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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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DISCORSO III. - Della Presentazione di Maria.

L'offerta che Maria fe' di se stessa a Dio fu pronta senza dimora, fu intiera senza riserba.

Non v'è stata, né mai vi sarà offerta di pura creatura più grande e più perfetta di quella che fece Maria fanciulla di tre anni a Dio, allorché si presentò nel tempio ad offerirgli, non aromi o vitellitalenti d'oro, ma tutta se stessa in perfetto olocausto, consagrandosi vittima perpetua in suo onore. Ben ella intese la voce di Dio che sin d'allora la chiamava a dedicarsi tutta al suo amore, con quelle parole: Surge, propera, amica mea... et veni (Cant. II, [10]). E perciò voleva il suo Signore che sin d'allora ella si scordasse di sua patria, de' suoi parenti e di tutto per attendere solo ad amarlo e compiacerlo: Audi, filia, et vide et inclina aurem tuam, et obliviscere populum tuum et domum patris tui (Ps. XLIV, [11]). Ed ella pronta subito ubbidì alla divina voce.

Consideriamo dunque quanto fu accetta a Dio questa offerta che Maria gli fe' di se stessa, mentr'ella se gli offerì presto ed intieramente: presto senza dimora, intieramente senza riserba: due punti.

Punto I.

Cominciamo: Maria si offerì presto a Dio.

Benché sin dal primo momento che questa celeste fanciulla fu santificata nell'utero di sua madre, che fu già nel


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primo istante di sua immacolata Concezione, ella ricevé l'uso perfetto della ragione, per poter sin d'allora cominciare a meritare, secondo dicono per comun sentenza i Dottori col P. Suarez;1 - il quale dice ch'essendo il modo più perfetto che usa Dio nel santificare un'anima, il santificarla per proprio merito, siccome insegna S. Tommaso (3 p., q. 19, a. 3),2 così dee credersi essere stata santificata la S. Vergine: Sanctificari per proprium actum est perfectior modus; ergo credendum est hoc modo fuisse sanctificatam Virginem (Tom. 2, in 3 p., d. 4, l. 8).3 E se questo privilegio fu conceduto agli angeli e ad Adamo, come dice l'Angelico (1 p., q. 63, a. 5, et q. 95, a. 2),4 molto più dobbiamo crederlo conceduto alla divina Madre,


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a cui certamente dee supporsi che Dio, essendosi degnato di farla sua madre, abbia conferiti maggiori doni che a tutte l'altre creature, secondo insegna lo stesso S. Dottore: Ex ea accepit humanam naturam, et ideo prae ceteris maiorem debuit a Christo gratiae plenitudinem obtinere (3 p., q. 27, a. 5).5 Poich'essendo madre, dice il P. Suarez, ha un certo diritto singolare a tutti i doni del suo Figlio: Unde fit ut singulare ius habeat ad dona Filii sui (T. 2, in 3 p., d. 1, s. 2).6 E siccome per l'unione ipostatica fu ragione che Gesù avesse la pienezza di tutte le grazie, così per la divina maternità convenne che Gesù per debito naturale conferisse a Maria grazie maggiori di quelle concedute a tutti gli altri santi ed angeli.

Sicché sin dal principio di sua vita Maria conobbe Dio, e lo conobbe tanto che niuna lingua - così disse l'angelo a S. Brigida - basterà a spiegare quanto l'intelletto della S. Vergine giungesse a penetrare Dio nel primo istante che lo conobbe (Serm. ang., c. 14). E sin d'allora Maria, a quella prima luce da cui fu illuminata, tutta si offerì al suo Signore, dedicandosi intieramente al suo amore ed alla sua gloria, siccome


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l'angelo seguitò a dire a santa Brigida: «Subito la nostra Regina determinò di sagrificare la sua volontà a Dio con tutto il suo amore, per tutto il tempo di sua vita. E niuno può capire quanto la sua volontà si soggettò allora ad abbracciare tutte le cose di suo gusto» (Loc. cit.).7

Ma intendendo poi l'immacolata fanciulla che i suoi santi genitori, Gioacchimo ed Anna, aveano promesso a Dio anche con voto, come si rapporta da diversi autori, che se loro avesse data prole gliel'avrebbero consagrata a servirlo nel tempio; ed essendo già costume antico de' Giudei di chiuder le loro figliuole in alcune celle, che stavano d'intorno al tempio, per bene ivi educarsi, - come riferiscono il Baronio, Niceforo, Cedreno, e Suarez con Giuseppe Ebreo, coll'autorità ancora di S. Gio. Damasceno, di S. Giorgio di Nicomedia, di S. Anselmo (De form. et mor. B.M.), e S. Ambrogio (De Virg., l. 1): e come chiaramente si raccoglie anche dal libro II de' Maccabei (III, 20), dove parlandosi d'Eliodoro che volea assalire il tempio per prenderne l'erario ivi deposto, si dice che Pro eo quod in contemptum locus esset venturus... Virgines quae conclusae erant procurrebant ad Oniam8 - Maria ciò


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intendendo, dico, appena giunta all'età di tre anni, come attestano S. Germano e S. Epifanio, che dice: Tertio anno oblata est in templo (Serm. de laud. V.),9 - età in cui le fanciulle maggiormente desiderano ed hanno maggior bisogno dell'assistenza de' loro parenti, - ella volle solennemente offerirsi e consagrarsi a Dio, presentandosi nel tempio: ond'ella fu la prima che andò ad istantemente pregare i suoi genitori che l'avessero condotta al tempio per adempiere la loro promessa. E la santa sua madre, dice S. Gregorio Nisseno, Anna haud cunctata est eam ad templum adducere ac Deo offerre (Or. de Nat. Chr.).10


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Ecco come Gioachimo ed Anna, generosamente sagrificando a Dio la parte più cara de' loro cuori che in terra aveano, si partono da Nazaret portando or l'uno or l'altra fra le braccia la loro troppo amata picciola figlia; poich'ella non era atta a tal viaggio sì lungo, qual era quello da Nazaret a Gerusalemme, di ottanta miglia, come narrano più autori.11 Andavano essi accompagnati da pochi parenti, ma gli angioli a schiere - dice S. Giorgio Nicomediense (De oblat. Deip.) andavan corteggiando e servendo in questo viaggio l'immacolata verginella, che andava a consagrarsi alla Maestà divina.12 Quam pulchri sunt gressus tui, ... filia principis (Cant. VII, 1): Oh come sono belli - doveano allora andar cantando gli angeli - come son graditi a Dio questi tuoi passi che dai per andare ad offerirtegli, o gran figlia prediletta del nostro comun Signore! Lo stesso Dio, dice Bernardino da Busto, fece in quel giorno con tutta la sua celeste corte una gran festa, vedendo condursi la sua sposa al tempio: Magnam quoque festivitatem fecit Deus cum angelis in deductione suae sponsae ad templum (Marial., p. 4, serm. 1).13 Poich'egli non vide mai creatura più santa e più amata che se gli andasse ad offerire: Quia nullus umquam Deo gratior usque ad illud tempus ascendit (Loc. cit.).14 Vanne dunque - le dicea S. Germano


