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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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DISCORSO VII. - Dell'Assunzione di Maria.

In questi giorni la Chiesa ci propone a celebrare due solenni memorie in onore di Maria: cioè una del suo felice transito da questa terra, l'altra della sua gloriosa Assunzione in cielo. Nel presente discorso parleremo del transito, nel susseguente dell'Assunzione.

Quanto fu preziosa la morte di Maria: 1. Per li pregi che l'accompagnarono; 2. Per la maniera con cui seguì.

Essendo la morte pena del peccato, parea che la divina Madre, tutta santa ed esente da ogni neo di colpa, non dovesse essere soggettata alla morte e patire la stessa sventura de' figli d'Adamo, infetti già del veleno del peccato. Ma sì perché Dio volendo Maria tutta simile a Gesù, essendo morto il Figliuolo, conveniva che ancor morisse la Madre; sì perché volea dare a' giusti un esemplare della morte preziosa ad essi


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preparata; perciò volle che anche morisse la Vergine, ma d'una morte tutta dolce e felice. Quindi entriamo a considerare quanto fu preziosa la morte di Maria: 1. Per li pregi che l'accompagnarono; 2. Per la maniera con cui seguì.

Punto I.

Tre cose render sogliono amara la morte, l'attacco alla terra, il rimorso de' peccati e l'incertezza della salute. Ma la morte di Maria fu affatto esente da queste amarezze ed accompagnata da tre bellissimi pregi che la renderono assai preziosa e gioconda. Ella morì tutta distaccata, come sempre visse, da' beni mondani: morì con somma pace di coscienza: morì con certezza della gloria eterna.

E per prima non v'ha dubbio che l'attacco ai beni della terra rende amara e misera la morte de' mondani, come dice lo Spirito Santo: O mors, quam amara est memoria tua homini pacem habenti in substantiis suis! (Eccli. XLI, 1). Ma perché i santi muoiono distaccati dalle cose del mondo, la loro morte non è amara, ma dolce, amabile e preziosa, cioè - come spiega S. Bernando - degna di comperarsi ad ogni gran prezzo.1 Beati mortui, qui in Domino moriuntur (Apoc. XIV, 13). Chi mai sono questi che muoiono essendo morti? Sono appunto quell'anime fortunate che passano all'eternità trovandosi già distaccate e come morte a tutti gli affetti di queste cose terrene; avendo ritrovato in Dio solo ogni loro bene, come l'avea trovato S. Francesco d'Assisi che dicea: Deus meus et omnia.2 Ma quale anima mai fu più distaccata dalle cose


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del mondo e più unita a Dio che la bell'anima di Maria? Fu ben ella tutta distaccata da' suoi parenti, poiché sin dall'età di tre anni, allorché le fanciulle sono più attaccate ai loro genitori e più bisognose del loro soccorso, con tanta intrepidezza Maria li lasciò e andò a rinserrarsi nel tempio per attendere solamente a Dio. Distaccata dalle robe, contentandosi di vivere sempre povera e sostenendosi colle fatiche delle sue mani. Distaccata dagli onori, amando la vita umile ed abbietta, benché le toccasse l'onor di regina, per ragion della discendenza ch'ella traeva dai re d'Israele. Rivelò la stessa Vergine a S. Elisabetta benedettina che quando ella fu lasciata da' suoi parenti, stabilì nel suo cuore di non avere altro padre e non amare altro bene che Dio.3

S. Giovanni vide Maria figurata in quella donna vestita di sole, che teneva la luna sotto i piedi: Signum magnum apparuit in caelo: mulier amicta sole et luna sub pedibus eius (Apoc. XII, 1). Per la luna spiegano gl'interpreti significarsi i beni di questa terra, che son caduchi e mancano come manca la luna. Tutti questi beni Maria non gli ebbe mai nel cuore, ma sempre gli disprezzò e gli tenne sotto i piedi; vivendo in questo mondo come solitaria tortorella in un deserto, senza metter affetto a cosa alcuna, sicché di lei fu detto: Vox turturis audita est in terra nostra (Cant. II, 12). E in altro luogo: Quae est ista quae ascendit per desertum, etc.? (Cant. III, 6). Onde disse Ruperto: Talis ascendisti per desertum, idest


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animam habens solitariam.4 Essendo dunque Maria vivuta sempre e tutta distaccata dalle cose della terra e solamente unita a Dio, non amara, ma troppo dolce e cara, l'era la morte, che più strettamente a Dio l'univa con vincolo eterno in paradiso.

Per secondo, rende preziosa la morte de' giusti la pace di coscienza. I peccati fatti nella vita sono quei vermi che maggiormente affliggono e rodono il cuore de' poveri peccatori moribondi, i quali dovendo allor tra breve presentarsi al divin tribunale, si vedono circondati in quel punto dai loro peccati che gli spaventano e lor gridano intorno, al dir di S. Bernardo: Opera tua sumus, non te deseremus.5 Non poté Maria certamente in morte essere afflitta da alcun rimorso di coscienza, poich'ella fu sempre santa, sempre pura e sempre libera da ogni ombra di colpa attuale ed originale, onde di lei fu detto: Tota pulchra es, amica mea, et macula non est in te (Cant. IV, [7]). Dacché ella ebbe l'uso di ragione, cioè dal primo istante di sua immacolata Concezione nell'utero di S. Anna, sin d'allora cominciò con tutte le sue forze ad amare il suo Dio; e così seguì a fare sempre più avanzandosi nella perfezione e nell'amore in tutta la sua vita. Tutti i suoi pensieri, i desideri, gli affetti non furono che di Dio: non disse parola, non fece moto, non diede occhiata, non respiro, che non fosse per Dio e per la sua gloria, senza mai storcere un passo, senza mai distaccarsi un momento dall'amore divino. Ah che nell'ora felice della sua morte se le fecero intorno al suo beato letto tutte le sue belle virtù praticate in vita: quella sua fede così costante, quella sua confidenza in Dio così amorosa, quella pazienza così forte in mezzo a tante pene, quell'umiltà in mezzo a tanti privilegi, quella sua modestia, quella mansuetudine, quella pietà verso l'anime, quel zelo della divina gloria; sopra tutto quella perfetta carità verso Dio con quella totale uniformità alla volontà divina: tutte in somma le si fecero intorno e consolandola le dicevano: Opera tua sumus,


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non te deseremus: Signora e madre nostra, noi siamo tutte figlie del vostro bel cuore; or che voi lasciate questa misera vita noi non vogliamo lasciarvi, verremo ancora noi a farvi eterno corteggio ed onore in paradiso, dove voi per mezzo nostro avrete a seder regina di tutti gli uomini e di tutti gli angeli.

