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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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§. 3. Dell'acciecamento predetto agli ebrei.

 

10. Quis caecus, disse il Signore per Isaia, nisi servus meus? et surdus, nisi ad quem nuntios meos misi7? Chi è questo cieco a cui parlo, se non chi professa di esser mio servo? E chi è questo sordo, se non colui al quale inviai i miei ambasciatori? Con queste parole si lamenta il Signore della cecità del suo popolo, che, dopo essere stato così illuminato da' suoi profeti, e dopo esser vivuto tanti secoli aspettando il Messia, quando questi poi è venuto, non abbia voluto riconoscerlo. Queste espressioni par che avrebbero dovuto mettere ostacolo alla credenza de' gentili in credere a Gesù Cristo; ma no, perché le stesse scritture che promisero il Messia, predissero già l'acciecamento degli ebrei nel rifiutarlo e la conversione delle genti. E così quello che sembra ostacolo, quello rende più chiara la prova della venuta del Messia; poiché lo stesso rifiuto fattone dagli ebrei conferma la verità della sua venuta.

 

11. Parla Isaia dello stesso acciecamento, e dice: Vade, et dices populo huic: Audite audientes, et nolite intelligere: et videte visionem, et nolite


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cognoscere1. Udite quel che vi dico, ma voi non vorrete intenderlo; mirate ciò che vi discopro, ma non vorrete conoscerlo. Indi il profeta dimanda al Signore: Et dixi: Usque quo Domine? et dixit: donec desolentur civitates2. Quanto durerà questa cecità? Durerà finché le loro città restino affatto distrutte. Di più scrisse Isaia: Et erit vobis in sanctificationem. In lapidem autem offensionis et in petram scandali duabus domibus Israel3. Qui parla il profeta del Messia, ch'è la pietra angolare, la quale è il fondamento di tutta la chiesa, e dice che questa pietra sarà la santificazione delle genti; ma all'incontro le due case d'Israele, cioè la tribù di Giuda e di Beniamino da una parte e le dieci tribù degli ebrei dall'altra, anderanno ad urtare in tal pietra, in cui per loro colpa troveranno la lor rovina. Ecco prenunziato l'acciecamento del popolo ebraico: mentre di quel Redentore che venne per la loro salute, essi si sono valuti per loro perdizione, come predisse ancora il santo vecchio Simeone, parlando di Gesù Cristo: Ecce positus est hic in ruinam, et in resurrectionem multorum4.

 

12. Di più disse Isaia: Obstupescite, et admiramini; fluctuate, et vacillate: inebriamini et non a vino. Quoniam miscuit vobis Dominus spiritum soporis, claudet oculos vestros etc. Et erit vobis visio omnium, sicut verba libri signati5. A tempo di Gesù Cristo diventarono gli ebrei simili agli ubbriachi, che vanno vacillando per le vie; e ciò avvenne quando si videro i rabbini e sacerdoti ebrei, che in ammirare i miracoli del Redentore sentivansi mossi a crederlo, ma per l'invidia resisterono e lo perseguitarono; onde si posero ad oscurare le prove che dava Gesù Cristo della sua missione, o negando quel che vedeano, o attribuendolo a forza diabolica con dire: In principe daemoniorum eiicit daemones6. E con ciò restarono più ciechi, come già lor rimproverava il Signore; poiché dicendo essi: Nunquid et nos caeci sumus? Gesù loro rispose: Si caeci essetis, non haberetis peccatum7. Colle quali parole volle significare che essi non erano affatto ciechi, ma erano ciechi volontarj; giacché aveano motivi molto possenti, i quali gli obbligavano ad indagar la verità, che ben l'avrebbero conosciuta, se avessero atteso ad esaminar le scritture ed i miracoli colla dottrina e vita di Gesù Cristo. Questo fu il lor peccato, il voler resistere ai lumi che aveano; e questo fu lo spirito di vertigine, che si tirarono sopra in castigo della loro resistenza: Miscuit vobis Dominus spiritum soporis, claudet oculos vestros. I giudei in questa mala disposizione consultavano le scritture, non già per cedere, conoscendo la verità, ma per più imperversarsi; e così quelle per essi eran divenute un libro suggellato e chiuso: Et erit vobis visio omnium (cioè di tutti i profeti) sicut verba libri signati; onde non ne ricavavano più alcun raggio di luce.

