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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione al popolo

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§ I. Della bestemmia.

 

 

1. Si onora Dio colle lodi, e colle orazioni: si disonora poi colle bestemmie. La bestemmia si commette quando si attribuisce alla creatura qualche attributo divino, come sarebbe chiamare il demonio santo, onnipotente, sapientissimo; onde pecca chi crede che il demonio sa le cose future contingenti, come i numeri della beneficiata che


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avranno da uscire. Le cose future le sa Dio solo; il demonio solamente può sapere le cose esternamente già avvenute, e solamente può conghietturare dalla cose presenti qualche avvenimento futuro. Di più la bestemmia si commette, quando si attribuisce a Dio qualche cosa, ch'è d'ingiuria a Dio, come il dire (parlando di Dio) che sia maledetto, o mal abbia (volgarmente mannaggia), o pure il dire: A dispetto di Dio. Il dire poi Dio non fa le cose giuste, fa gli uomini, e poi se ne scorda, queste sono di più bestemmie ereticali; e chi le dicesse con giudizio formato, e con pertinacia, incorrerebbe la scomunica papale. Si bestemmia ancora col fatto, come se uno sputasse in cielo, o calpestasse la croce, le corone, o le sagre immagini. E così anche è bestemmia grave il maledire i santi o le cose sante, come la messa, la chiesa, o li giorni santi, pasqua, natale, sabbato santo, e simili: come anche è bestemmia maledire le anime degli uomini; e più, se maledicesse le anime de' morti, purché non intendesse l'anime dannate.

 

 

2. Il dire poi, non mannaggia, ma atta di santo N., o atta de pasqua ecc., non è bestemmia; come anche neppure il dire potta di santo N., perché questa parola potta nel nostro linguaggio italiano non è parola di grave ingiuria (com'è nel linguaggio spagnuolo), ma è un'aspirazione d'impazienza, o sia di sfogo; ma perché si nomina invano il nome del santo, non può scusarsi almeno da peccato veniale. Né anche è bestemmia il dire, mannaggia Sanfelice, Santagata, Sangregorio, quando s'intende sol di maledire il paese, non già il santo.

 

 

3. Il maledire le creature, come il vento, la pioggia, gli anni, i giorni e simili, neppure è bestemmia, né colpa grave, ma veniale; purché tali maledizioni non si riferissero a Dio, come sarebbe dicendo, vento di Dio, giorno di Dio; e purché non sieno creature, in cui risplende con modo speciale la potenza e la grandezza di Dio, come sarebbe maledire il cielo, o l'anima umana, come si è detto di sovra. E lo stesso sarebbe, se uno maledicesse il mondo; se non intendesse maledir solamente il mondo cattivo, come intendeva s. Giovanni; Mundus totus in maligno positus est1.

 

 

4. Neppure è bestemmia, se uno bestemmiasse in generale la fede di un altro; purché non vi aggiunga qualche altra parola sagra, come dicendo la fede cristiana, la fede santa: perché altrimenti si può intendere la fede umana, o sia la fedeltà civile.

 

 

5. Così neppure è bestemmia maledire i morti, purché non vi si aggiunga o non s'intenda di maledire i morti santi, o sia le anime de' morti. La ragione poi perché non è bestemmiacolpa grave il maledire i morti così in generale, è perché la voce morti è in sé termine privativo, il quale altro non significa che uomini privati di vita. Tanto più che la parola morti, parlando per sé, non si riferisce alle anime, ma propriamente a' corpi, mentre i corpi solamente muoiono, ma non le anime. Aggiungo: se si maledice un uomo che vive, è certo che questi tiene il corpo e l'anima, e pure non è peccato grave il maledirlo, purché non se gli desideri veramente la maledizione, o l'imprecazione che gli si manda; così dicono comunemente i dottori con s. Tommaso2. Or se non è peccato grave maledire un uomo vivo, in cui certamente vi è ancora l'anima, perché ha da esser grave il maledire un uomo morto? Si aggiunge che ordinariamente questi che maledicono i morti, non intendono di maledire le loro anime: anzi per lo più non intendono far ingiuria ai morti ma più presto ai vivi co' quali stanno adirati. Questa non è opinione solamente mia; tre soli autori io ho trovati che hanno scritto di questo punto e tutti dicono lo stesso. In oltre io di ciò ne richiesi in Napoli il parere di più uomini dotti, e ne volli ancora il sentimento delle tre congregazioni celebri de' preti secolari missionari, del p. Pavone, dell'arcivescovato, e di san Giorgio, nelle quali congregazioni vi è il fiore del clero napoletano; e tutti mi risposero lo stesso.

