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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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§. 5. Si confuta l'empio sistema di Spinoza.

 

44. Ecco il sistema esecrando dello Spinoza1. Dice egli che la sostanza dell'universo è una sola e semplice, ma tutta materiale. Questa sostanza egli suppone essere Dio, e dice ch'ella è attiva e passiva: passiva in quanto è estesa, attiva in quanto è pensante. Indi suppone che tutte le cose particolari di questo mondo non sono altro se non modificazioni della medesima sostanza: le cose materiali, dice esser modificazioni della materia passiva estesa, le spirituali della materia attiva pensante; ma secondo lui non vi sono già oggetti spirituali, perché tutto è materia.

 

45. Sicché secondo lo Spinoza tutto quest'universo, composto d'una sola sostanza materiale, è Dio: e tutti gli uomini, animali, alberi, monti, acque ed altre cose sono modificazioni di questo Dio. Dunque secondo lui ogni uomo è Dio, ogni mosca è Dio, ogni erba, ogni pietra, in somma ogni cosa è Dio. Sicché questo Dio di Spinoza in un legno si genera, in un altro si corrompe. Egli si ama in quell'uomo, in quell'altro si odia, in uno si loda, in un altro si bestemmia. Ora è sacerdote sugli altari, ora assassino in una strada. O mio sommo e vero Dio, che cosa vi fanno diventare gli uomini da voi così amati, e sollevati sopra tutte le creature! Eppure questo matto di Spinoza ha trovato chi lo chiamasse un gran filosofo. Ed un certo suo discepolo, che stampò le di lui opere, giunse a dire questa bestemmia, che Spinoza insegnò una sentenza, che niente discrepa dalla dottrina di Gesù Cristo.

 

46. Molti autori hanno scritto a lungo, e confutato quest'empio scrittore, il Durio, il Tommasio, il Moseo, il Moro, l'Uezio, il Bayle ed altri. Io soltanto qui procurerò di dimostrare l'insussistenza de' fondamenti, sui quali Spinoza forma il suo sistema; perché così meglio, e presto vedremo quanto quello è falso. Il sistema di Spinoza si riduce


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a tre proposizioni principali. La prima è che vi è un'unica sostanza estesa e pensante, dalla cui virtù naturale, ma cieca e brutale tutte le cose produconsi entro se stessa; in modo che niente nel mondo è contingente, ma tutte le cose son necessarie, perché tutte son determinate dalla necessità naturale ad esistere e ad operare in quel modo che operano. La seconda che questa sostanza unica, benché materiale, nondimeno è indivisibile ed immutabile. La terza che questa sostanza è sommamente perfetta, e contiene in sé tutte le realtà e tutti i modi dell'ente.

 

47. Alla prima proposizione, che quest'unica sostanza di Spinoza sia materia estesa e pensante, e che tutti gli enti materiali sieno enti necessarj, già si è risposto di sopra così nel §. 1. del capo presente, ove si è dimostrato che la materia non può pensare, come nel capo 3. , ove si è provato che l'ente necessario non può esser che unico, e tutti gli altri enti o materiali o spirituali, sono contingenti, e prodotti dall'ente necessario ch'è Dio. Resta solamente dunque a confutare la seconda e la terza proposizione.

 

48. La seconda proposizione dunque di Spinoza dice che vi è un'unica sostanza materiale, la quale però non ha parti, ed è indivisibile ed immutabile. Vediamo come egli lo provi. Dice che la sostanza è quella, il concetto della quale non richiede il concetto d'un'altra cosa, da cui debba formarsi: Substantia est id, cuius conceptus non indiget conceptu alterius, a quo formari debeat. Quindi argomenta: il concetto del pensiero non ha bisogno di concetto dell'estensione, da cui debba esser formato, né l'estensione ha bisogno del concetto del pensiero. Dunque, conclude, il pensiero e l'estensione sono una sola sostanza. E così egli poi riduce ad esser ogni cosa materia, così il corpo che chiama materia passiva estesa, come l'anima che chiama materia attiva pensante, essendo, come dice, l'uno e l'altra modificazioni della stessa sostanza.

