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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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DISCORSO IX. - De' dolori di Maria.

Maria fu la regina de' martiri, perché il suo martirio fu il più lungo e 'l più grande di quello di tutti i martiri.

Chi mai potrà avere un cuorduro che non s'intenerisca in udire il caso pur troppo lagrimevole che un tempo accadde nel mondo. Eravi una madre nobile e santa la quale non avea che un solo figlio; e questi era il più amabile che possa immaginarsi, innocente, virtuoso, bello, ed amantissimo di sua madre: a tal segno che non le avea mai dato minimo disgusto, ma sempre l'avea portato tutto il rispetto, tutta l'ubbidienza e tutto l'affetto: onde la madre a questo figlio avea posto in terra tutto il suo amore. Or poi che avvenne? Avvenne che questo figlio per invidia fu accusato falsamente da' suoi nemici, e 'l giudice, benché avesse conosciuta e confessata egli stesso la di lui innocenza, pure, per non disgustare i nemici, lo condannò ad una morte infame, quale appunto quelli l'aveano richiesta. E questa povera madre ebbe a soffrire il dolore che quell'amabile ed amato figlio le fosse così ingiustamente tolto nel fiore di sua gioventù con una barbara morte; poiché a forza di tormenti ce lo fecero morire svenato1 avanti gli occhi in pubblico in un patibolo infame.

Anime divote, che dite? è degno di compassione questo caso e questa misera madre? Già m'intendete di chi parlo. Questo figlio così crudelmente giustiziato fu il nostro amoroso Redentore Gesù, e questa madre fu la B. Vergine Maria, che per nostro amore si contentò di vederlo sagrificato alla divina giustizia dalla barbarie degli uomini. Questa gran pena dunque da Maria per noi sofferta, pena che le costò più di mille


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morti, merita da noi compassione e gratitudine. E s'altro non possiamo rendere a tanto amore, almeno fermiamoci per poco oggi a considerare l'acerbità di questa pena per cui divenne Maria regina de' martiri, mentre il suo gran martirio superò nel dolore quello di tutti i martiri, essendo egli stato per 1. il martirio più lungo, per 2. il martirio più grande.

Punto I.

Siccome Gesù chiamasi re de' dolori e re de' martiri, perché patì nella sua vita più di tutti gli altri martiri, così ancora giustamente si nomina Maria regina de' martiri, avendosi meritato questo titolo per aver sofferto un martirio il maggiore che possa patirsi dopo quello del Figlio. Onde con ragione fu chiamata da Riccardo di S. Lorenzo Martyr martyrum.2 E di lei può dirsi quel che disse Isaia: Coronans coronabit te tribulatione (Cap. XXII, [18]), cioè che la corona con cui fu dichiarata regina de' martiri fu la sua stessa pena che || la rendé affatto desolata, ed |3 avanzò la pena di tutti gli altri martiri uniti insieme. - Che Maria fosse stata vera martire non può dubitarsi, come provano il Cartusiano, il Pelbarto, il Catarino ed altri;4 mentr'è sentenza indubitata, bastare al


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martirio che v'intervenga un dolor sufficiente a dar morte, benché poi non succeda la morte. S. Giovanni evangelista è riverito come martire, benché nella caldaia dell'olio bollente non fosse morto, ma vegetior exiverit, quam intraverit (Brev. Rom., 6 maii).5 Basta ad aver la gloria del martirio, dice S. Tommaso, che alcuno ubbidisca in offerir se stesso sino alla morte: Martyrium amplectitur id quod in obedientia summum esse potest, ut scilicet aliquis sit obediens usque ad mortem (2-2, q. 124, a. 3, ad 3).6 Maria fu martire, dice S. Bernardo,


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non ferro carnificis, sed acerbo dolore cordis (Ap. Baldi, to. 1, p. 456).7 Se il suo corpo non fu ferito dalla mano del carnefice, fu non però il suo cuor benedetto trafitto dal dolore della Passione del Figlio, dolore che bastava già a darle non una ma mille morti. E da ciò vedremo che Maria non solo fu vera martire, ma il suo martirio superò tutti gli altri, mentre fu un martirio più lungo, e per così dire, tutta la sua vita fu una lunga morte.

Siccome la Passione di Gesù cominciò dalla sua nascita: A nativitatis exordio, dice S. Bernardo, passio crucis simul exorta (Ser. 2, de Pass.);8 così ancora Maria, in tutto simile al


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Figlio, patì il suo martirio in tutta la sua vita. Il nome di Maria tra gli altri significati che tiene, come asserisce il B. Alberto Magno, significa mare amarum.9 Onde a lei s'applica il passo di Geremia: Magna est enim velut mare contritio tua (Thr. II, 13). Sì, perché siccome il mare è tutto amaro e salso, così la vita di Maria fu sempre piena d'amarezza alla vista della Passione del Redentore, che sempre le fu presente. Non può dubitarsi ch'ella illuminata dallo Spirito Santo più che tutti i profeti, comprendesse meglio che tutti i profeti le predizioni del Messia ch'essi registrarono nelle sacre Scritture. Così appunto disse l'angelo a S. Brigida: Procul dubio est credendum, quod ipsa ex inspiratione Spiritus Sancti perfectius intellexit quidquid prophetarum eloquia figurabant (Ser. Ang., c. 17).10 Onde, come asserì lo stesso angelo, intendendo la Vergine quanto dovea patire il Verbo Incarnato per la salute degli uomini, sin d'allora, prima già d'esser fatta sua madre, compatendo questo Salvatore innocente, che dovea esser giustiziato con una morteatroce per delitti non suoi, cominciò a patire il suo gran martirio: Ex Scripturis Deum incarnari intelligens, et quod tam diversis poenis deberet cruciari, tribulationem non modicam sustinuit (Serm. Ang., c. 16).11

Un tal dolore poi crebbe senza misura allorch'ella fu fatta madre di questo Salvatore. Sicché alla vista dolorosa di tutte le pene che dovea soffrire il povero Figlio, ben ella patì un martirio lungo, martirio continuato per tutta la sua vita. Tu longum, le dice Ruperto abbate, praescia futurae Passionis


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Filii tui, pertulisti martyrium (In Cant., c. 4).12 E ciò appunto significò la visione ch'ebbe in Roma S. Brigida nella chiesa di S. Maria Maggiore, dove le apparve la B. Vergine con S. Simeone ed un angelo che portava una spada ben lunga e tutta rosseggiante di sangue, dinotando con quella l'acerbo e lungo dolore che trafisse Maria in tutta la sua vita (Rev., l. 7, c. 2).13 Onde il poc'anzi nominato Ruperto così fa parlare Maria: Anime redente e figlie mie dilette, non vogliate solamente compatirmi per quell'ora in cui mi vidi morire innanzi il mio caro Gesù; poiché la spada di dolore predettami da Simeone per tutta la mia vita mi trafiggeva l'anima: mentre io dava latte al mio Figlio, mentre io lo riscaldava tra le mie braccia, e già guardava l'amara morte che l'aspettava, considerate qual lungo ed aspro dolore io doveva soffrire. Nolite solum attendere horam illam qua dilectum meum vidi mori; nam Simeonis gladius, antequam pertransiret, longum per me transitum fecit. Cum igitur eum lactarem, foverem, et prospicerem eius mortem, quam prolixam me putatis pertulisse passionem? (Loc. cit.).14


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Quindi Maria per bocca di Davide potea ben dire: Defecit in dolore vita mea, et anni mei in gemitibus (Ps. XXX, 11). Et dolor meus in conspectu meo semper (Ps. XXXVII, 18): La mia vita passò tutta in dolore e lagrime, mentre il mio dolore, ch'era la compassione al mio diletto Figlio, non mi si partiva mai davanti gli occhi, vedendo io sempre tutte le pene e la morte ch'egli un giorno dovea patire. Rivelò la stessa divina Madre a S. Brigida che ancora dopo la morte e salita del Figlio al cielo, la memoria della Passione, o mangiasse o lavorasse, era sempre fissa e recente nel suo tenero cuore: Tempore quo post Ascensionem Filii mei vixi, Passio sua in corde meo fixa erat, ut sive comedebam, sive laborabam, quasi recens erat in memoria mea (Rev., l. 6, c. 61).15 Onde scrisse Taulero che Maria passò tutta la vita in un perpetuo dolore, poiché d'altro non si trattava nel suo cuore, che di mestizia e di pene: Beatissima Virgo pro tota vita fecit professionem doloris (Vit. Christ., c. 18).16


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Sicché il tempo che suole agli afflitti mitigare il dolore, non giovò a Maria: anzi il tempo le accresceva gli affanni, mentre crescendo Gesù, sempre più le si dimostrava bello ed amabile da una parte, e dall'altra avvicinandosi sempre più il tempo della sua morte, sempre più cresceva nel cuor di Maria il dolore di averlo a perdere su questa terra. Come cresce la rosa tra le spine - disse l'angelo a S. Brigida - così la Madre di Dio si avanzava negli anni tra le pene; e siccome al crescer della rosa crescono le spine, così questa rosa eletta del Signore, Maria, quanto più nell'età cresceva, tanto più le spine de' suoi dolori s'avanzavano a tormentarla: Sicut rosa crescere solet inter spinas, ita B. Virgo in hoc mundo crevit inter tribulationes: et sicut, crescente rosa, crescunt spinae, sic haec electissima rosa Maria quanto crescebat aetate, tanto tribulationum spinis pungebatur (Sermo Ang., cap. 16).17 - Quindi, considerata la lunghezza di questo dolore, passiamo al secondo punto, a vedere quanto egli fu grande.

Punto II.

