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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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OSSEQUIO I. - Dell'Ave Maria.

Molto gradisce la SS. Vergine questo angelico saluto, poiché allora par che se le rinnovi il gaudio che intese quando fu annunziata da S. Gabriele d'essere stata fatta Madre di Dio; e noi con questo fine dobbiamo spesso salutarla coll'Ave Maria. Salutate eam, dice Tommaso da Kempis, angelica salutatione, quia vocem hanc audit valde libenter (Serm., 21, ad Nov.).1 Disse la stessa divina Madre a S. Metilde che niuno potea meglio salutarla, che coll'Ave Maria.2 Chi saluta Maria sarà da lei anche salutato. S. Bernardo una volta intese sensibilmente salutarsi da una statua della Vergine che gli disse: Ave, Bernarde (March., 20 aug.).3 E il saluto di Maria, dice


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S. Bonaventura, sarà qualche grazia, con cui ella corrisponde sempre a chi la saluta: Libenter nos salutat cum gratia, si libenter salutamus cum Ave Maria (Vid. Auriem., Aff. scamb., to. I, c. 6).4 E Riccardo soggiunge: Si quis veniat ad Matrem Domini dicens, Ave Maria, numquid poterit ei gratiam denegare?5 Maria medesima a S. Geltrude promise tanti aiuti in morte, quante Ave Maria ella l'avesse dette.6 Asseriva il


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B. Alano che al dirsi l'Ave Maria, siccome gode tutto il cielo, così trema e fugge il demonio: Caelum gaudet, Satan fugit cum dico: «Ave Maria».7 Come appunto attestò per esperienza Tommaso da Kempis, che al dir l'Ave Maria subito fuggì il demonio apparsogli una volta (Serm. 1, ad Nov.).8

La pratica di quest'ossequio sia per I. Dire ogni mattina e sera, in alzarsi e porsi a letto, tre Ave Maria colla faccia a terra, o almeno inginocchioni, soggiungendo ad ogni Ave quella breve orazione: Per la tua pura ed Immacolata Concezione, o Maria, fa puro il corpo e santa l'anima mia.9 Indi cercar la benedizione a Maria come nostra madre, come facea sempre S. Stanislao;10 e poi porsi sotto il manto della Madonna


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pregandola che ci custodisca in quel giorno o notte che siegue da' peccati. Ed a questo fine giova tenere vicino al letto una bella immagine della Vergine. - II. Dire l'Angelus Domini, etc., colle solite tre Ave la mattina, a mezzo giorno e la sera. Il primo che pose l'indulgenza a questa divozione fu Giovanni XXII coll'occasione, come narra il P. Crasset (T. 2, tr. 6, prat. 2), che un reo condannato al fuoco, con invocar Maria nella vigilia di sua Annunziazione, in mezzo al fuoco restò illeso anche nelle vesti.11 Ultimamente poi Benedetto XIII concedé cento giorni d'indulgenza a chi lo recita, ed in capo al mese indulgenza plenaria a chi lo recita confessato e comunicato.12 Il P. Crasset porta esservi state poste altre indulgenze da Clemente X a chi al fine d'ogni Ave Maria vi aggiunge Deo gratias et Mariae (Loc. cit.).13 Prima al suono delle campane ciascuno s'inginocchiava a dir l'Angelus Domini; ora alcuni si vergognano; ma S. Carlo Borromeo non si vergognava di scendere da carrozza o da cavallo a recitarlo nella strada, anche alle volte in mezzo al fango.14 Si narra che essendovi un certo religioso pigro che non s'inginocchiava al segno dell'Ave Maria, vid'egli il campanile inchinarsi tre volte, con una voce che disse: Ecco non fai tu quel che fanno le creature insensate.15 - Avvertasi che, come ha spiegato Benedetto XIV, nel


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tempo pasquale in vece dell'Angelus Domini si dice l'antifona Regina caeli, etc.; e dalli vesperi del sabbato per tutta la domenica l'Angelus Domini si dice all'in piedi.16 - III. Salutare la Madre di Dio coll'Ave Maria ogni volta che si sente suonare l'orologio. Alfonso Rodriguez ogni ora salutava Maria: la notte quando passava l'ora, gli angeli lo svegliavano, acciocché non avesse intermessa questa divozione.17 - IV. In uscire di casa ed in entrare salutar la Vergine coll'Ave, affinché fuori e dentro ci custodisca da' peccati, con baciarle ogni volta i piedi come usano i PP. Certosini.18 - V. Riverir coll'Ave ogni immagine


