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S. Alfonso Maria de Liguori
Istruzione e pratica pei confessori

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§. V. Come debba portarsi colle persone divote.

43. Alle persone divote che frequentano la comunione, regolarmente parlando, deve insinuarsi, che almeno ogni settimana ricevano l'assoluzione. Queste allorché si confessano di sole imperfezioni , che non sieno colpe veniali certe, dice il Bonacina, che possono assolversi sotto condizione. Ma io ciò non l'ammetterei, se non di rado, e quando esse non potessero assegnar materia certa della vita passata o non senza gran modestia. Del resto dico, che quando il penitente non materia certa, non è tenuto il confessore ad inquietarsi in andarla indagando per dargli l'assoluzione; ed in caso che fosse andato indagandola, e non l'avesse trovata, non è obbligato a dar l'assoluzione, condizionata. Questo è quando il penitente si confessa imperfezioni, di cui si dubita se giungono a' peccati veniali, ma se si confessa peccati veniali certi, che sono usuali, come impazienze, intemperanze, distrazione all'officio, e simili, per assolverlo bisogna vedere, se egli s'è aiutato alle volte ed ha superata la passione, perché allora può giudicarsi, che le sue mancanze più presto sian provenute da umana fragilità, che dal non avere dolore e proposito. Ma all'incontro, se egli cadesse frequentemente in tali colpe, e senza resistenza, allora deve trattarsi come recidivo, come si è detto al num. 9.

44. Si guardi il confessore di proibire a queste persone divote, specialmente alle donne, di andare ad altro


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confessore, ma andandoci, ne dimostri gradimento: anzi loro imponga che qualche volta vadano ad altri, eccettoché se fosse qualche anima molto scrupolosa di cui si temesse, che andando ad altri il quale non sa la sua coscienza, si avesse notabilmente ad inquietare. Il confessore non dimostri impegno a qualche anima di volerla guidare. Non dica mai male degli altri confessori, ma procuri con prudenza di scusare qualche abbaglio da loro preso. Non prenda la guida di chi cerca lasciare il suo direttore, senza urgente cagione, come dicono s. Filippo Neri, s. Francesco di Sales, e s. Carlo Borromeo: mentre da ciò ne nascono poi dissipamenti di spirito, disturbi ed alle volte anche scandali. Né basta per mutar confessore che il penitente senta certo abbominio verso di lui, o che non trovi più confidenza ne' suoi detti, perché spesso questa è tentazione del demonio, come dice s. Teresa. Onde insegna s. Francesco di Sales: Non bisogna mutar confessore senza gran ragione; ma (dice all'incontro) non si dee neppure essere invariabile sopravvenendo cagioni legittime di mutazione. Del resto scrive s. Teresa, che può essere causa giusta di mutare il confessore la mancanza di bontà: Se il confessore (dice la santa)va inclinato ad alcuna vanità, si muti; essendo egli vano, farà vane le altre. Di più può essere causa giusta di mutarlo la mancanza di dottrina; di ciò nondimeno bisogna che vi sia certa presunzione. Per altro dice s. Teresa, che ne' dubbi ben può il penitente, anzi alle volte è spediente che si consigli con altro dotto direttore. Di più sfugga il confessore di dimostrar parzialità. Alcuni si attaccano con qualche anima, con lei è tutto l'impegno, il tempo e la cura. È vero che alcun'anima, con lei è tutto l'impegno, il tempo e la cura. È vero che alcun'anima avrà maggior bisogno d'assistenza d'un'altra, ma altra è l'assistenza altro è l'attacco che fa aver poca cura dell'altre; perciò sarà bene; che il confessore a quella persona più bisognosa assegni qualche giorno, o tempo a parte, senza che l'altre ne riportino incomodo. Non alzi troppo la voce nel confessare queste persone divote, ancorché non parli di peccati; perché gli altri possono spaventarsi di confessare i loro peccati, per tal timore che il confessore parli forte. Non sia facile a dar licenza alle zitelle divote di tagliarsi i capelli e porsi sopra qualche abito religioso; ma procuri ch'elleno prima sian fermate per molto tempo nella vita spirituale, e nelle virtù. Per questa facilità de' confessori quante se ne vedono poi che si spogliano, e si maritano con iscandalo del paese, e con mal esempio per le altre! A queste tali non permetta il confessore, che si facciano insegnar a leggere, e tanto meno a scrivere dagli uomini. Quante zitelle semplici coll'impararsi a leggere vi han perduta l'anima! Questa se non è occasione prossima di peccato, almeno è non poco pericolosa. Si facciano insegnare da qualche donna, o da qualche fratello piccolo (e pure con cautela): altrimenti non le assolva, e non assolva neppur le madri, che ciò permettono. Né anche permetta alle giovani che vadano vagando, visitando chiese, e che stiano in chiesa più lungo tempo di quanto è necessario, con disturbo de' parenti, ma le esorti, che attendano ad ubbidir loro con abbracciare le fatiche della casa che occorrono. Del come, e quanto il confessore debba guardarsi dalla famigliarità colle sue penitenti, se ne parlerà al §. ult.




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