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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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3. *

Un romito nel monte Oliveto tenea nella sua cella una divota immagine di Maria, avanti cui facea molte orazioni. Il demonio, non potendo soffrire tanta divozione alla S. Vergine, lo tormentava continuamente con tentazioni disoneste; in modo che il povero vecchio romito, non vedendosene libero, con tutte le orazioni e mortificazioni che faceva, un giorno disse al nemico: E che t'ho fatt'io, che non mi lasci vivere? Allora gli apparve il demonio e gli rispose: È più il tormento che tu dai a me, ch'io do a te. Orsù, poi gli soggiunse, giurami il segreto, ch'io ti dirò quello che hai da lasciar di fare, ed io non ti darò più molestia. Il romito diè il giuramento ed allora il demonio gli disse: Voglio che non ti volti più a quell'immagine che tieni in cella. Il romito confuso andò a consigliarsene coll'abbate Teodoro, il quale gli disse ch'esso non era tenuto al giuramento, e che guardasse di lasciare di raccomandarsi a Maria in quell'immagine come prima faceva. Ubbidì il romito e 'l demonio restò scornato e vinto (Bonif., Hist. Virg., c. 6).




* Esempio 3. - IO. BONIFACIUS, S. I., Historia Virginalis, ovvero De Divae Virginis Mariae vita et miraculis, libri V. Coloniae, 1610. Lib. 2, cap. 6, pag. 228, 229. - IOANNES MOSCHUS, Pratum Spirituale, cap. 45: ML 74-142; MG 873-2899. - Venne citato due volte questo fatto, dal Prato spirituale, nel Concilio Ecumenico settimo, secondo di Nicea: Actio quarta, Mansi, Collectio Conciliorum, XIII, Venetiis, 1776, col. 59, 62; Actio quinta, ibid., col. 194. Venne citato però sotto il nome di S. Sofronio, Patriarca di Gerusalemme, sia perché l'opera era il frutto delle comuni peregrinazioni di Sofronio, allora monaco, col suo maestro Giovanni Mosco; sia perché Giovanni dedicò il libro al suo discepolo Sofronio (ML 74, col. 121-124; MG 873-2851) e da questi due venne pubblicato e propagato.




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