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che incontriamo di Maria. E a tal fine chi lo potesse fare, faccia ponere nelle mura della casa qualche bella immagine della Vergine, acciò sia riverita da chi passa per la via. In Napoli e più in Roma vi sono bellissime immagini della Madonna per le vie, postevi da' divoti. - VI. La S. Chiesa ordina che a tutte le ore canoniche dell'Officio si premetta la salutazione angelica, e con quella l'Officio si termini; onde sarà bene nel principio e nel fine d'ogni azione dire sempre un'Ave Maria. Dico d'ogni azione o sia spirituale, come l'orazione, la confessione e comunione, la lezione spirituale, l'udir la predica e simili; o sia temporale, come lo studio, e 'l dar consiglio, il lavoro, l'andare a mensa, a letto, ecc. Felici quelle azioni che verran chiuse fra due Ave Maria! E così anche in isvegliarsi la mattina, in chiuder gli occhi per dormire, in ogni tentazione, in ogni pericolo, in ogn'impeto di collera e simili, dire sempre un'Ave Maria.

Lettor mio caro, praticatelo e vedrete l'utile sommo che ne ritraerete; avvertendo che per ogni Ave Maria vi sono venti giorni d'indulgenza (Ap. Viva, de Ind., §. ult.).19 Di più riferisce il P. Auriemma (Loc. cit.) che la S. Vergine promise a S. Metilde una buona morte, se le avesse recitate ogni giorno tre Ave Maria alla sua potenza, sapienza e bontà.20 In oltre


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ella stessa disse alla B. Giovanna di Francia, esserle accettissima l'Ave Maria, specialmente detta dieci volte in onore di sue dieci virtù; ap. Maracci, p. 25, il quale riferisce molte indulgenze poste a queste 10 Ave.21




1 THOMAS A KEMPIS, Sermones ad Novitios, Sermo 21 (semonum pars 3, sermo 2), n. 4, Opera (cura Sommalii, S. I.), Coloniae Agrippinae et Coloniae Allobrogum, 1759, I, p. 78, col. 1: «Salutate eam (Mariam) Angelica salutatione frequenter, quia hanc vocem audit valde libenter.»

2 «Gloriosa Virgo eidem (Mechtildi) apparuit, habens in pectore scriptam aureis litteris Angelicam salutationem, et ait: «Supra hanc salutationem numquam homo pervenit, nec aliquis me dulcius salutare poterit...» Revelationes Gertrudianae et Mechtildianae (cura Monachorum Solesmensium O. S. B.), Pictavii et Parisiis, H. Oudin, II, 1877, S.MECHTILDIS Liber specialis gratiae, pars 1, cap. 42, pag. 126. Vedi sopra, Discorso IV, nota 69, pag. 104, il testo completo, con una bella e breve esposizione dell'Ave Maria.

