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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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DISCORSO VI. - Della Purificazione di Maria.

Il gran sacrificio che fece Maria in questo giorno a Dio in offerirgli la vita del Figlio.

Nella nascita de' figli primogeniti vi eran due precetti nella legge antica: uno era che la madre stesse come immonda ritirata in casa per quaranta giorni, dopo i quali andasse a purificarsi nel tempio. Era l'altro che i genitori del nato primogenito lo portassero al tempio e quivi l'offerissero a Dio. All'uno ed all'altro precetto volle ubbidire la santissima Vergine in questo giorno. Benché Maria non fosse obbligata alla legge della purificazione, poich'ella fu sempre vergine e sempre pura; nulladimeno per affetto all'umiltà ed all'ubbidienza volle andar come l'altre madri a purificarsi. - Ubbidì poi al secondo precetto di presentare ed offerire il Figlio all'Eterno Padre: Et postquam impleti sunt dies purgationis eius, secundum legem Moysi, tulerunt illum in Ierusalem, ut sisterent eum Domino (Luc. II, 22). Ma la Vergine l'offerì in altro modo di quello che le altre madri offerivano i loro figliuoli. Le altre gli offerivano, ma sapeano che questa oblazione era una semplice cerimonia della legge, sicché col riscattargli gli rendevano suoi, senza timore di doverli più offerire alla morte. Maria offerì il Figlio alla morte realmente, e stando certa che il sacrificio della vita di Gesù ch'ella fece allora, dovea un giorno con effetto consumarsi sull'altare della croce: sicché con offerir Maria la vita del Figlio, venne, per l'amore che portava a questo Figlio, a sacrificare a Dio tutta se stessa.

Lasciando dunque da parte tutte le altre considerazioni, che potremmo fare sopra molti misteri di questa festività, mettiamoci a considerare solamente quanto fu grande questo sacrificio che fece Maria di se stessa a Dio, in offerirgli in questo giorno la vita del Figlio. E questo sarà l'unico assunto del discorso.


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Aveva già l'Eterno Padre determinato di salvare l'uomo perduto per la colpa e liberarlo dalla morte eterna. Ma perché volea che nello stesso tempo la sua divina giustizia non restasse defraudata della sua degna e dovuta soddisfazione, perciò non perdonando alla vita del suo medesimo Figlio, fatto già uomo per redimere gli uomini, volle che egli avesse a tutto rigore pagata la pena da questi uomini meritata: Qui... proprio Filio suo non pepercit, parla l'Apostolo, sed pro nobis omnibus tradidit illum (Rom. VIII, 32). Mandollo per tanto in terra a farsi uomo; gli destinò la madre, e questa volle che fosse la Vergine Maria. Ma siccome non volle che il suo Verbo divino divenisse figlio di lei prima ch'ella l'accettasse col suo espresso consenso, così non volle che Gesù sacrificasse la sua vita per la salute degli uomini, senza che vi concorresse ancora il consenso di Maria; affinché insieme col sagrificio della vita del Figlio fosse ancor sagrificato il cuor della Madre. - Insegna S. Tommaso che la qualità di madre un dritto speciale sovra de' figli;1 ond'essendo Gesù per sé innocente, e che non meritava alcun supplicio per propria colpa, parea conveniente che non fosse destinato alla croce per vittima de' peccati del mondo, senza il consenso della madre, col quale spontaneamente l'offerisse alla morte.

Ma benché Maria sin dacché fu fatta Madre di Gesù diede il consenso alla di lui morte, volle non però il Signore che in questo giorno ella facesse nel tempio un solenne sacrificio di se stessa con offerirgli solennemente il suo Figlio, sagrificando alla divina giustizia la di lui vita preziosa. Che perciò S. Epifanio la chiamò sacerdote: Virginem appello velut sacerdotem (Or. de laud. Deip.).2

Or qui entriamo a vedere quanto le costò di dolore questo


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suo sacrificio e quale eroica virtù ebb'ella ad esercitare in dover sottoscrivere ella stessa la sentenza della condanna del suo caro Gesù alla morte.

Ecco che Maria già s'incammina verso Gerusalemme ad offerire il Figlio, affretta i passi al luogo del sacrificio ed ella medesima portasi la sua amata vittima tra le braccia. Entra nel tempio, s'accosta all'altare, ed ivi tutta piena di modestia, umiltà e divozione, presenta il Figlio all'Altissimo. Ed ecco in questo mentre S. Simeone, il quale avea avuta la promessa da Dio di non morire prima di vedere l'aspettato Messia, prende il divino Fanciullo dalle mani della Vergine, ed illuminato dallo Spirito Santo, le annunzia quanto dovea costarle il sacrificio che allora ella facea del suo Figliuolo, con cui dovea essere anche sacrificata la di lei anima benedetta. - Qui S. Tommaso da Villanova (Serm. de purific. Virg.) contempla il santo vecchio, che in dover proferire il funesto annunzio a questa povera Madre, si turba e tace. Indi il santo considera Maria che gli dimandi: Unde tanta turbatio? Perché, o Simeone, in tempo di tanta vostra consolazione or così vi turbate? A cui egli risponde: O Virgo regia, nollem tibi talia nuntiare, sed audi. O nobile e santa Vergine, dice, non vorrei esservi nunzio di nuova così amara; ma giacché così vuole il Signore per vostro maggior merito, sentite quello che vi dico: Questo bambino che ora vi apporta tanta gioia, e con ragione, oh Dio, un giorno vi ha da recare il dolore più acerbo che mai al mondo alcuna creatura ha provato; e sarà quando voi lo vedrete perseguitato da ogni sorta di gente, e posto in terra come bersaglio degli scherni e degli strazi degli uomini, sino a farvelo morire giustiziato innanzi agli occhi vostri: Nimium nunc pro isto infante laetaris, sed ecce iste positus in signum cui contradicetur. Sappiate che dopo la sua morte vi saran molti martiri, che per amore di questo vostro Figlio saranno tormentati ed uccisi; ma se il loro martirio sarà nel corpo, il martirio vostro, o divina Madre, sarà nel cuore: O quot millia hominum pro isto puero laniabuntur et iugulabuntur: et si omnes patientur in corpore, tu Virgo in corde patieris (Loc. cit.).3


