Progetto EUGLOREH
LO STATO DI SALUTE NELL’UNIONE EUROPEA:
VERSO UN’EUROPA PIÙ SANA

SINTESI DEI RISULTATI

7. DETERMINANTI DI SALUTE ED ALTRI FATTORI PATOGENETICI

7.1. Caratteristiche individuali

Link:  Normali Evidenziati

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

7.1. Caratteristiche individuali

Le caratteristiche personali individuali comprendono diversi importanti determinanti di salute, in particolare fattori genetici ed evolutivi, età e stili di vita.

 

Stili di vita

Sette tipi principali di comportamento o stile di vita (fumo, abuso di alcol, abuso di droghe, rapporti sessuali non protetti, squilibri dietetici, attività fisica inadeguata, igiene orale carente) influenzano negativamente la salute ed inducono malattie. Dirigere gli interventi verso il controllo di tutti questi fattori è un approccio efficace per ridurre il peso di molte patologie. Tuttavia, si è dimostrato che migliorare gli stili di vita responsabilizzando e motivando i cittadini è un compito molto difficile, a causa dei molti fattori che influenzano il comportamento umano, ed è quindi necessario sviluppare sistemi più efficaci.

 

Il fumo diretto di tabacco è un fattore di rischio per sei delle otto cause di morte prevalenti nel mondo, che includono malattie cardiovascolari, tumori e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Un grande impatto sulla salute è stato anche associato con il fumo passivo. A seguito del recente, inatteso aumento di consumo di sigarette tra le ragazze in Europa, vi è attualmente solo una piccola differenza tra i sessi nelle frequenze di fumatori tra i giovani: 20% tra i ragazzi e 16% tra le ragazze. Inoltre, l’Europa ha la più alta incidenza nel mondo di fumatori giovani; circa il 18% degli europei fra 13 e 15 anni sono fumatori, un valore più che doppio rispetto alla media globale del 9%. Gli attuali gradienti sociali della prevalenza del fumo, più forti tra maschi e femmine più giovani rispetto alle generazioni più anziane, è probabile che si trasformino in futuro in forti gradienti di morbilità e mortalità attribuibili al fumo. Il fumo è guidato prevalentemente da motivi psicosociali come il desiderio di sembrare più vecchi, il bisogno di rilassarsi, i sentimenti di ribellione, o perfino come risultato della noia. Le ragazze in special modo sono attratte dall’idea che fumare possa controllare l’aumento di peso corporeo.

 

Problemi correlati con l’alcol colpiscono circa 42 milioni di europei in qualche momento della loro vita e si stima che vi siano 84 milioni di persone in Europa che soffrono di problemi alcol-correlati o che sono preoccupati per qualcun altro che beve. Il bere è aumentato grandemente tra i giovani e sta crescendo tra gli adulti. Anche se l’alcol è correlato a oltre 60 differenti disordini e malattie, la gran parte del peso deriva da condizioni neuro-psichiatriche ed incidenti correlati con l’alcol. Inoltre, l’assunzione di alcol luogo in Europa a danni sia acuti che cronici. Il consumo di alcol coglie il maggior numero di vittime tra i giovani uomini ed è associato con la violenza. Sommando tutti i danni imputabili all’alcol, si stima che il 7% di tutti gli stati di cattiva salute e morti premature nell’UE sia dovuto ad eccessiva assunzione di alcol, ponendo così l’alcol al terzo posto tra i più importanti fattori di rischio, dopo il fumo e l’ipertensione arteriosa, particolarmente per gli uomini. Mentre è noto che gli uomini sono in genere bevitori più forti delle donne, queste possono essere più a rischio a causa del minor peso corporeo e differenti vie metaboliche. Inoltre, l’alcol esacerba le difficoltà finanziarie, i problemi di cura dei bambini, l’infedeltà o altri motivi di irritabilità familiare, e crea tensione e conflitto tra i partner. Il raggruppamento socio-economico è un fattore significativo nelle cause di mortalità associate all’alcol.

