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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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§ 1. - Dell'umiltà di Maria.

Humilitas, dice S. Bernardo, est fundamentum custosque virtutum.1 E con ragione, perché senza umiltà non vi può essere alcun'altra virtù in un'anima; posseda ella tutte le virtù, tutte fuggiranno al fuggire dell'umiltà. E all'incontro dicea S. Francesco di Sales, come scrisse alla B. Suor Giovanna di Chantal, che Dio è sì amante dell'umiltà, che subito corre dove la vede (Vit., l. 6, c. 2, § 11).2 Era sconosciuta nel mondo


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questa bella e sì necessaria virtù, ma venne lo stesso Figlio di Dio in terra ad insegnarla col suo esempio, e volle che in essa specialmente noi cercassimo d'imitarlo: Et discite a me, quia mitis sum et humilis corde (Matth. XI, 29). E Maria conforme fu la prima e più perfetta discepola di Gesù Cristo in tutte le virtù, così fu ancora in questa dell'umiltà, per cui meritò d'essere esaltata sopra tutte le creature. Fu rivelato a S. Metilde che la prima virtù in cui singolarmente si esercitò la Beata Madre dalla fanciullezza fu l'umiltà: Prima virtus in qua Virgo nata, et infans se singulariter exercuit, fuit humilitas.3

Il primo atto dell'umiltà di cuore è l'aver basso concetto di sé; e Maria sentì sempre così bassamente di se stessa, come fu rivelato alla medesima S. Metilde, ch'ella sebbene si vedesse così arricchita di grazie più degli altri, a niuno mai si preferì: Ita modeste de se sentiebat, ut cum tot gratias haberet nulli se praetulit.4 Ruperto abbate spiegando quel passo: Vulnerasti cor meum, soror mea sponsa... in uno crine colli tui (Cant. IV, 9), dice che questo crine del collo della sposa fu


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appunto l'umil concetto che Maria ebbe di sé, con cui ferì il cuore di Dio: In uno crine, idest in nimia humilitate cordis tui. Iste est crinis colli, humilis cogitatus... Quid uno crine gracilius? (In d. l. Cant. 4).5 Non già che la S. Vergine si stimasse peccatrice, perché l'umiltà è verità, come dice S. Teresa;6 e Maria conosceva di non aver mai offeso Dio; né che ella non confessasse d'aver ricevute grazie maggiori da Dio di tutte l'altre creature, perché un cuore umile ben riconosce i favori speciali del Signore per più umiliarsi; ma la divina Madre, alla luce maggiore ch'ella avea per conoscere l'infinita grandezza e bontà del suo Dio, maggiormente conosceva la sua picciolezza; e perciò più di tutti si umiliava e dicea colla sacra Sposa: Nolite me considerare quod fusca sim, quia decoloravit me sol (Cant. I, 5). Dichiara S. Bernardo: Appropinquans illi me nigram invenio.7 Sì, perché, dice S. Bernardino: Virgo continue habebat actualem relationem ad divinam maiestatem et ad sui nihilitatem.8 Appunto come una mendica, se ella è rivestita d'una ricca veste donata, non se ne insuperbisce, ma in vederla più s'umilia innanzi al suo donatore,


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mentre allora più si ricorda di sua povertà; così Maria quanto più si vedea arricchita, più si umiliava, ricordandosi che tutto era dono di Dio; ond'ella stessa disse a S. Lisabetta benedettina: Pro firmo scias quod me reputabam vilissimam et gratia Dei indignam (Ap. S. Bon., de vit. Chr.).9 Che perciò, disse S. Bernardino, non v'è stata creatura al mondo più esaltata, perché non vi è stata creatura che più s'è umiliata come Maria: Sicut nulla post Filium Dei creatura tantum ascendit in gratiae dignitatem, sic nec tantum descendit in abyssum humilitatis (T. II, serm. 51, c. 3).10

