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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione e pratica pei confessori

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Punto II. Dell'obbligo de' genitori e de' fratelli.

4. Degli alimenti, legittima e dote: decisione delle quattro ruote.

5. Dell'educazione. Se il padre impedisce la vocazione, o forza a qualche stato, o ad entrare in monastero.

6. Obbligo de' fratelli.

4. Due cose principalmente son tenuti i genitori di procurare a' figli, la conservazione, e l'educazione. In quanto alla conservazione, essi peccano 1. Se dilapidano i loro beni, in modo che si rendano impotenti a somministrare a' figli (benché fossero spurii) gli alimenti necessari, o pure se trascurano di procurarglieli nel modo che possono. 2. Se ingiustamente li privano in morte della legittima, o in vita negano di costituire il patrimonio a' figli, che vogliono prendere gli ordini sagri: o negano le doti alle figlie, quantunque maritate contro loro voglia, quando elle si maritano passata l'età di 25. anni; se poi si maritano prima, vi sono diverse opinioni, ma la più probabile parmi quella di Sanch., Molina, Salmat., Trull., ec. i quali dicono, che il padre è obbligato a dar loro almeno gli alimenti, benché siensi sposate con persone indegne1. A rispetto poi de' figli dicono Sanch., Bossio colla Glossa2, e con Surdo, Megala, ecc.3, che 'l padre è tenuto a dare gli alimenti non solo al figlio, ma anche alla di lui moglie, benché siasi sposato senza prender dote, e contro la volontà d'esso padre. Di più dicono Azorio, e Merenda4, con Baldo, e Giasone, che 'l padre dee alimentare il figlio, ancorché questi avesse consumato ne' vizi la porzione già prima datagli. Di più qui si noti la decisione delle quattro ruote del sagro consiglio di Napoli, che 'l padre non può discacciare di casa i figli, ancorché volesse di fuori somministrare loro gli alimenti: ed all'incontro, che i figli, niente posson pretendere dal padre, volendo star fuori di casa, se non fosse per causa di virtù5. Quando poi il padre posso o no diseredare i figli, vedi quel che si dirà al capo X. n. 238. parlando de' testamenti.

5. In quanto poi all'educazione, 1. peccano i genitori, se trascurano d'istruirli, o almeno di fargli l'istruire nelle cose necessarie della fede, e della salute. 2. Se danno loro scandalo con dir bestemmie, parole oscene, ecc., e specialmente se li tengono nel proprio letto, o pure in altro, con fare star insieme maschi e femine. 3. Se non li correggono de' loro peccati, e specialmente de' furti che fanno. 4. Se non curano, che i figli adempiscano l'obbligo di prendere i sagramenti, di osservar le feste, i digiuni, ecc. 5. Se permettono loro, che conversino con persone scandalose, e specialmente se non impediscono agli sposi delle loro figlie di entrar in casa. 6. Se impediscono a' figli di prendere un qualche decente stato di vita, v. gr. qualche giusto matrimonio6; vedasi circa ciò quel che si dirà al capo XVIII., parlando de' sponsali. Tanto più peccano poi, se distolgono i figli senza giusta causa dallo stato religioso7; si osservi su questo punto ciò che si dirà parlando dello stato religioso al capo XIII. n. 25. 7. Peccano all'incontro se costringono i figli a contrarre nozze con persone particolari: purché non vi fosse qualche gravissima causa, come sarebbe, se alcun matrimonio molto giovasse a sedare una grande inimicizia, o a sollevare essi genitore da una grave necessità; così dicono Bellarm., Laym., Sanch., Petrocor., Toledo, ed altri comunemente con s. Tommaso; ma ciò s'intende, supposto che 'l figlio voglia ammogliarsi8. Così anche peccano, se forzano i figli a farsi preti, o religiosi, o pure le figlie ad entrare in monastero. E qui s'avverta, che secondo il tridentino9, incorre la scomunica chiunque costringe alcuna donna a professare in qualche monastero, o a prendervi l'abito; ed ancora ad entrarvi, quantunque per solo fine di educazione,


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siccome abbiam tenuto con Suar., Nac., Bonac., ec. (contro Sanchez), doversi senza meno intendere il concilio nel luogo citato1. All'incontro diciamo, che non corre la censura per que' genitori, che semplicemente cercassero di persuadere alle loro figlie di entrare in monastero, come dice Barbosa con Rodriquez, ed altri contro il p. De Alessandro teatino2, il quale ingiustamente suppone, ciò essere una certa coazione per meto riverenziale: poiché in verità altro è l'entrare per timore incusso dal padre, altro per la volontà dichiarata dal padre, ancorch'egli vi aggiugnesse le preghiere; purché non sieno queste inculcate, in modo che incutessero un probabile timore dell'indignazione del padre3. Avendo poi il concilio eccettuati i casi espressi in iure, probabilmente Suarez, Bonac., e Filliuc. permettono il potersi costringere le donzelle ad entrare in monastero, in pena di qualche loro delitto, o pure affinché non cadano in qualche disonestà, come si ricava dal cap. Significavit, e cap. Gaudeamus, de convers. coniug.4. Anz'io non saprei condannare ciò di colpa, quando la donzella restando in casa stesse in pericolo di dare o ricevere scandalo; poiché allora par che il fine della legge del concilio cesserebbe, non solo negativamente, ma anche in contrario, giusta quel che si disse al cap. II. n. 69. Si osservi ciò che più a lungo si dirà su questa scomunica al cap. XIX. n. 29. In oltre s'avverta qui, che nel medesimo luogo del tridentino si scomunicano quei che senza giusta causa impediscono le donne a professare, o a prender l'abito di qualche religione, ed anche se impediscono le donne a professare, o a prender l'abito di qualche religione, ed anche se impediscono l'entrare in monastero, come più probabilmente tengono Suarez, Bonac., e Filliuc. contro Sanch. e Castrop.5.

6. In quanto poi a' fratelli, questi anche sono obbligati (potendo) somministrare gli alimenti agli altri loro fratelli, ed ancora le doti alle sorelle; e non solo nella necessità estrema, ma anche nella grave, come insegnano comunissimamente Azorio, Barbosa, ed i Salmaticesi con Trullenc., Fagund., Menoch., ecc. Dicono non però questi aa. che a' fratelli ed alle sorelle uterine non son tenuti a dar altro che gli alimenti6.




1 Lib. 3. n. 336. v. 3. Pater, et n. 337.



2 In c. Admonere 33. q. 2.



3 Sanch. l. 4. de matr. d. 26. Boss. de effect. matr. p. 2. c. 4. n. 95.



4 Azor. p. 2. l. 2. c. 4. q. 12. Merenda contr. l. 4. c. 34. n. 6.



5 Lib. 3. n. 338.



6 Lib. 6. n. 849. circa fin. v. Conveniunt.



7 Lib. 3. n. 335. et lib. 4. n. 77.



8 Lib. 6. n. 850.



9 Sess. 25. cap. 18.



1 Lib. 7. n. 212. v. Quoad.



2 De monialib.



3 Lib. 7. n. 212. dub. 2.



4 Ib. dub. in fin. v. Quod. exc.



5 Ib. dub. 3. v. Insup.



6 Lib. 3. n. 340. v. Notandum.






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