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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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OSSEQUIO VIII. - Delle limosine in onor di Maria.

Sogliono i divoti della Vergine specialmente nel giorno del sabbato far limosine in onore della divina Madre. Quel santo calzolaio, come narra S. Gregorio ne' suoi Dialoghi, chiamato S. Deusdedit, tutto quello che guadagnava la settimana, nel sabbato lo dispensava a' poveri; onde poi ad un'anima santa fu dimostrato in visione un sontuoso palagio che Dio apprestava nel cielo a questo servo di Maria e che non si fabbricava se non nel giorno del sabbato.1 S. Gerardo poi in tutti i tempi non negava alcuna cosa che gli fosse domandata in nome di Maria.2 Lo stesso faceva il P. Martino Guttierez della Comp. di Gesù; onde poi confessò non aver cercata grazia a Maria ch'ella non glie l'avesse ottenuta; ed essendo stato questo suo servo ucciso dagli Ugonotti, apparve la divina Madre a' suoi compagni con alcune vergini, dalle quali fe' involgere il corpo in un lenzuolo e portollo via (ap. P. Pepe, t. 5, lez. 235, in fin.).3 Lo stesso praticava S. Eberardo vescovo di Salisburgo,


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e perciò un santo monaco lo vide a guisa di un fanciullo in braccio a Maria, la quale disse: Hic est filius meus Eberardus, qui nihil mihi umquam negavit.4 Lo stesso usava


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Alessandro di Ales, il quale richiesto in nome di Maria a farsi francescano da un laico di S. Francesco, lasciò il mondo ed entrò nell'Ordine (P. Auriem., t. 1, c. 12).5 - Non rincresca dunque a' divoti della Vergine di dare ogni giorno in suo onore qualche picciola limosina, e l'accresca nel giorno del sabbato. E s'altro non può, almeno per amor di Maria faccia qualche altra opera di carità, di assistere a gl'infermi, di pregare per li peccatori, e per l'anime del purgatorio, ecc. Le opere di misericordia molto gradiscono al cuore di questa Madre di misericordia.




1 «Hic etiam quidam iuxta nos, Deus-dedit nomine, habitabat, qui calceamenta solebat operari, de quo alter per revelationem vidit quod eius domus aedificabatur, sed in ea constructores sui solo die sabbati videbantur operari. Qui eiusdem viri postmodum subtiliter vitam requirens, invenit quia ex his quae diebus singulis laborabat, quidquid ex victu atque vestitu superesse potuisset, die sabbato ad beati Petri ecclesiam deferre consueverat, atque indigentibus erogare. Qua ex re perpende, quia non immerito domus ipsius fabrica sabbato crescebat.» S. GREGORIUS MAGNUS, Dialogorum lib. 4, cap. 37. ML 77-388.

2 SURIUS, De probatis Sanctorum historiis, die 24 septembris, Historia S. Gerardi, episcopi Canadiensis in Pannonia, et martyris; pag. 392: «Porro laudibus et venerationi eiusdem sacratissimae Virginis, tantae humilitatis obsequio se subdere noverat, ut si quis reus, clam a sancti viri familiaribus edoctus, veniam ab ipso peteret per nomen Matris Christi, mox audito nomine Matris misericordiae, pater sanctus lacrimis perfunderetur, et perinde ac si ipse reus esset, a reo veniam peteret: filium quoque suum illum fore affirmaret, si eam sincere Dei crederet Genitricem.» - Di questo santo vescovo e martire, dicono i Bollandisti (Acta Sanctorum, tom. 46, mensis septembris tom. 6, Parisiis et Romae, 1867, Commentarius praevius, pag. 713 et seq.) esservi due Vite: l'una vera, auctore anonymo suppare, l'altra favolosa. La prima venne riprodotta tanto dal Surio quanto dagli stessi Bollandisti, presso i quali leggiamo l'aneddoto surriferito, Vita, n. 4, pag. 722, col. 2. Fu messo a morte S. Gerardo nel 1046 (altri dicono nel 1047 o nel 1048), «prope Danubium in Hungaria». Era nato nel Veneto: «huius lucis lumen per Venetos parentes sortitus.» (Vita, n. 1).