 

Abuso di droghe e altre sostanze. Le sostanze illecite più comunemente usate in Europa sono, con qualche variazione tra i Paesi, cannabis, stimolanti amfetamino-simili (amfetamina, ecstasy, metamfetamina), cocaina ed oppioidi (soprattutto eroina e medicamenti oppioidi con prescrizione acquisita o usata in modo illecito). Sono anche usate altre sostanze, come LSD, GHB, ketamina ed un’ampia gamma di altri farmaci, spesso sintetici. Infine, l’uso di inalanti ed il cattivo uso di medicamenti acquisiti legalmente (o illegalmente), come le benzodiazepine, può pure giocare un ruolo significativo dal punto di vista della salute pubblica. Nel periodo 1999-2005 la percentuale di nuovi clienti di eroina fra tutti i nuovi clienti di droghe che cercavano un trattamento è diminuito dal 64% al 32%, mentre la proporzione di clienti che cercava trattamenti per uso primario di cannabis e cocaina è aumentata in maniera marcata. Un’accresciuta prevalenza di uso di cocaina in giovani adulti (15-34 anni di età) è stata registrata in tutti i Paesi che riportano i risultati di inchieste recenti. Vi sono grandi differenze di andamento temporale di abuso di droghe in Paesi diversi e diversi gruppi di popolazione. Si è osservato che la mortalità tra gli utilizzatori di droga è da 6 a 20 volte più elevata per i maschi e da 10 a 50 volte maggiore per le femmine, rispetto a quella di gruppi di popolazione generale corrispondenti per età e sesso.  I problemi di salute correlati con un uso a lungo termine di droghe illecite comprendono, oltre ai maggiori tassi di mortalità, problemi cronici come tossicodipendenza ed altri disturbi di salute mentale (psicosi, depressione, suicidio) o fisica (malattie infettive, cirrosi, cancro). Una considerevole percentuale di utilizzatori di droghe mediante iniezione viene ancora infettata con il virus dell’epatite C; in effetti, in Europa vi è un milione di utilizzatori infettati con il virus dell’epatite C. Le variabili più fortemente associate con l’uso corrente di droghe in Europa sono l’età giovane, il genere maschile, il vivere in un’area urbana ed una preferenza per certi ambienti ricreativi come i nightclub.

 

Rapporti sessuali non protetti. Diversi Stati Membri dell’UE osservano una crescente prevalenza di comportamenti sessuali ad alto rischio, come i rapporti casuali o con diversi partner senza usare un profilattico. La necessità di intensificare gli sforzi per promuovere la salute sessuale è anche chiaramente indicata dal fatto che nell’Europa Centrale e Occidentale circa 15.000 soggetti si infettano ogni anno con HIV/AIDS, e che si è osservata in diversi Paesi una drammatica tendenza all’aumento di infezioni da Chlamydia nel periodo 1995-2004, così come la persistenza di gonorrea e sifilide. L’età media del primo rapporto è un po’ diminuita dalla generazione precedente a quella più giovane in molti Paesi europei, ma di più tra i maschi che tra le femmine. Adolescenti e giovani sono i gruppi più vulnerabili, dal momento che l’inizio dell’attività sessuale si verifica più frequentemente in questa fase della vita. La gravidanza adolescenziale è un problema in questo gruppo. In generale, durante contatti sessuali casuali, un preservativo veniva usato solo da meno della metà dei soggetti in entrambi i sessi. Una possibile spiegazione per la scarsa motivazione all’uso del condom e la ridotta percezione del rischio si trova probabilmente nell’abuso di alcol, droghe o sostanze tossiche prima di avere un rapporto. Occorre quindi rinforzare le strategie di riduzione del rischio, come monitoraggio, educazione e informazione.

 

Squilibri dietetici. L’insoddisfacente situazione attuale in Europa è chiaramente dimostrata, da un lato, dalle inchieste disponibili sul consumo di cibo e, dall’altro, dagli andamenti epidemici di sovrappeso ed obesità in UE, che danno luogo a tassi di prevalenza allarmanti tra bambini e adolescenti. In termini di assunzione energetica (dipendente soprattutto dal consumo quotidiano di cibi ricchi di energia, come prodotti con alti contenuti di grassi e zuccheri aggiunti), una dieta bilanciata per soddisfare – ma non eccedere – il consumo di energia dovuto ad attività fisica e metabolismo basale è assolutamente essenziale per sostenere efficacemente tutte le funzioni dell’organismo in diversi momenti della vita e prevenire molte patologie gravi. Una dieta bilanciata deve anche fornire livelli adeguati di un certo numero di macro e micronutrienti ed altre sostanze, che sono essenziali per dare le molecole di base di costruzione dell’organismo. Anche se le condizioni di nutrizione cambiano grandemente da un Paese all’altro e, nello stesso Paese, da una persona all’altra, le informazioni disponibili sul consumo di cibo (ed energia e nutrienti derivati) in UE indicano chiaramente che, in media, l’assunzione giornaliera di energetici e sali è di gran lunga eccessiva. In particolare, nell’UE15, nel 1999 la gente consumava circa 300 calorie in più al giorno che nel 1970. In termini di specifici deficit di nutrienti, i principali squilibri dietetici sono correlati con malattie specifiche; patologie come i difetti del tubo neurale (associati con deficit di folati), il gozzo (associato con deficit di iodio), le anemie (associate con deficit di ferro), l’osteoporosi (associata con deficit di calcio) ed allergie ed intolleranze alimentari possono essere efficacemente prevenute mediante adeguati regimi dietetici.