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arcivescovo di Costantinopoli - vanne, o regina del mondo, o Madre di Dio, vanne allegramente alla casa del Signore ad aspettare la venuta del Divino Spirito che madre ti renderà del Verbo Eterno: Abi ergo, o Domina Mater Dei, in atria Domini, exsultans et exspectans Sancti Spiritus adventum, et unigeniti Filii conceptionem (De obl. Virg.).15

Giunta che fu la santa comitiva al tempio, la vaga fanciulla si volge a' suoi genitori, e genuflessa, baciando loro le mani, lor dimanda la benedizione; e poi senza più voltarsi indietro, sale i quindici gradini del tempio - come riferisce Arias Montano da Giuseppe Ebreo16 - e si presenta al sacerdote S. Zaccaria, come vuole S. Germano.17 E licenziandosi allora dal mondo e rinunziando a tutti i beni ch'egli promette a' suoi seguaci, si offerisce e si consagra al suo Creatore.


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A tempo del diluvio il corvo mandato da Noè fuori dell'arca restò a pascersi de' cadaveri, ma la colomba senza posare il piede presto ritornò all'arca: Reversa est ad eum in arcam (Gen. VIII, 9). Molti mandati da Dio in questo mondo, infelici si fermano a pascersi de' beni terreni. Non così la nostra celeste colomba Maria; conobbe ella che l'unico nostro bene, l'unica speranza, e l'unico amore dee essere Dio; conobbe che 'l mondo è pieno di pericoli e che colui che più presto lo lascia, egli è più libero da' suoi lacci; onde cercò presto di fuggirlo dalla sua più tenera età, ed andò a chiudersi dentro il sagro ritiro del tempio, dove potesse meglio udirne le voci, e meglio onorarlo ed amarlo. E così la S. Vergine sin dal principio del suo operare si rese tutta cara e gradita al suo Signore, come la fa parlare la S. Chiesa: Congratulamini mihi omnes qui diligitis Dominum, quia, cum essem parvula, placui Altissimo (In 2 resp. I noct. in fest. S.M. ad Niv.).18 E perciò ella fu assomigliata alla luna, poiché siccome la luna compisce il suo corso più velocemente degli altri pianeti, così Maria più presto di tutti i santi giunse alla perfezione, con darsi presto a Dio senza dimora ed intieramente senza riserva.

E passiamo al secondo punto, dove avremo molto che dire.

Punto II.

Ben sapea l'illuminata fanciulla che Dio non accetta un cuore diviso, ma lo vuol tutto consagrato al suo amore, secondo il precetto dato: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo.19 Ond'ella fin dal momento in cui cominciò a vivere, cominciò ad amare Dio con tutte le forze, e tutta a lui si donò. Ma l'anima sua santissima aspettava con gran desiderio il tempo di consagrarsegli intieramente con effetto e con pubblica solennità. Onde consideriamo con quanto fervore l'amante verginella, vedendosi già chiusa in quel santo luogo, prima si prostrò a baciar quella terra, come casa del Signore, indi adorò la sua infinita Maestà, lo ringraziò del favor ricevuto di averla ridotta così per tempo ad abitare nella sua casa, e poi tutta si offerì al suo Dio; tutta senza riserba di cosa, offerendogli tutte le potenze e tutti i sensi, tutta la mente


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e tutto il cuore, tutta l'anima e tutto il corpo; poiché allora fu, come vogliono, che, per piacere a Dio, fece il voto di sua verginità; voto, che Maria fu la prima a farlo, al dir di Ruperto abbate: Votum virginitatis prima emisit (Lib. 1 de Inst. Virg.).20 E si offerì tutta senza limitazione di tempo, come asserisce Bernardino da Busto: Maria seipsam perpetuis Dei obsequiis obtulit et dedicavit (Mar., p. 4, serm. 1);21 mentr'ella ebbe allora intenzione di dedicarsi a servire sua divina Maestà nel tempio per tutta la sua vita, se così a Dio fosse piaciuto, senza più uscire da quel sagro luogo. - Oh con quale affetto dovette allora dire: Dilectus meus mihi et ego illi (Cant. II, 16). Ego illi, come commenta Ugon cardinale, tota vivam et tota moriar.22 Mio Signore e Dio, dicea, io qui son venuta solo per compiacervi e darvi tutto l'onore che posso: qui tutta voglio a voi vivere ed a voi morire, se vi piace; accettate il sagrificio che vi fa questa povera serva, ed aiutatemi ad esservi fedele.

E qui consideriamo quanto fu santa la vita che Maria fece nel tempio, dove, quasi aurora consurgens,23 crescendo sempre nella perfezione come cresce nella sua luce l'aurora, chi mai può spiegare quanto di giorno in giorno risplendevano in lei sempre più belle le sue virtù, la carità, la modestia, l'umiltà, il silenzio, la mortificazione, la mansuetudine? Piantata nella casa di Dio questa bella uliva, dice S. Gio. Damasceno, innaffiata dallo Spirito Santo, divenne abitazione di tutte le virtù: Ad templum adducitur, ac deinde in domo Dei plantata, atque per Spiritum saginata, instar olivae frugiferae virtutum omnium


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domicilium efficitur (Lib. 4, de fid., c. 14).24 In altro luogo dice lo stesso santo: Il volto della Vergine era modesto, l'animo umile, le parole amorevoli, uscendo da un interno composto (Or. 1, de Nat. Virg.).25 Ed altrove asserisce: La Vergine allontano il pensiero da tutte le cose terrene, abbracciando tutte le virtù; esercitando dunque così la perfezione, profittò in poco tempo a tal segno che meritò d'esser fatta tempio degno di Dio (De fid. ort., l. 4, c. 14).26

