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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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§. 1. La materia non può aver mente che pensi.

 

2. In primo luogo è impossibile che la materia possa aver mente che pensi; poiché non v'è modo che possano assegnare i materialisti, col quale l'anima, essendo materia estesa, possa aver mente e percepire alcun pensiero. L'aver mente e formar pensieri è proprio dell'anima; onde siccome l'anima o sia lo spirito non può esser materia, secondo quel che disse il nostro Salvator risorto agli apostoli: Palpate et videte, quia spiritus carnem et ossa non habet1; così la materia non può essere spirito. Ogni materia consta di parti divisibili; onde se l'anima fosse materia, consterebbe di parti. Or, posto che l'anima avesse parti, si dimanda qual parte di essa è quella che pensa? O si dice che ogni parte è mente che pensa e percepisce tutto il pensiero; e ciò non può dirsi, perché se fosse ciò, quante sono le parti della materia estesa, tante sarebbero in noi le sostanze pensanti, onde vi sarebbe in noi una moltitudine di menti percipienti: o si dice che non già pensa ciascuna parte, ma l'unione di tutte le parti compongono la mente che pensa e percepisce, e ciò neppure può sussistere, perché se niuna parte è mente, neppure può esser mente il tutto che consta delle stesse parti, mentre l'aggregato delle parti non può avere natura diversa da quella che le parti hanno. Siccome l'unione di cose non estese non può mai formare un oggetto esteso; e siccome l'aggregato di parti che son prive di vita non può contener la vita; così l'aggregato di parti che son prive di mente non può contener la mente.

 

3. Neppure può dirsi che ciascuna parte dell'anima percepisca parte dell'oggetto, sicché il pensiero si percepisca bensì tutto dall'anima, ma divisamente per mezzo di ciascuna delle sue parti: perché se fosse ciò, da noi non potrebbesi mai comprendere intieramente il pensiero; mentre, essendo le parti distinte fra di loro, ed essendo tutte materiali, non potrebbe l'una comunicare all'altra quel che comprende. Neppure finalmente può dirsi che solamente qualche punto individuo dell'anima concepisca tutto il pensiero, sicché tutte l'altre parti tendano a quel punto, come loro centro; perché a ciò si risponde: che cosa s'intende per questo punto individuo o sia indivisibile? Se s'intende un punto di materia attuale ed in concreto, in tal caso questo


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punto, avendo la sua estensione, dee necessariamente aver le sue parti, e perciò non può dirsi mai indivisibile. Se poi s'intende un punto in astratto, cioè punto matematico o sia ideale, è finita la questione; perché la mente che percepisce il pensiero, non sarebbe più in qualche parte materiale dell'anima, ma in un punto ideale, che non è più materia. Ma ciò è contrario a' materialisti, i quali dicono che l'anima è materia, non già intesa metafisicamente, ma attualmente estesa.

 

4. In secondo luogo, se la sostanza pensante fosse corpo, bisognerebbe che il pensiero avesse estensione, sito e figura. Or chi mai può giudicare che ogni pensiero possa dividersi, e sia quadrato o triangolare? Inoltre se nell'anima vi fosse estensione, figura e sito, queste cose sarebbero tutte inerti ed inattuose, ed all'incontro il pensiero da noi si concepisce come un'operazione dell'anima. Né vale a dire che i pensieri si formano in noi coll'impressione, la quale si fa nel nostro cerebro colle tenui particelle che c'inviano gli oggetti esterni materiali. Poiché a ciò si risponde per primo che l'idea della mozione di quelle particelle materiali è tutta diversa dall'idea del pensiero; onde, quantunque in noi spesso si formi il pensiero per l'impressione di qualche oggetto sensibile esterno, allora però non è il corpo, ma l'anima che pensa; sicché sebbene il pensiero sia di cose materiali e proceda dal fantasma, bensì il fantasma è materiale, ma il pensiero è tutto spirituale. E che il pensiero si formi dallo spirito ch'è nell'uomo e non dalla materia, chiaramente si conosce dal vedere che alle volte la fantasia rappresenta qualche cosa che non è così, e lo spirito colla ragione la corregge. Per esempio, se si vede nel mare un remo che sta mezzo dentro dell'acqua e mezzo fuori, la fantasia lo rappresenta come rotto; ma l'intelletto ch'è spirituale, sa che quel remo è intero, e che quell'apparenza nasce dalla rifrazione e riflessione dei raggi. Or questo giudizio non proviene certamente dalla materia, perché secondo l'apparenza impressa dalla materia il remo dee giudicarsi rotto; dunque proviene dallo spirito che corregge colla ragione l'errore della fantasia.

