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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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SUL DOLORE II. - Della fuga di Gesù in Egitto.

Come cerva che ferita da saetta, dove va, porta il suo dolore, portando sempre seco la saetta che l'ha ferita; così la divina Madre dopo il vaticinio funesto di S. Simeone, come vedemmo nella considerazione del primo dolore, portò sempre seco il suo dolore colla memoria continua della Passione del Figlio. Hailgrino spiegando quel passo de' Cantici: Et comae capitis tui sicut purpura regis vincta canalibus (Cap. VII, 5), dice che queste chiome porporine di Maria erano i pensieri continui della Passione di Gesù, che le facevano continuamente vedere come presente il sangue che un giorno avea da scorrere dalle sue piaghe: Mens tua, o Maria, et cogitationes tuae tinctae in sanguine dominicae Passionis, sic affectae semper fuere, quasi recenter viderent sanguinem de vulneribus profluentem (In Cant., loc. cit.).1 Sicché il Figlio stesso era questa saetta al cuore di Maria, che quanto più amabile se le dimostrava, sempre più la feriva col dolore d'averlo a perdere con una morte così spietata. - Passiamo ora a considerare la seconda spada di dolore, che la ferì nella fuga che dovette fare il suo Gesù bambino in Egitto per la persecuzione di Erode.

Avendo già inteso Erode ch'era nato l'aspettato Messia, temé scioccamente ch'egli gli avesse avuto a togliere il regno; onde S. Fulgenzio rimproverandogli la sua sciocchezza così gli dice: Quid est quod sic turbaris, Herodes? Rex iste qui natus est, non venit reges pugnando superare, sed moriendo mirabiliter


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subiugare (Serm. 5, de Epiph.).2 Aspettava perciò l'empio la notizia da' santi Magi, dove fosse il nato re, affine di torgli la vita; ma vedendosi deluso da' Magi, ordinò la morte di tutti i bambini, che allora si trovavano d'intorno a Betlemme. Quindi fu che l'angelo apparve in sogno a S. Giuseppe e gl'impose: Surge et accipe puerum et Matrem eius, et fuge in Aegyptum (Matth. II, [13]). Vuole il Gersone che subito nella stessa notte S. Giuseppe ne diè l'avviso a Maria, e prendendo Gesù bambino si posero in viaggio,3 come par che si ricavi chiaramente dallo stesso Evangelio: Qui consurgens accepit puerum et matrem eius nocte, et secessit in Aegyptum (d. c. II, [14]). - Oh Dio, disse allora Maria, come contempla il B. Alberto Magno, dee dunque fuggire dagli uomini quello ch'è venuto a salvare gli uomini? Debet fugere qui Salvator est mundi?4 E conobbe allora l'afflitta Madre che già cominciava a verificarsi circa del Figlio la profezia di Simeone: Positus est hic... in signum cui contradicetur,5 vedendo che appena nato, era perseguitato a morte. Qual pena dovette essere al cuor di Maria, scrisse S. Gio. Grisostomo, il sentirsi intimare quel duro esilio insieme col Figlio: Fuge a tuis ad extraneos, a templo ad daemonum fana. Quae maior tribulatio, quam quod recens natus a collo matris pendens cum ipsa matre paupercula fugere cogatur?6

Ciascuno poi può considerare quanto patì Maria in questo


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viaggio. La via era ben lunga per giungere in Egitto; comunemente vogliono gli autori col Barrada (Lib. 10, c. 8) ch'era di 400 miglia; sicché almeno il viaggio fu di trenta giornate.7 La via poi, come la descrive S. Bonaventura, era aspra, incognita, boscosa, e poco frequentata dalle genti: Viam silvestrem, obscuram, asperam, et inhabitatam.8 Il tempo era d'inverno, sicché ebbero da viaggiare con nevi, piogge, venti, per istrade rotte e fangose. Maria era allora di quindici anni, donzella delicata e non avvezza a simili viaggi. Non aveano già chi li servisse: Ioseph et Maria, disse S. Pier Grisologo, non habent famulum, non ancillam; ipsi domini et famuli.9 - Oh Dio qual compassione era vedere quella tenera verginella con quel bambino di fresco nato in braccio andar fuggendo per questo mondo! Domanda S. Bonaventura: Quomodo faciebant de victu? Ubi nocte quiescebant? Quomodo hospitabantur? (De vit. Christi).10 E di che altro potevano cibarsi che d'un tozzo di pane duro portato da S. Giuseppe o accattato per limosina? dove doveano dormire in questa via - specialmente in quelle dugento miglia di deserto, che vi erano, come riferiscono gli autori, dove non vi erano né caseosterie - se non sopra l'arena o sotto di qualche albero nel bosco, allo scoperto del sereno, col pericolo de' ladri o delle fiere selvagge di cui abbonda l'Egitto? Oh chi mai avesse incontrati questi tre gran personaggi del mondo, per quali mai l'avrebbe allora riputati, se non per tre poveri mendici e vagabondi?