Ah che non solo Maria fu regina de' martiri, perché il suo martirio fu più lungo di tutti, ma ben anche perché egli fu di tutti il più grande. Ma chi mai potrà misurarne la grandezza? Geremia par che non trovi a chi mai comparare questa madre di dolori considerando la di lei gran pena nella morte del Figlio. Cui comparabo te? egli dice, vel cui assimilabo te, filia Ierusalem?... Magna est enim velut mare contritio tua. Quis medebitur tui? (Thren. II, 13). Che perciò commentando le suddette parole Ugon cardinale, disse: O Vergine benedetta, come l'amarezza del mare avanza tutte l'altre amarezze, così il tuo dolore supera tutti gli altri dolori: Quemadmodum mare est in amaritudine excellens, ita tuae contritioni nulla calamitas aequari potest.18 Indi asserì S. Anselmo


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che se Dio con un singolar miracolo non avesse a Maria conservata la vita, il suo dolore sarebbe stato sufficiente a darle morte in ogni momento ch'ella visse: Utique, Domina, non crediderim te potuisse stimulos tanti cruciatus quin vitam amitteres sustinere; nisi ipse Spiritus tui Filii te confortaret (De exc. Virg., c. 5).19 E S. Bernardino da Siena giunse a dire che 'l dolor di Maria fu sì grande, che se mai egli si dividesse fra tutti gli uomini, basterebbe a farli morire tutti repentinamente: Tantus fuit dolor Virginis, quod si inter omnes creaturas, quae dolorem pati possunt, divideretur, omnes subito interirent (Tom. 1, serm. 61).20

Ma consideriamo le ragioni perché mai il martirio di Maria fu più grande di quello di tutti i martiri. - Per prima riflettasi che i martiri han patito il lor martirio nei corpi per mezzo di fuoco o di ferro; Maria soffrì il suo martirio nell'anima, come già le predisse S. Simeone: Et tuam ipsius animam doloris gladius pertransibit (Luc. 2).21 Come le avesse detto il santo vecchio: O Vergine sacrosanta, gli altri martiri saranno lacerati dal ferro nel corpo, ma voi sarete trafitta e martirizzata nell'anima colla Passione del medesimo vostro Figlio. Or quanto l'anima è più nobile del corpo, tanto più grande fu il dolore di Maria di quello di tutti i martiri, come già disse Gesù Cristo a santa Caterina da Siena: Inter dolorem animae et corporis nulla est comparatio.22


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Onde dice il santo abbate Arnoldo Carnotense che chi mai si fosse trovato sul Calvario a vedere il gran sacrificio dell'Agnello immacolato allorch'egli morì sulla croce, avrebbe ivi mirati due grandi altari, uno nel corpo di Gesù, l'altro nel cuore di Maria, dove nello stesso tempo che 'l Figlio sacrificava il suo corpo colla morte, Maria sacrificava l'anima colla compassione: Nimirum in tabernaculo illo duo videres altaria, aliud in pectore Matris, aliud in corpore Christi: Christus carnem, Maria immolabat animam (Tr. de sept. verb. Dom. in Cru.).23

In oltre dice S. Antonino (P. 4, tit. 15, c. 24) che gli altri martiri patirono sacrificando la vita propria, ma la B. Vergine patì sacrificando la vita del Figlio, ch'ella amava assai più della propria vita.24 Sicché non solo patì nello spirito tutto


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quello che patì il Figlio nel corpo, ma di vantaggio recò più dolore al suo cuore la vista delle pene del Figlio, che se ella avesse sofferte tutte quelle pene in se stessa. Che Maria patisse nel suo cuore tutti gli strazi da cui vide tormentato il suo amato Gesù, non può dubitarsi. Ognuno intende che le pene de' figli son pene ancor delle madri, allorch'elle si trovano presenti a vederli patire. - Sant'Agostino considerando il tormento che pativa la madre de' Maccabei ne' supplizi in cui vedea patire i suoi figli, dice: Illa videndo in omnibus passa est; quia amabat omnes, ferebat in oculis quod in carne omnes (Serm. 109 de divers., c. 6).25 Così anche avvenne a Maria: tutti quei tormenti, i flagelli, le spine, i chiodi, la croce, che afflissero le carni innocenti di Gesù, entrarono nello stesso tempo nel cuore di Maria a compire il suo martirio. Ille carne, illa corde passa est, scrisse sant'Amedeo (Hom. 5).26 In modo che, dice S. Lorenzo Giustiniani, il cuore di Maria divenne come uno specchio de' dolori del Figlio, in cui si vedevano gli sputi, le percosse, le piaghe e tutto ciò che pativa Gesù: Passionis Christi speculum effectum erat cor Virginis; in illo agnoscebantur sputa, convicia, verbera, vulnera (De agon. Chris., c. 21).27 E riflette S. Bonaventura che quelle piaghe, le quali erano sparse per tutto il corpo di Gesù, erano tutte poi unite nel solo cuor di Maria: Singula vulnera per eius corpus dispersa, in uno corde sunt unita (De planctu Virg. in Stim. am.).28


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Sicché la Vergine per la compassione al Figlio fu nel suo cuore amante flagellata, coronata di spine, dispregiata, inchiodata alla croce: ond'è che contemplando lo stesso santo Maria sul monte Calvario, mentre assisteva al Figlio moribondo, si fa a domandarle: Signora, ditemi, dove allora stavate voi? Solamente forse vicino alla croce? No, dirò meglio, voi stavate nella stessa croce crocifissa insieme col vostro Figlio: O Domina mea, ubi stabas? Numquid tantum iuxta crucem? Imo in cruce cum Filio crucifixa eras (Loc. cit.).29

E Riccardo sulle parole del Redentore, ch'egli disse per Isaia: Torcular calcavi solus, et de gentibus non est vir mecum (Is. LXIII, 3); soggiunge: Verum est, Domine, quod non est vir tecum, sed mulier una est tecum, quae omnia vulnera quae tu suscepisti in corpore, suscepit in corde:30 Signore, avete ragione di dire che nell'opera dell'umana Redenzione siete solo a patire, e non avete alcun uomo che almeno vi compatisca abbastanza; ma avete una donna ch'è la vostra Madre, la quale quanto voi soffrite nel corpo ella soffrisce nel cuore.

Ma tutto ciò è dir troppo poco de' dolori di Maria, mentr'ella, come dissi, più patì nel veder patire il suo amato Gesù, che se in se stessa sofferti avesse tutti gli strazi e la morte del Figlio. Scrisse già Erasmo, generalmente parlando de' genitori, ch'essi più sentono i dolori de' figli che ogni propria pena: Parentes atrocius torquentur in liberis, quam in seipsis (Libell. de Machab.).31 Ma ciò non sarà sempre vero. In Maria


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certamente s'avverò, essendo certo ch'ella amava immensamente più il Figlio e la sua vita, che se stessa e mille vite proprie. Onde ben l'attesta S. Amedeo che l'afflitta Madre alla vista dolorosa delle pene del suo amato Gesù, patì molto più che se ella stessa avesse sofferta tutta la sua Passione: Maria torquebatur magis quam si torqueretur in se: quia super se incomparabiliter diligebat id unde dolebat (Cit. hom. 5).32 La ragione è chiara, poiché, come dice S. Bernardo, Anima magis est ubi amat quam ubi animat.33 E prima lo disse lo stesso Salvatore che ivi sta il nostro cuore, dove sta il bene che amiamo: Ubi... thesaurus vester est, ibi et cor vestrum erit (Luc. XIII, [34]). Se dunque Maria per l'amore vivea più nel Figlio che in se stessa, assai più dovette soffrir di dolore nella morte del Figlio, che se a lei fosse stata data la morte più crudele del mondo.

E qui entra l'altro riflesso che rendé il martirio di Maria immensamente maggiore del supplicio di tutti i martiri: poich'ella nella Passione di Gesù patì assai e patì senza sollievo. - Pativano i martiri nei tormenti che loro davano i tiranni, ma l'amore a Gesù rendeva loro dolci ed amabili i dolori. Pativa un S. Vincenzo nel suo martirio, era egli tormentato sull'eculeo, scarnificato da uncini, bruciato da lamine infocate; ma


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che? dice S. Agostino: Alius videbatur pati, alius loqui.34 Parlava con tanta fortezza al tiranno, e con tanto disprezzo de' tormenti, che pareva che un Vincenzo patisse ed un altro Vincenzo parlasse, tanto il suo Dio colla dolcezza del suo amore lo confortava in mezzo a quelle pene. - Pativa un S. Bonifacio, gli era lacerato il corpo da' ferri, gli erano poste acute cannucce fra l'unghie e la carne, piombo liquefatto nella bocca, ed egli non si saziava nello stesso tempo di dire: Gratias tibi ago, Domine Iesu Christe.35 - Pativano un S. Marco e S. Marcelliano, stando ligati ad un palo con i piedi trafitti da' chiodi: e dicendo loro il tiranno: Miseri, ravvedetevi e liberatevi da queste pene; essi rispondevano: Che pene ci nomini? che pene? Noi non abbiamo mai banchettato più allegramente di questo tempo, in cui patiamo con gusto per amore di Gesù Cristo: Numquam tam iucunde epulati sumus, quam cum haec libenter Iesu Christi amore perferimus.36 - Pativa un S. Lorenzo,


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ma mentre egli stava bruciando sulla graticola, era, dice S. Leone, più potente la fiamma interna dell'amore a consolarlo nell'anima, che il fuoco di fuori a tormentarlo nel corpo: Segnior fuit ignis qui foris ussit, quam qui intus accendit (In Nat. S. Laur.).37 Onde l'amore lo facea così forte, che giungea ad insultar il tiranno con dirgli: Assatum est iam, versa et manduca:38 Tiranno, se vuoi cibarti delle mie carni, già una parte è cotta, via su volta e mangia. Ma come in tanti tormenti, in quella lunga morte, poteva il santo così giubilare? Ah ch'egli inebriato, risponde S. Agostino, col vino del divino amore, non sentivatormentimorte: In illa longa morte, in illis tormentis, illo calice ebrius tormenta non sentit (Tract. 27).39

Sicché i santi martiri quanto più amavano Gesù, tanto meno sentivano i tormenti e la morte; e la sola vista delle pene di un Dio crocifisso bastava a consolarli. Ma la nostra addolorata


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Madre era forse così ancora ella consolata dall'amore al suo Figlio e dalla vista delle sue pene? No, ch'anzi lo stesso Figlio che pativa era tutta la cagione del suo dolore, e l'amore che gli portava era l'unico e suo troppo duro carnefice; poiché in altro non consisté tutto il martirio di Maria, che nel vedere e compatire l'innocente ed amato Figlio che tanto pativa. Onde quanto più ella l'amava tanto più il suo dolore fu acerbo e privo di sollievo. Magna est velut mare contritio tua: quis medebitur tui? - Ah regina del cielo, agli altri martiri l'amore ha mitigata la pena, ha sanate le ferite; ma a voi chi mai raddolcì il grande affanno? chi mai guarì le troppo dolorose ferite del vostro cuore? Quis medebitur tui? se quello stesso Figlio, che poteva darvi sollievo, era col suo patire l'unica cagione delle vostre pene, e l'amore che gli portavate componeva tutto il vostro martirio? Sì, che dove gli altri martiri, come riflette Diez,40 si dipingono ciascuno collo stromento di sua passione, S. Paolo colla spada, S. Andrea colla croce, S. Lorenzo colla graticola; Maria si dipinge col suo Figlio morto in braccio, perché non altri che lo stesso Gesù fu lo stromento del suo martirio, per ragion dell'amore ch'ella gli portava. Con poche parole S. Bernardo conferma tutto ciò che ho detto: In aliis martyribus magnitudo amoris dolorem lenivit passionis; sed B. Virgo quanto plus amavit, tanto plus doluit, tantoque ipsius martyrium gravius fuit (Ap. Crois., Vit. Mar., § 23).41


