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Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino
La Sicilia nel 1876

IntraText CT - Lettura del testo

  • LIBRO SECONDO   I CONTADINI
    • PARTE TERZA                       RIMEDI E PROPOSTE
      • Capitolo supplementare.   IL LAVORO DEI FANCIULLI NELLE ZOLFARE SICILIANE
        • § 133. — Il lavoro dei carusi.
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§ 133. — Il lavoro dei carusi.

Comunque sia di ciò, o che il padrone della miniera tratti direttamente coi picconieri, oppure coi partitanti, è sempre il picconiere che pensa a provvedere i ragazzi necessari per eseguire il trasporto del minerale da lui scavato, fino a dove si formano le casse. Ogni picconiere impiega in media da 2 a 4 ragazzi. Questi ragazzi detti carusi, s’impiegano dai 7 anni in su328; il maggior numero conta dagli 8 agli 11 anni.

Essi percorrono coi carichi di minerale sulle spalle le strette gallerie scavate a scalini nel monte, con pendenze talora ripidissime, e di cui l’angolo varia in media dai 50 agli 80 gradi. Non esiste nelle gallerie alcuna regolarità negli scalini; generalmente sono più alti che larghi, e ci posa appena il piede. Le gallerie in media sono alte di circa metri 1.30 a metri 1.80, e larghe da metri 1 a metri 1.20, ma spesso anche meno di metri 0.80329; e gli scalini alti da metri 0.20 a 0.40; e profondi da metri 0.15 a 0.20.

I fanciulli lavorano sotto terra da 8 a 10 ore al giorno, dovendo fare un determinato numero di viaggi, ossia trasportare un dato numero di carichi dalla galleria di escavazione fino alla basterella che vien formata all’aria aperta. I ragazzi impiegati all’aria aperta lavorano 11 a 12 ore. Il carico varia secondo l’età e la forza del ragazzo, ma è sempre molto superiore a quanto possa portare una creatura di tenera età, senza grave danno alla salute, e senza pericolo di storpiarsi. I più piccoli portano sulle spalle, incredibile a dirsi, un peso di 25 a 30 chili; e quelli di sedici a diciotto anni fino a 70 e 80 chili330.

Ogni viaggio comprende l’andata e il ritorno. Il numero dei viaggi che fa ogni ragazzo in un giorno varia molto, secondo le profondità così diverse delle miniere e delle gallerie. Citiamo un esempio, che togliamo a caso dai molti che abbiamo appuntati. A G.... visitammo una galleria di 44 metri di profondità verticale sotto il livello della bocca d’entrata. Per portar fuori il minerale i ragazzi percorrono 100 metri sotto terra, e 50 metri all’aria aperta. La discesa è in alcuni punti ripidissima, la galleria stretta, e gli scalini dei più incomodi. Un ragazzo fa in media 29 viaggi al giorno. La miniera essendosi incendiata331, il calore dell’aria nel punto dove si raccoglie lo zolfo è di 38° Réaumur. Assai spesso però la lunghezza del percorso giornaliero è molto superiore a quella che appare da questo esempio, nel quale l’altezza della temperatura nell’interno della miniera rende la fatica maggiore.

Il guadagno giornaliero di un ragazzo di otto anni sarà di L. 0.50, dei più piccoli e deboli L. 0.35; i ragazzi più grandi, di sedici e diciotto anni, guadagnano circa L. 1.50, e talvolta anche L. 2 e 2.50.

La vista dei fanciulli di tenera età, curvi e ansanti sotto i carichi di minerale, muoverebbe a pietà, anzi all’ira, perfino l’animo del più sviscerato adoratore delle armonie economiche. Vedemmo una schiera di questi carusi che usciva dalla bocca di una galleria dove la temperatura era caldissima; passava i 40° Réaumur. Nudi affatto, grondando sudore, e contratti sotto i gravissimi pesi che portavano, dopo essersi arrampicati su, in quella temperatura caldissima, per una salita di un centinaio di metri sotto terra, quei corpicini stanchi ed estenuati uscivano all’aria aperta, dove dovevano percorrere un’altra cinquantina di metri, esposti a un vento ghiaccio.

Altre schiere di fanciulli vedemmo che lavoravano all’aria aperta trasportando il minerale dalla basterella al calcarone. Là dei lavoranti empivano le ceste e le caricavano sui ragazzi, che correndo le traevano alla bocca del calcarone, dove un altro operaio li sorvegliava, gridando questo, spingendo quello, dando ogni tanto una sferzata a chi si muoveva più lento.

Ma lasciamo di dire di tali scene dolorose che pur si rinnuovano ad ogni passo, e torniamo alle cifre e ai fatti generali.

