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S. Alfonso Maria de Liguori
L'amore delle anime

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CAPITOLO III - Gesù per nostro amore volle fin dal principio di sua vita patir le pene della sua Passione.

1. Venne il Verbo divino nel mondo a prendere carne umana per farsi amare dall'uomo, onde venne con tanta fame di patire per nostro amore che non volle perdere momento in principiare a tormentarsi, almeno coll'apprensione. Appena fu conceputo nell'utero di Maria egli si rappresentò alla mente tutt'i patimenti della sua Passione, e per ottenere a noi il perdono e la divina grazia, si offerì all'Eterno Padre a soddisfare per noi colle sue pene tutti i castighi dovuti ai nostri peccati; e fin d'allora cominciò a patire tutto ciò che poi soffrì nella sua amarissima morte. - Ah mio amorosissimo Redentore, ed io finora che ho fatto, che ho patito per voi? Se io per mille anni tollerassi per voi tutti i tormenti che han sofferti tutti i martiri, pure sarebbe poco a confronto di quel solo primo momento nel quale voi vi offeriste e cominciaste a patire per me.

2. Patironobene i martiri gran dolori ed ignominie, ma le patirono solo nel tempo del loro martirio. Gesù patì sempre fin dal primo istante del suo vivere tutte le pene della sua Passione, poiché fin dal primo momento si pose avanti gli occhi tutta l'orrida scena de' tormenti e delle ingiurie che dovea ricevere dagli uomini. Ond'egli disse per bocca del profeta: Dolor meus in conspectu meo semper (Ps. XXXVII, 18). Ah mio Gesù, voi per amor mio siete stato così avido di pene che avete voluto soffrirle prima del tempo, ed io sono così avido de' piaceri di questa terra? Quanti disgusti v'ho dati per contentare il mio corpo? Signore, per li meriti de' vostri affanni toglietemi l'affetto a' diletti terreni. Io per amor vostro


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propongo di astenermi da quella soddisfazione (nominate quale).

3. Iddio per sua pietà usa con noi di non farci sapere prima del tempo destinato a patire, le pene che ci aspettano. Se ad un reo ch'è giustiziato su d'una forca gli fosse stato rivelato sin dall'uso di ragione il supplicio che gli toccava, sarebbe stato mai egli capace d'allegrezza? Se a Saulle dal principio del suo regnare gli fosse stata rappresentata la spada che lo dovea trafiggere; se Giuda avesse preveduto il laccio che dovea soffocarlo, quanto amara sarebbe stata la loro vita? Il nostro amabil Redentore sin dal primo istante del suo vivere si fece sempre presenti i flagelli, le spine, la croce, gli oltraggi della sua Passione, la morte desolata che gli aspettava. Quando mirava le vittime che si sagrificavano nel tempio, ben sapea che tutte erano figura del sacrificio ch'esso, Agnello immacolato, dovea consumare sull'altar della croce. Quando vedeva la città di Gerusalemme, ben sapea che ivi dovea lasciar la vita in un mar di dolori e di vituperi. Quando guardava la sua cara Madre, già s'immaginava di vederla agonizzante per lo dolore a piè della croce, vicina a sé moribondo. - Sicché, o Gesù mio, la vista orribile di tanti mali in tutta la vostra vita vi tenne sempre tormentato ed afflitto prima del tempo della vostra morte. E voi tutto accettaste e soffriste per mio amore.

4. La vista solamente, o mio Signore appassionato, di tutt'i peccati del mondo, e specialmente de' miei, co' quali già prevedevate ch'io avea ad offendervi, che la vostra vita fosse più afflitta e penosa di quante vite vi sono state e vi saranno. Ma oh Dio, ed in qual barbara legge sta scritto che un Dio ami tanto una creatura e che dopo ciò la creatura viva senza amare il suo Dio, anzi l'offenda e disgusti? Deh, Signore, fatemi conoscere la grandezza del vostro amore, acciò non vi sia più ingrato. Oh se v'amassi, mio Gesù, se v'amassi da vero, quanto dolce mi sarebbe il patire per voi!