Per terzo, rende dolce la morte la sicurezza dell'eterna salute. La morte si chiama transito, poiché per la morte si passa da una vita breve ad una vita eterna. Onde conforme è troppo grande lo spavento di coloro che muoiono con dubbio della loro salute, e si accostano al gran momento con giusto timore di passare ad una morte eterna; così all'incontro troppo grande è l'allegrezza de' santi in finire la vita, sperando con qualche sicurezza di andare a possedere Dio nel cielo. - Una religiosa Teresiana, allorché il medico le diè la nuova della morte, ebbe tanta allegrezza che gli disse: E come, signor medico, mi date questa cara novella e non mi cercate la mancia?6 S. Lorenzo Giustiniani, stando vicino alla morte e sentendo i suoi familiari che gli piangevano intorno: Abite, loro disse, abite cum lacrimis vestris: non est tempus lacrimarum.7 Andate altrove a piangere; se volete star qui meco, avete da godere come godo io in vedermi aprire la porta del paradiso ad unirmi col mio Dio. E così parimente un S. Pietro d'Alcantara,8 un S. Luigi Gonzaga e tanti altri santi, al ricevere la


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notizia della morte diedero in voci di giubilo e di allegrezza.9 E pure questi non aveano la certezza della divina grazia, né sicuri erano della propria santità come n'era sicura Maria. Ma qual giubilo dovette sentire la divina Madre in avere la nuova della sua morte, ella che avea somma certezza di godere la divina grazia, specialmente dopo che l'arcangelo Gabriele l'assicurò ch'ella era piena di grazia e già posseditrice di Dio? Ave, gratia plena, Dominus tecum... invenisti [enim] gratiam (Luc. I, [28, 30]). E ben ella stessa intendeva che 'l suo cuore ardeva già di continuo amor divino; in modo che, siccome dice Bernardino da Busto, Maria per privilegio singolare non conceduto ad alcun altro santo amava e stava amando sempre attualmente Dio in ogn'istante della sua vita;10 e con tanto ardore, che dice S. Bernardo esservi stato


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necessario un continuo miracolo, acciocch'ella avesse potuto vivere in mezzo a tanta fiamma.11

Di Maria già fu detto ne' Sagri Cantici: Quae est ista quae ascendit per desertum sicut virgula fumi ex aromatibus myrrhae et thuris et universi pulveris pigmentarii? (Cant. III, 6). La sua total mortificazione figurata nella mirra, le sue ferventi orazioni significate nell'incenso e tutte le sue sante virtù unite alla sua perfetta carità verso Dio, accendevano in lei un incendio così grande, che la sua bell'anima, tutta sacrificata e consumata dal divino amore, s'alzava continuamente a Dio qual verghetta di fumo che da ogni parte spirava soavissimo odore. Qualis fumi virgula, beata Maria, suavem odorem spirasti Altissimo, scrisse Ruperto.12 Ed Eustachio con maggior espressione: Virgula fumi, quia concremata intus in holocaustum incendio divini amoris, ex ea flagrabat suavissimus odor.13 E qual visse l'amante Vergine, tale morì. Siccome l'amor divino le diè la vita, così le diè la morte, morendo ella, come


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comunemente dicono i Dottori e i SS. Padri, non di altra infermità che di puro amore,14 dicendo S. Idelfonso che Maria o non doveva morire o solo morire di amore.15

Punto II.

Ma vediamo ora come avvenne la sua beata morte. - Dopo l'ascensione di Gesù Cristo restò Maria in terra per attendere alla propagazione della fede. Onde a lei ricorrevano i discepoli di Gesù Cristo ed ella loro scioglieva i dubbi, li confortava nelle persecuzioni e l'animava ad affaticarsi per la divina gloria e per la salute dell'anime redente. Ben ella volentieri si tratteneva in terra, intendendo questa essere la volontà di Dio per bene della Chiesa; ma non poteva non sentire la pena di vedersi lontana dalla presenza e dalla vista del suo diletto Figlio che se n'era asceso al cielo. Ubi... thesaurus vester est, disse il Redentore, ibi et cor vestrum erit (Luc. XII, 34): Dove alcuno stima essere il suo tesoro e 'l suo contento, ivi tiene sempre fisso l'amore e 'l desiderio del suo cuore. Se dunque Maria non amava altro bene che Gesù, stando egli in cielo, al cielo erano tutti i suoi desideri. - Scrisse di Maria il Taulero (Serm. de Nat. V. Mar.): Mariae cella fuit caelum, poiché nel cielo coll'affetto faceva la sua continua dimora; schola aeternitas, sempre distaccata da' beni temporali; paedagogus divina veritas, operando sempre secondo la divina luce; speculum divinitas, mentre non mirava altro che Dio, per uniformarsi sempre alla sua volontà; ornatus eius devotio, sempre pronta ad eseguire il divino beneplacito; quies, unitas cum Deo, la sua pace era nell'unirsi tutta con Dio; cordis illius locus et thesaurus, solus Deus erat, in somma il luogo e tesoro del suo cuore non era altro che Dio.16 Andava


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sibbene la SS. Vergine consolando il suo cuore innamorato in questa dura lontananza con visitare, come si narra,17 i santi luoghi della Palestina, dove il Figlio era stato in sua vita; visitava spesso or la stalla di Betlemme dove il Figlio era nato: or la bottega di Nazaret dove il Figlio era vivuto tanti anni povero e disprezzato: ora l'orto di Getsemani dove il Figlio diè principio alla sua Passione: ora il pretorio di Pilato dove fu flagellato: or il luogo dove fu coronato; ma più spesso visitava il Calvario dove il Figlio spirò, e il santo sepolcro dov'ella finalmente lo lasciò. E così l'amantissima Madre si andava sollevando nella pena del suo duro esilio. Ma ciò non poteva bastare a fare contento il suo cuore, il quale non potea trovar la sua perfetta quiete su questa terra; onde altro non faceva che mandare continui sospiri al suo Signore, esclamando con Davide, ma con amore più ardente: Quis dabit pennas sicut columbae? [et] volabo et requiescam (Ps. LIV, 7): Chi mi darà penne di colomba, per volare al mio Dio ed ivi trovare il mio riposo? Quemadmodum desiderat cervus ad fontes aquarum, ita desiderat anima mea ad te, Deus (Ps. XLI, 2): Come il cervo ferito desidera la fonte, così l'anima mia dall'amor tuo ferita, mio Dio, ti desidera e sospira. - Ah che i sospiri di questa santa tortorella non potevano non penetrare il cuore del suo Dio che troppo l'amava: Vox turturis audita est in terra nostra (Cant. II, 12). Ond'egli non volendo più differire la consolazione alla sua amante,18 ecco esaudisce il suo desiderio, e la chiama al suo regno.