 

Attività fisica inadeguata. Nei Paesi dell’UE, un cittadino su tre non fa alcun esercizio fisico nel tempo libero e l’Europeo medio passa in posizione seduta oltre 5 ore al giorno. Inoltre, 2 adulti su 3 non raggiungono i livelli raccomandati di attività fisica. L’attività varia molto nei vari Paesi, e va da circa il 40% di intervistati che è sufficientemente attivo in Olanda e Germania a meno di un quarto in Francia e Svezia. Gli uomini sono risultati in genere più attivi delle donne e la percentuale diminuiva con l’età. Livelli sufficienti di attività fisica si sono trovati tra il 25 ed il 61% dei ragazzi negli Stati Membri dell’UE che avevano dati su questo argomento, in diminuzione all’aumentare dell’età. Le percentuali di ragazze attente all’attività fisica erano di solito più basse rispetto ai ragazzi, ed in certi Paesi raggiungevano l’11%. Al momento, dati sull’andamento dell’attività fisica sono disponibili solo in alcuni Paesi, nei quali si dimostra che miglioramenti significativi sono possibili, ma è probabile che richiedano investimenti a lungo termine. Il costo dell’inattività fisica, dal punto di vista dei costi della salute e della produttività persa, è stimato intorno a 1,2 miliardi di euro. Le persone più vulnerabili che è probabile che non siano abbastanza attive fisicamente sono giovani, vecchi o disabili, famiglie in condizioni precarie, immigrati e minoranze etniche.

 

Igiene orale inadeguata. L’igiene orale è molto importante per prevenire carie dentaria, gengiviti e malattie periodontali. L’aumento tra i bambini della pratica di usare lo spazzolino due volte al giorno con un dentifricio al fluoro è stato correlato fortemente col declino della prevalenza e gravità di carie dentaria e sanguinamento gengivale. I dati epidemiologici disponibili non permettono di confermare l’ipotesi di una riduzione delle malattie periodontali, a causa di una mancanza di prospettiva sullo sviluppo naturale di queste patologie.

 

Livelli di colesterolo plasmatico

A livello di popolazione, il colesterolo totale plasmatico è fortemente predittivo di coronaropatia (Coronary Heart Disease - CHD). Un aumento del 10% del colesterolo totale plasmatico è associato con un aumento del 27% di incidenza di CHD, che è un buon indicatore della grandezza del problema di salute pubblica associato all’iperlipidemia. D’altra parte, una riduzione del 10% del colesterolo totale plasmatico è seguita da una riduzione del 25% dell’incidenza di CHD dopo 5 anni. La CHD è rara nelle popolazioni con colesterolo totale inferiore a 3-4 mmol/l (~ 115-155 mg/dl). La frazione delle High Density Lipoproteins (HDL) ha un effetto protettivo sulla patologia cardiovascolare. HDL inferiori a 1.2 mmol/l (~ 40-45 mg/dl) sono considerate un marker di aumentato rischio che deve suggerire una maggiore attenzione per gli stili di vita. I lipidi sono influenzati dalla dieta e dall’attività fisica e si raccomanda un trattamento specifico per le persone ad alto rischio.