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Sì, nel cuore, poiché non altro che la compassione alle pene di questo Figliocaro avea da essere la spada di dolore che dovea trafiggere il cuor della Madre, come appunto le predisse S. Simeone: Et tuam ipsius animam doloris gladius pertransibit (Luc. 2).4 Già la S. Vergine, come dice S. Girolamo, era stata illuminata dalle divine Scritture a saper le pene che dovea patire il Redentore nella sua vita e più nel tempo poi della sua morte.5 Ben ella intendea da' Profeti ch'egli dovea esser tradito da un suo familiare: Qui edebat panes meos, magnificavit super me supplantationem,


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come predisse Davide (Ps. XL [10]); abbandonato da' suoi discepoli: Percute pastorem et dispergentur oves (Zach. XIII, [7]). Ben sapeva i dispregi, sputi, schiaffi, derisioni, che dovea soffrire dalle genti: Corpus meum dedi percutientibus et genas meas vellentibus: faciem meam non averti ab increpantibus et conspuentibus in me (Is. L, [6]). Sapea che dovea diventare il vituperio degli uomini e 'l rifiuto della plebe più vile, sino ad essere saziato d'ingiurie e villanie: Ego autem sum vermis et non homo: opprobrium hominum et abiectio plebis (Ps. XXI, [7]). Saturabitur opprobriis (Thren. III, [30]). Sapea che nel fine della di lui vita le carni sue sacrosante doveano esser tutte lacerate e rotte da' flagelli: Ipse autem vulneratus est propter scelera nostra (Is. LIII, [5]), a tal segno che il suo corpo davea restarne tutto difformato, divenuto come un lebbroso tutto piaghe, sino a comparirvi l'ossa scoperte: Non est species ei neque decor... Et nos putavimus eum quasi leprosum (Ibid.). Dinumeraverunt omnia ossa mea (Ps. XXI, [18]). Sapea che dovea esser trafitto da chiodi: Foderunt manus meas et pedes meos (Ib.). Collocato tra malfattori: Et cum sceleratis reputatus est (Is. LIII, [12]). E che finalmente appeso alla croce dovea morire giustiziato per la salute degli uomini: Et aspicient ad me quem confixerunt (Zach. XII, [10]).

Già sapea, dico, Maria tutte queste pene che dovea patir il Figlio, ma nelle parole dettele da S. Simeone: Et tuam ipsius animam doloris gladius pertransibit, le furon palesate - come il Signore rivelò a S. Teresa - tutte le circostanze in particolare de' dolori così esterni come interni, che dovean tormentare il suo Gesù nella di lui Passione.6 Ed ella a tutto acconsente, e con una costanza che fa stupire gli angeli, pronunzia la sentenza che muoia il Figlio, e muoia con questa mortevituperosa e penosa, dicendo: Padre Eterno, giacché voi così volete, non mea voluntas, sed tua fiat; unisco la mia alla vostra santa volontà, e vi sacrifico questo mio Figlio: mi contento che perda la vita per la gloria vostra e per la salute


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del mondo. E con ciò vi sacrifico anche il mio cuore; trafiggalo il dolore quanto vi piace; mi basta che voi, mio Dio, ne restiate glorificato e contento: non mea voluntas, sed tua fiat! O carità senza misura! o costanza senza esempio! o vittoria che merita l'ammirazione eterna del cielo e della terra!

E quindi fu che Maria nella Passione di Gesù tacque, allorché l'accusavano ingiustamente; niente disse a Pilato che stava inclinato a liberarlo per la innocenza in lui già conosciuta; ma solo comparve in pubblico per assistere al gran sacrificio, che dovea eseguirsi sul Calvario: ella l'accompagna al luogo del supplicio; ella l'assiste dal principio, in cui il Figlio fu posto sul patibolo, stabat iuxta crucem Iesu Mater eius,7 finché lo vide spirare e fu consumato il sacrificio. Tutto per eseguire l'offerta che nel tempio già ella ne avea fatta a Dio.

Per intendere la violenza che Maria ebbe da fare a se stessa in questo sacrificio, bisognerebbe comprendere l'amore che questa Madre portava a Gesù. Generalmente parlando l'amore delle madri è sì tenero per li figli, che allorché questi sono in punto di morte e si teme averli a perdere, loro fa dimenticare tutti i loro difetti, le loro deformità, ed anche le ingiurie da essi prima ricevute, e lor fa soffrire un dolore inesplicabile. E pure l'amor di queste madri è un amor diviso in altri figli, ovvero in altre creature. Maria ha un solo Figlio e questi è bellissimo sopra tutti gli altri figli di Adamo: è amabilissimo, poiché ha tutte le parti per essere amato: è ubbidiente, virtuoso, innocente, santo; basta dire, è Dio. L'amor di questa Madre poi non è diviso in altri oggetti; ella ha collocato tutto il suo amore in questo solo Figlio; né in ciò teme di eccedere in amarlo, mentre questo Figlio è Dio, che merita un amore infinito. E questo Figlio è la vittima, ch'ella dee sacrificar volontariamente alla morte.

