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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione al popolo

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Esempio VII. Racconta il p. Giovan Battista Manni gesuita, che vi fu una signora, la quale per più anni confessandosi avea taciuto un suo peccato di disonestà. Passarono per quel luogo due religiosi domenicani; ella che sempre aspettava un confessore forestiere, pregò uno di coloro a sentirla, e si confessò. Partiti che furono i padri, il compagno disse a quel confessore, aver veduto che mentre quella signora si confessava, uscivano molti serpi dalla sua bocca, ma che un serpaccio grande era uscito solamente col capo fuori, ma poi di nuovo tutto era entrato dentro, ed allora vide entrar tutt'i serpi che erano usciti; onde il confessore sospettando quel che fosse, ritornò in dietro, andò alla casa di quella signora, e intese, che in entrar nella sala era morta di subito. Dopo ciò, facendo orazione, gli apparve quella misera donna dannata che gli disse: io sono quella sventurata che a te mi confessai; io teneva un peccato, che non volea confessarlo a confessori paesani; Dio mi mandò te, ma anche allora mi lasciai vincere dalla vergogna; Dio subito mi mandò la morte in entrare in casa, e giustamente m'ha condannata all'inferno. E detto ciò, s'aprì la terra, dove si vide precipitare, e sparve.

 

 




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