Portano il Cedreno (Comp. histor.), Niceforo (L. 2, c. 21) e


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il Metafraste (Orat. de dorm. Mar.) che 'l Signore alcuni giorni prima della morte le inviò l'angelo S. Gabriele,19 quello stesso che un tempo le portò l'avviso d'esser ella la donna benedetta e scelta per Madre di Dio. Mia signora e regina, le disse l'angelo, Dio ha già esauditi i vostri santi desideri, mi ha mandato a dirvi che vi apparecchiate a lasciare la terra, perch'egli vi vuol seco in paradiso. Venite dunque a prendere possesso del vostro regno, mentre io e tutti quei santi cittadini vi aspettiamo e desideriamo. A questo felice annunzio, che altro mai dovette fare la nostra umilissima e SS. Vergine, se non maggiormente nascondersi nel centro della sua profondissima umiltà, e replicare quelle stesse parole che rispose a S. Gabriele, allorché le annunziò la divina maternità: Ecce ancilla Domini. Ecco, di nuovo rispose, la schiava del Signore; egli per sua mera bontà mi ha eletta e fatta sua Madre: ora mi chiama al paradiso. Io non meritava né quello né questo onore. Ma giacché egli vuole su di me dimostrare la sua infinita liberalità, eccomi pronta a venire dov'egli vuole. Ecce ancilla Domini, sia sempre in me adempiuta la volontà del mio Dio e Signore.

Dopo aver ricevuto questo caro avviso, ne diede parte a S. Giovanni, il quale possiamo considerare con qual dolore e tenerezza dovette intendere questa nuova, egli che per tanti anni assistendola come figlio, avea già goduta la celeste conversazione di questa SS. Madre. Visitò poi ella di nuovo i santi luoghi di Gerusalemme, licenziandosi da loro con tenerezza, specialmente dal Calvario dove l'amato Figlio lasciò la vita. E poi si pose nella sua povera casa ad apparecchiarsi alla morte. Fra questo tempo non lasciavano gli angeli di venir spesso a salutare la loro amata regina, consolandosi in sapere che presto l'aveano a veder coronata nel cielo. - Portano molti autori 


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(S. Andr. Cret., Or. de dorm. Deip.; S. Io. Damasc. De dorm. Deip.; Euthim., l. 3 Hist., c. 40)20 che prima di morire, per divin miracolo gli Apostoli ed anche parte de' Discepoli si trovarono da diverse parti, dov'erano dispersi, tutti uniti nella stanza di Maria; ond'ella vedendo già uniti que' suoi cari figli alla sua presenza, così cominciò a parlare: Miei diletti, per vostro amore e per aiutarvi il mio Figlio mi lasciò. Or già la santa fede è sparsa nel mondo, già il frutto della divina semenza è cresciuto; onde vedendo il mio Signore che non era più in terra necessaria la mia assistenza, e compatendo alla pena della mia lontananza, ha esaudito il mio desiderio di uscir da questa vita e di andarlo a vedere in cielo. Restate voi dunque a faticare per la sua gloria. S'io vi lascio, non vi lascio col cuore; meco porterò e starà sempre meco il grande amore che vi porto. Vado al paradiso a pregare per voi. A questa dolorosa novella chi mai può comprendere quali fossero le lagrime e i lamenti di quei santi Discepoli, pensando che fra poco aveano a separarsi dalla loro madre? Dunque - piangendo tutti essi presero a dire - dunque, o Maria, già ci volete lasciare? È vero che questa terra non è luogo degno e proprio per voi, e noi non siamo degni di godere la compagnia di una Madre di Dio: ma ricordatevi che voi siete la nostra madre; voi siete stata sinora la nostra maestra ne' dubbi, voi la consolatrice nelle angustie, voi la nostra fortezza nelle persecuzioni; e come ora ci volete abbandonare, lasciandoci soli senza il vostro conforto in mezzo a tanti nemici ed a tante battaglie? Abbiamo già perduto in terra il nostro maestro e padre Gesù, che se n'è asceso al cielo; noi ci siamo consolati fra questo tempo con voi nostra madre; or come voi ancora volete lasciarci orfani senza padre e senza madre? Signora nostra, o restate con noi o portateci con voi. Così S. Gio. Damasceno (Or. de Ass. Virg.).21 No, figli


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miei - riprese dolcemente a parlare l'amorosa Regina - non è questo secondo la volontà di Dio; contentatevi di far quello ch'egli di me e di voi ha disposto. A voi anche resta di faticare in terra per la gloria del vostro Redentore e per compire la vostra eterna corona. Io non vi lascio per abbandonarvi, ma per maggiormente soccorrervi colla mia intercessione appresso Dio nel cielo. Restate contenti. Vi raccomando la S. Chiesa: vi raccomando le anime redente; questo sia l'ultimo addio ed unico ricordo ch'io vi lascio: fatelo se m'amate, faticate per l'anime e per la gloria del mio Figlio; perché un giorno poi ci rivedremo di nuovo uniti in paradiso per non mai più separarci in eterno.

Indi li pregò a dar sepoltura al suo corpo dopo morte, e li benedisse. Ordinò a S. Giovanni, come riferisce il Damasceno, che dopo la sua morte avesse date due sue vesti a due vergini che l'avevano servita per certo tempo (Niceforo e Metafraste appr. l'Ist. di Mar. del P. F. Gius. di G. e M., l. V, 13).22 E poi decentemente si compose sul suo povero letticciuolo, dove si pose con desiderio ad aspettare la morte e colla morte l'incontro del divino sposo, che tra breve dovea venire a prenderla per condurla seco al regno beato. - Ecco già sente nel


