Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione al popolo

IntraText CT - Lettura del testo
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

- 915 -


§ VI. Della religione.

 

 

52. Nel primo precetto del decalogo ci viene anche imposto di osservare la virtù della religione. Che cosa è religione? È quella virtù che rende a Dio l'onore che gli si dee. E con ciò si comprende anche l'obbligo di venerare la divina Madre, gli angeli, ed i santi de' quali dobbiamo venerare le reliquie, e le sagre immagini, poiché in quelle non già veneriamo il metallo, il legno, o la tela delle immagini, come facevano gli idolatri, ma i santi che quelle immagini ci rappresentano.

 

 

53. È contraria poi alla religione la superstizione, e l'irreligiosità. La superstizione è quando si a Dio o a' santi un culto falso, come sarebbe se alcuno volesse adorare la santa Vergine per Dio come facevano alcuni eretici, o pure volesse esporre alla venerazione reliquie false de' santi, o vero predicare miracoli falsi. È superstizione ancora, e peccato gravissimo il dare alle creature quel che si dee a Dio. Onde la superstizione contiene quattro sorta di peccati, l'idolatria, la divinazione, la magia, e la vana osservanza. L'idolatria è quella de' gentili che adoravano come Dei gli uomini morti, ed anche gli animali, le statue, ed altre creature. La divinazione è quando vogliamo sapere le cose future, o le cose occulte per mezzo del demonio, con patto espresso o tacito; come quelli che fanno ruotar la setella, per sapere chi ha fatto


- 916 -


il furto. La magia è quasi la stessa cosa, ed è quando alcuno per mezzo del demonio volesse operare qualche cosa ch'è sopra la forza umana. Tutti questi son peccati gravissimi a cui minaccia Dio gran castighi: Anima quae declinaverit ad magos et ariolos... ponam faciem meam contra eam et interficiam illam de medio populi sui1. La vana osservanza poi è quando alcuno per arrivare a qualche intento o per liberarsi da qualche infermità o dolore, si serve di certi mezzi vani, come sarebbe il dire le tali parole, o pure qualche orazione con le spalle voltate, colle candele gialle, o pure con tante candele di numero (ma non più, né meno), cogli occhi serrati, facendo la croce colla mano sinistra. Tutte queste circostanze vane levatele. O tu vuoi la grazia da Dio, e non ci vogliono queste cose: o la vuoi dal demonio, e questo è un peccato gravissimo, perché è aver commercio col nemico di Dio.

 

 

54. Guardatevi perciò da tutte queste specie di superstizioni, come sono segni, cartelle, parole designate, che servono per inciarmare i vermi, per ligare i cani, per far cessare il dolore, per istagnare il sangue, per tagliare le code nelle tempeste de' venti, per farsi voler bene da qualche persona, e per cose simili: tutte queste cose sono colpe gravi anzi gravissime. E così anche fa peccato ed incorre la scomunica chi leggesse o tenesse libri che trattano di tali superstizioni. E sappiate che tutte queste cose sono bugie, inganni e furti; se ci credi, ci perderai l'anima e i danari. Quando passi qualche tribolazione di quelle dette di sopra, ricorri al ss. Sacramento, al Crocifisso, a Maria Vergine, a s. Antonio di Padova, a s. Vincenzo Ferrerio, adopera l'olio delle loro lampadi, serviti delle cartelle di Maria immacolata, o delle figure di qualche santo; e così potrai aver la grazia, e senza peccato; altrimenti non avrai la grazia e resterai coll'anima perduta.

 

 

55. Due peccati dunque sono contro la religione: la superstizione e la irreligiosità. Abbiamo parlato già della superstizione; diciamo ora qualche cosa dell'irreligiosità, la quale è un'irriverenza che si fa a Dio, e questa contiene tre specie: la tentazione verso Dio, il sacrilegio, e la simonia. La tentazione verso Dio sarebbe per esempio il buttarsi in un pozzo per vedere se Dio è potente a liberarlo: ciò è tentare Dio, ed è peccato mortale. Il sacrilegio si commette in tre modi: per 1. quando si oltraggia una persona sagra, percuotendo un chierico, o religioso: al che vi è anche la scomunica, per cui il percussore si fa scomunicato vitando, viene a dire, che fuori della gente di casa sua, moglie, figli, fratelli, nipoti, servi, niuno altro gli può parlare; altrimenti chi gli parla incorre la scomunica minore, la quale non importa peccato mortale, ma lo priva di poter ricevere i sagramenti. E così parimente è sacrilegio il peccar disonestamente con qualche persona che tiene voto di castità. Per 2. è sacrilegio quando si oltraggia un luogo sagro, peccando ivi esternamente di opere o di parole, rubando, parlando oscenamente, o bestemmiando ecc. Per 3. quando si oltraggiano le cose sagre, com'è il ricevere qualche sagramento in peccato mortale, il dispregiare le reliquie de' santi, la croce, le sacre immagini, i rosari, e cose simili. Peggior sacrilegio poi sarebbe servirsi delle cose sagre per giungere a commettere qualche peccato. La simonia finalmente è quando si vende o si compra una cosa spirituale con prezzo temporale. E perciò pecca contro la religione chi vuol comprare con danari, servitù o altra cosa degna di prezzo, qualche reliquia di santo o l'assoluzione dal confessore, o pure qualche ordine ecclesiastico, beneficio di chiesa, dal vescovo, e cose simili.

 

 




1 Levit. 20. 6.






Precedente - Successivo

Copertina | Indice: Generale - Opera | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

IntraText® (V89) © 1996-2006 Èulogos