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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione al popolo

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§ III. Dell'obbligo de' padroni, de' servi, e de' maritati.

 

 

26. In quanto a' padroni, questi peccano per 1., se impediscono a' loro servi di osservar le feste, con farli faticare, o negar loro il tempo di sentir la messa; anzi essi debbono invigilare, che adempiscano il precetto pasquale e gli altri obblighi di cristiano. Per 2., se non li correggono, quando offendono Dio colle bestemmie, con parole oscene, scandali, e cose simili. Per 3., se negano loro il salario promesso, e glielo fanno stentare nel tempo debito.

 

 

27. I servi all'incontro peccano per 1., se mancano al servizio, o non obbediscono a' padroni, come debbono. Per 2., se permettono il danno de' padroni, potendolo comodamente impedire; anzi quando il danno vien fatto, non dagli altri servi compagni, ma dagli estranei, non impedendolo, son tenuti di più alla restituzione. Per 3., se lasciano di servire prima del tempo convenuto. Per 4., se vogliono compensarsi occultamente le fatiche ch'essi giudicano maggiori del salario loro assegnato; mentre fu dannata la proposizione 37. da Innocenzo XI. che diceva: Famuli et famulae domesticae possunt occulte heris suis surripere ad compensandam operam suam, quam maiorem iudicant salario, quod recipiunt. Peccano per 5. ancora, se cooperano a qualche peccato de' padroni, ancorché lo facciano contra lor voglia. Solo potrebbero essere talvolta scusati, se non volendo ubbidire avessero a patirne un gran danno, e la lor cooperazione non fosse in sé intrinsecamente mala.

 

 

28. In quanto poi a' maritati, pecca il marito per 1., se fa mancare per sua colpa alla moglie il vitto, o le vesti. Pecca per 2., se maltratta la moglie con bastonate, schiaffi, o ingiurie gravi. La moglie è compagna, non è schiava. Alcuni mariti prima del matrimonio fanno loro tante belle promesse: Sarai la padrona della casa, la signora mia. E poi appena passati pochi mesi, le trattano da schiave. Come? non posso castigare mia moglie quando si porta malamente? Si signore, quando vi fosse qualche grave causa, specialmente di poca onestà, e la moglie corretta più volte non si emendasse, puoi castigarla, ma moderatamente; e non è lecito poi batter


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la moglie per mancanze frivole, se dice una parola di sdegno, se non ubbidisce in qualche cosa di poco momento. Pecca per 3. il marito, se impedisce alla moglie di adempire le cose di precetto, come di sentir la messa, di soddisfare al precetto pasquale, e anche di confessarsi più volte l'anno: perché difficilmente può mantenersi in grazia di Dio una persona che sta nel mondo, confessandosi solamente una volta l'anno. Ma, padre, quella si vuol confessare e comunicare ogni giorno. Risponde: se vi è giusta causa, come se frequentando i sagramenti mancasse al governo della casa, allora glie lo puoi proibire; ma non già, se la moglie non manca al buon governo della famiglia, né vi è altro inconveniente.

 

 

29. Pecca poi la moglie per 1., se non ubbidisce al marito in ciò ch'è di dovere, specialmente circa gli obblighi del matrimonio; altrimenti sappiano le mogli, che non obbedendo, ogni volta peccano mortalmente. Pecca per 2., se spende contro la volontà del marito de' beni comuni più di quello che sogliono le altre mogli sue pari, perché di tali beni non è padrona la moglie, ma il marito; solamente potrebbe spendere qualche cosa per le necessità della famiglia, quando manca il marito di provedervi. Pecca per 3., se ricusa ingiustamente di seguitare il marito, ove quegli vuol andare ad abitare; perché la moglie è tenuta ad andare ove va il marito; sempre che non vi è in contrario qualche patto fatto negli sponsali, oppure non vi è qualche suo danno o pericolo grave. Pecca per 4., quando causa al marito di bestemmiare col rispondergli malamente. Si lamentano poi certe mogli, che i mariti sempre le battono. Ma tu, quando lo vedi sdegnato, perché lo stizzi, e non taci? Una volta vi era una quercia ed una canna; venne un gran vento; la quercia volle resistere al vento, e restò tutta rotta e fracassata; all'incontro la canna quando venne il vento si abbassò, e lo fece passare, e così restò sana e salva senza alcun danno. Hai inteso quel che voglio dire? taci quando tuo marito sta infuriato, lascia passare quel vento di sdegno, e starai quieta, e non sarai più battuta. Così appunto avvenne ad una certa moglie che sempre si lamentava di esser bastonata dal marito; un certo uomo dabbene, orsù, le disse, voglio darti io un'acqua, che tenendola in bocca, quando tuo marito sta adirato, non più ti maltratterà. Le diede l'acqua; ubbidì la donna nella prima occasione d'ira del marito in tener l'acqua in bocca, e 'l marito la lasciò stare: poi ella pregò quell'uomo dabbene, che le insegnasse donde si prendea quell'acqua; le rispose: Si prende da ogni pozzo, viene a dire, non rispondere quando tuo marito sta in collera, e così non sarai più maltrattata.

 

 

30. Narra s. Agostino1 di s. Monica sua madre, ch'ella benché avesse un marito molto fastidioso e stizzoso, pure vivea seco in gran pace; di modo che le sue vicine, le quali spesso erano in discordia co' loro mariti, le dimandarono un giorno, di qual mezzo si servisse per vivere in tanta quiete con suo marito; rispose loro la santa: Sorelle, i disturbi che voi passate co' vostri mariti, non tanto derivano dalla loro imperfezione, quanto dalla vostra; voi rispondete, e replicate, e così inasprite gli animi loro, e perciò state sempre inquiete; io quando vedo il mio sposo adirato, non parlo, lo sopporto, e prego Dio per lui, e così vivo in pace. Fate così ancora voi, e così ancor voi starete in pace.

 

 




1 L. 9. conf. c. 9.

 






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