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Abitarono nell'Egitto in una terra detta Matarea, come vogliono Brocardo e Giansenio, benché S. Anselmo vuole che abitassero nella città di Eliopoli, prima chiamata Menfi ed ora Cairo.11 E qui si consideri la gran povertà che dovettero ivi sopportare per quelli sette anni che vi stettero, come asserisce S. Antonino con S. Tommaso ed altri.12 Erano forestieri, sconosciuti, senza rendite, senza danari, senza parenti; appena si arrivavano a sostentare colle loro povere fatiche: Cum enim essent egeni, scrisse S. Basilio, manifestum est quod sudores frequentabant, necessaria vitae inde ibi quaerentes.13 Scrisse


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di più Landolfo di Sassonia - e sia ciò detto per consolazione de' poveri - che ivi Maria stava in tanta povertà, che qualche volta non avea neppure un poco di pane che 'l Figlio le cercava costretto dalla fame: Aliquando Filius famen patiens panem petiit, nec unde daret Mater habuit (In Vit. Christi, c. 13).14

Morto poi che fu Erode, narra lo stesso S. Matteo che di nuovo l'angelo apparve in sogno a S. Giuseppe e gl'impose di tornare nella Giudea.15 - Di questo ritorno parlando S. Bonaventura, meditava il maggiore affanno della B. Vergine, per lo trapazzo che in quel viaggio dovette soffrire Gesù giunto all'età di sette anni circa; poiché in tal'età, dice il santo: Sic magnus est, ut portari non valeat, et sic parvus, quod per se ire non potest.16

Il vedere dunque Gesù e Maria andare così fuggiaschi pellegrinando per questo mondo, c'insegna a dover noi ancora vivere in questa terra da pellegrini, senz'attaccarci a' beni che il mondo ci offerisce, come quelli che presto l'abbiamo da lasciare ed andare all'eternità: Non... habemus hic manentem civitatem, sed futuram inquirimus (Hebr. XIII, 14). Al che soggiunge S. Agostino: Hospes es, vides et transis.17 Di più c'insegna


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ad abbracciare le croci, poiché non si può vivere in questo mondo senza croce. A tal proposito la B. Veronica da Binasco agostiniana fu portata in ispirito ad accompagnar Maria con Gesù bambino in questo viaggio d'Egitto, in fine del quale le disse poi la divina Madre: Figlia, hai veduto con quanti stenti siamo giunti a questo paese; or sappi che niuno riceve grazie, se non patisce.18 E chi vuole meno sentire i patimenti di questa vita, bisogna che prenda seco Gesù e Maria: Accipe puerum et matrem eius.19 A chi porta nel suo cuore coll'amore questo Figlio e questa Madre, si rendono leggiere, anzi dolci e care tutte le pene. Amiamola dunque e consoliamo Maria20 con accogliere dentro de' nostri cuori il suo Figliuolo, che seguita anche oggidì ad essere perseguitato dagli uomini co' loro peccati.

Esempio.

