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S. Alfonso Maria de Liguori
Glorie di Maria

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87. *

A S. Romualdo fu presentato da un principe chiamato Farnulfo suo figlio Guido giovinetto che desiderava farsi camaldolese. L'accettò con piacere il santo fondatore. Un giorno apparve Maria a questo buon giovine suo divoto con Gesù bambino in braccio; egli stimandosi indegno di tanta grazia, stava timoroso: «Che dubiti, allora gli disse la divina Madre fattasi a lui vicina, di che temi, Guido? io sono la Madre di Dio, questi e il mio figlio Gesù, il quale vuol venire a te.» E così dicendo glie lo diè tra le braccia. Indi non erano anche finiti tre anni che Guido stava nella religione ch'egli venne a morte; allora vide S. Romualdo che il povero giovinetto tutto si contorceva e tremava, dicendo: «Oh Padre, non vedete quanti mori in questa cellaFiglio, gli disse il santo, ti ricordassi di qualche cosa non confessata? «Sì, Padre, rispose, mi ricordo di non aver fatta l'ubbidienza


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del priore di raccogliere certe scope; ora me ne confesso.» S. Romualdo l'assolvé, e dopo si mutò la scena; fuggirono i demoni ed apparve di nuovo la Vergine con Gesù, alla cui vista Guido tutto consolato morì (Franc. Lolli, in vita).




* Esempio 87. - Questo santo giovinetto è il B. Guido da Monte Marte. Ne descrive la morte S. PIER DAMIANI, Vita S. Romualdi, cap. 38, ML 144-988, 989. - «Nonnulli quoque nobilium filii, contemptis parentibus, ad virum beatissimum (Romualdum) fugiebant. Ex quibus etiam filius Guidonis comitis fuit (al. Guido comes filius comitis Pharulfi fuit), qui in ipsa pueritia, non longo tempore postquam monachus factus est, ad mortem veniens, vidit duos iniquos spiritus, quasi nigerrimos vultures, terribiles in se oculos infigentes. Cumque hoc assistenti sibi B. Romualdo puer ediceret, protinus addidit: «Ecce, magister, tanti nunc Aethiopes intrant, ut iam totum aedificium repleant.» Exhortatur autem ut confiteretur quid deliquisset; hoc solummodo crimen felix ille peccator cum magno terrore confessus est, quia iussus fuerat a priore nescio quot scopas accipere, quas necdum acceperat. Romualdo igitur sibi tanti facinoris veniam indulgente, in pace defunctus est. Postera vero die, caecus quidam, praebendarius videlicet patris eius, ad sepulcrum illius venit, et altiori voce clamavit: «Hem, domine, inquit, meus, si cum Deo es sicut credo, preces pro me ad eum funde, et oculorum mihi lumen restitue.» Et hoc dicto, statim illuminatus est. Nonnulli quoque aegroti, ad eius tumulum venientes, redditi sunt sanitati. Nam et ipsum eius sepulcrum velut multis plenum aromatibus redolebat. Et ita a Deo meruit honorari post mortem, qui pro eius amore, dum viveret, carnalium parentum sprevit hereditatem.» - E quella eredità era pingue: di Farulfo, padre di Guido, scrive lo stesso S. Pier Damiani, Epistolarum lib. 8, Epistola, 19, ML 144-401: «Pharulphus, Urbisveteris comes, qui centum millia mansos habere dicebatur...» - La Vita del B. Guido fu scritta da Francesco LOLLIO, e data alle stampe a Bologna, nel 1659, «una cum Vitis B. Reginaldi, Ordinis Praedicatorum, et B. Angelinae, Tertii Ordinis S. Francisci, de eadem Montis Martis gente» (ML 144-988, nota, 989). - È cosa accertata che il B. Guido era figlio del conte Farulfo: se da S. Pier Damiani vien detto «Guidonis filius», o è errore di copista, o deve intendersi «filius» nel senso di «nepos», giacché il padre di Farulfo chiamavasi pur Guido.




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