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È certo che quanto più s'ama una cosa, tanto più si sente la pena in perderla. Più certamente affligge la morte d'un fratello che d'un giumento; più la morte d'un figlio che d'un amico. Or dice Cornelio a Lapide che per comprendere quanto fu il dolore di Maria nella morte del Figlio, bisognerebbe comprendere quanto era l'amore che gli portava: Ut scias quantus fuerit dolor B. Virginis, cogita quantus fuerit amor.42 Ma chi mai potrà misurar quest'amore? Dice il B. Amedeo che nel cuore di Maria eran congiunti l'uno e l'altro amore al suo Gesù, l'amor soprannaturale con cui l'amava come suo Dio e l'amor naturale con cui l'amava come suo figlio: Duae dilectiones in unum connexae erant, et ex duobus amoribus factus est amor unus, cum Virgo Filio divinitatis amorem impenderet, et in Deo amorem nato exhiberet (Hom. 5, de laud. V.).43 Sicché di questi due amori se ne fece un solo, ma un amor così immenso, che Guglielmo di Parigi giunse a dire che la B. Vergine amò Gesù quantum capere potuit puri hominis modus,44 quasi che una pura creatura non fosse più


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capace d'amarlo. Unde, dice Riccardo di S. Lorenzo, sicut non fuit amor sicut amor eius, ita non fuit dolor sicut dolor eius.45 E se l'amor di Maria verso del Figlio fu immenso, immenso ancora dovette essere il suo dolore in perderlo colla morte: Ubi summus amor, dice il B. Alberto Magno, ibi summus dolor.46

Quindi immaginiamoci che la divina Madre stando a vista del Figlio moribondo sulla croce, giustamente applicandosi le parole di Geremia, dica a noi: O vos omnes qui transitis per viam, attendite, et videte si est dolor sicut dolor meus (Ier. I, 12): O voi che passate la vita in questa terra e niente mi compatite, fermatevi un poco a guardarmi or ch'io vedo morirmi avanti gli occhi questo Figlio diletto; e poi vedete se fra tutti gli afflitti e tormentati si trovi dolore simile al mio dolore. Sì che non può trovarsi, o Madre addolorata, le risponde S. Bonaventura, dolore più amaro del vostro, mentre non può trovarsi figlio più caro del vostro: Nullus dolor amarior, quia nulla proles carior (De compass. Virg., c. 2).47 Ah che non v'è stato mai al mondo, ripiglia S. Lorenzo Giustiniani, figlio più amabile di Gesù, né madre più amante d'un figlio che Maria. Se dunque non vi è stato al mondo amore simile all'amore di Maria, come mai può trovarsi dolore simile al dolore di Maria? Non fuit talis filius, non fuit talis mater: non fuit tanta caritas, non fuit dolor tantus.


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Ideo quanto dilexit tenerius, tanto vulnerata est profundius (Lib. 3, de laud. Virg.).48

Ond'è che S. Idelfonso non dubitò d'asserire esser poco il dire che i dolori della Vergine superarono tutti i tormenti de' martiri anche uniti insieme: Parum est Mariam in Passione Filii tam acerbos pertulisse dolores, ut omnium martyrum collective tormenta superaret (Ap. Sinisc., Mart. di Mar., cons. 36).49 E S. Anselmo aggiunse che gli strazi più crudeli usati co' santi martiri, furono leggieri, anzi niente50 a rispetto del martirio di Maria: Quidquid crudelitatis inflictum est corporibus martyrum, leve fuit aut potius nihil comparatione tuae passionis (De exc. Virg., c. 5).51 E parimente scrisse S. Basilio che siccome il sole avanza nello splendore tutti gli altri pianeti,


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così Maria colla sua pena avanzò le pene di tutti gli altri martiri: Virgo universos martyres tantum excedit. quantum sol reliqua astra.52 Conchiude un dotto autore (il P. Pinam.) con un bel sentimento: dice che fu così grande il dolore che soffrì questa tenera Madre nella Passione di Gesù, ch'ella sola poté degnamente compatire la morte d'un Dio fatt'uomo.53

Ma qui rivolto a questa Vergine benedetta le dice S. Bonaventura: Signora, e perché mai voleste andare voi ancora a sacrificarvi sul Calvario? Non bastava forse a redimerci un Dio crocifisso, che voleste essere crocifissa ancor voi sua madre? O Domina, cur ivisti immolari pro nobis? Non sufficiebat Filii Passio, nisi crucifigeretur et mater? (Ap. Pac., exc. 10, in Sal. ang.).54 Ah che pur troppo bastava la morte di Gesù a salvare il mondo, ed anche infiniti mondi; ma volle questa buona Madre per l'amore che ci porta, co' meriti de' suoi dolori, ch'ella offerì per noi sul Calvario, anch'ella giovare alla causa della nostra salute. E perciò dice il B. Alberto Magno che siccome noi siamo obbligati a Gesù per la sua Passione per nostro


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amore sofferta, così anche siamo obbligati a Maria per lo martirio ch'ella nella morte del Figlio volle spontaneamente patire per la nostra salute: Sicut totus mundus obligatur Deo propter Passionem, sic obligatur Dominae propter compassionem (Sup. Miss., c. 20).55 Aggiunsi56 spontaneamente, perché, come rivelò l'angelo a S. Brigida, questa nostra sì pietosa e benigna Madre si contentò più presto di soffrire ogni pena, prima che vedere l'anime non redente e lasciate nella loro antica perdizione: Sic pia et misericors est et fuit, quod maluit omnes tribulationes sufferre, quam quod animae non redimerentur (Rev. l. 3, c. 30).57 Questo può dirsi ch'era l'unico sollievo di Maria in mezzo al suo gran dolore della Passione del Figlio, il vedere colla di lui morte redento il mondo perduto, e riconciliati con Dio gli uomini suoi nemici: Laetabatur dolens, parla Simon da Cassia, quod offerebatur sacrificium in redemptionem omnium, quo placabatur iratus (De gest. D., l. 2, c. 27).58

Un tanto amore di Maria merita da noi gratitudine; e la gratitudine almeno sia di meditare e compatire i suoi dolori. Ma di questo ella si dolse con S. Brigida, che molto pochi la compativano, la maggior parte ne viveano scordati; onde tanto raccomandò alla santa di aver memoria de' suoi dolori: Respicio ad omnes qui in mundo sunt, si forte sint aliqui qui compatiantur mihi et recogitent dolorem meum, et valde paucos


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invenio. Ideo, filia mea, licet a multis oblita sim, tu tamen non obliviscaris mei; vide dolorem meum, et imitare quantum potes et dole (Rev., l. 2, c. 24).59 Per intendere quanto gradisce la Vergine in noi la memoria de' suoi dolori, basterebbe solamente sapere ch'ella nell'anno 1239 apparve a sette suoi divoti - che poi furono i fondatori della religione dei Servi di Maria - con una veste di color nero in mano, e loro impose che, se volevano gradirle, spesso meditassero i suoi dolori; e perciò volea che per memoria di essi, d'allora innanzi portassero quella lugubre veste (Gian., Cent., Serv., l. 1, c. 14).60 E Gesù Cristo medesimo rivelò alla B. Veronica da Binasco ch'egli quasi più si compiace in vedere compatita la Madre che se stesso; poiché così le disse: Figlia, mi son care le lagrime sparse per la mia Passione; ma amando io con amore immenso la mia Madre Maria, mi è più cara la meditazione de' dolori ch'ella patì nella mia morte (Ap. Bolland., 13 ian.).61


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Perciò son troppo grandi le grazie da Gesù promesse a' divoti de' dolori di Maria. Riferisce il Pelbarto (Stellar., l. 3, p. 3, a. 3) essere stato rivelato a S. Elisabetta che S. Giovanni evangelista, dopo che la B. Vergine fu assunta in cielo, desiderava egli di rivederla; ebbe già la grazia, gli apparve la sua cara Madre, ed insieme con lei anche Gesù Cristo; ed intese poi che Maria domandò al Figlio qualche grazia speciale per li divoti de' suoi dolori, e che Gesù le prometté per essi quattro grazie principali: 1. Che chi invoca la divina Madre per li suoi dolori, prima della morte meriterà far vera penitenza di tutti i suoi peccati. 2. Ch'egli custodirà questi divoti nelle tribolazioni in cui si trovano, specialmente al tempo della morte. 3. Che imprimerà loro la memoria della sua Passione, e che in cielo poi ne darà loro il premio. 4. Che tali divoti egli li porrà in mano di Maria, acciocch'ella ne disponga a suo piacere, e loro ottenga tutte le grazie che vuole.62 - In comprova di ciò vediamo nel seguente esempio quanto giovi alla salute eterna la divozione a' dolori di Maria.


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Esempio.

Si ha dalle rivelazioni di S. Brigida (Lib. 6, cap. 97) che vi era un signore quanto nobile di nascita, tanto vile e scellerato di costumi. Egli s'era dato con patto espresso per ischiavo al demonio, e l'avea servito per sessant'anni continui, facendo la vita che ognuno può immaginarsi, lontano sempre da' sacramenti. Or questo principe venne a morte, e Gesù Cristo, per usargli misericordia, comandò a S. Brigida che avesse detto al suo confessore che fosse andato a visitarlo e l'avesse esortato a confessarsi. Vi andò il confessore, e quegli rispose che non avea bisogno di confessione, perché spesso si era confessato. Vi andò la seconda volta, e quel povero schiavo dell'inferno seguiva a stare ostinato in non voler confessarsi. Gesù di nuovo disse alla santa che vi mandasse63 il confessore. Questi vi ritornò, ed in questa terza volta gli riferì la rivelazione fatta alla santa, e ch'egli perciò era tornato tante volte, perché così l'avea comandato il Signore, che volea usargli misericordia. Al sentire ciò il misero infermo s'intenerì e cominciò a piangere. Ma come, poi esclamò, io posso essere perdonato, se per sessant'anni ho servito il demonio, fatto suo schiavo, ed ho caricata l'anima mia d'innumerabili peccati? Figlio, rispose il Padre animandolo, non dubitare, se tu te ne penti, io ti prometto da parte di Dio il perdono. Allora egli cominciando a prender confidenza, disse al confessore: Padre, io mi stimava dannato, e già disperava della salute,64 ma ora mi sento un dolore de' miei peccati, che m'anima a confidare; onde, giacché


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Dio non m'ha abbandonato ancora, voglio confessarmi. Ed in fatti in quel giorno si confessò quattro volte con gran dolore, nel seguente poi si comunicò, e nel sesto giorno, tutto contrito e rassegnato, se ne morì. Dopo la sua morte di nuovo Gesù Cristo parlò a S. Brigida e le disse che quel peccatore era salvo stando già in purgatorio, e che s'era salvato per l'intercessione della Vergine sua Madre; mentre il defunto, benché avesse fatta una vita così perversa, nulladimeno avea sempre conservata la divozione a' suoi dolori; poiché sempre che si ricordava de' suoi dolori, la compativa.65

Preghiera.