In oltre è atto di umiltà occultare i doni celesti. Maria


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volle celare a S. Giuseppe la grazia d'essere stata fatta Madre di Dio, ancorché il manifestarcelo parea allora necessità, per liberare almeno il povero sposo da' sospetti, che potea fare di sua onestà, vedendola gravida, o almeno dalla confusione, come già in effetto S. Giuseppe, non sapendo da una parte dubitare della castità di Maria, e dall'altra ignorando il mistero, per liberarsi dalla confusione, voluit occulte dimittere eam (Matth. I, 19). E se l'angelo non gli avesse fatto intendere che la sposa era gravida per opera dello Spirito Santo, già egli l'avrebbe lasciata.

Di più l'umile rifiuta le lodi per sé e tutte le riferisce a Dio. Ecco Maria che si turba in sentirsi lodare da S. Gabriele. Ed allora che S. Lisabetta le disse: Benedicta tu inter mulieres, etc.: Et unde hoc mihi, ut veniat Mater Domini mei ad me?... Et beata quae credidisti, etc. (Luc. I); Maria, attribuendo tutte quelle lodi a Dio, rispose con quell'umile cantico: Magnificat anima mea Dominum. Come dicesse: Lisabetta, tu lodi me, ma io lodo il Signore a cui solo si deve l'onore. Tu ti ammiri ch'io venga a te, ed io ammiro la divina bontà, in cui solamente giubila lo spirito mio: Et exsultavit spiritus meus in Deo salutari meo. Tu mi lodi perché ho creduto; io lodo il mio Dio che ha voluto esaltare il mio niente: Quia respexit humilitatem ancillae suae. Ond'è che Maria disse a S. Brigida: Ut quid enim ego me tantum humiliabam, aut promerui tantam gratiam, nisi quia cogitavi et scivi nihil a me esse vel habere? Ideo nolui laudem meam, sed solum datoris et creatoris (Rev., l. 2, c. 23).11 Quindi parlando dell'umiltà di Maria disse S. Agostino: O vere beata humilitas, quae Deum hominibus peperit, paradisum aperuit, et animas ab inferis liberavit (Ser. 35, de Sanctis).12


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Di più è degli umili il servire; e Maria non ricusò d'andare a servire Lisabetta per tre mesi. Onde disse S. Bernardo: Venisse Mariam mirabatur Elisabeth, sed magis miretur quod ipsa non ministrari venerit, sed ministrare (Serm. de Nat. Virg.).13

Gli umili se ne stanno ritirati e si eleggono il peggior luogo; e perciò Maria, riflette S. Bernardo che allorché il Figlio stava sermoneggiando in quella casa, come narra S. Matteo al cap. 12, volea ella parlargli, ma non volle da per sé entrar nella casa: Foris stabat, dice S. Bernardo, nec materna auctoritate sermonem interrupit, nec in domum intravit ubi Filius loquebatur.14 Perciò anche, stando ella nel cenacolo cogli Apostoli, volle porsi all'ultimo luogo: che per tanto S. Luca scrisse: Hi omnes erant perseverantes unanimiter in oratione, cum mulieribus et Maria Matre Iesu (Act. I, 14). Non che S. Luca non conoscesse il merito della divina Madre, per cui avrebbe egli dovuto nominarla in primo luogo; ma perché si era ella posta all'ultimo luogo nel cenacolo, dopo gli Apostoli e le altre donne, perciò S. Luca descrisse tutti, come riflette un autore, secondo stavano collocati di luogo.15 Quindi disse S. Bernardo: Merito facta novissima prima, quae


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cum prima esset omnium, se novissimam faciebat (Serm. sup. Sig. magn.).16