5. A Suor Maddalena Orsini che stava da lungo tempo con una tribulazione, apparve un giorno Gesù in croce e l'animò a soffrirla con pace. La serva di Dio rispose: “Ma, Signore, voi solo per tre ore siete stato in croce, ma per me sono più anni che soffro questa pena.” Allora le disse rimproverandola Gesù Cristo: “Ah ignorante, che dici? Io sin dal primo momento che stiedi in seno di mia madre, soffrii nel Cuore quel


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che poi in morte tollerai sulla croce.”1 - Ed io, caro mio Redentore, come, a vista di tanti affanni che voi soffriste per amor mio in tutta la vostra vita, posso lagnarmi di quelle croci che voi m'inviate a patire per mio bene? Vi ringrazio d'avermi redento con tanto amore e con tanto dolore. Voi per animarmi a soffrir con pazienza le pene di questa vita, avete voluto addossarvi tutti i nostri mali. Ah Signore, deh fatemi spesso presenti i vostri dolori, affinché io accetti e desideri sempre il patire per vostro amore.

6. Magna velut mare contritio tua (Thren. II, 13). Come le acque del mare sono tutte salse ed amare, così la vita di Gesù fu tutta piena d'amarezze e priva d'ogni sollievo, com'egli stesso disse a S. Margarita da Cortona.2 Di più, come nel mare s'adunano tutte le acque della terra, così in Gesù Cristo si unirono tutti i dolori degli uomini; ond'è che per bocca del Salmista egli disse: Salvum me fac, Deus, quoniam intraverunt aquae usque ad animam meam. Veni in altitudinem maris, et tempestas demersit me (Ps. LXVIII, 2, 3): Salvatemi, o mio Dio, perché gli affanni sono entrati sin nell'intimo dell'anima


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mia; ed io son restato sommerso da una tempesta d'ignominie e di dolori esterni ed interni. - Ah mio caro Gesù, mio amore, mia vita, mio tutto, se io miro al di fuori il vostro sagro corpo, io non vedo altro che piaghe. Se entro poi dentro il vostro Cuore desolato, io non trovo altro che amarezze ed affanni che vi fanno patire agonie di morte. Ah mio Signore, e chi altri mai che voi, perché siete una bontà infinita, poteva giungere a patir tanto e morire per una vostra creatura? Ma perché voi siete Dio, amate da Dio, con amore che non può uguagliarsi a qualunque altro amore.

7. Dice S. Bernardo: Ut servum redimeret nec Pater Filio, nec Filius sibi ipsi pepercit (Ser. fer. 4).3 O carità infinita di Dio! Da una parte l'Eterno Padre impose a Gesù Cristo il soddisfare per tutti i peccati degli uomini: Posuit in eo iniquitatem omnium nostrum (Is. LIII, 6). Dall'altra Gesù per salvare gli uomini, e nel modo più amoroso che potesse, volle pagare sopra di sé, a tutto rigore, alla divina giustizia la pena ad essi dovuta; onde, come asserisce S. Tommaso, egli si addossò tutti i dolori e tutti gli oltraggi in sommo grado: Assumpsit dolorem in summo, vituperationem in summo.4 Che perciò Isaia lo chiamò l'uomo de' dolori ed il più dispregiato fra tutti gli uomini: Despectum et novissimum virorum, virum dolorum (Ibid., 3). E con ragione, mentre Gesù fu tormentato in tutte le membra e sensi del corpo, e più amaramente fu afflitto in tutte le potenze dell'anima, sì che le pene interne superarono immensamente i dolori esterni. Eccolo dunque lacerato, esangue, trattato da ingannatore, da mago, da pazzo, abbandonato


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dagli stessi amici e perseguitato finalmente da tutti, sino a finir la vita su d'un infame patibolo.