Parla ancora S. Anselmo della vita della S. Vergine nel tempio, e dice: Maria era docile, poco parlava, stava sempre composta, senza ridere e senza mai turbarsi. Perseverava poi nell'orazione, nella lezione della Sacra Scrittura, ne' digiuni, ed in tutte l'opere virtuose (De form. et mor. B. Mar.).27 S. Girolamo ne riferisce cose più particolari: Maria tenea la sua vita ordinata così: dalla mattina sino a terza stava in


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orazione, da terza sino a nona si occupava in alcun lavoro, da nona ripigliava l'orazione sin che l'angelo le portava il cibo, com'era il solito. Procurava d'esser la prima nelle vigilie, la più esatta nella divina legge, la più profonda nell'umiltà, e in ogni virtù la più perfetta. Niun mai la vide irata: tutte le sue parole uscivano così piene di dolcezza, che sempre nella sua lingua fu riconosciuto Dio (S. Gir., app. l'Ist. della vita di Maria del P. Gius. di Gesù e Maria, carm. scalzo, l. 2, c. 1).28

Rivelò poi la stessa divina Madre a S. Elisabetta vergine benedettina nel monastero di Sconaugia - come si legge appresso S. Bonaventura (De vita Christi, c. 3), - che quand'ella fu lasciata nel tempio da' suoi parenti, deliberò di avere solo Dio per padre; e spesso pensava che potesse fare per dargli gusto: Cum pater meus et mater mea dimiserunt me in templo, statui in corde meo habere Deum in patrem, et saepe cogitabam quid possem facere illi gratum. Determinò di più di consagrargli la sua verginità, e di non possedere cosa alcuna nel mondo, donando a Dio tutta la sua volontà: Statui servare virginitatem, nihil umquam possidere in mundo, et omnem voluntatem meam Deo commisi. In oltre le disse che fra tutti i precetti da osservare si pose avanti gli occhi il precetto: Diliges Dominum Deum tuum; e ch'ella andava di mezza notte a pregare il Signore all'altare del tempio che le concedesse la grazia di osservare i precetti, e di farle veder nata la madre del Redentore, pregandolo che le conservasse gli occhi per vederla,


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la lingua per lodarla, le mani e piedi per servirla, e le ginocchia per adorar nel suo seno il suo divin Figliuolo. Ma S. Elisabetta in sentir ciò le disse: «Ma Signora, voi non eravate piena di grazia e di virtù?» E Maria le rispose: «Sappi ch'io mi riputava la più vile ed indegna della divina grazia; perciò io chiedea così la grazia e le virtù.» E finalmente, acciocché ci persuadiamo della necessità assoluta, che abbiamo tutti di cercare a Dio le grazie che ci abbisognano, le soggiunse: «Pensi tu ch'io abbia avuta la grazia e le virtù senza fatica? Sappi ch'io non ebbi grazia alcuna da Dio senza gran fatica, orazione continua, desiderio ardente, e molte lagrime e penitenze».29

Ma sopra tutto son da considerarsi le rivelazioni fatte a S. Brigida delle virtù ed esercizi praticati dalla B. Vergine nella sua fanciullezza, con queste parole: Sin da bambina Maria fu ripiena dello Spirito Santo, e conforme cresceva in età, cresceva in lei la grazia. Sin d'allora stabilì di amare Dio con tutto il cuore, sicché nelle azioni e nelle parole non mai restasse egli offeso; e perciò tutti i beni della terra eran da lei disprezzati. Dava quanto poteva a' poveri. Nel cibarsi era così temperata che prendeva solamente il puro necessario a sostentare il corpo. Penetrando poi nella Sacra Scrittura che questo Dio dovea nascere da una vergine a redimere il mondo, si accese in tal modo il suo spirito nel divino amore, che non bramavapensava che a Dio, e solo in Dio compiacendosi, fuggiva la conversazione anche de' suoi genitori, acciocché non la distogliessero dalla memoria di Dio. E sommamente desiderava di trovarsi al tempo della venuta del Messia, per poter fare la serva a quella felice verginella, che meritava d'essergli madre. Ciò dicono le rivelazioni fatte a S. Brigida (L. 1, et l. 3, c. 8).30

Ah sì che per amore di questa gran fanciulla accelerò il Redentore la sua venuta nel mondo; poiché dov'ella per sua umiltà non si stimava neppure degna di esser la serva della divina Madre, ella fu eletta per questa Madre; e coll'odore delle sue virtù e colle sue potenti preghiere tirò nel suo seno


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verginale il divin Figliuolo. Perciò fu chiamata Maria tortorella dal suo divino Sposo: Vox turturis audita est in terra nostra (Cant. II, 12); non solo perché ella, a guisa di tortorella, amò sempre la solitudine, vivendo in questo mondo come in un deserto; ma anche perché qual tortorella, che sempre va gemendo per le campagne, Maria sempre gemeva nel tempio, compatendo le miserie del mondo perduto e cercando a Dio la comune Redenzione. Oh con qual maggior affetto e fervore ella ripeteva a Dio nel tempio le suppliche ed i sospiri de' Profeti, acciocché mandasse il Redentore: Emitte Agnum, Domine, dominatorem terrae (Is. XVI, 1).31 Rorate caeli desuper et nubes pluant Iustum (Id. XLV, 8). Utinam dirumperes caelos et descenderes (Id. LXIV, 1).

In somma era l'oggetto delle compiacenze di Dio il veder salire sempre più questa verginella alla più alta perfezione a guisa di una verghetta di fumo, ricca di odori di tutte le virtù, come appunto la descrive lo Spirito Santo ne' Sagri Cantici: Quae est ista quae ascendit per desertum sicut virgula fumi, ex aromatibus myrrhae et thuris et omnis pulveris pigmentarii? (Cant. III, 6). Era in verità questa fanciulla, dice Sofronio, il giardino di delizie del Signore, poiché vi trovava tutte le sorti de' fiori e tutti gli odori delle virtù: Vere Virgo erat hortus deliciarum, in quo consita sunt universa florum genera et odoramenta virtutum (Serm. de Ass.).32 Ond'è che afferma S. Giovan Grisostomo (Ap. Canis., l. I, de B.V., c. 13)33


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che Dio perciò elesse Maria per sua madre in terra, perché non trovò in terra vergine più santa e più perfetta di Maria, né luogo più degno da abitare che l'utero sagrosanto di lei, come dice parimente S. Bernardo: Nec in terris locus dignior utero virginali:34 asserendo sant'Antonino che la beata Vergine, per essere eletta e destinata alla dignità di Madre di Dio, dovette possedere una perfezionegrande e consumata, che avanzasse la perfezione di tutte l'altre creature: Ultima gratia perfectionis est praeparatio ad Filium Dei concipiendum (P. IV, tit. 15, c. 6).35

Conforme dunque la santa pargoletta Maria si presentò e si offerì nel tempio a Dio presto ed intieramente; così noi in questo giorno senza dimora e senza riserva presentiamoci a Maria, e preghiamola ch'ella ci offerisca a Dio, il quale non ci rifiuterà vedendoci offerti per mano di lei, che fu il tempio vivo dello Spirito Santo, la delizia del suo Signore e la madre eletta del Verbo Eterno. E speriamo assai in questa eccelsa e gratissima Signora, che ricompensa con troppo amore gli ossequi ch'ella riceve da' suoi divoti, come può scorgersi dal seguente esempio.