Gli umili finalmente amano i disprezzi; e perciò Maria non già si legge ch'ella comparisse in Gerusalemme, allorché il Figlio nella Domenica delle palme fu ricevuto dal popolo con tanti onori; ma all'incontro nel tempo della morte del Figlio non si astenne di comparire in pubblico sul Calvario, con avere il disonore di darsi a conoscere per madre del condannato, che moriva da infame con una infame morte. Ond'ella disse a S. Brigida: Quid contemptibilius quam vocari fatua, omnibus indigere, omnibus indigniorem se credere? Talis, o filia, fuit humilitas mea, hoc gaudium meum, haec voluntas tota, quam nulli nisi Filio meo placere cogitabam.17

Alla V. Suor Paola di Foligno in un'estasi fu dato ad intendere quanto fu grande l'umiltà della S. Vergine; del che ella dandone poi relazione al confessore dicea tutta ingombrata di stupore: L'umiltà della Madonna! oh Padre, l'umiltà della Madonna! Nel mondo non v'è d'umiltà neppure un minimo grado, a confronto dell'umiltà di Maria.18 E il Signore un'altra


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volta diede a vedere a S. Brigida due dame, una tutto fasto e vanità: Questa, le disse, è la superbia. Quest'altra poi che vedi colla testa dimessa, ossequiosa con tutti, e con Dio solo in mente, e che si stima da niente; questa è l'umiltà, e chiamasi Maria (Rev., l. 1, c. 29).19 Con che volle Dio palesarci, che la sua beata Madre era così umile, ch'era la stessa umiltà.

Non v'ha dubbio che alla nostra natura, corrotta dal peccato, non v'è forse, come dice S. Gregorio Nisseno, virtù più difficile a praticare, che la virtù dell'umiltà.20 Ma non v'è rimedio, non mai potremo noi esser veri figli di Maria, se non siamo umili. Si non potes virginitatem, dice dunque S. Bernardo, humilis, imitare humilitatem virginis (Hom. I, sup. Miss.).21 Ella abborrisce i superbi, non chiama a sé se non gli umili: Si quis est parvulus, veniat ad me.22 Disse Riccardo: Maria protegit nos sub pallio humilitatis.23 Ciò la stessa Madre di Dio lo spiegò a S. Brigida, dicendole: Ergo et tu, filia mea, veni et absconde te sub mantello meo; hic mantellus humilitas mea est. E poi le soggiunse che la considerazione della sua umiltà era un buon mantello, che riscalda; ma siccome,


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poi disse, il mantello non riscalda se non chi lo porta, non solo col pensiero, ma ancora coll'opera; così nec humilitas mea proficit, nisi unusquisque studuerit eam imitari. Ergo, filia mea, così conclude, indue te hac humilitate.24 Oh come l'anime umili sono care a Maria! Scrisse S. Bernardo: Agnoscit Virgo et diligit diligentes se et prope est invocantibus se; praesertim iis quos videt conformes sibi factos in castitate et humilitate (In Sal. Reg.).25 Onde poi il santo esorta tutti coloro che amano Maria, ad esser umili: Aemulamini hanc virtutem, si Mariam diligitis.26 - Marino o sia Martino d'Alberto della Comp. di Gesù per amor della Vergine soleva scopare la casa e raccoglierne le immondezze. Gli apparve una volta la divina Madre, come riferisce il P. Nierembergh (in Vita), e come ringraziandolo gli disse: Quanto mi è cara quest'azione umile fatta per amor mio!27


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Dunque, regina mia, io non potrò mai esser vostro vero figlio se non sono umile. Ma non vedete che i peccati miei dopo avermi renduto ingrato al mio Signore, mi han fatto anche superbo? Oh madre mia, rimediate voi: per li meriti della vostra umiltà impetratemi l'essere umile, e così divenir vostro figlio. Amen.




1 «Studete humilitati, quae fundamentum est custosque virtutum.» S. BERNARDUS, In Nativ. Domini, Sermo 1, n. 1. ML 183-115.