3 MARCHESE, dell'Oratorio, Diario sacro d'esercizi di divozione per onorare ogni giorno la Beatissima Vergine, 20 agosto III, Venezia, 1717, pag. 206: un semplice accenno. - La tradizione ci riferisce due fatti simili - né l'uno esclude l'altro - che siano avvenuti, l'uno a Spira, nel 1146, l'altro nel Monastero di Afflighem (Belgio), nel 1147, o piuttosto, come mostra il Cardinal Pitra, nello stesso anno 1146. Vengono riferiti ambedue dal MARRACCI, Familia Mariana, VII, Fundatores Mariani, cap. 10, Summa aurea (Migne-Bourassé), XI, col. 407-408. - In quanto al fatto di Spira, giova riferire la testimonianza del diligente ricercatore ed abbreviatore delle Cronache di Germania, Giov. Nauclero; la quale testimonianza conferma assolutamente, se non il fatto medesimo almeno la tradizione, non solo del suo tempo, ma dei tempi anteriori. IO. NAUCLERUS, Chronicarum Historiarum vol. secundum, generatio 39 (Coloniae, 1579, pag. 832): «Anno 1142 (per il fatto nostro, questa data deve correggersi)... Innocentius Papa, ne Christiani Terram Sanciam omnino amitterent, S. Bernardum... pro reformanda pace inter Sedem Apostolicam et Conradum regem, in Alemaniam misisse fertur, et reconciliatio Spirae facta in Franckfurt sigillis principum roborata est. Alii aliter. Sed in hoc tamen concordant quod Bernardus Spiram venerit, ubi tum erat tantus populi concursus ad eum venerandum, ut Imperator, ne populus eum conculcaret, manibus suis illum exportare sit dignatus. Exstant circuli in pavimento ecclesiae maioris tres, ubi prostratus in terram vir Dei ter fertur salutasse Virginem Mariam. Ad quem Virgo Maria: «Salve, inquit, Bernarde.» - Riferite queste parole del Nauclero, aggiunge Angelo MANRIQUE, Annales Cistercienses, II, Lugduni, 1642, anno 1146, cap. 10, n. 6, pag. 44: «Circulis verba ea sculpta sunt, quae a fidelibus solent decantari, sub Antiphonae finem, quam... appellamus Salve Regina. Hanc autem desinentem in illis verbis, Et Iesum, benedictum fructum ventris tui, nobis post hoc exsilium ostende, Bernardus Pater recitasse fidenter fertur; et recitatae, trinam illam invocationem (O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria) addidisse fidentius; ad quam imago Virginis commota, atque acceptans obsequium, audita est simili modo Sanctum resalutasse: «Salve, Bernarde.» Ex tunc Ecclesia tres illas voces addidit Antiphonae praedictae.» - Acta Sanctorum Bollandiana, vol. 38, die 20 augusti, De S. Bernardo, Commentarius praevius, § 46, n. 486 pag. 206: «PAPEBROCHIUS noster in suo Itinere Romano manuscripto, quod anno 1660 suscepit, pag 39, de statua Spirensi, quae fertur salvere iussisse S. Bernardum, inter alia sic scribit: «Ad eam omnes nostri studiosi quotidie sub quintam conveniunt ac Salve decantant cum Litaniis.» Ita ille. Laudanda porro est illorum fides, et religiosus erga Virginem Matrem affectus.» - In quanto poi al fatto di Afflighem, vedasi: Documents sur un voyage de P. Bernard en Flandres et sur le culte de N.D. d'Afflighem, recueillis par le R.P. DOM PITRA (il dottissimo Cardinal Pitra), O. S. B.: ML 185, col. 1797-1816; Pièces iustificatives, ivi, col. 1817-1832. - Se non altro, ci si deve concedere, cogli stessi Bollandisti (op. cit., § 47, n. 497): «De pia credulitate no est hic quaestio: ecquis enim negat, traditionem Affligeniensem - adde etiam si vis, Spirensem, de qua superius est actum - pie credi posse?» Non crediamo di offendere i diritti di una santa critica coll'andar un po' più oltre: considerando che la tradizione è per se stessa un argomento - non sempre dimostrativo, ma sempre di peso, specialmente quando non vien contradetta da documenti gravi - stimiamo che la sentenza negativa è, per lo meno, improbabile.

4 «Certe ipsa nos libenter salutat beneficio et consolatione, si nos eam frequenter salutamus servitio et oratione. Libenter nos salutat cum gratia, si libenter eam salutamus cum Ave Maria.» CONRADUS DE SAXONIA, Speculum B. M. V., lectio 4. Inter Op. S. Bonaventurae, Romae, Moguntiae, Lugduni (1668), VI, 435, col. 1.

5 «Si ioculator esuriens ad plenam mensam divitis cantaverit, numquid ei cibus negabitur? Similiter si quis temporalia contemnens et gratiam esuriens, veniat ad mensam Matris Domini, toto corde et affectu dicens: Ave, Maria, gratia, etc., numquid ipsa largitas ei gratiam poterit denegare? Saltem, ex quo gratia plena est, vel aliqua fragmenta gratiae largietur.» RICH. A S. LAUR., De laudibus B. M. V., lib. 1, cap. 7, n. 10. Inter Op. S. Alb. M., Lugd., 1651, XX, pag. 31, col. 1. Paris., XXXVI, 55.

6 Legatus divinae pietatis, ed. Solesm., lib. 4, cap. 51, p. 461. - LANSPERGIO-BUONDÌ, La Vita della B. Vergine Gertruda, Venezia, 1606, lib. 4, cap. 53, pag. 393, 394: «Le fu dato a conoscere dal Signore, che almeno ella dovesse due volte ogni giorno chiamare la sua beatissima Madre con queste parole: Eia ergo, advocata nostra, illos tuos misericordes oculos: certificandola che per queste parole, nell'ultimo suo fine ne riceverebbe non piccola consolazione. Ella allora offerse alla beatissima Vergine, a suo onore, cento e cinquanta Ave Maria, pregandola che nell'ora della sua morte, si degnasse con materna pietate esserle presente. Ecco che le parve che tutte le parole ch'ella avea detto, fossero presentate dinanzi al divino Concistoro, nella sembianza di danari di oro, i quali fossero alla beata Madre dal suo Figliuolo raccomandati: laonde la detta Madre pigliava l'oro a guisa di fedelissima dispensatrice, con dispensare quelli particolarmente nel profitto e conforto dell'anima di Gertruda, provedendo con diligentissima sollecitudine, che quando ella partirà dal presente secolo, che per ciascuna parola delle dette offerte, dal discreto Giudice le siano concedute consolazioni particolari e sicuri favori.»

