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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione al popolo

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§ IV. Della confessione.

Veniamo ora alla confessione de' peccati. La confessione per esser buona dee esser intiera, umile, e sincera.

 

SEZIONE I. La confessione dee esser intiera.

 

 

36. Per chi ha offeso Dio con peccato mortale non vi è altro rimedio alla sua dannazione, che confessare il peccato. E se io me ne dolgo di cuore? se ne fo penitenza in tutta la mia vita? se vado in un deserto a cibarmi d'erbe, a dormire in terra? Tu puoi far quanto vuoi, se non ti confessi il peccato, del quale ti ricordi, non puoi esser perdonato. Ho detto il peccato di cui ti ricordi, perché se mai te ne fossi dimenticato senza tua colpa, sempre che hai avuto un dolor generale di tutte le offese fatte a Dio, quel peccato ti è stato perdonato indirettamente. Basta che quando poi te ne ricordi, te lo confessi. Ma se l'hai taciuto volontariamente, allora non solo dèi confessare quel peccato, ma tutti gli altri ancor confessati, perché la confessione è stata nulla e sacrilega.

 

 

37. Maledetto rossore! Quante povere anime per questo rossore se ne vanno all'inferno! Ciò era quello che inculcava s. Teresa a' predicatori: Predicate (diceva), predicate sacerdoti miei, contra le confessioni, mentre per le male confessioni la maggior parte dei cristiani si dannano.

 

 

38. Un certo scolare di Socrate era entrato un giorno in casa d'una mala donna; stando poi per uscirne, si avvide, che passava il maestro, ond'egli di nuovo ritirossi dentro per non farsi vedere; ma Socrate, che già se n'era accorto, affacciandosi alla porta, gli disse: È vergogna entrare in questa casa, non è vergogna l'uscirne. Così dico io a coloro che han fatto già il peccato, e poi si vergognano di confessarlo. Figlio mio, è vergogna commettere il peccato, ma non è vergogna liberarsene poi col confessarlo. Dice lo Spirito santo: Est confusio adducens peccatum, et est confusio adducens gloriam et gratiam2. Dee fuggirsi quella confusione che ci rende nemici di Dio in offenderlo, ma non già quella confusione che confessando il peccato ci fa ricuperare la divina grazia e la gloria del paradiso.

 

 

39. Che vergogna? che vergogna? È stata vergogna a tante sante penitenti, ad una s. Maria Maddalena, s. Maria Egiziaca, s. Margarita di Cortona, il confessare i loro peccati? le loro confessioni hanno fatto lor acquistare il paradiso, ove ora godono Dio da regine di quel gran regno, e lo goderanno per tutta l'eternità. S. Agostino quando si convertì a Dio, non solo confessò la sua mala vita, ma fece di più un libro, dove scrisse tutti i suoi peccati, acciocché li sapesse tutto il mondo.

 

 

40. Narra s. Antonino, che un certo prelato vide una volta il demonio accanto ad una donna che stava per confessarsi: gli dimandò che facesse; rispose il demonio: Osservo il precetto della restituzione: quando tentai questa donna a peccare, io le tolsi la vergogna, ora glie la restituisco, affinché non confessi il peccato. Questa è l'arte del nemico, come scrisse s. Giovan Grisostomo: Pudorem dedit Deus peccato, confessioni fiduciam: invertit rem diabolus;


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peccato fiduciam praebet, confessioni pudorem. Il lupo afferra la pecorella per la gola, acciocché non possa gridare, e così se la porta, e la divora. Ciò fa il demonio con certe povere anime; le afferra per la gola, acciocché non dicano il peccato, e così poi egli se le strascina all'inferno.

 

 

41. Si narra nella vita del p. Giovanni Ramirez della compagnia di Gesù, che predicando egli in una città, fu chiamato a confessare una donzella che stava moribonda. Ella era nobile, ed avea fatta una vita santa in apparenza, mentre si comunicava spesso, digiunava, e faceva altre mortificazioni. In morte poi si confessò già al p. Ramirez con molte lagrime; sì che quel padre ne restò consolato. Ma giunto il medesimo nel suo collegio, gli disse il compagno, che mentre si confessava quella giovane, avea veduto, che una mano nera le stringea la gola. Saputo ciò il p. Ramirez, ritornò alla casa dell'inferma; ma prima di entrare intese, che la giovane era già morta. Onde si ritirò al collegio, e stando ivi in orazione, gli apparve la defunta in una forma orribile, circondata di fiamme e di catene, e gli disse ch'era dannata per un peccato commesso con un giovine, che per rossore non avea voluto mai confessare; e che in morte volea dirlo, ma che il demonio per causa della stessa vergogna l'aveva indotta a tacerlo. E ciò detto disparve, dando urli spaventosi in mezzo ad un gran fracasso di catene.