2 GALLIZIA, Vita, lib. 6, cap. 2, § 1, 2, tratta «dell'umiltà» del Santo, e «delle sue massime e sentimenti sopra di essa»; però, non vi s'incontrano le mentovate parole. - S. FRANÇOIS DE SALES, Lettre 238bis, à la Baronne de Chantal, 1er novembre 1604, Œuvres, XIII, Annecy, 1904, pag. 392 c, 392d: «Connaissez-vous que vous êtes une chétive et pauvrette veuve? Aimez cette chétive condition, glorifiez-vous de n'être rien, soyez-en bien aise, puisque votre misère sert d'objet à la bonté de Dieu pour exercer sa miséricorde. Entre les gueux, ceux qui sont plus misérables et desquels les plaies sont plus grandes et effroyables, ils se tiennent pour meilleurs gueux et plus propres à tirer l'aumône. Nous ne sommes que des gueux; le plus misérables sont de meilleure condition, la miséricorde de Dieu les regarde volontiers. - Humilions-nous, je vous supplie, et ne prêchons que nos plaies et misères à la porte du temple de la piété divine. Mais resouvenez-vous de les prêcher avec joie, vous consolant d'être toute vide et toute veuve, afin que Notre-Seigneur vous remplisse de son royaume... Il faut bien garder votre misère, votre vilité; car Dieu la regarde, comme il fit celle de la Vierge sacrée... S'il voit notre bassesse en notre cœur, il nous fera de grandes grâces.»

3 «Beata itaque Maria (mostrandosi a Metilde nella festa della sua Natività) habebat crines mirae pulchritudinis, quos dum illa ob nimiam tractaret lenitatem, gloriosa Virgo dixit: «Contrecta crines meos; quia quo plus eos contrectaveris, eo amplius decoraberis. Hi enim crines meas innumeras designant virtutes: quanto magis has imitando tractaveris, tanto magis in te pulchritudinem augent et decorem.»Tunc illa dixit: «O virtutum Regina, dic, obsecro, quae erat prima virtus in qua te in infantia exercuisti?» At illa respondit: «Humilitas et obedientia atque amor. Ab infantia enim tantae humilitatis fuit, quod numquam me creaturae praetuli; et tam subiecta et obediens eram parentibus meis quod eos in nullo umquam contristavi. Ex eo etiam quod Spiritus Sanctus in utero matris meae me replevit, sic ad omne bonum inclinata eram, ut miro modo omne bonum diligerem; et quidquid erat virtutis, statim mira delectatione amplectendo imitarer.» Revelationes Gertrudianae et Mechtildianae, Pictavii et Parisiis, H. Oudin, 1875, 1877, II, S. MECHTILDIS Liber specialis gratiae, pars 1, cap. 29, pag. 100.

4 «Ab infantia enim tantae humilitatis fui, quod numquam me creaturae praetuli.» S. MECHTILDIS Liber specialis gratiae, l. c. - Vedi la nota precedente.

5 «Vulnerasti cor meum, soror mea sponsa, vulnerasti cor meum in uno oculorum tuorum, et in uno crine colli tui (Cant. IV, 9)... Nec vero solummodo in hoc uno oculorum tuorum vulnerasti cor meum, sed et in uno crine colli tui, id est in nimia humilitate cordis tui, quem videlicet crinem semper unum vidi, quam humilitatem semper uniformem et indeficientem esse conspexi. Quid uno crine gracilius, et quid humilitate subtilius? Crinis unus vic comparet, humilitas tua vix consentit quod cumputari possis inter homines. Iste est crinis colli, humilis cogitatus...» RUPERTUS, Abbas Tuitiensis, Comment. in Cantica Canticorum, lib. 4. ML 168-891.

6 «Una vez estaba yo considerando por qué razón era Nuestro Señor tan amigo de esta virtud de la humildad, y púsoseme delante, a mi parecer sin considerarlo, sino de presto, esto: que es porque Dios es suma Verdad, y la humildad es andar en verdad; que lo es muy grande no tener cosa buena de nosotros, sino la miseria y ser nada; y quien esto no entiende, anda en mentira. A quien más lo entienda, agrada más a la suma Verdad, porque anda en ella.» S. TERESA, Las Moradas, Moradas sextas, cap. 10. Obras, IV, Burgos, 1917, pag. 171.

