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S. Alfonso Maria de Liguori
Verità della Fede

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CAP. XVI. Quanto inoltre vien confermata la religion cristiana da' miracoli degli apostoli.

 

1. Gesù Cristo mandando i suoi discepoli a predicar la fede prima per la Giudea, e poi per tutto il mondo, comunicò loro la potestà di far miracoli: Infirmos curate, mortuos suscitate, leprosos mundate, daemones eiicite5. E sin dal tempo che il Signore era in vita, cominciarono gli apostoli ad esperimentare una tal potestà, come scrive s. Marco6, sanando infermi, e liberando ossessi dovunque predicavano. Ma più ammirabili furono i miracoli che fecero dopo la morte di Gesù Cristo. Di questi ne noteremo qui alcuni prodigiosi, che molto confermano la verità del vangelo a confusione degli increduli. Prodigioso in primo luogo fu il guarimento operato da s. Pietro d'uno zoppo, cui stando alla porta del tempio a chieder limosina, s. Pietro disse: Io non ho né oro, né argento, ma ti do quello che ho. In nome di Gesù Cristo alzati e cammina. E presolo per la mano, quegli si trovò talmente sano, ch'entrò cogli stessi apostoli nel tempio, saltando e lodando Dio. Onde tutto il popolo si affollò nell'atrio intorno ad essi ed allora s. Pietro si pose a predicar Gesù Cristo, non ostante che i giudei strepitassero tanto, che dopo la predica li posero in prigione; in quella predica fu che si convertirono cinquemila persone7. Nel giorno seguente i giudei congregati fecero chiamare gli apostoli, e gli interrogarono con quale autorità avessero predicato. Ed allora s. Pietro con maggior costanza disse che l'infermo era stato sanato in nome di Gesù Cristo da loro crocifisso, e che fuori di Gesù Cristo non vi era salute: Non est in alio aliquo salus. I sacerdoti fremevano di rabbia, ma sapendo che il miracolo era notorio a tutti, non vollero dar altro castigo agli apostoli; solamente proibirono loro di predicare più Gesù Cristo. Ma gli apostoli risposero che doveano ubbidire a Dio, e non agli uomini, onde, licenziati che furono, seguirono con maggior calore a predicar la fede8.

 

2. Ora, considerate tutte le circostanze di questo miracolo, chi potrà mettere in dubbio la verità della fede?


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Quell'uomo sin dalla nascita per 40 anni era stato inabile a camminare: tanti testimonj presenti: la conversione di cinquemila persone: la carcerazione degli apostoli, e dello stesso zoppo rendettero più certo il prodigio: di più i giudei confessarono che il miracolo non potea negarsi: Notum signum factum est per eos omnibus habitantibus Ierusalem: manifestum est, et non possumus negare1. E perciò, affinché il miracolo non si facesse più noto nel popolo, si contentarono di solo proibire agli apostoli il predicare, e li mandarono liberi. Ma d'allora di giorno in giorno la fede sempre più andavasi propagando: Magis autem augebatur credentium in Domino multitudo virorum ac mulierum2. Il pontefice di nuovo pose in carcere gli apostoli, ma venne l'angelo del Signore, e liberandoli, disse loro: Ite, et stantes loquimini in templo plebi omnia verba vitae huius3. Onde la mattina si videro di nuovo nel tempio a predicare, ed essendo andati i ministri a riconoscere il carcere, dissero poi a' sacerdoti: Carcerem quidem invenimus clausum... aperientes autem neminem intus invenimus4. Il capitano delle guardie andò al tempio, e ritrovandovi gli apostoli, li condusse al principe de' sacerdoti, il quale disse loro: Noi vi abbiamo comandato di non predicare più la vostra dottrina, e voi tuttavia seguite? E s. Pietro rispose: Obedire oportet Deo magis quam hominibus. I giudici, come narra s. Luca, disseccabantur, et cogitabant interficere illos. Allora Gamaliele disse loro: Israeliti, considerate che Teoda, benché si avesse acquistati 400 uomini di seguito alle sue prediche, egli è stato ucciso, ed è finito tutto: lo stesso è succeduto a Giuda galileo. Onde udite il mio consiglio: Sinite illos (parlando degli apostoli): quoniam si est ex hominibus consilium hoc, aut opus, dissolvetur; si vero ex Deo est, non poteritis dissolvere illud5. E così licenziarono gli apostoli, ma prima li fecero battere, rinnovando loro il comando di non predicare. Quelli non però omni... die non cessabant in templo et circa domos docentes et evangelizantes Christum Iesum6. Onde si moltiplicò tanto il numero de' fedeli, che anche molti de' sacerdoti abbracciarono la fede: Multa etiam turba sacerdotum obediebat fidei7.

