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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione al popolo

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CAP. V. Del quinto precetto.

Non ammazzare.

 

 

1. Iddio proibisce di far alcun danno al prossimo, o sia nella persona, o nelle robe, o nella fama: in quanto al danno delle robe e della fama del prossimo, ne parleremo appresso nel settimo e nell'ottavo precetto: qui solo dobbiamo parlare del danno che si fa alle persone.

 

 

2. Principalmente in questo precetto si proibisce di uccidere un uomo, e di fargli alcun danno nella persona con ferirlo, o percuoterlo. Dice quel vendicativo: Gli voglio levar la vita. La vita? e tu sei padrone della vita del prossimo? Dio solo è il padrone della nostra vita. Tu es, Domine, qui vitae et mortis habes potestatem2. Oh come sono odiosi a Dio i sanguinari! essi son puniti da lui anche in questa vita. Dice Davide, che non giungeranno neppure alla metà della vita che loro sarebbe toccata, se non si fossero vendicati:


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Viri sanguinum non dimidiabunt dies suos1. Dice la scrittura, che Caino dopo aver ucciso Abele suo fratello habitavit profugus in terra2. E così succede a questi omicidi; dopo fatto il delitto vanno sempre fuggendo con timore, ora della corte, ora de' parenti del morto. E tanto più al presente, che non godono il refugio in tutte le chiese.

 

 

3. E quando mai niuno li perseguitasse, non lascerà di perseguitarli la propria coscienza. Narrasi nel mappamondo istorico tom. 2., che Costante II. avendo fatto uccidere Teodosio suo fratello, gli sembrava poi ogni sera che andava a letto di vederselo accanto con un calice in mano pieno di sangue, e sentirlo dire: Bevi, fratello, bevi. Per l'orrore che avea di questa visione, Costante si pose a girare per lo mondo, finché morì infelicemente, sempre con questo spavento davanti gli occhi, che gli durò sino alla fine di sua vita. Un certo altro ladro uccise un fanciullo; dopo commesso il delitto, gli parea di vedersi parimenti innanzi il fanciullo che gli rimproverava: Barbaro, perché m'hai ucciso? Il misero omicida andò a farsi monaco; ma il fanciullo seguitava a dirgli: Perché m'hai ucciso? E durò questa cosa nove anni. Finalmente il ladro per non poter più soffrire quel rimprovero, andò volontariamente a confessare il suo delitto al giudice, e così fu giustiziato3.

 

 

4. Solo dunque Iddio è padrone della nostra vita; neppure noi stessi possiamo privarci di vita. Se mai qualche santo da se stesso si ha causata la morte, come si racconta di s. Apollonia, che da sé gittossi nel fuoco preparatole dal tiranno, ciò è avvenuto per ispirazione dello Spirito santo, e perciò non ha peccato. Del resto fu pazzia ed errore degli eretici donatisi, che spontaneamente si uccideano, dicendo, che così morivano i martiri. Martiri del demonio, che perdevano 'l anima e 'l corpo. Per tanto peccano ancora quelli, che col mangiar soverchio, o cibi dannosi alla sanità, si causano avvertitamente qualche grave infermità, perché noi siam tenuti a conservarci la vita, e ad evitare i pericoli di morte. E così anche è peccato il desiderarsi la morte. Se alcuno si desiderasse la morte per andare in paradiso a starsene con Gesù Cristo, come desiderava s. Paolo: Coarctor... desiderium habens dissolvi, et esse cum Christo4: o per liberarsi dal pericolo di offendere Dio, oppure per liberarsi da qualche gran travaglio che potesse indurlo a disperarsi, o a commettere qualche altro peccato, come Elia che desiderava morire per liberarsi dalla persecuzione della regina Iezabele, allora sarebbe lecito; ma non è lecito poi desiderarsi la morte per rabbia ed impazienza.

 

 

5. In oltre è peccato mortale l'ubbriacarsi sino a perdere i sensi, viene a dire da uomo diventare bestia. Che vizio maledetto è questo di alcuni che non lasciano il fiasco, se non proprio quando vanno cadendo, e non vi vedono più! E torno a dire, questo è peccato mortale; anzi sono più peccati mortali, perché all'ubbriaco s'imputano a colpa tutti i peccati che prevede, o dee prevedere ch'egli farà mentre dura l'ubbriachezza, le bestemmie, gli atti disonesti, i danni al prossimo. Ma se non ci fosse altro male, ci è il privarsi volontariamente de' sensi, e questo non può scusarsi da peccato mortale. Né vale a dire: Ma io mi metto a dormire, e così digerisco il vino. E che importa ciò? per lo peccato basta che tu prenda tanto vino, che sia atto secondo le sperienze passate a toglierti i sensi. Circa questo vizio dell'ubriachezza leggasi la dotta opera ultimamente uscita del rev. p. d. Aniello Cirillo della congr. di s. Pietro a Cesarano, ove fa vedere quanti mali nascono dall'ubbriachezza.

