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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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DISCORSO IV. - Dell'Annunziazione di Maria.

Maria nell'Incarnazione del Verbo non poté umiliarsi più di quello che si umiliò: Iddio all'incontro non poté esaltarla più di quello che l'esaltò.

Chi si esalta sarà umiliato, e chi s'umilia sarà esaltato. Questa è parola del Signore, non può fallire: Qui autem se exaltat humiliabitur, et qui se humiliaverit exaltabitur (Matth. XXIII, 12). Ond'è che avendo Dio stabilito di farsi uomo per redimere l'uomo perduto e così manifestare al mondo la sua bontà infinita, e dovendo in terra eleggersi la madre, andava cercando fra le donne chi fosse fra di loro la più santa e la più umile. Ma fra tutte una ne mirò, e fu la verginella Maria, che quanto era più perfetta nelle virtù, tanto più semplice ed umile qual colomba era nel suo concetto. Adolescentularum, dicea il Signore, non est numerus: una est columba mea, perfecta mea (Cant. VI, [7], 8). Onde questa, disse Iddio, sia la mia madre eletta. Quindi vediamo quanto Maria fu umile, e perciò quanto Iddio l'innalzò.

Maria nell'Incarnazione del Verbo non poté più umiliarsi di quello che s'umiliò; sarà il primo punto. Iddio non poté esaltar Maria più di quello che l'esaltò; sarà il secondo.

Punto I.

Parlando appunto il Signore nei Sacri Cantici dell'umiltà di questa umilissima Verginella, disse: Dum


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esset rex in accubitu suo, nardus mea dedit odorem suum (Cant. I, 11). Commenta S. Antonino le citate parole, e dice che nella pianta di nardo, per esser questa così picciola e bassa, fu figurata l'umiltà di Maria, il cui odore salì al cielo, e fin dal seno dell'Eterno Padre tirò nell'utero suo verginale il Verbo Divino: Nardus est herba parva, et significat beatam Virginem, quae dedit humilitatis odorem; qui odor usque ad caelum ascendit, et in caelo accumbentem fecit quasi evigilare et in utero suo quiescere (P. 4, lib. 15, c. 21, § 2).1 Sicché il Signore, tirato dall'odore di questa umile Verginella, l'elesse per sua madre nel volersi far uomo per redimere il mondo. Ma egli per maggior gloria e merito di questa madre non volle farsi di lei figlio, senza averne prima il consenso: Noluit carnem sumere ex ipsa, non dante ipsa, dice Guglielmo abbate (In Cant. 3).2 Quindi mentre l'umile Verginella se ne stava nella sua povera casetta, e se ne stava sospirando e pregando Dio allor più che mai con maggior desiderio, acciò mandasse il Redentore, come fu rivelato a S. Elisabetta monaca di S. Benedetto;3 ecco viene l'arcangelo Gabriele a portare la grande imbasciata; entra e la saluta dicendo: Ave, gratia plena; Dominus tecum; benedicta tu in mulieribus (Luc. I, [28]): Dio vi salvi, o Vergine piena di grazia, poiché voi foste sempre ricca della


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grazia sopra tutti gli altri santi. Il Signore è con voi, perché voi siete così umile. Voi siete benedetta fra le donne, mentre tutte l'altre incorsero nella maledizione della colpa, ma voi, perché Madre del Benedetto, siete stata e sarete sempre benedetta e libera da ogni macchia.4

L'umile Maria intanto a questo saluto, così pieno di lodi, che risponde? Niente; ella non rispose, ma pensando a tal saluto si turbò: Quae cum audisset, turbata est in sermone eius et cogitabat qualis esset ista salutatio. - E perché mai si turbò? forse per timore d'illusione, o per modestia, vedendo un uomo, come vuole alcuno, pensando che l'angelo le apparve in forma umana? No, il testo è chiaro, turbata est in sermone eius; nota Eusebio Emisseno: Non in vultu, sed in sermone eius.5 Fu adunque un tal turbamento tutto d'umiltà al sentir quelle lodi tutte lontane dal suo umile concetto. Onde quanto più dall'angelo sente innalzarsi, più ella s'abbassa ed entra a considerare il suo niente. Riflette qui S. Bernardino e dice che se l'angelo mai l'avesse detto ch'ella era la maggiore peccatrice del mondo, Maria non se ne sarebbe così ammirata; ma in udir quelle lodi così eccelse, tutta si turbo: Si dixisset: O Maria, tu es maior ribalda quae est in mundo, non ita admirata fuisset: unde turbata fuit de tantis laudibus (Serm. 35, de Am. inc., p. 3).6 Si turbò, perch'ella, essendo sì


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piena d'umiltà, abborriva ogni sua lode, e desiderava che il suo Creatore e dator d'ogni bene fosse lodato e benedetto; così appunto Maria stessa disse a S. Brigida, parlando del tempo in cui fu fatta Madre di Dio: Nolui laudem meam, sed solius datoris et Creatoris (L. 2, Rev., c. 23).7

Ma almeno, io dico, già la B. Vergine era ben istruita dalle Sacre Scritture essere giunto già il tempo predetto da' Profeti della venuta del Messia, già compite le settimane di Daniele, già secondo la profezia di Giacobbe passato in mano di Erode re straniero lo scettro di Giuda, già sapea che una vergine dovea esser la madre del Messia; sente poi dall'angelo darsele quelle lodi, che ad altra già parea che non convenissero, se non ad una madre di Dio; le venne forse allora il pensiero, almeno un chi sa se mai fosse ella questa madre di Dio eletta? No, la sua profonda umiltà non la fece neppure entrare in questo pensiero. Valsero solamente quelle lodi a farla entrare in gran timore, talmenteché, come riflette S. Pier Grisologo: Sicut Christus per angelum voluit confortari, ita per angelum debuit Virgo animari:8 Siccome il Salvatore voll'essere confortato da un angelo, così fu bisogno che S. Gabriele, vedendo Maria così sbigottita a quel saluto, l'animasse dicendo: Ne timeas, Maria, invenisti gratiam apud Deum: Non temete, o Maria, né vi stupite de' titoli grandi con cui v'ho salutata; poiché se voi negli occhi vostri siete così picciola e bassa, Dio ch'esalta gli umili vi ha fatta degna di trovar la grazia dagli uomini perduta, e perciò egli vi ha preservata dalla macchia comune di tutti i figli d'Adamo; perciò fin dalla


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vostra Concezione vi ha onorata d'una grazia maggior di quella di tutti i santi; perciò finalmente ora vi esalta sino ad esser sua madre: Ecce concipies et paries filium, et vocabis nomen eius Iesum.

Or via, che s'aspetta? Exspectat angelus responsum - parla qui S. Bernardo - exspectamus et nos, o Domina, verbum miserationis, quos miserabiliter premit sententia damnationis (Hom. 4, sup. Miss.): Signora, aspetta l'angelo la vostra risposta; l'aspettiamo più noi già condannati alla morte. Esce offertur tibi pretium salutis nostrae; statim liberabimur, si consentis. Siegue a parlar S. Bernardo: Ecco, o madre nostra, a voi già s'offerisce il prezzo di nostra salute, che sarà il Verbo Divino in voi fatt'uomo; se voi lo accettate per figlio, subito saremo dalla morte liberati. Ipse quoque Dominus, quantum concupivit decorem tuum, tantum desiderat et responsionis assensum, in qua nimirum proposuit salvare mundum (S. Bern., loc. cit.):9 Lo stesso vostro Signore, quanto egli s'è innamorato di vostra bellezza, altrettanto desidera il vostro consenso, in cui ha stabilito di salvare il mondo. Responde iam Virgo sacra, ripiglia S. Agostino: vitam quid tricas mundo? (Serm. 21, de Temp.):10 Presto, Signora, rispondete; non ritardate più al mondo la salute, che dal vostro consenso ora dipende.

Ma ecco che Maria già risponde; risponde all'angelo e dice: Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum. O risposta, che più bella, più umile e più prudente non avrebbe potuto inventare tutta la sapienza degli uomini e degli angeli insieme, se vi avessero pensato per un milione d'anni! O


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risposta potente che rallegraste il cielo ed apportaste alla terra un mare immenso di grazie e di beni! Risposta che appena uscita dall'umil cuore di Maria tiraste dal seno dell'Eterno Padre l'unigenito Figlio nel suo purissimo utero a farsi uomo! Sì, perché appena proferite quelle parole: Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum, subito Verbum caro factum est, il Figliuol di Dio divenne anche figliuol di Maria. O fiat potens! - esclama S. Tommaso da Villanova - o fiat efficax! o fiat super omne fiat venerandum! (Conc. 1, de Ann.). Poiché cogli altri fiat Iddio creò la luce, il cielo, la terra; ma con questo fiat di Maria, dice il santo, un Dio diventò uomo come noi.11

Ma non ci partiamo dal nostro punto; consideriamo la grande umiltà della Vergine in questa risposta. - Ben ella era illuminata a conoscere quanto fosse eccelsa la dignità di Madre di Dio. Già dall'angelo veniva assicurata ch'ella era questa felice madre eletta dal Signore. Ma con ciò ella niente si avanza nella stima di se stessa, niente si ferma a compiacersi della sua esaltazione, guardando da una parte il suo niente e dall'altra l'infinita maestà del suo Dio, che la scegliea per sua madre, si conosce indegna di tanto onore, ma non vuole opporsi punto alla di lui volontà. Onde richiesta del suo consenso, che fa? che dice? Ella tutta annientata in se stessa, tutta infiammata d'altra via di desiderio di unirsi così maggiormente con Dio, tutt'abbandonandosi nella divina volontà: Ecce, risponde, ecce ancilla Domini. Ecco la schiava del Signore, obbligata a fare quel che 'l suo Signore comanda. E volea dire: Se il Signore elegge per sua madre me che niente ho del mio,


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tutto quel che ho è suo dono, chi mai può pensare ch'egli m'elegga per merito mio? Ecce ancilla Domini. Che merito mai può avere una schiava per esser fatta madre del suo Signore? Ecce ancilla Domini. Si lodi solamente dunque la bontà del Signore, e non si lodi la schiava; giacch'è tutta sua bontà mettere gli occhi su d'una creaturabassa come son io, e farla così grande.

O humilitas - qui esclama Guerrico abbate - angusta sibi, ampla divinitati! Insufficiens sibi, sufficiens ei quem non capit orbis!12 O grande umiltà di Maria che la rende picciola a se stessa, ma grande davanti a Dio! Indegna agli occhi suoi, ma degna agli occhi di quel Signore immenso, che non è capito dal mondo.

