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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione e pratica pei confessori

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Capo XV - Avvertenze sul sagramento dell'eucaristia

Punto I. Dell'essenza dell'eucaristia.

1. Dove consista l'essenza dell'eucaristia, e dove la ragione specifica; e donde si prenda l'unità.

2. Se l'eucaristia è necessaria di necessità di mezzo.

3. Se la consegrazione in una specie sia illecita e invalida. Non lice consegrare una specie senza l'altra.

4. Casi eccettuati.

5. Effetti dell'eucaristia.

6. Se per quanto durano le specie ecc.

7. Chi si comunica con colpa veniale. Delle altre cose si è trattato nell'esame degli ordinandi dal n. 97.

1. Si definisce l'eucaristia: Est sacramentum corporis et sanguinis Christi sub speciebus panis et vini ad spiritualem animae refectionem divinitus institutum. Dagli scolastici si agitano molte questioni circa l'essenza dell'eucaristia. Di queste ne abbiamo parlato a lungo nell'opera; qui solamente le accenniamo. Si questiona per 1., dove consista l'essenza dell'eucaristia. Altri dicono, che in recto consiste nelle specie del pane e del vino, e che la persona di Gesù Cristo solamente, in obliquo s'appartenga al sagramento, come una cosa estrinsecamente connotata. Altri poi dicono, che in recto, o sia essenzialmente, consista così nelle specie, come nel corpo del Signore. L'una e l'altra sentenza è probabile; vedi le ragioni4. Si questiona per 2. Se tutta la ragione specifica di questo sagramento si salvi in una sola specie, o del pane, o del vino. Altri così tengono; ma è più probabile, ch'ella non si salvi che in amendue le specie, mentre per una sola delle specie (per sé parlando) non può significarsi la compita refezione del cibo, e del poto5. Si questiona per 3. Donde si prenda l'unità numerica dell'eucaristia. Altri dicono dall'unità del corpo di Gesù Cristo; ma altri più probabilmente tengono, prendersi dalla congiunzione morale che hanno le specie consagrate tra di loro, quando per modo d'uno si propongono, o si


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ricevono1; ma quando poi si propongono in diversi altari, o si ricevono da più persone, sono diversi sagramenti2.

2. Si questiona per 5. Se l'eucaristia sia necessaria alla salute di necessità di mezzo, o di precetto. Non si dubita, ch'ella sia necessaria di necessità di precetto, non solo ecclesiastico, ma anche divino, come si ha in s. Luca3: Hoc facite in meam commemorationem. All'incontro anch'è certo appresso tutti, che l'eucaristia non è necessaria di necessità di mezzo secondo la reale percezione. Il dubbio dunque si è, se sia necessaria di necessità di mezzo, almeno in voto, cioè in desiderio. Lo negano s. Bonav., Suar., Gaet., ec., dicendo, che questo sagramento non è stato già istituito a produrre la prima grazia. Ma più probabilmente l'affermano san Tommaso4, Soto, Concina, i Salmaticesi ec., sì per lo testo di s. Giovanni: Nisi manducaveritis carnem Filii hominis... non habebitis vitam in vobis5. Sì perché l'eucaristia è il fine di tutti i sagramenti; onde dice l'angelico, che niuno ha la grazia prima di ricevere questo sagramento, se non per lo voto proprio, come l'hanno gli adulti nel prendere il battesimo, o la penitenza, o per lo voto della chiesa, come l'hanno gl'infanti6. Non dee poi dubitarsi, che la percezione dell'eucaristia, o in effetto, o almeno in desiderio sia necessaria a conservare la vita spirituale; così insegnano comunemente Soto, Gonzal., ed i Salmat. collo stesso s. Tommaso7, perché siccome non può conservarsi la vita del corpo senza il cibo materiale, così né anche la vita dell'anima senza lo spirituale. Onde dicono Lugo, p. Soto, Val., Filliuc., i Salmat., ec., che quantunque il precetto comanda solamente di comunicarsi una volta l'anno; nondimeno alcuna volta può esser tenuto l'uomo a comunicarsi anche più volte l'anno, quando lo conoscesse necessario più spesso per conservarsi nella divina grazia8.

