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S. Alfonso Maria de Liguori
L'amore delle anime

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Frutti che si ricavano dal meditare la Passione di Gesù Cristo.

1. L'amante dell'anime, il nostro amantissimo Redentore, dichiarò che non ebbe altro fine in venire in terra a farsi uomo, che d'accendere fuoco di santo amore nei cuori degli uomini: Ignem veni mittere in terram, et quid volo, nisi ut accendatur? (Luc. XII, 49). Ed oh che belle fiamme di carità ha egli accese in tante anime, specialmente colle pene ch'elesse di patir nella sua morte, affin di dimostrarci l'amore immenso che per noi conserva! Oh quanti cuori felici, nelle piaghe di Gesù, come in tante fornaci d'amore, si sono talmente infiammati ad amarlo che non hanno ricusato di consacrargli i beni, la vita e tutti se stessi, superando con gran coraggio tutte le difficoltà che loro si attraversavano nell'osservanza della divina legge, per amore di quel Signore che, essendo Dio, volle tanto soffrire per loro amore! Questo fu appunto il consiglio che ci diè l'Apostolo per non mancare, e per correre speditamente nella via del cielo: Recogitate eum, qui talem sustinuit adversus semetipsum a peccatoribus contradictionem, ut ne fatigemini animis vestris deficientes (Hebr. XII, 3).

2. Perciò l'innamorato S. Agostino, stando a vista di Gesù impiagato sulla croce, così dolcemente pregava: Scribe, Domine, vulnera tua in corde meo, ut in eis legam dolorem et amorem: dolorem ad sustinendum pro te omnem dolorem: amorem ad contemnendum pro te omnem amorem.1 Scrivi, diceva, o mio amantissimo Salvatore, scrivi sopra il mio cuore le tue piaghe, acciocché in quelle io legga sempre il vostro dolore e 'l vostro amore; sì, perché avendo avanti gli occhi miei il gran dolore che voi, mio Dio, soffriste per me, io soffrirò con pace tutte le pene che mai mi occorrerà di patire; ed a vista del vostro amore, che mi avete dichiarato sulla croce, io non amerò né potrò amare altri che voi.


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3. E da che mai i santi han preso animo e fortezza a soffrire i tormenti, i martiri e le morti, se non dalle pene di Gesù crocifisso? S. Giuseppe da Leonessa cappuccino, vedendo che altri volevano ligarlo con funi per un taglio doloroso nel corpo, che gli dovea dare il cerusico, egli si prese nelle mani il suo Crocifisso e disse: “Che funi, che funi! ecco i miei legami: questo mio Signore inchiodato per amor mio; Egli co' suoi dolori mi stringe a sopportare ogni pena per amor suo”. E così soffrì il taglio senza lagnarsi,2 vedendo Gesù che tamquam agnus coram tondente se obmutuit, et non aperuit os suum (Is. LIII, 7).3 -Chi mai potrà dire che patisce a torto, mirando Gesù che attritus est propter scelera nostra? (Ibid. 5). Chi mai potrà ricusar di ubbidire per cagion di qualche incomodo, essendo Gesù factus obediens usque ad mortem? (Philip. II, 8). Chi potrà ricusar le ignominie, vedendo Gesù trattato da pazzo, da re di burla, da ribaldo, schiaffeggiato, sputato in faccia ed appeso ad un patibolo infame?

4. Chi potrà poi amare altr'oggetto che Gesù, vedendolo morire fra tanti dolori e disprezzi, affine di cattivarsi il nostro amore? Un divoto solitario pregava Dio ad insegnargli che cosa potesse fare per amarlo perfettamente; gli rivelò il Signore che per giungere al suo perfetto amore non vi era esercizio più atto che meditare spesso la sua Passione.4 Piangeva


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S. Teresa e si lagnava d'alcuni libri che le avevano insegnato a lasciar di meditare la Passione di Gesù Cristo, perché poteva ciò esser d'impedimento alla contemplazione della Divinità; onde poi la santa esclamava: “O Signore dell'anima mia, o Ben mio Gesù crocifisso, non mi ricordo mai di questa opinione, che non mi sembri d'aver fatto un gran tradimento. Ed è possibile che voi, Signore, mi aveste ad essere impedimento a maggior bene? E donde mi vennero tutti i beni, se non da voi?” E poi soggiunge: “Ho veduto che per contentare Dio, e perché ci faccia grazie grandi, egli vuole che passi ciò per le mani di questa umanità sacratissima, nella quale disse sua divina maestà di compiacersi.”5