Ma più bella a tal proposito è l'esclamazione di S. Bernardo che fa nel sermone quarto di Maria assunta in cui dice, ammirando l'umiltà di Maria: Signora, e come voi avete potuto unir nel vostro cuore concetto di voi stessa così umile con tanta purità, con tanta innocenza, e tanta pienezza di grazia che voi possedete? Quanta humilitatis virtus, cum tanta puritate, cum innocentia tanta, imo cum tanta gratiae plenitudine? E donde mai, siegue il santo, o Vergine beata, si è così ben radicata in voi questa umiltà, e tanta umiltà, vedendovi così onorata ed innalzata da Dio? Unde tibi humilitas et tanta humilitas, o beata?

Lucifero vedendosi dotato di gran bellezza aspirò ad esaltare il suo trono sulle stelle e rendersi simile a Dio: Super astra Dei, disse, exaltabo solium meum... et similis ero Altissimo (Is. XIV, 13). Or che avrebbe detto e preteso il superbo, se mai si fosse veduto ornato de' pregi di Maria? L'umile Maria non fece così: quanto più ella si vide esaltata, tanto più si


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umiliò. Ah Signora, per questa sì bella umiltà - conclude S. Bernardo - ben voi vi siete fatta degna d'essere mirata da Dio con amor singolare: degna d'innamorare il vostro Re colla vostra bellezza: degna di trarre coll'odor soave di vostra umiltà l'eterno Figlio dal suo riposo, dal seno di Dio nel vostro purissimo utero: Digna plane quam respiceret Dominus, cuius decorem concupisceret rex, cuius odore suavissimo ab aeterno illo paterni sinus attraheretur accubitu (Loc. cit.).13 Onde dice Bernardino da Bustis che meritò più Maria con quella risposta: Ecce ancilla Domini, che non potrebbero meritare tutte le creature con tutte le opere loro: B. Virgo plus meruit, dicendo humiliter, Ecce ancilla Domilli, quam simul mereri possent omnes purae creaturae (Mar. 12, p. 5, p. 2).14


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Così è, dice S. Bernardo, mentre questa innocente Vergine, benché colla sua verginità si rendé cara a Dio, nulladimeno coll'umiltà si rendé poi degna, per quanto potea rendersi degna una creatura, d'essere fatta Madre del suo Creatore: Etsi placuit ex virginitate, tamen ex humilitate concepit (Hom. 1, sup. Miss.).15 E lo conferma S. Girolamo dicendo che Dio più per la di lei umiltà, che per tutte l'altre sue eccelse virtù, l'elesse per madre: Maluit Deus de Virgine incarnari propter humilitatem, quam propter aliam quamcumque virtutem.16 Maria stessa ciò l'espresse a S. Brigida, con dirle: Donde io meritai una tal grazia d'esser fatta Madre del mio Signore, se non perché conobbi il mio niente e mi umiliai? Unde promerui tantam gratiam, nisi quia cogitavi et scivi nihil me esse vel habere? (Lib. 2, Rev., c. 35).17 E prima lo dichiarò nel suo umilissimo cantico, quando disse: Quia respexit humilitatem ancillae suae... fecit mihi magna qui potens est (Luc. I, [48, 49]). Dove nota S. Lorenzo Giustiniani che la B. Vergine Non ait, respexit virginitatem, innocentiam, sed humilitatem tantum.18 E per questa umiltà, avverte S. Francesco di Sales che non già intendeva Maria di lodare la virtù della sua


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umiltà, ma volle dichiarare che Dio avea riguardato il suo niente - humilitatem, idest nihilitatem - e per sua mera bontà avea voluto così esaltarla.19

In somma dice S. Agostino che l'umiltà di Maria fu come una scala, per cui si degnò il Signore di scendere in terra a farsi uomo nel suo seno: Facta est Mariae humilitas scala caelestis, per quam Deus descendit ad terras (Sup. Magn.).20 E lo confermò S. Antonino dicendo che l'umiltà della Vergine fu la disposizione di lei più perfetta e più prossima ad esser Madre di Dio: Ultima gratia perfectionis est praeparatio ad Filium Dei concipiendum; quae praeparatio fuit per profundam humilitatem (P. 5, tit. 15, c. 6 et 8).21 E con ciò s'intende ciò che predisse Isaia: Egredietur virga de radice lesse et flos de radice eius ascendet (Is. XI, 1). Riflette il B. Alberto Magno che 'l fiore divino, cioè l'Unigenito di Dio, secondo disse Isaia, dovea nascere non già dalla sommità o dal tronco della pianta di Gesse, ma dalla radice, appunto per dinotare l'umiltà della madre: De radice eius, humilitas cordis intelligitur.22 E più chiaro lo spiega l'abbate di Celles: Nota quod non ex summitate,


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sed de radice ascendet flos.23 E perciò disse il Signore a questa sua diletta figlia: Averte oculos tuos, quia ipsi me avolare fecerunt (Cant. 5).24 S. Agostino: Unde avolare, nisi a sinu Patris in uterum Matris?25 Sul qual pensiero dice il dotto interprete Fernandez che gli occhi umilissimi di Maria, con cui ella rimirò sempre la divina grandezza, non perdendo mai di vista il suo niente, fecero tal violenza a Dio stesso, che lo trassero nel di lei seno: Ita illius oculi humillimi Deum tenuerunt, ut suavissima quadam violentia ipsummet Dei Patris Verbum in uterum suum Virgo attraxerit (In c. 14 Gen., sect. 1).26 E con ciò s'intende, dice l'abbate Francone, perché lo Spirito Santo tanto lodò la bellezza di questa sua sposa per gli occhi che aveva di colomba: Quam pulchra es, amica mea! quam pulchra es! oculi tui columbarum (Cant. IV, 1). Perché Maria guardando Dio con occhi di semplice ed umil colomba, tanto l'innamorò di sua bellezza, che con legami d'amore lo fe' prigioniero nel suo utero verginale. Così parla l'abbate Francone: Ubinam terrarum tam speciosa Virgo inveniri posset quae regem caelorum oculis caperet et vinculis caritatis pia violentia captivum traheret? (De grat. No. Test., tr. 6).27


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Sicché Maria - concludiamo questo punto - nell'Incarnazione del Verbo, come abbiam veduto da principio, non poté più umiliarsi di quello che si umiliò. Vediamo ora come Dio, avendola fatta sua madre, non poté più esaltarla di quello che l'esaltò.

Punto II.

Per comprendere l'altezza a cui fu innalzata Maria, bisognerebbe comprendere quanto sublime sia l'altezza e la grandezza di Dio. Basterà solamente dunque dire che Dio fe' questa Vergine sua madre, per intendere che Dio non poté esaltarla più di quello che l'esaltò. Bene asserì S. Arnoldo Carnotense che Dio, facendosi figliuol della Vergine, la costituì in un'altezza superiore a tutti i santi ed angeli: Maria constituta est super omnem creaturam (Tract. de L. V.).28 Sicché, fuori di Dio, ella senza paragone è più alta di tutti gli spiriti celesti, come parla S. Efrem: Nulla comparatione ceteris superis est gloriosior (Or. de laud. Deip.).29 E lo conferma S. Andrea Cretense: Excepto Deo, omnibus altior (Or. de dorm. Deip.),30 con S. Anselmo che dice: Signora, voi non avete chi vi sia eguale, perché ognun altro o è sopra o sotto di voi; Dio solo è a voi superiore, e tutti gli altri sono inferiori a voi: Nihil tibi, Domina, est aequale; omne enim quod est, aut supra te est, aut infra: quod supra, solus Deus; quod infra, est omne quod Deus non


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est (Ap. Pelb., Stellar. 2, p. 3, art. 2).31 È così grande in somma, ripiglia S. Bernardino, l'altezza di questa Vergine, che solo Dio la può e sa comprendere: Tanta est perfectio Virginis, ut soli Deo cognoscenda reservetur (T. 2, serm. 51, a. 3, c. 2).32

E ciò toglie la meraviglia di taluno - avverte S. Tommaso da Villanova - perché i sagri Vangelisti che sono statidiffusi in registrare le lodi di un Battista, d'una Maddalena, sieno stati poi sì scarsi in descrivere i pregi di Maria. Satis fuit, risponde il santo, de ea dicere: de qua natus est Iesus. Che più vai cercando, siegue a parlare il medesimo, che dicano i Vangelisti delle grandezze di questa Vergine? ti basti che attestino esser ella la Madre di Dio. Avendo essi dunque scritto in questo solo detto il massimo, il tutto de' suoi pregi, non fu bisogno che li andassero descrivendo per parti: Quid ultra requiris? Sufficit tibi quod Mater Dei est. Ubi ergo totum erat, pars scribenda non fuit (Conc. 2, de Nat. V.).33 E come no? ripiglia S.


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Anselmo: il dirsi di Maria ciò solamente, ch'ella sia Madre di un Dio, sopravanza ogni altezza che può dirsi o pensarsi dopo Dio: Hoc solum de S. Virgine praedicari, quod Dei Mater sit, excedit omnem altitudinem quae post Deum dici vel cogitari potest (De exc. Virg., c. 4).34 E Pietro Cellense sullo stesso pensiero soggiunge: Dagli qual vuoi nome di Regina del cielo, di Signora degli angeli, o qualunque altro titolo d'onore, non mai giungerai ad onorarla tanto quanto col solo chiamarla Madre di Dio: Si caeli reginam, si angelorum dominam, vel quodlibet aliud protuleris; non assurges ad hunc honorem, quo praedicatur Dei Genitrix (L. de pan., c. 21).35

La ragione è evidente, perché, come insegna l'Angelico, quanto più una cosa si avvicina al suo principio tanto più riceve della di lui perfezione; e perciò essendo Maria la creatura più vicina a Dio, ella n'ha partecipato più di tutte le altre di grazia, di perfezione e di grandezza: Quanto aliquid magis participat illius effectum, etc. Beata autem Virgo Maria propinquissima Christo fuit, quia ex ea accepit humanam naturam; et ideo prae ceteris maiorem debuit a Christo gratiae plenitudinem obtinere (3 p., q. 27, a. 5).36 Quindi il P. Suarez ricava


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la ragione, perché la dignità di Madre di Dio sia d'ordine superiore ad ogni altra dignità creata; mentre quella s'appartiene in certo modo all'ordine dell'unione con una persona divina, colla quale va necessariamente congiunta: Dignitas Matris est altioris ordinis, pertinet enim quodammodo ad ordinem unionis hypostaticae; illam enim intrinsece respicit et cum illa necessariam coniunctionem habet (T. 2, in 3 p., Id. 2, s. 2).37 Onde asserisce S. Dionisio Cartusiano che dopo l'unione ipostatica non ve n'è più prossima, che quella di Madre di Dio: Post hypostaticam coniunctionem, non est alia tam vicina, ut unio Matris Dei cum Filio suo (L. 2, de laud. Virg.).38 Questa è, insegna S. Tommaso, l'unione suprema che può avere una pura creatura con Dio: Est suprema quaedam coniunctio cum persona infinita (1 p., q. 25, a. 6).39 E il B. Alberto Magno asserisce che l'esser Madre di Dio è la dignità immediata dopo la dignità d'esser Dio: Immediate post esse Deum, est esse Matrem Dei (Sup. Miss., c. 180). Onde dice che Maria non poté esser più unita a Dio di quel che fu, se non con diventare anche Dio: Magis Deo coniungi, nisi fieret Deus, non potuit.40