7 «Vel certe decoloravit me sol (Cant. I, 5), sui nimirum comparatione splendoris, dum appropians illi, ex eo me obscuram deprehendo, nigram invenio, foedam despicio.» S. BERNARDUS, In Cantica, Sermo 28, n. 13. ML 183-929. S. Bernardo fa parlar così l'anima sposa di Cristo.

8 S. BERNARDINUS SENENSIS, Opera, IV, Venetiis, 1745. Sermones pro festiv. B. M. V., Sermo 4, art. 3, cap. 2, pag. 88, col. 1: «Quinto vero affuit ei aspectus suae propriae nihileitatis, eo quod continue habebat actualem relationem ad divinam maiestatem et ad suam nihileitatem.» - Opera, Venetiis, 1591, Quadragesimale de Evangelio aeterno, Sermo 51, Feria II post Dom. Olivarum, et etiam in festiv. B. V., et maxime Nativ., Conc. et Annunt., art. 3, cap. 2: II, p. 517, col. 2.

9 «Quid autem ibi fecerit (Maria in tempio), scire possumus ex revelationibus suis, factis cuidam suae devotae. Et creditur quod fuit S. Elisabeth, cuius festum solemniter celebramus», cioè S. Elisabetta d'Ungheria, non già S. Elisabetta, vergine Benedettina. «... Dixit ancilla Christi (Elisabeth): «O dulcissima Domina, non eratis vos gratia et virtutibus plena?» Respondit B. Virgo: «Pro firmo scias quod ita me reputabam ream et vilissimam et gratia Dei indignam, sicut tu. Propterea petebam sic gratiam et virtutes.» Meditationes vitae Christi, cap. 3. Inter Opera S. Bonaventurae, Lugduni, 1668 (iuxta editiones Vaticanam et Moguntinam), VI, pag. 336. - Non v'ha dubbio che l'autore sia un Francescano, e ciò si prova anche dalle parole surriferite: «cuius festum solemniter celebramus.» La festa di S. Elisabetta di Schoenau non si celebrava; quella poi di S. Elisabetta d'Ungheria si celebrava «solennemente» nelle chiese dell'Ordine di S. Francesco, essendo essa principale protettrice del Terz'Ordine francescano. Non vi era alcuna ragione perché venisse «solennizzata» dagli Agostiniani, qual era il così detto B. Bonaventura Baduario. Che questo, per altro pio Cardinale, venga legittimamente proclamato Beato e Martire, si può dubitare con grave fondamento; quanto alle sue opere, basti dire che chi, per il primo, lo fece autore delle Meditationes vitae Christi, diede pure alle stampe, sotto il suo nome, lo Speculum B. M. V., di Corrado di Sassonia, e il Breviloquium di S. Bonaventura! Più anni dopo quella pubblicazione, il più ardente e competente biografo e panegirista del Baduario si doleva che di lui non fosse rimasto alcuno scritto. - Se poi l'autore delle Meditationes vitae Christi abbia avuto ragione di attribuire le dette rivelazioni a S. Elisabetta d'Ungheria, vedi nell'Appendice, 5, pag. 528.