O Madre mia addolorata, regina de' martiri e de' dolori, voi tanto piangeste il vostro Figlio morto per la mia salute; ma che mi gioveranno le vostre lagrime, se io mi danno? Per


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li meriti dunque de' vostri dolori impetratemi un vero dolore de' miei peccati e una vera emendazione di vita, con una perpetua e tenera compassione della Passione di Gesù e de' dolori vostri. E se Gesù e voi, essendo così innocenti, tanto avete patito per me, ottenetemi voi ch'io reo dell'inferno patisca qualche cosa per amor vostro. O Domina - vi dirò con S. Bonaventura - si te offendi, pro iustitia cor meum vulnera; si tibi servivi, nunc pro mercede peto vulnera. Opprobriosum est videre Dominum meum Iesum vulneratum, te convulneratam, et me illaesum.66

Finalmente, o Madre mia, per l'affanno che provaste in vedervi innanzi agli occhi il vostro Figlio tra tante pene chinar la testa e spirare sulla croce, vi supplico ad ottenermi una buona morte. Deh non lasciate allora, o avvocata de' peccatori, di assistere all'afflitta e combattuta anima mia in quel gran passaggio che dovrà fare all'eternità. E perché allora facilmente io avrò perduta la parola e la voce per invocare il nome vostro e di Gesù, che siete tutte le mie speranze; perciò da ora invoco il vostro Figlio e voi a soccorrermi in quell'ultimo punto, e dico: Gesù e Maria, a voi raccomando l'anima mia. Amen.




1 Le ediz. precedenti quella del '76 hanno: dissanguato.

2 «Sicut appellatur Virgo virginum, ita et Martyr martyrum deberet appellari.» RICH. A S. LAUR., De laudibus B. M. V., lib. 3, § 12. Inter Op. S. Alb. M., Lugduni, XX, 96, col. I; Paris., XXXVI, 156.

3 Aggiunta che si trova nell'ed. del 1776.

4 D. DIONYSIUS CARTUSIANUS, De dignitate et laudibus B. V. M., lib. 3, art. 24, Opera, XXXVI, Opera minora, IV, Tornaci, 1908, pag. 139, col. 1: «Quam praecordialissime et amarissime amorosissima, fidelissima ac henignissima mater virgo Maria Unigenito suo compassa sit in passione illius, ex multis potest perpendi. Primo et maxime incomparabili et ineffabili amore quem ad dilectissimum et unigenitum suum habuit Filium: qui quanto praecordialior atque intensior exstitit, tanto acerbiorem in corde piissimae Matris produxit compassionem. Denique, triplex fuit amor Matris illius ad Filium suum, videlicet, naturalis, acquisitus, gratuitus: quorum unusquisque intensissimus fuit in ea, ut patet ex praeinductis. Idcirco compassio illa materna ex cunctis illis emanans amoribus, inenarrabiliter fuit poenalis et dolorosa ac penetrativa, corporali martyrio gravior, ac ipsa morte amarior.» - PELBARTUS DE THEMESWAR, O. M., Stellarium coronae gloriosissimae Virinis, Venetiis, 1586, liB. 3, pars 2, art. 2, fol. 69 et seq.: «Quod magnitudo doloris, et martyrii acerbitas, in beata Virgine Maria ostenditur ex duodecim causis;» art. 3, fol. 71, a tergo, et seq.: «Quod beata Maria, per gladium doloris, aureolam martyrii meruit.» - Ambrosius CATHARINUS, O. P., Opuscula. De consummata gloria Christi ac divae Virginis. Lugduni, 1542, pag. 109, 110. Dopo aver ricordato quanto soffrì Maria nell'infanzia di Gesù, nella fuga in Egitto, nello smarrimento del Figlio nel Tempio, nella vita pubblica di lui, «quae pene semper lateri eius iungebatur, et audiebat opprobria, et detractiones, et susurrationes, et murmurationes iniquissimas in dulcem Filium et innocentissimum et beneficentissimum,» soggiunge il Catarino: «Quid dicam de crucis opprobriis et passionibus, quas non solum ipsa vidit, sed pertulit, et quarum pars magna fuit? De ipsa enim sola scriptum est quod stetit iuxta crucem et quod numquam secuta sit eum a longe. Ceteri autem prorsus omnes a longe quandoque fuisse describuntur. Ipsa semper prope, eius animam pertransivit gladius, et cum illo martyr effecta est, et pulsqam martyr, quae vere exanimata fuit; et veluti prior Eva dulcem fructum gustavit et obtulit viro suo ad mortem suam et nostram: ita haec Eva secunda deglutivit amarum cibum crucis, et viro detulit Christo, qui et ipse gustavit ad vitam suam et nostram. Sic enim oportuit utrumque pati, et ita intrare in gloriam suam.» Cf. De Alva, Bibliotheca Virginalis, II, Matriti, 1648, pag. 65, col. 1, 2. - «O quam bene Hieronymus (intendi ciò della Lettera a Paola ed Eustochio de Assumptione Virginis), neque sine spiritu, ut arbitror, interius suggerente, hanc Virginem etiam plusquam martyrem fuisse testatus est, quam eo plus doluisse censet quo plus etiam dilexisse certissimum esse debet. Quod et ceteri sancti viri merito susceperunt; haec enim illa fuit de cuius dilectione scriptum est: Fortis est ut mors dilectio. Sed aiunt quidam: «Nec littera nec historia docet ex hac vita Mariam corporalis necis passione migrasse.» Neque nos hoc audemus dicere neque credere, videlicet illam materiali gladio peremptam, sed gladium doloris dicimus quo transverberata est eius anima, iuxta prophetiam.» Opuscula, Lugduni, 1542, pag. 78: Disputatio pro immaculata Conceptione Divae Virginis, lib. 3, Septima persuasio. - De Alva, Bibliotheca Virginalis, pag. 49, col. 2.

5 «Refert autem Tertullianus quod Romae missus in ferventis olei dolium, purior et vegetior exiverit quam intraverit.» Officium S. Ioannis ante Portam Latinam, die 6 maii, lectio 5: «Ex libro sancti HIERONYMI presbyteri contra Iovinianum», lib. 1, n. 26, ML 23-217. - TERTULLIANUS, Liber de praescriptionibus, cap. 36, ML 2-49: «Si autem Italiae adiaces, habes Romam, unde nobis quoque auctoritas praesto est. Ista quam felix Ecclesia! cui totam doctrinam Apostoli cum sanguine suo profuderunt; ubi Petrus passioni Dominicae adaequatur; ubi Paulus Ioannis (Baptistae) exitu coronatur; ubi Apostolus Ioannes, posteaquam, in oleum igneum demersus, nihil passus est, in insulam relegatur.»

6 «Martyrium complectitur id quod summum in obedientia esse potest, ut scilicet aliquis sit obediens usque ad mortem, sicut legitur de Christo (Philip. II, 8) quod factus est obediens usque ad mortem. Unde patet quod martyrium secundum se est perfectius quam obedientia absolute dicta.» S. THOMAS, Sum. Theol., II-II, qu. 124, art. 3, ad 2. - Però, nell'articolo seguente (art. 4, c.), dice S. Tommaso: «Ad perfectam rationem martyrii requiritur quod aliquis mortem sustineat propter Christum.» Ed opponendosi, tra altri, il testo di S. Girolamo (cioè di Sofronio, Epist. ad Paulam et Eustochium de Assumpt.): «Recte dixerim quod Dei Genitrix virgo et martyr fuit, quamvis in pace vitam finiverit;» risponde (ad. 1): «Illae auctoritates, et si quae similes inveniuntur, loquuntur de martyrio per quamdam similitudinem.» - Nei Sermones, Sermo in Assumptione B. M. V., Opera, 1570, XVI, fol. 40, dice l'Angelico: «Habuit meritum martyris, mortem crucis cum Filio patiendo.» L'autorità dei Sermones, anche per la non del tutto sicura autenticità e genuinità, non è da paragonarsi a quella della Somma. Però, anche la Somma concede che, in qualche senso, Maria può chiamarsi martire; né vuol negare che il suo martirio, sia pure non propriamente detto, abbia sorpassato ogni altro martirio, e quanto al dolore, e quanto al merito.

7 «Qui ait: Modicum tempus vobiscum sum... Istud modicum tantum fuit amarum tibi!... In isto modico Domina mea, Mater tua, virgo incorrupta, virgo intemerata, virgo ante partum, virgo post partum tui; Mater tua, imo martyr tua, martyr non ferro carnificis, sed acerbo dolore cordis, quam amare flebat, quam amare dolebat!» Inter Opera S. Bernardi, ML 184-897, 898. B. OGERIUS, Abbas Lucedii Ord. Cist. in dioecesi Vercellensi, De Sermone Domini in ultima coena sermones XV, sermo 4, n. 5. - Mabillon, ML 184-879, 880: «Sunt qui existiment, Ogerium seu Oglerium vixisse ipso tempore S. Bernardi. At posteriorem aliquanto fuisse probat Manrique.» - «Martyrium sane Virginis... tam in Simeonis prophetia quam in ipsa Dominicae passionis historia commendatur... Vere tuam, o beata Mater, animam gladius pertransivit... Ipsius (Iesu) plane non attigit animam crudelis lancea, quae ipsius... aperuit latus, sed tuam utique animam pertransivit. Ipsius nimirum anima iam ibi non erat; sed tua plane inde nequibat avelli. Tuam ergo pertransivit animam vis doloris, ut plus quam martyrem non immerito praedicemus, in qua nimirum corporeae sensum passionis excesserit compassionis affectus.» S. BERNARDUS, In «Signum magnum», n. 14. ML 183-437, 438.

8 Vitis mystica seu tractatus de Passione Domini. Inter Opera S. Bernardi, cap 35, n. 126, De rosa passionis, ML 184-711: «Ecce in expositione huius verbi (cioè: quantum amaverit) necessarium habemus rosam passionis rosae caritatis coniungere: ut rosa caritatis in passione rubescat, et rosa passionis igne caritatis ardescat. Tantum enim dilexit nos dilector noster, ut, caritatis ardore cogente, ruborem passionis incideret, traderetque in mortem animam suam, mortem autem crucis, non breviter transeuntis, sed a principio ortus sui usque in finem mortis durissimae perdurantis. Sicut etenim superius vestrae commendavimus caritati, (cap. 5, n. 22) crux optimi Iesu Christi non tantum fuit unius diei; sed tota vita ililus crux fuit et martyrium.» Inter Opera S. Bonaventurae, VIII, ad Claras Aquas, 1898, cap. 17, De rosa passionis, n. 1, pag. 182, 183: «Ecce in expositione hujus verbi (come sopra: quantum amaverit) necessarium habemus rosam passionis rosae caritatis coniungere, ut rosa caritatis in passione rubescat, et rosa passionis igne caritatis ardescat. Tantum enim dilexit nos noster dilector, ut, caritatis ardore cogente, ruborem passionis incideret traderetque in mortem animam suam, mortem autem crucis non breviter transeuntis, sed a principio ortus sui usque in finem mortis durissimae perdurantis. (In nota, secondo qualche edizione e qualche codice, si aggiunge:) Sicut etenim superius vestrae commendavimus caritati (cap. 5, n. 2), crux optimi Iesu Christi non tantum fuit unius diei, sed tota vita illius crux fuit et martyrium.» - Vedi il nostro vol. V, Appendice, 2, 9°, pag. 452, 453.