7 «1. Caelum gaudet, omnis terra stupet, cum dico: Ave Maria. 2. Satan fugit, infernus contremiscit: cum dico: Ave Maria. 3. Mundus vilescit, cor in amore liquescit: cum dico... 4. Torpor evanescit, caaro marcescit: cum dico... 5. Abscedit tristitia, venit nova laetitia: cum dico... 6. Crescit devotio, oritur compunctio: cum dico... 7. Spes proficit, augetur consolatio: cum dico... 8. Recreatur animus, et confortatur affectus; cum dico: Ave Maria.» COPPENSTEIN, O. P., B. F. Alani Redivivi Rupensis tractatus mirabilis de ortu atque progressu Psalterii Christi et Mariae eiusque Confraternitatis, pars 4, cap. 30, Venetiis, 1665, pag. 331. - Opus vere aureum B. Alani Rupensis, O. P. de ortu et progressu Psalterii Christi et Mariae seu Sacratisimi Rosarii, pars 4, cap. 7. Forum Cornelii, 1847, pag. 218.

8 Magnum Sepculum exemplorum, distinctio 10, exemplum 8. Venetiis, 1618, pag. 691, col. 1. - Opera Thomae a Kempis, ed. Sommalii, 1759, I, pag. 24, 25 (paginazione dei «preamboli»). Lo stesso Tommaso riferisce il fatto più succintamente, tacito nomine: Sermones ad novitios, Sermo 21 (sermo 2 partis tertiae), n. 9, Opera, 1759, I, p. 79, 80.

9 La santa memoria di Papa Pio X, il 5 dicembre 1904, in occasione del cinquantesimo anniversario della proclamazione del domma dell'Immacolata Concezione, accordò una indulgenza di 300 giorni, sia la mattina che la sera, a chi reciterà «ter salutationem Angelicam, addendo cuique earum hanc invocationem: Per tuam Immaculatam Conceptionem, o Maria, redde purum corpus meum et sanctam animam meam.» Il Breve ricorda lo zelo di S. Alfonso nel propagare questa pratica di devozione, tanto efficace per conservare la castità. - Acta Sanctae Sedis, XXXVII, Romae, 1904-1905, p. 369-371.

10 «Non cominciava operazione diversa, che prima non si voltasse verso dove sapeva esserne (di Maria) qualche famosa imagine - ciò che riesce agevolissimo in Roma, dovunque altri si trovi, per le tante e tanto celebri che ve ne ha - e pregavala di benedirlo. Così da lui fu presa, e passò in usanza che tuttavia si mantiene fra' novizi nostri in S. Andrea di Monte Cavallo, subito levatisi la mattina, e la notte prima di mettersi a giacere, voltarsi alla Basilica di S. Maria Maggiore, inchinarsi alla beatissima Madre di Dio, e chiederle di benedirli.» BARTOLI, Vita, lib. 1, cap. 11. Opere, XX, Torino, 1825, pag. 93.

11 Gio. CRASSET, La divozione verso Maria Vergine, stabilita e difesa, Venezia, 1762, parte 2, trattato 6, pratica seconda, p. 615, 616.

12 Benedetto XIII: Breve del 14 settembre 1724. - Vedi Raccolta di orazioni e pie op., Roma, 1898, p. 210.

13 CRASSET, l. c., p. 618. - Di tali indulgenze non si fa più alcuna menzione né nella Raccolta di orazioni e pie opere, Roma, Tipog. Poliglotta, 1898, né nella Collectio precum piorumque operum, Romae, 1929, che sono le uniche Collezioni autentiche, né in concessioni posteriori al 1929. - Nel riferire decreti e indulgenze anteriori al 1929, citiamo le sopradette Raccolte autentiche; per le posteriori, l'Acta Apost. Sedis.