 

 

42. Figlia mia, hai commesso già il peccato, perché ora non vuoi confessarlo? Me ne piglio rossore. Misera te, dice s. Agostino, pensi solamente al rossore, e non pensi che se non ti confessi, sei dannata? Te ne pigli rossore? Ma come? replica lo stesso santo, non ti sei vergognata di farti la ferita nell'anima, ed ora ti vergogni di mettervi la fascia che ti può sanare? Oh insania! de vulnere non erubescis, de ligatura vulneris erubescis? Dice il concilio di Trento: Quod ignorat, medicina non curat1. Il medico se non vede e conosce la piaga, non può guarirla.

 

 

43. Oh che ruina succede ad un'anima, che si confessa, e tace qualche peccato grave per vergogna! Remedium fit ipsi diabolo triumphus, dice s. Ambrosio2. I soldati allorché nella guerra ottengono la vittoria fanno gran pompa in dimostrare le arme tolte a' nemici; oh che trionfo il demonio fa di queste confessioni sacrileghe, mentre si vanta di aver tolte all'anime quelle armi, con cui poteano vincerlo. Ma povere anime, che in tal modo convertono il rimedio in veleno! Quella povera donna avea quel solo peccato nella coscienza, ma dopo aver taciuto il peccato nella confessione, si carica d'un sacrilegio, ch'è un peccato assai più grande, e perciò il demonio trionfa.

 

 

44. Dimmi, sorella, se tu non confessando quel peccato avessi da essere bruciata viva in una caldaia di pece liquefatta, e dopo ciò il peccato tuo si avesse da sapere da tutti i tuoi parenti e paesani, taceresti allora il peccato? certamente che no, sapendo che, confessandolo, il tuo peccato resterebbe occulto, e tu non saresti bruciata. Ora è più che certo, che se non confessi quel peccato, avrai da ardere nell'inferno per tutta l'eternità, e nel giorno poi del giudizio quel tuo peccato l'hanno da sapere, non solo i tuoi parenti e paesani, ma tutti gli uomini del mondo. Omnes nos manifestari oportet ante tribunal Christi3. Dice il Signore: se non confessi il male ch'hai fatto, io manifesterò le tue ignominie a tutte le genti: Revelabo pudenda tua in facie tua, et ostendam regnis ignominiam tuam4.

 

 

45. Hai commesso il peccato? se non te lo confessi, sei dannata. Dunque se vuoi salvarti te l'hai da confessare una volta. E se te l'hai da confessare una volta, perché non te lo confessi ora? Si aliquando, cur non modo? dice s. Agostino. Che vuoi aspettare, che ti venga la morte, dopo la quale non te lo potrai confessare più? E sappi, che quanto più stai a confessare il tuo peccato, e moltiplichi i sacrilegii, tanto più crescerà la vergogna, e l'ostinazione a non confessarti. Ex retentione peccati nascitur obstinatio, scrisse Pietro Blessense. Quante povere anime, avendo fatto l'abito a tacere il peccato col dire, quando poi mi verrà la morte, me lo confesserò, sono state poi in punto di morte, e neppure se l'han confessato!

 

 

46. Di più sappi, che se non ti confessi il peccato c'hai fatto, non avrai mai pace in tutta la tua vita. Oh Dio e


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qual inferno prova dentro di sé una povera penitente, che esce dal confessionario senza aver detto il suo peccato! Porta sempre seco una vipera, che continuamente le lacera il cuore. Misera! patirà un inferno di qua, ed un inferno di .

 

 

47. Via su, figli miei, chi mai di voi fosse caduto in questa ruina, di non confessare qualche peccato per vergogna, si faccia animo a confessarselo presto, subito che può. Basta che tu dica al confessore: Padre, mi piglio rossore di dire un peccato. O pure basta dire: Padre, ho un certo scrupolo della vita passata. Questo basta, perché poi sarà pensiero del confessore di cavarti la spina che ti uccide, e così di aggiustare la tua coscienza. Ed oh che allegrezza sentirai dopo aver cacciata quella vipera dal tuo cuore!