Un giorno Maria SS. apparve alla B. Coletta francescana, e le fece vedere in un bacile Gesù bambino fatto in pezzi, e poi così le disse: Così trattano i peccatori continuamente il Figlio mio, rinnovando a lui la morte, ed a me i dolori: figlia, prega per essi, acciocché si convertano (ap. P. Genov., serv., Dol. di Mar.).21 - Al che si unisce quell'altra visione ch'ebbe la


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Ven. Suor Giovanna di Gesù e Maria anche francescana. Questa un giorno meditando appunto Gesù bambino perseguitato da Erode, sentì un gran romore, come di gente armata che inseguisse alcuno; e poi si vide innanzi un bellissimo fanciullo tutto affannato che fuggiva, e che le disse: Giovanna mia, aiutami, nascondimi: io sono Gesù Nazareno, fuggo da' peccatori che mi vogliono uccidere, e mi perseguitano com'Erode; salvami tu (Loc. cit.).22

Preghiera.

Dunque, o Maria, anche dopo che 'l vostro Figlio è morto per mano degli uomini, che l'han perseguitato sino alla morte,


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neppure quest'ingrati han finito di perseguitarlo co' loro peccati e di continuare ad affliggere voi Madre addolorata? Ed uno di questi, oh Dio, sono stato ancor io? Ah madre mia dolcissima, impetratemi lagrime per piangere una tanta ingratitudine. E poi per li patimenti che patiste nel viaggio d'Egitto, assistetemi col vostro aiuto nel viaggio che sto facendo verso l'eternità, acciocché in fine possa venire con voi ad amare il mio perseguitato Salvatore nella patria de' beati. Amen.




1«Est ergo sensus: Caput tuum, id est mens tua, est prudenter circumcisa; et comae tuae, id est cogitationes tuae, tinctae sunt in memoria sanguinis Dominicae Passionis et affectae sunt cogitationes tuae quasi recentem viderent sanguinem de vulneribus perfluentem.» THOMAS Cisterciensis (+ circa l'anno 1180 - non già Thomas Vercellensis), Commentarii in Cantica Canticorum, cum notis Ioannis ALGRINI, cognomento de Abbatisvilla, Cardinalis (1227) titulo S. Sabinae, lib. 10 (in fine). ML 206-724. - La nota è del Cardinale Algrino; non vi si parla espressamente di Maria SS., ma di ogni anima che può dirsi sposa, nel senso della Cantica.



2 «Quid est quod sic turbaris, Herodes? Quoniam natum regem Iudaeorum audisti, turbaris, suspicionibus agitaris, invidiae stimulis inflammaris, et ob hoc natum regem occidere conaris. Inanis est ista turbatio tua... Rex iste qui natus est non venit reges pugnando superare, sed moriendo mirabiliter subiugare; nec ideo natus est ut tibi succedat, sed ut in eum mundus fideliter credat. Venit enim, non ut pugnet vivus, sed ut triumphet occisus.» S. FULGENTIUS, Ruspensis episc., Sermones, Sermo 4, De Epiphania, etc., n. 5. ML 65-734.

3 «Paret Mater: nec mora, nocte fugam capiunt clam, - Ostiolis post se clausis, nullasque salutes, - Nulla vale tota vicinia cara recepit.» Io. GERSONIUS, Iosephina, distinctio prima, v. 49-51. Opera, Antverpiae, 1706, IV, 745, 746.

4 «Fuge (Matth. II, 13). Et mirabile videtur, qualiter dicit debere fugere eum, qui de Spiritu Sancto natus est, qui Deus est, qui Salvator et praesidium est omnium et refugium.» S. ALBERTUS MAGNUS, Expositio in Evang. sec. Matth., cap. 2. Opera, Lugduni, 1651, IX, pag. 33, col. 1; Paris., XX, 78.

5 Luc. II, 34.

6 (Non già S. Gio. Grisostomo, ma) S. PETRUS CHRYSOLOGUS, Sermo 151, De fuga Christi in Aegyptum, ML 52-602: «Reverentius diceret: Vade in Aegyptum, ut esset profectio, non fuga... Accipe puerum et matrem eius, et fuge in Aegyptum. In Aegyptum fuge a tuis ad extraneos, ad sacrilegos a sanctis, a templo tuo ad daemonum fana, ad idolorum patriam a regione sanctorum.»