 

Pressione arteriosa

Il livello di pressione arteriosa è associato con il rischio di ictus, coronaropatia (CHD) o vasculopatia periferica. L’associazione si osserva sia negli uomini che nelle donne, a qualsiasi età. Dati epidemiologici osservazionali confermano che sia la pressione sistolica che quella diastolica mostrano una correlazione graduale, continua e indipendente col rischio di ictus e CHD, in maniera progressiva e lineare a cominciare da livelli di pressione arteriosa di 115 mmHg di sistolica e 75 mmHg di diastolica. Ad ogni aumento di 20 mmHg di sistolica o 10 mmHg di diastolica vi è un raddoppio di mortalità per CHD ed ictus. Il rischio cardiovascolare associato con valori di pressione arteriosa intorno a 130-139/85-89, molto comuni nei Paesi europei, è circa due volte più elevato del rischio associato a valori pressori inferiori a 120/80 mmHg. Perfino un aumento isolato di pressione sistolica è associato ad un accresciuto rischio di patologia cardiovascolare, specialmente nei soggetti più anziani. Gli interventi di miglioramento degli stili di vita sono associati con riduzioni significative sia della pressione sistolica che di quella diastolica. Controllo del peso corporeo, riduzione dell’assunzione di sodio (sale da cucina) a meno di 1,5 g (3,8 g) al giorno, aumento del consumo di frutta e verdura, ed un livello adeguato di attività fisica possono aiutare a mantenere i livelli di pressione arteriosa entro i limiti desiderati. Se il risultato raggiunto non è ancora sufficiente, e se il rischio cardiovascolare del paziente è generalmente alto, occorre considerare un trattamento farmacologico. L’obiettivo desiderato per la pressione arteriosa nella popolazione generale e di un valore < 140/90 mmHg.

 

Genetica

I geni non determinano solo le cause delle malattie derivanti da un singolo gene, ma anche predisposizioni (o suscettibilità) a malattie comuni, che sono basate su varianti del genotipo o dell’aplotipo. In certi campi come il diabete di tipo 2, l’attuale conoscenza basata sul genoma già richiede urgenti misure preventive attraverso un’integrazione dell’informazione derivante da statistica, genomica, storia familiare, varianti genomiche individuali ed esposizione a fattori di rischio esogeni. Nella maggior parte dei casi, il diverso impatto sulla salute osservato in individui della stessa età, che vivono in ambienti di vita o di lavoro uguali o simili, ed hanno stili di vita analoghi, è in genere da attribuire a differenze nel loro patrimonio genetico.

 

Sviluppo ed età evolutiva

I disturbi dello sviluppo neuronale durante la vita fetale, per disfunzione placentare, diabete gestazionale o perfino fumo di sigaretta della madre, aumentano la suscettibilità per le malattie mentali. Inoltre, la capacità di chi si prende cura del bambino di rispondere ai suoi fabbisogni, al bambino un’esperienza emotiva che ne influenza lo sviluppo del cervello e addirittura la formazione di modelli permanenti di comportamento. Lo sviluppo fetale in un ambiente uterino sfavorevole ed un conseguente esito neonatale inadeguato (indicato soprattutto da un basso peso alla nascita, spesso associato con ridotta lunghezza alla nascita) sono tra i maggiori determinanti di malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e nefropatie nel corso della vita. Infatti, l’adattamento dei tessuti fetali a condizioni compromesse durante lo sviluppo in utero induce un quadro ormonale sbilanciato ed un metabolismo cellulare alterato. Queste modificazioni possono, a loro volta, determinare alterazioni tissutali responsabili di un aumentato rischio a lungo termine per le suddette malattie cronico-degenerative. Pertanto, la prevenzione del basso peso alla nascita è una strategia essenziale per controllare le malattie cronico-degenerative nell’età adulta. La nutrizione bilanciata della madre è uno dei fattori principali per assicurare un adeguato ambiente in utero per il fet, così come i necessari quantitativi di fattori energetici e di micro e macronutrienti attraverso il sangue placentare. Un fattore di complicazione quando si valuta l’impatto degli agenti chimici, biologici e fisici sulla salute umana è dato dal fatto che la vulnerabilità dell’uomo cambia con l’età. Un numero crescente di studi scientifici indica il ruolo dell’esposizione durante le prime fasi della vita per lo sviluppo successivo di malattie nell’età adulta (finestra di vulnerabilità). Per esempio, l’esposizione ad agenti chimici durante l’iniziale sviluppo fetale può causare danno cerebrale a dosi molto più basse di quelle che colpiscono la funzione cerebrale dell’adulto.