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S. Alfonso Maria de Liguori
L'amore delle anime

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CAPITOLO II. - Gesù volle assai patire per noi, affine di farc'intendere il grande amor che ci porta.

 

 1. Due cose, scrisse Cicerone, fan conoscere un amante, il beneficare l'amato e 'l patire per l'amato; e questo è il segno più grande d'un vero amore: Duo sunt quae amantem produnt, amato benefacere, et pro amato cruciatus ferre, et hoc est maius.1 Iddio ben già avea dimostrato il suo amore all'uomo con tanti benefici a lui dispensati; ma il beneficare solamente l'uomo, dice S. Pier Grisologo, egli stimò esser troppo poco al suo amore, se non avesse trovato il modo di dimostrargli quanto l'amava anche col patire e morire per esso, come


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fece pigliando carne umana: Sed parum esse credidit, si affectum suum non etiam adversa sustinendo monstraret.2- E qual modo più atto potea Dio trovare per palesarci l'amore immenso che ha per noi che col farsi uomo e patire per noi? Non aliter Dei amor erga nos declarari poterat, scrive a tal proposito S. Gregorio Nazianzeno.3 - Amato mio Gesù, troppo voi avete stentato per dichiararmi il vostro affetto e per innamorarmi della vostra bontà. Troppo dunque sarebbe il torto che vi farei, se vi amassi poco o amassi altra cosa che voi.

2. Ah, che in farsi da noi vedere un Dio impiagato, crocifisso e moribondo, ben egli ci diede, dice Cornelio a Lapide (In 1. Cor.), il segno più grande dell'amor che ci porta: Summum Deus in cruce ostendit amorem.4 E prima di lui disse S. Bernardo che Gesù nella sua Passione ci diè a conoscere che 'l suo affetto verso di noi non potea esser maggiore di quel che era: In Passionis rubore maxima et incomparabilis ostenditur caritas (De Pass. c. 41).5 Scrive l'Apostolo che quando Gesù Cristo volle morire per la nostra salute, apparve allora dove giungea l'amore di un Dio verso noi misere creature: Apparuit benignitas et humanitas Salvatoris nostri Dei (Ad Tit. III, 4). - Ah mio innamorato Signore, intendo già che tutte le vostre piaghe mi parlano dell'amore che mi portate! E chi mai, a tanti contrassegni della vostra carità, potrà resistere a non amarvi? Avea ragione di dir S. Teresa, o amabilissimo Gesù, che chi non v'ama segno che non vi conosce.6


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3. Ben potea Gesù Cristo ottenerci la salute senza patire e col menare in terra una vita dolce e deliziosa; ma no, dice S. Paolo: Proposito sibi gaudio, sustinuit crucem (Hebr. XII, 2). Ricusò egli le ricchezze, le delizie, gli onori terreni, e si elesse una vita povera ed una morte piena di dolori e di obbrobri. E perché? Non bastava forse ch'egli avesse supplicato l'Eterno Padre a perdonare l'uomo con una semplice preghiera, la quale essendo d'infinito valore era sufficiente a salvare il mondo ed infiniti mondi? E perché mai volle poi eleggersi tante pene con una morte così crudele che ben dice un autore (Contens. theol. t. 2. l. 10, dis. 4) che per puro dolore l'anima di Gesù si separò dal corpo: Inter agones purus dolor animam e corpore disiunxit?7 A che tanta spesa per redimere l'uomo? Risponde S. Gio. Grisostomo: Bastava sì una preghiera di Gesù per redimerci, ma non bastava per dimostrarci l'amore che questo Dio ci porta: Quod sufficiebat Redemptioni non sufficiebat amori (Ser. 128).8 E lo conferma S. Tommaso dicendo: Christus ex caritate patiendo magis Deo exhibuit, quam exigeret recompensatio offensae humani generis (3. p. q. 48. a. 2).9 Perché Gesù ci amava assai, voleva assai esser amato da noi; e perciò fece quanto poté anche col patire per conciliarsi il nostro amore e per farc'intendere ch'esso non avea quasi più che fare per farsi amare da noi. Multum fatigationis assumpsit, dice S. Bernardo, quo multae dilectionis hominem teneret:10 Egli prese molto a patire per molto obbligare l'uomo ad amarlo.