 

49. Ma noi rispondiamo che essendo l'estensione ed il pensiero di natura tutta diversa, poiché l'estensione non può convenire al pensiero, e 'l pensiero non può convenire alla materia estesa, come di sopra si è dimostrato, necessariamente dee dirsi che l'estensione e il pensiero sono, non una, ma due sostanze totalmente distinte e diverse. Né giova a Spinoza il dire che, sebbene in queste due sostanze si concepiscono due attributi distinti, non possono però dirsi due sostanze. Non giova, dico; perché ciò non è sciogliere la difficoltà, ma è voler mutare le voci, e rispondere a caso senza fondamento. Noi diciamo che non solo lo spirito e la materia sono sostanze diverse, ma anche gli oggetti materiali che hanno diverse modificazioni, sono sostanze realmente tra loro distinte rispetto al lor individuo. E ciò si prova chiaramente coll'esempio, v. g. se un oggetto materiale si muove verso oriente, ed un altro si muove verso occidente, l'una sostanza individua non può esser la stessa che l'altra, mentre la stessa sostanza non può avere nel medesimo tempo due inclinazioni o sieno tendenze una contraria all'altra.

 

50. Spinoza questi diversi oggetti materiali li chiama modificazioni o sieno modi dell'una sostanza, ed attribuisce a questi modi quel che noi attribuiamo agli oggetti che hanno separata esistenza individua. Ma ciò ripugna al sentimento comune ed all'evidenza, il voler fare che oggetti tra loro individualmente distinti, non siano oggetti distinti, ma solo distinti modi, con attribuir loro il nome di modi. Egli dice che non vi è nel mondo che una sola sostanza. Dunque il sole ed il mare, un uomo ed una pietra sono una sola individua sostanza? Dice che il tutto è una sola sostanza dotata di estensione e di pensiero, che sono modificazioni di quest'una sostanza. Ma queste modificazioni sono diverse? E se sono diverse, come possono essere nello stesso soggetto? Come una stessa sostanza può essere quadrata e rotonda? In moto ed in quiete? Dice


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che questa unione di corpi e di menti è Dio. Dunque Dio è uomo e pietra? È sacerdote e cane? È giusto ed empio? Scrive Bayle essere questa la più mostruosa ipotesi che possa immaginarsi, la più stravagante e la più opposta alle cognizioni del nostro spirito. vale a Spinoza il ricorrere al vacuo, col dire che le sostanze materiali non possono tra loro dividersi, per ragione che in rerum natura non si il vacuo, come egli vuol supporre per certo. Poiché primieramente la sentenza che non diasi il vacuo è una mera opinione, la quale dalla maggior parte de' filosofi non è ricevuta; ma, ancorché fosse vera, è certo che secondo l'una e l'altra sentenza ogni materia è distinta in parti divise, e queste parti, o sieno corpi divisi, hanno sostanza separata l'uno dall'altro: la terra ha certamente sostanza separata da quella del mare, i metalli hanno sostanza separata da quella degli alberi, e così similmente dicasi di mille altri oggetti materiali; né già può concepirsi mai che tutti gli oggetti di materia che vediamo, per cagione dell'aria frapposta si identifichino, e diventino una sola sostanza.

 

51. La terza proposizione di Spinosa è che questa sua unica supposta sostanza sia ella infinitamente perfetta. Vediamo come appropria questa infinita perfezione alla sua unica sostanza. Egli ha inventata una nuova non ancora intesa distinzione di natura naturante, e natura naturata. Alla naturata esso non attribuisce già la perfezione; poiché nella proposizione 15 asserisce che le parti finite non possono comporre un'ente infinitamente perfetto. Tutta la perfezione infinita Spinoza l'attribuisce alla natura naturante. Ma un ente per esser infinitamente perfetto dee contenere in sé tutte in grado infinito le perfezioni d'intelligenza, di scienza, potenza, bontà, libertà, provvidenza ec. All'incontro questa natura naturante ideata da Spinoza cosa è ? Altro non è, che un ente ideale, astratto e metafisico, conceputo colla sola mente, che non ha né intelletto, né volontà, né potenza, né libertà, né provvidenza, e gli manca fin anche l'esistenza. Sicché questa natura naturante di Spinoza non solamente non ha le perfezioni ch'egli le attribuisce, ma neppure è la sostanza; poiché una sostanza senza la reale esistenza non è sostanza, ma una mera idea, un mero ed imperfettissimo niente, che non è capace di alcuna perfezione; e questo è l'ente perfettissimo di Spinosa, a cui mancano tutte le perfezioni, e manca ancora l'esistenza. Ecco a qual termine di oscurità e di sciocchezza giungono le menti umane, allorché si scostano dalla luce divina!