Veda dunque ciascuno quanto dovette costare a Maria e quale fortezza d'animo ebbe da esercitare in quest'atto di sacrificare alla croce la vita d'un Figlio così amabile. Ecco perciò la Madre più fortunata, perché Madre di un Dio, ma nello stesso tempo la Madre più degna di compassione, perché la più addolorata, essendo Madre d'un Figlio, ch'ella vedea destinato al patibolo sin dal giorno in cui le fu dato per


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figlio. Qual madre accetterebbe un figlio, sapendo che poi lo dovesse perdere miseramente con una morte infame, con trovarsi presente a vederlo morire? Maria accetta volentieri questo Figlio con condizionedura, e non solamente lo accetta, ma ella stessa in questo giorno l'offerisce di propria mano alla morte, sacrificandolo alla divina giustizia. - Dice S. Bonaventura che la B. Vergine assai più volentieri avrebbe accettate per sé le pene e la morte del Figlio, ma per ubbidire a Dio fece la grande offerta della vita divina del suo amato Gesù, vincendo, ma con sommo dolore, tutta la tenerezza dell'amore che gli portava: Si fieri potuisset, omnia tormenta quae Filius pertulit, sustinuisset; et nihilominus placuit ei, quod Unigenitus eius pro salute generis humani offerretur (In p. 1, dist. 48, quest. 2).8 Ond'è che in questa offerta Maria ebbe da farsi più violenza, e fu più generosa che se avesse offerta se stessa a tutto quello che dovea patire il Figlio. Superò ella allora la generosità di tutti i martiri, poiché i martiri offeriscono la vita loro, ma la Vergine offerì la vita del Figlio che amava e stimava immensamente più che la vita propria.

Né qui finì la pena di questa dolorosa offerta, anzi qui cominciò, poiché d'allora innanzi in tutta la vita del Figlio Maria sempre ebbe avanti gli occhi la morte e tutti i dolori ch'egli dovea patire nella sua morte. Onde quanto più se l'andava scoprendo bello, grazioso, amabile questo suo Figlio, tanto più sempre andava crescendo l'angoscia del suo cuore. - Ah Madre addolorata, se voi foste stata meno amante del vostro Figlio, o il vostro Figlio fosse stato meno amabile, o meno vi avesse amata, minore al certo sarebbe stata la vostra pena in offerirlo alla morte. Ma non v'è stata né vi sarà madre di voi più amante d'alcun figlio, perché non v'è stato mai né vi sarà figlio più amabile e più amante della madre, che 'l vostro Gesù. Oh Dio, se noi avessimo veduta la bellezza, la maestà del volto di quel divino fanciullo, avressimo forse avuto


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l'animo di sagrificar la sua vita per la nostra salute? E voi, o Maria, che gli siete Madre, e Madre che tanto lo amate, poteste offerire il vostro Figlio innocente per la salute degli uomini ad una morte la più dolorosa e più crudele che mai abbia patita alcun reo sulla terra?

Oimè e quale scena funesta da quel giorno in poi dovea l'amore continuamente mettere innanzi agli occhi di Maria, rappresentandole tutti gli strazi, i dispregi, che doveano farsi al povero Figlio! Ecco l'amore che già glielo fa vedere agonizzante per la mestizia nell'orto, lacerato da' flagelli e coronato di spine nel Pretorio, appeso finalmente ad un legno d'obbrobrio sul Calvario. Ecco, o Madre, dicea l'amore, qual Figlio amabile ed innocente tu offerisci a tante pene, ad una morte così orribile! E che ti servirà sottrarlo dalle mani di Erode, per riserbarlo poi ad una finecompassionevole?

Sicché Maria non offerì solamente nel tempio il Figlio alla morte, ma l'offerì in ogni momento di sua vita; poich'ella rivelò a S. Brigida che questo dolore che l'annunziò S. Simeone non si partì mai dal suo cuore, finché fu assunta in cielo: Dolor iste usquedum assumpta fui corpore et anima in caelum, numquam defecit a corde meo.9 Onde le dice S. Anselmo: Signora, io non posso credere che voi, con tal dolore avreste potuto vivere un sol momento, se lo stesso Dio, che dona la vita, non vi avesse confortata colla sua virtù divina: Pia Domina, non crediderim te ullo puncto potuisse stimulos tanti cruciatus, quin vitam amitteres, sustinere, nisi ipse Spiritus vitae te confortasset.10 Ma ci attesta S. Bernardo, parlando appunto del grande


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affanno che provò Maria in questo giorno, ch'ella d'allora in poi Moriebatur vivens, dolorem ferens morte crudeliorem:11 Vivea morendo ad ogn'istante, perché ad ogn'istante l'assaliva il dolore della morte del suo diletto Gesù, ch'era più crudele d'ogni morte.