Esempio.

Si legge nella Vita di Suor Domenica del Paradiso, descritta dal P. Ignazio del Niente [Nente] domenicano, che in un villaggio nominato Paradiso, presso a Firenze, nacque questa


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verginella da poveri genitori. Sin da fanciulla cominciò ella a servire la divina Madre. Digiunava in suo onore tutti i giorni della settimana, nel sabbato poi dispensava a' poveri quel cibo che s'era tolto di bocca, ed ogni sabbato andava nell'orto di casa o nei campi vicini, ivi raccoglieva tutti i fiori che potea, e li presentava avanti un'immagine della S. Vergine col Bambino in braccio, che tenea in casa.

Ma voltiamoci ora a vedere con quanti favori la gratissima Signora compensava gli ossequi che questa sua serva le offeriva. Stando una volta Domenica alla finestra - ed era allora di dieci anni - vide nella strada una donna di bell'aspetto, e seco un fanciullino, che tutti due stendean le mani in atto di chieder limosina. Va ella per prender il pane, ed ecco che senza aprir la porta, se li vide accanto e vide che il fanciullo tenea ferite le mani, i piedi, e 'l petto. Onde dimandò alla donna: Chi ha ferito questo bambino? Rispose la madre: È stato l'amore. Domenica, innamorata della bellezza e modestia di quel fanciullino, gli dimandò se gli dolevano quelle ferite. Ma quello non rispose se non con un sorriso. Intanto stando già tutti vicini alle immagini di Gesù e di Maria, la donna disse a Domenica: Dimmi, figliuola, chi ti muove a coronar queste immagini di fiori? Ella rispose: Mi muove l'amore che porto a Gesù e Maria. - E quanto gli ami tu? - Gli amo quanto posso. - E quanto puoi? - Quanto essi mi aiutano. - Seguita, allora disse la donna, seguita ad amarli, che ben essi te lo renderanno in paradiso.

Indi la donzella, sentendo uscir da quelle piaghe un odore celeste, chiese alla madre con quale unguento le ungesse, e se quell'unguento si potea comperare. Rispose la donna: Si compera colla fede e colle opere. Domenica offerì il pane. La madre disse: Il cibo di questo mio figlio è l'amore; digli ch'ami Gesù, e lo farai contento. Il bambino a questo nome di amore cominciò a giubilare, e rivolto alla fanciulla le dimandò quanto amava Gesù; ed ella rispondendo che lo amava tanto che giorno e notte sempre a lui pensava né altro cercava che dargli gusto quanto poteva. Or bene, soggiunse egli, amalo, che l'amore t'insegnerà che hai da fare per contentarlo. Crescendo poi l'odore che esalava da quelle piaghe, Domenica esclamò: Oh Dio, quest'odore mi fa morire


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d'amore. Se l'odor d'un fanciullo è così soave, che sarà l'odor del paradiso!

Ma ecco allora mutarsi la scena: la madre comparve vestita da regina, e circondata di luce; e 'l fanciullo risplendente come un sol di bellezza, che prendendo quei stessi fiori gli sparse sulla testa di Domenica, la quale, riconoscendo in quei personaggi Maria e Gesù, s'era prostrata ad adorarli. E così finì la visione.

Domenica poi prese l'abito domenicano, e morì con opinione di santa nell'anno 1553.36

Preghiera.

O diletta di Dio, amabilissima fanciulla Maria, oh se conforme voi vi presentaste nel tempio, e presto e tutta vi consagraste alla gloria e all'amore del vostro Dio, così potessi ogg'io offerirvi i primi anni della mia vita, per dedicarmi tutto a servire voi, santa e dolcissima Signora mia! Ma non sono più in tempo, mentre infelice ho perduti tanti anni a servire il mondo e i miei capricci, quasi scordato in tutto di voi e di Dio. Vae tempori illi in quo non amavi te!37 Ma è meglio tardi, che non incominciar mai. Ecco, o Maria, che oggi a voi mi presento, e mi offerisco tutto alla vostra servitù per quel poco o molto che mi resta da vivere in questa terra; e insieme con voi rinunzio a tutte le creature ed intieramente mi dedico all'amore del mio Creatore.

Vi consacro dunque, o Regina, la mia mente, acciocché pensi sempre all'amor che voi meritate; la mia lingua a lodarvi, il mio cuore ad amarvi. Accettate voi, o SS. Verginella, l'offerta che vi presenta questo misero peccatore; accettatela, vi prego, per quella consolazione che sentì il vostro cuore, quando nel tempio vi donaste a Dio. E se tardi mi pongo io a servirvi, è ragione che compensi il tempo perduto con raddoppiarvi gli ossequi e l'amore.


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Aiutate voi colla vostra potente intercessione, o madre di misericordia, la mia debolezza, con impetrarmi dal vostro Gesù la perseveranza e la forza per esservi fedele sino alla morte; acciocch'io, sempre servendovi in questa vita, possa venire a lodarvi in eterno nel paradiso. Amen.38




1 «B. Virgo habuit actualem usum rationis in primo instanti conceptionis et sanctificationis suae.» SUAREZ, De Incarnatione, pars 2, disp. 4, sectio 7. Opera, Venetiis, 1746, XVII, pag. 37, col. 1.