14 «Quando sentiva dare il segno dell'Ave Maria, s'inginocchiava subito a dirla nel luogo dove si trovava, benché fosse stato in mezzo del fango, come io stesso ho osservato; e quando era a cavallo, smontava per dirla in ginocchio.» GIUSSANO, Vita, Roma, 1610, lib. 8, cap. 2, p. 528, 529.

15 «In provincia Hungariae, nostris temporibus, sicut ipse accepi a quodam venerabili et sene patre fide dignissimo, quidam frater Ordinis Minorum duxerat in consuetudinem ut, quandocumque signum fieret sero et mane ad Ave Maria, sicut moris est in illa provincia, flexis genibus salutaret Beatam Virginem ter dicendo Ave Maria cum tribus genuflexionibus. Cumque quadam die signaretur in aurora ad Ave Maria, ipse, torpore quodam et ignavia ductus, noluit assurgere ad salutandam Beatam Virginem cum genuflexionibus. Ecce igitur miraculum grande. Vidit statim in visione mirabili turrim ecclesiae se inclinare adeo, ut crux in summitate turris exsistens terram contingeret se inclinando, et hoc tribus vicibus ad trinam signtionem: quasi per hoc sit dictum: Ecce, miseri, creatura insensibilis sua quasi genua flectit, cum se inclinat ad terram pro signo Ave Maria; tu autem, cum sis rationalis, non vis genua flectere ad Ave Maria. Sicque ille compunctus, et miram Dei manum circa se sentiens, semper, quoad vixit, cum reverentia ter genuflectendo ad signationem, benedictam Virginem cum Ave Maria salutavit: propter quod specialem gratiam a Domino et benedicta Virgine promeruit.» PELBARTUS DE THEMESWAR, Ord. Min. de Obs., Stellarium coronae gloriosissimae Virginis, lib. 1, pars 4, art. 2, cap. 3, Venetiis, 1586, fol. 20, col. 4.

16 Benedetto XIV, Notificazione dell'E.mo Card. Vicario del 20 aprile 1742. Cf. Raccolta, pag. 210. - Sua Santità Pio XI ha concesso l'indulg. di 10 anni toties quoties, e la plenaria, alle solite condizioni, a chi l'avrà recitato per un mese. Acta Apost. Sedis, vol XXV, anno 1933, pag. 71.

17 «Le dévot Alphonse Rodriguez (oggi S. Alfonso Rodriguez), religieux coadiuteur de la Compagnie de Jésus, pratiquait exactement cette dévotion (di recitar l'Ave Maria a tutte le ore), même aux heures de la nuit. Il avait ce don spécial de Dieu, de s'éveiller chaque fois que l'horloge sonnait les heures.» Paul DE BARRY, Le paradis ouvert à Philagie, chap. 5, dévotion 2. Paris, 1868, pag. 142. - Il santo medesimo, «in una memoria ch'egli scrisse nell'anno 1607,» dice di se stesso: «A nostra Signora la Vergine Maria... recita pure dodici volte la Salve Regina e altrettante Ave Maria... indirizzando questa prece secondo il numero delle ventiquattro ore, che formano il dì e la notte, affinché in ciascuna di esse preghi il suo Figlio che lo guardi da ogni peccato.» BONAVENIA, Vita, lib. 1, cap 10, Roma, 1888, pag. 42. - La stessa opera, l. c., pag. 44: «Quanti abitarono vicini alla sua stanza rare volte fu, che non l'udissero pur di notte recitare le sue orazioni e invocazioni, particolarmente quando l'orologio scoccava il suono delle ore.» - ARCANGELI, S. I., Vita, Modena, 1825, cap. 14, pag. 98: «Non passava mai ora, in cui con qualche orazione speciale non la salutasse (cioè Maria Vergine).»