4. E qual prova maggiore d'affetto, disse lo stesso nostro Salvatore, può dimostrare un amante verso la persona amata che dar la vita per suo amore? Maiorem hac dilectionem nemo


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habet, ut animam suam ponat quis pro amicis suis (Io. XV, 13). Ma voi, o amantissimo Gesù, dice S. Bernardo, avete fatto più di questo, mentre avete voluto dar la vita per noi non amici, ma vostri nemici e ribelli: Tu maiorem habuisti, Domine, caritatem, ponens animam pro inimicis.11 E questo è ciò che avvertì l'Apostolo, quando scrisse: Commendat caritatem suam in nobis, quia cum adhuc peccatores essemus, secundum tempus Christus pro nobis mortuus est (Rom. V, 8, 9). Dunque, Gesù mio, voi per me vostro nemico avete voluto morire, ed io potrò resistere a tanto amore? Eccomi, giacché voi con tanta premura desiderate ch'io vi ami, io v'amo sopra ogni cosa, discaccio da me ogni altro amore e solo voi voglio amare.

5. Dice S. Gio. Grisostomo che 'l fine principale ch'ebbe Gesù nella sua Passione fu di palesarci il suo amore e così tirarsi i nostri cuori colla memoria de' mali per noi sofferti: Haec prima causa Dominicae Passionis, quia sciri voluit, quantum amaret hominem Deus, qui plus amari voluit quam timeri.12 Aggiunge S. Tommaso che noi per mezzo della Passione di Gesù conosciamo la grandezza dell'amore che Dio porta all'uomo: Per hoc enim homo cognoscit, quantum Deus hominem diligat.13 E prima lo disse S. Gio.: In hoc cognovimus caritatem Dei, quoniam ille animam suam pro nobis posuit.14 Ah, Gesù mio, o Agnello immacolato sagrificato sulla croce per me, tantus labor non sit cassus,15 non sia perduto quanto avete patito per me; deh conseguite in me il fine di tante vostre pene! Ligatemi tutto colle dolci catene del vostro amore, acciocch'io non vi lasci e non mi divida più da voi. Iesu dulcissime, ne permittas me separari a te: ne permittas me separari a te.


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6. Riferisce S. Luca che parlando Mosè ed Elia sul monte Taborre della Passione di Gesù Cristo, la chiamavano un eccesso: Dicebant excessum eius quem completurus erat in Ierusalem (Luc. IX, 31). Sì, dice S. Bonaventura, con ragione la Passione di Gesù fu chiamata un eccesso, poiché fu un eccesso di dolore ed un eccesso d'amore: Excessus doloris, excessus amoris.16 Ed un divoto autore soggiunge: Quid ultra pati potuit, et non pertulit? Ad summum pervenit amoris excessus (Contens).17 E come no? La divina legge non altro impone agli uomini, se non che amino il prossimo come loro stessi; ma Gesù ha amato gli uomini più che se stesso: Magis hos, quam seipsum amavit, dice S. Cirillo.18 - Dunque, amato mio Redentore, vi dirò con S. Agostino, voi siete giunto ad amarmi più di voi stesso, mentre per salvare me avete voluto perdere la vostra vita divina, vita infinitamente più preziosa delle vite di tutti gli uomini e di tutti gli angeli insieme: Dilexisti me plus quam te, quoniam mori voluisti pro me.19

7. O Dio infinito, esclama Guerrico abbate, voi per amor dell'uomo, s'è lecito dirlo, siete divenuto prodigo di voi stesso: Oh Deum, si fas est dici, prodigum sui prae desiderio hominis! E come no? soggiunge, giacché non solo avete voluto donare i vostri beni, ma anche voi stesso per ricuperare l'uomo perduto? An non prodigum sui, qui non solum


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sua, sed seipsum impendit, ut hominem recuperaret?20 O prodigio, o eccesso d'amore degno solo d'una bontà infinita! E chi mai, dice S. Tommaso da Villanova, potrà, Signore, neppure da lungi intendere l'immensità del vostro amore nell'avere tanto amato noi miseri vermi che per noi abbiate voluto morire e morire in croce? Quis amoris tui cognoscere vel suspicari posset a longe caritatis ardorem; quod sic amares, ut teipsum cruci et morti exponeres pro vermiculis? Ah che questo amore, conclude il medesimo santo, eccede ogni misura, ogni intelligenza: Excedit haec caritas omnem modum, omnem sensum.21