Quindi la divina Madre per lo gran merito, che acquistò in questo gran sacrificio, ch'ella offerì a Dio per la salute del mondo, giustamente venne chiamata da S. Agostino la riparatrice del genere umano: Reparatrix generis humani (De fide ad Petr.).12 Da S. Epifanio la redentrice degli schiavi: Redemptrix captivorum (De laud. Virg.).13 Da S. Idelfonso la riparatrice del mondo perduto: Reparatrix perditi orbis (Serm. 1 de Ass.).14 Da S. Germano il ristoro delle nostre miserie:


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Restauratio calamitatum nostrarum (In enc. Virg.).15 Da S. Ambrogio la madre di tutti i fedeli: Mater omnium credentium (Ap. S. Bon., Spec., c. 10).16 Da S. Agostino la madre de' viventi: Mater viventium (Serm. 2, de Ass.).17 E da S. Andrea Cretense la madre della vita: Mater vitae (Hom. 2, de Ass.).18 Poiché dice Arnoldo Carnotense: Omnino tunc erat una Christi et Mariae voluntas, unumque holocaustum ambo pariter offerebant; unde communem in mundi salute cum illo effectum obtinuit (Tr. de laud. Virg.).19 Nella morte di Gesù, Maria unì la sua volontà a quella del Figlio, talmente che ambedue vennero ad offerire uno stesso sagrificio, e perciò dice il santo abbate che così il Figlio come la Madre operarono l'umana Redenzione, ottenendo la salute agli uomini, Gesù col soddisfare per li peccati nostri, Maria coll'impetrarci che ci fosse


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applicata una tal soddisfazione. E perciò parimente asserisce il B. Dionisio Cartusiano che la divina Madre può chiamarsi salvatrice del mondo; poiché per la pena sofferta nel compatire il Figlio - volontariamente da lei sagrificato alla divina giustizia - meritò che fossero comunicati agli uomini i meriti del Redentore: Dici potest Virgo mundi salvatrix propter meritum suae compassionis, quae patienti Filio acerbissime condolendo excellenter promeruit, ut per preces eius meritum Passionis Christi hominibus communicetur (Lib. 2, de laud. Virg., art. 23).20

Essendo stata fatta dunque Maria, per lo merito de' suoi dolori e dell'offerta del suo Figlio, madre di tutti i redenti, è giusto il credere che solo per mano di lei si doni ad essi il latte delle divine grazie, che sono i frutti de' meriti di Gesù Cristo, ed i mezzi per conseguire la vita eterna. Ed a ciò allude quel che dice S. Bernardo che Dio ha posto in mano di Maria tutto il prezzo della nostra Redenzione: Redempturus humanum genus, universum pretium contulit in Maria (Serm. de aquaed.).21 Colle quali parole ci fa intendere il santo che per mezzo dell'intercessione della B. Vergine s'applicano all'anime i meriti del Redentore, mentre per sua mano si dispensano le grazie che sono appunto il prezzo de' meriti di Gesù Cristo.

E se Dio tanto gradì il sacrificio d'Abramo per avergli offerto il suo Isacco, che s'obbligò in premio a moltiplicare i suoi discendenti come le stelle del cielo: Quia fecisti hanc rem et non pepercisti filio tuo unigenito propter me, benedicam tibi et multiplicabo semen tuum sicut stellas caeli (Gen. XXII, [16, 17]); dobbiamo certamente credere che molto più grato fosse stato al Signore il sacrificio più nobile che gli fece la gran Madre del suo Gesù; e perciò sia stato a lei conceduto che per le sue preghiere si moltiplichi il numero degli eletti, e per conseguenza de' suoi divoti.22


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S. Simeone ebbe la promessa da Dio di non morire prima di veder nato il Messia: Responsum acceperat a Spiritu Sancto non visurum se mortem, nisi prius videret Christum Domini (Luc. II, 26). Ma questa grazia egli poi non la ricevé se non per mezzo di Maria, poiché non trovò il Salvatore se non in braccio a Maria. Onde chi vuole trovare Gesù, non lo troverà se non per mezzo di Maria. Andiamo dunque a questa divina Madre se vogliamo ritrovare Gesù, e andiamo con gran confidenza. - Disse Maria a quella sua serva Pudenziana Zagnoni (Ap. Marc.) che ogni anno, in questo giorno della Purificazione, si sarebbe fatta una gran misericordia ad un peccatore.23 Chi sa forse se alcuno di noi sarà oggi questo fortunato peccatore? Se son grandi i nostri peccati, più grande è la potenza di Maria. Il Figlio non sa negar niente a questa Madre: Exaudiet utique Matrem Filius, dice S. Bernardo (De aquaed.).24 Se Gesù è sdegnato contra di noi, Maria subito lo placa. - Narra Plutarco che Antipatro scrisse ad Alessandro Magno una lunga lettera di accuse contra Olimpia madre dello stesso Alessandro. Letta egli la lettera, rispose: Non sa Antipatro che una picciola lagrima di mia madre basta a cancellare infinite lettere di accuse? Ignorare Antipatrum sexcentas epistolas una deleri matris lacrimula? (Plut. in Alex.).25 Così immaginiamoci che anche risponda Gesù alle accuse, che gli presenta contro


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di noi il demonio, quando Maria per noi lo prega: Non sa Lucifero che una preghiera di mia Madre a favore d'un peccatore basta a farmi scordare di tutte le accuse delle offese a me fatte? Eccone in comprova il seguente esempio.

Esempio.