 

5. In terzo luogo è certo che gli organi dei nostri sensi tutti sono tra sé differenti; gli occhi vedono, le narici odorano, gli orecchi odono ec. Sta poi in noi chi distingue, confronta e preferisce secondo il senso del piacere. Per esempio taluno preferisce il piacere del suono a quello dell'odore, il senso del gusto a quello della vista. Or questo giudice non sono certamente gli organi; perché la sensazione d'un organo non può aver cognizione, né formar giudizio della sensazione d'un altro organo, se sia quella di maggiore o minor piacere: né questo giudice può essere il cerebro o altra parte del corpo, a cui gli organi si riferiscono per mezzo de' nervi; perché il cerebro o altro sensorio ha varie parti, e ciascuna di queste parti riceve l'impressione particolare di un organo, onde una parte non può giudicare della sensazione dell'altra. Dunque il giudice che comprende tutte queste sensazioni e le distingue, è una sostanza indivisibile spirituale, qual è appunto l'anima. Ecco come chiaramente lo scrive Cicerone: Qui quod eadem mente res dissimillimas comprehendimus, ut colorem, saporem, calorem, odorem, sonum, quae nunquam quinque nuntiis animus cognosceret, nisi ad omnia referrentur, et is omnium iudex solus esset1? Di più si trova chiaramente che le sensazioni che noi riceviamo ne' sensi del corpo, non possono mai produrre l'intelligenza delle cose; perché altrimenti una sensazione cagionerebbe gli stessi effetti in diversi uomini. Per esempio, se il suono della voce Ignis producesse da sé l'intelligenza o sia l'idea di fuoco, per causa della sensazione che fa negli orecchi di tutti gli uomini che son presenti in un luogo, avverrebbe che così il dotto, come l'ignorante dell'idioma latino intenderebbero egualmente


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il significato di quella parola. Ma la cosa non va così; perché l'ignorante non l'intende, il dotto poi l'intende in quanto che sa la convenzione fatta fra' latini che la parola ignis significhi fuoco. Ma di tali convenzioni solamente le sostanze spirituali sono capaci, non già le materiali, le quali, operando necessariamente e senza arbitrio di volontà, dovrebbero anche necessariamente in ogni uomo colla stessa sensazione causare la stessa intelligenza di fuoco.

 

6. Per quarto la materia non può avere altra idea che di oggetti materiali; ma spesso in noi vi sono pensieri puri spirituali, di cose non soggette ai sensi. Se l'uomo non avesse l'anima spirituale, ma solo materiale, come potrebbe la materia dargli idea della giustizia, della prudenza? Come dell'eternità, della proporzione degli oggetti, della natura delle cose e simili? Inoltre qual piacere non produce lo scoprire qualche verità astratta? Questo piacere non può esser mai materiale. Si aggiunge che la materia opera solo quando gli oggetti sono presenti; ma l'anima pensa anche a' lontani, passati e futuri. Si aggiunge che la materia non passa da luogo in luogo, se non col tempo e per alcun mezzo; ma l'anima in un momento e senza mezzo pensa a diversi luoghi distantissimi tra di loro.

 

7. Per quinto la libertà che in noi scorgiamo in volere o non volere una cosa, in accettare o rifiutare un dono, ciò ben ne rende certi che abbiamo un'anima spirituale; altrimenti se questa libertà fosse materiale, potrebbe impedircela un oggetto materiale esterno; per esempio ben può alcuno impedirci il vedere con chiuderci gli occhi, o l'udire con otturarci le orecchie; ma niuno può impedirci il pensiero di volere o non volere; dunque il pensiero non è materiale. Di più se l'anima fosse materiale, ella sarebbe necessariamente determinata a fare ogni cosa, a cui la materia col suo moto la spinge. Ma noi vediamo che alle volte l'uomo si astiene da certe azioni dilettevoli, a cui si sente spinto dall'inclinazione de' sensi. E perché se n'astiene? Perché la ragione gli detta che quell'azione gli nuoce o non gli conviene. Anzi talvolta alcuno abbraccia cose penose, mosso solamente dalla ragione che gli propone il vantaggio di quella pena. Qual istinto mai della materia poteva indurre i santi martiri ad abbracciare i tormenti e la morte, se non fossero stati essi persuasi ad abbracciarli dalla ragione? Dunque se l'uomo è libero a fare o sospendere le sue azioni; se ha libertà d'operare contro l'inclinazione de' sensi, bisogna confessare che tali operazioni non sono della materia, ma dello spirito; perché se fossero della materia, dovrebbe l'uomo necessariamente dipender da quella, e vedersi costretto ad operare tutto ciò a cui la materia col suo moto l'inclina e lo determina.