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cuore un gaudio foriero della venuta dello Sposo, che tutta la ricolma d'un'immensa e nuova dolcezza. I SS. Apostoli, vedendo che Maria già stava per partirsi da questa terra, rinnovando le lagrime, tutti se le posero intorno genuflessi vicino al letto; e chi si pose a baciarle i santi piedi, chi le cercava la sua speciale benedizione, chi le raccomandava qualche suo particolare bisogno; e tutti piangendo dirottamente si sentivano trafiggere dal dolore, in doversi separare per sempre in questa vita dalla loro amata Signora. Ed ella l'amantissima Madre tutti compativa e andava consolando ciascuno, ad altri promettendo il suo patrocinio, altri benedicendo con speciale affetto, ed altri animando alla conversione del mondo; specialmente si chiamò S. Pietro, e come a Capo della Chiesa e Vicario del suo Figlio, a lui raccomandò principalmente la propagazione della fede, promettendogli dal cielo una particolare protezione. Ma singolarmente poi si chiamò S. Giovanni, il quale più di tutti gli altri sentiva dolore nel punto di dividersi da quella santa Madre; e ricordandosi la gratissima Signora dell'affetto ed attenzione con cui questo santo discepolo l'avea servita per tutti gli anni ch'ella era stata in terra dopo la morte del Figlio: Giovanni mio - con gran tenerezza gli disse - Giovanni mio, ti ringrazio di tutta l'assistenza che m'hai fatta: figlio mio, sta sicuro che non te ne sarò ingrata. Se ora ti lascio, vado a pregare per te. Resta tu in pace in questa vita, fintanto che non ci rivedremo in cielo dove t'aspetto. Non ti scordare di me: in tutti i tuoi bisogni chiamami in tuo aiuto, ch'io non mai mi scorderò di te, figlio mio diletto. Figlio, ti benedico, ti lascio la mia benedizione, resta in pace, addio.

Ma già la morte di Maria è vicina. Avendo l'amor divino colle sue beate e veementi fiamme già quasi tutti consumati gli spiriti vitali, già la celeste fenice in mezzo a tanto incendio va perdendo la vita. Venivano allora gli angeli a schiere a schiere a ritrovarla, come in atto di trovarsi pronti al gran trionfo con cui dovevano accompagnarla al paradiso. Ben si consolava Maria alla vista di quei santi spiriti; ma non si consolava appieno, non vedendo ancor comparire il suo amato Gesù, ch'era tutto l'amor del suo cuore. Onde spesso ripeteva agli angeli, che scendevano a salutarla: Adiuro vos, filiae Ierusalem, si inveneritis dilectum meum. ut nuntietis ei quia


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amore langueo (Cant. V, 8): Angeli santi, o belli cittadini della celeste Gerusalemme, voi venite a schiere cortesi a consolarmi, e tutti mi consolate colla vostra amabil presenza; io vi ringrazio, ma voi tutti non mi contentate appieno, perché non vedo ancora il mio Figlio a consolarmi: andate, se mi amate, tornate al paradiso, e dite da mia parte al mio Diletto, nuntietis ei quia amore langueo: ditegli che io languisco e vengo meno per suo amore: ditegli che venga e venga presto, perché io mi sento morire per desiderio di vederlo.

Ma ecco Gesù, che già viene a prendere la sua Madre per condurla al regno beato. Fu rivelato a S. Elisabetta che 'l Figlio apparve a Maria prima di spirare colla croce in mano, per dimostrare la gloria speciale ch'egli avea tratto dalla Redenzione, avendo colla sua morte fatto acquisto di quella gran creatura, che per secoli eterni doveva onorarlo più di tutti gli uomini e di tutti gli angeli.23 Porta S. Giovan Damasceno ch'egli stesso poi la comunicò per viatico, dicendole con amore: Prendi, o Madre mia, dalle mie mani quello stesso mio corpo che tu mi hai dato. E la Madre, avendo ricevuto con maggior amore quell'ultima comunione, fra quegli ultimi respiri gli disse: Figlio, nelle vostre mani raccomando lo spirito mio; vi raccomando quest'anima, che voi creaste per vostra bontà fin dal principio ricca di tante grazie, e con singolar privilegio la preservaste da ogni macchia di colpa. Vi raccomando il corpo mio, da cui vi degnaste di prendere carne e sangue. Vi raccomando ancora questi miei cari figli - parlando de' santi Discepoli che le stavano intorno; - restano essi afflitti colla mia partenza, consolateli voi, che più di me l'amate;


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benediteli e date lor forza di fare gran cose per la vostra gloria (Ap. S. Io. Dam., Or. de Ass. V.).24

Giunto già il fine della vita di Maria, si intese nella stanza, dov'ella giaceva, una grande armonia, come narra S. Girolamo.25 E di più, secondo fu rivelato a S. Brigida, si vide comparire un grande splendore.26 A quest'armonia ed insolito splendore, già si avvidero i santi Apostoli che Maria allora si partiva: onde rinnovarono le lagrime e le preghiere, ed alzando le mani in una voce dissero tutti: O Madre nostra, già te ne vai al cielo e ci lasci; donaci l'ultima benedizione, non ti scordare di noi miserabili. E Maria, rivolgendo gli occhi intorno a tutti, come per l'ultima volta licenziandosi: Addio, figli, lor disse, vi benedico; non dubitate che non mi scorderò di


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voi. - Ed ecco allora venne la morte non già vestita di lutto e tristezza, come viene agli altri uomini, ma venne ornata di luce e di allegrezza. Ma che morte! che morte! meglio diciamo, venne l'amore divino a troncar lo stame di quella nobil vita. E qual lampada che prima di finire fra quegli ultimi lampi di sua vita un lampo più grande e poi spira; così la bella farfalla, invitandola il Figlio a seguirlo, immersa nella fiamma di sua carità e in mezzo a' suoi amorosi sospiri, un sospiro più grande d'amore e spira e muore. E così quell'anima grande, quella bella colomba del Signore si sciolse da' legami di questa vita, e se n'andò alla gloria beata, dove siede e sederà regina del paradiso per tutta l'eternità.

Già dunque Maria ha lasciata la terra, già sta nel cielo. Di la pietosa madre guarda noi che ancora stiamo su questa valle di lagrime, e ci compatisce e ci promette il suo aiuto, se lo vogliamo. Preghiamola sempre che per li meriti della sua beata morte, ci ottenga una morte felice: e se mai piacesse a Dio, che c'impetri di morire in giorno di sabato, ch'è dedicato a suo onore, o pure in un giorno della novena o dell'ottava di alcuna delle sue feste, come l'ha ottenuto a tanti suoi divoti, e specialmente a S. Stanislao Kostka, a cui ottenne il morire nel giorno della sua gloriosa Assunzione, come narra il P. Bartoli nella di lui Vita (Lib. 1, cap. 12).27

Esempio.

