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S. Alfonso Maria de Liguori
Otto med. della Passione di Gesù Cristo...

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MEDITAZIONE IV - Gesù trattato come l'ultimo di tutti gli uomini.

Vidimus eum... despectum et virorum, virum dolorum (Is. LIII, 2 et 3 ). Questo gran portento si vide un giorno sulla terra: il Figlio di Dio, il re del cielo, il signore


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di tutto il mondo, disprezzato come il più vile di tutti gli uomini. Dice S. Anselmo che Gesù Cristo, su questa terra, volle esser tanto disprezzato ed umiliato, che i disprezzi e le umiliazioni non poterono esser più grandi di quelle che ricevé.1 Egli fu trattato da villano: Nonne hic est fabri filius? (Matth. XIII, 55). Fu disprezzato per la sua patria: A Nazareth potest aliquid boni esse? (Io. I, 46). Fu tenuto da pazzo: Insanit, quid eum auditis? (Io. X, 20). Fu tenuto da ghiottone e amico di vino: Ecce homo devorator et bibens vinum (Luc. VII, 34). Da stregone: In principe daemoniorum eiicit daemones (Matth. IX, 34). Da eretico: Nonne bene dicimus nos, quia samaritanus es tu? (Io. VIII, 48).

I maggiori improperi poi gli furono fatti nella sua Passione. Allora fu trattato da bestemmiatore: quando egli dichiarò ch'era Figlio di Dio, Caifasso disse agli altri sacerdoti: Ecce nunc audistis blasphemiam, quid vobis videtur? At illi respondentes dixerunt: Reus est mortis (Matth. XXVI, 65 et 66). Ed allora altri cominciarono a sputargli in faccia, ed altri a percuoterlo con pugni e schiaffi: Tunc exspuerunt in faciem eius et colaphis eum ceciderunt; alii autem palmas in faciem eius dederunt (Ibid. 67). Ed allora si avverò la profezia d'Isaia che dicea: Corpus meum dedi percutientibus et genas meas vellentibus; faciem meam non averti ab increpantibus et conspuentibus in me (Is. L, 6). Fu allora trattato anche da falso profeta: Prophetiza nobis, Christe, quis est qui te percussit? (Matth. XXVI, 68). In mezzo poi a tante ignominie che in quella notte patì il nostro Salvatore, gli accrebbe il dolore l'ingiuria che gli fece Pietro suo discepolo, rinnegandolo tre volte e giurando di non averlo mai conosciuto.

Andiamo, anime divote, a ritrovare l'afflitto Signore in quella carcere, dove sta abbandonato da tutti ed accompagnato solamente da' suoi nemici che fanno a gara a straziarlo. Ringraziamolo di quanto soffre per noi con tanta pazienza, e consoliamolo col pentimento delle ingiurie che gli abbiamo fatte, giacché noi ancora per lo passato ci siamo uniti a disprezzarlo e, peccando, abbiam negato di conoscerlo.


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Ah mio amabile Redentore, vorrei morir di dolore, pensando di aver così amareggiato il vostro Cuore, che mi ha tanto amato. Deh scordatevi di tanti disgusti che vi ho dati, e miratemi con uno sguardo amoroso, come guardaste Pietro dopo che vi rinnegò, ond'egli non cessò poi di piangere il suo peccato, finché visse.

O gran Figlio di Dio, o amore infinito che patite per quegli stessi uomini che vi odiano e vi maltrattano; voi siete adorato dagli angeli, siete una Maestà infinita, grande onore avreste fatto agli uomini, con ammettergli solo a baciarvi i piedi; ma oh Dio, come vi contentaste di esser fatto in quella notte il trastullo di quella canaglia? Gesù mio disprezzato, fatemi essere disprezzato per voi. Come posso io ricusare i disprezzi, vedendo che voi, mio Dio, ne avete sofferti tanti per amor mio ? Ah Gesù mio crocifisso, fatevi conoscere e fatevi amare.

Oimè ch'è una compassione il vedere il disprezzo che Bi fa dagli uomini della Passione di Gesù Cristo! Anche tra' Cristiani quanti sono quelli che pensano ai dolori ed ignominie, che questo Redentore ha sopportate per noi? Appena negli ultimi giorni della settimana santa, ne' quali là Chiesa col flebile canto de' salmi, collo spogliamento degli altari, colle tenebre e col silenzio delle campane, ci rinnova la memoria della morte di Gesù Cristo; appena allora, dico, ci ricordiamo alla sfuggita della sua Passione, e poi in tutto l'anno non ci pensiamo più, come se la Passione di Gesù Cristo fosse una favola o come se egli fosse morto per altri e non per noi. Oh Dio, nell'inferno quale sarà la pena de' dannati nel vedere quanto ha patito un Dio per salvarli ed essi han voluto perdersi? Gesù mio, non permettete ch'io sia del numero di quest'infelici. No che non voglio cessar mai di pensare all'amore che mi avete portato in patire tante pene ed ignominie per me. Datemi voi l'aiuto per amarvi e per ricordarmi sempre dell'amore che m'avete portato.




1 «Ipse se tantum humiliavit, ut ultra non posset.» Ven. HERVEUS, Burgidolensis Monachus, Commentaria (sub nomine S. Anselmi primum edita) in Epistolas Pauli, in Epist. ad Philipp. II, 9. ML 181-1293.




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