 

8. Di più se colla mozione della materia si formassero i pensieri, l'uomo non potrebbe mai nello stesso tempo percepire una cosa e riflettere sopra di quella, come spesso avviene. Certamente nol potrebbe; perché o la riflessione avverrebbe per la stessa mozione, per cui si fa la percezione, e ciò non può essere, perché la percezione e la riflessione su di quella sono due atti distinti, onde per formare l'una e l'altra vi bisognano due mozioni materiali, l'una diretta e l'altra riflessa, e perciò elle sono tra loro diverse e distinte. Se poi dicesi che la percezione e la riflessione si fanno con due diverse mozioni questa risposta neppure può aver luogo; perché quando si fa la seconda mozione è cessata la prima, o almeno la mozione della riflessione perturberebbe la mozione della percezione, e così non potrebbe mai aversi nello stesso tempo la riflessione della percezione; poiché la mente per poter riflettere su d'un pensiero, dee avere il pensiero avanti gli occhi; ma se il pensiero fosse materiale, già dalla seconda mozione della riflessione sarebbe stato disfatto, o almeno confuso.

 

9. Inoltre se la sostanza pensante


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fosse materia, bisognerebbe che non solo il semplice pensiero, ma anche il giudizio consistesse nel moto della materia; ma ciò è impossibile, perché il giudizio consiste nell'unione di due idee formate dal soggetto e dal predicato. Onde se questo giudizio della mente dipendesse dal moto della materia, dovrebbe esser formato dal congiungimento di due mozioni materiali fatto nel medesimo tempo; ma di queste due mozioni diverse fatte nello stesso tempo l'una distruggerebbe l'altra, come abbiam detto di sopra, parlando della percezione e riflessione; poiché la mozione che forma l'idea del predicato distruggerebbe o confonderebbe la mozione che formava l'idea del soggetto. Né può dirsi che queste due mozioni possano produrre una terza mozione che formi poi il giudizio; perché quelle mozioni diverse non possono produrre una mozione di parti diverse da loro stesse; onde non potrebbe mai formarsi alcun giudizio. Tanto meno potrebbe l'uomo formare un raziocinio, se dovesse questo raziocinio formarsi dal moto della materia; mentre il raziocinio si forma coll'unione di due giudizj, che sono la maggiore e la minore, e questi due giudizj si uniscono poi col terzo, ch'è la conseguenza; e ciò avviene senza che niuno de' due primi giudizj si distrugga o si confonda, altrimenti non potrebbe farsi la giusta conclusione. Or se il raziocinio o sia sillogismo consistesse nel moto della materia, non potrebbe mai concepirsi alcuna conclusione; perché quando succede la seconda mozione sarebbe cessata la prima; e quando succede la terza sarebbero cessate la prima e la seconda. Né può dirsi che queste mozioni nello stesso tempo si uniscano e formino il raziocinio; perché, come abbiam detto, l'una mozione perturberebbe l'altra, o pure si confonderebbero insieme tra di loro, siccome due moti diversi nella stessa corda fanno che il suono di un moto abolisca l'altro, o si confonda con esso. Tanto meno finalmente da tali mozioni di materia potrebbe formarsi un sermone, ch'è l'unione di molti raziocinj. Tanto più che in queste tre mozioni materiali l'una non ha cognizione dell'altra; ed all'incontro, come si è detto, per dedur la conseguenza dalla maggiore e dalla minore, bisogna aver presenti l'una e l'altra colla chiara cognizione di ambedue. Sicché essendo le tre mozioni tutte materiali, e non avendo elle niuna cognizione l'una dell'altra, non potrebbe mai aversi alcuna conclusione.