2 «Respondeo dicendum quod habere aliquod donum per se est nobilius quam habere illud per aliud. Semper enim causa quae est per se, potior est ea quae est per aliud, ut dicitur (Physic., lib. 8, text. 39). Hoc autem dicitur aliquis habere per seipsum, cuius est sibi aliquo modo causa. Prima autem causa omnium bonorum nostrorum per auctoritatem est Deus: et per hunc modum nulla creatura habet aliquid boni per seipsam... Potest tamen secundario aliquis esse causa sibi alicuius boni habendi, inquantum scilicet in hoc ipso Deo cooperatur: et sic ille qui habet aliquid per meritum proprium, habet quodammodo illud per seipsum. Unde nobilius habetur id quod habetur per meritum, quam id quod habetur sine merito.» S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 19, art. 3, c. - «Est autem duplex sanctificatio: una quidem adultorum, qui secundum proprium actum sanctificantur; alia autem puerorum, qui non sanctificantur secundum proprium actum fidei, sed secundum fidem parentum vel Ecclesiae. Prima autem sanctificatio est perfectior quam secunda; sicut actus est perfectior quam habitus, et quod est per se, eo quod est per aliud.» Sum. Theol., III, qu. 34, art. 3, c.

3 SUAREZ, De Incarnatione, pars 2, disp. 4, sectio 8, pag. 39, col. 1: «Dicendum est... beatam Virginem fuisse sanctificatam per propriam dispositionem.» Prima ragione: non per altro fine le fu conceduto, fin dal primo istante della sua concezione, l'uso della ragione: vedi sopra la nota 1. «Secundo, quia sanctificari per proprium actum est perfectior modus, ut D. Thomas probat... qu. 34, art. 3. Ergo credendum est hoc modo fuisse sanctificatam Virginem.»

4 «Terminus creationis est ipsum esse angeli; terminus vero operationis peccati est quod sunt mali... Si sunt mutationes instantaneae, simul et in eodem instanti potest esse terminus primae et secundae mutationis... Manifestum est autem quod creatio est instantanea; et similiter motus liberi arbitrii in angelis. Non enim indigent collatione et discursu rationis... Unde nihil prohibet, simul et in eodem instanti esse terminum creationis et terminum liberi arbitrii. Et ideo... dicendum est quod impossibile fuit angelum in primo instanti peccasse per inordinatum actum liberi arbitrii. Quamvis enim res aliqua in primo instanti quo esse incipit, simul incipere possit operari; tamen illa operatio quae simul incipit cum esse rei, est ei ab agente a quo habet esse; sicut moveri sursum inest igni a generante. Unde si aliqua res habeat esse ab agente deficiente, quod possit esse causa defectiva actionis, poterit in primo instanti in quo incipit esse, habere defectivam operationem; sicut si tibia quae nascitur clauda ex debilitate seminis, statim incipiat claudicare. Agens autem quod angelos in esse producit, scilicet Deus, non potest esse causa peccati. Unde non potest dici quod diabolus in primo instanti suae creatinis fuerit malus.» S. THOMAS, Sum. Theol., I, qu. 63, art. 5, c. - Ibid., ad 3: «In primo instanti suae creationis, angelus mereri potuit.» - Ibid., ad 4: «Omnes (angeli) in gratia creati, in primo instanti meruerunt.» - Sum. Theol., I, qu. 95, art. 1, ad 5: «Nihil prohibet etiam in primo instanti suae creationis primum hominem gratiae consensisse.» - Inoltre, manifestamente si applica tanto agli angeli quanto al primo uomo, quel che insegna S. Tommaso, III, qu. 34, art. 3, c., sul modo in cui vengono santificati gli adulti. Vedi sopra, la seconda parte della nota 2: «Est autem duplex sanctificatio...»

5 «Respondeo dicendum quod, quanto aliquid magis appropinquat principio in quolibet genere, tanto magis participat effectum illius principii... Christus autem est principium gratiae, secundum divinitatem quidem auctoritative, secundum humanitatem vero instrumentaliter... Beata autem Virgo Maria propinquissima Christo fuit secundum humanitatem, quia ex ea accepit humanam naturam. Et ideo prae ceteris maiorem debuit a Christo gratiae plenitudinem obtinere.» S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 27, art. 5, c.

6 SUAREZ, De Incarnatione, pars 2, disp. 2, sectio 2 (in fine), pag. 6, col. 1: «Decet matrem honorari a filio: imo ratione maternae dignitatis habet singulare ius ad bona filii; ergo hac ratione dignitas matris est quodammodo ratio et principium dignitatis gratiae, quam quodammodo eminenter continet, secundum ordinem divinae sapientiae.» - Ibid., pag. 4, col. 1: «Hinc (ex maternitate divina physice considerata) efficitur ut moraliter, et secundum prudentem existimationem, Virgo retineat supremum quemdam et excellentem dignitatis gradum, propter singularem, quam cum Deo habet, coniunctionem et propinquitatem. Unde etiam fit, ut singulare ius habeat ad bona Dei Filii sui, ut in sequentibus explicabimus.»

7 «Nulla lingua narrare sufficit quam prudenter sensus et intellectus gloriosae Virginis ipsum Deum in eodem puncto comprehendit, quo primo eius cognitionem habuit, praesertim cum omnis humana mens ad excogitandum debilis sit, quam multiformiter eiusdem Virginis benedicta voluntas Dei servitio se subiecit; nam omnia quae ipsa Deo placere cognovit, delectabiliter sibi perficere placuit... Decrevit humillima Virginis voluntas... quamdiu sua vita vigeret cum omni caritate Deo famulari.» Revelationes S. BIRGITTAE, Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 545, col. 2, Sermo angelicus de excellentia B. Mariae Virginis, quem ipse angelus dictavit B. Birgittae... et ipsa... devote conscripsit, cap. 14.

