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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione al popolo

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§ IV. Dell'orazione o sia preghiera.

 

 

32. Avvertiamo di più all'obbligo che abbiamo di raccomandarci a Dio, affinché ci dia l'aiuto a vincer le tentazioni, e perseverare in sua grazia. La grazia della perseveranza finale da noi non può meritarsi, come ha dichiarato il concilio di Trento1; ella è un dono che Iddio lo gratuitamente a chi gli piace: ma certamente lo a chi glie lo domanda con umiltà e confidenza. Dicono comunemente i teologi, che l'orazione, cioè il raccomandarsi a Dio, è necessaria ad ognuno di necessità di mezzo: viene a dire, che chi non prega è impossibile che perseveri in grazia, e si salvi. Onde dicono, che commetterebbe colpa grave chi per un mese intiero lasciasse di raccomandarsi a Dio.

 

 

33. Il Signore desidera di darci le sue grazie, ma vuole che glie le dimandiamo: Omnis enim qui petit, accipit2. Notate la parola omnis, viene a dire, che anche il peccatore che cerca le grazie, le ottiene da Dio. Omnis, dice l'autore dell'opera imperfetta, sive iustus, sive peccator. È vero, che il peccatore è indegno di grazie; ma dice s. Tommaso, che la virtù della preghiera non sta fondata sulla dignità di chi prega, ma sulla misericordia e fedeltà di Dio. Egli ha promesso: cercate, e riceverete; Petite et accipietis3. Questa è parola di Dio, non può mancare.


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34. Bisogna notar nondimeno, che questa promessa sta fatta solamente per le grazie spirituali, ma non già per le temporali. Molte volte i beni temporali, come sono le robe, gli onori, le sanità del corpo, il Signore li nega, perché ci ama, prevedendo, che tali beni ci nuocerebbero all'anima, e perciò ce li nega. Onde quando gli cerchiamo queste grazie temporali, bisogna che le cerchiamo con rassegnazione, e con condizione, se ci hanno da giovare all'anima; altrimenti il Signore non ce le concederà. Ma i beni spirituali per l'anima dobbiamo cercarli assolutamente senza condizione, ma con confidenza, con umiltà, e con perseveranza.

 

 

35. Con confidenza. Credite quia accipietis, et evenient vobis, dice Gesù Cristo1. Con umiltà. Deus superbis resistit, humilibus autem dat gratiam2. Con perseveranza: le grazie che ci bisognano per giugnere a salvarsi sono mille: ha da essere una catena di grazie che ci ha da fare Dio: ora a questa catena di grazie bisogna che corrisponda per parte nostra un'altra catena di preghiere: se cessano le nostre preghiere, cesseranno gli aiuti di Dio, e non ci salveremo. Onde siccome noi continuamente siamo tenuti ad offender Dio, così bisogna che continuamente lo preghiamo ad aiutarci. Bisogna che sempre facciamo i pezzenti appreso Dio, dicendo sempre: Signore aiutami, Signore assistimi, tienmi le mani sopra, dammi la perseveranza, dammi l'amore tuo. E bisogna che cominciamo a far ciò subito che la mattina ci leviamo da letto, e così poi seguitiamo a farlo nella giornata, quando sentiamo la messa, quando facciamo la visita al ss. Sacramento, prima di andare a letto la sera, e specialmente quando vengono le tentazioni, subito: Dio mio, aiutami; Madre di Dio, aiutami. In somma se ci vogliamo salvare, è necessario, che teniamo sempre la bocca aperta a pregar Gesù Cristo, e la madre nostra Maria che ottiene dal Figlio quanto vuole.

 

 




1 Sess. 6. c. 13.

 



2 Matth. 7. 8.

 



3 Io. 16. 24.



1 Marc. 11. 24.

 



2 Iac. 4. 6.

 






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