 

10. Per ultimo si prova che l'anima pensante non può esser materia, per ragion della libertà di operare che l'anima possiede. La materia, come si è detto, è inerte, non atta ad agire, ond'è soggetta alle leggi della meccanica, da cui necessariamente vien determinata alla quiete o al moto. La libertà all'incontro è una potenza di scegliere, o pure di agire o non agire a suo arbitrio. Dunque la libertà non è dote della materia, ma d'una sostanza diversa capace di libertà, qual è lo spirito. E questa ragione fece confessare a Rousseau non potersi negare che l'anima sia spirituale. Egli nel suo Discorso sull'inegualità degli uomini part. 1. dice così: La natura comanda ad ogni animale, e la bestia obbedisce. L'uomo prova la stessa impressione; ma egli si riconosce libero di acconsentire o di resistere; e nella cognizione interna di questa libertà sopra tutto si dimostra la spiritualità dell'anima: atteso che la fisica spiega in qualche maniera il meccanismo de' sensi e la formazione delle idee; ma nella potenza di volere, o più presto di eleggere, e nel sentimento di questa potenza non si trovano, che atti puramente spirituali, de' quali niente se ne spiega per le leggi della meccanica. Ma che risponderemo a quegli spiriti forti, i quali negano in noi la libertà, e dicono che operiamo come oriuoli per necessaria mozione materiale interna o esterna? E come lo provano? Eccolo: dicono che la volontà umana siegue ciò che l'intelletto


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le propone, ond'è che l'uomo necessariamente, non già liberamente opera. Rispondiamo in breve, e diciamo che l'uomo, essendo stato da Dio creato ragionevole, non può non far uso della ragione; ma ciò non impedisce la sua libertà, sì che non possa, quando vuole, operare a suo arbitrio, anche contro la ragione. E volesse Iddio che spesso noi contro la ragione non operassimo, spinti non dalla ragione, ma dalla passione! Perché non ci troveremmo rei di tanti peccati nel giudizio divino.

 

11. Resta da rispondere a tre opposizioni che fanno i materialisti. Dicono per 1. Ciò che non occupa luogo non può concepirsi ch'esista; poiché ogni cosa ch'esiste dee aver la sua estensione. Si risponde che chi parla così, crede non esservi altre cose, se non quelle che sono soggette a' sensi; ma già si è provato di sopra che vi sono molti oggetti che non sono sottoposti a' sensi; e se vi sono tali oggetti puramente spirituali, per conseguenza non possono ritrovarsi in un soggetto o sia luogo materiale, ma si ritrovano solo in un soggetto spirituale; giacché il soggetto dee essere della stessa spirituale natura, della quale è l'oggetto.

 

12. Dicono per 2. L'anima nostra non può esistere tutta in una parte del corpo; perché le altre parti resterebbero morte; né può esistere tutta in ciascuna parte, perché se così esistesse, dovrebbe moltiplicarsi. Onde concludono che non può intendersi, come l'anima esista nel corpo. Ma si risponde che l'anima non sta divisa in ciascuna parte del corpo, né sta tutta in una sola parte, sì che debba moltiplicarsi per esistere nelle altre, ma sta tutta in tutto il corpo, in modo che ella vita e muove tutte le parti del corpo, senza moltiplicarsi e senza dividersi; siccome mancando o aumentandosi qualche parte del corpo, non manca né s'aumenta qualche porzione di anima.

 

13. Dicono per 3. Se l'anima non fosse estesa, e non occupasse luogo, ella sarebbe immobile; onde un'anima che si ritrovasse in terra, non potrebbe trovarsi poi nel cielo. Si risponde che all'anima non può mai convenire il termine d'immobile, perché questo termine suppone occupazione di luogo; ma, come si è detto di sopra, lo spirito non occupa, né può occupare alcun luogo, ma solamente opera in qualche luogo, ed intanto passa in diversi luoghi, in quanto ora opera in un luogo ed ora in un altro.

 

14. Voglio concludere questo paragrafo con fare un'interrogazione a' signori materialisti. Essi giudicano che ogni oggetto è prodotto dalla materia che non ha ragione, ma opera per necessità secondo la sua naturale inclinazione. Se dunque la materia non ha menteragione, non può darla ad altri. Or posto ciò dimando: da chi essi han ricevuta questa ragione, con cui fanno un tal giudizio? Se dicono che le loro menti son prodotte dalla materia, vengono a dire che son prodotte dal niente; anzi è meno assurdo il dire che son prodotte dal niente, che il dire esser prodotte dalla materia: poiché la natura della materia è tutta diversa da quella della mente, ch'è puramente spirituale. Se dunque i materialisti tengono aver ragioni per concludere che non v'è Dio, ed ogni cosa è materia; ecco che con queste loro stesse ragioni provano ch'essi non son materia, e non hanno potuto aver l'essere dalla materia, la quale non ha ragione, ma l'han dovuto ricevere da un ente supremo che è dotato di una sapientissima mente e d'una perfetta ragione.

 




1 Luc. 24. 59.

1 L. 1. Tusc. Quaest.




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