Nel mentre vivea questo santo giovinetto tutto dedito all'amor di Maria, avvenne che nel giorno primo d'agosto egli udisse un sermone del P. Pietro Canisio, in cui questi, predicando a' novizi della Compagnia, con fervore insinuò a tutti il gran consiglio di vivere in ogni giorno come quello fosse l'ultimo della vita, dopo cui dovessimo presentarci al divin tribunale. Finito il sermone, disse S. Stanislao a' compagni che quel consiglio singolarmente per lui era stata voce di Dio, avendo egli a morire in quello stesso mese. Disse ciò, o perché Iddio espressamente glielo rivelò, o almeno perché gliene


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diede un certo sentimento interno, per quel che poi accadde. Quattro giorni appresso, andando il beato giovane col P. Emanuele Sa a S. Maria Maggiore, ed entrando a parlare della prossima festa dell'Assunzione, disse: Padre, io credo che in quel giorno si vide in paradiso un nuovo paradiso, vedendosi la gloria della Madre di Dio coronata regina del cielo e collocatavicina al Signore sopra tutti i cori degli angeli. E s'è vero che in ogni anno, com'io tengo per certo, se ne rinnova la festa in cielo, io spero che ne vedrò la prima. Indi essendo toccato in sorte a S. Stanislao per suo protettore del mese - secondo l'uso della compagnia - il glorioso martire S. Lorenzo, è fama ch'egli avesse scritta una lettera alla sua madre Maria, in cui la pregava d'ottenergli di trovarsi a vedere quella sua festa in paradiso. Nel giorno di S. Lorenzo si comunicò, e dopo supplicò il santo a presentar quella lettera alla divina Madre, con interporvi la sua intercessione, affinché Maria SS. l'avesse esaudito. Ed ecco al finire dello stesso giorno gli venne la febbre, e benché questa fosse molto leggiera, egli non però sin d'allora tenne per certa la grazia richiesta della vicina morte. Come in fatti in porsi a letto disse tutto giubilante colla bocca a riso: Da questo letto più non m'alzerò. E al P. Claudio Acquaviva soggiunse: Padre mio, credo che S. Lorenzo già m'ha impetrata la grazia da Maria, di trovarmi in cielo alla festa della sua Assunzione. Ma di queste sue parole niuno ne fe' caso. Giunta la vigilia, il male seguiva a dimostrarsi leggiero, ma il santo disse ad un fratello che la notte seguente egli sarebbe morto; e quegli rispose: Oh fratello, maggior miracolo sarebbe il morir di così poco male, che il guarirne. Ma ecco passato il mezzodì fu assalito da un mortale sfinimento, e poi cominciò a sudar freddo e perdé affatto le forze. Accorse il superiore, cui Stanislao prego di farlo ponere sulla terra nuda, per morire da penitente. Il che gli fu accordato per contentarlo, e fu posto in terra su d'una coltricella. Indi si confessò, ricevé il viatico, non senza lagrime di quanti v'assistevano, poiché all'entrar nella stanza il divin Sacramento lo videro tutto brillare28 di celeste allegrezza negli


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occhi e tutto infiammato nella faccia di santo amore, che pareva un serafino. Prese anche l'Estrema Unzione, e frattanto non faceva altro che ora alzare gli occhi in cielo, ed or mirare, baciare e stringersi al petto amorosamente un'immagine di Maria. Gli dimandò un Padre: Che vi serve questa corona avvolta alla mano, se non potete recitarla? Rispose: Mi serve a consolarmi, mentre è cosa della Madre mia. Or quanto più, ripigliò il Padre, vi consolerete in vederla e baciarle tra breve la mano in cielo? Allora il santo tutto acceso in volto, levo alte le mani, esprimendo così il desiderio di trovarsi presto alla di lei presenza. Indi gli apparve la sua cara Madre, com'egli stesso palesò a' circostanti; e poco appresso, al far dell'alba del giorno de' quindici d'agosto, spirò in un'aria di beato, cogli occhi fissi in cielo, senza fare alcun moto; tanto che al presentargli dopo l'immagine della SS. Vergine, ed al vedere ch'egli non facea più alcun atto verso di lei, s'avvidero ch'era già passato a baciare i piedi in paradiso alla sua amata Regina.

Preghiera.

O dolcissima Signora e Madre nostra, voi già avete lasciata la terra e siete giunta al vostro regno, dove sedete regina sopra tutti i cori degli angeli, come canta la Chiesa: Exaltata es super choros angelorum ad caelestia regna. Sappiamo già che non eravamo degni noi peccatori di avervi con noi in questa valle di tenebre. Ma sappiamo ancora che voi nelle vostre grandezze non vi siete scordata di noi miserabili, e coll'esser sublimata a tanta gloria non avete perduta, anzi in voi è cresciuta la compassione verso di noi poveri figli di Adamo. Dal gran trono dunque dove regnate, rivolgete, o Maria, anche sopra di noi gli occhi vostri pietosi, ed abbiate di noi pietà. Ricordatevi pure che nel partirvi da questa terra ci avete promesso di non scordarvi di noi. Guardateci e soccorreteci. Mirate in quali tempeste e in quanti pericoli ognora ci troviamo e saremo per trovarci sintanto che non giungerà il fine di nostra vita.


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Per li meriti della vostra beata morte impetrateci la santa perseveranza nella divina amicizia, per finalmente uscire da questa vita in grazia di Dio, e così venire un giorno a baciarvi ancora noi i piedi in paradiso, con unirci con quei beati spiriti a lodarvi ed a cantare le vostre glorie, come voi meritate. Amen.




1 «Volo te mortem etsi non effugere, certe vel non timere. Iustus quippe mortem, etsi non cavet, tamen non pavet... Moritur quidem et iustus, sed secure; quippe cuius mors ut praesentis est exitus vitae, ita introitus melioris. Bona mors, si peccato moriaris ut iustitiae vivas... Dum vivis in carne, morere mundo, ut post mortem carnis, Deo vivere incipias... O quam beati mortui qui in Domino moriuntur, audientes a Spiritu, ut requiescant iam a laboribus suis (Apoc. XIV, 13)! Non solum autem; sed et succedit iucunditas de novitate, ac de aeternitate securitas. Bona proinde mors iusti propter requiem, melior propter novitatem, optima propter securitatem.» Esorta S. Bernardo il suo corrispondente, per acquistar questo prezioso tesoro della buona morte del giusto, a lasciare il mondo, secondo il proposito che ne avea formato. Poco sopra (col. 210) gli ha detto: «Rumpe moras, fac cito quod scripsisti... Quid tardas ipsum, quem iamdudum concepisti, spiritum parturire salutis? Nil mortalibus vel morte certius, vel incertius hora mortis... Vae praegnantibus in illa die,» a quelli cioè che, in quell'ora, per negligenza non avran partorito quei buoni proponimenti che avean concepiti. S. BERNARDUS, Epistola 105, ad Romanum Curiae Romanae subdiaconum. ML 182-210, 211.