7 «Longum est a Nazareth in Aegyptum iter... Auctore Abulensi... a civitate Gaza quae in finibus Iudaeae ad Austrum sita est, ad Cairum usque Aegypti praecipuam civitatem, septuaginta leucae numerantur, quarum quinquaginta solitudo occupat. A Nazareth Ierusalem usque, Borchardus 27 leucas, a Ierusalem usque ad Hebron 8 supputat, ab Hebrone usque ad Gazam dietae unius iter esse scribit. Unde a Nazareth Cairum usque, centum amplius leucas itinere terrestri supputare poteris.» Seb. BARRADAS, S. I., Comment. in Concordiam et Historiam Evangelicam, I, Lugduni, 1611, lib. 10, cap. 8, pag. 529, col. 1, 2. - Da Nazareth a Gerusalemme si contano da 120 a 130 chilometri; da Gerusalemme poi al Cairo, per la via ordinaria, lungo il mare, passando per Ascalon e Gaza, 550 chilometri. Betlemme dista da Gerusalemme circa 7 chilometri.

8 «Portabat eum Mater tenera et iuvenis valde, et sanctus Ioseph multum senex, in Aegyptum per viam silvestrem, obscuram, nemorosam, asperam et inhabitatam.» Meditationes vitae Christi, cap. 12. Inter Opera S. Bonaventurae, ed. Lugdunensis (conforme a quelle di Roma e di Magonza), 1668, pag. 343, col. 2, B.

9 Testo non trovato presso il Grisologo.

10 «Sed quo modo faciebant de victu secum portando? Ubi etiam, et quo modo, de nocte quiescebant, et hospitabantur? raro enim domos in illo deserto inveniebant.» Meditationes vitae Christi, come sopra.

11 «Porro locus ille ad quem delatus fuit in Aegypto Christus, etiamnum apud infideles celebris est. Nam invenio apud quemdam scriptum, hunc locum... ab incolis Aegyptiis Mataream vocari, et distare a Cairo decem millia passuum; qui etiam eum locum religionis causa invisit anno 1502;... Mauros quoque eo in loco ubi fertur Virginis fuisse habitatio, perpetuo ardentem lampadem in pueri Iesu illic asservati memoriam conservare.» Cornelius IANSENIUS, Episc. Gandavensis, Commentaria in suam Concordiam ac totam Historiam Evangelicam, Lovanii, 1572, cap. 11, in v. Ut adimpleretur quod dictum est, etc., versus finem, pag. 85. - «Cum ibi latuisset septem annis, in quadam civitate diutius habitavit, quae vocata est Heliopolis, id est civitas solis.» (Non già S. Anselmo, ma) ANSELMUS LAUDUNENIS (Laon), Enarrationes in Matthaeum, cap. 2, ML 162-1258. - BROCARDO (Brocardus, Burcardus, Burckhardus, Brocard, Brochard, ecc.) detto «da Barby», dal luogo di nascita nel circondario di Magdeburgo, detto pure «de Monte Sion» per il lungo soggiorno che fece, prima e dopo il 1283, nel Monastero di quel nome in Gerusalemme, pubblicò una Descriptio Terrae Sanctae, la quale ebbe almeno 26 edizioni in varie lingue, e divenne il vade mecum dei pellegrini. - Questi tre autori sono d'accordo sul luogo del soggiorno della Sacra Famiglia in Egitto, giacché Matarieh faceva parte della città di Eliopoli, o ne era vicinissimo. Oggi, è un povero villaggio di 500 abitanti, a 10 chilometri dal Cairo. L'antica Eliopoli distava dal Cairo 9 chilometri. Viene chiamato oggi Eliopoli un elegante sobborgo del Cairo, situato nell'oasi omonima, circa 4 chilometri a sud dell'antica località. La tradizione che riguarda Matarieh fu accettata da tutti, Cristiani e musulmani, per più secoli: anche autori recentissimi la difendono. Si oppone però da qualcuno che questa tradizione non sia anteriore al secolo XIII, non spiegando poi la comune accettazione così universale, malgrado la differenza di razza e di religione. - Quanto alla città di Menfi, la fortezza che, nei tempi preistorici, diede principio a quella futura capitale dell'Egitto, fu edificata alla punta del Delta, 35 chilometri a sud dell'odierno Cairo: distanza che viene grandemente diminuita, se si considera che Menfi, anche ai tempi romani, aveva un perimetro di 28 chilometri. - Quanto al Cairo, è preso qui come espressione geografica, comoda per segnare le distanze. All'infuori di una fortezza romana, a cui si appoggiò, col tempo, un grosso abitato, la nuova città fu cominciata a costruirsi tre secoli dopo la conquista araba, nell'anno 969.