 

 

6. Io per me non so come alcuni hanno lo spirito di condannare certe azioni di peccato mortale, quando tutti i teologi antichi e moderni insegnano che niuna cosa dee condannarsi di peccato mortale se non è certo che sia mortale. Ecco come scrisse s. Raymondo ad un suo amico: Unum tamen consulo, quod non sis nimis pronus iudicare mortalia peccata, ubi tibi non constat


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per certam scripturam1. E s. Antonino insegnò: Nisi habeatur expressa sacrae scripturae, aut canonis seu determinationis ecclesiae, vel evidens ratio, nonnisi periculosissime determinatur; nam sive determinetur quod sit ibi mortale, et non sit, mortaliter peccabit, contra faciens etc.2. Ed in altro luogo parlando il santo di qualche azione del penitente, la quale non costi al confessore che sia colpa grave, dice: Si vero (confessor) non potest clare percipere, utrum sit mortale, non videtur tunc... ut illi faciat conscientiam de mortali3. Del resto il maledire i morti è peccato: almeno è peccato veniale e più grave di altri veniali. Alcuni tengono sempre li morti in bocca. Che brutto vizio!

 

 

7. Ma diciamo qualche cosa dell'enormità che certamente contiene ogni vera bestemmia, come si è spiegato di sopra. Iddio ordina nell'antica legge, che ogni bestemmiatore fosse scacciato dalla città e dal campo, e lapidato da tutto il popolo: Educ blasphemum extra castra, et lapidet eum universus populus4. In Venezia non ha molto tempo che uno proferì una bestemmia; fu mandato a prenderlo dalla corte sin dentro la casa sua, e gli fu tagliata la lingua e poi focata. Nel regno di Napoli anche al presente alla bestemmia vi è la pena imposta dal re di essere segnato in fronte col ferro infocato, e poi d'essere mandato in galera; ma non si vede posta molto in uso, perché poi non si trovano testimoni che vogliono deporlo per rispetti umani. Il deporre la bestemmia intesa solamente per odio contra chi l'ha detta, non va bene; ma il deporla, acciocché si tolga questo maledetto vizio, e lo scandalo che si a chi sente, col castigo della pena, è cosa buona e santa.

 

 

8. Dico lo scandalo, perché i fanciulli, sentendo i grandi, imparano ancor essi a bestemmiare. Che miseria! vedere tanti fanciulli che non sanno le cose di Dio, ma sanno dire: mannaggia (e poi ci mettono) s. Pietro, s. Macco, ecc. s. Pietro! s. Marco! E che male ti han fatto questi santi, che tu li bestemmi? Tu l'hai con tua moglie, col padrone e col garzone, e te la pigli coi santi? I santi pregano sempre Dio per noi, e tu li vuoi bestemmiare? Io non so come ad ogni bestemmia non si apre la terra sotto i piedi a chi la dice. Si trovano alcuni che arrivano a bestemmiare chi li mantiene! In vece di ringraziare Iddio che li mantiene e non li manda all'inferno essi lo bestemmiano!

 

 

9. Del resto ogni bestemmia di santo o di giorni santi, è peccato gravissimo. Dice s. Girolamo che ogni peccato confrontato alla bestemmia è leggiero: Omne quippe peccatum comparatum blasphemiae levius est. E s. Giovan Grisostomo dice che quando alcuno bestemmia, bisognerebbe che gli fosse fracassata subito la bocca con un pugno: Da alapam (dice il santo), contere os eius. Uno che bestemmia è peggiore de' dannati: almeno quelli bestemmiano chi li castiga, ma tu bestemmi chi ti fa bene.