2 «Deus meus et omnia. Quis es tu, dulcissime Domine Deus meus, et quis sum ego vermiculus servus tuus? Sanctissime Domine, vellem te diligere. Dulcissime Domine, vellem te diligere. Domine Deus, ego vobis totum cor meum et corpus meum dedi, et vehementer desidero, si tamen scire possem, pro vestro amore plura facere.» Oratio quotidiana B. P. FRANCISCI. Opera (cura Delahaye), Pedeponti, 1739, pag. 20, col. 1.

3 Meditationes vitae Christi, cap. 3 (inter Opera S. Bonaventurae, Romae, Moguntiae, Lugduni, 1668, VI, 336). Parla Maria SS. alla santa: «Cum, inquit, pater meus et mater mea me dimiserunt in templo, statui in corde meo habere Deum in patrem: et devote ac frequenter cogitabam quid possem facere Deo gratum... et feci me doceri legem Dei mei. Ex omnibus tamen praeceptis divinis, tria praecepta praecipue servavi in corde meo, videlicet: Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo...; item: Diliges proximum tuum sicut teipsum; item: Habebis odio inimicum tuum» (cioè, come lo spiega, più oltre, i vizi e i peccati: odio che nasce dalla stessa carità). «Ista... servavi in animo meo, et statim omnes virtutes comprehendi quae in ipsis continentur... Anima... aliquam virtutem habere non potest, si Deum toto corde non diligat. Ab isto enim amore descendit omnis gratiae plenitudo.» - Vedi Appendice, 5, pag. 528 e seg.

4 «Talis ascendisti per desertum (o beata Maria), id est animam habens valde solitariam.» RUPERTUS, Abbas Tuitiensis, Comment. in Cantica Cantic., lib. 3. ML 168-877.

5 «Tunc quasi loquentia simul, opera dicent: Tu non egisti; opera tua sumus, non te deseremus, sed tecum semper erimus, tecum pergemus ad iudicium.» S. BERNARDUS, Meditationes piissimae de cognitione humanae conditionis, cap. 2, n. 5. ML 184-488. - Vedi Appendice, 8, B. pag. 546 e seg.

6 Chi sia questa anonima suora Teresiana, se compagna di S. Teresa o contemporanea di S. Alfonso, non ci è dato saperlo.

7 «Intellexit autem vir sanctus migrationis diem advenisse. «Hactenus, inquit, filii, per iocum res acta est, serio nunc agitur. Prope est sponsus, eundum illi obviam;» et sublatis oculis in caelum: «Venio, inquit, ad te, bone Iesu.» Observatum est autem ab iis qui ministrabant ei, quod aliquando plenus animi, ardore quodam spiritus in caelum ferri gestiebat: interdum vero in profundum sese humilitatis adiiciens, pertimescere videbatur divinum iudicium. Nam dum ego ad eum non sine lacrimis dicerem: «Quam laeto animo migrare debes, o pater, cui palma caelorum parata est!» - «Decerni, inquit, fili, fortibus solet haec palma, non ignavis, meique similibus.» Haec humilitatis, illa vero quam plena fiduciae! Nam cum nos lacrimari videret: «Abite, ait, hinc, cum vestris lacrimis: tempus laetitiae est, non lacrimarum;» sic in fiducia Macarium, in timore Arsenium referens, inter utrumque medius incedens, ut cum fiducia metueret, nec sine timore confideret.» Bernardus IUSTINIANUS (nipote del santo: «necessitudine nepos, pietate filius,» come egli stesso si chiama nella Prefazione, col. 1), Vita B. Laurentii Iustiniani, a principio delle Opere, Lugduni, 1628. - Nella I ediz.: «Andate altrove a piangere, se volete piangere la mia morte.»

8 Francesco MARCHESE, dell'Oratorio, Vita, Venezia, 1702, lib. 5, cap. 7. n. 6, 7, pag. 209: «(Ricevuto il SS. Viatico), non sì tosto fu lasciato solo, che... fu soprapreso da una gioconda estasi... comunicandogli il Signore tenerissimi sentimenti di pietà, e rivelandogli chiaramente le ore che gli restavano di vita. Con tali felici novelle ritornato... ai sensi, dimandò al medico quanto egli credeva che dovesse ancora sopravivere; ed essendogli... risposto che non avrebbe tardato molto, col volto tutto allegro e con le labbra ridenti, proferì le parole del Salmo: Laetatus sum in his quae dicta sunt mihi: in domum Domini ibimus.» - Cap. 9, n. 4, 5, 6, pag. 211, 212: «Stava egli... aspettando la morte con mirabile tranquillità di mente, la quale si scorgeva anco nella faccia ridente e serena... Rimase per lo spazio d'un quarto d'ora sospeso in altissima contemplazione... Ritornato... in sé... proruppe in queste parole: «Figli, non vedete che qui sono la SS. Trinità, la gloriosa Vergine Maria, e san Giovanni Evangelista?»... Si pose inginocchioni sopra il letto... recitando... il Salmo: Voce mea ad Dominum clamavi... Finalmente, stando così genuflesso, sostenuto dai suoi nelle braccia, finito di recitare le ultime parole del detto salmo: Me exspectant iusti, donec retribuas mihi... con voce soave e quasi angelica proruppe in queste parole: Laetatus sum in his quae dicta sunt mihi: in domum Domini ibimus, e poco dopo, come se desse un soave respiro, rendette l'anima a Dio.»

9 «In questo ratto si tiene che gli fosse rivelato il giorno determinato della sua morte, perché predisse poi chiaramente a più persone che egli sarebbe morto nel giorno ottavo dela festa del Corpus Domini, come seguì... E perché in tanto se gli aggravò il male in modo, che anche il Padre Vincenzo Bruno, prefetto degli infermi ed intendente di medicina, gli confermò che poco gli poteva restare di vita, servendosi Luigi di questa notizia disse ad un fratello: «Non sapete la buona nuova che ho avuta, di dover morire fra otto giorni? Di grazia, aiutatemi a dire il Te Deum laudamus, ringraziando Dio di questa grazia che mi fa;» e dissero quest'inno insieme divotamente. Poco dopo entrando pure in camera sua un Padre suo condiscepolo, con allegrezza gli disse: «Padre mio, laetantes imus, laetantes imus.» CEPARI, Vita di S. Luigi Gonzaga, parte 2, cap. 30.