 

3. Dopo ciò avvenne il martirio di s. Stefano; ma in vece di mancare le conversioni colla morte del santo martire, più si accrebbero. Poiché gli apostoli uscendo dalla Giudea si sparsero prima nella Samaria, e poi passarono ne' luoghi de' gentili, ove fece gran progresso la fede cogl'innumerabili miracoli per mezzo di loro operati. Anche i gentili fecero menzione di tali miracoli. Flegonte8, fa espressa memoria de' miracoli di s. Pietro, come porta Origene9. Così anche Porfirio presso s. Cirillo10, fa memoria de' miracoli che avvenivano ai sepolcri degli apostoli. Di tali prodigj furono piene le apologie presentate agli imperatori ed a' presidi romani da Tertulliano, da Origene, da s. Giustino, da Arnobio. E d'indi in poi perseverò sempre nella chiesa la grazia de' miracoli. S. Ireneo attesta più miracoli di morti risuscitati11. E s. Agostino scrive essere stato egli stesso testimonio di vista di cinque morti risorti per miracolo12. Si legga quel che sta scritto nella parte III. al capo 1. §. 1. dei miracoli operati da Dio nella chiesa cattolica per mezzo degli altri suoi servi.

 

4. Fu celebre ancora ne' primi tempi il risorgimento operato per s. Pietro della donna Tabita morta in Ioppe. Essendo s. Pietro ivi giunto, dopo avere alquanto orato, rivolto alla donna defunta disse: Tabita, levati; ed ella aperti gli occhi si alzò a mezza vita sul cataletto, e dandole poi la mano l'apostolo, la fece levare intieramente. E con tal miracolo molti si convertirono alla fede13. A tali prodigj si aggiunge la morte repentina di Anania e Safira in castigo


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della loro menzogna detta a san Pietro1. Si aggiunge la miracolosa liberazione dello stesso s. Pietro dalla carcere2. Si aggiunge il prodigioso avvenuto allorché s. Paolo con una parola fece restar cieco il mago Elimas, in pena di aver voluto pervertire dalla fede il proconsolo Sergio Paolo, onde l'apostolo gl'intimò: Eris caecus, et non videns solem usque ad tempus, e quegli subito perdette la vista, e con ciò il proconsolo compì di convertirsi3.

 

5. Si aggiunge il miracolo che operò s. Paolo in Listria, simile a quello di s. Pietro. Era ivi uno stroppiato sino dalla sua nascita, a cui dicendo l'apostolo: Alzati, quegli si trovò sano e cominciò a camminare. Di ciò rimanendo stupito il popolo, fece il bello onore a s. Paolo di chiamarlo Mercurio, e fece apparecchiare il sacerdote con i tauri e corone per fargli un sacrificio, onde l'apostolo lacerandosi le vesti si pose ad esclamare: Uomini, che cosa volete fare? Noi siamo semplici uomini mortali, che siamo venuti ad annunziarvi il vero e solo Dio che dovete adorare. E così li fece astenere dal sacrificio. Ma essendo venuti poi alcuni giudei da Iconio, persuasero quella gente a lapidar s. Paolo, e quella dove poco prima voleva onorarlo come Dio, appresso lo lapidò, ed il santo apostolo fu vicino a morirne. Onde gli amici lo trassero come morto fuori della città, dalla quale si partì subito ch'ebbe forza di camminare4.

 

6. Si aggiunge il miracolo, che fece lo stesso s. Paolo in Troade, dove essendo caduto un giovane per nome Eutica da una finestra del terzo piano della casa, ed essendo già morto, l'apostolo con solamente abbracciarlo, lo ritornò in vita5. Tutti questi miracoli furono operati non in segreto, ma alla presenza di gran moltitudine di gente: e quando furono scritti da s. Luca, non mancavano molti che n'erano stati testimonj di vista; onde se mai fossero stati falsamente scritti, ben quegli stessi che vi erano stati presenti, ne avrebbero scoperta la falsità.