3. La materia dell'eucaristia è così il pane, come il vino; e non è mai lecito per qualsivoglia causa consegrare una specie senza l'altra, come si ha dal can. Conferimus, dist. 2., de consecr., e dal tridentino sess. 22. cap. 1., dove si dice, che Gesù Cristo ordinò agli apostoli, che non altrimenti offerissero il suo corpo, che sotto l'una e l'altra specie; dal che s'inferisce senza dubbio, che questo precetto non solo è ecclesiastico, ma anche divino, come insegna la sentenza comune9. E diciamo, che in tal precetto il papa non può dispensare10: mentr'è molto probabile, che non si fa il sagramento se non solamente nel sacrificio, a fare il quale (secondo la vera sentenza) è necessaria la consagrazione di ambedue le specie; perché altrimenti non si esprimerebbe l'effusione del sangue, e per conseguenza non si rappresenterebbe abbastanza il sagrificio della croce, per memoria del quale il Salvatore ha lasciato il sagramento dell'altare, come parla il tridentino11. Né è improbabile la sentenza del card. de Lugo (contro l'opinione d'altri autori), per altro più comune, il quale dice, che se 'l sacerdote avesse intenzione di consagrare una sola specie, invalidamente consecrerebbe, perché la ragione di sagramento non può dividersi dalla ragione di sacrificio, essendo, che il sacerdote non riceve la podestà di far questo sagramento che sagrificando, come abbastanza si esprime nella forma dell'ordinazione: Accipe potestatem offerendi sacrificium, etc. Sicché, secondo abbiamo detto, la consagrazione di amendue le specie non solo s'appartiene all'essenza del sagrificio, ma anche del sagramento; onde chi non offerisce il sagrificio, neppure fa sagramento12.

4. Del resto ben può darsi il caso, che sia certamente valida ed anche lecita per accidente la consagrazione d'una specie senza l'altra, come sarebbe se il sacerdote molto tempo dopo la consagrazione


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si avvedesse di aver consagrato l'acqua per vino, o pure non potesse avere altro vino, o non potesse averlo senza pericolo di vita o di scandalo grave: di più, se dopo consagrata l'ostia sovrastasse un incendio, o incursione de' nemici; così Suar., Azor., Bonac., Salmat., Busemb. ed altri comunemente1.

5. Gli effetti poi dell'eucaristia sono I. L'aumento della grazia (e quest'è l'effetto principale), come si ha dal trid.2, ed alle volte per accidente anche l'acquisto della prima grazia, cioè quando taluno, ignorando di stare in peccato mortale, o pure credendo di avere la contrizione, s'accosta alla comunione colla sola attrizione; così s. Tommaso3, Scoto, Suar., Tol., Ronc., Salmat., ed altri comunemente4. La ragione perch'è proprio d'ogni sagramento il conferir la grazia a tutti coloro che non vi pongono obice, e chi ha l'attrizione, già non pone obice alla grazia, mentre toglie da sé l'affetto così attuale, come abituale al peccato5. II. La remissione delle colpe veniali, come insegnano tutti con s. Tommaso6, secondo il tridentino nel luogo citato, dove chiamasi l'eucaristia: Antidotum, quo liberamur a culpis venialibus, et a peccatis mortalibus praeservamur. Vogliono poi i Salmaticesi con altri, che la comunione cancelli da sé i peccati veniali ex opere operato, per l'infusione (come dicono) della grazia che ristora l'anima. Ma dice meglio Tournely, che 'l sagramento non immediatamente da sé, ma per mezzo dell'atto della carità che eccita nell'anima, toglie le colpe veniali; questo sente ancora l'angelico nel citato luogo, mentre dice: Quantum ad actum, qui excitatur in hoc sacramento, per quem peccata venialia solvuntur7. III. La preservazione da' peccati mortali per l'aiuto che il sagramento a frenar la concupiscenza, a resistere alle tentazioni, ed a camminare per la via del Signore. IV. La remissione della pena temporale dovuta per i peccati commessi, non già direttamente, ma indirettamente per messo degli atti di carità che eccita nell'anima la comunione; così lo stesso san Tommaso8, Salmat., Conc., ec. V. La dolcezza spirituale, cioè la facilità in eseguire le cose che piacciono a Dio. VI. L'unione con Gesù Cristo: Qui manducat me, in me manet, et ego in eo. VII. L'acquisto della gloria: Qui manducat me, habet vitam aeternam9.