10 Ven. BERNARDINUS DE BUSTO, Sermones, Brixiae, 1588, III, Mariale, pars 2, De nativitate Mariae, sermo 5 De divinae sponsae conditionibus, pars 7, De sponsae caelestis dote ac dotatione, pag. 188, col. 2 (de dotatione voluntatis Mariae): «Aliqui etiam doctores dicunt, quod, licet de communi lege creatura viatrix non possit amare Deum actualiter et continue, sed interrupte, quia, dum vertitur ad alia, nec de Deo cogitat, nec consequenter ipsum actualiter amat, saltem quando dormit: tamen ipsa gloriosissima Virgo, de privilegio singulari, continue et semper Deum amabat actualiter: non solum dum vigilabat, sed et quando dormiebat, semper de Deo cogitabat et ipsum amabat: quia licet eius corpus dormiret, animus tamen et cor ipsius vigilabat.»

11 Non sappiamo se e dove S. BERNARDO abbia proferito questa sentenza. Certo, egli scrisse, in Cantica, sermo 29, n. 8, ML 183-932, 933: «Est etiam sagitta electa amor Christi, quae Mariae animam non modo confixit, sed etiam pertransivit, ut nullam in pectore virginali particulam vacuam amore relinqueret, sed toto corde, tota anima, tota virtute diligeret.» È cosa manifesta che, senza un aiuto speciale di Dio, quella «saetta» così penetrante avrebbe portato con sé la morte, massimamente trasformandosi l'amore in quel dolore, in quel martirio e più che martirio, così vivamente descritto da San Bernardo, Sermo in «Signum magnum», n. 14, 15, ML 183-437, 438; la qual descrizione comincia e si conchiude così: «Martyrium sane Virginis... tam in Simeonis prophetia quam in ipsa dominicae Passionis historia commendatur... Ille (Filius) etiam mori corpore potuit, ista (Mater) commori corde non potuit? Fecit illud caritas qua maiorem nemo habuit: fecit et hoc caritas, cui post illam similis altera non fuit.»

12 «Talis fumus, imo talis «fumi virgula», tu, o beata Maria, suavem odorem spirasti Altissimo, caelestibus disciplinis erudita atque extenuata.» RUPERTUS, Abbas Tuitiensis, Comment. in Cantica Cantic., lib. 3. ML 168-877.

13 In vece di: «Ed Eustachio», leggi: «E S. Girolamo (o Sofronio o altri) ad Eustochio.» - «Ex persona supernorum civium in eius ascensione admirans Spiritus Sanctus ait in Canticis (III, 6): Quae est ista quae ascendit per desertum, sicut virgula fumi ex aromatibus? Et bene quasi virgula fumi, quia gracilis et delicata, quia divinis extenuata disciplinis, et concremata intus in holocaustum incendio pii amoris et desiderio caritatis. Ut virgula, inquit, fumi ex aromatibus: nimirum quia multis repleta est virtutum odoribus: manans ex ea fragrabat suavissimus odor etiam spiritibus angelicis.» Epistola (IX) ad Paulam et Eustochium, De Assumptione B. M. V., n. 8. Inter Opera S. Hieronymi, ML 30-129.

14 Vedi Appendice, 9, pag. 548 e seg.

15 Non abbiamo ritrovato questa sentenza presso S. Idelfonso.

16 «Caelestis autem huius ac beatissimae Virginis Mariae cella, fuit caelum: in quo cum universis desideriis suis tota inclusa fuit. Schola illius, fuit aeternitas: enimvero a rebus temporalibus prorsus remota et libera erat. Paedagogus eius, divina veritas fuit: cuncta namque ipsius vita iuxta hanc solam dirigebatur. Liber eius, conscientiae ipsius fuit puritas: in qua numquam non inveniebat unde delectaretur in Domino. Speculum illius, divinitas fuit: nullas namque imagines, nisi in Deum transformatas et Deum indutas, in se recepit. Ornatus eius, devotio illius fuit: soli quippe interiori vacabat homini. Quies eius, unitas eius cum Deo fuit: quandoquidem cordis illius locus et thesaurus, solus Deus erat. Hanc devotissimus nunc, oro, pulsemus precibus, ut in suam nos ipsa curam suscipiat, et sicut ipsa hodie nata fuit, ita et nos omnes in nostram regeneret originem et principium Deum, cui est omnis honor et gloria in saecula saeculorum. Amen.» IO. TAULERUS, O. P., Sermones de festis et solemnitatibus Sanctorum, Lugduni, 1558, Sermo in Nativitate gloriosissimae Virginis Mariae (in fine), pag. 126.

17 « Fortassis ergo prae nimio amore, in loco quo sepultus dicitur, interdum habitasse eam credimus; quatenus piis pasceretur internus amor obtutibus. Sic namque locus medius est hinc inde constitutus, ut adire posset ascensionis eius vestigia, et locum sepulturae ac resurrectionis et omnia in quibus passus est, loca invisere: non quod iam viventem quaereret cum mortuis, sed ut suis consolaretur aspectibus. Hoc quidem habet impatiens amor ut, quae desiderat, semper invenire se credat... Quae scilicet beata Virgo Maria, quamvis iam in spiritu esset, tamen dum in carne vixit, carnalibus movebatur sensibus, et ideo quam saepe locorum recreabatur visitationibus: et quem genuerat, mentis complectebatur amplexibus.» SOPHRONIUS, ad Paulam et Eustochium, De Assumptione B. M. V., n. 13. Inter Opera S. Hieronymi, in Mantissa, Epistola IX. ML 30-136, 137.

18 Le ediz. antecedenti al '76: amata.

19 CEDRENUS, Historiarum compendium, MG 121-366: «Ea (Maria) quindecim ante diebus suum exitum cognovit. Triduoque ante archangelus ad eam venit, praemium portans.» - NICEPHORUS CALLISTUS, Historia ecclesiastica, lib. 2, c. 21, MG 145-810. - Symeon Logotheta, cognomento METAPHRASTES, Vitae Sanctorum, Mensis Augustus, Oratio de Sancta Maria, n. 38, MG 115-557: «Cum... aetate provecta ad multam senectutem pervenisset, et peregrinationis tempus praesens esset, per angelum, se migraturam esse, a Filio edocta est, sicut et antea, quo tempore in eius ventrem ingressurus erat, nuntiatum illi fuerat.»

20 S. ANDREAS CRETENSIS (+ 675), Oratio 12, prima in Dormitionem SS. Deiparae Dominae nostrae. MG 97-1066. - Cf. Oratio 13, secunda in Dormitionem. MG 97-1087. - S. IO. DAMASCENUS, Hom. II in Dormitionem B. V. M., n. 18. MG 96- 747, 750, 751. - Euthymiaca Historia, lib. 3, cap. 40: presso S. Giovanni Damasceno, Hom. 2 in Dormitionem B. V. M., n. 18. MG 96, col. 747-751. - Vedi Appendice, 10, pag. 553 e seg.