10 «De Magdalena ad litteram, sed de B. Virgine mystice subinfertur, quod Marthae soror erat nomine Maria, quae etiam sedens secus pedes Domini audiebat verbum illius. In quibus verbis quatuor demonstrantur, in quibus perfecta contemplatio beatae Virginis insinuatur... Primum est tranquillitas. Et de hoc etiam subditur, quae etiam sedens... Secundum vero est humilitas. Unde subditur, secus pedes Domini. Ab hac enim humilitate et profundissima annihilatione sui sub pedibus Iesu Christi causabatur tranquillitas antecedens, eo quod summe gaudebat se subiici filio suo, et sibi finem (filium?) suum superponi. Tertium est capacitas, quae ex duobus praecedentibus sequens est. Nam sicut nulla creatura viatrix umquam tantam habuit mentis tranquillitatem, nec tantae humilitatis abyssum: sic nulla umquam ita attente audivit verbum Dei per contemplationis tranquillum (nempe, tranquillitatem), nec sic sublimiter intellexit ipsum verbum: propterea subditur, et audiebat verbum illius. Quartum est sublimitas. Nam hanc contemplationem Mariae Dominus superlative exprimere volens, post pauca subdit: Maria optimam partem elegit. Nempe, optimum est, super quod nihil est melius; et in pura creatura supra beatam Virginem non est factibilis status.» S. BERNARDINUS SENENSIS, Opera, Venetiis, 1745, Sermones pro festivit. B. M. V., sermo 4, art. 3, cap. 3, pag. 88, 89. - Opera, Venetiis, 1591, II, pag. 519, col. 1, Feria II post Dominicam Olivarum, Sermo 51, art. 3, cap. 3: indicazioni che rispondono alla nota di S. Alfonso; con che si prova che veramente egli si riferisce a questo passo, abbreviandolo e rendendolo chiaro per i suoi lettori, secondo il suo costume.

11 «Ut quid enim ego me tantum humiliabam, aut unde promerui tantam gratiam, nisi quia cogitavi et scivi me nihil a me esse vel habere? Ideo et nolui laudem meam, sed solius datoris et creatoris.» S. BIRGITTAE Revelationes, lib. 2, cap. 23. Coloniae Agrippinae, 1628, pag. 114, col. 2.

12 «O vere beata humilitas, quae Deum hominibus peperit, vitam mortalibus edidit, caelos innovavit, mundum purificavit, paradisum aperuit, et hominum animas ab inferis liberavit!» In festo Assumptionis B.M., Sermo 208 in Appendice Operum S. Augustini, n. 10. ML 39-2133. «Incerti auctoris... In nostris codicibus habetur absque nomine auctoris... In Lovaniensium plerisque... manuscriptis tribuitur Fulberto, episcopo Carnutensi. In codice tamen Cassinensi et in Cluniacensi, Ambrosio Autperto adscribitur.» Editores O. S. B.

13 «Venisse eam mirabatur Elisabeth, et dicebat: Unde hoc mihi, ut veniat mater Domini mei ad me? (Luc. I, 43). Sed iam magis miretur, quod instar utique Filii et ipsa non ministrari venerit, sed ministrare.» S. BERNARDUS, In Nativ. B. M. V., Sermo de aquaeductu, n. 9. ML 183-442.

14 «Pudibunda fuit Maria: ex Evangelio id probamus. Ubi enim aliquando loquax, ubi praesumptuosa fuisse videtur? Foris stabat quaerens loqui Filio (Matth. XII, 46), nec materna auctoritate aut sermonem interrupit, aut habitationem irrupit, in qua Filius loquebatur.» S. BERNARDUS, Sermo in «Signum magnum», n. 10. ML 183-435.

15 CORNELIUS A LAPIDE, In Acta Apostolorum, I, 14, tom. XVII, Parisiis, 1861, pag. 65, col. 2: «Et Maria Matre Iesu... Lucas hic ponit pingitque B. Virginem, talem, qualis ipsa in se erat, qualemque se exhibebat: minimam, quia ut minimam se gerebat; novissimam, quia novissimam se exhibebat.» - SALMERON, Commentarii in Evangelicam historiam et in Acta Apostolorum, XII, In Acta Apostolorum, tractatus 8, Coloniae Agrippinae, 1614, pag. 40, col. 2: «Et Maria Matre Iesu. Quam peculiariter nominare voluit, quoniam excipitur a mulieribus, omnesque humilitate et gratia antecellit, ac veluti ultimum convivii locum occupare voluit ex humilitate.»