5. Quindi diceva il P. Baldassarre Alvarez che l'ignoranza de' tesori che abbiamo in Gesù, era la rovina dei Cristiani; onde la meditazione della Passione di Gesù Cristo era la sua più diletta ed usata, meditando in Gesù specialmente tre suoi patimenti, la povertà, il dispregio, e 'l dolore; ed esortava i suoi penitenti a meditare spesso la Passione del Redentore, dicendo che non pensassero d'aver fatta cosa alcuna, se non arrivassero a tener sempre fisso nel cuore Gesù crocifisso.6


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6. Chi vuole, insegna S. Bonaventura, crescere sempre da virtù in virtù, da grazia in grazia, mediti sempre Gesù appassionato: Si vis, homo, de virtute in virtutem, de gratia in gratiam proficere, quotidie mediteris Domini Passionem. Ed aggiunge che non vi è esercizio più utile per rendere un'anima santa, che considerare spesso le pene di Gesù Cristo: Nihil enim in anima ita operatur universalem sanctificationem, sicut meditatio Passionis Christi.7

7. Inoltre diceva S. Agostino (Ap. Bernardin. de Bustis) che vale più una sola lagrima sparsa per memoria della Passione di Gesù, che un pellegrinaggio sino a Gerusalemme ed un anno di digiuno in pane ed acqua.8 Sì, perché a tal fine


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il nostro amante Salvatore ha patito tanto, acciocché vi pensassimo; poiché pensandovi non è possibile non infiammarsi nel divino amore: Caritas enim Christi urget nos, dice S. Paolo (II Cor. V, 14). Gesù da pochi è amato, perché pochi son quelli che considerano le pene che ha patito per noi; ma chi le considera spesso, non può vivere senz'amare Gesù: Caritas... Christi urget nos. Si sentirà talmente stringere dal suo amore che non gli sarà possibile resistere a non amare un Dio così innamorato che tanto ha patito per farsi amare.9

8. Perciò l'Apostolo dicea ch'egli non volea saper altro che Gesù e Gesù crocifisso, cioè l'amore ch'esso ci ha dimostrato sulla croce: Non iudicavi me scire aliquid inter vos, nisi Iesum Christum, et hunc crucifixum (I Cor. II, 2). Ed in verità, da quali libri noi meglio possiamo apprendere la scienza dei santi, ch'è la scienza di amare Dio, che da Gesù crocifisso? Il gran servo di Dio Fra Bernardo da Corlione cappuccino non sapendo leggere, i suoi religiosi voleano istruirnelo; egli se n'andò a consigliare col Crocifisso, ma Gesù gli rispose dalla croce: “Che libri! che leggere! Ecco io sono il tuo libro, dove sempre puoi leggere l'amore che t'ho portato.”10 O gran punto da considerarsi in tutta la vita e per tutta l'eternità: un Dio morto per nostro amore! un Dio morto per nostro amore! O gran punto!

9. Un giorno S. Tommaso d'Aquino visitando S. Bonaventura gli dimandò di qual libro più si fosse servito per registrar tante belle dottrine ch'egli avea scritte. S. Bonaventura gli dimostrò l'immagine del Crocifisso, tutta annerita per


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tanti baci che l'avea dati, dicendo: “Ecco il mio libro, da cui ricavo tutto ciò che scrivo; egli mi ha insegnato tutto quel poco che ho saputo.”11 Tutti i santi in somma hanno appresa l'arte d'amare Dio dallo studio del Crocifisso. Fra Giovanni d'Alvernia ogni volta che mirava Gesù impiagato, non poteva trattenere le lagrime.12 Fra Giacomo da Tuderto, sentendo leggere la Passione del Redentore, non solo piangeva dirottamente, ma prorompeva in urli, sopraffatto dall'amore da cui sentivasi infiammato verso l'amato Signore.13

10. Il P. S. Francesco in questo dolce studio del Crocifisso divenne quel gran serafino.14 Egli lagrimavacontinuamente nel meditare le pene di Gesù Cristo, che avea perduto quasi affatto la vista.15 Una volta, ritrovato che gridava piangendo, fu