8. È cosa dolce il vedersi alcuno amato da qualche gran personaggio, tanto più se quegli può sollevarlo ad una gran fortuna. Or quanto più dolce e caro dev'essere a noi il vederci amati da Dio che può sollevarci ad una fortuna eterna? Nell'antica legge potea l'uomo dubitare se Dio l'amasse con tenero amore; ma dopo averlo veduto su d'un patibolo versar sangue e morire, come noi possiamo più dubitare se egli ci ama con tutta la tenerezza ed affetto? Anima mia, deh mira il tuo Gesù che pende da quella croce tutto impiagato; ecco come per quelle ferite egli ben ti dimostra l'amore del suo Cuore innamorato. Patent arcana cordis per foramina corporis, parla S. Bernardo.22 - Caro mio Gesù, m'affligge sì il vedervi morire con tanti affanni su questo legno d'obbrobrio, ma troppo mi consola e m'innamora di voi il conoscere per mezzo di queste piaghe l'amore che mi portate. Serafini del cielo, che ve ne pare della carità del mio Dio, qui dilexit me, et tradidit semetipsum pro me? (Galat. II, 20).


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9. Dice S. Paolo che i Gentili sentendo predicare Gesù crocifisso per amore degli uomini, la stimavano una pazzia da non potersi credere: Nos autem praedicamus Christum crucifixum, Iudaeis quidem scandalum, Gentibus autem stultitiam (I Cor. I, 23). E com'è possibile, diceano essi, credere che un Dio onnipotente, il quale non ha bisogno d'alcuno per essere felicissimo qual è, abbia voluto per salvare gli uomini farsi uomo e morire in croce? Questo sarebbe lo stesso, diceano, che credere un Dio divenuto pazzo per amore degli uomini: Gentibus autem stultitiam.23 E con ciò ricusavano di crederlo. - Ma questa grand'opera della Redenzione che le genti stimavano e chiamavano pazzia, noi sappiamo per fede che Gesù l'ha intrapresa e terminata. Agnovimus sapientem amoris nimietate infatuatum:24 abbiamo veduto, dice S. Lorenzo Giustiniani, la sapienza eterna, l'Unigenito di Dio, divenuto, per dir così, impazzito per l'amore eccessivo che porta agli uomini. Sì, perché non sembra che una pazzia d'amore, soggiunge Ugon cardinale, aver voluto un Dio morire per l'uomo: Stultitia videtur, quod mortuus fuerit Deus pro salute hominum.25

10. Il B. Giacopone, uomo che nel secolo era stato letterato poi rendutosi francescano, parea diventato matto per l'amore che portava a Gesù Cristo. Un giorno gli apparve Gesù e gli disse: “Giacopone, perché fai queste pazzie?”- “Perché le fo? rispose, perché voi me le avete insegnate. Se io son pazzo, disse, voi siete stato più pazzo di me in aver voluto morire per me: Stultus sum, quia stultior me fuisti.”26 Così parimente


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S. Maria Maddalena de' Pazzi sollevata in estasi esclamava (In vita, c. 11): Oh Dio d'amore! oh Dio d'amore! È troppo, Gesù mio, l'amore che porti alle creature.27 Ed un giorno, stando pure fuor di sé rapita, prese un'immagine del Crocifisso e si pose a correre pel monasterio, gridando: O amore! o amore! non resterò giammai, mio Dio, di chiamarti amore. Indi rivolta alle religiose disse: “Non sapete voi, care sorelle, che il mio Gesù altro non è che amore? anzi pazzo d'amore? Pazzo d'amore dico che sei, o Gesù mio, e sempre lo dirò”.28 E dicea che chiamando Gesù amore, avrebbe voluto essere udita da tutto il mondo, acciò da tutti fosse stato conosciuto


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ed amato l'amor di Gesù.29 Ed alcuna volta si poneva a sonar la campana, affinché venissero tutte le genti della terra, come desiderava, se fosse stato possibile,30 ad amare il suo Gesù.31

11. Sì, mio dolce Redentore, permettetemi dirlo, ben avea ragione questa vostra sposa di chiamarvi pazzo d'amore. E non pare una pazzia che voi abbiate voluto morire per me? morire per un verme ingrato quale son io, di cui già vedevate l'offese ed i tradimenti ch'io dovea farvi? Ma se voi, mio Dio, siete quasi impazzito per amor mio, come io non impazzisco per amore d'un Dio? Dopo ch'io vi ho veduto morto per me, come posso pensare ad altri che a voi? come posso amare altra cosa che voi? Sì, mio Signore, mio sommo bene, amabile sopra ogni bene, io v'amo più di me stesso. Vi prometto di non amare da oggi avanti altri che voi e di pensare sempre all'amore che voi m'avete dimostrato morendo tra tante pene per me.