16 «Denique legis in Actibus Apostolorum, quod redeuntes a monte Oliveti unanimiter perseverebant in oratione. Qui? Si forte Maria adfuit, nominetur prima, quae supra omnes est, tam Filii praerogativa, quam suae privilegio sanctitatis. Petrus et Andreas, ait, Iacobus et Ioannes, et ceteri qui sequuntur. Hi omnes perseverabant unanimiter cum mulieribus, et Maria Matre Iesu. Itane et mulierum sese ultimam exhibebat, ut novissima omnium poneretur?... Merito facta est novissima prima, quae, cum prima esset omnium, sese novissimam faciebat. Merito facta est omnium domina, quae se omnium exhibebat ancillam. Merito denique super angelos exaltata est, quae et infra viduas et poenitentes, infra eam de qua eiecta fuerant septem daemonia, ineffabili sese mansuetudine inclinabat.» S. BERNARDUS, Sermo in «Signum magnum», n. 11. ML 183-436.

17 «Haec (humilitas mea) videtur a (sic) mundi amatoribus valde contemptibilis, et superstitiosa ad imitandum. Quid enim contemptibilius est, quam vocari fatua, et non irasci vel verba reddre? Quid despectius quam omnia relinquere et omnibus indigere? Quid dolorosius apud mundiales, quam iniuriam suam dissimulare, et omnibus se credere et tenere indigniorem et humiliorem? Talis, o filia, erat humilitas mea, hoc gaudium meum, haec voluntas tota, quae nulli nisi Filio meo placere cogitabam.» S. BIRGITTAE Revelationes, lib. 2, cap. 23, pag. 114, col. 1.

18 Mihelangelo MARCELLI, dell'Oratorio del Buon Gesù, Vita della Ven. M. Paola da Foligno (+ 1647), fondatrice della Compagnia e dell'Oratorio di S. Orsola in detta città, Roma, 1659, lib. 2, cap. 4, pag. 129, 130: «Nell'anno 1639, il dì dopo la festa dell'Annunziazione, andando a lei il medesimo Padre Barugia (confessore), la trovò tutta assorta ed in altissimo eccesso di mente... Poi incominciò a parlare, esclamò, e disse: «L'umiltà della Madonna, eh? O Padre, l'umiltà della Madonna, eh?» E così replicando più volte, con parole infocate diceva che nel mondo non vi è pure un minimo grado d'umiltà in paragone di quella... E prostrandosi come se volesse annichilarsi: «Ho visto, ho visto, diceva. Che se ne vuol fare più di me, che sono assai peggiore di uno straccio?» Ripigliando poi di nuovo esclamava: «L'umiltà della gran Madre di Dio non si puol capire; e se queste vi dicono, o Padre, che sono spose di Cristo, non lo credete, perché vi bisogna grande umiltà, che non si può ottenere se non dalla Madre santissima.» Finalmente, soprafatta dalla veemenza dello spirito, proruppe in un dirottissimo pianto, né poté più formar parola, stando così molto spazio di tempo.»

19 «Mater Dei loquebatur ad Sponsam Filii (Birgittam), dicens: «Duae sunt Dominae. Una est quae non habet nomen speciale, quia indigna est nomine. Alia est humilitas, quae vocatur Maria. Super primam est dominus ipse diabolus, quia sibi dominatur... Domina ista est superbia». S. BIRGITTAE Revelationes, lib. 1, cap. 29, pag. 35, col. 2.

20 «Nemo putet nullius negotii rem esse, ac facile effici posse, ut quis animo humili atque demisso sit. Imo contra nihil ex omnibus quacumque per virtutem aguntur et exercentur, aeque laboriosum et operosum atque eiusmodi res est.» S. GREGORIUS NYSSENUS, De beatitudinibus, Oratio 1. MG 44-1202.