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Afferma S. Bernardino che la S. Vergine per esser Madre di Dio bisognò che fosse innalzata ad una certa egualità colle persone divine per una quasi infinità di grazie: Quod femina conciperet et pareret Deum, oportuit eam elevari ad quamdam aequalitatem divinam per quamdam infinitatem gratiarum (Tom. 1, serm. 61, c. 16).41 Ed essendoché i figli coi loro genitori, moralmente parlando, si reputano la stessa cosa, sicché tra di loro comuni sono i beni, comuni gli onori; quindi dice S. Pier Damiani che se Dio abita in diversi modi nelle creature, in Maria abitò con modo singolare d'identità, facendosi la stessa cosa con Maria: Quarto modo inest Deus creaturae, scilicet Mariae Virgini, per identitatem, quia idem est quam illa (Serm. 1, de Nat. V.). Indi esclama con quel celebre detto: Hinc taceat et contremiscat omnis creatura, et vix audeat aspicere tantae dignitatis immensitatem. Habitat Deus in Virgine, cum qua unius naturae habet identitatem (Loc. cit.).42

Perciò asserisce S. Tommaso che Maria essendo fatta Madre di Dio, per ragione di questa unione così stretta con un bene infinito, ricevé una certa infinita dignità,43 che il P. Suarez chiama infinita nel suo genere: Dignitas Matris Dei suo genere


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est infinita (T. 2, in 3 p., d. 18, s. 4).44 Poiché la dignità di divina madre è la massima dignità che può conferirsi ad una pura creatura; insegnando l'Angelico che siccome l'umanità di Gesù Cristo, sebben ella avrebbe potuto ricevere da Dio maggiore grazia abituale: Cum enim gratia habitualis - ecco la ragione che ne assegna - sit donum creatum, confiteri oportet quod habeat essentiam finitam. Est cuiuslibet creaturae determinata capacitatis mensura, quae tamen divinae potestati non praeiudicat quin possit aliam creaturam maioris capacitatis facere (Opusc. 2, Comp. Th., c. 215);45 nulladimeno in quanto all'unione con una persona divina, non poté ricevere maggior pregio: Virtus divina licet possit facere aliquid maius et melius quam sit habitualis gratia Christi, non tamen posset facere quod ordinaretur ad aliquid maius quam sit unio personalis ad Filium unigenitum a Patre (3 p., q. 7, a. 12, ad 2).46 Così all'incontro la B. Vergine non poté esser fatta più grande in dignità che d'esser Madre di Dio: B. Virgo ex hoc quod est Mater Dei, habet quamdam dignitatem infinitam ex bono infinito quad est Deus; et ex hac parte non potest fieri melius (1 p., q. 25, a. 6, ad 4).47 Lo stesso scrisse S. Tommaso da Villanova: Utique habet quamdam infinitatem esse Matrem Infiniti (Conc. 3, de Nat. Mar.).48 E S. Bernardino dice che lo stato a cui Dio esaltò Maria di sua madre fu sommo, sicché non poté innalzarla più: Status maternitatis Dei erat summus status, qui purae creaturae dari posset 


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(Tom. 3, ser. 6, a. 3, c. 1).49 E lo conferma il B. Alberto Magno: Dominus B. Virgini summum donavit, cuius capax fuit pura creatura, scilicet Dei maternitatem (L. 1, de laud. V., c. 178).50

Quindi S. Bonaventura scrisse quella celebre sentenza, che Dio può fare già un mondo maggiore, un cielo più grande, ma non può fare una creatura più eccelsa che con farla sua madre: Esse Matrem Dei est gratia maxima purae creaturae conferibilis. Ipsa est quam maiorem facere non potest Deus. Maiorem mundum facere potest Deus, maius caelum, maiorem quam Matrem Dei facere non potest (Spec. B.V., lect. 10).51 Ma meglio di tutti la stessa divina Madre espresse l'altezza a cui Dio l'avea sublimata, quando disse: Fecit mihi magna qui potens est (Luc. I, [49]). E perché mai la S. Vergine non dichiarò quali erano queste gran cose concedute da Dio? Risponde S. Tommaso da Villanova che Maria non le spiegò, perché erano sì grandi che non poteano spiegarsi: Non explicat


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quaenam haec magna fuerint, quia inexplicabilia (Conc. 3, de Nat. V.).52

Ond'ebbe ragione S. Bernardo di dire che Dio per questa Vergine, che doveva essere sua madre, ha creato tutto il mondo: Propter hanc totus mundus factus est (Serm. 7, in Salv. Reg.);53 e S. Bonaventura di dire che 'l mondo persevera a disposizion di Maria: Dispositione tua, Virgo sanctissima, perseverat mundus, quem et tu cum Deo ab initio fundasti (Ap. il P. Pepe, lez. 371),54 aderendo il santo in ciò alle parole dei Proverbi dalla Chiesa applicate a Maria: Cum eo eram cuncta componens (Prov. VIII, [30]). Aggiunse S. Bernardino che Dio per amor di Maria non distrusse l'uomo dopo il peccato di Adamo: Propter singularissimam dilectionem ad hanc Virginem praeservavit (Tom. 1, serm. 61, c. 8).55 Quindi con ragione la S. Chiesa canta di Maria: Optimam partem elegit


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(In off. Ass. B.M.).56 Mentre questa Madre vergine non solo elesse l'ottime cose, ma dell'ottime cose elesse l'ottima parte, dotandola il Signore in sommo grado - come attesta il B. Alberto Magno - di tutte le grazie e doni generali e particolari conferiti a tutte l'altre creature; tutto in conseguenza della dignità concedutale di divina madre: Beatissima Virgo gratia fuit plena, quia omnes gratias generales et speciales omnium creaturam in summo habuit (Bibl. Ma., in Luc. 13).57

Sicché fu Maria bambina, ma di quello stato ebbe solo l'innocenza, non già il difetto d'incapacità; poiché dal primo suo vivere ebb'ella sempre uso perfetto della ragione. Fu vergine, ma senza l'ignominia di sterile. Fu madre, ma unitamente col pregio della verginità. Fu bella, anzi bellissima, come dice Riccardo di S. Vittore58 con S. Giorgio Nicomediense59 e S. Dionisio Areopagita, il quale - secondo molti ammettono - godè di vedere una volta la sua bellezza, e disse che se la fede non l'avesse istruito che quella era creatura, l'avrebbe adorata per Dio:60 e lo stesso Signore rivelò a S. Brigida che


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la bellezza di sua madre superò la bellezza di tutti gli uomini e degli angeli, facendosi udir dalla santa parlar con Maria e dirle: Omnes angelos et omnia quae creata sunt excessit pulchritudo tua (Lib. 1 Rev., c. 51).61 Fu bellissima, dico, ma senza danno di chi la guardava, giacché la sua bellezza fugava i moti impuri, anzi ingeriva pensieri di purità, come attesta S. Ambrogio: Tanta erat eius gratia, ut non solum in se virginitatem servaret, sed etiam si quos inviseret integritatis donum insigne conferret (De Inst. Virg., c. 7).62 E 'l conferma S. Tommaso: Gratia sanctificationis non solum repressit in Virgine motus illicitos, sed etiam in aliis efficaciam habuit; ita ut quamvis esset pulchra corpore, a nullo concupisceretur (In 3 dist., disp. 2, q. 2, a. 2).63 Che perciò ella si nominò


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mirra che impedisce la putredine: Quasi myrrha electa dedi suavitatem odoris;64 come l'applica la S. Chiesa. Nella vita attiva operava, ma senza che l'operare la distogliesse dall'unione con Dio. Nella contemplativa stava raccolta in Dio, ma senza negligenza del temporale e della carità dovuta al prossimo. Toccò a lei la morte, ma senza le sue angustie e senza la corruzione del corpo.

Dunque concludiamo. - Questa divina Madre ella è infinitamente inferiore a Dio, ma è immensamente superiore a tutte le creature. E s'è impossibile trovare un figlio più nobile di Gesù, è impossibile ancora trovare una madre più nobile di Maria. Ciò dee servire a' divoti di questa regina non solo per rallegrarsi delle sue grandezze, ma anche per accrescere la confidenza nel suo potentissimo patrocinio; poich'essendo Madre di Dio, dice il P. Suarez ch'ella ha un certo dritto sopra i suoi doni per impetrarli a coloro per cui ella prega: Unde fit ut singulare ius habeat ad dona Filii sui (Tom. 2, in 3 p., d. 1, s. 2).65 Dicendo d'altra parte S. Germano che Dio non può non esaudir le preghiere di questa Madre, mentre non può non riconoscerla per sua vera ed immacolata madre; così dice il santo parlando colla Vergine: Tu autem quae materna in Deum auctoritate polles, etiam iis qui enormiter peccant eximiam reconciliationis gratiam concilias. Non enim potes non exaudiri, cum Deus tibi ut verae ac intemeratae Matri suae in omnibus morem gerat (De zona Virg.).66 Sicché


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a voi, o Madre di Dio e madre nostra, non manca potenza da soccorrerci; non manca poi volontà: Nec facultas nec voluntas illi deesse potest (S. Bern., serm. de Ass.).67 Poiché voi già sapete, vi dirò col vostro abbate Cellense, che Dio non vi ha creata solo per sé, ma v'ha data agli angeli per loro ristoratrice, agli uomini per loro riparatrice e a' demoni per loro debellatrice; mentre per vostro mezzo noi ricuperiamo la divina grazia, e per voi il nemico resta vinto e depresso: Non tantum sibi te fecit, sed te angelis dedit in instaurationem, hominibus in reparationem, daemonibus in hostem; nam per te Deus homini pacificatur, diabolus vincitur et conteritur (V. in Prol. Cont. Virg.).68

E se desideriamo compiacere la divina Madre, salutiamola spesso coll'Ave Maria. Apparve un giorno Maria a S. Metilde e le disse che niuno potea meglio riverirla che con questo saluto.69 Ed indi trarremo benanche grazie singolari da questa madre di misericordia, come si vedrà dal seguente esempio.


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Esempio.