3 PEPE, S. I., Grandezze di Gesù e di Maria, V, Napoli, 1748, lezione 235, in fine, pag. 317. - AURIEMMA, Affetti scambievoli, parte 1, cap. 12, pag. 178: «Non negava mai cosa alcuna, che se gli domandasse per amor della Vergine... N'ebbe da questa Signora per mercede, che quanto le domandò, tutto ottenne, come egli confessò con molta schiettezza.» - PATRIGNANI, Menologio, 21 febbraio 1573: Del P. Martino Guttierez: «La prima virtù sua... fu la divozion singolare verso la Madre di Dio... Da lui avevano imparato i compagni di non negar cosa alcuna a chi loro la domandasse a nome della SS. Vergine. (N. 9, p. 188)» - Morto S. Francesco Borgia, egli fu nominato col P. Soario, compagno del P. Provinciale, per l'elezione del successore. «Per maggior sicurezza si stimò bene di viaggiar per la Francia.» Però caddero in un'imboscata degli Ugonotti, proprio quando pensavano di aver evitato il pericolo del quale erano stati avvisati, e furono condotti nella loro fortezza di Cardillac. Dopo minaccie di morte, si trattò del riscatto. Il P. Martino, più debole di salute, ed a causa dei mali trattamenti patiti, si ammalò, e morì dopo otto giorni di prigione e cinque di malattia, come, otto giorni prima, sul punto di essere arrestato, allorché si credevano sicuri, ne aveva avuto l'avviso da Maria. Anche il morir privo d'ogni aiuto «fu una grazia fattagli da Maria Vergine, a cui l'aveva egli un pezzo fa chiesta.» - Mentre i compagni abbattuti «non sapevano come acconciare il cadavere e sotterrarlo, venne sull'ora ottava una matrona onestissima d'augusta e venerabil sembianza», la quale, «cavato fuori un lenzuolo candido, rivoltò decentissimamente colle sue mani quel corpo e lo benedisse... Onde dato loro (ai compagni) un saluto cortese, disparve. I Padri credettero che quella fosse la beatissima Vergine, o altra Matrona da lei mandata a far quell'opera di pietà cristiana.» Il corpo fu portato alla sepoltura segretamente da alcuni cattolici; e le ossa riportate in Ispagna nel 1603 (n. 4, 5, 6, pag. 186, 187.) - Secondo questa testimonianza precisa del Patrignani, deve intendersi quanto scrive il PEPE, l. c., da cui lo prese S. Alfonso: «Alcuni non negano mai cosa alcuna richiesta per amor di Maria. Così faceva il nostro P. Martino Guttierez; onde confessò egli non aver chiesta grazia, che non avesse ottenuta da questa Madre. Che anzi questa Madre dié sepoltura al suo corpo; ucciso egli dagli Ugonotti di Francia, apparve a' Padri con alcune Vergini, da cui fe' involgere in un lenzuolo il corpo, e portollo via.»

4 Eberardo, prima abbate del Monastero «Biburgense» (1133), fondato dai suoi fratelli Corrado ed Erbone (Conradus et Erbo) e da sua sorella Berta; poscia arcivescovo di Salisburgo (1147); nello scisma suscitato dall'imperatore Federico, aderì, con grande merito, al Papa legittimo Alessandro III; morì il 22 giugno 1164. Viene chiamato Santo, anche da Baronio e dai Bollandisti, quantunque il suo processo di canonizzazione, che stava per conchiudersi nel 1464, per opera principalmente del Cardinale Arcivescovo «Burckhardus de Weispriack,» sia rimasto sospeso, colla morte di detto Cardinale, né mai sia stato ripreso. - La visione di cui si fa menzione, avvenne dopo la sua morte. «Reverendi cuiusdam de coenobio Iuvavensi memoratu digna visio existimata est. Videbatur hic sibi per somnium... ecclesiam miri decoris errabundus intrare. Illic beatam Dei Genitricem Mariam, vultu ut est dignissimo emimus consedisse; et velut puerum in gremio caris amplexibus conspicatur tenentem. Agnovit Dominam: de pueri persona et gloria haesitans erat atque admirans: cui Mater misericordiae paucis dignata est haec ad verbum proferre: «Hic est filius meus Eberhardus, qui nihil mihi umquam negavit.» Huius rei tot testes, quot decuriones Antistitis sunt. Omni petenti tribuere solebat, quod S. Mariae nomine petitum fuisset.» Vita, auctore eius discipulo (egli stesso dice: ex discipulis eius antiquis, carissimus et infimus), cap. 4, n. 23: Acta SS. Bollandiana, tom. 25 (Parisiis et Romae, 1867), mensis iunii tom. 5, p. 229.

5 AURIEMMA, Affetti scambievoli, parte 1, cap. 12: Bologna, 1681, pag. 178. - Di questo racconto della vocazione - per altro certamente straordinaria ed inaspettata - del già rinomatissimo Maestro, scrive il Vadingo: «Ita rem contigisse non penitus inficiar, nec durius repellam quod alii pie conscribunt.» Confessa che il racconto è d'origine antica; che fu accettato da S. Antonino e da altri gravi autori. Ad ogni modo, il fatto sarebbe accaduto così. Si sapeva che l'illustre Maestro non negava niente di che fosse pregato a nome di Maria SS. Una pia donnicciuola suggerì ad alcuni Religiosi di servirsi di questo mezzo per far preda del celebre Dottore. Andarono di fatti a trovarlo, ma credettero bene d'intrattenerlo prima di cose di dottrina, per arrivare poi cautamente all'intento. Or sopravvenne un umile Francescano, che faceva la questua, il quale, senza preamboli, pregò Alessandro, a nome di Maria SS., di voler considerare se non sarebbe cosa utile per lui di rinunziare a tutti gli agi ed onori di cui godeva, per farsi anch'egli umile Francescano. Ed ottenne l'intento. - Può esser pure, come suggerisce il Vadingo, che abbia avuto influsso sulla decisione di Alessandro l'esempio del suo connazionale e pur illustre collega, Giovanni Egidio, il quale, in quel medesimo tempo, salito in pulpito per esortare il clero ad abbandonar tutto per Cristo, interruppe la predica, e tornò immantinente a terminarla vestito da Frate Predicatore. WADDINGUS, Annales Minorum, a. 1222, n. 27, 28. Romae, 1732, pag. 45-47.




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