12 «Post septennium, mortuo Herode, angelo nuntiante reducens puerum de Aegypto...» S. ANTONINUS, Sum. Theol., pars 4, tit. 15, cap. 36, § 2. Veronae, 1740, IV, col. 1188. - «Dicitur quod septem annos fuit ibi (in Aegypto), et habitavit in civitate Heliopoli.» S. THOMAS, Comment. in Evang. S. Matthaei: II, 15, Et erat ibi usque ad obitum Herodis.



13 «In prima quidem aetate subditus parentibus, (Servator noster) omnem laborem corporalem leni ac obedienti animo cum ipsis sustinuit. Cum enim homines illi essent iusti quidem et pii, sed pauperes et rebus ad vivendum necessariis non admodum instructi - cuius rei testis est praesepe quod venerando partui inservivit - erant, ut verisimile est, laboribus corporis assiduis dediti, sic ut hac ratione res necessarias sibi ipsis compararent. Iesus autem, ut ait Scriptura, his subiectus, laboresque una cum ipsis perferendo, obedientiam suam prorsus declaravit.» S. BASILIUS MAGNUS, Constitutiones monasticae, cap. 4, n. 6. MG 31-1355, 1358.

14 «Legitur autem de Domina, quod colo et acu quaerebat sibi et Filio necessaria. Suebat ergo et filabat Domina mundi pro pretio, paupertatis amore et zelo. O quot et quantae huiusmodi advenis fiebant iniuriae, quas Dominus vitare non venit, sed suscipere! Quid etiam, si aliquando Filius famem patiens, panem petiit, nec unde daret Mater habuit? nonne in his et in similibus, totaliter concutiebantur viscera ipsius? Consolabatur verbis Filium, prout poterat, et nihilominus opere victum procurabat, et sibi forte aliquando de victu subtrahebat, ut Filio reservaret.» LUDOLPHUS DE SAXONIA, Vita Iesu Christi, pars 1, cap. 13, n. 17. Parisiis et Bruxellis, 1878, tom. I, pag. 121, 122.

15 Matth. II, 19, 20.

16 «Sed quo modo redibit puer Iesus, adhuc tener infantulus? Difficilior enim mihi videtur reditus quam accessus. Nam quando venit in Aegyptum, ita parvulus erat, quod portari poterat: nunc autem sic magnus est quod portari non praevalet, et sic parvus quod per se ire non potest.» Meditationes vitae Christi, cap. 13. Inter Op. S. Bonav., Lugduni (iuxta ed. Rom. et Mogunt.), 1668, pag. 345, col. 1, B.

17 «Tota ista vita, et omnia quibus uteris in hac vita, sic tibi debent esse tamquam stabulum viatori, non tamquam domus habitatori. Memento peregisse te aliquid, restare aliquid: divertisse te ad refectionem, non ad defectionem.» S. AUGUSTINUS, Enarratio in Ps. 34, sermo 1, n. 6. ML 36-326. - «Dicendum est eis qui... insultare audent, cum imitari deberent: Ubi sunt deliciae vestrae, propter quas ambulatis per vias pravas? Non dicimus, ubi erunt, cum haec vita transierit: sed modo ubi sunt? Cum hesternum diem hodiernus abstulerit, et hodiernum crastinus ablaturus sit, quid eorum quae diligitis non transcurrit et transvolat? Quid non fugit pene antequam capitur, cum ex ipso hodierno die nulla possit vel hora retineri? Ita enim secunda excluditur a tertia, sicut prima exclusa est a secunda. Ipsius horae unius, quae praesens est, nihil est praesens: omnes enim partes eius, et omnia momenta fugitiva sunt.» IDEM, Sermo 157, cap. 4, n. 4. ML 38-861.

18 «Dixit itaque beatissima Mater inter cetera Veronicae: «Vides, filia mea, quibus laboribus hoc iter peragraverim: maiora quoque his vivens pertuli, per varias tribulationes semper ambulans. Scito autem, o dulcis filia mea, nullam gratiam a Deo immortali mortales obtinere posse nisi mente et corpore prius affligantur laborentque vehementer.» Isidorus DE ISOLANIS, O. P., Vita, lib. 4, cap. 6, n. 54, inter Acta SS. Bollandiana, 13 ian. (Paris, II, 189).