9 «Maria enim interpretatur Domina, stella maris, illuminata, illuminatrix, amarum mare.» S. ALBERTUS MAGNUS, Quaestiones super «Missus», qu. 29, § 2, Opera, Lugduni, 1651, XX, pag. 31, col. 1.

10 «Et vere proculdubio est credendum, quod ex inspiratione Spiritus Sancti ipsa perfectius intellexit quidquid Prophetarum eloquia figurabant, quam ipsi Prophetae, qui ex eodem Spiritu verba oretenus protulerunt.» S. BIRGITTAE Revelationes, Sermo Angelicus, cap. 17. Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 548, col. 1.

11 «Ex Prophetarum scripturis Deum incarnari velle intelligens, et quod tam diversis poenis in carne assumpta deberet cruciari, tribulationem protinus non modicam, propter ferventem caritatem quam ad Deum habebat, sustinuit, quamquam nondum sibi innotesceret quod ipsa eius mater fieri debebat.» S. BIRGITTAE Revelationes, Sermo Angelicus, cap. 16. Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 547, col. 1, 2.

12 «Tu... longum in cogitationibus tuis, praescia futurae Passionis Filii tui, pertulisti martyrium.» RUPERTUS, Abbas Tuitiensis, Comm. in Cantica Cant., lib. 3. ML 168-886.



13 S. BIRGITTAE Revelationes, lib. 7, cap. 2, Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 441, col. 2, pag. 442, col. 1: «In Purificatione B. M. V., dum esset Sponsa Christi (Birgitta) in Roma, in ecclesia quae dicitur S. Mariae Maioris, rapta fuit dicta Domina in spiritualem visionem, videns in caelo quasi omnia ad magnum festum praeparari. Et tunc vidit quasi unum templum mirabilis puchritudinis. Et ibi erat ille venerabilis senex iustus Simeon, paratus ad recipiendum puerum Iesum in ulnis suis, cum summo desiderio et gaudio. Videbat quoque Beatam Virginem venientem honestissime, et portantem puerum Filium, ut offerret eum in templo secundum legem Domini. Deinde innumerabilem multitudinem Angelorum et diversorum ordinum Sanctorum Dei, et Sanctarum virginum et dominarum, Beatam Virginem Matrem Dei praecedentium, et eam cum omni laetitia et devotione circumdantium: ante quam portabatur a quodam Angelo unus gladius longus e valde latus et sanguinolentus, qui significabat illos maximos dolores quos Maria passa est in morte amantissimi Filii sui, qui figurabantur in gladio quem iustus Simeon prophetabat ipsius animam pertransiturum esse. Unde, tota exsultante caelesti curia, dictum fuit Sponsae: «Ecce quantus honor et gloria rependitur in hoc festo Reginae Caeli, pro gladio dolorum quos sustinuit in sui dilecti Fillii Passione!» Et tunc haec visio disparuit.»

14 «Nolite solam attendere horam vel diem illam, in qua vidi talem dilectum ab impiis comprehensum male tractari, sciliceet illudi, spinis coronari, flagellari, crucifigi, felle et aceto potari, lanceari, mori et sepeliri. Nam tunc quidem gladius animam meam pertransivit; sed, antequam sic pertransiret, longum per me transitum fecit. Prophetissa namque eram, et ex quo mater eius facta sum, scivi eum ista passurum. Cum igitur carne mea taliter progenitum, talem filium sinu meo foverem, ulnis gestarem, uberibus lactarem, et talem eius futuram mortem semper prae oculis haberem, et prophetica, imo plus quam prophetica mente praeviderem, qualem, quantam, quam prolixam me putatis materni doloris pertulisse passionem?» RUPERTUS, Abbas Tuitiensis, Comment. in Cantica Cant., lib. 1. ML 168-856.

15 «Omni tempore quod post Ascensionem Filii mei vixi, visitavi loca in quibus ipse passus est et mirabilia sua ostendit. Sic quoque Passio sua in corde meo fixa erat, quod, sive comedebam, sive laborabam, quasi recens erat in memoria mea.» Revelationes S. BIRGITTAE, Coloniae Agrippinae, 1628, lib. 6, cap. 61, pag. 408, col. 1.

16 Ioannis THAULERI, O. P., De vita et Passione Salvatoris nostri Iesu Christi piissima exercitia, Coloniae, 1558, cap. 18, pag. 110, 111: «O Maria, gratiae fons, praecipua martyrum omnium: non hoc initium est dolorum tuorum (cioè nel tempo della Passione), non hic tua coepit professio, non haec prima est tui sub Dei obedientia abnegatio: sed sicut Christus filius tuus ab initio gratissimae se subdidit, ad mortem usque, Patris voluntati, ultroque humeros cunctis a Patre sibi impositis crucibus submisit, et toto vitae suae spatio paupertatem, persecutiones, oblocutiones et contemptum sponde sustinuit: sic et tu, Domina nostra dulcissima, totam te resignasti Deo, quanto mater Filii Dei esse consensisti, dicendo: Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum. Christus autem ad hoc natus est, ut moreretur. Sicut ergo ad Filii Dei generationem te obtulisti, ita et ad mortem et passionem te resignasti. Unde, sicut in nativitate, omnium quae umquam fuere genitricum laetissima fuisti, ita in passione omnium maxime doluisti: et dolores atque angustias quas pariens evasisti, patiente filio, cumulatius asperiusque multo perpessa es. O mater piissima, quam fideliter crucem tuam in humeros recepisti, sequens dilectum filium tuum, cuius omnem passionem corporalem et externam tu intrinsecus pertulisti! Eius namque crux tua erat, et tua illius... Tu de arbore crucis dolorem in te suscepisti, satiataque amaritudine, una cum filio tuo hominem redemisti… Et quis aestimare sufficiat, quas curas, quae onera, quantam penuriam, afflictionem, molestiam, triginta tribus annis cum filio tuo pertuleris? Enimvero, quidquid persecutionis et afflictionis a Iudaeis unicus tuus perpessus est, id omne tu, eius piissima mater, sustinuisti.»

17 Revelationes S. BIRGITTAE: Sermo angelicus de excellentia B. M. V., quem ipse Angelus dictavit B. Birgittae, cap. 16, Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 547, col. 1: «Congrue itaque haec Virgo nuncupari potest florens rosa: nam sicut rosa crescere solet inter spinas, ita haec venerabilis Virgo in hoc mundo crevit inter tribulationes. Et quemadmodum quanto rosa in crescendo se plus dilatat, tanto fortior et acutior spina efficitur, ita et haec electissima rosa Maria, quanto plus aetate crescebat, tanto fortiorum tribulationum spinis acutius pungebatur.»

18 «Sic intelligendum est ac si diceret: quemadmodum mare super omnes alias aquas et mole et amaritudine excellens est, ita tuae contritioni nulla calamitas coaequari potest.» HUGO DE S. VICTORE (non già Hugo Cardinalis), Adnotationes in Threnos, II, 13. ML 175-291.

19 «Utique, pia Domina, non crediderim te potuisse ullo pacto stimulos tanti cruciatus, quin vitam amitteres, sustinere, nisi ipse Spiritus vitae, spiritus totius consolationis, Spiritus scilicet dulcissimi tui Filii, pro quo moriente tantopere torquebaris, te confortaret.» EADMERUS, Cantuariensis monachus, Liber de excellentia Virginis Mariae, cap. 5. ML 159-567, inter Opera S. Anselmi.

20 Parla S. Bernardino dell'amore che ha per Maria anche l'ultimo dei beati; e dà le ragioni di questo amore. «(Est autem hoc) secunda (leggi: secundo) ratione compassionis. Talis nempe beatus aperte intelligit quod tota rationalis natura non sustinuit, nec sustinere posset, tantum dolorem et poenam pro sua redemptione, quantum sola sustinuit Mater Dei, considerata dilectione qua Filium suum amavit... Tantus enim fuit dolor Virginis in morte Christi... quod, si in omnes creaturas quae pati possunt divideretur, omnes subito interirent.» S. BERNARDINUS SENENSIS, Sermones pro festivit. B. M. V., Sermo 13, De exaltatione B. Virginis in gloria, art. 2, cap. 2. Venetiis, 1745, IV, pag. 129, col. 2. - Ed. Veneta, 1591, I, 524, col. 1: Quadragesimale de christiana religione, sermo 61, De superadmirabili gratia et gloria B. V., art. 3, cap. 2.

21 Et tuam ipsius animam pertransibit gladius. Luc. II, 35.

22 «Questo mi ricordo che il dolce e buono Gesù manifestava una volta ad una serva sua. Vedendo ella in lui la croce del desiderio e la croce del corpo, ella dimandava: «Signore mio dolce, quale ti fu maggiore pena, o la pena del corpo, o la pena del desiderio?» Egli rispondeva dolce e benignamente, e diceva: «Figliuola mia, non dubitare: che io ti fo sicura di questo; che veruna comparazione si può fare dalla cosa finita alla cosa infinita. Così ti pensa che la pena del corpo mi fu finita; ma il santo desiderio non finisce mai. Però io portai la croce del santo desiderio.» S. CATERINA DA SIENA, Lettere, ed. 3, a cura di Piero Misciatelli, Siena, 1922, vol. I, Lettera XIV, pag. 63, 64. - Dei dolori poi sofferti nell'anima da Maria, dice S. CATERINA, nell'Orazione XI «in Roma, il dì dell'Annunziazione della dolcissima Vergine Maria, in astrazione,» Opere, IV, Siena, 1707, pag. 352, col. 1: «O Maria Maria, tempio della Trinità... Maria ricompratrice dell'umana generazione, perché sostenendo la carne tua in el Verbo, fu ricomprato el mondo. Cristo ricomprò colla sua Passione, e tu col dolore del corpo e della mente.»

23 «Nimirum in tabernaculo illo duo videres altaria, aliud in pectore Mariae, aliud in corpore Christi. Christus carnem, Maria immolabat animam.» ARNALDUS seu Ernaldus, Abbas Bonaevallis in diocesi Carnotensi, De VII verbis Domini in cruce, tract. 3. ML 189-1694.



24 «Doctores... dicunt ipsam consecutam fuisse aureolam martyrii, in persecutione mortis Filii. B. Bernardus: «Longe plus martyrem censemus, in qua passionis sensum compassionis superavit affectus.» Ioannes Damascenus etiam appellat eam martyrem in passione Filii. Probatur autem sic: Dationi animae debetur aureola martyrii; ergo dationi pretiosissimae animae et dilectissimae debetur pretiosissima aureola martyrii. Sed pretiosissima Virgo Maria dedit pretiosissimam et dilectissimam animam; ergo habebit pretiosissimam aureolam. Medium probatur: dedit enim dilectissimam animam, id est vitam Filii. Ipsa enim in infinitum plus dilexit animam, id est vitam Filii, quam B. Petrus animam, id est vitam suipsius. Quod dedit pretiosissimam, patet, quia datio huius animae, id est vitae Filii, fuit pretium totius mundi et redimibilis creaturae; et sic dedit animam in infinitum plus dilectam; ergo et habet pretiosissimam aureolam martyrii.» S. ANTONINUS, Sum. Theol., pars 4, titulus 15, cap. 24, § 1. Veronae, 1740, IV, col. 1098.