Questo esempio non sta registrato in alcun libro, ma me l'ha riferito un sacerdote mio compagno, essendo accaduto a lui stesso. Mentre questo sacerdote stava confessando in una chiesa - si tace il paese per degni rispetti, benché il penitente gli diede licenza già di pubblicare il fatto - se gli pose a vista un giovine all'in piedi, che pareva che volesse e non volesse confessarsi. Guardandolo il Padre più volte, finalmente lo chiamò e gli domandò se volea confessarsi. Rispose che sì, ma perché la confessione dovea esser ben lunga, il confessore lo condusse in una stanza solitaria.

Ivi cominciò a dire il penitente che egli era forestiere e nobile, ma non intendea come Dio lo potesse perdonare, avendo esso fatta la vita che aveva fatta. Oltre degli altri innumerabili peccati fatti, di disonestà, omicidi ed altro, disse che avendo affatto disperato di sua salute s'era posto a far peccati, non tanto per soddisfarsi, quanto per far dispetto a Dio e per odio che gli portava. Disse tra l'altre cose che tenea sopra26 un Crocifisso, e questo l'avea buttato per dispregio. Disse che poco tempo innanzi in quella stessa mattina s'era andato a comunicare sagrilegamente, ed a qual fine? per porsi poi sotto i piedi la particola consagrata. E che in effetto, presa già la particola, volea eseguire l'orrendo pensiero; ma che non l'aveva eseguito per essere stato impedito dalle genti, che lo vedeano. Ed in fatti consegnò allora al confessore la particola riposta in una carta. Narrò poi che passando per avanti quella chiesa avea sentito un grande impulso d'entrarvi, a cui non potendo resistere era entrato; e che poi gli era ivi venuto un gran rimorso di coscienza con una certa volontà, ma confusa ed irresoluta, di confessarsi: che perciò si era posto avanti al confessionale; ma che stando ivi era tanta la confusione e diffidenza, che volea partirsi, e parea che alcuno l'avesse trattenuto


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per forza; finché, egli disse, Padre, voi mi avete chiamato: ora mi vedo qui, mi trovo a confessarmi, ma non so come.

Indi gli domandò il Padre, se avesse usata qualche divozione fra questo tempo; intendendo verso Maria SS., poiché tali colpi di conversioni non vengono che da quelle potenti mani della Vergine. Niente, Padre: che divozione? rispose il giovane: Io mi stimava dannato. Ma andatevi ricordando meglio, ripigliò il Padre. Padre, niente, quegli replicò: ecco qua. Ma mettendosi la mano al petto in atto di scoprirlo, s'accorse che vi tenea l'abitino di Maria Addolorata. Ah, figlio, disse allora il confessore, non lo vedi che la Madonna ti ha fatta la grazia? E sappi, gli soggiunse, che questa chiesa è chiesa della Madonna. In sentir ciò il giovine s'intenerì, cominciò a compungersi ed insieme a piangere; e seguendo poi a palesare i peccati, crebbe in tal modo la compunzione col pianto dirotto, che cadde svenuto di dolore, come parve, a' piedi del Padre; il quale, avendolo fatto rinvenire con acque spiritose, finalmente gli terminò la confessione, l'assolvette con somma consolazione, e tutto contrito e risoluto di mutar vita ne lo rimandò alla patria, dopo aver avuta da lui ampia licenza di predicare e pubblicare da per tutto la gran misericordia usatagli da Maria.

Preghiera.

O santa Madre di Dio e madre mia Maria, voi dunque siete stata così interessata per la mia salute, che giungeste a sagrificare alla morte l'oggetto più caro al vostro cuore, il vostro amato Gesù? Se tanto dunque voi desideraste di vedermi salvo, è ragione che in voi dopo Dio io riponga tutte le mie speranze. O Vergine benedetta, sì che in voi tutto confido. Deh per lo merito di questo gran sacrificio, che voi in questo giorno offeriste a Dio della vita del vostro Figlio, pregatelo ch'abbia pietà dell'anima mia, per cui già questo Agnello immacolato non ricusò di morire sulla croce.

Vorrei, regina mia, in questo giorno ancor'io a vostra imitazione offerire il mio povero cuore a Dio; ma temo che lo rifiuti vedendolo così infangato e sozzo. Ma se voi gliel'offerite,


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non lo ricuserà. Le offerte che gli vengono presentate per le vostre purissime mani, egli tutte le gradisce e riceve. A voi dunque, o Maria, oggi io mi presento misero qual sono, ed a voi tutto mi dono. Voi offeritemi come cosa vostra all'Eterno Padre insieme con Gesù, e pregatelo che per li meriti del Figlio ed in grazia vostra mi accetti e mi prenda per suo.

Ah madre mia dolcissima, per amore di questo Figlio sagrificato, aiutatemi sempre, e non m'abbandonate: non permettete che questo mio amabilissimo Redentore da voi oggi con tanto dolore offerto alla croce, io l'abbia a perdere un giorno per li miei peccati. Ditegli ch'io sono vostro servo: ditegli ch'io in voi ho posta tutta la speranza: ditegli in somma che voi mi volete salvo, ch'egli certamente vi esaudirà. Amen.




