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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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17.1 AL P. D. TOMMASO PAGANO, PRETE DELL'ORATORIO DI NAPOLI.

Breve dissertazione, se e quando corra l'obbligo ad un sacerdote di portarsi ne' paesi degli Infedeli a predicarvi la dottrina del Vangelo.

 

Viva Gesù, Maria, Giuseppe e Teresa!

 

[LUGLIO 1734].

 

Disse in Napoli il sig. D. Matteo Ripa2 che, prima dell'Indie vi è il Capo di Buona Speranza, dove sono molte genti idolatre e dove non ci va niuno ad insegnar la Fede. Si domanda, se è obbligato di andarci chi ha questa notizia. Il quesito si riduce al quesito generale se, nelle necessità spirituali


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del prossimo, siamo obbligati a soccorrerlo con grave incomodo.

E sentenza comune appresso i Salmaticesi che, in quanto alla necessità de' particolari, noi siamo tenuti con pericolo delle robe, fama e vita, solo nella necessità estrema: per cui debbono costare due cose, cioè ut proximus sine tuo auxilio damnandus sit; ut non habeat a quo sublevetur. Perciò dicono i Salmaticesi che non debes navigare ad Indos convertendos, cum sint qui subvenire possunt, et alias est incertum illos esse per te convertendos, e Tamburino dice che, per l'incertezza principalmente del buono evento, noi siamo scusati di andare fra gl'infedeli.

Dicono però i Salmaticesi per sentenza comune che, in quanto poi alla necessità di qualche comunità, noi siamo obbligati a sovvenire anche con incomodo grave nella necessità grave: e portano l'esempio, cioè che i predicatori sono obbligati, anco con pericolo grave, a riprendere i peccati pubblici di scandalo; oppure in qualche incursione di nemici, se non vi sia ministrazione de' sacramenti e, senza questa, pericoli la fede del popolo: tu allora devi ministrar anco col pericolo della vita.

Supposte queste dottrine, si domanda perché i Salmaticesi mettono il caso di navigare agl'Indiani fra le necessità de' particolari, e non fra le necessità della comunità, quando ivi si tratta di regni intieri d'idolatri; ed anco Bonacina e Viva, in termini di necessità estrema, parlano degl'infedeli. Onde pare che basti ad obbligarci la loro necessità grave, senza l'estrema.

Che questi paesi poi abbiano necessità grave circa lo spirituale, anche pare certo, mentre in rispetto loro sono pochi i missionari che vi vanno. È vero che i Salmaticesi dicono che allora vi è quest'obbligo di andarvi quando aliter subveniri non potest, e Layman dice di quest'obbligo, quando populus infidelis sit omni sacerdote destitutus.

Questi popoli potrebbe dirsi che ne sono affatto destituti, et aliter subveniri non potest. Ma, parlando del caso di sopra del Capo di Buona Speranza, si potrebbe dire che almeno ora vi sia qualcheduno che lo sovvenga,


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se non vi è stato per lo passato, o che almeno possa appresso sovvenirlo. Tanto più che vi sono i Vescovi dati a questi luoghi, e sono tenuti a provvedervi ecc.; sicché almeno aliter subveniri potest, onde restino scusati i particolari di andarci. O se affatto è destituto questo paese, deve supporsi che, essendovi tanti soggetti che sono chiamati e mandati ai luoghi derelitti, questo luogo l'abbiano abbandonato per non esserci speranza di profitto. Viva Gesù, Maria e Giuseppe!

Conforme all'edizione romana.




1 Il Santo, come apparisce dal suo giornale, prima di fondare la sua Congregazione, aveva vagheggiato l'idea di consacrarsi alle Missioni ne' paesi degli Infedeli. Passati due anni dalla fondazione, voleva mandarla ad effetto: ma Mgr Falcoia in una lettera del 20 luglio 1734 e il P. Tommaso Pagano, suo primo direttore, in un'altra del 4 agosto dello stesso anno, gliene fecero divieto.



2 Il fondatore della Congregazione della Sacra Famiglia, con cui S. Alfonso aveva abitato per lo spazio di due anni.




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