 

7. Or da questi miracoli operati così da Gesù Cristo, come si disse nel capo XIV., come da' suoi apostoli, si fa un dilemma contro gl'increduli, e si dice: o Gesù Cristo e i suoi discepoli fecero veramente tali miracoli, e dobbiamo credere ch'egli fu il vero Messia, e vera la legge da Gesù pubblicata: o non li fecero, e ciò sarebbe stato un maggior miracolo, che il mondo l'abbia creduto per vero Messia e Dio, ed abbia abbracciata una legge così difficile al senso, dopo essere stato egli così ignominiosamente crocifisso da' giudei.

 

8. Che cosa mai potranno dire i deisti? Ecco quel che dice il calvinista Rousseau: Ma io non ho veduto alcun miracolo, né ho udita alcuna profezia. Dunque perché il signor Rousseau non ha veduto alcun miracolo, e non ha udita alcuna profezia, perciò tutti i miracoli di Gesù Cristo e degli altri suoi discepoli e tutte le profezie sono false e bugiarde? Bel modo di argomentare! Diranno forse quel che diceano i giudei ed anche i gentili, come Celso e Porfirio, non avendo altro che opporre, che i cristiani operavan tali miracoli per arte magica? Ma questa calunnia si smentisce da se stessa, perché lo stesso vangelo che predicavano gli apostoli, proibisce severamente ogni sorta di comunicazione cogli spiriti infernali. E questo fu uno de' loro impieghi più premurosi, l'estirpare tutti gli oracoli, sortilegi, auspicj e superstizioni diaboliche; e i demonj contro lor voglia furono obbligati di ubbidire agli apostoli. Narra s. Luca6, che nella città di Filippi si trovò una fanciulla ossessa da uno spirito Pitone (cioè demonio che faceva l'indovino). Questa donzella co' vaticinj che faceva, portava molto guadagno alla casa ove serviva. Ella vedendo gli apostoli, si pose a gridare: Questi uomini sono buoni servi di


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Dio, venuti a predicare la via della salute. Con tutto ciò s. Paolo ordinò allo spirito che uscisse da quella figliuola, e lo spirito fu costretto ad ubbidire. Ma i padroni della serva, avendo perduto il loro guadagno, accusarono gi apostoli come perturbatori della pace, e tanto si adoperarono, che furono i medesimi da' giudici flagellati colle verghe, e posti in carcere co' ceppi. Ecco l'aversione che sempre i discepoli di Gesù Cristo hanno avuto co' demonj e colle loro operazioni1.

 

9. Per raccogliere finalmente in breve tutto ciò che si è detto circa la verità del nuovo testamento, a chi dicesse: come si prova che il nuovo testamento sia libro divino? Si prova dalla tradizione costante: dall'attestazione degli stessi scrittori, che sono stati testimonj oculari degli eventi che scrivono: dall'essersi predicate queste cose scritte agli stessi testimonj de' fatti che si narrano: dal contesto d'altri autori contemporanei; dalla cautela dei fedeli in conservare i libri santi sin dal principio, fino a patir la morte per non consegnarli a' tiranni, e in rigettare le scritture non ricevute da mano degli apostoli: dalla sincerità con cui gli apostoli scrittori confessano le loro debolezze, le ambizioni, la fuga quando fu preso il lor maestro, l'incredulità quando risorse: dalla conformità de' fatti e della dottrina, benché scrivessero in differenti tempi e luoghi. Tutte queste circostanze formano tal certezza ch'elle sieno scritture divine, che non lasciano luogo di dubitare. Niuno dubita che Scipione distrusse Cartagine, che Cesare fu ucciso nel senato, che Nerone si tolse da se stesso la vita, perché più scrittori uniformemente lo dicono, e non vi è dubbio ragionevole in contrario. E come poi può dubitarsi che gli evangeli non sieno veri, essendovi tante circostanze che lo accertano?

 




5 Matth. 10. 8.

6 6. 12.

