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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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Orazione di S. Anselmo.10

Vi preghiamo, o Santissima Signora, per quella grazia che Dio v'ha fatta di così innalzarvi e di rendervi con essolui tutte le cose possibili, di fare in modo che la pienezza della


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grazia che voi avete meritata, ci renda partecipi di vostra gloria. Affaticatevi, o misericordiosissima Signora, a procurarci il bene, per cui Dio si è contentato di farsi uomo nelle vostre caste viscere. Non vi rendete difficile in ascoltarci. se voi vi degnate di pregare il vostro Figliuolo, egli subito vi esaudirà. Basta che voi ci vogliate salvi, che allora non potremo non esser salvi. Or chi potrà restringere le viscere di vostra misericordia? se non avete compassione di noi voi che siete la Madre della misericordia, che ne sarà di noi quando il vostro Figliuolo verrà a giudicarci?

Soccorreteci dunque, o pietosissima Signora, senza guardare la moltitudine de' nostri peccati. Pensate e ripensate che il nostro Creatore ha preso carne umana da voi non per dannare i peccatori, ma per salvarli. Se non foste voi stata fatta Madre di Dio che per vostro vantaggio, potrebbe dirsi che poco voi vi curaste che siamo salvi o dannati: ma Dio s'è vestito di vostra carne per vostra salute e per quella di tutti gli uomini. Che ci servirà che siate così potente e sì gloriosa, se non ci rendete partecipi di vostra felicità? Aiutateci e proteggeteci: sapete qual bisogno abbiamo di vostra assistenza. Noi ci raccomandiamo a voi: voi fate che non ci danniamo, ma che serviamo ed amiamo eternamente il vostro Figliuolo Gesù Cristo.




10 «Rogamus... te, Domina, per ipsam gratiam qua te (pius et omnipotens) Deus sic exaltavit, et omnia tibi secum possibilia esse donavit, quatenus id apud ipsum nobis obtineas, ut plenitudo gratiae, quam meruisti, in nobis sic operetur quo participium beati praemii eius nobis misericorder quandoque donetur... Intende ergo, Domina piissima, ut nobis ad effectum proveniat, propter quod Deus noster ex tuo castissimo utero factus homo inter homines venit; nec sis, quaesumus, exoratu difficilis, quia procul dubio idem benignissimus Filius tuus erit, ad concedendum quidquid voles, promptus et exaudibilis. Tantummodo itaque velis salutem nostram, et vere nequaquam salvi esse non poterimus. Quid igitur stringet larga misericordiae tuae viscera...? Si tu denegas nobis effectum misericordiae, cuius (tam mirabiliter) facta es mater, quid faciemus cum... Filius tuus advenerit, (cunctos aequo) iudicaturus (iudicio?)

Subveni ergo nobis, Domina, (et) non considerata peccatorum nostrorum multitudine, (velle tuum ad miserendum nobis inflecte). Cogita, quaeso, et recogita apud te quia non ad damnandum, sed ad salvandum peccatorem Conditor noster ex te factus est homo... An... utrum pereamus,... non curabis...? Et hoc quidem fortassis aliquo modo, bona Domina, dici posset, si pro tui solius exaltatione et salute mater Dei facta fuisses. Sed utique Deus, qui hominem assumpsit ex tua castissima carne, hoc fecit pro tua et nostra communi salute. Si ergo, quae plena salute es potita, non intendis ut eadem salus pro modulo nostro etiam ad nos usque pertingat... quae pro totius mundi salvatione meruisti fieri mater Altissimi, cum nos postposueris... quid, quaeso, proderit nobis tua gloriosa et felix exaltatio...?... Eo nos propensiori studio iuva, precamur, et fove, quo in faecibus mundi natos et alitos potiori levamine prospicis indigere... Tibi ergo nos commendamus: tu procura ne pereamus, effice potius ut (salus nostra de die in diem multiplicetur, et) Filio tuo Domino nostro Iesu Christo vita nostra iugi devotione famuletur.» Liber de excellentia Virginis Mariae, cap. 12. ML 159, col. 578-580. - Questo trattatello, per più secoli, venne attribuito a S. Anselmo, e tuttora si ritrova tra le sue Opere, però nell'Appendice. Da qualche manoscritto - e poi si pensò a confrontare anche lo stile - si scoprì che l'autore è EADMERUS, monachus Cantuariensis, discepolo, amico, compagno e finalmente biografo di S. Anselmo; quel medesimo che fu dal Papa dato come superiore al santo Arcivescovo, per non privarlo della desiderata grazia dell'ubbidienza.






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