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S. Alfonso Maria de Liguori
Lettere

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289. AL SIG. GIUSEPPE REMONDINI.

Contento che questi abbia provveduto per la vendita de' libri, l'avvisa della spedizione che ne ha ordinata, esonerandolo gentilmente da qualunque compenso per il servizio resogli.

 

ARIENZO, A' 3 AGOSTO 1774.

 

Illmo Sig. Sig. e Pne colmo.

Ho ricevuta la sua carissima, ed ho goduto sentire che V. S. Illma ha preso qualche ricapito per gli suoi libri, mentre io sto in una età molto cadente e coll'infermità di palpito, la quale mi è cresciuta e mi tiene in pericolo di morire da giorno in giorno, come mi ha detto il medico.

Fratello Michele [Ilardo] già mi avvisa di aver ricevuta la sua lettera per consegnare i libri al Sig. Moschini; e così ancora io scriverò al detto Fratello che presto ce li porti e con cautela, acciocché niun libro si perda col trasporto. E così anche gli porterà le Morali grandi, delle quali io ne ho prese quindici per me, per conto de' danari che spesi per lo trasporto di dette Morali da Manfredonia, ed anche per conto de' danari che spesi di limosine, fatte secondo V. S. Illma mi scrisse.

Per lo mio libro della Traduzione de' Salmi, ancora ha da uscire la licenza del Re di potersi pubblicare. Subito che uscirà, ce lo manderò per via dello stesso Sig. Moschini.

Non altro. Attendo altri suoi comandi, mentr'ella non può dubitare del mio desiderio di servirla in tutto quello che posso.

In quanto al Fratello, non ci pensi affatto a fargli alcuno regalo, tanto più che questo Fratello poco si è impiegato a servirla. Tutta la fatica la fece Fratello Francesco, il quale, come sa, Iddio se l'ha chiamato. Del resto, questi Fratelli, servendo V. S. Illma, hanno servito me, che loro ho imposto che avessero atteso allo smaltimento ed alla conservazione de' suoi libri. Torno a dire, V. S. Illma affatto non ci pensi; né i Fratelli nostri posson ricever regali ed aver proprio peculio, perché tengono [voto] di povertà, come l'hanno tutti


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i Padri: onde tutto va alla Comunità, e perciò replico, affatto non ci pensi.

Resto intanto con tutto l'ossequio raffermandomi

Di V. S. Illma

Divmo ed obblmo servitore vero

ALFONSO MARIA, vescovo di Sant'Agata.

Conforme all'originale che si conserva nel nostro archivio generalizio di Roma.

 




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