È celebre quell'avvenimento che riferisce il P. Paolo Segneri nel suo Cristiano Istruito (P. 3, Rag. 34).70 Andò a confessarsi in Roma al P. Niccolò Zucchi un giovane carico di peccati disonesti e di mali abiti. Il confessore l'accolse con carità, e compatendo la sua miseria, gli disse che la divozione alla Madonna potea liberarlo da quel vizio maledetto: onde gl'impose per penitenza che sino all'altra confessione, ogni mattina e sera, in alzarsi e porsi a letto, recitasse un'Ave Maria alla Vergine; offerendole gli occhi, le mani e tutto il suo corpo, con pregarla a custodirlo come cosa sua, e baciare tre volte la terra. Il giovane praticò questa penitenza, e da principio con picciola emendazione. Ma il padre continuò ad inculcargli che non la lasciasse mai, dandogli animo a confidare nel patrocinio di Maria.

Fra questo tempo il penitente si partì con altri compagni ed andò per più anni girando il mondo. Tornato che fu in Roma, fu di nuovo a ritrovare il suo confessore, il quale, con giubilo grande e maraviglia, lo trovò tutto mutato e libero dalle


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antiche sozzure. Figlio, gli disse, come hai ottenuto da Diobella mutazione? Rispose il giovine: Padre, la Madonna con quella picciola divozione che voi m'insegnaste, m'ha ottenuta la grazia.

Ma non finiscono qui le maraviglie. Il medesimo confessore narrò dal pulpito questo fatto; l'intese un capitano, il quale da molti anni aveva una mala pratica con una certa donna, propose anch'egli di fare la stessa divozione per liberarsi da quella orribil catena che lo tenea schiavo del demonio - il qual fine è necessario in tutti quei peccatori, acciocché la Vergine possa aiutarli - e così anch'egli lasciò la pratica e cambiò vita. - Ma che più? In capo a sei mesi egli scioccamente, e troppo fidandosi delle sue forze, volle andare un giorno a trovar quella femmina per vedere se ell'ancora avesse mutato vita. Ma nell'accostarsi alla porta della casa dove correva manifesto pericolo di tornare a cadere, si sentì da una forza invisibile respingere indietro, e si trovò tanto lontano dalla casa quanto era lunga quella strada, e fu lasciato avanti la casa propria; e conobbe allora con un lume chiaro che Maria così lo liberava dalla sua perdizione. - Dal che si scorge quanto è sollecita la nostra buona Madre non solo a cavarci dal peccato, se noi con questo buon fine a lei ci raccomandiamo, ma anche a liberarci dal pericolo di nuove cadute.

Preghiera.

O Vergine immacolata e santa, o creatura la più umile e la più grande dinanzi a Dio! Voi foste così picciola agli occhi vostri, ma foste così grande agli occhi del vostro Signore, che vi esaltò sino a scegliervi per sua madre e quindi a farvi la regina del cielo e della terra. Ringrazio dunque quel Dio che tanto v'ha innalzata, e me ne rallegro con voi in vedervi così unita a Dio che più non è permesso ad una pura creatura. Davanti a voi, che siete così umile con tanti pregi, mi vergogno di comparire io misero così superbo con tanti peccati. Ma pure misero qual sono


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voglio anch'io salutarvi: Ave, Maria, gratia plena: Voi siete già piena di grazia, impetratene parte anche a me. Dominus tecum: Quel Signore ch'è stato sempre con voi sin dal primo momento di vostra creazione, ora s'è più stretto con voi facendosi vostro Figlio. Benedicta tu in mulieribus: O donna benedetta fra tutte le donne, ottenete anche per noi la divina benedizione. Et benedictus fructus ventris tui: O pianta beata che avete dato al mondo frutto così nobile e santo! Sancta Maria Mater Dei: O Maria, io confesso che voi siete vera Madre di Dio, e per questa verità son pronto a dare mille volte la vita. Ora pro nobis peccatoribus: Ma se voi siete la Madre di Dio, siete ancora la madre della nostra salute e di noi poveri peccatori, giacché per salvare i peccatori Iddio s'è fatto uomo; ed egli ha fatto voi sua madre, acciocché le vostre preghiere abbiano virtù di salvare qualunque peccatore. Su dunque, o Maria, pregate per noi. Nunc et in hora mortis nostrae: Pregate sempre: pregate ora che stiamo in vita in mezzo a tante tentazioni e pericoli di perdere Dio; ma più pregate poi nell'ora di nostra morte, allorché staremo al punto di uscir da questo mondo ed essere presentati al divin tribunale; acciocché salvandoci per li meriti di Gesù Cristo e per la vostra intercessione, possiamo venire un giorno, senza pericolo più di perderci, a salutarvi e lodarvi col vostro Figlio in cielo per tutta l'eternità. Amen.




1 «Talem et matrem elegit B. Mariam, quam ex omnibus humillimam cognovit. Et eius humilitas traxit eum de caelo, ut ait Bernardus, imo ipsa dicens: Respexit humilitatem ancillae suae. Et hoc est quod dicitur Cant. I, 11: Quum (Dum) esset rex Dominus omnium in accubitu suo, id est in requie sua, quasi dormire videretur et non curare de salute humana - omnes enim ad inferos descendebant - nardus mea dedit odorem suum. Nardus est herba parva, sed multum medicinalis. Et significat B. Virginem humilem, quae permaxime dedit odorem suae humilitatis, quando totam se Deo committens et subiiciens ait: Ecce ancilla Domini, etc. Qui odor usque ad caelum ascendit, et in caelo accumbentem quasi evigilare fecit et in utero suo quiescere. Et sic Dominus tecum, scilicet erit in te quiescens.» S. ANTONINUS, Sum. Theol., pars 4, titulus 15, cap. 21, § 2. Veronae, 1740, IV, col. 1071, 1072.

2 Martinus DEL RIO, Antverpiensis, S. I., In Canticum Canticorum Commentarius litteralis et Catena mystica, Parisiis, 1604: Cap. I, Sectio I, Mixta interpretatio, quae est de B. Virgine, pag. 27, recto: «Osculetur me osculo oris sui... Rupertus hic lib. primo refert ad consensum, quem virgo Gabrieli respondens praebuit; quod disertius a GUILHELMO explicatum, et luculentius inde decerpam: «Incarnandus Dei filius ex Virgine, praemisit ad eam unum ex familiaribus suis, ut auriculam eius revelaret et arcano, quod absconditum fuerat a saeculis..., reserato, consensum et cooperationem eius flagitaret. Quippe nolebat omnipotens suae incarnationis miraculum operari in ipsa, non cooperante ipsa, nec carnem volebat sumere ex ipsa non dante ipsa. Itaque non tantum ex ipsa carnem suscipere volebat, sed etiam ab ipsa.»

3 Vedi Appendice, 5, pag. 528 e seg.

4 Le edizioni più antiche qui hanno tu e voi usato promiscuamente nello stesso periodo. Proferiamo l'ed. del 1776 «accresciuta e correta dal medesimo autore».

5 «Quae cum audisset, turbata est in sermone eius, et cogitabat qualis esset ista salutatio. Turbata est, inquit, non in vultu eius, sed in sermones eius. Non enim angelum, sed verbum angeli attendebat, et quid illa tam officiosa salutatio sibi praetenderet.» Eusebii Emisseni Opera, Parisiis 1575. Homilia in feria IV post Dom. IV adventus, fol. 10, col. 2 (verso). - «Quae cum audisset... Turbata est, inquit, non in vultu eius, sed in sermone eius. Non enim angelum, sed verba angeli attendebat, et quid illa tam officiosa salutatio sibi praetenderet, cogitabat.» S. BRUNO Astensis, Episcopus Signiensis, Commentaria in Lucam, pars 1, cap. 1. n. 3. ML 165-341.



6 S. BERNARDINUS SENENSIS, Quadragesimale Seraphin, feria V post Dom. V Quadragesimae, De amore incarnante, pars 3 principalis, Venetiis, 1591, IV, 181, H.: «Nam si ipse dixisset: Tu, o Maria, es maior ribalda quae sit in mundo, non ita admirata fuisset, quia ipsa reputasset ipsum dicere verum, propter profundam eius humilitatem. Unde admirando turbata fuit de tantis, et cum tanto eloquio, et per tantum excellentem nuntium laudibus sibi attributis.» - Idem sermo, Venetiis, 1745, III, pag. 264, col. 1: «Si ipse dixisset: Tu, o Maria, es scelestissima omnium quae sunt in mundo, non ita admirata fuisset, quia ipsa reputasset ipsum dicere verum propter profundam eius humilitatem: unde admirando turbata fuit de tantis, et cum tanto eloquio, et per tantum excellentem nuntium laudibus sibi attributis.» - Si veda, su questo Quadragesimale Seraphin, la nota 97 del Discorso I, pag. 36.

7 «Ut quid enim ego me tantum humiliabam, aut unde promerui tantam gratiam, nisi quia cogitavi et scivi me nihil a me esse vel habere? Ideo et nolui laudem meam, sed solius datoris et Creatoris.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 2, cap. 23 (verso la fine). Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 114, col. 2.

8 «Audistis fragilem nostrae carnis naturam ad portandam totam deitatis gloriam angelica exhortatione roborari. Denique ne tanto ponderi caelestis fabricae in Maria, subtilis nostri corporis arena succumberet, et in virgine totius generis humani portatura fructum virga tenuis frangeretur, fugatura metum vox angeli mox praecessit, dicens: Ne timeas, Maria.» S. PETRUS CHRYSOLOGUS, Sermo 142, De Annuntiatione B. Mariae Virginis. ML 52-579. - SUAREZ, De Incarnatione, pars 2, qu. 30, art. 2, Commentarius, n. 1: «Et Petrus Chrysologus, serm. 142... aliam rationem indicat his verbis: «Audistis fragilem nostrae carnis naturam ad portandam totam deitatis gloriam, angelica exhortatione roborari; sicut enim Christus interdum per Angelum confortari voluit, Luc. XXII, ita decuit Virginem per Angelum animari.» La seconda parte del periodo non è del Grisologo.

9 «Exspectat angelus responsum: tempus est enim ut revertatur ad Deum qui misit illum. Espectamus et nos, o Domina, verbum miserationis, quos miserabiliter premit sententia damnationis. Et ecce offertur tibi pretium salutis nostrae: statim liberabimur si consentis. In sempiterno Dei verbo facti sumus omnes, et ecce morimur: in tuo brevi responso sumus reficiendi, ut ad vitam revocemur... Da, Virgo, responsum festinanter. O Domina, responde verbum quod terra, quod inferi (cioè i Patriarchi nel Limbo), quod exspectant et superi. Ipse quoque omnium Rex et Dominus, quantum concupivit decorem tuum, tantum desiderat et responsionis assensum: in qua nimirum proposuit salvare mundum.» S. BERNARDUS, De laudibus Virginis Matris, Homiliae super «Missus», hom. 4, n. 8. ML 183-83.