 

 

48. A quante persone hai tu da manifestare questo tuo peccato? basta dirlo una sola volta ad un solo confessore, ed ecco rimediato ad ogni male. Ed acciocché il demonio non t'inganni, sappi, che solo i peccati mortali noi siamo tenuti a confessare; onde se quel tuo peccato non fosse stato mortale, o pure quando tu l'hai fatto non lo tenevi per peccato mortale, non sei obbligata a confessarlo. Per esempio vi sarà qualche persona, che nella fanciullezza avrà commesso qualche atto impudico; ma allora non lo tenea per peccato, né puntodubitava; ella non è obbligata a confessarlo. Ma se all'incontro, quando lo fece avea già lo scrupolo ch'era peccato grave, allora non vi è rimedio, bisogna che se lo confessi, e se no, è dannata.

 

 

49. Ma padre, può essere che il confessore manifesti ad altri il peccato mio. Che dici? che dici? Sappi, che se il confessore per non manifestare un solo peccato veniale inteso dal penitente dovesse esser bruciato vivo, è obbligato a farsi bruciare, prima che dirlo. Il confessore delle cose udite in confessione non ne può parlare neppure colla stessa penitente.

 

 

50. Ma ho paura, che il confessore mi sgridi, in sentire il peccato che ho fatto. Che dici? che sgridare! tutte queste sono apprensioni false che mette in capo il demonio. I confessori a questo fine si mettono al confessionario, non per sentire estasi e rivelazioni, ma per sentire i peccati di chi viene a confessarsi; e non possono avere maggior consolazione, che quando viene un penitente, che lor palesa le sue miserie. Se tu potessi senza incomodo liberar dalla morte una regina ferita da' suoi nemici, qual consolazione non sentiresti in liberarla coll'opera tua? Questo fa il confessore, quando sta al confessionario, e viene una penitente a dirgli il male che ha fatto; egli allora, coll'assoluzione che le , libera l'anima di lei ferita dal peccato, la libera (dico) dalla morte eterna dell'inferno.

 

 

51. Narra s. Bonaventura nella vita di s. Francesco, che una certa dama, stando in fine di vita, dopo che fu veduta già spirare, e prima che fosse seppellita, in un subito ella si levò sul letto, e tutta tremante per lo spavento disse, che l'anima sua essendo spirata, e stando già per piombare all'inferno, per aver taciuto un peccato in confessione, era tornata in questa vita per le orazioni di s. Francesco; onde subito chiamò il confessore, e con gran lagrime si confessò, e poi disse a tutti i circostanti, che si guardassero di tacere alcun peccato in confessione, perché Dio non a tutti avrebbe usata quella misericordia, che aveva usata con essa; e ciò detto, di nuovo rendé lo spirito.

 

 

52. Quando il demonio ti tenterà a non confessarti del peccato che hai commesso, rispondigli, come fece una certa donna chiamata Aleyde, la quale avendo tenuta mala pratica con un giovane, accadde, che l'animo si era affogato colle proprie mani per disperazione, e si era dannato; allora ella se n'entrò in un monastero a far penitenza, ed ivi andando un giorno a confessarsi de' suoi peccati, il demonio le domandò: Aleyde, dove vai? Ed ella rispose: Vado a confonder me e te, con confessarmi. Così bisogna che tu ancora gli risponda quando il nemico ti tenta a non confessarti de' tuoi peccati: Vado a confonder me e te.

Avverta l'istruttore, che questo male di tacere in confessione i peccati per vergogna accade spesso in tutte le parti, e specialmente ne' paesi piccioli: onde nel fare il catechismo non basta parlarne una volta, ma bisogna più volte, e con calore, far vedere al popolo la ruina che recano all'anime le confessioni sacrileghe. E perché alla gente sogliono far molta impressione gli esempi, perciò in fine di questo libro si noteranno molti esempi di persone dannate per aver taciuti in confessione i peccati per vergogna.


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SEZIONE II. La confessione dee esser umile.