 

 

10. Oh i gran castighi con cui più volte si son veduti puniti da Dio i bestemmiatori! In questo regno di Napoli uno che avea bestemmiato il Crocifisso d'un certo luogo, passando per avanti quel Crocifisso, cadde ivi e restò morto di subito. Di più nel vallo di Novi o di Diana, non molti anni sono (ed ho parlato io con chi vi si trovò) un certo calessiere passando per quel vallo, bestemmiò un santo; proferita ch'ebbe la bestemmia, cadde nell'acqua, e gli andò la stanga del calesse sul collo, e così morì in quel luogo affogato. Ma se in questa vita qualche bestemmiatore non sarà castigato, sappia che non gli mancherà un gran castigo nell'altra. Il Signore fe' vedere a s. Francesca romana il tormento speciale ed orribile che patiscono i bestemmiatori sovra la lingua nell'inferno.

 

 

11. Fratello mio, se per lo passato hai soluto bestemmiare, procura ora con tutte le tue forze di levarti questo vizio maledetto. Che ne ricavi da questa maledetta bestemmia? non ne ricavi guadagno; anzi questa ti fa stare sempre pezzente. Non ne ricavi gusto, e che gusto mai ci può essere ad ingiuriare i santi? Non ne ricavi onore, ma vituperio; i bestemmiatori sono tacciati e odiati anche dai pari loro che bestemmiano.

 

 

12. Sappi, che se non ti liberi ora in questa missione da questo vizio, non te ne libererai più. Questo vizio cresce cogli anni, perché cogli anni crescono i guai, crescono le infermità, e così crescono


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le impazienze, sicché te lo porterai sino alla morte. Un certo condannato alla forca, quando fu buttato dalla scala, e s'intese stringere la gola dal capestro, per l'abito che teneva a bestemmiare, bestemmiò un santo, e così spirò. Un certo cocchiere, che anche tenea questo vizio, stando vicino a morte, disse una bestemmia, e così morì. Fatti ora una buona confessione, e fa una risoluzione ferma in questa missione di non bestemmiare più: e per l'avvenire poi ogni mattina, quando ti alzi dal letto, di' tre Ave Maria alla Madonna, acciocché ti liberi da questo vizio. E quando viene qualche occasione d'impazientarti, fa l'abito a maledire il demonio, il peccato tuo, e lascia stare i santi. Ma levati dalla bocca in tutto quella parola mannaggia, e di': Madonna, aiutami: Maria Vergine, dammi pazienza, dammi forza. A principio ora bisogna che ti faccia forza a levare l'abito fatto, perché levato che sarà l'abito, facilmente poi coll'aiuto di Dio ti libererai da questo vizio.

 

 

13. Ma acciocché maggiormente tu prenda orrore alla bestemmia, senti come una volta fu castigato da Dio un certo bestemmiatore. Narra il cardinal Baronio nel tom. 6. de' suoi annali all'anno 493., che un uomo in Costantinopoli proferì una bestemmia: andò poi a lavarsi nel bagno, ma subito ne uscì gridando, e dicendo, che si sentiva morire; e nello stesso tempo che gridava, colle unghie e coi denti si strappava le carni dalle braccia e dalle coscie. Per dargli refrigerio lo posero dentro un lenzuolo bianco, ma esso più spasimava di dolore; onde gli tolsero il lenzuolo; ma tolto il lenzuolo, se ne venne anche la pelle; e così il misero, gridando e spasimando in quel tormento, se ne morì tra le mani de' demoni, che se lo portarono a patire i tormenti eterni dell'inferno.

 

 

14. Di più narra s. Gregorio ne' suoi dialoghi1, che un certo fanciullo di cinque anni nobile romano, udendo le bestemmie de' servitori, anch'esso erasi avvezzato a bestemmiare, e 'l padre non lo correggeva. Una sera dopo aver dette più bestemmie in quel giorno, e stando vicino a suo padre, tutto insieme spaventato cominciò a gridare: Ah che certi uomini neri mi vogliono portare con sé; e così dicendo si gettò tra le braccia del padre; ma per l'abito fatto seguitava a bestemmiare, e così bestemmiando spirò l'anima. Guai a voi, padri, che non correggete i figli quando bestemmiano; e peggio poi, se voi gliene date il mal esempio con bestemmiare avanti i figli.

 

 




1 1. Io. 5. 19.



2 2. 2. q. 76. a. 1.



1 L. 3. tit. de poenit §. 21.

 



2 P. 2. tit. 1. c. 11. §. 28.

 



3 Part. 2. tit. 4. c. 5.

 



4 Lev. 24. 14.



1 Lib. 4. c. 13.






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