10 «Responde iam, Virgo sacra: vitam quid tricas mundo? Assensum tuum Angelus praestolatur; inde est quod nuntius iste moratur.» Sermo 120, 4 in Natali Domini, in Appendice ad Sermones S. Augustini, olim De tempore, 21, n. 7. ML 39-1986.

11 «O Fiat potens, o Fiat efficax, o Fiat super omne Fiat, perpetuo honore venerandum. Hoc verbo Fiat, factus mundus, hoc verbo caelestia terrestriaque Altissimus condidit: sed tale Fiat non sonuit in orbe, quale tu nunc beata dixisti. Quid enim factum est? Quis dicere potest quid factum est? Natura stupet, iudicium haeret, hebescit sensus, lingua mutescit, ratio deficit, intellectus non capit, quod factum est in Maria, cum hoc protulit verbum: Fiat mihi secundum verbum tuum. Statim namque ad huius verbi sonitum, Verbum caro factum est: subito ex purissimis eius sanguinibus, Spiritus Sancti opere, sanctum Domini fabricatum est corpus, subito organizatum, subito animatum, subito Dei Verbo unitum: statim omni gratia et virtute infans repletus, omnium charismatum donis insignitus et clara Dei visione beatus, denique omni illa sapientia, gratia et gloria, qua nunc pollet in caelo, ditatus.» S. THOMAS A VILLANOVA, In festo Annuntiationis B. M. V., n. 6. Conciones, Mediolani, 1760, II, col. 192, 193.

12 «Super quem autem requiescam, inquit, nisi super humilem, et quietum, et trementem verba mea? (Is. LXVI, 2. - Et quis est iste locus quietis meae?... Ad quem autem respiciam, nisi ad pauperculum, et contritum spiritu, et trementem sermones meos? Is. LXVI, 1, 2) O humilitas angusta tibi, ampla divinitati; pauper et sufficiens (leggi con Horstio e secondo il senso manifesto: insufficiens) tibi, sufficiens ei quem non capit orbis; copiose ac deliciose reficiens illum, qui et Angelos pascit. Super quem, inquit, requiescam nisi super humilem? In omnibus requiem quaesivi: sed apud humilem ancillam inveni. Non est inventa similis illi in gratia humilitatis: ideo in plenitudine humilitatis requievit etiam corporaliter omnis plenitudo divinitatis.» GUERRICUS, Abbas Igniacensis, In AssumptioneB.M. sermo 3, n. 4. ML 185-196.

13 «Quanta vero et quam pretiosa humilitatis virtus cum tanta puritate, cum innocentia tanta, cum conscientia prorsus absque delicto, imo cum tanta gratiae plenitudine? Unde tibi humilitas, et tanta humilitas, o beata? Digna plane quam respiceret Dominus, cuius decorem concupisceret rex, cuius odore suavissimo ab aeterno illo paterni sinus attraheretur accubitu.» S. BERNARDUS, In Assumptione B. M. V., sermo 4, N. 7. ML 183-428.

14 Ven. BERNARDINUS DE BUSTIS, Sermones, Brixiae, 1588, III, Mariale, pars 7, sermo 4, pars 2, pag. 636, col. 2, 637, col. 1: «Liceet beata Virgo Maria non meruerit merito condigni concipere Christum, quia beneficium Incarnationis est supra merita... cunctarum creaturarum... tamen quia ex benignitate sua Deus diffinivit pro salute humani generis carnem assumere de una muliere: ipsa beatissima Virgo, a principio suae vitae usque ad incarnationem Filii Dei, merebatur esse Mater Dei merito congrui, quia propter excellentiam sanctitatis suae et perfectionem virtutum, ad hoc erat magis idonea et disposita quam omnes aliae mulieres, quae umquam fuissent aut futurae essent in mundo. At ubi verba illa sanctissima protulit, scilicet: Ecce ancilla Domini, et suum consensum verbo firmavit, illico meruit merito digni concipere Christum et effici Mater Dei. Tunc enim inventa est excessisse merita omnium electorum. Et maxime propter enimentiam quatuor virtutum. Prima fuit Obedientia dum dixit: Ecce: exhibuit namque se tantum promptissimam ad obediendum Deo, quanto fieri potest a pura creatura; et intensissima fuit illius voluntas, quantum intendi potuit. Secunda virtus fuit humilitas, quam demonstravit dum ait: Ancilla Domini. Tunc enim tantum descendit in nihilum respectu Dei, quod nulla umquam creatura ita viluit sibi ipsi pro Deo sicut ipsa… Tertia fuit fides, quam explicavit dum prosecuta est: Fiat mihi. Tunc enim captivavit omnem intellectum in obsequium Dei, crediditque simpliciter et purissime, quaecumque fuerant sibi per Angelum intimata...Quarta virtus fuit caritas, quam demonstravit dum ait: Secundum verbum tuum. Tunc enim omne cor suum, et omne esse, atque omnino, obtulit voluntarie Deo. Quapropter tantam Dei gratiam in hoc actu recepit, quod sicut perfectiones divinae omni intellectui sunt incomprehensibiles, sic perfectiones gratiarum quas beata Virgo suscepit in conceptione Filii Dei, solo (leggi soli) divino intellectui et animae Christi fuerunt comprehensibiles... Multa (leggi multo) namque plura operatus est Deus in Virgine, et quidem grandia, quam ea quae scripta sunt aut excogitata.» - Ibid., pag. 636, col. 1: «Meritum condigni est illud in quo reperitur perfecta ratio merendi... Meritum digni et congrui est, quando non est perfecta adaequatio meriti ad praemium... Meritum digni est completum in actu; meritum vero congrui est meritum non omnino perfecte completum... Vel est perfecta dispositio et propinquitatis ad consequendam aliquam mercedem in futuro.»

15 «Potest, inquam, placere humilitas, quae virginitatem deplorat amissam; sine humilitate autem - audeo dicere - nec virginitas Mariae placuisset. Super quem, inquit, requiescet spiritus meus, nisi super humilem et quietum? (Is. LXVI, 2. - Et quis est iste locus quietis meae?... Ad quem autem respiciam, nisi ad pauperculum, et contritum spiritu, et trementem sermones meos? Is. LXVI, 1. 2.) Super humilem, dixit, non, super virginem. Si igitur Maria humilis non esset, super eam Spiritus Sanctus non requievisset; si super eam non requievisset, nec impraegnasset. Quomodo enim de ipso sine ipso conciperet? Patet itaque quia, ut de Spiritu Sancto conciperet, sicut ipsa perhibet, respexit humilitatem ancillae suae (Luc. I, 48), potius quam virginitatem. Et si placuit ex virginitate, tamen ex humilitate concepit. Unde constat quia, etiam ut placeret virginitas, humilitas procul dubio fecit.» S. BERNARDUS, De laudibus Virginis Matris, Homiliae super «Missus», hom. 1, n. 5. ML 183-59.

16 «Maluit Deus de beata Maria incarnari propter humilitatem, quam propter aliam quamcumque virtutem.» EUSEBIUS (falsarius), (ficta Epistola) ad Damasum, de morte Hieronymi, cap. 18. Inter Opera S. Hieronymi. ML 22-249.

17 «Ut quid enim ego me tantum humiliabam, aut unde promerui tantam gratiam, nisi quia cogitavi et scivi me nihil a me esse vel habere?» S. BIRGITTAE Revelationes, lib. 2, cap. 23. Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 114, col. 2.

18 «Non ait: Respexit virginitatem, non innocentiam, non virtutes ceteras, sed humilitatem tantum: ut manifestaret quantum praeemineret reliquis, quantumve Deo placeret humilitas.» S. LAURENTIUS IUSTINIANUS, De vita solitaria, cap. 14. Opera, Lugduni, 1628, pag. 492, col. 2.

19 S. FRANÇOIS DE SALES, Introduction à la vie dévote, partie 3, ch. 6. Œuvres, III, Annecy, 1893, pag. 151: «Je passe plus avant et vous dis, Philothée, qu'en tout et par tout vous aimiez votre propre abjection. Mais, ce me direz-vous, que veut dire cela: aimez votre propre abjection? En latin abjection veut dire humilité, et humilité veut dire abjection; si que, quand Notre Dame en son sacré Cantique dit que parce que Notre-Seigneur a vu l'humilité de sa servante toutes les générations la diront bienheureuse, elle veut dire que Notre-Seigneur a regardé de bon cœur son abjection, vileté et bassesse, pour la combler de grâces et faveurs.»

20 «O vere, inquam, gloriosa Mariae humilitas, quae porta paradisi efficitur, scala caeli constituitur. Facta est certe humilitas Mariae scala caelestis, per quam descendit Deus ad terras.» Sermo 208, In festo Assumptionis B. Mariae, n. 10: inter Opera S. Augustini, ML 39-2133. - Autore ignoto: alcuni manoscritti portano il nome di S. Ambrogio Autperto.

21 «Ultima gratia perfectionis est praeparatio ad Filium Dei concipiendum, quae praeparatio fuit per profundam humilitatem, quod ipsa insinuat dicens: Respexit humilitatem ancillae suae. Non dixit virginitatem, benignitatem, caritatem, quae omnia grata Deo erant in ea; sed humilitatem... Per humilitatem enim praeparavit Virgo se ad recipiendum Filium Dei in utero.» S. ANTONINUS, Sum Theol., pars 4, tit. 15, cap. 6, § 2 (fine). Veronae, 1740, IV, col. 948.



22 «Egredietur virga de radice Iesse, etc... Quid ista tria mox significent, videamus: radix, flos, virga. In radice humilitas cordis, in virga rectitudo confessionis et disciplina satisfactionis, in flore spes aeternae beatitudinis intelligitur... Radix huius Iesse est humilitas contritionis, ex qua surgit virga rectae confessionis, et disciplina discretae afflictionis. Et nota quod non ex humilitate mentis, ascendit flos, id est spes aeternae beatitudinis.» S. ALBERTUS MAGNUS, Sermones de Sanctis, Sermo 56, De beata Virgine Maria. Opera, Lugduni, 1651, XII, pag. 244, 245. Paris., XIII, 628.

23 «De tua sanctissima Nativitate longe ante dictum fuerat: Egredietur virga de radice Iesse (Is. XI, 1); in quo designatur suprema humilitas tua, gloriosissima Virgo benedicta; quia non diceris egredi de stipite, sed de radice Iesse; quae latet in humo, quia humilitas dicitur quasi humi latens. Nam, sicut totum quod habet arbor, de radice procedit; sic, beatissima Virgo Maria, tota virtus tua et excellentia, a tua humilitate processit, quam Deus respexit: Respexit namque humilitatem ancillae suae, quasi radicem; et ex hoc beatam te dicent omnes generationes (Luc. I, 48).» RAYMUNDUS IORDANUS, Cellensium apud Biturigas Abbas, Contemplationes de M. V., pars 3, Contemplatio 3, n. 1. Migne-Bourassé, Summa aurea, IV, col. 883.