 

 

53. Il penitente che va a confessarsi, dee figurarsi di essere un reo condannato a morte, che ligato da tante catene, quanti sono i peccati che tiene nella coscienza, va a presentarsi davanti al confessore, che sta in luogo di Dio, e che solamente può scioglierlo da quei ligami, e liberarlo dall'inferno. Onde bisogna ch'egli parli col confessore con tutta l'umiltà. Ferdinando imperatore, volendo confessarsi nella camera ove trovavasi, andò esso stesso a pigliar la sedia per far sedere il confessore, ed ammirandosi quegli di tal atto così umile, rispose: Padre, ora io sono il suddito, e voi siete il mio superiore. Alcuni vanno a contrastare col confessore, e parlano con tanta superbia, come il confessore fosse il suddito, ed essi i superiori; e così qual frutto posson cavare da tal confessione? Bisogna dunque, che portiate al confessore tutto il rispetto. Parlategli sempre con umiltà, e con umiltà ubbidite a tutti i suoi precetti; e quando vi riprende, tacete, e con umiltà ricevete la sua ammonizione; e quel rimedio che vi per vedervi emendato, con umiltà accettatelo; né vi sdegnate col confessore, trattandolo da indiscreto, e senza carità. Che direste voi, se vedeste un infermo, che mentre il cerusico gli taglia la postema, lo trattasse da crudele, e senza carità? non lo chiamereste pazzo? Ma mi fa sentir dolore. Ma questo dolore è quello che vi sana, altrimenti morireste.

 

 

54. Il confessore ti dice, che non ti può assolvere, se prima non restituisci la roba d'altri. Ubbidisci, e non pretendere di esser assoluto per forza; non lo sai, che chi è assoluto, non restituisce più? Il confessore ti dice, che torni fra otto o quindici giorni per l'assoluzione, e frattanto levi l'occasione, ti raccomandi a Dio, stii forte a non ricadere, ed usi gli altri rimedi ch'esso ti assegna. Ubbidisci, e così ti libererai dal peccato; non vedi che per lo passato, essendo stato sempre subito assoluto, appena passati pochi giorni sei ritornato al vomito? Ma se frattanto mi viene la morte? Ma Dio non ti ha fatto morire per tanto tempo che sei stato in peccato, e non pensavi di emendarti; ed ora che vuoi emendarti, ora Dio vuol farti morire? Ma può essere, che fra questo tempo mi venga la morte. E se ciò può essere, fra questo tempo fa continuamente atti di contrizione. Già lo spiegai di sovra, che chi ha intenzione di confessarsi, e fa un atto di contrizione, resta subito perdonato da Dio.

 

 

55. Che ti serve il ricever subito quell'assoluzione, sempre che vai a confessarti, quando non levi il peccato? tutte quelle assoluzioni ti saranno più fuoco all'inferno. Senti questo fatto. Un certo cavaliere teneva un peccato abituato, e si era procurato un confessore, che sempre l'assolveva, ma egli sempre ricadeva. Morì questo cavaliere, e fu veduto dannato sovra le spalle di un altro dannato che lo portava. Gli fu domandato, chi era quegli che lo portava? Rispose: Questi è il mio confessore, che, con assolvermi sempre ch'io mi confessava, mi ha portato all'inferno; io mi son dannato, e si è dannato esso ancora, che all'inferno mi ha portato. E così, fratello mio, non ti sdegnare, quando il confessore ti differisce l'assoluzione, e vuol vedere come frattanto ti porti. Se tu sempre ricadi nello stesso peccato, con tutto che te l'hai confessato, il confessore non ti può assolvere, senza qualche segno straordinario e manifesto della tua disposizione; e se ti assolve, sei dannato tu, e 'l confessore. E perciò ubbidisci allora, fa quello ch'esso ti dice; perché quando tornerai, ed avrai fatto quel che ti ha imposto, egli ti assolverà senza dubbio, e così potrai liberarti dal peccato.

 

 

SEZIONE III. La confessione ha da essere sincera.

 

 

56. La confessione sincera importa, che sia senza bugie e senza scuse. Senza bugie; le bugie dette in confessione, sempre che sono leggiere, sono per altro più gravi, ma non sono colpe mortali. Sono però mortali quando sono in materia grave, e ciò sarebbe, quando il penitente si confessasse d'un peccato mortale che non ha fatto, o pure negasse un peccato mortale che ha fatto, e non ha mai confessato, o pure se negasse l'abito fatto in quel peccato, perché sempre sarebbe un inganno grave che fa al ministro di Dio.

 

 

57. Senza bugie, e senza scuse. Nel tribunale della penitenza lo stesso reo dee essere il suo accusatore: accusatore, non avvocato che scusa il peccato. Chi meglio si accusa senza sminuire la colpa, quegli sarà perdonato, e riceverà


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maggior misericordia da Dio. A tal proposito si narra che il duca di Ossuna, ritrovandosi un giorno su d'una galea, andava domandando a quei condannati, che delitto avessero fatto. Tutti rispondeano di essere innocenti; uno solo rispose, ch'egli si meritava peggio. Allora il viceré disse: Dunque non ci state bene qui voi che siete un ribaldo in mezzo a tanti innocenti. E così gli donò la libertà. Or tanto maggiormente Iddio perdona chi nel tribunale della penitenza si confessa reo, e non porta scuse.