21 «At vero non infirmioribus eam sermonibus circumstantium sanctorum, qui adhuc in corpore versabantur, multitudo retrahebant, his fere verbis: Mane nobiscum, nostra consolatio, unicuique in terra solamen. Ne nos orphanos deseras, benigni illius et misericordis Mater, qui Filii tui causa periclitamur. Te laborum requiem sudorumque refrigerium habeamus. Tibi remanere volenti potestas in promptu est, et abire cupienti nihil impedimento est. Sin abeas, o Dei tabernaculum, una quoque nobis, qui tuus ob tuum Filium populus sumus, abire liceat. Tu sola nobis in terra consolatio relicta es: et te vivente, simul vivere, et moriente, mori beatum est. Quid vero, moriente, dicimus? Tibi namque mors vita est, imo vita praestantior, hancque vitam incomparabiliter antecellens: nobis vero vita omnis expers vitae est, consuetudine tua destitutis.» S. IO. DAMASCENUS, Homilia 2 in Dormitionem B. V. M., n. 8. MG 96-734, 735.

22 Di questo particolare, tace il Damasceno. - METAPHRASTES, Vitae Sanctorum, Mensis Augustus, Oratio de Sancta Maria, n. 38, MG 115-557: «Virgo ergo ad Ioannem aspiciens virginem, cum pauca cum eo esset locuta, deinde: «Duas, inquit, tunicas quas toto vitae tempore habui tegumentum mei corporis, eas dari iubeo hisce duabus mulieribus.» - NICEPHORUS CALLISTUS, Historia ecclesiastica, lib. 2, cap. 21, MG 145-810, 811: « Tum virgini discipulo et itidem aliis ipsa Virgo praecipit, ut duas eius tunicas vicinis viduis, quae praeter ceteras propensiore erga eam amore atque pietate fuissent, donent.» - IDEM, id. op., lib. 15, cap. 24, MG 147-70: «Veneranda immaculatae Matris vestis Constantinopolim... perlata est. Hanc, sicuti diximus, Mater Dei ad Filium migrans, mulieri Hebraeae quae virgo erat, reliquit; quae etiam usque ad illud ipsum tempus ex successione incorrupta permansit, et multa miracula edidit.» - GIUSEPPE DI G. M., Carm. Sc., Vita ed eccellenze della Vergine Maria nostra Signora, lib. 5, cap. 13, n. 2. Napoli, 1730, pag. 407: «Due tonache, che avevano a lei servito in vita, voleva che in morte le ereditassero due pietose vergini sue vicine... e sebbene in questo luogo Niceforo Callisto chiamò queste donne vedove... si corresse poi in un altro luogo chiamandole vergini.»

23 Revelationes SS. Virginum Hildegardis et Elizabethae Schoenaugiensis, O. S. B., Coloniae Agrippinae, 1628. Pag. 204: Liber IV S. Elizabethae virginis (prooemium). «... Veni in mentis excessum, cum labore vehementi. Et vidi in loco valde remoto sepulcrum quoddam multo lumine circumfusum, et quasi speciem mulieris in eo, et circumstabat multitudo angelorum. Et post pusillum erecta est de sepulcro; pariterque cum illa multitudine adstantium elevata est in sublime. Cumque aspicerem, ecce in occursum eius venit de altitudine caelorum vir supra omnem aestimationem gloriosus, portans in dextera signum crucis, in quo et vexillum apparuit; quem intelligebam esse ipsum Dominum Salvatorem; et infinita millia angelorum cum eo: sicque eam alacriter suscipientes, cum magno concentu in superna caelorum evexerunt.» Ciò vide la Santa, non già nella morte di Maria, ma nella sua Assunzione.

24 Niente abbiamo trovato, presso S. Giovanni Damasceno, su questo argomento. Però, la cosa ci sembra, per se stessa, assai verisimile. Avendo voluto Gesù Cristo esser il Viatico di ogni semplice cristiano, quanto più ebbe questa degnazione per sua Madre! È pur vero che abbia potuto farle somministrare il Sacramento dell'Eucaristia per altre mani, poniamo di S. Giovanni Evangelista. Che sia comunicata Maria, è certo. Ma si può pure piamente credere che abbia voluto Gesù medesimo restituire a Maria, per la sua ultima santificazione, quella Carne e quel Sangue che da essa volle ricevere per essere a tutti Pane di vita eterna. Non ha forse egli fatto questa grazia, a più santi e sante, di comunicarli di sua propria mano? - Così pensa anche GERSONE, Tractatus 9 super «Magnificat», prima partitio, Opera, Antverpiae, 1706, IV, pag. 398, 399: «Iesu, tua fruitio sacramentalis implevit Mariam prius bonis, quam obiret, id est obviam tibi Christo iret, et assumeretur in caelum. Nec abhorret a pietate fidei, quia tu, benedictus fructus ventris sui, totus festivus adveniens, dederis sibi, sicut postmodum Dionysio in carcere, mysterium hoc corporis dicens: «Accipe hoc, cara mea, quod mox complebo tibi in regno meo cum Patre meo.»

25 «Ad cuius profecto exsequias - quantum fas est credere - famulabantur angeli, et universae caelorum congratulabantur curiae. Nec mirum, quia honor maternus eius est, qui est natus ex ea... Legimus enim quam saepe ad funera et ad sepulturas quorumlibet sanctorum angelos advenisse, et... obsequia praestitisse: necnon et animas electorum usque ad caelos cum hymnis et laudibus detulisse: ubi et utriusque sexus chori commemorantur frequenter auditi: interea... multo nonnumquam lumine eosdem resplenduisse; insuper et adhuc viventes in carne, ibidem miri odoris fragrantiam diutius persensisse. Quod si... Salvator noster... talia et tanta dignatus est exhibere per suos caeli ministros circa defunctos: quanto magis credendum est hodierna die militiam caelorum cum suis agminibus festive obviam venisse Genitrici Dei, eamque ingenti lumine circumfulsisse, et usque ad thronum... sibi... paratum, cum laudibus et canticis spiritualibus perduxisse!» De Assumptione B. M. V., n. 8. Inter Opera S. Hieronymi, ML 30-130.

26 «Mater loquitur... Hi vero qui tunc mecum erant in domo, quando tradidi spiritum, bene noverunt ex insolito lumine qualia divina tunc mecum agebantur.» S. BIRGITTAE Revelationes, Coloniae Agrippinae, 1628, lib. 6, cap. 62, pag. 409, col. 1.

27 BARTOLI, Vita, lib. 1, cap. 12. Opere, Torino, 1825, XX, pag. 105, 110.

28 L'ed. veneta del 1760: brillante.




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