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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione al popolo

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§ III. Della carità.

 

 

25. La carità è una virtù infusa in noi da Dio, per la quale amiamo Dio sovra tutte le cose, perché è bontà infinita, ed il prossimo come noi stessi, perché Dio ce lo comanda. Sicché il motivo di amare Dio è la sua infinita bontà, per la quale egli merita per se stesso di essere amato, ancorché non vi fossepremio per chi l'ama, né castigo per chi non l'ama. Mentre s. Ludovico re di Francia era in viaggio, fu veduta per la via una donna, che da una mano teneva una fiaccola accesa, e dall'altra una secchia d'acqua; dimandata, che cosa con ciò intendesse: Vorrei, ella rispose, con questa fiaccola bruciare il paradiso, e con quest'acqua spegnere il fuoco dell'inferno, acciocché Dio fosse amato, non per lo premio del paradiso, né per lo castigo dell'inferno, ma solo perch'è degno d'essere amato.

 

 

26. Vediamo ora, come dobbiamo esercitare gli atti di fede, di speranza e


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di carità. Questi atti debbono esercitarsi di tempo in tempo, perché le virtù cogli atti si conservano. L'atto di amore verso Dio dobbiamo esercitarlo più spesso di quel che siamo obbligati a frequentare gli atti di fede e di speranza, mentre il Signore dice nella scrittura1, che questo precetto di amare Dio dobbiamo sempre meditarlo, quando stiamo in casa, e quando facciamo viaggio, dormendo e vigilando: dice, che dobbiamo tenerlo in mano, e davanti gli occhi, e scriverlo ne' liminari e sulle porte delle nostre case. Tutto ciò significa, che dobbiamo continuamente attendere a fare atti di amore verso Dio. La ragione è questa, perché difficilmente può osservare la divina legge chi non si esercita frequentemente in amare Dio. Dicea s. Teresa, che gli atti di amore sono le legna che mantengono acceso nel nostro cuore il santo fuoco del divino amore. Alcuni dottori vogliono, che dobbiamo far l'atto di amore almeno ogni giorno di festa. Altri ogni settimana. Almeno, io dico, dee farsi ogni mese. Del resto conviene, che ciascun cristiano tutti questi atti di fede, speranza, e carità, gli eserciti ogni giorno.

 

 

27. E così ancora ogni mese almeno dobbiamo far l'atto di amore formale verso il prossimo; e ciò per la stessa ragione, perché senza esercitare spesso questo atto difficilmente osserveremo la carità che dobbiamo usare verso del prossimo. Intorno a quest'amore verso il prossimo bisogna sapere, che vi è la proposizione 10. dannata da Innocenzo XI., che dicea: Non tenemur proximum diligere actu interno et formali. Questa proposizione è dannata, perché dobbiamo amare il prossimo, non solo esternamente, ma anche internamente col cuore, e con atto formale. Onde è peccato il compiacersi del male del prossimo, ed attristarsi del suo bene. Questo significa il precetto di amare il prossimo come noi stessi: Diliges proximum tuum sicut teipsum2.

 

 

28. Nondimeno, se taluno desiderasse, o si compiacesse del male temporale di qualche peccatore ostinato, affinché si ravvedesse, e lasciasse di dare scandalo, o di vessare gl'innocenti, costui non peccherebbe, come insegna s. Gregorio: Evenire plerumque solet, ut non amissa caritate, et inimici nos ruina laetificet, et rursum eius gloria contristet; cum et ruente eo quosdam bene erigi credimus; et proficiente illo, plerosque iniuste opprimi formidamus3. All'incontro pecca chi si compiace della morte o di altro male del prossimo per qualche suo utile temporale. Avvertasi non però, che altro è compiacersi della causa che apporta quell'utile; e questo è proibito; mentre è stata dannata la proposizione 15. da Innocenzo XI., la quale dicea, esser lecito al figlio compiacersi della morte del padre per l'eredità a lui pervenuta: altro è poi compiacersi solamente dell'effetto della causa, cioè compiacersi dell'eredità acquistata per causa della morte del padre; e questo è lecito.

 

 

29. Sicché siam tenuti ad amare il prossimo con amore interno, e perciò, come dicemmo di sopra, dobbiamo almeno una volta il mese fare l'atto espresso di amore verso il prossimo. Degli atti poi esterni di carità verso il prossimo ne parleremo da qui a poco.