 

 

6. Ciò è in quanto a noi stessi, in quanto poi al prossimo solamente per tre cause è lecito uccidere un altro uomo: per l'autorità pubblica, per la propria difesa, e per la guerra giusta. Per l'autorità pubblica è ben lecito, anzi è obbligo de' principi e de' giudici di condannare i rei alla morte che si meritano, ed è obbligo de' carnefici di eseguire la condanna. Dio stesso vuole che siano puniti i malfattori.

 

 

7. In secondo luogo per la difesa propria anche è lecito uccidere l'ingiusto aggressore, quando non vi è altro modo di salvarsi la propria vita. Questa è sentenza comune presso tutti i teologi con s. Tommaso5, col catechismo romano6 e col testo canonico in cap.


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Si vero 3. de sent. excom., ove si dice Vim vi repellere, omnes leges permittunt. Così anche dicono comunemente i dottori con s. Antonino1 e s. Tommaso2 esser lecito uccidere il ladro che avvisato a lasciar il furto non vuol lasciarlo; e si fondano sovra il testo dell'Esodo3, in cui si dice: Si effringens fur domum, seu suffodiens fuerit inventus, et accepto vulnere mortuus fuerit, percussor non erit reus sanguinis. Ma s'intende ciò quando il furto fosse di gran momento; anzi, come vogliono più dottori, quando il furto fosse tale per cui il padrone restasse in grave necessità per sé o per i suoi. Così anche dicono esser lecito uccidere l'invasore della pudicizia quando non vi fosse altro mezzo per conservarla.

 

 

8. In terzo luogo è lecito di uccidere i nemici nella guerra giusta, ed anche dubbiamente giusta, quando si tratta di ubbidire al proprio monarca, can. Quid culpatur4. Ai duelli poi e alle disfide private vi è la pena della scomunica, così per i principali, come per i loro padrini; e chi muore in duello è privato ancora di sepoltura ecclesiastica. E quelli che consigliano i duelli incorrono la stessa scomunica.

 

 

9. Fuori di questi tre casi sempre è peccato l'uccidere il prossimo, come anche il ferirlo o bastonarlo. È proibito ancora l'aborto, ancorché il feto non ancora fosse animato. E quando è animato, è caso riservato, e vi è la scomunica per chi fa l'aborto, e per tutti coloro che vi cooperano o coll'opera, o col consiglio. Oh che gran peccato, è questo! far morire quel bambino senza battesimo, viene a dire fargli perdere l'anima per tutta l'eternità. Che barbaro rimedio! voler rimediare al peccato fatto con un peccato assai più grande! E qui si avverta il gran pericolo a cui mettono i loro bambini quelle madri che li tengono a letto. Questo è peccato riservato, quando il fanciullo non ha compito ancora l'anno; poiché non è caso raro che tanti bambini si sono trovati poi morti sul letto sotto il braccio della madre che dormiva.

 

 

10. Siccome poi è peccato far male al prossimo, così anche è peccato il desiderarglielo; onde tutte le imprecazioni di male grave al prossimo con desiderio di vederle avverate, sono tutti peccati mortali. E non è necessario che quel cattivo desiderio duri molto tempo; basta che in quel punto desideri deliberatamente la morte, o altro male grave a quella persona, e già pecchi gravemente. E perciò levatevi di bocca queste maledette imprecazioni, e fate l'abito a dire: Dio ti faccia santo: sii benedetto. E quando alcuno ti dice qualche parola di sdegno, serviti del bel rimedio che c'insegna lo Spirito santo: Responsio mollis frangit iram5. Con una parola dolce che tu risponda, Compatiscimi, abbi pazienza, scusami, non ci ho badato, subito quieterai quella persona e non farà niente più. Quella ti dice: Ti venga la morte. Rispondi: e tu possa star buona; ed ecco smorzerai tuta l'ira di lei. Ma quando ti senti adirata il meglio è che allora tu taccia, e non parli perché la passione ti farà vedere esser necessario che risponda così, ma sedata che sarà poi la collera, vedrai che hai parlato male ed avrai fatti molti peccati, se non mortali, almeno veniali. Quando ricevi qualche ingiuria, o qualche affronto subito raccomandati a Dio; e quando ti viene il pensiero di vendicartene, pensa e ricordati delle offese che tu hai fatte a Dio: Dio ha sopportato te; che gran cosa è che tu sopporti quell'affronto del prossimo per amor di Dio?

 

 

11. Udite la santa vendetta che fece un certo padre con chi gli avea ucciso il figlio. Narra il p. Ghisolfi nella vita del cavaliere Cesare de Consulibus, che a costui fu ucciso l'unico figlio che avea; l'uccisore fuggì in sua casa senza sapere ch'era del padre; ma Cesare seppe chi era quel rifugiato, e che fece? l'accolse, e poi gli diè denari e cavallo acciocché si fosse posto in sicuro. Ecco come si vendicano i veri cristiani.

 

 




2 Sap. 16. 23.



1 Psal. 154. 24.

 



2 Gen. 4. 16.

 



3 Prat. Spir. c. 166.

 



4 Phil. 1. 23.

 



5 2. 2. q. 64. a. 7.

 



6 De v. praecepto n. 8.



1 3. p. tit. 4. c. 3. § 2.

 



2 Loc. cit.

 



3 22. 2.

 



4 23. qu. 1.

 



5 Prov. 15. 1.






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