 

52. Restringiamo qui in breve quel che si è detto per provare l'esistenza di Dio dall'esistenza delle anime, le quali, essendo sostanze spirituali, non possono esser prodotte dalla materia, né propagate da altri spiriti, ma per esistere debbono esser create da un primo principio che ha virtù di creare. È certo che tante anime nel mondo esistono: dunque vi è un Dio che le ha create. Ma no, dicono i materialisti, non v'è Dio, né vi sono sostanze spirituali; il corpo e l'anima dell'uomo tutto è materia; ma noi replichiamo che l'uomo non può essere tutto materia, giacché l'uomo pensa, e la materia non può pensare; dunque nell'uomo non è il corpo, ma l'anima che pensa. Ma perché la materia non può pensare? Non può pensare primieramente, perché la natura del pensiero è affatto diversa dalla natura della materia. La materia non opera che per via di moto, di figura o di sito; ma tutte queste cose non han che fare col pensiero che non è capace né di moto, né di figura, né di sito, poiché non ha niuna estensione.

 

53. Inoltre, se la materia fosse capace di pensare, non potrebbe avere altre idee che di cose materiali simili a se stessa, ma non di cose spirituali. Ma l'uomo intende tante cose puramente spirituali; l'essenza della giustizia, il pregio delle virtù, la deformità de' tradimenti, la proprietà degli oggetti: l'uomo giudica, disegna, prevede, astrae,


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separa, distingue, delibera, accetta, rifiuta. Che hanno che fare tutte queste operazioni d'intelletto e di volontà colla materia? Anzi tal volta giudica contro quel che rappresenta la materia, secondo l'esempio riferito di sopra del remo posto in mezzo del fiume, che sembra rotto, e ciò non ostante l'uomo conosce che il remo è sano contro quel che dimostra la materia e la vista.

 

54. Se poi le riflessioni, i giudizj, i raziocinj e i discorsi formansi dall'uomo con tenere innanzi alla mente più idee e percezioni; come possono farsi tali giudizj e raziocinj co' moti della materia, secondo che vogliono i materialisti? Queste diverse idee dovrebbero aversi per diverse mozioni di parti materiali: ma queste mozioni, se avvengono nello stesso tempo, l'una confonde l'altra; se poi succedono in diverso tempo, allora mentre l'una comincia l'altra è già finita; e così non possono mai unirsi insieme, e formare l'ultimo giudizio, come suole formare ogni uomo da più verità che tiene a sé presenti nello stesso punto. E se per via di tali mozioni di parti materiali, di cui l'una non sa la qualità dell'altra, perché tutte son prive d'intelligenza, non potrebbe l'uomo fare più un argomento; tanto meno può fare un discorso, che è composto di diversi argomenti. Ciò può farlo il solo spirito, che intende insieme nello stesso tempo le diverse idee che tutte son presenti, e che debbon insieme concorrere, affin di poter formare il discorso.

 

55. Sicché per concludere il punto proposto in questo capo, ripeto l'argomento già nel principio premesso. L'argomento, come già ivi dissi, sta fondato su quel principio certo e da niuno mai posto in dubbio, cioè che niuno può dare quel che non ha. Onde così la discorro: io sento in me un'anima, la quale ha mente che pensa, che fa giudizj e raziocinj, e che opera a sua libertà come vuole. Conosco all'incontro che la materia è incapace di aver libertà e di poter pensare: ella non può aver libertà di operare, perché è inerte, e non è atta a muoversi, non può avere giudizjraziocinj, perché, dovendo a tale effetto concorrervi le sensazioni di più parti, una non può aver cognizione della sensazione dell'altra; non può percepire neppure alcun pensiero, perché essendo estesa, è composta di più parti; non può aver cognizione intiera di alcun oggetto. Dunque, concludo, l'anima che in me esiste non può esser prodotta dalla materia. L'anima poi non è stata già eterna, né ha potuto darsi l'essere da se stessa; dunque ella è stata creata da un ente supremo spirituale; e questi è Dio.

 

56. Ma innanzi terminare questa prima parte, non voglio lasciar di rispondere all'opposizione di quegli empj, i quali dicono che la religione dagli uomini verso Dio professata è una favola inventata o dalla politica o dal timore o dall'ignoranza. Rispondo che la credenza di Dio non ha potuto aver origine né dalla politica né dal timore né dall'ignoranza. Non dalla politica, poiché ell'è una credenza universale presso tutti gli uomini, ed è stata costante per tanti secoli sin dal principio del mondo; onde si vede che la cognizione di Dio è insita in noi dalla natura, e la natura non può mentire. Omnibus enim, scrive Cicerone, innatum est, et in animo quasi insculptum, esse Deos. Quales sint, varium est: esse nemo negat.1. E nello stesso libro al cap. 2. scrisse non esservi cosa più evidente, che vi sia un nume supremo reggitore del mondo; e che se la cognizione di tal verità non fosse vera, non avrebbe potuto durare per lo spazio di tanti secoli; onde conclude che la perpetuità di tal credenza sia giudizio della natura: Quid enim potest esse tam apertum... quam esse aliquod numen praestantissimae mentis, quo haec regantur? etc. Quod nisi cognitum animis haberemus, non tam stabilis opinio permaneret, nec confirmaretur


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diuturnitate temporis, nec una cum saeculis, aetatibusque hominum inveterare potuisset. Etenim vides ceteras opiniones fictas diuturnitate extabuisse... Opinionum enim commenta delet dies, naturae iudicia confirmat.