 

 

30. Vediamo ora unitamente, come si hanno da fare tutti questi atti, dei quali abbiamo parlato.

Atto di fede. Dio mio, perché voi, che siete verità infallibile, avete rivelato alla chiesa le verità della fede, io credo tutto quello che la chiesa mi propone a credere, e specialmente credo, che voi siete il mio Dio, creatore e signore del tutto: che per una eternità premiate i giusti col paradiso, e castigate i peccatori coll'inferno. Credo, che voi siete uno nell'essenza, e trino nelle persone, Padre, Figliuolo e Spirito santo, tre persone, ed un solo Dio. Credo, che la seconda persona, cioè il Figliuolo, per salvare noi peccatori si è fatto uomo, è morto in croce, ed è risorto.

Questi sono i quattro misteri principali che dobbiamo credere di necessità di mezzo. Facciamo anche ora l'atto di fede circa le verità che dobbiamo credere di necessità di precetto. «Io credo ancora, che Maria ss. è vera madre di Dio, ed è stata sempre vergine. Credo, che Gesù Cristo nel terzo giorno dopo sua morte risorse per propria virtù, e dopo quaranta giorni salì in cielo, ove siede alla destra del suo eterno Padre, cioè in maestà e gloria eguale al Padre. Credo, che Gesù Cristo nel giorno finale, allorché risorgeranno tutti gli uomini,


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ha da venire a giudicarli. Credo, che l'unica vera chiesa è la cattolica romana, fuori della quale niuno può salvarsi. Credo la comunione de' santi, cioè che ogni fedele stando in grazia partecipa de' meriti di tutti i giusti. Credo, che Dio rimette i peccati a' peccatori pentiti. Credo i sette sagramenti, e che per essi a noi si comunica la grazia di Gesù Cristo. Credo i dieci comandamenti del decalogo. Credo finalmente tutto ciò che crede la santa chiesa. Vi ringrazio, mio Dio, d'avermi fatto cristiano, e mi protesto, che in questa santa fede voglio vivere e morire

Atto di speranza. «Dio mio, fidato nelle vostre promesse, perché voi siete fedele, potente e misericordioso, spero per i meriti di Gesù Cristo la gloria del paradiso, ed i mezzi per conseguirla, cioè il perdono de' miei peccati, e la perseveranza finale nella grazia vostra.»

Atto di amore e di contrizione, che va unita coll'atto di amore. «Dio mio, perché voi siete bontà infinita, degno d'infinito amore, io v'amo sopra ogni cosa con tutto il mio cuore; e per amor vostro amo anche il prossimo mio. E perché ho offeso voi, sommo bene, me ne pento, e me ne dispiace con tutta l'anima mia. Propongo di prima morire, che mai più offendervi, colla grazia vostra, che vi cerco per ora e per sempre. E propongo ancora di ricevere i santi sagramenti in vita ed in morte

A questi atti vi è l'indulgenza concessa da Benedetto XIV. ogni volta che si fanno. E chi gli esercita ogni giorno per un mese guadagna indulgenza plenaria.

 

 

31. Questi atti poi ogni cristiano è tenuto a farli, quando giunge all'uso di ragione, e quando sta in pericolo di morte; e mentre viviamo, l'atto di amore verso Dio, e verso il prossimo, siamo tenuti a farlo (come si è spiegato di sovra) almeno una volta il mese. Gli atti poi di fede e di speranza dicono i Salmaticensi che basta farli una volta l'anno; e scrive il Franzoia col p. Concina, esser questa la sentenza comune. Parlando del precetto della fede il Franzoia dice: Praeceptum fidei per se obligat saltem semel quotannis, ut ostendit Concina. E parlando del precetto della speranza, dice: Per se obligat saltem semel singulis annis; quae sententia, ut ait Concina, communis est. Almeno a questi atti non siam tenutispesso, come all'atto d'amore. Altre volte non però siamo obbligati a farli questi atti indirettamente, ossia per accidente, come quando prendiamo i sagramenti, o quando siamo tentati gravemente contra la fede, o la speranza, o la carità, o contra la castità, e con fare alcuno degli atti suddetti possiamo liberarci dalle tentazioni. Del resto questi procuriamo di farli sempre, almeno una volta il giorno, e l'atto di amore a Dio facciamolo più spesso. Cristiani miei, persuadiamoci, che chi non arriva a metter amore a Dio, difficilmente persevera in grazia di Dio; perché lasciare il peccato per lo solo timore de' castighi è molto difficile, e poco dura. Perciò preghiamo sempre Dio che ci dia l'amor suo, e noi attendiamo a far sempre atti di amore, i quali tanto piacciono a Dio.

 

 




1 Deuter. 6. 5. et seq.

 



2 Matth. 22. 39.

 



3 Moral. l. 2. c. 11.






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