1 Non abbiamo trovato un testo corrispondente a questa sentenza nelle Opere di S. Tommaso d'Aquino.

2 «O Virginem, stupendum Ecclesiae thesaurum, qui adeptus es ingens mysterium, Virginem appellat velut sacerdotem pariter et altare; quae quidem mensam ferens, dedit nobis caelestem panem Christum in remissionem peccatorum.» Homilia V, In laudes S. Mariae Deiparae, inter Opera (dubia aut spuria) S. Epiphanii, Constantiae in Cypro episcopi, MG 43-498. L'autore di queste Orationes ossia Homiliae potrebbe essere qualche altro Epifanio, vescovo in Cipro anzi arcivescovo di Cipro: due ne furono di questo nome e di questa dignità. Cf. Petavius, Ad lectorem, MG 43-10, 11. - Questo titolo di Virgo Sacerdos viene inserito in una preghiera, composta, per ordine di Pio PP. X, da due insigni Cardinali, ed approvata poi dallo stesso Pontefice, il 9 maggio 1906. Acta S. Sedis, vol. XL, Romae 1907, pag. 109, 110.

3 «Cum igitur haec omnia sacramenta ad altare peraguntur, venerabilis senex Simeon magno intus agitatur desiderio, volvens ac revolvens animo opera quae facturus est puer, et beatificans eos qui talia visuri essent, dicens saepius intra se: «O quis ista videret, o quis hodie nasceretur!» Audit pius Dominus senis desiderium... spiritu illi revelans quaecumque facturus est Christus. Agnovit igitur... illius populi caecitatem et ingratitudinem, futuramque eius passionem et mortem... resurrectionem quoque, et populi Iudaici repulsam, gentiumque vocationem. Vidit ergo oculis cordis quae non erat visurus corporeis oculis: et subito turbatus vultu, alta e pectore mittit suspiria. Fluunt ab oculis per canam barbam lacrimarum imbres, omnisque illa prior laetitia in contrariam maestitudinem permutatur. Aspicit Virgo Deipara pii Vatis perturbatum vultum... «Quid, inquit, o venerande Simeon, quare concidit vultus tuus?... Quid vidisti? quid sensisti? Noli celare, pandito mihi, obsecro te et obtestor per ipsum quem colimus communem Deum.» «O Virgo regia! noli me cogere. Quare sic adiurasti me? Nollem tibi talia nuntiare; sed audi: nimium nunc pro isto Infante laetaris, et merito laetaris, quia super omnes feminas benedicta tu: sed veniet ecce tempus, quando dolores, quos in partu non sensisti, duplicatos cum gemitu reddes. Ecce enim Infans iste positus est in ruinam et in resurrectionem multorum. Multi in illo impingent et corruent, multi quoque lapsi sublevabuntur. Positus est hic Infans in signum cui contradicetur a multis: contradicetur a Principibus populi, a Sacerdotibus, a Regibus et Imperatoribus gentium. Omnes gentes, omnes populi, omnes nationes, et universus orbis huic puero contradicet, et ipse calcabit eos. O quot millia hominum pro isto puero laniabuntur, iugulabuntur! O grandem rerum permutationem, o miram mundi renovationem! o quanta latet intus virtus in hoc puero! Sed etisi omnes patiantur in corpore, tu, Virgo, amplius animo patieris, Tuam enim ipsius animam, istius pueri gladius pertransibit. Aliorum corpora ferro laniabuntur, sed anima tua multo acerbius passionis eius gladio transverberabitur.» S. THOMAS A VILLANOVA, In festo Purificationis B. M. V., concio 1, n. 6. Conciones, Mediolani, 1760, II, col. 158.

4 Et tuam ipsius animam petransibit gladius. Luc. II, 35.

5 Implicitamente ciò dice S. Girolamo, mentre, dopo aver ricordato le donne illustri dell'Antico Testamento che furono profetesse, soggiunge: «Taceo de Anna et Elisabeth, et ceteris sanctis mulieribus, quarum, velut siderum igniculos, clarum Mariae lumen abscondit.» S. HIERONYMUS, Comment. in Sophoniam Prophetam, Prologus. ML 25-1337. - Inoltre, Sofronio, o l'autore, chiunque esso sia, dell'Epistola ad Paulam et Eustochium, spesso citato da S. Alfonso sotto il nome di S. Girolamo, scrive: «Ioannes... virgo virginem servavit, suisque ei deservivit obsequiis: non quod eximius ille sanctorum chorum apostolorum deseruerit eam, inter quos post resurrectionem intrans et exiens, familiarius contulit de Christi Incarnatione, quanto ab initio plenius per Spiritum Sanctum cuncta didicerat, et perspexerat oculis universa.» Ad Paulam et Eustochium, De Assumptione B. M. V., n. 3, inter Opera S. Hieronymi, in Mantissa, Epistola IX. ML 30-124.

6 «Esto me dijo el Señor otro día: «No pienses, cuando ves a mi Madre que me tiene en los brazos, que gozaba de aquellos contentos sin grave tormento. Desde que le dijo Simeón aquellas palabras, la dió mi Padre clara luz para que viese lo que Yo había de padecer...» S. TERESA, Las Relaciones, Mercedes de Dios, XXXVI. (Probabilmente ricevé la Santa questo favore nel monastero dell'Incarnazione nel 1572.) Obras, II, Burgos, 1915, pag. 65.

7 Stabant autem iuxta crucem Iesu Mater eius... Io. XIX, 25.

8 «Et in hoc miro modo debet laudari et amari, quod placuit ei ut Unigenitus suus pro salute generis humani offerretur. Et tantum etiam compassa est, ut, si fieri posset (al. potuisset), omnia tormenta quae Filius pertulit, ipsa multo libentius sustineret (al. sustinuisset).» S. BONAVENTURA, In I Sent., dist. 48, Dubia circa litteram Magistri, Dub. 4. Opera, ad Claras Aquas, III, 1882, pag. 861, col. 2. - Opera, ed. Rom., Mogunt., Lugd. (1668), IV, pag. 390 col. 2: in I Sent., dist. 48, art. 2, qu. 2, perché i Dubia circa litteram Magistri, non vengono separati dal testo stesso del Commentario.