24 Averte oculos tuos a me, quia ipsi me avolare fecerunt. Cant. VI, 4.

25 Sembrano di S. TOMMASO DA VILLANOVA, In festo Assumptionis, B. V. M., concio 3, n. 6, Conciones, Mediolani, 1760, II, col. 320, le parole qui riferite da S. Alfonso: «Qualis fuit oculorum eius pulchritudo et venustas aspectus quae Regem maiestatis solo intuitu vulneravit. Unde ait: Vulnerasti cor meum, soror mea sponsa, in uno oculorum tuorum, in uno crine colli tui (Cant. IV, 9). Et quasi non valens aspectum pulcherrimum sustinere, vulneratus clamat: Averte oculos tuos a me: ipsi me avolare fecerunt (Cant. VI, 4). Unde avolare? nisi a sinu Dei Patris, in uterum Virginis Matris?»

26 «Ita Virginis beatissimae speciem Deus ipse concupivit; ita oculi illius humillimi ac modestissimi Deum tenuerunt, ut, suavissima quadam violentia, non modo divinos thesauros diripuerit, sed ipsummet Dei Patris Verbum ac Filium Unigenitum in uterum suum atque in materna ubera et brachia sua hominem et infantulum natum pulcherrima Virgo attraxerit.» Benedictus FERNANDIUS (Fernandez), S. I., Commentarii et observationes morales in Genesim, cap. 24, sectio 1, n. 8, Lugduni, II, 1621, col. 334.

27 «Quaenam haec sponsa tam elegans, tam decora? Ubinam terrarum tam speciosa quae Filium Dei de sinu Patris alliceret, et in amplexus suos vinculis caritatis pia violentia captivum traheret? Diu quaesita, multis sanctorum votis exspectata, tandem inventa est specialis illa specialiter digna, singulariter pulchra Virgo Maria.» FRANCO, Abbas Affligemensis, De gratia Dei, lib. 6. ML 166-744.

28 «Maria lingua syriaca domina dicitur; Christus dominus, Maria domina; et licet ipsa se Christi profiteatur ancillam, hoc servitutis genus omni regno sublimius esse intelligit. Constituta quippe est super omnem creaturam.» Ernaldus seu ARNALDUS, Abbas Bonaevallis, Libellus de laudibus B. M. V. ML 189-1729.

29 «Inviolata, integra, planeque pura ac casta Virgo Dei Genitrix Maria, Regina omnium, spes desperantium, Domina nostra (al. mea) gloriosissima, eademque optima ac praecellentissima: sublimior caelitibus, candidior solis radiis atque fulgoribus: honoratior Cherubim, et multis oculis claris (polnommátou; al. perspicacissimis) Spiritibus perspicacior. Sanctior Seraphim, et incomparabiliter reliquis omnibus supernis exercitibus gloriosior.» S. EPHRAEM, Sermo de SS. Dei Genitricis Virginis Mariae laudibus. Opera, VI, Opera graece et latine (et latine tantum), III, Romae, 1746, pag. 575, col. 1. D. Editio Veneta, 1755, II, pag. 569, col. 1.

30 «Uno excepto Deo, rebus omnibus excelsior es.» S. ANDREAS CRETENSIS, Oratio 14, In SS. Dominae nostrae Deiparae dormitionem, tertia. MG 97-1099.

31 «Nihil tibi, Domina, aequale, nihil comparabile est: omne enim quod est, aut supra te est, aut subtus te est: quod supra te est, solus Deus est; quod infra te est, omne quod Deus non est.» Inter Opera S. Anselmi, Tractatus de Conceptione B. M. V. (ML 159-307), di cui il Gerberon (ML 158, col. 42-45) non riconosce l'autenticità. – Però nelle sue opere autentiche, esprime il Santo la stessa sentenza più succintamente: «Nihil est aequale Mariae: nihil, nisi Deus, maius Maria.» S. ANSELMUS, Oratio 52 (al. 51). ML 158-956.

32 «Perfectiones gratiarum quas Virgo suscepit in conceptione Filii Dei, soli intellectui divino, Christo, et sibi, comprehensibiles exstiterunt... Quod declarans Angelus Gabriel... quum ab eo quaereret beata Virgo ac diceret: Quomodo fiet istud... respondit... dicens: Spiritus Sanctus superveniet in te, et virtus Altissimi obumbrabit tibi; quasi dicat: Quod a me quaeritis ignoro, sed aeternae sapientiae Doctor, qui sibi soli hoc altissimum mysterium reservavit, te per illuminatissimam experientiam edocebit.» S. BERNARDINUS SENENSIS, Pro festivit. B. M. V., sermo 5, De Nativitate B. M. V., art. unicus, cap. 12. Opera, Venetiis, 1745, IV, pag. 93, col. 2, 94, col. 1. - Ed. Veneta, 1591, I, 517: Quadragesimale de christiana religione, sermo 61, in feria IV post Pascha, De gratia et gloria B. V., art. un., cap. 12.

33 «Cogitanti mihi ac diu haesitanti, quid causae sit quod, cum Evangelistae de Ioanne Baptista et aliis Apostolis tam longum fecere tractatum, de Virgine Maria, quae vita et dignitate omnes antecedit, ita summatim percurrant historiam: cur, inquam, non traditum est memoriae quomodo concepta, quomodo nata, quomodo nutrita, quibus moribus decorata, quibus virtutibus ornata, quid cum Filio in humanis egerit, quomodo cum illo conversata sit, quomodo post eius Ascendionem cum Apostolis vixerit: magna erant haec, et memoratu digna, et quae cum summa devotione a fidelibus legerentur, a populis amplecterentur. O, inquam, o Evangelistae, quare nos tanto gaudio, vestro silentio, privastis?... Haec, inquam mihi haesitanti... nihil aliud occurrit... quam ita placuisse Spiritui Sancto, eiusque providentia Evangelistas siluisse, propterea quia Virginis gloria, sicut in Psalmis legitur, omnis intus erat, et magis cogitari poterat quam describi: sufficitque ad plenam eius historiam quod scriptum est in themate (cioè huius concionis): quia de illa natus est Iesus. Quid amplius quaeris? Quid ultra requiris in Virgine? Sufficit tibi quod Mater Dei est. Quaenam, obsecro, pulchritudo, quaenam virtus, quae perfectio, quae gratia, quae gloria Matri Dei non congruit?... Non eam Spiritus Sanctus litteris descripsit, sed tibi eam animo depingendam reliquit: ut intelligas nihil illi gratiae, aut perfectionis, aut gloriae, quam animus in pura creatura concipere possit, defuisse: imo reipsa intellectum omnem superasse. Ubi ergo totum erat, pars scribenda non fuit: ne putares, quod scriptum non fuerat, eidem forsitan defuisse. Si ancillas suas et ministras domus suae potentissimus Dominus ita mirifice decoravit, ita donis et gratiis venustavit: qualem existimas condidit Matrem suam, unicam sponsam suam, quam sibi ex omnibus elegit et prae omnibus adamavit?» S. THOMAS A VILLANOVA, In festo Nativitatis B. V. M., n. 8, 9, Conciones, Mediolani, 1760, II, col. 391, 392.

34 «Quamvis igitur hoc solum de sancta Virgine praedicari, quod Dei Mater est, excedat omnem altitudinem quae post Deum dici vel cogitari potest, et altissimum quid habeat in hoc ad contemplandum et ruminandum mens humana quae ad eam anhelat, tamen...» EADMERUS, Cantuariensis monachus, Liber de excellentia Virginis Mariae, cap. 2. ML 159-559. Inter Opera S. Anselmi.

35 «Et quid amplius ei assignare possumus divini muneris et honoris, quam... Genitricem eam Dei esse et hominis? Infra hoc dicitur quidquid in eius commendatione offertur. Si caeli reginam, si angelorum dominam, vel quodlibet aliud excellentissimum, tam ab humano corde quam ore excogitatum protuleris, non assurget ad hunc superindicibilem honorem quo creditur et praedicatur Dei Genitrix.» PETRUS Cellensis primum, deinde S. Remigii apud Remos Abbas, demum episcopus Carnotensis (1183, al. 1187), Liber de panibus, cap. 21. ML 202-1021.



36 «Respondeo dicendum quod, quanto aliquid magis appropinquat principio in quolibet genere, tanto magis participat effectum illius principii... Christus autem est principium gratiae, secundum divinitatem quidem auctoritative, secundum humanitatem vero instrumentaliter... Beata autem Virgo Maria propinquissima Christo fuit secundum humanitatem, quia ex ea accepit humanam naturam. Et ideo prae ceteris maiorem debuit a Christo gratiae plenitudinem obtinere.» S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 27, art. 5, c.

37 SUAREZ, De Incarnatione, pars 2, disp. 1, sectio 2. Opera, Venetiis, 1746, pag. 5, col. 1.

38 «Post hypostaticam cum Deo coniunctionem, non est alia Deo tam vicina, ut unio Matris Dei cum Deo Filio suo.» D. DIONYSIUS CARTUSIANUS, De dignitate et laudibus B. V. M., lib. 1, art. 35 (in fine). Opera, XXXVI, Opera minora, IV, Tornaci, 1908, p. 63.

39 «Humanitas Christi ex hoc quod est unita Deo, et beatitudo creata ex hoc quod est fruitio Dei, et beata Virgo ex hoc quod est Mater Dei, habent quamdam dignitatem infinitam ex bono infinito quod est Deus. Et ex hac parte non potest fieri aliquid melius eis, sicut non potest aliquid melius esse Deo.» S. THOMAS, Sum. Theol., I, qu. 25, art. 6, ad 4.