 

57. Neppure la credenza di Dio ha potuto aver origine dal timore, che gli empj suppongono vano, negando questo Dio punitor de' malvagi; perché troppo evidente apparisce a noi l'esistenza di Dio dalla costruzione di questo mondo, vedendolo noi formato con tanta simmetria, e tuttavia regolato con ordine così bello e così stabile, e non possiamo non credere che vi sia una suprema cagione che lo abbia fatto e lo regga. Ah! che non già la credenza di Dio è nata dal timore! Dal timore bensì è nata l'empietà di questi increduli, i quali per liberarsi dal terrore de' castighi che li tormenta, cercano persuadersi che non vi sia Iddio che li punisca.

 

58. Né tampoco può avere origine la credenza di Dio dall'ignoranza delle cose naturali, e della virtù, come dicono, occulta della natura. Non si nega da noi che molti segreti della natura s'ignorano, ma ciò che osta o che prova? Abbiamo già dimostrato contro i materialisti esservi Dio puro spirito, creatore e conservatore del tutto, ed essere evidentemente falso il loro sistema, che ogni cosa sia materia, e sia prodotta dalla materia. Prima perché essendo tutte le cose materiali, non da sé, ma prodotte, ancorché si fingano prodotte dalla materia eterna per un processo infinito di cause producenti, non possono mai considerarsi esistenti senza un primo principio, poiché essendo elle dipendenti l'una dall'altra, per necessità dee ammettersi una prima causa indipendente, che le ha prodotte; altrimenti sarebbero tutti effetti senza causa. Oltreché la materia in niun modo ha potuto essere stata eterna, perché non essendo stata questa materia che un aggregato di oggetti materiali particolari, che non han potuto avere l'essere da sé, tutti han dovuto riceverlo da un principio superiore e indipendente dalla materia. Secondo perché la materia è cieca senza mente; onde non è stato mai possibile che dalla materia fosse prodotto questo mondo così ben ordinato, e si conservasse con ordine così costante, senza che vi sia una gran mente che l'abbia formato, e che siegua a governarlo. Terzo perché la materia è inerte, e perciò non avrebbe potuto mai aver moto (come veggiamo che l'hanno tanti oggetti materiali del cielo e della terra) senza il lor motore. Quarto perché la materia è contingente, indifferente ad essere e non essere; onde non avrebbe mai potuto aver l'essere senza un ente necessario, che in fatti le abbia dato l'essere. Quinto perché la materia è incapace di poter pensare, onde le anime che pensano, non han potuto mai esser prodotte dalla materia, ma han dovuto ricever l'essere da un principio spirituale.

 

59. Or essendosi dimostrata da noi con tante prove la necessità dell'esistenza di Dio, poiché altrimenti non vi sarebbero al mondocredenti, né miscredenti, né anime, né alcuna cosa che esiste; tocca ora a' materialisti il fondare un sistema ragionevole (non già finto a capriccio senza alcun fondamento o verisimilitudine) per cui provino almeno essere stato possibile che questo mondo si fosse formato e si conservasse senza Dio. Ma ciò non potranno mai né provarlometterlo in dubbio; perché il Dio che noi crediamo, e certo, né può dubitarsi che vi sia; e senza Dio non potrebbe esservi alcuna cosa nel mondo.

 




1 Nacque quest'empio in Amsterdam nell'anno 1632. Egli non professò alcuna religione; poiché, sebbene nacque da parenti giudei, nondimeno rifiutò e derise la dottrina de' giudei, talmente che da essi fu scomunicato. Ne fu già cristiano, come alcuni han pensato, mentre non ricevette mai il battesimo; ed in tanto si chiamò Benedetto, perché da' parenti gli fu imposto il nome di Baruch, che nella nostra favella significa Benedetto. Questi di fece un Dio ed una religione a suo capriccio. Visse il miserabile quasi sempre vagabondo, e morì nel 1677 in età di 44 anni compiti di febbre etica. Del resto scrisse il Bayle nel dizionario (V. Spinoza) che la sua dottrina non ebbe che pochi seguaci i quali neppure son certi.

1 L. 2. de Nat. Deor. c. 4.




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