7 Act. c. 3.

8 Act. c. 4.

1 Act. 4. 16.

2 Act. 5. 14.

3 Act. 5. 20.

4 Act. 5. 23.

5 Act. 5. 38. et 39.

6 Act. 5. 42.

7 Act. 6. 7.

8 Annal. l. 13.

9 L. 2. contra Celsum.

10 L. 10. contr. Iul.

11 L. 2. adv. Dei l. 22.

12 De civit. Dei l. 22. c. 8.

13 Act. 9. 40. ad 42.

1 Act. 5. 3. et 11.

2 Act. c. 12.

3 Act. 13. 8. - Quindi l'apostolo lasciò il suo nome di Saulo, e volle chiamarsi Paolo, siccome poi scrisse a' corinti. 1. Cor. 16. 21.

4 Act. 14. 7.

5 Act. 20. 9.

6 Act. 16. 16.

1 Alcuni tengono per certo esservi l'arte magica, per cui si ottengono molte operazioni diaboliche. Altri per opposto affatto la negano, e negano ancora ogni operazione esterna de' demonj, almeno sopra de' cristiani dopo la venuta di Gesù Cristo. E di questa opinione fu anche il letterato signor marchese Maffei nella sua lettera dell'arte magica dileguata, fondato su quel passo dell'Apocalisse (20. 1. et 2. ): Et vidi Angelum discendentem de coelo, habentem clavem abyssi et catenam magnam in manu sua, et apprehendit draconem, serpentem antiquum, qui est diabolus et satanas, et ligavit eum per mille annos. Da ciò ne ricava che dopo la Redenzione è stato legato il demonio a non poter fare più prodigi perniciosi agli uomini per mille anni, si intende sino al tempo dell'Anticristo, in cui tali prodigi di nuovo si vedranno. Quello ch'è certo, è che in questa nera professione non si arte vera e regolare, né osservanza di patti espressi o taciti col demonio, perché tutti sono fallibili, e per lo più sono falsità ed inganni. Del resto non si può negare che il demonio anche a tempo del cristianesimo opera molte cose entro la sfera del suo poter naturale, siccome s. Ireneo, s. Giustino, s. Cirillo, s. Epifanio, Tertulliano e Teodoreto scrivono più cose in tal materia di Simone mago, e più cose ancora di Apollonio Tianeo scrivono Origene, Lattanzio, Eusebio ed altri. Io non mi fiderei, senza esser temerario, di asserire che tutti questi uomini dotti e santi si sieno in ciò ingannati. Tanto più che dagli stessi evangeli abbiamo, che Iddio permette per suoi giusti fini tal diabolici prestigi. Ecco quel che ne disse lo stesso nostro Salvatore: Surgent enim pseudochristi et pseudoprophetae, et dabunt signa magna, et prodigia, ita ut in errorem inducantur (si fieri potest) etiam electi. Matth. 24. 24. E dell'Anticristo scrisse l'apostolo: Cuius est adventus secundum operationem satanae, in omni virtute et signis et prodigiis mendacibus. 2. ad Thes. 2. 9. In quanto poi al testo dell'Apocalisse addotto dal signor Maffei, si risponde col Tostato, Maldonato, Calmet, Du-Hamel ed altri, che oggi non ha il demonio tanta forza, quanta prima ne avea sul genere umano, ma non gli è stata tolta in tutto la potenza di adoperare le sue magiche illusioni. A superventu Salvatoris (scrisse s. Atanasio) daemones non eodem modo... magicis fraudibus imposturas facere. De Humanit. Verbi etc. Sicché il nemico anche al presente può, ma con meno forza, cercare d'illudere gli uomini con tali prodigi di magia, per quanto da Dio gli vien permesso. E di questo sentimento fu ancora il celebre Ludovico Muratori nella sua opera della Fantasia: al quale par che avesse appresso aderito lo stesso signor Maffei, come scrive l'autor della vita del Muratori. Iddio non però sempre farà ben chiara la differenza, che passa fra i prodigi diabolici, che sono meramente apparenti, e per lo più diretti a qualche peccato degli operanti, ed i veri miracoli divini, che sono sempre utili o al corpo, o almeno all'anima di alcuno, o all'edificazione degli altri; e perciò vanno sempre congiunti colla vera religione e vera dottrina. Se poi vi siano veri ossessi tra' fedeli, ne parlammo al capo 14. nella nota al num 3.




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