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domandato che avesse. “E che voglio avere? rispose il santo, piango i dolori e gli affronti dati al mio Signore; e cresce, soggiunse, la mia pena, in vedere gli uomini ingrati che non l'amano e ne vivono scordati.”16 Ogni volta poi che udiva belare un agnello si sentiva ferire dalla compassione, pensando alla morte di Gesù, Agnello immacolato, svenato sulla croce per li peccati del mondo.17 E perciò l'innamorato santo non sapeva esortare con maggior premura altra cosa a' suoi frati che lo spesso ricordarsi della Passione di Gesù.18

11. Ecco il libro dunque, Gesù crocifisso, che se da noi ancora sarà spesso letto, noi ancora resteremo da una parte


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bene ammaestrati a temere il peccato, e dall'altra infiammati ad amare un Dio così amante, leggendo in quelle piaghe la malizia del peccato che ha ridotto un Dio a soffrire una morteamara per soddisfare la divina giustizia; e l'amore che ci ha palesato il Salvatore in voler tanto patire per farci intendere quanto egli ci amava.

12. Preghiamo la divina madre Maria, acciocché ci ottenga dal Figlio la grazia di entrare ancor noi in quelle fornaci d'amore dove ardono tanti cuori innamorati: affinché, restando ivi consumati tutti i nostri affetti terreni, possiamo ancor noi bruciare di quelle felici fiamme che rendono l'anime sante in terra e beate in cielo. Amen.




1 Questa preghiera non è di S. Agostino: però il pensiero è suo. - Vedi Appendice, 1.

2 “Andava ogni giorno vie più nella di lui carne la cancrena... Determinarono (i medici) di venire al taglio. Trattando il chirurgo di legarlo, acciocché per la veemenza del dolore non si sconcertasse, preso nelle  mani il suo Crocifisso, disse: “Non fa mestieri d' altri legami che di quelli della carità mostrataci dal Figlio di Dio in questa croce”; e con tanta fortezza d' animo soffri quell' incisione, che non gli uscì mai dalla bocca un sol sospiro o voce alcuna di lamento, ma replicava solamente l' orazione Sancta Maria, succurre miseris... Si venne al secondo (taglio) il giorno seguente, quale sopportò con l' istessa pazienza.” Zaccaria BOVERIO, Annali de' Cappuccini, anno 1612, n. 155.



3 Quasi agnus coram tondente se obmutescet, et non aperiet os suum, Is. LIII, 7.



4 Chi si questo divoto solitario, non si sa. Molto probabilmente S. Alfonso ha attinto questo fatto da Ludolfo di Sassonia:  Multum quippe placet Deo quod homo memoriam Passionis et vulnerum eius portet in corde suo. Narratur enim quod cum quidam eremita sanctissimae vitae instanter Dominum exoraret, ut sibi ostenderet quod sibi inter cetera servitia magis acceptaret, vidit hominem nudum trepidantem frigore, et crucem magnam super se baiulantem, et sibi quis esset interroganti dicentem: Iesus Christus ego sum. Rogasti enim me ut tibi ostenderem quod inter cetera servitia mihi magis complaceret, et nunc tibi dico quod hoc, scilicet quod quis homo iuvet me portare crucem meam, et vulnera, et Passionem in corde suo.” Et haec dicens evanuit.” LUDOLPHUS DE SAXONIA, Ord. Carthus., Vita Iesu Christi, pars 2, cap. 58. - Cf. AURIEMMA, S. I., Stanza dell' anima nelle piaghe di Gesù, Venezia, 1755, parte 2, cap. 20, p. 421.