25 «Isti (filii) in se singuli sentiendo, illa (mater) videndo in omnibus passa est. Facta mater septem martyrum, septies martyr: a filiis non separata spectando, et filiis addita moriendo. Videbat omnes, amabat omnes. Ferebat in oculis, quod in carne omnes.» S. AUGUSTINUS, Sermo 300, In solemnitate martyrum Machabaeorum, cap. 6, n. 6. ML 38-1379, 1380.

26 B. AMEDEUS, Lausannensis episcopus, Homiliae, hom. 5, De mentis robore seu martyrio Beatissimae Virginis. ML 188-1330.

27 «(Dopo la deposizionie dalla croce:) Clarissimum Passionis Christi speculum effectum erat cor Virginis, necnon et perfecta mortis imago. In illo agnoscebantur sputa, convicia, verbera, et Redemptoris vulnera... Iam iuxta Simeonis vaticinium passionis gladius ipsius pertransierat animam. Iamque cum exstincto Filii corpore spiritualiter exspiraverat.» S. LAURENTIUS IUSTINIANUS, De triumphali agone Mediatoris Christi, cap. 21. Opera, Lugduni, 1628, pag. 335, col. 1.

28 «Stabat iuxta crucem Iesu mater eius. O Domina mea, ubi stabas? Numquid tantum iuxta crucem? Imo certe in cruce cum Filio: ibi crucifixa eras secum. Sed hoc distat, quia ipse in corpore, tu autem in corde. Necnon et eius vulnera per corpus eius dispersa, sunt in corde tuo unita.» Stimulus amoris, pars 1, cap. 3, Meditatio compassiva in Parasceve doloris quem tunc habuit B. V. Maria.Inter Op. S. Bonav., Lugduni (iuxta ed. Vaticanam et Mogunt.) 1668, VII, pag. 196, col. 1, C.

29 Vedi la nota precedente.

30 «Quid ergo est quod Dominus dicit, Is. LXIII, 3: Torcular calcavi solus, et de gentibus non est vir mecum? Verum est, Domine, quod non est vir tecum: sed mulier una tecum est, quae omnia vulnera quae tu suscepisti in corpore, suscepit in corde.» RICHARDUS A S. LAUR., De laudibus B. M. V., lib. 1, cap. 5, n. 4. Inter Opera S. Alb. M., Lugduni, 1651, XX, pag. 22, col. 1; Paris., XXXVI, 39.

31 FLAVII IOSEPHI IUDAEI, De imperio rationis libellus, ab Erasmo recognitus, Martyrium Mahcabaeorum graphice describens. Opera, Basileae, 1524, pag. 890 et seq., pag. 904. «Interfectis parvulis, mater pie accensa, nec immerito, cum id non solum humanus sensus habeat, sed immanibus quoque feris amoris ista conditio sit, ut visis insidiis, parvulos saluti propriae praeponentes, alis protegant, defendant morsu, ungue custodiant; et cum cuique sit resistendi facultas, obviam ire hosti pro pullorum amore festinant... At haec zelosissima mater... filios ante se perire festinavit... Matri in omnibus (filios) pares dicam: in nullo ei postponendi... nisi quod illa immanitatem dolorum prae oculis excepit: et dum in suis quoque torqueretur membris, similis vobis (filiis) illi tolerantiae animus fuit. Hoc illa praestantior, quod septem cruciatus, antequam cruciaretur, excepit: et in omnibus, ne superaretur extimuit. Verum exemplum feminarum omnium, nescio an pepereris mulier parvulos tuos, an creaveris, quos sereno vultu passa es in frusta secari: quod intrepida vidisti, parum est: hortata es ut perirent... Et quamvis cum intestino in illorum laceratione ferireris dolore, graviora quam olim parturiens tormenta sentires, simulabas tamen laetitiam: et discusso vultus nubilo, inducebas speciem triumphantis.» - «Saepe namque mater febri aestuantem filium videns, nihil non doloris amplectatur, ut ex illo corpore aegritudinis ignem in se transferat: ita nempe matres filiorum aerumnas propriis malis intolerabiliores existimant. Quod si hoc verum est, ut est profecto verum, in suppliciis filiorum gravius quam ipsi filii cruciabatur mater, maiusque in matre martyrium erat quam in filiis.» S. IO. CHRYSOSTOMUS, In sanctos Maccabaeos et in matrem eorum, n. 2. MG 50-620.

32 «Quod hominum genus ferre non posset, adiuta divino munere femina valuit sustinere. Vicit sexum, vicit hominem et passa est ultra humanitatem. Torquebatur namque magis, quasi torqueretur ex se, quoniam supra se incomparabiliter diligebat id unde dolebat.» B. AMEDEUS, Episc. Lausannen., Homiliae, hom. 5, De mentis robore seu martyrio Beatissimae Virginis. ML 188-1328.

33 «Neque enim praesentior spiritus noster est ubi animat, quam ubi amat.» S. BERNARDUS, Liber de praecepto et dispensatione, cap. 20, n. 60. ML 182-892.

34 «Tanta poena erat in membris, tanta securitas in verbis, tamquam alius torqueretur, alius loqueretur.» S. AUGUSTINUS, Sermo 275, In Natali martyris Vincentii, n. 1. ML 38-1254.

35 «Comprehensus igitur, ferreis ungulis excarnificatus est; cui etiam inter manuum ungues et carnem acuti calami sunt infixi, plumbumque liquefactum in os eius infusum. Quibus in cruciatibus ea vox tantum Bonifatii audiebatur: Gratias tibi ago, Domine Iesu Christe, Fili Dei.» Officium S. Bonifatii martyris, die 14 maii, lectio 3.

36 BREVIARIUM ROMANUM, die 18 iunii, lectio 9: «Numquam tam iucunde epulati sumus, quam haec libenter, Iesu Christi causa, perferimus, in cuius amore nunc fixi esse coepimus.» - Acta Sanctorum Bollandiana, Tom. 2, Parisiis et Romae, pag. 641, 642, Acta S. Sebastiani martyris, cap. 22, n. 84: «Tenentur post haec Marcellianus et Marcus; et ambo ligati ad stipitem clavos in pedibus acutos acceperunt; quibus dicebat insanissimus Fabianus: «Tamdiu fixis stabitis plantis, quousque diis debitum redhibeatis officium.» Tunc ambo fratres in uno ligno confixi psallebant dicentes: Ecce quam bonum et quam iucundum habitare fratres in unum. Dicit eis Fabianus: «Infelices et miseri, deponite amentiam vestram, et liberate vosmetipsos a cruciatibus iminentibus super vos.» Cui respondentes ambo dixerunt: «Numquam tam bene epulati sumus; modo coepimus esse fixi in amore Christi. Utinam non sic esse sicut sumus tamsiu permittas, quamdiu huius tegimur corporis indumento.» Cumque transisset una dies et una nox, et illi in psalmis et hymnis perseverarent, iussit eos ambos ubi stabant lanceis per latera verberari et ita per martyrii gloriam ad siderea regna migraverunt. Item sepulti sunt et ipsi in via Appia, militario secundo ab Urbe, in loco qui vocatur Ad arenas, quia cryptae arenarum illic erant, ex quibus Urbis moenia struebantur.» - Viene riconosciuto che il redattore degli Acta S. Sebastiani, quali li abbiamo, volendo unire, «con un vincolo probabilmente molto artificiale (p. Allard)», vari episodi, per altro veri, ne ha spostati alcuni. A ciò accennava già, con benigna interpretazione, il Baronio (Annales, ann. 286, n. 8). Può essere che i Santi Marco e Marcelliano abbiano sofferto il martirio prima del tempo assegnato dagli Acta (cf. P. Allard, Storia critica delle persecuzioni, IV, cap. 6, § 1, pag. 338, 339). Ma il fatto e il modo del loro martirio sono pienamente accertati. La loro cripta venne scoperta da Mgr. Wilpert, nel 1903, nel cimitero contiguo a quello di S. Callisto.

37 Officium S. Laurentii martyris, lectio 6. Sermo sancti LEONIS Papae, in Natali S. Laurentii, Sermo 85 (al. 83), cap. 4. ML 54-437.

38 SURIUS, De probatis Sanctorum historiis, Coloniae Agrippinae, IV, die 10 augusti. Gesta... illustrissimi martyris et Archilevitae Laurentii, pag. 614: «Valerianus praefectus dixit: «Ubi sunt ignes quos tu diis minabaris?» Beatus Laurentius ait: «O vestram insaniam! Infelices, non cognoscitis vestros carbones mihi non ardorem adferre, sed refrigerium?» Omnes vero, qui illic aderant, mirabantur praecepisse Decium ut vivus assaretur. At ille vultu elegantissimo dicebat: «Gratias ago tibi, Domine Iesu Christe, quod me confortare dignatus es;» elevansque oculos suos in Decium: «Ecce, miser, assasti unam partem: versa aliam, et manduca;» gratiasque agens Deo, dixit: «Gratias ago tibi, Domine Iesu Christe, quod merui ianuas tuas ingredi;» atque ita reddidit spiritum.» - Acta alia, ex Martyriologio Adonis, inter Acta Sanctorum Bollandiana, die 10 augusti, tom. XXXVI, augusti II, Parisiis et Romae, 1867, pag. 519, n. 11: «Sanctus Laurentius dixit: «Disce, miser, quanta est virtus Dei mei. Nam carbones tui mihi refrigerium praestant, tibi aeternum supplicium: quia ipse Dominus novit, quod accusatus, non negavi; interrogatus, Christum confessus sum; assatus, gratias ago.» Et vultu pulcherrimo dicebat: «Gratias tibi ago, Domine Iesu Christe, qui me confortare dignatus es.» Et elevans oculos suos in Decium, dixit: «Ecce, miser, assasti unam partem: regyra aliam, et manduca.» Gratias igitur agens et glorificans Deum, dixit: «Gratias tibi ago, Domine Iesu Christe, quia ianuas tuas ingredi merui;» et emisit spiritum.»

39 «Non enim occisus est cito, sed cruciatus est in igne; diu vivere permissus est: imo non diu vivere permissus est, sed tarde mori compulsus est. In illa ergo longa morte, in illis tormentis, quia bene manducaverat et bene biberat, tamquam illa esca saginatus et illo calice ebrius, tormenta non sensit.» S. AUGUSTINUS, In Ioannem, tractatus 27, n. 12. ML 35-1621.

40 Questi è certamente Philippus DIEZ, Lusitanus, (altrove è detto di Salamanca), Ord. Min. de Observ. Non abbiamo rintracciato questa sentenza, né nel suo Mariale, Venezia, 1608; né nelle sua Conciones quadruplices, Venetiis, 1603, 4 vol. Egli termina quasi tutte le sue prediche con domandare per sé e per gli uditori la gloria o felicità eterna, «ad quam nos perducat Iesus Mariae filius». Si ha pure di lui un'altra opera, che non abbiamo potuto rinvenire: De festivitatibus B. Virginis conciones 28, Venetiis, 1601.