19 Matth. II, 20.

20 Nelle ediz. antecedenti al 1776: Amiamoli dunque, consoliamo Maria.

21 Bartolomeo GENOVESE, dei Servi di Maria, La Consolatrice degli afflitti, Maria, consolata nei suoi sette principali dolori. Napoli, 1722. Di quest' opera non abbiamo potuto rinvenire altro che il titolo. - «Narravit etiam mihi (cioè: Sorori Petrinae de Balma) qui supra, P. Henricus (confessore della Santa), oranti aliquando ferventer Coletae, et pro impetranda peccatoribus gratia Beatissimae Matris interponenti merita, ipsamque ut apud Filium pro ipsis vellet deprecatrix exsistere deprecanti, oblatam esse paropsidem grandem, concisis tenelli infantis carnibus suoque cruori innatantibus plenam, cum hoc responso: «Qui vis ut intercedam pro illis, qui Unigenitum meum horrendis sceleribus concidunt quotidie in plura frusta, quam cruenta haec tibi paropsis exhibeat?» Quod humilis Christi ancilla intelligens, ingentem animo dolorem concepit, in omnem vitam duraturum.» PETRINA DE BALMA, coaetanea et socia Sanctae, Summarium virutum et miraculorum, cap. 3, n. 34. Inter Acta SS. Bollandiana, die 6 martii. Martii I, Parisiis et Romae, 1865, pag. 607, col. 1 - Cf. Vita, ex gallico Petri a Vallibus, sive a Remis, confessarii ipsius Beatae, latine reddita a Stephano Iuliaco, Doctore Sorbonico Ord. S. Francisci, inter Acta Sanctorum Bollandiana, ut supra, cap. 10, n. 84, pag. 558: «Quam (Matrem Coletam) vidit (S. Vincentius Ferrerius) in spiritu genuflectentem humiliter in conspectu supremae Maiestatis et divinae Bonitatis, supplicando ferventer et devote pro peccatis et defectibus suae pauperrimae plebis. Cui misericors Pater respondere videbatur: «Filia, quid vis me facere? Nam dietim ab illis iniurias et vituperia patior, et sustinere ab illis non cesso. Quotidie me laniant, et indesinenter lacerant minutatim, velut carnes in macello, me blasphemantes et abnegantes, meaque praecepta transgredientes.» Et propter istam visionem et praeclaram ostensionem, quam Deus praefato Doctori (S. Vincentio) voluit intimare, se transtulit de partibus Aragonum ad regionem Gallicanam, et signanter ad Ducatum Burgundiae, pro personaliter ipsam visitando. In qua quidem visitatione multas habuerunt inter se collocutiones utiles, et receperunt a divina bonitate plures spirituales consolationes. - Alio quidem tempore, Matri praedictae ferventer deprecanti Virginem gloriosissimam Matrem Domini Salvatoris, quatenus intercedere dignaretur apud suum carissimum Filium, ut ipse misericorditer parceret suo populo pauperrimo: praesentatus ibidem sibi fuit quidam discus, parvis petiis carnium, quasi forent unius infantis parvuli, repletus, cum responsione per modum qui sequitur: «Quomodo requiram ego Filium carissimum pro talibus, qui quotidie per offensas, iniurias et horrenda peccata commissa, quantum in ipsis est, ipsum minutius dilaniant, quam hae carnes, quas in hoc vasculo conspicis, fuerant dilaniatae?» Propter quod longo tempore pertulit in corde suo grandem tristitiam et dolorem.» - La canonizzazione della B. Coletta, decretata nel 1790, fu solennizzata il 24 maggio 1807.

22 La Ven. Suor Giovanna di Gesù e Maria, sembra che sia la Ven. Madre Suor Giovanna Maria della Croce, fondatrice dei Monasteri di Roveredo e di Borgo in Valsugana, e Riformatrice (1603-1673). Cf. MAZZARA, Leggendario Francescano, 26 marzo, III, Venezia, 1721, p. 396 e seg.






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