9 «Tali etiam dic sicut hodie (cioè in die Purificationis) dolor meus augmentatus fuit. Nam licet sciebam Filium meum ex inspiratione divina passurum, tamen ex verbis Simeonis, quibus dixit gladium pertransiturum animam meam et Filium meum positum in signum cui contradiceretur, gravius perforabat cor meum dolor iste; qui, usquedum assumpta fui corpore et anima in caelum, numquam defuit a corde meo, licet ex consolatione Spiritus Dei temperabatur. Scire etiam te volo, quod ab isto die dolor meus sextuplex fuit:... in cogitatione mea... in auditu meo... in visu (tempore Passionis)... in tactu (in depositione de cruce et in sepultura Filii)... ex vehementi desiderio perveniendi ad Filium meum (post Ascensionem)... ex tribulatione Apostolorum et amicorum Dei... Sed licet gratia Dei perseverabat mecum, et voluntas mea erat secundum velle Dei, attamen dolor meus continuus erat, permixtus consolatione, donec assumpta fui corpore et anima in caelum ad Filium meum.» S. BIRGITTAE Revelationes, Coloniae Agrippinae, 1628, lib. 6, cap. 57, pag. 403.

10 «Quidquid enim crudelitatis inflictum est corporibus martyrum, leve fuit, aut potius nihil, comparatione ipsius tuae passionis, quae nimirum sua immensitate transfixit cuncta penetralia tui benignissimi cordis. Et utique, pia Domina,non crediderim te potuisse ullo pacto stimulos tanti cruciatus, quin vitam amitteres, sustinere, nisi ipse Spiritus vitae, Spiritus totius consolationis, Spiritus scilicet dulcissimi tui Filii, pro quo moriente tantopere torquebaris, te confortaret, te consolaretur, te intus doceret non esse mortem eum absumentem, sed magis triumphum omnia ei subiicientem, quod in ipso fieri coram moribunda (al. moribundo) videbas.» EADMERUS, Cantuariensis monachus, Liber de excellentia Virginis Mariae, cap. 5. ML 159-567, inter Opera S. Anselmi.

11 «Quoties ipsam prae immensitate doloris credis potuisse deficere, a quo ipsam summe miror etiam mortuam non fuisse? Moriebatur vivens, vivendo ferens dolorem morte crudeliorem.» Vitis mystica seu Tractatus de Passione Domini, cap. 10, n. 36. Inter Opera S. Bernardi, 184-658. - «Quomodo (al. quoties) ipsam prae immensitate doloris cordis, credis non potuisse (al. credis potuisse) deficere, a (al. ex) quo ipsam summe miror etiam mortuam non fuisse? Commoritur (al. Commoriebatur, al. Moriebatur) vivens, vivendo ferens dolorem morte crudeliorem.» Vitis mystica seu tractatus de Passione Domini, cap. 9, n. 1. Inter Opera S. Bonaventurae, ad Claras Aquas, VIII, 1898, pag. 175, col. 1. - Vedi il nostro volume V, Appendice, 2, pag. 452, 453.

12 Sic ergo peccatum et pena peccati, quae per scelus corruptae mulieris intravit in mundum, per inviolatae virginis partum aufertur a mundo. Et quia in conditione generis humani per mulierem, quae de solo viro facta est, contigit ut mortis vinculo teneremur obstricti; hoc in redemptione humani generis divina bonitas egit, ut per virum, qui de sola muliere natus est, vita hominibus redderetur... Ibi femina decepta est, ut fieret filia diaboli; hic virgo gratia repleta est, ut fieret mater summi atque incommutabilis Unigeniti Dei.» De fide ad Petrum liber unus, cap. 2, n. 18, inter Opera S. Augustini. ML 40-759. - «Quia per sexum femineum cecidit homo, per sexum femineum reparatus est homo; quia virgo Christum pepererat, (femina resurrexisse nuntiabat).» S. AUGUSTINUS, Sermo 232, cap. 2, n. 2. ML 38-1108. - «Decipiendo homini propinatum est venenum per feminam: reparando homini propinetur salus per feminam. Compenset femina decepti se se hominis peccatum, generando Christum.» IDEM, Sermo 51, cap. 2, n. 3. ML 38-335.



13 (La nota di S. Alfonso: De laud. Virg., mostra che, invece di S. Epifanio, si deve leggere S. Efrem.) «Tu captivorum redemptio atque liberatio.» S. EPHRAEM, Sermo de SS. Dei Genitricis Virginis Mariae laudibus. Opera graece et latine, et latine tantum, III, Romae, 1746, pag. 575, col. 2.