 

 

58. Quanti poi si confessano malamente! Alcuni vanno a dire al confessore quel poco di bene che fanno, e non parlano de' loro peccati: Padre, io sento la messa ogni giorno, dico la corona, non bestemmio, non giuro, non piglio roba d'altri. E bene? ciò a che serve? per esser lodato dal confessore? Confessati de' peccati tuoi. Vatti esaminando, che ne troverai mille a' quali dei rimediare: mormorazioni, parole oscene, bugie, imprecazioni, rancori, pensieri di vendetta. Altri poi invece di accusarsi vanno a difendere i loro peccati, ed a contrastare col confessore: Padre, io bestemmio, perché ho un padrone che non si può sopportare. Ho portato odio ad una vicina, perché mi disse una mala parola. Ho peccato con uomini, perché non avea che mangiare. E questa confessione che ti serve? che pretendi? vuoi che il confessore ti approvi i peccati ch'hai fatti? Senti quel che dice s. Gregorio: Si te excusas, Deus te accusabit: si te accusas, Deus te excusabit. Il Signore molto si lagnò con s. Maria Maddalena de' Pazzi di coloro che nella confessione si scusano de' loro peccati, dando la colpa agli altri: Quella persona mi ha data l'occasione. Il tale mi ha tentato. In modo che nella confessione vengono a fare più peccati, mentre per iscusare il lor peccato levano la fama al prossimo senza necessità. Bisognerebbe con queste persone fare come fece un certo confessore. Una donna per iscusare i peccati suoi gli narrava tutto il male che faceva il marito: Orsù, le disse il confessore, per li peccati tuoi, di' una salve Regina; per li peccati poi di tuo marito, digiuna per un mese continuo. Ma io ho da fare la penitenza de' peccati di mio marito? E tu perché ti confessi i peccati di tuo marito, dicendo tutto il male che fa, per iscusare i peccati tuoi? E così, sorelle mie, da oggi avanti confessatevi solamente i peccati vostri, e non quelli degli altri, e dite: Padre, non è stato il compagno, non è stata l'occasione, non è stato il demonio, sono stata io, che per mia malizia ho voluto offendere Dio.

 

 

59. È vero non però, che qualche volta bisogna manifestare al confessore anche la colpa del prossimo, o per dichiarare la specie del peccato, o per fare intendere al confessore il pericolo in cui vi trovate, acciocché possa egli darvi il consiglio di quel che avete da fare. Ma quando poteste andare ad un altro confessore, che non conosce quella persona, andate a quell'altro. Del resto se nel mutar confessore doveste patire un incomodo notabile, o pure se giudicate che il confessore ordinario, perché sta meglio informato della vostra coscienza, può darvi un consiglio più sano; in tal caso non siete obbligato a mutar confessore. Procurate nonperò di occultare il complice quanto più si può, per esempio basta nominare lo stato di quella persona, se è zitella, se è maritata, se tiene voto di castità, senza nominare la tale, il tale.

 

 

60. Di più avverte s. Francesco di Sales a non fare in confessione certe accuse inutili, e per abito: Non ho amato Dio con tutte le forze: non ho ricevuti i sagramenti come doveva: ho avuto poco dolore de' miei peccati. Tutte parole inutili: son perdimento di tempo. Mi accuso sopra i sette peccati mortali, sopra i cinque sensi del corpo, sopra i dieci comandamenti della legge di Dio. Lasciatele tutte queste solite cantilene. Meglio è spiegare al confessore qualche difetto, nel quale da molto tempo cadete, e senza niuna emenda. E perciò confessatevi di quei difetti, de' quali vi volete emendare. Che serve a dire: Mi accuso di tutte le bugie dette, di tutte le mormorazioni fatte, di tutte le imprecazioni mandate; quando questi vizi non te li vuoi levare, e dici, che non ne puoi fare di manco? a che serve il confessartene? Questo è burlare Gesù Cristo, e 'l confessore. Procurate dunque, figli miei, quando vi confessate di queste mancanze, benché sieno solamente peccati veniali, di confessarvene con proposito di non cadervi più.

 




2 Eccli. 4. 25.



1 Sess. 14. c. 6.

 



2 Lib. 2. de poenit.

 



3 2. Cor. 5. 10.

 



4 Nahum. 3. 5.






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