 

13. Ma perché Iddio permise tale oscurità negli ebrei? Eccolo; essi attendeano alle loro speranze temporali e niente alle eterne, e perciò onoravano Dio solo esternamente: Populus iste ore suo et labiis suis glorificat me, cor autem eius longe est a me8. Onde disse Dio: mentre costoro non cercano me, ma solamente se stessi, io li lascierò involti nella loro ignoranza: Peribit enim sapientia a sapientibus eius, et intellectus prudentium eius abscondetur9. Ed ecco come poi piange Isaia questo acciecamento in loro nome. Expectavimus lucem et ecce tenebrae... Expectavimus iudicium, et non est: salutem et elongata est a nobis10. La stessa luce fu tenebra per li miseri ebrei: la stessa salute fu per essi rovina per causa della loro malignità, e per aver chiusi gli occhi alla luce. Sicché il rifiuto che fecero essi del Messia, è una prova della verità della nostra religione: la


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loro miscredenza rischiara la nostra. Ed all'incontro la credenza de' gentili dimostra la verità del Messia, giusta l'altro vaticinio del profeta: In iudicium ego in hunc mundum veni, ut qui non vident, videant; et qui vident, caeci fiant1.

 

14. L'altra profezia che conferma la venuta di Gesù Cristo, fu la predizione che tra la moltitudine degli ebrei dovea esservi un piccol numero di fedeli, e che questi doveano essere inondati di giustizia, cioè colmi di virtù: Si enim fuerit populus tuus Israel quasi arena maris, reliquiae convertentur ex eo: consummatio inundabit iustitiam2. E ciò fu confermato dall'altro vaticinio: Haec erunt in medio terrae, in medio populorum, quomodo si paucae olivae, quae remanserunt, excutiantur ex olea, et racemi, cum fuerit finita vindemia. Propter hoc in doctrinis glorificate Dominum: in insulis maris nomen Domini Dei Israel. A finibus terrae laudes audivimus, gloriam iusti3. Sicché i buoni israeliti (che furono gli apostoli) furon somigliati a quelle poche olive, o pochi grappoli d'uva che sfuggono dalla vista de' vendemmiatori; e questi doveano predicare la gloria del giusto (quale fu Gesù Cristo) facendo conoscere da per tutto, non solo nella Giudea, ma anche ne' luoghi lontani il vero Dio.

 

15. Tutto poi maggiormente si conferma dagli atti degli apostoli4 ove si narra che il numero di coloro che tennero il partito di Gesù Cristo nella di lui vita, fu molto piccolo, ma la loro santità fu grande, poiché non avevan niente di proprio, ed erano per la carità un'anima sola, e così tirarono gli altri alla fede. Indarno con minaccie e maltrattamenti gli ebrei cercaron di farli tacere; essi con fortezza seguirono a predicare le glorie del Redentore prima nella Giudea e nella Samaria, e poi fra gl'idolatri, sì che tra pochi anni si fecero sentire per tutte le parti del mondo; e gli ebrei restarono ostinati e sepolti nel loro acciecamento.

 

16. Dice l'autore dell'Esame della Religione che se Dio fosse stato l'autore delle profezie, avrebbe parlato più chiaro; e se avesse parlato più chiaro, gli ebrei non avrebbero ripugnato di credere Gesù Cristo. Ma rispondiamo che considerate le circostanze e gli avvenimenti succeduti ed avverati secondo stava predetto, troppo chiare appariscono le profezie. Già dal principio fu in quelle predetto, che il seme della donna avrebbe schiacciata la testa del serpente: che in Abramo sarebbero state benedette tutte le genti: che dalla famiglia di Giuda sarebbe venuto l'aspettato dalle genti: si è veduto avverato il tempo della venuta del Messia, della distruzione del tempio, della dispersione degli ebrei; il che tutto stava da Daniele predetto. Qual maggior chiarezza poteva attendersi? L'acciecamento poi degli ebrei non ha avuta causa dall'oscurità delle profezie, ma dalla loro ostinazione e dalla loro falsa idea del Messia, aspettando da lui più che i beni eterni, i beni temporali di opulenza e di dominio, e perciò sono rimasti acciecati ed ostinati.

 




7 Isa. 42. 19.

1 Isa. 6. 9.

2 Isa. 6. 11.

3 8. 14.

4 Luc. 2. 34.

5 Isa. 29. 9.

6 Matth. 9. 34.

7 Ioan. 9. 40. et 41.

8 Isaiae 29. 13.

9 Ibid. 14.

10 59. 9. et 11.

1 Isa. 29. 18.

2 Isa. 10. 22.

3 Isa. 24. 13.

4 Actor. c. 4.




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