5 “(En algunos libros que estàn escritos de oraciòn) avisan mucho que aparten de sì toda imaginacion corpòrea, y que se lleguen a contemplar en la Divinidad; porque dicen que, qunque sea la Humanidad de Cristo, a los que llegan ya tan adelante, que embaraza u impide  a la màs perfeta contemplaciòn.... Esto bien me parece a mi algunas veces; mas apartarse del todo de Cristo, y que entre en cuenta este divino Cuerpo con nuestras miserias ni con todo lo criado, no lo puedo sufrir... Si me hubiera estado en ello, creo nunca hubiera llegado a lo que ahora, porque, a mi parecer, es engano.... Ya no habia quien me hiciese tornar a la Humanidad, sino que, en hecho de verdad, me parecia me era impedimento. Oh Senor de mi alma y Bien mio Jesucristo crucificado! No me acuerdo vez de esta opiniòn que tuve que no me da pena; y me parece que hice una gran traiciòn, aunque con inorancia... Durò muy poco estar en esta opiniòn, y ansi siempre tornaba a mi costumbre de holgarme con este Senor... Es posible, Senor mio, que cupo en mi pensamiento, ni un hora, que Vos me habiades de impidir para mayor bien? De donde me vinieron a mi todos los bienes sino de Vos? No quiero pensar que en esto tuve culpa, porque me lastimo mucho, que cierto era inorancia... Y veo yo claro, y he visto después, que para contentar a Dios y que nos haga grandes mercedes, quiere sea por manos de esta Humanidad sacratisima, en quien dijo Su Majestad se deleita. Muy, muy muchas veces lo he visto por expiriencia; hàmelo dicho el Senor.” S. TERESA, LIbro de la Vida, cap. 22. Obras, I, 165-169.



6 “Sopra tutti i misteri del Salvatore, avea singolar divozione a quelli della santissima Passione sua e morte di croce, la quale avea molto fissa nella memoria, e molto gustava di meditarla... Era sì grande il profitto ch' indi traeva, che a tutti coloro i quali cominciavano a fare orazione mentale, consigliava che meditassero la Passione, come fonte ch' è d' ogni spiritual profitto. E solea ripetere ad ora ad ora nelle sue ordinarie esortazioni: “Non pensiamo d' aver mai fatto alcuna cosa di rilievo, se non giungiamo a portar sempre ne' nostri cuori Gesù crocifisso.” ... Ciò che meditava con ispecial sentimento e con fervore in Cristo crocifisso, erano i tre compagni che lo seguirono sin dal presepio per tutto il tempo di sua vita, e con più di rigore nella sua Passione e nella sua morte: cioé Povertà, Disprezzo e Dolore.” Ven. Lodovico  DA PONTE, Vita, cap. 3, § 2. - “Come se prevedesse che quella stata sarebbe l' ultimo della vita, così egli si applicò in quegli esercizi con tanto fervore, con quanto mai non altra volta, meditando... i sacri misteri della Passione, affine di rinnovare nel suo cuore la viva immagine di Gesù crocifisso, accompagnato da' suoi tre perpetui compagni, Povertà, Disprezzo e Dolore”. La stessa opera, cap. 47.



7 “(Christi) Passionem rumines quotidie. Huius enim Passionis Christi meditatio continua mentem elevabit, quid agendum, quid meditandum, quid quiescendum et sentiendum sit, indicabit; te demum ad ardua infiammabit; te vilificari, et contemni, et affligi faciet; affectus tuos tam in cogitatione quam in locutione ac etiam operatione regulabit... Vere mirabile est quod Christus in cruce sitiens inebriat, nudus exsistens virtutum vestimentis ornat... O Passio mirabilis, quae suum meditatorem alienat, et non solum reddit angelicum, sed divinum.” Stimulus amoris, pars 1, cap. 1. Inter Opera S. Bonaventurae, VII, Lugduni, 1668. - Vedi Appendice, 2, 5°. - “Quoniam devotionis fervor per frequentem Christi Passionis memoriam nutritur et conservatur in homine, ideo necesse est ut frequenter, ut semper oculis cordis sui Christum in cruce tamquam morientem videat qui devotioinem in se vult inexstinguibilem conservare. Propter hoc Dominus dicit in Levitico (VI, 12): Ignis in altari meo semper ardebit, quem nutriet sacerdos subiiciens ligna per singulos dies. Audi, mater devotissima: Altare Dei est cor tuum: in hoc altari debet semper ardere ignis fervidae devotionis, quem singulis diebus debes nutrire per ligna  crucis Christi et memoriam Passionis ipsius. Et hoc est quod dicit Isaias propheta (XII, 3): Haurietis aquas in gaudio de fontibus Salvatoris; ac si diceret: quicumque desiderat a Deo aquas gratiarum, aquas devotionis, aquas lacrimarum, ille hauriat de fontibus Salvatoris, id est de quinque vulneribus Iesu Christi.” S. BONAVENTURA, De perfectione vitae ad Sorores,  cap. 6, n. 1. Opera, VIII, ad Claras Aquas, 1898, pag. 120.