40 «Immediate post esse Deum, est esse Matrem Dei (pag. 398, col. 2)... Ex his manifestum est quod maior gratia non potest intelligi purae creaturae participari quam esse Matrem Dei (pag. 399, col. 1).» S. ALBERTUS MAGNUS, Mariale de laudibus Virginis super «Missus est», cap. 180 (pag. 397-399), De hoc quod est Mater Dei. (Petrus de Alva, Bibliotheca Virginalis, I, Matriti, 1648). Mariale sive Quaestiones super Evangelicum «Missus est», Opera, Lugduni, 1651. tom. XX, Responsio ad quaestiones 140 et 141: « 3... Immediate post esse Deum, est esse Matrem Dei.» Pag. 95, col. 1. - «15... Ex his manifestum est quod non potest intelligi purae creaturae maior participari gratia, quam esse Matrem Dei.» - Come si vede, la Bibliotheca Virginalis e gli editori di Lione ci presentano una medesima opera del Santo Dottore. La principale differenza consiste nella divisione in 267 Capitoli da una parte, e in 230 questioni dall'altra. Non è questa una differenza sostanziale: non viene da altro, se non che uno degli editori spartisce in due questioni i paragrafi di una stessa questione. Mancano pure alle volte, nella Bibliotheca Virginalis, alcune divisioni del testo, senza però che manchi nulla nel testo medesimo. - Per brevità e maggior chiarezza, nelle nostre note, chiameremo Mariale il testo della Bibliotheca Virginalis, e Quaestiones super «Missus» quello dell'edizione di Lione. - Quanto alla seconda sentenza. «Magis Deo coniungi...» risponde a quel che si legge tanto nel Mariale (pag. 398, col. 2) quanto nelle Quaestiones super «Missus» (Responsio ad quaestiones 140 et 141, 3): «Inter esse Filium Dei per naturam et esse Deum, et esse filium Dei per adoptionem et non esse Deum, medium est esse Dei Matrem per naturam et non esse Deum.»

41 «Quod femina conciperet et pareret Deum, est et fuit miraculum miraculorum. Oportuit enim, ut sic dicam, feminam elevari ad quamdam quasi infinitatem perfectionum et gratiarum, quam aequalitatem numquam creatura experta est.» S. BERNARDINUS SENENSIS, l. c. nella precedente nota 32.

42 «Quatuor modis inest Deus omnibus creaturis. Primo modo essentialiter tam bonis quam malis, nihilque intercludit deitatis essentiam, per quam esse omnia acceperunt... Secundo modo inest bonis operatione... Inest et plerisque bonis illuminatione... Quarto modo inest uni creaturae, videlicet Mariae Virgini, identitate, quia idem est quod illa. - Hic taceat et contremiscat omnis creatura, et vix audeat aspicere tantae dignitatis et dignationis immensitatem. «Dominus tecum (Luc. I)», inquit archangelus. Habitat in angelis Deus, sed non cum angelis, quia cum illis eiusdem non est essentiae. Habitat Deus in Virgine, habitat cum illa, cum qua unius naturae habet identitatem.» NICOLAUS monachus, notarius quondam S. Bernardi, Sermo in Nativitate B. V. M.: inter Opera S. Petri Damiani, sermo 44. ML 144-738.

43 Vedi sopra, nota 39.

44 Fr. SUAREZ, De Incarnatione, pars 2, disp. 18, sectio 4, pag. 154, col. 1 (Venetiis, 1746, XVII): «Secundo principaliter fit verisimilis conclusio (de supereminenti gratia qua Maria superet omnes sanctos et angelos collectim sumptos) variis coniecturis. Prima sumitur ex dignitate Matris Dei, quae in suo genere est infinita. Nam Deus unicuique dat gratiam accommodatam statui ac muneri suo...: sed tota haec gratiae intensio ac plenitudo, optime convenit cum dignitate Matris Dei. Primo, quia illa dignitas est altioris ordinis, et suo modo infinita.»

45 Vedi Append., 7, pag. 541 e seg.

46 «Virtus divina, licet possit facere aliquid maius et melius quam sit habitualis gratia Christi, non tamen posset facere quod ordinaretur ad aliquid maius quam sit unio personalis ad Filium Unigenitum a Patre: cui unioni sufficienter correspondet talis mensura gratiae, secundum definitionem divinae sapientiae.» S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 7, art. 12, ad 2.

47 «Humanitas Christi ex hoc quod est unita Deo, et beatitudo creata ex hoc quod est fruitio Dei, et beata Virgo ex hoc quod est Mater Dei, habent quamdam dignitatem infinitam ex bono infinito quod est Deus. Et ex hac parte non potest aliquid fieri melius eis, sicut non potest aliquid melius esse Deo.» S. THOMAS, Sum. Theol., I, qu. 25. art. 6, ad 4.

48 «Utique habet quamdam infinitatem esse Matrem Infiniti et Omnipotentis.» S. THOMAS A VILLANOVA, In festo Nativ. B. V. M., Concio 3, n. 3. Conciones, Mediolani, 1760, II, col. 398.

49 «Status maternitatis Dei, ad quem Deus Virginem eligebat, erat summus status qui purae creaturae dari posset.» S. BERNARDINUS SENENSIS. Pro festivitatibus B. M. V., sermo 8: De consensu virginali, sermo 2, art. 3, cap. 1. Opera, Venetiis, 1745, IV, pag. 103, col. 2, 104, col. 1. - Ed. Veneta 1591, Tractatus de B. Virgine, III, sermo 6, iterum in Annunt. gloriosae Virginis, De consensu virginali, art. 3, cap. 1, pag. 101.

50 «Dominus beatae Virgini summum donavit cuius capax fuit pura creatura, scilicet Dei maternitatem.» S. ALBERTUS MAGNUS, Mariale, cap. 178: Bibliotheca Virginalis, I, p. 396, col. 1. - «Deus beatissimae Virgini summum donum donavit, cuius pura creatura capax fuit, scilicet Dei maternitatem.» Quaestiones super «Missus,» Quaestio 138, 4. Opera, Lugduni, XX, pag. 93, col. 1. Vedi sopra, nota 40.

51 «Quid enim mirabilius quam esse matrem et virginem, et esse Dei matrem?» CONRADUS SAXO, Speculum B. M. V., lectio 9: inter Opera S. Bonaventurae, Lugduni, 1668, (iuxta ed. Vaticanam et Moguntinam), VI, 144, col. 1. – Ibid., lectio 10, pag. 444, col. 6: «Mater Domini, mater et virgo mater est dignissima. Ipsa est mater, quae tali filio est decentissima. Ipsa mater est cui talis filius decentissimus fuit. Ipsa est qua maiorem Deus facere non posset. Maiorem mundum posset facere Deus, maius caelum posset facere Deus: maiorem matrem quam matrem Dei non posset facere Deus.» - «Excellentissimum nomen habet, ita quod excellentius purae creaturae convenite non potest... Hoc autem nomen est, quod Virgo exsistens, Dei Mater est, quod quidem tantae dignitatis est, quod non solum viatores, sed etiam comprehensores, non solum homines, verum etiam Angeli eam revereantur quadam praerogativa speciali. Ex hoc enim quod Mater Dei est, praelata est ceteris creaturis.» S. BONAVENTURA, In III Sententiarum, dist. 9, art. 1, qu. 3. Opera, III, ad Claras Aquas, 1887, pag. 206. - «Si (loquimur de B. Virgine) quantum ad conceptionem prolis, sic quia fuit Mater Dei, quo nihil nobilius cogitari potest, et Mater nobilissimi Filii, sic tantam habuit bonitatis dignitatem, quod nulla mulier amplius capere potuit. Si enim omnes creaturae, quantumcumque ascenderent in gradibus nobilitatis, essent praesentes, omnes deberent reverentiam Matri Dei.» ID., In I Sent., dist. 44, Dubia circa litteram Magistri, dub. 4. Opera, ad Claras Aquas, I, 1882, pag. 793, 794.

52 «Hic iam sileat lingua carnis: excedit enim intellectum et loquelam Virginis magnitudo, non modo nostram, imo forte et suam. Fecit, inquit, mihi magna qui potens est. Sed quam magna? Nescio an ipsamet valuit comprehendere suam magnitudinem. Unde melius eam silentio veneramur; sicut scriptum est: Tibi silentium laus, secundum translationem Chaldaicam, ubi dicimus: Te decet hymnus, Deus, in Sion. (Più esattamente questa traduzione è di S. Girolamo: Tibi silentium laus, Deus, in Sion.) Quia vere omnis laus silentium est: et cum finierit homo laudare, tunc incipit, imo nec locutus est. Propter quod Sancti Evangelistae de eius laudibus silent, quoniam ineffabilis est eius magnitudo: satis fuit de ea dicere: De qua natus est Iesus.» S. THOMAS A VILLANOVA, In festo Nativ. B. V. M., Concio 3, n. 3. Conciones, II, col. 398.

53 «Ut breviter concludam, de hac (scilicet de Maria) et ob hanc, et propter hanc omnis Scriptura facta est, propter hanc totus mundus factus est, et haec gratia Dei plena est, et per hanc homo redemptus est. Verbum Dei caro factum est, Deus humilis et homo sublimis.» In Antiphonam «Salve Regina» sermones IV, Sermo 3, n. 2. ML 184-1096: inter Opera S. Bernardi. - Sull'autore dei Sermones IV, vedi Appendice, 8, p. 543.

54 Psalterium (maius) B. M. V., Ps. 118; inter Opera S. Bonaventurae, Lugduni, 1668 (iuxta editiones Rom. et Mogunt.), VI, p. 488, col. 1, E: «Dispositione tua perseverat mundus: quem et tu cum Deo fundasti ab initio.»

55 «Maria namque per multa millia annorum antequam nasceretur, primo et principaliter Adam et Evam, et totam eius posteritatem, praeservavit in esse. Constat nempe quod ex propria transgressione Adam et Eva, non solum mortis, sed et annihilationis exterminium meruerunt; et divina ultio, quae personarum acceptionem ignorat, sicut nec culpam angelicam, sic nec etiam humanam dimisisset impunem. Sed propter praecipuam reverentiam et singularissimam dilectionem quam habebat ad Virginem, praeservavit; quia eam ab aeterno super omnes creaturas Deo non uniendas, quae creandae erant, superexcessive dilexit, propterea praeservati sunt protoplasti, nec, ut merebantur, in nihilum sunt redacti.» S. BERNARDINUS SENENSIS, Pro fest. B. M. V., sermo 5, De nativitate B. M. V., art. unicus, cap. 2. Opera, Venetiis, 1745, IV, pag. 91, col. 1. - Ed. Veneta 1591, I, 512: Quadragesimale de Christiana religione, sermo 61, De superadmirabili gratia et gloria B. V., cap. 2.

56 Evangelium in Missa de Assumptione B. M. V.

57 Biblia Mariana, Evang. sec. Lucam, n. 13: «Gratia plena. Quatuor modis fuit gratia plena. Primo, quia omnes gratias generales et speciales in summo habuit, a quibus omnis alia creatura vacua fuit (sic).» Opera S. Alberti Magni, Lugduni, 1651, XX, pag. 32 (verso la fine del volume), col. 2. Opera di autenticità più che sospetta.

58 Merito ergo praedicatur pulchra, quae et divinam et angelicam similitudinem in terris est adepta... Haec est ergo interior pulchritudo mentis. Exterior quoque fuit decor castitatis, candor virginitatis... Non quoque dubitandum amoris ignem et interiorem candorem exterius etiam in ea lucere, ut quae puritatem angelicam habuit, vultum etiam angelicum habuerit. Tota ergo pulchra merito dicitur, quia pulchra facie fuit, pulchra mente et corpore.» RICHARDUS A S. VICTORE, Explicatio in Cantica Canticorum, cap. 26. ML 196-483.