8 BARONIUS, Apparatus ad annales Ecclesiasticos, n. 48-53. Lucae, 1740, pag. 453-455. - NICEPHORUS CALLISTUS, Ecclesiastica historia, lib. 2, cap. 3. MG 145-758. - Georgius CEDRENUS, Compendium historiarum. MG 121-362. - SUAREZ, De Incarnatione, pars 2, disp. 7 (a principio). Opera, Venetiis, 1746, XVII, pag. 60, col. 1. - Flavio Giuseppe ci spiega come fosse possibile che più persone abitassero nel Tempio (non già però, come osserva Baronio - l. c., n. 51 - nel luogo riservato alla preghiera): «Aedificavit autem (Salomon) in circuitu templi triginta parvulas domus, quae sui copulatione totum templi spatium extrinsecus ambiebant. Nam et ingressus earum ita fecit ad invicem, ut ex alia intraretur ad aliam. Harum namque singulae domus latitudinem quidem habebant quinque cubitorum, et tantumdem longitudinis: altitudinis vero viginti. Erant autem supraedificatae his aliae; et rursus aliae super eas, aequales et mensuris et numero...» FLAVIUS IOSEPHUS, Antiquitates Iudaicae, lib. 8, cap. 3. Opera, Basileae, 1524, pag. 223. - Quelle parvulae domus erano dunque 90 in tutto. Parla Giuseppe del Tempio di Salomone; ma, nota Baronio (n. 50), «quod sub Zorobabel fuit restitutum, etsi prioris templi non aequaret altitudinem, nihilominus ad instar illius esse constructum, docent divinae litteraeI Esdr. III); ac illud demum quod ab Herode rege fuit excitatum, aequalis priori illi altitudinis et amplitudinis fuisse, eiusdem Iosephi (Antiquit. iudaic., lib. 15, cap. 11; De bello iudaico, lib. 6, cap. 6) testimonio comprobatur.» - Anzi, da vari luoghi della Scrittura (Baron., n. 53), si argomenta che alcune donne e fanciulle potessero abitare nel Tempio stesso, addette alla preghiera ed ai sacri servizi; così Anna la Profetessa, di cui parla S. Luca, cap. 3. - S. IO. DAMASCENUS, De fide orthodoxa, lib. 4, cap. 14. MG 94-1159. - GEORGIUS NICOMEDIENSIS, Oratio 5, In SS. Deiparae Praesentationem in templo. MG 100-1418; Oratio 6, In SS. Deiparae ingressum in templum. MG 100-1422. - Di S. ANSELMO, troviamo solo le parole seguenti, in cui anche l'editore delle sue Opere (Gerberon, O. S. B.), come apparisce dall'Indice, vede una allusione alla Presentazione di Maria nel Tempio: «Descendisti, (Domine), a regali solio sublimis gloriae tuae in humilem et abiectam in oculis suis puellam primo virginalis continentiae voto sigillatam.» Liber meditationum et orationum, Meditatio 9. ML 158-749. Ma l'opuscolo, anticamente attribuito a S. Anselmo ed al quale espressamente si riferisce S. Alfonso, parla più diffusamente di Maria nel tempio, come appresso vedremo: vedi nota 27. - S. AMBROSIUS, De Virginibus, lib. 1, cap. 3, n. 12, ML 16-192: «Nam etiam templo Hierosolymis legimus virgines deputatas.» - Il Machab. III, 18, 19.

9 S. GERMANUS, Patriarcha CP., In Praesentationem SS. Deiparae, II: Encomium in S. Deiparam, quando triennis praesentata est in templo...: «Alacriter ad Deiparam accedamus, inque ea designata provide divina sacramenta inspectemus: quomodo, inquam, sacratissima Virgo a suis hodie parentibus per sacerdotes in templo praesentetur...» MG 98-311. - Ibid., col. 315: «Sacerdos puellam allocutus, eam intus deposuit loco congruo, ac quo praefinitum erat. At illa exsultans gestiensque, tamquam in thalamo, ita in templo Dei gradiebatur: triennis quidem, ut aetatem spectes; ut autem gratiam, summe perfecta ac consummata.» - EPIPHANIUS, monachus et presbyter Hierosolymitanus, Sermo de vita SS. Deiparae, n. 4, MG 120-191: «Cum tres iam annos nata esset puella Maria, duxerunt eam ipsius parentes in Ierusalem, et praesentarunt eam Domino cum muneribus.» - Però, Epifanio mette fuori un'opinione singolare; soggiugne nel l. c.: «Et omnes sacerdotes gravisi sunt, et orantes benedixerunt Ioacim, et Annam, et puellam Mariam. Hi vero baierunt in Nazareth. Cumque septennis facta est Maria, rursus parentes eam duxerunt in Ierusalem, et donaverunt eam Domino, consecratam ipsi per omnes dies vitae suae.» Questo Epifanio monaco viveva nel principio del secolo XI, o, secondo altri, nel secolo VIII.

10 «Supplicat Deo (mater)... Quod si mater evaserit, se, quodcumque pepererit, ei dedicaturam. Quamobrem cum voti compos effecta filiam suscepisset, eam vocavit Mariam... Illam igitur, cum iam grandiuscula esset, nec ubere matris amplius indigeret, ducens ad templum Deo reddidit, et studiose prossimum exsolvit.» S. GREGORIUS NYSSENUS, Oratio in diem Natalem Christi. MG 46-1139.

11 La distanza da Nazaret a Gerusalemme è da 120 a 130 chilometri. - Vedi Discorso V, nota 40, pag. 118.

12 («Convocat Anna amicas ac sodales, aitque): «... En quam edidi, iuxta quod voveram, in Dei offero domo. Venite, ei vos comites iungite, communibusque votis ceu acceptabile munus eam offeramus Domino.»... Quamobrem triennem illam offerunt in templo.» GEORGIUS NICOMEDIENSIS, Oratio 5, Encomium in SS. Deiparae Praesentationem. MG 100-1415, 1418. - «Iam itaque parentes Virginis, puellam Virginem pro templi foribus offerebant, circumquaque stipantibus angelis, universisque supramundanis Virtutibus gratulantibus.» Ibid., col. 1422.



13 BERNARDINUS DE BUSTO, O. M., Sermones, III, Mariale, pars 4 (De vita et conversatione B. V.), Sermo 1, De Mariae Praesentatione in templo, pars 1, Brixiae, 1588, pag. 262, col. 2: «Magnam quoque festivitatem fecit Deus cum angelis in deductione suae sponsae ad templum: quae, quia deducta fuit per Spiritus Sancti instigationem et angelorum associationem, ideo II Reg. VI (12, 15) in figura dicitur quod David, id est Deus, cum cantoribus, i. e. angelis, deducebat arcam foederis cum iubilo.»

14 IDEM, ibid., pag. 262, col. 1, 2: «Scitote etiam quod ineffabili gaudio Deus sponsam suam se illi offerentem implevit: quia nullus umquam Deo gratior usque ad illud tempus templum ascendit. Cum namque Anna, mater Samuelis, ascenderit templum Domini ut filium dedicaret: I Reg. I, 24; et Salomon ut hostias immolaret: III Reg. III, 4: et Ezechias, rex Iuda, ut gratias pro sanitate rependeret: IV Reg. XX; et Iudith pro victoria obtenta: Iudith, XVI, 22; Maria tamen magis obtulit in templo quam omnes praedicti: quae seipsam perpetuis Dei obsequiis obtulit et dedicavit. Plus enim est dedicare se Deo, quam sua.»

15 «Abi igitur, Deipara Domina, abi in tuam hereditatem; incede in atriis Domini exsultans ac gaudens; alta (trefoméne) illic ac virens, Sancti in te Spiritus quotidie adventum exspectans, ac Altissimi obumbrantem virtutem, tuique Filii conceptionem, uti tibi Gabriel acclamaturus est.» S. GERMANUS, Patriarcha CP., In Praesentationem SS. Deiparae, II, Encomium in S. Deiparam, quando triennis praesentata est in templo. MG 98-318.