21 «Si non potes virginitatem humilis, imitare humilitatem virginis. Laudabilis virtus virginitas, sed magis necessaria humilitas. Illa consulitur, ista praecipitur... Si igitur virginitatem in Maria non potes nisi mirari, stude humilitatem imitari, et sufficit tibi. Quod si et virgo et humilis es, quisquis es, magnus es.» S. BERNARDUS, De laudibus Virginis Matris, hom. 2 super «Missus», n. 5, 6. ML 183-59.

22 Prov. IX, 4.

23 «Maria protegit nos... sub pallio humilitatis et virginitatis suae. Humilitas enim et virginitas alae eius sunt: et latae sunt alae istae per utriusque virtutis plenitudinem.» RICH. A S. LAUR., De laudibus B. V. M., lib. 2, cap. 1, n. 26. Inter Op. S. Alb. M., Lugduni, XX, p. 40, col. 2; Paris, XXXVI, 72.

24 «Ergo tu, filia mea, veni, et absconde te sub mantello meo... Hic mantellus humilitas mea est... Vere dico tibi quod humilitatis meae consideratio ipsa est tamquam bonus mantellus calefaciens portantes se, eos scilicet qui non solum eum portant cogitatione, sed et opere. Non enim calefacit mantellus corporalis nisi portetur: nec humilitas mea proficit eam cogitantibus, nisi et pro modulo suo unusquisque studerit eam imitari. Ergo, filia mea, induce te hac humilitate pro viribus tuis.» S. BIRGITTAE Revelationes, lib. 2, cap. 23, pag. 114, col. 1, 2.

25 «Agnoscit certe et diligit diligentes se, et prope est in veritate invocantibus se: praesertim his quos videt sibi conformes factos in castitate et humilitate.» In Antiphonam «Salve Regina» Sermones IV, Sermo 1. n. 1. Inter Opera S. Bernardi, ML 184-1061. - Vedi Appendice, 8, A, pag. 543.

26 «Obsecro vos, filioli, aemulamini hanc virtutem (humilitatis), si Mariam diligitis; si contenditis ei placere, aemulamini modestiam eius.» S. BERNARDUS, Sermo in «Signum magnum», n. 11. ML 183-436.

27 PATRIGNANI, Menologio, Venezia, 1730, Del P. Martino Alberro, 1 settembre 1596, n. 2, pag. 4: «Soleva il P. Martino ogni sabato, a onor di lei (della Vergine), esercitarsi in qualche atto di mortificazion singolare, e massimamente in andar raccogliendo la spazzatura di casa... Gli comparve una volta nell'atto di questa umiliazione, e facendogli, qual Madre amorosa, carezze: «O filiuol mio, gli disse, quanto in ciò mi dai gusto!» - Il P. Giov. Eusebio NIEREMBERG, nel 1643, pubblicò in Madrid un primo volume, col titolo: Ideas de virtud en algunos claros varones de la Compagnia de Jesus; opera completata negli anni 1644, 1645, 1647, dallo stesso autore, con tre volumi intitolati: Firmamento religioso, Honor del gran Patriarca S. Ignacio, Vidas exemplares: continuata poi, fino all'anno 1736, dai PP. Alonso de Andrada e Giuseppe Cassani, da formare una collezione di 9 vol. in-folio. - Alcune di quelle Vite furono stampate a parte. - «Il divoto padre Martino d'Alberto (leggi d'Alberro), gran servo di Dio, e favorito della Vergine, fra le altre eroiche virtù ch'egli ebbe, una fu l'umiltà, per esercizio della quale stando un giorno, come soleva..., scopando, e raccogliendo le lordure di tutta la casa, gli apparve la Madre dell'umile Gesù, lodandogli quella umile azione, e mostrando che l'era molto grata, con parole tanto affettuose, che per molti anni gli durò sempre la dolcezza che da quel parlare della Vergine se gli era infusa nell'anima.» NIEREMBERG, S. I., Dell'affezione ed amore... alla sacratissima Vergine Maria, cap. 22. Venezia, 1678, pag. 197.




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