14 «Haec namque est hortus conclusus ille deliciarum, fons signatusCant. IV, 12), puteus aquarum viventium, reparatio vitae...» Inter Opera S. Hildefonsi, Sermones dubii, Sermo 1 de Assumptione B. V. M. ML 96-242. - «Haec est anima illa beata... per quam omnis maledicto soluta est priorum parentum, et caelestis benedictio in toto venit mundo.» Ibid., Sermo 2 de Assumptione, col. 252. - «Est igitur sancta et venerabilis virgo Maria... reparatio Evae.» Ibid., Sermo 4 de Assumptione, col. 258 - «Felix, inquam, mater, per quam generis nostri vita est reparata.» Ibid., Sermo 7 de Assumptione, col. 268. - EADMERUS, monachus Cantuariensis, De excellentia Virginis, cap. 9, inter Opera S. Anselmi, ML 159-553: «Promeruit ut reparatrix perditi orbis dignissime fieret.»

15 «O Domina, sola tu meum ex Deo solatium: divinus ros in me exsistensis aestus: exarescentis cordis mei divinitus affluentes guttae... gemituum meorum cessatio, calamitatum depulsio...» S. GERMANUS, Patr. CP., Orationes, IV, Encomium in S. Deiparam, quando triennis praesentata est in templo (in Praesentationem oratio II). MG 98-318.

16 «Si, inquam, Christus credentium frater, cur non ipsa, quae Christum genuit, sit credentium mater?» S. AMBROSIUS AUTPERTUS, Abbas Beneventanus (+ 778), Sermo de lectione evangelica, in Purificatione S. Mariae, n. 7. ML 89-1297.

17 Non abbiamo trovato questo titolo dato a Maria da S. Agostino. Egli però la chiama «plane mater membrorum eius (Christi), quod nos sumus.» S. AUGUSTINUS, Liber de sancta virginitate, cap. 6, n. 6. ML 40-399. - Serm. 2 de Ass., dice S. Alfonso. Secondo il Marracci (Bibliotheca Mariana, v. Augustinus Hipponensis), furono almeno due Sermones de Ass. attribuiti a S. Agostino. - S. EPIPHANIUS, Adversus haereses: Adversus Antidicomarianitas, quae est haeresis 58 sive 78, n. 18, MG 42-727: «A Maria Virgine vita ipsa est in mundum introducta, ut Viventem pariat, et viventium Maria sit mater.»

18 «O Dei susceptrix Virgo et mater vitae...» S. ANDREAS CRETENSIS, Oratio XII, In Dormitionem SS. Deiparae Dominae nostrae, I. MG 97-1054.

19 «Ad matrem de cruce convertitur... Movebat enim eum matris affectio, et omnino tunc erat una Christi et Mariae voluntas, unumque holocaustum ambo pariter offerebant Deo: haec in sanguine cordis, hic in sanguine carnis. - Verum altius repetenda sunt operis huius capitula, et brevi est sermone colligendum quo initio, quo progressu ad hunc beatitudinis cumulum Virgo sancta devenerit, ut cum Christo communem in salute mundi effectum obtineat.» Ernaldus sive ARNALDUS, Abbas Bonaevallis, Libellus de laudibus B. M. V. ML 189-1727.

20 «Insuper, amantissima Dei Virgo Christifera dici potest mundi salvatrix propter eminentiam, virtuositatem et meritum suae compassionis, qua patienti Filio fidelissime ac acerbissime condolendo, excellenter promeruit ut per ipsam, hoc est per preces eius ac merita, virtus ac meritum Passionis Christi communicetur hominibus.» D. DIONYSIUS CARTUSIANUS, De dignitate et laudibus B. V. M., lib. 2, art. 23. Opera, XXXVI, Opera minora, IV, Tornaci, 1908, pag. 99, col. 1, 2.

21 S. BERNARDUS, In Nativ. B. M. V. sermo de aquaeductu, n. 6. ML 183-441: «Redempturus humanum genus, pretium universum contulit in Mariam.»

22 Nelle ediz. antecedenti al 1776 si legge: «Per le sue preghiere si moltiplichi il numero degli eletti, cioè la fortunata discendenza de' suoi figli, per quali ella tiene e protegge tutti i suoi divoti.»

23 «Poco disuguali furono le accoglienze che in una festività della Purificazione le furono fatte dalla medesima Signora nostra, riportando, nel fine di soavissimi abboccamenti, certa promissione, che in suo riguardo sarebbon ogni anno in tal giorno aperti i tesori della misericordia ad un peccatore, ed introdotta un'anima dal purgatorio nel cielo.» Gio. Andrea ROTA, Vita di Suor Pudenziana Zagnoni, Vergine bolognese, cap. 19, pag. 244, 245. Bologna, 1665.

24 S. BERNARDUS, In Nativ. B. M. V. sermo de aquaeductu, n. 7. ML 183-441.

25 Olimpia rimproverava al figlio Alessandro la sua troppa generosità verso gli amici: «Alia, inquit, ratione amicis tuis benefac, eosque in honore habe; nunc quidem omnes regis aequales facis, multosque illis amicos, tibi solitudinem paras.» Alessandro non permise che la madre s'intromettesse nelle cose di governo o di guerra; ma sopportò i suoi importuni rimproveri. «Multa ad matrem munera misit; curiose in suas res inquirere, inque rebus bellicis se ingerere eam non est passus; reprehendentis morositatem aequo animo tulit; nisi quod semel quum Antipater (il quale già sotto Filippo aveva comandato l'esercito macedone, ed era rimasto in Macedonia come prefetto di provincia) longas contra ipsam scripsisset litteras, lectis iis: «Ignorat, dixit, Antipater infinitas litteras unica matris lacrima obliterari.» PLUTARCHUS, Alexander, § 39. Opera, Parisiis, Firmin-Didot, II, pag. 820, 821.

26 Addosso, sopra di sé.




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