12. O flagelli, o spine, o chiodi, o croce, o piaghe, o affanni, o morte del mio Gesù, voi troppo mi stringete ed obbligate ad amare chi tanto m'ha amato. O Verbo Incarnato, o Dio amante, l'anima mia s'è innamorata di voi. Vorrei amarvi tanto, che non trovassi altro gusto che in dar gusto a voi, dolcissimo mio Signore. Giacché voi tanto bramate l'amor mio, io mi protesto che non voglio vivere se non per voi. Voglio fare quanto volete da me. Deh, Gesù mio, aiutatemi, fate ch'io vi compiaccia intieramente e sempre nel tempo e nell'eternità.


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Maria, madre mia, pregate Gesù per me, acciò mi doni il suo amore, poiché altro non desidero in questa e nell'altra vita che di amare Gesù. Amen.




1 Questa sentenza, non l' abbiamo ritrovata né presso Cicerone, né presso alcuno degli antichi.

2 “Sed adhuc parum esse credidit, si affectum suum erga non praestando prospera tantum, et non etiam adversa sustinendo monstraret.” S. PETRUS CHRYSOLOGUS, Sermo 69. ML 52-397.



3 “Non aliter Dei erga nos amor testatus esse poterat, quam ex eo quod caro in memoria fuerit, (cioé che non si dicesse: Verbum homo vel anima factum est) et quia nostri causa ipse etiam usque ad deteriorem partem sese demisit. Carnem enim anima viliorem esse nemo sanae mentis indiciabitur. Itaque hic locus, Verbum caro factum est, eamdem vim et significationem mihi habere videtur cum eo, quod peccatum quoque ipsum et maledictum factus esse dicitur; non quod Dominus in haec immutatus sit: qui enim id fieri posset? sed quia per id quod haec suscepit, iniquitates nostras sustulit, et morbos portavit.” S. GREGORIUS NAZIANZENUS, Epistola 101, ad Cledonium presbyterum, contra Apollinarium. MG 37-190.



4 CORNELIUS A LAPIDE, S. I., Commentaria in I Epist. ad Corinthios, cap. 1, v. 25.



5 Vitis mystica seu tractatus de Passione Domini, cap. 41, n. 132. Inter Opera S. Bernardi, ML 184-715. - “In Passione ac Passionis rubore ardor maximae et incomparabilis ostenditur caritatis.” Vitis mystica seu tractatus de Passione Domini, cap. 23. Opera S. BONAVENTURAE, VIII, ad Claras Aquas, 1898, pag. 186. - Vedi Appendice, 2, 9°.



6 “Oh, Senor y verdadero Dios mio! Quien no os conoce, no os ama. Oh qué gran verdad es ésta!” S. TERESA, Exclamaciones del alma a Dios. XIV. Obras, IV, 287.



7 “Inter has languoris luctas, inter obruentes agones, purus dolor animam a corpore disiunxit.” Vincentius CONTENSON, Theologia mentis et cordis, lib. 10, dissertatio 4, cap. 1, speculatio 1, (tertius excessus, in fine).



8 S. PETRUS DAMIANUS, sermo 47, De exaltatione S. Crucis, ML 144-172. - S. Io. CHRYSOSTOMUS, in Epist. ad Ephes., hom. 3, n. 3. MG 62-27. - Vedi Appendice 4.  



9 “Ille proprie satisfacit pro offensa qui exhibet offenso id quod aeque vel magis diligit quam oderit offensam. Christus autem, ex caritate et obedientia patiendo, maius aliquid Deo exhibuit quam exigeret recompensatio totius offensae humani generis.” S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 48, art. 2, c.



10 “Multum fatigationis assumpsit, quo multae dilectionis hominem debitorem teneret.” S. BERNARDUS, In Cantica, sermo 11, n. 7. ML 183-827.



11Maiorem, inquit, caritatem nemo habet, quam ut animam suam ponat quis pro amicis suis (Ioan. XV, 13). Tu maiorem habuisti, Domine, ponens eam etiam pro inimicis.” S. BERNARDUS, Sermo de Passione Domini, in feria IV Hebdomadis Sanctae, n. 4. ML 183-264.