6. Si noti qui, esser molto probabile la sentenza, che per quanto si conservano nello stomaco le specie sagramentali, sempre più si accresce la grazia, aumentandosi la disposizione del soggetto, come tengono molti gravi autori; i quali dicono, che questo sagramento, essendo stato istituito per modo di cibo, come si dice nel fiorentino: perciò siccome il cibo nutrisce il corpo sino a tanto che sta nello stomaco, così l'eucaristia nutrisce l'anima per quanto sta nel corpo, crescendo cogli atti buoni la disposizione dell'anima; così Gonet, Lugo, Holzmann con Reginaldo, Manstrio, Bosco, Suarez, Becan., Fagund., Salm., e di più Tournely con Gaet., ed altri, chiamando questa opinione oggidì comune10. Dirai, dunque acquista maggior grazia chi riceve maggior quantità delle specie. Risponde Tournely con Gonet, che riceve maggior grazia, non per sé ma per accidente, cioè per cagione della maggior disposizione che si accresce in quella permanenza della specie. Ed in questo senso dice Tournely, che l'inquisizione di Spagna condannò il por nella messa maggior quantità di specie, come vana osservanza, cioè quando si credesse, che la maggior quantità apportasse maggior grazia. Si noti di più, che per decreto della s. c. approvato da Innoc. XI. fu condannato come abuso il dare a' comunicanti più particole insieme, o pure particole più grandi delle usuali11.


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7. Si domanda qui, se pecca venialmente chi si comunica con attuale colpa veniale. In questo dubbio vi sono diverse sentenze, ma fra tutte a me piace la sentenza tenuta da Vasquez, Filliuc., Hurtad., Ledesma, Sa, e Leandro, chiamata probabile da Dicastillo e Tamburrino1, la quale distingue così: Se la colpa è direttamente circa la comunione, v. gr. se taluno si comunica per vanagloria, allora non si dubita, che pecca venialmente, perché una tale colpa è positiva irriverenza al sagramento; benché, come dice s. Tommaso2, una tale colpa impedirebbe già a costui di ricevere la rifezione spirituale dell'anima, ma non già l'aumento della grazia o della carità. Se poi il peccato veniale non è circa la comunione, v. gr. se l'uomo si comunicasse coll'affetto attuale a qualche colpa veniale, allora non pecca, perché allora un tal peccato (come dicono i dd. comunemente) non impedisce l'effetto principale del sagramento ch'è l'aiuto per preservarsi da' peccati mortali: essendo che da una parte la colpa veniale non s'oppone alla grazia, e dall'altra il comunicarsi con tale colpa più presto è negoziazione di perfetta riverenza, che irriverenza positiva3.

L'altre cose poi che s'appartengono alla materia ed alla forma dell'eucaristia, stan notate nell'Esame degli ordinandi dal num 97. sino al 151.




4 N. 189.



5 N. 191.



1 Lib. 6. n. 191. q. 2.



2 Ibid. v. Quoad.



3 Cap. 22.



4 3. p. q. 79. a. 1. ad 1.



5 Cap. 6.



6 Lib. 6. n. 192.



7 3. p. q. 80. a. 11. ad 2.



8 Lib. 6. n. 193. et 295.



9 N. 196.



10 Ibid. dub. 2.



11 Sess. 22. cap. 1. - Lib. 6. n. 306.



12 N. 196. dub. 3.



1 Lib. 6. n. 197.



2 Sess. 13. cap. 2.



3 3. p. q. 72. a. 7. ad 2. et q. 79. a. 3.



4 L. 6. n. 269.



5 N. 6.



6 3. p. q. 79. a. 4.



7 Lib. 6. n. 269. v. Effectus 3.



8 Ibid. v. 5.



9 N. 269.



10 Gonet tom. 6. p. 306. Lugo d. 12. n. 48. Holz. p. 66. n. 296. Salm c. 6. n. 12. et 13. et alii ap. lib. nost. l. 6. n. 228. Item Tourn. t. 5. de euch. c. 8. p. 638. circa fin.



11 Lib. 6. n. 228. in fin.



1 Tamb. in met. comm. c. 1. §. 4. n. 9.



2 3. p. q. 79. a. 8.



3 Lib. 6. n. 270. Qu. I.






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