque questo santo vescovo si chiami anch'egli Claudius Gordianus Fulgentius.

35 Ernaldus seu ARNALDUS Carnotensis, abbas Bonaevallis, Libellus de laudibus B. M. V., ML 189-1726: «Securum accessum iam habet homo ad Deum, ubi mediatorem causae suae Filium habet ante Patrem, et ante Filium Matrem. Christus, nudato latere, Patri ostendit latus et vulnera, Maria Christo petus et ubera; nec potest ullo modo esse repulsa, ubi concurrunt et orant omni lingua disertius haec clementiae monumenta et caritatis insignia. Dividunt coram Patre inter se Mater et Filius pietatis officia, et miris allegationibus muniunt redemptionis humanae negotium, et condunt inte se reconciliationis nostrae inviolabile testamentum.» - IDEM, De septem verbis Domini in cruce, tractatus 3, ML 189-1694, 1695: «Nimirum in tabernaculo illo duo videres altaria, aliud in pectore Mariae, aliud in corpore Christi. Christus carnem, Maria immolabat animam. Optabat quidem ipsa... cum Domini Iesu corporali morte redemptionis nostrae consummare mysterium; sed hoc solius summi sacerdotis privilegium erat, ut de sanguine munus intra sancta inferret... et in reparatione hominis nulli angelo, nulli homini cum eo fuit aut esse potuit communis auctoritas. Cooperabatur tamen plurimum secundum modum suum ad propitiandum Deum ille matris affectus, cum tam propria quam Matris vota caritas Christi perferret ad Patrem... unumque erat... quod in commune elaborabat dilectio, simulque se complectebantur pietas et caritas et bonitas, Matre supplicante, Filio interpellante, Patre propitiante. Filius ad pectus Matris et ubera, Pater ad Filii crucem et vulnera respiciebat. Et quid inter haec tanta pignora non moveret? quid illa sanctitatis schola nisi pietatem doceret? quid nisi misericordiam informaret?»

36 «Quantus sit Deus satis ignorat ille qui huius Virginis mentem non stupet, animum non miratur: pavet caelum, tremunt angeli, creatura non sustinet, natura non sufficit: una puella sic Deum in sui peccatoris capit, recipit, oblectat hospitio, ut pacem terris, caelis gloriam, salutem perditis, vitam mortuis, terrenis cum caelestibus parentelam, ipsius Dei cum carne commercium, pro ipsa domus exigat pensione, pro ipsius uteri mercede conquirat, et impleat illud prophetae: Ecce hereditas Domini, filii: merces, fructus ventris (Ps. CXXVI, 3).» S. PETRUS CHRYSOLOGUS, archiepiscopus Ravennas (+ circa annum 450), Sermo 140, De annuntiatione D. Mariae Virginis. ML 52-577.

37 «Apud Patrem et Filium procurat negotia et petitiones nostras; et saepe, quos iustitia Filii potest damnare, Matris misericordia liberat: quia Thesaurus Domini est, et Thesauraria gratiarum ipsius; et donis spiritualibus ditat copiosissime servientes sibi; et potentissime protegit eos a triplici adversario, scilicet mundo, carne, et diabolo: quia salus nostra in manu ipsius est.» RAYMUNDUS IORDANUS, Can Reg. Ord. S. Aug., ex Praeposito Uticensi Abbas Cellensium apud Biturigas, Contemplationes de B. Virgine, Prooemium. Migne-Bourassé, Summa aurea, IV, 851, 852.

38 «Haec est redemptio nostra, salus, vita, spes, consilium, refugium et auxilium nostrum.» Ven. BERNARDINUS DE BUSTO, O. M., Mariale, Sermo 6 de Conceptione Mariae, pars 2. Opera, III, Brixae, 1588, pag. 69, col. 1.

39 «Ad thronum igitur eius, scilicet Virginem Mariam, in qua quievit, accedamus cum fiducia, ait Apostolus ad Hebr. IV, ut misericordiam et gratiam consequamur in tempore opportuno.» S. ANTONINUS, Sum. Theol., pars 4, tit. 15, cap. 14, § 7. Veronae, 1740, IV, col. 1007: Venetiis, 1581, IV, fol. 317.

40 «O Maria Maria, tempio della Trinità! o Maria, portatrice del fuoco, Maria porgitrice di misericordia, Maria germinatrice del frutto, Maria germinatrice del frutto, Maria ricompratrice dell'umana generatione, perché sostenendo la carne tua in el Verbo, fu ricomprato el mondo. Cristo ricomprò con la sua Passione, e tu col dolore del corpo e della mente.» S. CATERINA DA SIENA, Alcune Orazioni, Orazione 11, in Roma, il dì dell'Annunziazione della dolcissima Vergine Maria, in astrazione. Opere, IV, Siena, 1707, pag. 352, col. 1. - Raymundus a VINEIS, Theologiae mysticae demonstratio (Vita et Revelationes S. Catharinae), Oratio 11, quam die Annuntiationis 1379 habuit Romae: Coloniae, 1553, fol. 186: «O Maria! Maria templum Trinitatis! O Maria, portatrix ignis! Maria administratrix misericordiae! Maria germinatrix fructus vitae! Maria redemptio humani generis, ex eo quia carne tua patiente in Christo redemptus est mundus. Christus redemit sua Passione, tu mentis et corporis dolore.»

41 Stimulus amoris, pars 3, cap. 19. Inter Opera S. Bonaventurae (vedi Appendice, 2) Romae, etc. VII, fol. 233, col. 2. - Inter Opera S. Anselmi Lucensis, Meditatio super Salve Regina, n. 8, ML 149-590. - Inter Opera S. Bernardi, Meditatio in Salve Regina, n. 6, ML 184-1080. - Vedi Appendice, 3, A.

42 Carlo BOVIO, S. I. Esempi e miracoli della SS. Vergine Madre di Dio Maria, parte 5, esempio 32, Venezia, 1749, pag. 282-288. (Il fatto) «come riferisce il P. Phil. LABBÈ (leggi: LABBE, S. I.) nella sua libraria de' manoscritti, e cita Gauterio monaco Cluniacense, avvenne in Dormanus (leggi: Dormans)... nella Francia.» - Phil. LABBE, Nova Bibliotheca Manuscriptorum Librorum, I, Parisiis, 1657, pag. 651, 652: De miraculis B. Virginis Mariae, auctore Gauterio, monacho Cluniacensi, Miraculum 2.




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