12 “Haec prima causa est Dominicae Passionis: quia sciri voluit quantum amaret hominem Deus, qui plus amari voluit quam timeri.” Inter Opera S. Io. Chrysostomi, III, Venetiis, 1574, De Passione Domini sermo sextus, fol. 297, col. 4. - Però questi Sermoni sulla Passione non vengono neppur ricordati nell' edizione Benedettina. Ma, nelle sue opere genuine, svolge più volte questo pensiero il Grisostomo. - Vedi Appendice, 5.



13 S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 46, art. 3, c.



14 Questo testo di S. Giovanni (III, 16) manca nelle ediz. del 1751 (Pellecchia, Paci) e in quella Romana (De' Rossi, 1755).



15 Sequentia Dies irae.

16Excessus recte nominat Passionem, quia in ea fuit excessus humilitatis... Fuit etiam excessus paupertatis... Fuit excessus doloris.... Fuit etiam excessus amoris.” S. BONAVENTURA, Commentarius in Evangelium S. Lucae, cap. XI, n. 54 (in vers. 31). Opera, VII, ad Claras Aquas, 1895, pag. 234.



17 Vincentius CONTENSON, Theologia mentis et cordis, lib. 10, dissertatio 4, cap. 1, speculatio 1, Reflexio ( in fine).



18 “Vides dilectionis erga nos novitatem? Lex enim praecepit diligere fratrem sicut seipsum: Dominus autem noster Iesus Christus dilexit nos plus quam seipsum: nec enim in forma et aequalitate Dei ac Patris exsistens, ad nostram humilitatem descendisset, neque tam acerbam corporis mortem pro nobis pertulisset, non colaphos iudaicos, non sannas et contumelias, uno verbo cetera omnia, ut ne singula quae passus est numrando in infinitum sermonem proferamus, pertulisset; sed neque dives cum esset pauper fieri voluisset, nisi nos magis dilexisset quam seipsum. Inauditus itaque ac novus est huius dilectionis modus.” S. CYRILLUS ALEXADRINUS, In Ioannis Evangelium liber 9, in Io. XIII, 34. MG 74-162, 163.



19 Soliloquia animae ad Deum, cap. 13. Inter Opera S. Augustini, ML 40-874. - Operetta, non già di S. Agostino, ma di un compilatore più recente, forse Alchero, monaco di Chiaravalle.

20 “Dedit (Pater) Filium in pretium redemptionis; dedit Spiritum in privilegium adoptationis; se denique totum servat haereditatem adoptatis. O Deum, si fas est dici, prodigum sui, prae desiderio hominis! An non prodigum, qui non solum sua, sed et seipsum impendit, ut hominem recuperaret, non tam sibi quam homini ipsi?” GUERRICUS Abbas, In festo Pentecostes, sermo 1, n. 1. ML 185-157.



21 “Quis enim, non dicam hominum, sed angelorum, qui a saeculo vident te, amoris tui immensum pondus et ardentissimam vim tam plene cognosceret? Quis eorum vel suspicari posset a longe tantae caritatis ardorem: quod sic amares, ita diligeres, ut teipsum cruci et morti exponeres pro vermiculo? S. THOMAS A VILLANOVA, In festo Natalis Domini concio 3, n. 7. Conciones, Mediolani, 1760: II, 52. - “Excedit, exsuperat supra modum haec caritas tua, Domine, quam in nostra redemptione monstrasti, omnem scientiam, et omnem sensum, non solum humanum, sed etiam angelicum.” Ibid.



22 “Patet arcanum cordis per foramina corporis.” S. BERNARDUS, In Cantica, sermo 61, n. 4. ML 183-1072.

23 La ripetizione del testo latino di S. Paolo “Gentibus autem stultitiam” è stata aggiunta nelle edizioni posteriori al 1755.



24 “Adeamus cum fiducia, non ad thronum gloriae, sed ad diversorium humanitatis eius (specum nempe Bethleemiticum).... Ibi namque agnoscemus exinanitam maiestatem. Verbum abbreviatum, solem carnis nube obtectum, et sapientiam amoris nimietate infatuatam.” S. LAURENTIUS IUSTINIANUS, Sermo in festo Nativitatis Domini, Opera,  Venetiis, 1721, pag. 328, col. 1.



25 “Cum uno verbo posset omnes homines salvare, stultitia videtur, procedentibus secundum naturales rationes, quod mortuus fuerit (Deus) propter salutem hominum.” HUGO DE SANCTO CHARO, Cardinalis primus O. P., In Epist. I ad Cor., cap. 1, v. 23. Opera, VII, fol. 75, col. 3, post medium. Venetiis, 1703.