16 Benedictus ARIAS MONTANUS, Antiquitatum Iudaicarum libri IX, lib. V, volumen III, Lugduni Batavorum, 1593, pag. 93: «Quindecim gradus, quos quidam in templo constituunt, ad quos psalmi canerentur, ab Israelis ad sacerdotum atrium pertinuisse videntur.» - FLAVIUS IOSEPHUS, De bello Iudaico, lib. 7, cap. 10, Opera, Basileae, 1524, pag. 818: «Quemadmodum templum incensum est invito Tito... Magna vero multitudo invalida et inermis, ubicumque occupati fuerant, interficiebantur; et circum aram quidem ingens mortuorum numerus congerebatur. Per gradus vero templi, et sanguis multus profluebat, et eorum corpora qui supra ceciderant delabebantur.» - «Cumque trium annorum circulus volveretur, et ablactationis tempus completum esset, ad Templum Domini Virginem cum oblationibus adduxerunt. Erant autem circa Templum, iuxta quindecim graduum psalmos, quindecim ascensionis gradus. Nam quia Templum erat in monte (In monte Morya) constitutum, altare holocausti, quod forinsecus erat, adiri nisi gradibus valebat. In horum itaque uno, beatam Virginem Mariam parvulam parentes constituerunt. Cumque ipsi vestimenta quae in itinere habuerant, exuerent, et cultioribus ex more vestibus se et mundioribus induerent, Virgo Domini cunctos sigillatim gradus, sine ducentis et levantis manu ita ascendit, ut perfectae aetati in hac dumtaxat causa nihil deesse putares.» De nativitate S. Mariae, n. 7: in Mantissa Operum S. Hieronymi, Epistola 50. ML 30-301.

17 «Beatus quippe revera e viris pater tuus, et beata ex mulieribus mater tua, beata domus tua, beati noti tui, beati qui te viderunt, beati qui tua usi sunt consuetudine, beati qui tibi ministrarunt; beata loca quae calcasti; beatum templum in quo oblata fuisti; beatus Zacharias, qui te ulnis excepit; beatus Ioseph, qui te sibi despondit; beatus lectus tuus, beatum sepulcrum tuum! Tu enim summus honor es, summum praemium, ac summa celsitudo.» S. GERMANUS, In Praesentationem, II, come sopra, nota 15. MG 98-318.

18 Commune festorum B. M. V., noct. 1, resp. 2.

19 Deut. VI, 5.

20 «Votum egregium Deo prima vovisti, votum virginitatis.» RUPERTUS, Abbas Tuitiensis, Comm. in Cant. Cant., lib. 3. ML 168-892A. - S. Alfonso, nella nota, allude a S. Ambrogio, il quale - De Institutione virginis, liber unus, cap. V, n. 35, ML 16-314 - ha lo stesso pensiero di Ruperto, quantumque in termini meno espressivi: «Egregia igitur Maria, quae signum sacrae virginitatis extulit, et intemeratae integritatis pium Christo vexillum erexit. Et tamen cum omnes ad cultum virginitatis sanctae Mariae advocentur exemplo, fuerunt qui eam negarent virginem perseverasse.»

21 «Maria tamen magis obtulit in templo quam omnes praedicti (Anna, Salomon, Ezechias et Iudith): quia seipsam perpetuis Dei obsequiis obtulit et dedicavit.» BERNARDINUS DE BUSTO, Mariale, pars 4, sermo 1, pars 1, Brixiae, 1588, pag. 262, col. 2.

22 «Dilectus meus mihi et ego illi. Vox est Sponsae Sponsi imperio se parituram promittentis... Dilectus meus mihi totus vixit, et totus mihi mortuus est. Tota vita eius et tota mors mihi fuit, id est, propter me. Et ego illi, similiter tota vivam, et tota moriar.» HUGO DE SANCTO CHARO, O. P. Cardinalis primus, Postilla super Scripturam Sacram, III, Postilla super Cantica Canticorum. Venetiis, 1703, fol. 119, col. 2.

23 Cant. VI, 9.

24«Tum deinde in domo Dei plantata, et per Spiritum saginata, instar olivae fructiferae, virtutum omnium domicilium instruitur.» S. IO. DAMASCENUS, De fide orthodoxa, lib. 4, cap. 14. MG 94-1159.

25 «Salvesis, Maria, Annae dulcissima puella: nam me rursum ad te amor pertrahit. Quonam modo incessum tuum gravitate plenum describam?... Gressus gravis, nec praeceps, nihil fractum ac molle habens. Mores severi, et hilaritate temperati... Animus humilis in sublimissimis contemplationibus. Sermo iucundus, ex leni anima progrediens.» IDEM, In Nativitatem B. M. V., hom. 1, n. 11. MG 96-678, 679.

26 «Tum deinde in domo Dei plantata, et per Spiritum saginata, instar olivae fructiferae, virtutum omnium domicilium instruitur; ut quae, abstracta mente ab omni saeculi carnisque cupiditate, animum una cum corpore virginem conservasset, veluti decebat illam quae sinu suo conceptura Deum erat, qui, cum ipse Sanctus sit, in sanctis requiescit. Unde sanctimoniam consectando, templum evadit sanctum et admirabile, Deique altissimi hospitio dignum.» IDEM, De fide orthodoxa, lib. 4, cap. 14. MG 94-1159.

27 Inter Opera S. Anselmi, Cantuariensis Archiep., Coloniae Agrippinae, apud Maternum Cholinum, 1560: tomo 3, pag. 226 (ultima), col. 2: «Ex gestis Anselmi colliguntur forma et mores beatae Mariae et eius unici filii Iesu. - Maria Dei Genitrix didicit hebraicas litteras adhuc patre eius Ioachim vivente. Erat docilis, amans doctrinam, et circa Sacram Scripturam perseverabat. Opus vero manuum eius erat lanae, lini et serici. Erat namque locus distinctus in domo Domini, scilicet in templo, prope laevam altaris. Isti (sic) stabant virgines solae, et divino officio peracto, ibant omnes ad propria. Maria vero perseverabat et custodiebat altare et templum, sacerdotibus ministrans. Mos suus erat modicae loquelae, expeditae obedientiae, mundae proximationis, sine audacia, sine risu, sine turbatione, sine ira, benigne salutans; eloquentiam eius homines mirabantur. - Fuscos habebat oculos, rectos adspectu, nigra supercilia, mediocrem nasum; vultus eius longus, longae manus, longi digiti, mediocris staturae; perseverans in orationibus, ferens pannum proprii coloris, lectioni, ieniuniis et labori manuum, et omni bonae virtuosaeque operationi se dederat...» - Questo opuscolo, d'autore ignoto, nella sua prima parte, che abbiamo riferita, non sembra altro che una rozza e confusa trascrizione di quanto scrive Epifanio, monaco di Gerusalemme, De vita B. Virginis, num. 4, 5, 6. MG 120-191, 194.