8 “Quam magni sit meriti Passionem Filii Dei piangere, ostendit Augustinus in quodam sermone (?), dicens quod magis meretur vel unam solam lacrimam emittens ob memoriam Passionis Christi, quam si usque ad terram promissionis peregrinaretur, et quam si per totum annum omni hebdomada totum psalterium diceret, et plus quam si qualibet anni hebdomada disciplinam faceret, vel in pane et aqua ieiunaret.” BERNARDINUS DE BUSTO, O. M., Rosarium Sermonum, pars 2, Sermo 15 (subito dopo l' esordio e l' invocazione). - Più verisimilmente viene dal Tiepolo (Considerazioni della Passione, trattato 1, 16°) attribuita questa sentenza a S. Alberto Magno: però non l' abbiamo incontrata nel trattato De sacrificio Missae, a cui egli rimanda.



9 Le ediz. del 1751 (Pellecchia, Paci) uniscono in uno i nostri nn. 6 e 7; in quella Romana (De' Rossi, 1755) manca la sopra citata sentenza di S. Agostino.



10 “Bernardo, non cercare altro libro, ma ti basti quello delle mie Piaghe, ché da esso apprenderai dottrina più profittevole che da qual altro si sia.” GABRIELE DA MODIGLIANA, Vita del B. Bernardo da Corlione, Laico professo Cappuccino, lib. 1, cap. 12.

Il periodo che segue manca nelle edizioni del 1751 e del 1755 (De' Rossi).



11 “Tantam admiratus est in operibus eius doctrinam et eruditionem sanctus Thomas Aquinas, ut petierit a Bonaventura sibi ostendi libros ex quibus tam multiplicem atque adeo magnam eruditionis ubertatem hauriret. Is vero Christi Domini cruci affixi imaginem demonstravit, e quo fonte uberrimo se accipere professus est quidquid vel legeret vel scriberet.” WADDINGUS, Annales Minorum, an. 1260, n. 20.



12 “Natus est hoc anno (1259) Beatus Ioannes Firmanus, de Alvernia cognominatus ob diutinam in illo monte habitationem... Septimo aetatis anno, puerulorum fugiebat consortia, solitaria frequentans loca. In quibus amarissime Christi deflebat Passionem, lacrimis addens verbera et profundos singultus.... Noctu etiam Christum passum meditatus, in tanta copia lacrimas mittebat, ut suppositum cervical madefieret. Atque adeo cordi insita erat Passionis huiusmodi compassio, ut etiam dormiens fieret amare”.WADDINGUS, Annales Minorum, an. 1259, n. 7.



13 “Adeo fervebat Dei amore, uti mente a sensibus alienata esse videretur; interim psallebat, interim plorabat, creberrime autem in suspiria erumpebat. Saepenumero sese a congressu hominum subducens, praecurrebat acri divini amoris stimulo incitatus, sibique Iesum Christum amplexari constringereque visus, amplectebatur arborem quampiam, vociferans eumque summa voce nominibus diversis inclamans, ingeminando identidem: “O Iesu dulcis! O Iesu suavis! O Iesu amantissime! ” - Rogatus aliquando a Fratre quid adeo lacrimaretur: respondit id se eo facere quod “Amor non amaretur”. WADDINGUS, Annales Minorum, an. 1298, n. 38 et 40. - Però, delle sue lagrime e dei suoi strilli nel sentir leggere la Passione di Cristo, non parla Vadingo, come neppure Marco da Lisbona. Ma non manca qualche altra testimonianza. “Beatus Frater noster Jacoponus de Tuderto, audiens legi Passionem Christi, non solum lacrimas, sed nec clamores valebat continere. ” Ven. BERNARDINUS DE BUSTO, O. M., Rosarium sermonum, pars 2, sermo 15, De lacrimosa Passione Domini (dopo l' esordio e l' invocazione).



14 “Cum igitur seraphicis desideriorum ardoribus sursum ageretur in Deum, et compassiva dulcedine in eum transformaretur qui ex caritate nimia voluit crucifigi...” S. BOVANENTURA, Legenda S. Francisci, cap. 13, n. 3. Opera, VIII, ad Claras Aquas, 1898, p. 542.