26 Questo amoroso diverbio tra sé e Cristo riferisce lo stesso B. JACOPONE DA TODI nella sua Lauda XC, Amor de caritate: Le Laude, Ristampa integrale della prima edizione (1490), Firenze, 1923.

(Parla Cristo):

Tutte le cose qual aggio ordenate

si so fatte con numero e misura,

e molto più ancora caritate

 

si è ordenata nella sua natura.

Donqua co per calura, - alma, tu sé empazita?

For d' orden tu se' uscita, - non t' è freno el fervore.

 

(Risponde Jacopone):

Cristo, che lo core si m' hai furato,

dici che ad amor ordini la mente,

come da poi ch' en te si so mutato

de me remasta, fusse convenente?

 

A te si può imputare - non a me quel che faccio;

però, se non te piaccio, - tu a te non piaci, amore.

 

Questo ben sacci che, s' io so empazito,

tu, somma sapienza, si el m' hai fatto.

 

Ad tal fornace perché me menavi,

se volevi ch' io fossi en temperanza?

Quando sì smesurato me te davi, tollevi da me tutta mesuranza.

 

Onde, se c' è fallanza, - amor, tua è, non mia,

però che questa via - tu la facesti, amore.

 

Tu, sapienzia, non te contenesti

che l' amor tuo spesso non versasse,

d' amor non de carne tua nascesti,

umanato amor che ne salvasse;

per abbracciarne en croce tu salesti,

e credo che per ciò tu non parlasse.

 



27 “Tenendo talora ne' suoi ratti fissato il suo purissimo intelletto nella contemplazione dell' infinito amore che ha mosso Dio a far tanto per la vilissima creatura dell' uomo, non poteva tenersi che altamente non dicesse: “O Amore, o Amore, o Dio, che ami le creature con amor puro! O Dio d' amore! o Dio d' amore! O Signor mio, non più amore, non più amore: è troppo, o Gesù mio, l' amore che porti alle creature.” PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 1, cap. 11.



28 “Una volta, essendo pure in ratto, tolto un crocifisso in mano, si diede per lo convento a correre, e sfogando col Verbo divino amorosi avvisi e intensi affetti, esclamava: “O Amore, o Amore, o Amore! ” Questo faceva con dolci sorrisi, e con volto sì colmo di gioia, che in rimirarla cagionava grandissima consolazione. Ora affissava gli occhi al cielo, ora al Crocifisso, ora se lo stringeva al petto, e lo baciava con eccessivo fervore, ed in quel mentre non cessava di replicare: “O Amore, o Amore! non resterò giammai, o mio Dio, di chiamarti Amore, giubilo del mio cuore, speranza e conforto dell' anima mia.” - “Poi rivolta alle sorelle che la seguitavano, soggiungeva: “Non sapete voi, care sorelle, che il mio Gesù altro non è che Amore, anzi pazzo d' amore? Pazzo d' amore dico che sei, o Gesù mio, e sempre lo dirò. Tu sei tutto amabile e giocondo: tu recreativo e confortativo; tu nutritivo e unitivo. Sei pena e refrigerio, fatica e riposo, morte e vita insieme: finalmente, che non è in te?” PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 1, cap. 11.



29 “Altra volta esclamava: “O Amore, o Amore!” ed al cielo rivolta diceva: “Dammi tanta voce, o Signor mio, che chiamando te Amore sia sentita dall' Oriente sino all' Occidente, e da tutte le parti del mondo, sino nell' inferno; acciò tu sia conosciuto e riverito come vero Amore.” PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 1, cap. 11.



30 Questo inciso che restringe il senso tanto ampio della frase, si trova aggiunto nelle edizioni posteriori al 1754.



31 “Nel mezzo di quello (incendio d' amore), bene spesso correva con grandissima velocità, ora per lo convento, ora per tutto l' orto, dicendo che andava cercando anime che conoscessero ed amassero l' Amore. Per questo incontrandosi talvolta in qualche Sorella, la prendeva per la mano, e stringendola molto forte, le diceva: “O anima, amate voi l' Amore? come fate a vivere? non sentite consumarvi e morir per amore?” Quando poi per buono spazio di tempo avea camminato, prendeva le funi delle campane, e sonandole, ad alta voce esclamava: “Venite, anime, ad amare, venite ad amar l' Amore, dal quale siete tanto amate”. PUCCINI, Vita, Firenze, 1611, parte 1, cap. 12.






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