18 «Le dévot Lansperge, chartreux, a ordonné à tous ses frères, que, chaque fois qu'ils entreront ou sortiront de leurs chambres, ils se souviennent de saluer la sainte Vierge comme leur gardienne et unique espérance après Dieu.» Paul DE BARRY, Le paradis ouvert à Philagie..., cap. 12, dévotion 6éme. Paris, 1868, pag. 313. - «Il y a dans la première chambre de la «cellule» d'un chartreux, une statue de la T. S. Vierge, devant laquelle on récite un Ave Maria en entrant; c'est Lansperge qui mit cette pieuse pratique en honneur.» La Grande Chartreuse, par un Chartreux: 5ème édition, Lyon, 1891, pag. 269. - «C'est là un usage général dans l'Ordre. En entrant dans sa cellule, le chartreux réciteur récite un Ave Maria à genoux devant une statue de la T. S. Vierge placée sur un petit autel ou simplment au-dessus d'un prie-Dieu.» Comunicazione a noi fatta dal M. R. P. Anatolio MAURON, attuale Procuratore Generale dell' Ordine. - In quanto al baciare i piedi a Maria SS., è certo che molti lo fanno, essendo gesto così naturale di venerazione e di affetto, mentre si sta in ginocchio dinanzi alla sua immagine, in una solitaria cella, nell'atto di domandarle la sua materna benedizione. Crediamo lecito di considerare le parole di S. Alfonso come una testimonianza dell'uso in vigore, a suo tempo, nelle Certose dell'Italia Meridionale. - Fin dalla sua prima origine, l'Ordine fu specialissimamente dedicato a Maria SS. Cf. LE CONTEULX, Annales Ordinis Cartusiensis, ann. 1085, n. 1: I, Monstrolii, 1887, pag. 33, 34. Come per il Cisterciense, il dolce sorriso di Maria e la filiale divozione verso di essa, irradiano di celestiale soavità l'austerissima vita del Certosino.

19 «Recitantibus Ave Maria, indulgentia triginta dierum conceditur ab Io. XXII: ac totidem aliorum dierum ab Urbano IV: 40 dierum recitantibus Salve Regina: viginti dierum caput inclinantibus ad veneranda nomina Iesus et Mariae: triginta dierum inclinantibus caput ad Gloria Patri: bis centum dierum genuflectentibus coram SS. Sacramento.» P. Dominicus VIVA, S. J., De Iubileo, praesertim Anni Sancti, ac de Indulgentiis universim Enchiridio, Ferrariae, 1757, § ultim., pag. 86, col. 1. - Non vi è nulla nelle Collezioni autentiche.

20 AURIEMMA, Affetti scambievoli, parte 1, cap. 6, Bologna, 1681, p. 64; parte 2, cap. 15 (ivi segnato 16, e nell'Indice dei capitoli, 14), p. 219, 220. - «Dum gloriosam Virginem Mariam oraret (Mechtildis), ut in hora mortis suae sibi adesse dignaretur, respondit: «Hoc utique faciam: sed et tu quotidie tria Ave Maria mihi legas. Ad primum, ora ut, sicut Deus Pater secundum omnipotentiae suae magnificentiam animam meam, sicut in throno, dignissimo sublimavit honore, ut sim post ipsum potentissima in caelo et in terra, adsim tibi in hora mortis, te confortando, et expellendo a te omnem contrariam potestatem. Ad secundum, ora ut, sicut Filius Dei secundum suae inscrutabilis sapientiae praevalentiam, scientia et intellectu me artificiose decoravit, et totam replevit, ut supra omnes Sanctos maiori cognitione fruar beatissima Trinitate, et tanta me claritate perlustravit, ut velut sol radians in virtute totum caelum illuminem, in hora mortis animam tuam lumine fidei et cognitionis perfundam, ne fides tua ignorantia aut aliquo errore tentetur. Ad tertium, ora ut, sicut Spiritus Sanctus suavitatem sui amoris plene mihi infudit, et tam suavissimam et mitissimam effecit, ut post Deum dulcissima et benignissima sim, ita adsim tibi in hora mortis, infundendo animae tuae suavitatem divini amoris qui in tantum praevaleat in te, ut omnis poena et mortis amaritudo, ex amore tibi sit persuavis.» Revelationes Gertrudianae ac Mechtildianae, Pictavii et Parisiis, 1875, 1877, II, S. MECHTILDIS Liber specialis gratiae, pars 1, cap. 47, pag. 133. - Benedetto XV, con Breve del 30 luglio 1921, eresse l'Arciconfraternita delle tre Ave Maria, concedendo agli ascritti molti privilegi e indulgenze plenarie e parziali, e fra i quattro santi Patroni pose anche S. Alfonso. - Acta Ap. Sedis, XII, (a. 1921), pag. 420-422.

21 Nelle Collezioni autentiche, non si trova più nulla riguardante le indulgenze annesse alla recita delle 10 Ave Maria. Erano di dieci mila anni, concedute da Leone X nel 1514, concessione confermata da Paolo V nel 1606. Resta però quella una divozione assai bella, e di sommo gradimento a Maria, per il ricordo delle sue dieci principali virtù, come vengono mentovate nel Vangelo. - Vedi Appendice, 12, pag. 563 e seg.




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