Un picconiere guadagna in media da 3 lire a 3.50 al giorno, pagate tutte le spese che a lui competono, di illuminazione, di salari ai ragazzi, ecc. In generale i partitanti anticipano un centinaio di lire ad ogni picconiere, il quale non essendo mai in grado di renderle, rimane sempre in uno stato di soggezione e di dipendenza di fronte al suo creditore. I picconieri alla lor volta nell’impegnare i ragazzi anticipano loro spesso una trentina di lire che vengono prese dalle famiglie, le quali pure non sono mai in grado di restituirle, onde il ragazzo rimane nelle mani del picconiere in una vera condizione di schiavitù. Se scappa, vien ripreso e riconsegnato al suo padrone, il quale può farne quello strazio che crede. Di quello che accade poi d’immoralità e di turpitudini in condizioni siffatte, in mezzo a gente viziata, corrotta e brutale come la classe degli zolfatari, non diciamo parola, perchè ci ripugna fermarci sopra il pensiero; il lettore potrà figurarselo da sè.

Alcuni ragazzi sono figli degli zolfatari: sono questi i meglio trattati, e guadagnano più degli altri. Molti sono orfani o figli naturali, e sono i peggio trattati, perchè privi di ogni difesa. Gli altri sono figli di contadini.

Nelle miniere lontane dai paesi gli operai dormono sopra luogo da lunedì a sabato in appositi stanzoni, coricandosi sulla paglia; uomini e bambini insieme. I ragazzi non mangiano che pane solo: soltanto quando vanno a casa vi ricevono qualche minestra. Portano con sè da casa il pane per mezza settimana; e il quarto giorno tornano a casa a prendersi il pane, partendosi la mattina prima dell’alba per non perdere la giornata.

Da vari capimastri, assistenti, e dagli zolfatari stessi siamo stati assicurati che un gran numero di bambini si ammala, e molti crescono su curvi e storpi: vanno specialmente soggetti alle ernie, e non è da meravigliarsene, visti i pesi che portano. Avendo noi chiesto a un picconiere, un bell’uomo robusto, che ci confermava questi fatti, come mai egli avendo lavorato da bambino nelle zolfare, si fosse conservato sano e vigoroso, ci rispose che essendo figlio unico di uno zolfataro, aveva lavorato presso suo padre, il quale aveva sempre avuto qualche riguardo per lui.

Spesso l’aria nelle gallerie è viziata dall’idrogeno solforato e da altri gas deletèri o irrespirabili; ogni lavoro continuato in quegli ambienti poco ventilati, diventa allora assai nocivo alla salute degli operai.

Naturalmente di scuola o d’istruzione elementare di qualsiasi specie, non vi è il più lontano sentore, e non più nelle zolfare grandi che nelle piccole.

 

 




328 Siamo stati più volte assicurati dagli zolfatari o dagli assistenti nelle miniere, che s’impiega pure un gran numero di ragazzi di 5 e di 6 anni, ma noi non ne abbiamo mai trovati di così piccoli. Naturalmente desumevamo l’età dei ragazzi da quello che ci dicevano essi stessi e i loro compagni: del resto i dati che ci fornivano erano confermati da quanto ci dicevano i soprastanti, i capimastri e gli assistenti che ci accompagnano nelle nostre discese.



329 Il Parodi, nella sua bella Relazione Sull’estrazione dello zolfo in Sicilia, Firenze, 1873, a pag. 26 dice che alle gallerie si dà una larghezza di metri 2 a 2.50, e che l’altezza varia, ma egli fa supporre che sia in generale di circa 2 metri. Ciò sarà l’ideale a cui si dovrebbe arrivare, ma possiamo attestare de visu che nel fatto il maggior numero delle gallerie non supera le misure riportate nel testo.



330 Per queste cifre ci siamo riportati a quello che ci hanno detto gli stessi direttori, capimastri e inservienti, tutti interessati ad attenuare i fatti relativi al lavoro dei ragazzi, anzichè ad esagerarli. Del resto ci siamo più volte provati a sollevare le ceste di minerale caricate sulle spalle dei ragazzi di 10 e di 11 anni, e le portavamo a stento: non potevano avere un peso inferiore ai 35 chili.



331 L’incendiarsi di una zolfara non impedisce generalmente che si continui a lavorarla. L’incendio viene circoscritto; e tutto il banco di zolfo diventa un immenso calcarone dove lo zolfo si fonde da sè. Dai fori poi che si praticano in alcuni punti, cola fuori lo zolfo purissimo. A Sommatino evvi così tutta una montagna che brucia internamente. Il calore però in alcune di queste miniere è fortissimo.






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