28 Istoria della vita di Maria, del P. Giuseppe di Gesù e Maria, Carm. Scalzo, lib. 2, cap. 1, n. 4, Padova, 1658, pag. 158: «S. Girolamo ancora dice a questo proposito...» e nel margine: «D. Hieronymus, apud Bonaventuram, ut supra,» cioè nelle Meditationes vitae Christi, cap. 3 (inter Opera S. Bonaventurae, Romae, etc., VI, 336): «Beatus vero Hieronymus de vita ipsius (Mariae in templo) scribit: «Hanc sibi regulam B. Virgo statuerat...» e viene una descrizione assai particolareggiata della vita di Maria SS. nel tempio.» - Nell'Epist. 50, De Nativitate S. Mariae, in Mantissa Operum S. Hieronymi, n. 8, ML 30-302, questo solo si legge: «Virgo autem Domini, cum aetatis processu et virtutibus proficiebat; et iuxta Psalmistam, pater et mater dereliquerant eam, Dominus autem assumpsit eam (Ps. XXVI, 10). Quotidie namque ab angelis frequentabatur; quotidie divina visione fruebatur, quae eam a malis omnibus custodiebat, et bonis omnibus redundare faciebat.» Qui viene a proposito la parola di S. Antonino, su questa medesima Epistola, trattando di altro argomento: «Apocrypha: tamen rationi conformia.» - Cf. Lufolphus de Saxonia, Vita Iesu Christi, pars 1, cap. 2, n. 9; Bernardinus de Bustis, Mariale, pars 4, sermo 1, pars 3, Tertio.

29 Quali siano queste rivelazioni, e a chi siano state fatte, se a S. Elisabetta vergine benedettina, o a S. Elisabetta d'Ungheria, del Terzo Ordine di S. Francesco, vedi Appendice 5, pag. 528 e seg.

30 Vedi Appendice, 6, pag. 536 e seg.

31 Emitte Agnum... Giova ricordare qui l'interpretazione messianica e mariale data a questo testo da Pio PP. X, nelle sue Litterae Encyclicae, «Ad diem illum laetissimum», del 2 febbraio 1904, Acta S. Sedis, XXXVI, pag. 451: «In Scripturis sanctis, quotiescumque de futura in nobis gratia prophetatur, toties fere Servator hominum cum sanctissima eius Matre coniungitur. Emittetur agnus dominator terrae, sed de petra deserti...»

32 «Canitur in eisdem Canticis de ea: Hortus conclusus, fons signatus, emissiones tuae paradisus (Cant. IV, 12). Vere hortus deliciarum, in quo consita sunt universa florum genera et odoramenta virtutum: sicque conclusus, ut nesciat violari neque corrumpi ullis insidiarum fraudibus.» SOPHRONIUS, ad Paulam et Eustochium, De assumptione B. M. V., n. 9 inter Opera S. Hieronymi, Mantissa, Epistola 9, ML 30-132.

33 «Talis Maria fuit, si Ambrosio credimus, ut unius vita omnium sit disciplina. Quid vero si Chrysostomum (Hom. in Domini hypapanten), qui ab ore aureo dictus est, Ambrosio adiungamus? «Erat virgo, inquit, per cuncta mirabilis, cuius animam decebat ab omni esse tumultu cogitationum immunem, quae tanti electa est ministra mysterii.» Et rursus in alia oratione, quae latine nondum exstat: «Beata Maria, ultra omnem humanae naturae modum, modestiam ac temperantiam excoluit, ac ob id universorum Dominum in utero gestare promeruit. Quod si qua virgo alia, maiore modestia vel ampliore puritate aut maturitate praeter hanc ornata exstitisset, illam sibi Dominus prae hac ipsa omnino in habitaculum elegisset.» S. PETRUS CANISIUS, S. I., De Verbi Dei corruptelis, II, De Maria Virgine incomparabili et Dei Genitrice sacrosancta, lib. 1, cap. 13, Lugduni, 1584, pag. 75, col. 1.

34 «Quem enim in castellum mundi huius intrantem prius ipsa susceperat, ab eo suscipitur hodie (in Assumptione) sanctam ingrediens civitatem. Sed cum quanto putas honore, cum quanta putas exsultatione, cum quanta gloria? Nec in terris locus dignior uteri virginalis templo, in quo Filium Dei Maria suscepit; nec in caelis regali solio, in quo Mariam Mariae filius sublimavit. Felix nimirum utraque susceptio; ineffabilis utraque, quia utraque inexcogitabilis est.» S. BERNARDUS, In Assumtpione B. V. M., sermo 1, n. 3 ML 183-416.

35 «(Notantur quindecim perfectionis gratiae quae fuerunt in ipsa Virgine...) Quintadecima et ultima gratia perfectionis est praeparatio ad Filium Dei concipiendum, quae praeparatio fuit per profundam humilitatem, quod ipsa insinuat dicens: Respexit humilitatem ancillae suae.» S. ANTONINUS, O. P., Summa theologica, IV, titulus 15, cap. 6, § 2 (in fine), Veronae, 1740, col. 948.



36 Suor Domenica del Paradiso, Domenicana (1473-1553), fondatrice del Monastero di S. Croce in Firenze. Ignazio DEL NENTE, Vita (scritta nel 1625), Venezia, 1675, lib. 1, cap. 27, pag. 27, 28. - Domenico M. MARCHESE, Sacro Diario Domenicano, IV, Napoli, 1676, Vita, 5 agosto, pag. 318.

37 «Illuminasti me, lux; et vidi te, et amavi te; nemo quippe te amat, nisi qui te videt; et nemo te videt, nisi qui te amat. Sero te amavi, pulchritudo tam antiqua; sero te amavi. Vae tempori illi quando non amavi te!» Soliloquiorum animae ad Deum liber unus, cap. 31, inter Opera S. Augustini. ML 40-890.

38 L'Amen manca nell'ediz. del 1776.




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