41 «Dans les autres martyrs, dit saint Bernard, le grand amour qu'ils avaient pour Dieu adoucissait la douleur que leur causaient leurs tourments; mais l'amour extrême qu'avait la sainte Vierge pour son cher fils, faisait son martyre, et comme elle a plus aimé Iésus- Christ que tous les saints ensemble, son martyre a été plus amer et plus douloureux que le leur: «In aliis martyribus magnitudo amoris dolorem lenivit passionis; sed beata Virgo quanto plus amavit, tanto plus doluit, tantoque ipsius martyrium gravius fuit.» Jean CROISET, L'année chrétienne ou Exercices de piété, contenant la vie de N.- S. Jésus-Christ... et celle de la trés sainte Vierge Marie. La Vie de la très sainte Vierge, § 23. Lyon, 1819, pag. 465. - «Super haec martyrio (B. Virgo) decorata fuit. Ipsius enim animam pertransivit gladius, non materialis, sed doloris. Quo martyrio gravius passsa fuit quam ferro. Quanto enim incomparabiter amavit, tanto vehementius doluit. Unde sicut non fuit amor sicut amor eius, ita nec fuit dolor similis dolori eius. In martyribus magnitudo amoris dolorem lenivit passionis: sed beata Virgo quanto plus amavit, tanto plus doluit, tantoque ipsius martyrium gravius fuit; unde, quia plus omnibus dilexit, et iuxta magnitudinem amoris erat vis doloris, gravius passa fuit mente quam martyres carne.» RICHARDUS A S. VICTORE, Explicatio in Cantica Canticorum, cap. 26. ML 196-483, 484. - Però, S. BERNARDO esprime una sentenza simile. Sermo in «Signum magnum», n. 14, 15, ML 183-437, 438: «Tuam ergo (o beata Mater) pertransivit animam vis doloris, ut plus quam martyrem non immerito praedicamus, in quam nimirum corporeae sensum passionis excesserit compassionis affectus... Ille etiam (Iesus) mori corpore potuit, ista commori corde non potuit? Fecit illud caritas, qua maiorem nemo habuit; fecit et hoc caritas, cui post illam similis altera non fuit.»

42 «Ut ait Ethicus: «Pulsus doloris est amor.» Ut scias quanta sit febris et calor, tangis et tentas pulsum: ita, ut scias quantus fuerit dolor Christi et Virginis, cogita quantus fuerit utriusque amor, tum mutuus, tum erga omnes homines. Nam mensura et «ulna doloris amor.» Quantus amor, tantus dolor; et vice versa, quantus dolor, tantus amor.» CORNELIUS A LAPIDE, Com. in Threnos Ieremiae, cap. 1, v. 12. Comment. in Scripturam Sacram, Parisiis, XII, 1860, pag. 361, col. 1.

43 «Ergo abysso abyssum invocante (Ps. XLI, 8), duae dilectiones in unam convenerant, et ex duobus amoribus factus est amor unus, cum Virgo mater Filio divinitatis amorem impenderet, et, in Deo, amorem nato exhiberet.» B. AMEDEUS, Lausannen. episc., Homilia 5, De mentis robore seu martyrio Beatissima Virginis. ML 188-1329.

44 DEL RIO, S. I., In Canticum Canticorum, Parisiis, 1604, cap. 2, sectio 2, § 4, pag. 71: «Pie namque creditur - verba haec sunt GUILHELMI, - cum Deum corporaliter conciperet, tantam in se ipsa, de calore supervenientis in se Spiritus Sancti, flammam pii amoris concepisse, quantam capere poterat puri hominis modus.» - Tanto Guglielmo, detto Parvus, Abbas Neobrigensis, quanto Guglielmo, detto Alvernus ossia Parisiensis, hanno scritto Commentarii sulla Cantica, rimasti inediti. Di uno di loro il Del Rio riferisce ogni tanto qualche passo: di quale dei due, non apparisce chiaramente; sembra però che sia piuttosto del Neobrigensis.

45 «Non fuit talis filius, non fuit talis mater, non fuit tanta caritas sicut inter matrem et filium, non fuit tam indigna mors, non fuit dolor tantus. Sciebat siquidem mater qualis erat filius, unde conceptus, et quomodo, et cetera huiusmodi. Et ideo quanto dilexit tenerius, tanto vulnerata est profundius.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. M. V., lib. 3, § 12, n. 3. Inter Opera S. Alberti Magni, Lugduni, 1651, XX, pag. 95, col. 2.

46 S. ALBERTUS MAGNUS, Quaestiones super «Missus», quaestio 78, n. 7, pag. 66, col. 2; Mariale, cap. 116, p. 368, col. 2: «Omnis dolor ex amore est... Ergo, ubi improportionabilis amor, ibi improportionabilis dolor.» Conchiude il Santo Dottore: «Ergo in infinitum maior erat dolor beatae Virginis quam dolor aliorum (sanctorum in Passione Christi); ergo et eius maior erat (Mariale: erit) aureola (martyrii) aliorum aureolis.»

47 «Nullus dolor amarior, - nam nulla proles carior.» Officium de Compassione B. M. V., Hymnus ad Vesperas. Inter Op. S. Bonav., ed. Lugdun., (iuxta ed. Rom. et Mogunt.), VI, pag. 465, col. 1, B. - «Bonelli ponit illud (opusculum) inter dubia; nos vero non dubitamus illud esse spurium.» Editores Claraquenses, X, pag. 21, n. 10. «Plures codices saeculi XIV inveniuntur.» Iidem, ibidem.

48 «Item quod non fuerit tam amarum martyrium aliorum sanctorum, manifestissime patet. Non fuit talis filius, non fuit talis mater, non fuit tanta caritas, sicut inter matrem et filium, non fuit tam indigna mors, non fuit dolor tantus. Sciebat siquidem mater qualis erat Filius, unde conceptus, et quomodo, et cetera huiusmodi. Et ideo quanto dilexit tenerius, tanto vulnerta est profundius.» RICHARDUS A S. LAURENTIO, De laudibus B. M. V., lib. 3, § 12, n. 3. Inter Op. S. Alberti M., Lugduni, XX, 95, col. 2. - La nota di S. Alfonso «Lib. 3, de laud. Virg.» indica la sua intenzione di citare Riccardo di S. Lorenzo, e non già S. Lorenzo Giustiniani.

49 «S. Idelfonso, parlando dei dolori di Maria, non dubitò di asserire che questi furono maggiori di tutti insieme i tormenti di tutti i martiri: «Parum est Mariam in Passione Filii tot et tam acerbos pertulisse dolores, ut omnium martyrum collective tormenta superaret.» SINISCALCHI, S. I., Il martirio del Cuore di Maria Addolorata, Considerazione 36, III. Venezia, 1784, pag. 249. - «Haec Virgo gloriosa refulget, etiam super choros, ut cantatur, exaltata angelicos, clarissima inter virgines, candidior inter martyres. Quia etsi illi martyrio coronati dealbarunt stolas suas et candidas eas fecerunt in sanguine Agni (Apoc. VII, 14), nihilominus haec beata et venerabilis Virgo candidior digne praedicatur, eo quod etsi corpora martyrum pro Domino supplicia pertulerunt, nihilominus haec admirabilis Virgo in anima passa, teste Domino, comprobatur. Ait enim Simeon, vel Dominus ad eam: Et tuam ipsius animam pertransibit gladius (Luc. II, 35). Quod si gladius usque ad animam pervenit, quando ad crucem stetit... etiam plus quam martyr fuit, quia in animo non minus amoris quam maeroris est intus gladio vulnerata. Parata enim stetit, si non deesset manus percussoris. Beata Dei Genitrix iure plus quam mater est (al., e, a nostro parere, meglio: plus quam martyr mater est); quae nimio amore vulnerata testis exstitit Salvatoris, et pro maerore in animo (al. per maerorem in anima) cruciatum sustinuit passionis.» S. Hildefonsi, episcopi Toletani, Semones dubii, De Assumptione B. Mariae, sermo II. ML 96-252.

50 L'ed. I e quella del 1760: o pur niente; quella del '76, come nel testo.

51 «Quidquid enim crudelitatis inflictum est corporibus martyrum, leve fuit, aut potius nihil, comparatione ipsius tuae passionis, quae nimirum sua immensitate transfixit cuncta penetralia tui benignissimi cordis.» EADMERUS, Cantuariensis monachus, Liber de excellentia Virginis Mariae, cap. 5. ML 159-567, inter Opera S. Anselmi.

52 «Nam si de aliis sanctis Paulus asserit: Quibus dignus non erat mundus (Hebr. XI, 38): quid dicemus de Deipara, quae tanto super omnes martyres exsplenduit, quanto stellas praefulgurat sol?» BASILIUS SELEUCIENSIS, Oratio 39, In SS. Deiparae Annuntiationem, n. 5. MG 85-442. - Qui propriamente, Basilio paragona Maria agli altri santi, non quanto ai dolori, ma quanto alla dignità ed eccellenza assoluta, essendo ella Madre di Dio ed avendoci dato Gesù Cristo.

53 «La piena di questi dolori non solo doveva confarsi con le virtù di Maria e con la gloria che l'aspettava su in cielo, ma doveva anche confarsi all'onore dovuto al suo Figliuolo divino qui in terra. Imperocché, non era mai dovere che un Dio patisse, e che non fosse insieme degnamente compatito. Ma chi poteva compatirlo degnamente? Gli angeli in cielo potevano adorarlo, potevano ammirarlo, potevano lodarlo, ma non potevano compatirlo. Gli uomini in terra, invece di compatirlo, cagionavano e raddoppiavano i suoi tormenti. Ora, affinché non si vedesse questa mostruosità, che solo le creature insensibili, la terra, gli elementi, il sole, il cielo, avessero ad addolorarsi nella morte e nella Passione del loro Creatore, scelse la Provvidenza il Cuore di Maria; ed in esso versò tanto di duolo, che potesse giustamente compassionare la Passione tanto acerba dell'Uomo Dio. Perciò, come la Vergine annunziata dall'Angelo diede in luogo di tutti gli uomini il suo consenso per le nozze del Verbo eterno con l'umana natura; all'istesso modo, appassionata sul Calvario, in luogo di tutti gli uomini lo compatì.» Gio. Piero PINAMONTI, S. I., Il Sacro Cuore di Maria Vergine, considerazione 6, § 1 (verso la fine), Opere, Parma, 1710, pag. 352, col. 1.

54 «Exinde Doctor Seraphicus...: «O Domina, cur ivisti immolari pro nobis? Numquid non sufficiebat Filii Passio nobis, nisi crucifigeretur et mater?» PACIUCHELLI, Excitationes dormitantis animae: Ave Maria, excitatio 10, n. 9, Venetiis, 1720, pag. 449, col. 1. - Stimulus amoris, pars 1, cap. 3: inter Opera S. Bonav., Rom., Mog., Lugd., 1668, VII, 196, col. 1, C.

