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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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CAP. VII. Predizioni dello stato di povertà e di umiltà, in cui dovea vivere il Messia su questa terra.

 

1. Quando nelle scritture si descrive la venuta del Redentore accompagnata da glorie e splendori, s'intende ciò della seconda venuta, della quale così anche parlava Gesù Cristo a' suoi discepoli: Filius enim hominis venturus est in gloria Patris sui cum angelis suis5. E perciò egli rispose a Pilato quando gli domandò se era re: Nunc autem regnum meum non est hinc6, dando con tali parole ad intendere che non era ancora venuto il tempo di farsi riconoscer per re del mondo. Del resto, parlandosi della prima venuta, ben troppo chiaramente trovasi espresso da' profeti che il Messia dovea comparire, e vivere in questa terra povero ed umiliato. Ecco come parla Zaccaria: Exulta satis filia Sion, iubila filia Ierusalem: ecce rex tuus veniet tibi iustus et salvator: ipse pauper, et ascendens super asinam et super pullum filium asinae. Et dispergam quadrigam ex Ephraim et equum de Ierusalem, et dissipabitur arcus belli, et loquetur pacem gentibus7. Il profeta promette una pace universale ai giudei, intesi per Sionne, ed agli altri israeliti, espressi per Efraimo (ch'era la principale tribù delle dieci divise da quella di Giuda) ed anche a tutte le genti della terra; ma con qual mezzo? Colla povertà e l'umiltà. Verrà, dice, a te il tuo re e Salvatore, povero e mansueto, preferendo l'asinello al cavallo ed al cocchio; viene a dire, preferendo l'umiltà all'orgoglio, e la semplicità al fasto. Sicché fuori di tal re povero ed umile, non doveano gli ebrei attendere nella di lui prima venuta altro re ricco e fastoso, poiché solo al re povero è dato il salvare il mondo, ed ottener la pace a tutte le genti. Il nostro Redentore è il Signor naturale del cielo e della terra, ma egli non vuol regnare


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come gli altri re in questo mondo; vuol esser povero per render noi ricchi delle ricchezze eterne, siccome scrisse l'apostolo: Quoniam propter vos egenus factus est, ut illius inopia vos divites essetis1.

 

2. Dice Grozio che tutte queste profezie che noi appropriamo al Messia, nel senso proprio e letterale si riferiscono alla storia di quei tempi, e solo in senso mistico s'intendono di Gesù Cristo. Ed a questa ingiusta ed insussistente interpretazione di Grozio si appiglia l'autore dell'Esame della Relig. cap. 7. Ma saggiamente risponde monsignor Uezio che molte profezie non possono adattarsi che solo a Gesù Cristo. Per esempio: qual re di Giuda può dirsi che abbia steso il suo dominio per tutta la terra, come scrive Zaccaria: Et loquetur pacem gentibus, et potestas eius a mari usque ad mare, et a fluminibus usque ad fines terrae2? E così parlando del testo di sopra addotto, qual re di Giuda si è veduto povero ed asceso su d'un asinello? Ciò non può applicarsi letteralmente che solo a Gesù Cristo.

 

3. Quindi disse poi il Signore a' suoi discepoli: Scitis quia principes gentium dominantur eorum etc. Non ita erit inter vos; sed quicumque voluerit inter vos maior fieri, sit vester minister etc.3. E prima lo disse Dio per Geremia: Non glorietur sapiens in sapientia sua, et non glorietur fortis in fortitudine sua, et non glorietur dives in divitiis suis; sed in hoc glorietur, qui gloriatur, scire et nosse me, quia ego sum Dominus, qui facio misericordiam et iudicium et iustitiam4.

 

4. Parvulus enim natus est nobis, et Filius datus est nobis, et factus est principatus super humerum eius; et vocabitur nomen eius Admirabilis, Consiliarius, Deus, Fortis, Pater futuri saeculi, Princeps pacis5. Ecco le qualità del Messia descritte dal profeta, qualità che non riguardano ricchezze ed onori terreni, ma solamente beni di grazia spirituali ed eterni. Già per Michea fu predetto ch'egli dovea nascere in un piccolo ed umile paese, qual fu Betlemme; Et tu Bethlehem Ephrata parvulus es in millibus Iuda; ex te mihi egredietur qui sit dominator in Israel; et egressus eius ab initio, a diebus aeternitatis6. E perciò il Signore dispose che per ordine dell'imperatore dovessero tutti i giudei andare a scriversi nel luogo della loro origine, acciocché il suo Figlio fin dalla nascita cominciasse a comparire umile, nascendo in tal luogo così oscuro e povero, dove neppure nacque in qualche casa, ma ebbe a nascere in una grotta; onde l'angelo, avvisando ai pastori la nascita del Salvatore, altri contrassegni loro non diede per ritrovarlo, che segni di povertà; stalla, poveri panni e mangiatoia; Invenietis infantem pannis involutum, et positum in praesepio7. Fu predetta ancora la persecuzione che dovea patire il Messia sin da bambino per la gelosia di Erode che da Gesù non gli fosse tolto il regno; che perciò il re iniquo fece uccidere tutti i bambini nati da due anni intorno a Betlemme, secondo la profezia già fatta da Geremia: Vox in excelso audita est lamentationis, luctus et fletus, Rachel plorantis filios suos, et nolentis consolari super eis, quia non sunt8. Onde fu poi costretto il Redentore a fuggire in Egitto, ove, essendo sconosciuto, ebbe a passare la sua fanciullezza in quel paese di barbari povero e disprezzato; e di poi ritornò nella Giudea, secondo l'altra profezia di Osea9: Ex Aegypto vocavi Filium meum. Ecco come fu stabilito il regno di Gesù Cristo: colle contraddizioni, colla povertà e colle umiliazioni, coi dolori e colle ignominie, siccome vedremo nel capo seguente.

 




5 Matth. 16. 27.

6 Ioan. 18. 36.

7 Zac. 9. 9. et seq.

1 2. Cor. 8. 9.

2 Zac. 9. 10.

3 Matth. 20. 25.

4 Ier. 9. 23. et 24.

5 Isa. 9. 6.

6 Mich. 5. 2.

7 Luc. 2. 12.

8 Ier. 31. 15.

9 11. 1.




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