59 «Est haec regina, quae astitit a dextris Dei, quae, inquam, decori proxima ac splendori, formosa per naturam, et in quam reprehensio non cadit... O miraculo plena initia! O eximia symbola! O crementum corporis praecellentem gratiae accretionem suscipiens! O mundam illam ac praeclare splendidam animam, quae in vegeto corpore, maiora quam pro humana ratione munera ostendit!» GEORGIUS NICOMEDIENSIS, Oratio 6, In SS. Deiparae ingressum in templusm. MG 100-1426, 1434.

60 Petrus HALLOIX, S. I., Vita S. Dionysii Areopagitae, cap. 6 (verso la fine), MG 4-749, 750: «Nec vero tacuit idem beatus Iuvenalis (patriarca di Gerusalemme, nella sua risposta all'Imperatrice Pulcheria, circa la morte di Maria SS.) eo in coetu (degli Apostoli) adfuisse una cum discipulis et sancto Timotheo atque Hierotheo beatissimum Dionysium. - Qui quidem Dionysius, an conspecta tum in persona Virginis quasi pulsquam humana maiestate, ea quae passim feruntur, dixerit, nimirum se pro dea eam fuisse habiturum, nisi aut fides aut ratio inhibuisset, id, inquam, nec ita certum habeo, ut asserere ausim; nec ita incertum, ut refellere debeam.» - Idem, cap. 6, nota 77, col. 758: «Primus, quem repererim in ea fuisse sententia, ut Dionysius prae admiratione gloriae ac maiestatis D. Virginis dixerit, se eam adoraturum fuisse tamquam Deum, ni fides obstitisset, est Hubertinus de Casali... lib. 4 Arboris vitae, c. 38... Claruit hic auctor, teste Trithemio... anno Domini 1300.» - Idem, cap. 6, nota 67, col. 749, 750: «Verba sancti Dionysii capite 3 eiusdem libri (De divinis nominibus) sunt haec: «Quando et nos, ut scis, et ipse (Hierotheus scilicet) et multi ex sanctis fratribus nostris ad intuendum corpus, quod principium vitae et Dei conceptaculum fuit, convenissemus. Aderat autem et Iacobus frater Domini, et Petrus, supremum et venerabilissimum theologorum columen.» - Cf. HURTER, Nomenclator literarius, ed. 2, Oeniponte, 1892, I, n. 372, pag. 462, 463; ed. 3, Oeniponte, 1903, I, pag. 455.

61 «... Respondit Filius: «Mater mea, tu es similis flori, qui crevit in una valle... Flos etiam iste habuit quinque folia, quae excreverunt super omnes choros angelorum. Vere tu, Mater mea, flors istorum quinque foliorum es. Primum folium est honestas tua... Angeli mei viderunt eam supra se esse, et eminentiorem illorum sanctitate et honestate... Secundum folium est misericordia tua... Misericordia tua excessit omnium angelorum misericordiam. Tertium folium est mititas tua... Mititas tua excellentior angelis. Quartum folium est pulchrituo tua. Angeli enim considerant alter alterius pulchritudinem, et pulchritudinem omnium animarum et omnium corporum admirantur: sed animae tuae pulchritudinem vident esse super omnia quae creata sunt, et corporis tui honestatem excellere omnes homines qui creati sunt. Et sic omnes angelos et omnia quae creata sunt excessit pulchritudo tua. Quintum folium erat divina delectatio tua, quia nihil delectabat te nisi Deus... Mater dulcissima, bene ardebat delectatio tua divina, super omnes choros angelorum. Hic flos, quia habuit haec quinque folia... erat plenus omni dulcedine.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 1, cap. 51. Coloniae Agrippinae, 1628, p. 65.

62 «Cuius tanta gratia, ut non solum in se virginitatis gratiam reservaret, sed etiam his quos viseret, integritatis insigne conferret. Visitavit Ioannem Baptistam... Nec immerito mansit integer corpore, quem tribus mensibus oleo quodam suae praesentiae et integritatis unguento, Domini mater exercuit. Eademque postea Ioanni Evangelistae est tradita coniugium nescienti. Unde non miror prae ceteris locutum mysteria divina, cui praesto erat aula caelestium sacramentorum.» S. AMBROSIUS, De institutione virginis liber unus, cap. 7, n. 50. ML 16-319.

63 «In beata Virgine, inclinatio fomitis (inde a prima sanctificatione) omnino sublata fuit, et quantum ad veniale, et quantum ad mortale; et quod plus est, ut dicitur, gratia sanctificationis non tantum repressit in ipsa motus illicitos, sed etiam in aliis efficaciam habuit, ita ut, quamvis esset pulchra corpore, a nullo umquam concupisci potuit.» S. THOMAS, In III Sent., distinctio 3, quaestio 1, art. 2, Ad primam quaestionem, ad 4.

64 Eccli. XXIV, 20. - Epistola in varie festività di Maria SS.

65 Fr. SUAREZ, S. I., De Incarnatione, pars 2, sectio 2, Opera, XVII, Venetiis, 1746, pag. 4, col. 1: «Hinc (ex maternitate divina physice considerata) efficitur ut moraliter, et secundum prudentem existimationem, Virgo retineat supremum quemdam et excellentem dignitatis gradum, propter singularem quam cum Deo habet coniunctionem et propinquitatem. Unde etiam fit, ut singulare ius habeat ad bona Dei Filii Sui, ut in sequentibus explicabimus.» - Ibid., pag. 6, col. 1 (sectio 2, in fine): «Decet matrem honorari a filio: imo ratione maternae dignitatis habet singulare ius ad bona filii; ergo hac ratione dignitas matris est quodammodo ratio et principium dignitatis gratiae, quam quodammodo eminenter continet, secundum ordinem divinae sapientiae.»

66 «Tu autem, quae materna in Deum auctoritate polleas, etiam iis qui enormiter peccant, eximiam remissionis gratiam concilias. Non enim potes non exaudiri, cum Deus, ut verae ac intemeratae Matri suae, quoad omnia, et per omnia, et in omnibus, morem gerat.» S. GERMANUS, Patriarcha CP., In Dormitionem SS. Dominae nostrae Deiparae, sermo 2. MG 98- 351. - «Quae enim materna polleas fiducia ac potestate, erga Filium tuum, peccatis praedamnatos, ac qui nec in caelum sursum suspicere audeamus, supplicationibus tuis ac intercessionibus servas, ac ab aeterno supplicio liberas... Omnia tua, Dei Genitrix, incredibilia miraque sunt... Quocirca etiam protectio tua, intelligentiae vim omnem superat.» IDEM, Oratio in Encaenia venerandae aedis SS. Dominae nostrae Deiparae, et in fascias Domini, et in zonam SS. Deiparae. MG 98-379, 382.

67 «Ascendens ergo in altum Virgo beata, dabit ipsa quoque dona hominibus. Quidni daret? Siquidem nec facultas ei deesse poterit, nec voluntas. Regina caelorum est, misericors est; denique mater est unigeniti Filii Dei. Nihil enim sic potest potestatis eius seu pietatis magnitudinem commendare; nisi forte aut non creditur Dei Filius honorare matrem; aut dubitare quis potest omnino in affectum caritatis transiisse Mariae viscera, in quibus ipsa quae ex Deo est caritas novem mensibus corporaliter requievit.» S. BERNARDUS, In Assumptione B. V. M., sermo 1, n. 2. ML 183-415, 416.

68 RAYMUNDUS IORDANUS, Cellensium Abbas, Contemplationes de B. V., pars 3, De Nativitate gloriosae Virginis Mariae, Contemplatio 1, n. 3, Summa Aurea, Migne-Bourassé, IV, col. 881: «Et non solum sibi ipsi soli te fecit, sed te angelis dedit in restaurationem, hominibus et nostrae naturae in reparationem, inferiori creaturae in liberationem, sibi in matrem, daemonibus in hostem, detentis in limbo in ereptionem. Nam in principio cum ceciderant angeli, natura erat corrupta, Deus offensus, et diabolus victor. Sed per te, o superbenedicta Virgo Maria, innocentia reparatur, vita angelica reducitur, Deus homini pacificatur et unitur, diabolus vincitur et conteritur; quia de te scribitur: Ipsa conteret caput tuum (Gen. III, 15).»

69 «Sabbato quodam, cum Salve, sancta Parens cantaretur, dixit (Mechtildis) beatae Virgini Mariae: «Si te, o caeli Regina, dulcissima salutatione quam umquam humanum cor excogitavit, salutare possem, libentissime facerem.» Statim gloriosa Virgo eidem apparuit, habens in pectore scriptam aureis litteris Angelicam salutatione, et ait: «Supra hanc salutationem numquam homo pervenit, nec aliquis me dulcius salutare poterit, quam is qui salutat me in reverentia, qua Deus Pater me per hoc verbum Ave salutavit, confirmans me omnipotentia sua, ut essem immunis ab omni vae culpae (Cod. Lips. ab omni vae culpae et poenae). Filius quoque Dei divina sua sapientia sic me perlustravit, ut sim praeclarum sidus quo caelum et terra illustratur, quod per hoc nomen Maria, quod sonat maris stella, notatur. Spiritus etiam Sanctus tota sua divina dulcedine me penetrando, sua gratia tam gratiosam me effecit, ut omnis qui per me gratiam quaerit, ipsam inveniat, quod innuitur per hoc verbum, gratia plena. In hoc quoque verbo: Dominus tecum, admoneor ineffabilis unionis et operationis quam tota Trinitas perfecit in me, cum meae carnis substantiam divinae naturae in una persona copulavit, ita ut Deus fieret homo, et homo Deus; quid illa hora gaudii et dulcedinis senserim, nullus hominum ad plenum potuit experiri. Per Benedicta tu in mulieribus, omnis creatura mirando agnoscit et contestatur me benedictam, et exaltatam super omnem creaturam, tam caelestem quam terrestrem. Per Benedictus fructus ventris tui, benedicitur et extollitur excellentissimus et perutilis fructus ventris mei, qui omnem creaturam vivificavit, sanctificavit, et in aeternum benedixit.» Revelationes Gertrudianae ac Mechtildianae (cura monachorum Solesmensium O. S. B.): II, Sanctae MECHTILDIS Liber specialis gratiae, pars 1, cap 42, pag. 126, 127. Pictavii, Parisiis, H. Oudin, 1877.

70 Paolo SEGNERI, S. I., Il Cristiano istruito, parte 3, ragionamento 34, n. 12. - Daniello BARTOLI, S. I., Vita del P. Nicolò Zucchi, lib. 2, cap. 6 (Opere, 1825, XXI, pag. 53, 54, 55.)




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