8. Scitis quid fecerim vobis? (Io. XIII, 12). Signore, già so quanto voi avete fatto e patito per amor mio; ma voi sapete ch'io finora non ho fatto niente per voi. Gesù mio, aiutatemi a soffrire qualche cosa per amor vostro prima che mi giunga la morte. Io mi vergogno di comparirvi innanzi; ma non voglio essere più quell'ingrato che sono stato tanti anni con voi. Voi vi siete privato d'ogni piacere per me: io rinunzio per amor vostro a tutti i diletti de' sensi. Voi avete sofferti tanti dolori per me: io per voi voglio soffrire tutte le pene della mia vita e della mia morte, come a voi piacerà. Voi siete stato abbandonato: io mi contento che mi abbandonino tutti, purché non m'abbandoniate voi, unico mio e sommo bene. Voi siete stato perseguitato: io accetto qualunque persecuzione. Voi finalmente siete morto per me: io voglio morire per voi. Ah Gesù mio, mio tesoro, mio amore, mio tutto, io v'amo: datemi più amore. Amen.




1 “Mentre era anche secolare si lamentava spesso col suo Signore che una tal tribulazione, per durar troppo lungo tempo, le fosse divenuta intollerabile. Una notte in sogno le parve di vedersi avanti Cristo confitto in croce, il quale l' esortava col suo esempio alla pazienza, ed ella con moto naturale gli rispose: “Signore, la vostra croce durò solo tre ore, ma questa mia dura molt' anni.” Qui il Redentore con severa voce replicò con dire: “Ah ingrata, come ardisci di parlare in questa maniera, sapendo che insino dal principio per tutta la vita in fatiche e patimenti sono vissuto, terminando finalmente la mia vita in una croce?” Con tal risposta restando confusa procurò da lì avanti di tollerare con pazienza quel travaglio.” P. BONAVENTURA BORSELLI, O. P.,  Vita della Ven. Madre Suor M. Maddalena Orsini, domenicana, Roma, Tinassij, 1668, cap. XV, pag. 66.



2 “Audivit (Margarita) Christum dicentem sibi: “... Tu clamare non cesses meam per ordinem Passionem, et quod semper in hac vita, pro amore humani generis, vixi in laboribus et in poenis.” Fr. IUNCTA BEVEGNAS, Vita, cap. 5, § 13. - “Audivit Christum dicentem sibi: “Tu vis esse filia lactis; sed tu eris filia fellis in poenis quas patieris. Sed per eas efficieris filia mea electa et soror, et similabunt te mihi.” Ibid.,  § 18. - “In festo protomartyris Stephani, post fletum indicibilem et multas cum Christo allocutiones factas, intulit natus ex Virgine Filius Dei, dicens: “... In huius saeculi vita misera, gloriam meam desideras possidere. Sed nolo quod habeas laetitiam in hoc mundo, ad instar mei, sequendo me in degustatione poenarum mearum. Quare, para te ad tribulationes, quia in via non est patria obtinenda.” Ibid. § 33. - “Quodam die post festum Ascensionis Christi, dixit oranti Dominus: “... Para te ad infirmitates et tribulationes, et recordare quod pro te aspera passus sum; et sicut in hac vita quietem non habui, ita et tu habitura non es.” Ibid., § 34.

3 S. BERNARDUS, In feria IV Hebdomadae Sanctae, Sermo de Passione Domini, n. 4. ML 183-264.



4 “Dolor in Christo fuit maximus inter dolores praesentis vitae.” S. THOMAS, Sum. Theol., III, qu. 46. art. 6, c. - “(Ex Augustino) Nihil enim erat, inter omnia genera mortis, illo genere (nempe morte crucis) exsecrabilius et formidabilius.” Ibid., art 4, c. - “Christus fuit novissimus: primo propter doloris acerbitatem.... secundo propter mortis turpitudinem.” In Isaiam, cap. 53, 3. - “ Humiliavit semetipsum factus obediens usque ad mortem, mortem autem crucis: in quo ostenditur et cruciatus acerbitas.... et mortis vilitas et ignominia.” In Epist. ad Hebr. , cap. 12, lectio 1, v. 2. - “Convenit etiam (mors crucis) quantum ad exemplum perfectae virtutis. Homines enim quandoque non minus refugiunt vituperabile genus mortis quam mortis acerbitatem: unde ad perfectionem virtutis pertinere videtur, ut propter bonum virtutis etiam aliquis vituperabilem mortem non refugiat pati... (Mors autem crucis) mors turpissima videbatur.” Compendium theologiae, ad Reginaldum. Opusculum  2 (al. 3), cap. 228: Operum tom. 17, Romae, 1570.




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