15 “Fra gli altri continui esercizi nei quali S. Francesco esercitava l' anima sua, il principale era la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, quale talmente, infin da principio della sua conversione, gli aveva egli stesso scolpita nelle viscere del cuore, che tutta volta che se ne ricordava, non si potea tener di lagrimare... Per il che egli era, per l' orazione  continua, astinenza, vigilie e peregrinazioni che faceva, tutto venuto infermo nella testa, negli occhi e nel polmone, né però mai cessava.” MARCO DA LISBONA, Croniche del P. S. Francesco,  parte 1, lib. 1, cap. 86. - “Vir autem Dei.... nemora replebat gemitibus, loca spargebat lacrimis... A Fratribus... aliquoties auditus est... deplorare.... alta voce, quasi coram positam, dominicam Passionem.” S. BONAVENTURA, Legenda S. Francisci, cap. 10, n. 4. - “Cum.... ex continuo fletu infirmitatem oculorum incurrisset gravissimam, suadente sibi medico quod abstineret a lacrimis, si corporei visus caecitatem vellet effugere, vir sanctus respondit: “Non est, frater medice, ob amorem luminis quod habemus commune cum muscis, visitatio lucis aeternae repellenda vel modicum...” Ibid.,  cap. 5, n. 8.



16 “Una volta tra l' altre.... gridava ad alta voce.... Sentito da una persona nobile e timorata di Dio che passava, e che era stato assai suo famigliare al secolo, gli chiese, con istanza e meraviglia, che disgrazia gli fosse intravenuta; ed il Santo piangendo rispose: “Mi doglio e piango per i gravi tormenti e disonori che dierono e fecero al mio Signore Gesù Cristo quei crudelissimi Giudei; e tanto più ne sento gran cordoglio quanto che io odo e vedo che tutto il mondo, per cui ei gli ha patiti, ingratissimamente s' è scordato d' un sì inestimabile beneficio.” Il che dicendo, cominciò a riversar fiumi di lagrime.” MARCO DA LISBONA, Croniche del Padre S. Francesco, parte 1, lib. 1, cap. 86.



17 “Illas (creaturas) viscerosius complexabatur et dulcius, quae Christi mansuetudinem piam similitudine naturali praetendunt et Scripturae significatione figurant. Redemit frequenter agnos qui ducebantur ad mortem, illius memor Agni mitissimi qui ad occisionem adduci voluit pro peccatoribus redimendis... Lamentabatur pro morte agniculi (quem sus ferocissima vix natum necaverat) coram omnibus, dicens: “Heu me, frater agnicule, animal innocens, Christum hominibus repraesentans, maledicta sit impia, nullusque de ea comedat homo vel bestia.” (Post tres dies, sus necem ex infirmitate pertulit, ac proiecta et in modum tabulae desiccata, nulli fuit esca famelico.).” S. BONAVENTURA, Legenda S. Francisci, cap. 8, n. 6.



18 “Esortava i suoi figliuoli a rivoltar ben spesso, e giorno e notte, questo pietoso libro della Passione di Cristo.... E tutti i suoi sermoni ed esortazioni erano.... di questa croce e Passione santissima.” MARCO DA LISBONA, Croniche del P. S. Francesco, parte 1, lib. 1, cap. 86. -La stessa opera, cap. 87. - “Persuadeva continuamente ai suoi che cercassero di mondarsi colle lagrime sparse per la Passione del Signore.” La stessa opera , cap. 88. - “Recollegit se vir Dei cum ceteris sociis in quodam tugurio derelicto iuxta civitatem Assisti.... Librum crucis Christi continuatis aspectibus diebus ac noctibus revolvebant, exemplo Patris et eloquio eruditi, qui iugiter faciebat eis de Christi cruce sermonem.” S. BONAVENTURA, Legenda S. Francisci, cap. 4, n. 3. - “Semper ante oculos habete, fratres carissimi, viam humilitatis et paupertatis sanctae Crucis, per quam nos minavit Salvator noster Iesu Christus... Plane probat (anima quae vere Deum amat et a Spiritu Sancto ducitur) in nulla alia re perfectius requiescere amorem suum quam in compassione caritativa Christi.” S. FRANCISCUS, Opuscula, Pedeponti, 1739, tom. 3, Collationes monasticae sive ad Fratres, Collatio 24, De meditanda assidue Christi Passione.




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