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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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§. 2. Della dispersione degli Ebrei.

 

7. Fu bisogno che il popolo ebraico, come depositario delle scritture divine e delle promesse del Messia, si conservasse unito in un corpo, finché tutti i sacri libri fossero scritti e riconosciuti per divini, e si vedesse compiuta la promessa del Messia colla sua venuta. Se gli ebrei si fossero dispersi prima che si fosse fatta certa la cognizione de' sacri libri, non avrebbero potuto le scritture guadagnarsi quell'autorità universale che hanno acquistata, ed appresso se ne sarebbero forse anche smarrite le prove. E lo stesso sarebbe accaduto delle notizie del Messia. Di più, se Gesù Cristo fosse comparso dopo che il popolo fosse stato sparso per l'universo, le sue azioni ed i suoi miracoli sarebbero rimasti intricati fra molte incertezze, e poco ne avrebbe saputo il corpo intero della nazione; perciò Dio dispose che prima si fossero appurate le vere scritture, e prima Gesù Cristo morisse tra gli ebrei in Gerusalemme, e poi andassero essi dispersi per tutta la terra in castigo del loro peccato, e così portassero da per tutto le medesime scritture, per dimostrare a' gentili la venuta del Messia adorato da' cristiani: facendo così gli ebrei contro se medesimi testimonianza, e somministrando le prove della cristiana religione.


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8. Senza tali prove i gentili avrebbero disprezzate le scritture come false, come fatte dopo gli avvenimenti, e si sarebbe negata ogni tradizione precedente del Messia venturo. Sicché gli ebrei in ciò sono stati i testimonj meno sospetti, perché nemici della nuova legge; e così colla loro odiosità ed ostinazione hanno molto contribuito a far conoscere Gesù Cristo, come dice s. Paolo: Sed illorum delicto salus est gentibus, ut illos aemulentur1. Ecco come il profeta Amos predisse questa loro dispersione: Ecce enim mandabo ego, et concutiam in omnibus gentibus domum Israel. 9. 9. Ordinerò che la casa d'Israele vada dispersa fra tutte le genti. E prima la predisse Davide: Nutantes transferantur filii eius, et mendicent et eiiciantur de habitationibus suis2. Ed in altro luogo: Ne occidas eos: ne quando obliviscantur populi mei. Disperge illos in virtute tua3. Con ciò profetizzò Davide che il castigo degli ebrei non dovea esser la loro total distruzione, ma l'andare dispersi per tutto il mondo; acciocché così i popoli si rammentassero sempre della vendetta che d'essi ebrei il Signore seguiva a prendersi. Miseri! Essi portano per ogni luogo il segno dell'ira divina: vanno erranti e timidi da per tutto, ma senza pentimento del loro delitto; facendo così vedere alle genti che portano essi e i loro figli la pena dello sparso sangue innocente di Gesù Cristo, giusta la imprecazione fattasi da loro stessi: Sanguis eius super nos et super filios nostros4.

 

9. Essi fra tutte le nazioni sono considerati come maledetti e come l'obbrobrio di tutte le genti, secondo già predisse Geremia5: Dabo eos in vexationem universis regnis terrae: in maledictionem et in stuporem et in sibilum et in opprobrium cunctis gentibus, ad quas eieci eos. Da molti sono sbanditi da' loro paesi. Da altri appena è destinato loro qualche luogo ristretto, da cui non possono uscire. Sono gl'infelici in abbominio anche agli eretici e agli idolatri. Il solo nome di giudeo oggi è riputato da tutti per una grande ingiuria; e pure è vero che Iddio a questo popolo promise la redenzione del mondo, a questo concesse il deposito delle sacre scritture, a questo mandò i suoi profeti, e da questo volle che nascesse il Messia e i di lui primi discepoli. Ma perché ostinato non volle aprire gli occhi a riconoscere il suo re e liberatore, egli è divenuto il popolo più misero e vile fra tutte le nazioni del mondo. Chi non vede qui la verità di queste profezie che tutto predissero: il peccato degli ebrei, la loro dispersione e la conversione de' gentili? Et dicam non populo meo: Populus meus es tu6. Chi non vede che chi si divide da Gesù Cristo, trova la sua rovina?

 




1 Rom. 11. 11.

2 Psal. 108. 10.

3 Psal. 58. 12.

4 Matth. 27. 25.

5 29. 18.

6 Os. 2. 24.




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