55 S. ALBERTUS MAGNUS, Quaestiones super «Missus», Quaestio 150, Responsio ad quaestiones 148, 149 et 150, pag. 105, col. 1; Mariale, cap. 189, pag. 409, col. 1: «Sicut totus mundus obligatur Deo per suam Passionem, ita et Dominae (Mariale: Dominus: sbaglio manifesto) omnium per compassionem.»

56 I ediz.: dissi.

57 «Beata Agnes (non già l'angelo) loquitur sponsae (Birgittae) dicens: «... Habuit insuper Maria latitudinem excedentem, hoc est, misericordiam. Nam sic pia et misericors fuit et est, quod maluit omnes tribulationes sufferre, quam quod animae non redimerentur.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 3, cap. 30. Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 165, col. 1 - Oratio IV, pag. 557, col. 2: «Et quamvis Filium tuum cordialiter diligebas, maluisti tamen illam poenam amarissimam sustinere, ut scilicet ipse pro animabus redimendis moreretur, quam quod, ipsis perditis, mors illa ab eo evitaretur.»

58 «Et laetabatur dolens, et laetabunda dolebat, quod offerebatur sacrificium vespertinum in salvationem sui, et in redemptionem omnium nationum, quo placabatur iratus, quia non pecoris, sed iusti sanguinis (leggi; sanguis) immolabatur innoxius, et pretium solvebatur in illo ligno divinum, quo genus liberabatur humanum.» B. SIMON DE CASSIA (beatificato nel 1833 da Gregorio PP. XVI), De gestis Domini Salvatoris in IV Evangelistas libri XV, lib. 2, De Virgine Maria, cap. 27. Coloniae Ubiorum, 1540, pag. 76, col. 1.

59 «Maria loquebatur: «... Ego plena fui tribulatione a nativitate Filii mei usque ad mortem eius... Sed nunc respicio ad omnes qui in mundo sunt, si forte aliqui compatiantur mihi et recogitent dolorem meum; et valde paucos invenio qui cogitant tribulationem et dolorem meum. Ideo, filia mea, licet a multis oblita et neglecta sim, tu tamen non obliviscaris me: vide dolorem meum, et imitare quantum potes. Considera dolores meos, et lacrimas; et dole, quia amici Dei pauci sunt.» Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 2, cap. 24. Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 115, col. 1.

60 Ritiratisi, fin dal 1233, in una povera casa di campagna, e, l'anno seguente, nella solitudine del Monte Senario, a menare vita austerissima, a ciò invitati da Maria SS., sette nobili e ricchi mercanti Fiorentini, nel 1239, la notte tra il Venerdì Santo ed il Sabato Santo, ebbero, - se tutti insieme o ciascuno a parte, non risulta chiaramente dagli antichi documenti - una nuova apparizione di Maria. «Adsum, inquit, ego Dei Mater tot vestris precibus efflagitata. Vos mihi primum in Servos elegi, ut sub hoc meo nomine vineam Filii mei excolatis. Aspicite quali vos vestium genere indui iubeo: habitus hic indicat suo atro colore, quem hodie in Unigeniti mei morte sim passa maerorem. Vos igitur multicolores mundanarum vestium pro me aspernati (già nel 1233 vestivano di grigio), haud difficile habebitis in posterum huiusmodi indumenta gestare, quo referatis in veste quos passa fuerim dolores in corde. Accipite et hanc Augustini Regulam, ut hoc aureo Servorum meorum titulo insigniti, hanc quoque aeternae vitae palmam consequamini.» Era accompagnata la celeste Regina da una moltitudine di angeli, «quorum alii singula Passionis mysteria, alii proprius lugubres habitus, alius expansum librum, titulum alius Servorum aureis radiis circumornatum cum palma in manibus gestabat.» GIANIUS, Annales S. Ordinis Fratrum Servorum B. M. V., I, Centuria prima, lib. 1, cap. 14, Lucae, 1719, pag. 33, col. 1. - Cf. Officium SS. Septem Fundatorum Ordinis Servorum B. M. V., die 12 februarii.

61 B. Veronica de Binasco, Virgo Monasterii S. Marthae, Mediolani, sub Regula S. Augustini (+ 1497). - Isidorus de ISOLANIS, O. P., Vita, lib. 1, cap. 9, n. 14, inter Acta SS. Bollandiana, 13 ian. (Paris, V. Palmé, Ian. II, pag. 174): «Qua tempestate rapi primum ad supernas delicias coepit, Christum Maximum audivit dicentem: «Intellige, filia mea, lacrimas Passionis meae gratia ab meditantibus manantes mihi quam gratissimas fore. At cum mei Genitricem coelorum Reginam inexcogitato amore prosequar, gratior mihi est dolorum, quos in Passione mea perpessa est, attenta meditatio.»

62 «Legitur nempe in quibusdam revelationibus, et memini legisse me idipsum excerptum fore ex libro revelationum sanctae Elisabeth, videlicet quod post Assumptionem beatae Mariae, sactus Ioannes apostolus, cum esset anxius ex devotionis fervore beatam Mariam in gloria caelesti videre, raptus in spiritu vice quadam vidit in spiritu Dominum Iesum cum gloriosa sua Matre. Audivit quoque, quod ecce beata Virgo loquebatur suo Filio Domino Iesu de doloribus quos Christus pertulit in cruce, et de compassione quam ipsa Mater pro tunc sustinuit, et quomodo hic apostolus Ioannes pro tunc affuit, etc. Petivit quoque beata Maria Filium, ut specialem gratiam donare dignaretur omnibus, qui huius memoriam agerent devote. Et mox Dominus Iesus promisit talibus quatuor praecipua dona gratiarum. Primo, quod qui beatam Mariam per dictos dolores invocaret, veram poenitentiam de omnibus peccatis agere mereretur ante mortem. Secundo, quod tales in adversis custodit, praecipue in mortem. Tertio, quod memoriam Passionis imprimit mentibus eorum, et in caelo praemium praestat. Quarto, quod talem concederet potestati beatae Mariae, ut, quidquid vellet, cum eo homine faceret, atque omnia optata sibi impetraret ad salutem.» PELBARTUS DE THEMESWAR, O. M., Stellarium coronae gloriosissimae Virginis, lib. 3, pars 3, art. 3, Venetiis, 1586, fol. 76, col. 1. - Il P. Livario OLIGER, Ord. Min., ci ha dato il testo completo della Revelationes B. Elisabeth, che riguardano la vita di Maria SS., in una molto accurata Disquisitio critica, pubblicata dall'Antonianum, Anno I (1936), fasc. 1, pag. 24-83. Non vi si trova nulla sul presente argomento. Vedi, su queste Rivelazioni, la nostra Appendice, 5, pag. 528 e seguenti. - HEROLT (Discipulus), sermones de Tempore et de Sanctis, Venetiis, 1598.In fine: Promptuarium «Discipuli» de miraculis B. M. V., Exemplum 12, pag. 7, riferisce una simile rivelazione: «Quidam sanctus Pater in spiritu audivit Iesum Christum quaerentem a Matre misericordiae, qui fuissent dolores sui maiores in mundo. Et illa: «Quinque fuerunt maiores ceteris. Primus, cum Simeon te occidendum prophetavit. Secundus fuit, cum te perdidi per triduum. Tertius, cum te captum et ligatum audivi. Quartus, cum te crucifixum vidi. Quintus, cum te vidi poni in sepulcro.» Cui Christus ait: «Qui me ad primum tuum dolorem cum uno Pater noster et Ave Maria salutaverit, dabo ei cognitionem et contritionem peccatorum. Si ad secundum idem fecerit, dabo ei remissionem omnium peccatorum. Si ad tertum idem fecerit, virtutes, quas per peccatum perdidit, dabo. Et ad quartum dabo ei donum gratiae, et cibabo eum ante mortem corpore meo. Si ad quintum, apparebo ei in morte, et recipiam eum in vitam aeternam.» -

63 La I ed. e quella del 1760: tornasse.

64 I ed.: della mia salute.

65 Revelationes S. BIRGITTAE, lib. 6, cap. 97, Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 431, col. 1: «Quidam magnus dominus... qui diu non fuerat confessus, graviter infirmabatur, etc... Tertio autem die iterum veniens confessor ad infirmum, ex revelatione Christi sponsae facta, sic dixit ei: «Christus Filius Dei vivi et diaboli Dominus, dicit tibi: Tu habes in te septem daemonia. Unus sedet in corde, ligans illud ne peccatis compungaris. Secundus sedet in oculis, ne videat utiliora animae tuae. Tertius sedet in ore tuo, ne loquaris ea quae sunt ad honorem Dei. Quartus sedet in inferioribus tuis: ideo dilexisti omnem impuritatem. Quintus est in manibus tuis et pedibus: ideo homines spoliare et interficere non verebaris. Sextus est in interioribus tuis, et ideo gulae deditus es et ebrietati. Septimus in anima tua, ubi Deus sedere deberet, et modo ibi sedet diabolus inimicus eius. Ideo poenitere citius, qui adhuc Deus propitiabitur tibi. «Tunc infirmus ille cum lacrimis respondit: «Quomodo mihi persuadere poteris veniam, qui tot publicis sceleribus sum irretitus?» Respondit confessor: «Iuro tibi, quia expertus sum, quod etiamsi maiora fecisses, per contritionem salvaberis.» Tunc ille iterum cum lacrimis dixit: «Ego desperabam de salute animae meae, quia homagium feci diabolo, qui mihi multoties locutus est: ideo iam sexagenarius numquam feci confessionem, nec sumpsi corpus Christi, sed finxi mihi negocia quando alii communicabant; iam vero confiteor tibi, Pater, quod tales lacrimas quales nunc habeo, numquam recordor me habuisse.» Igitur illo die quater confessus est, et sequenti die etiam post confessionem communicavit. Post haec autem sexto die mortuus est, de quo Christus ad Sponsam sic loquebatur dicens: «Iste homo servivit latroni illi, cuius periculum ostendi tibi prius; et ab eo iam fugit diabolus, cui homagium fecerat; e hoc fuit propter contritionem quam habuit, et iam venit ad purgatorium; et huius liberationis signum est contritio quam habebat in fine. Sed potes quaerere: quare meruit contritionem homo qui tantis sceleribus involutus erat? Respondeo tibi: hoc fecit dilectio mea, qui usque ad ultimum punctum exspecto hominis conversionem, et meritum Matris meae; nam licet iste homo non dilexit eam corde, tamen quia consuetudo sua fuit compati dolori eius quoties eam considerabat et audiebat nominari, ideo compendium salutis suae invenit, et salvus erit.»

66 Fr. IACOBUS Mediolanensis, Stimulus amoris, cap. 15. Bibliotheca Franciscana ascetica medii aevi, tom. 4, ad Claras Aquas, 1905, pag. 80. - Inter Opera S. Bonaventurae, ed. Lugdunen. (iuxta Vaticanam et Moguntinam), 1668, VII, pag. 196, col. 2, Stimulus amoris, pars 1, cap. 3.




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